una serie di articoli ben documentati e ricchi di dettagli molto precisi, apparsi sulla stampa quotidiana ("La Repubblica" dei giorni 4, 20, 21 e 22 gennaio 2006) hanno fatto emergere come indagini affidate dalla Procura della Repubblica di Roma alla Guardia di finanza abbiano individuato gravissimi ammanchi finanziari nella gestione delle Aziende Unità Sanitarie locali RM B e RM C nel periodo compreso tra il 2000 ed il 2005;
in particolare, le indagini di polizia giudiziaria avrebbero evidenziato che, attraverso l'emissione di fatture false e pagamenti per prestazioni sanitarie inesistenti, si sarebbe verificata un'appropriazione fraudolenta di oltre 70 milioni di euro provenienti dai bilanci delle ASL;
a questo filone di indagini se ne aggiunge uno ulteriore, riferito ad un esborso di denaro pubblico per 13 milioni di euro - sempre avvenuto nel periodo in cui la maggioranza di centro-destra governava la Regione Lazio - al fine di realizzare l'accreditamento e la convenzione con il Servizio Sanitario Regionale di una struttura sanitaria privata (Centro Romano San Michele s.r.l.) che non ha mai concretamente erogato alcuna prestazione;
dalle indagini starebbero emergendo circostanze a dir poco anomale in ordine alle suddette vicende, come nel caso di un versamento indebito di altri 30 milioni di euro proveniente da false fatturazioni sul conto corrente di una imprenditrice indicata dalla stampa con lo pseudonimo di "Lady Asl", la quale avrebbe utilizzato tali somme per finanziare la propria attività;
ancora più singolare appare la notizia secondo la quale i responsabili della società che gestisce il Centro Romano San Michele s.r.l. sono significativamente una coppia di ottuagenari del tutto estranei alla scienza medica, mentre solo leggermente più giovane (una pensionata di 78 anni) appare essere l'amministratrice della suddetta società;
fermo restando che spetta esclusivamente all'Autorità giudiziaria competente accertare gli eventuali profili di responsabilità penale di dirigenti di Unità Sanitarie Locali nominati dalla Giunta regionale che ha governato la Regione Lazio sino allo scorso mese di maggio 2005, e precisamente di quei dirigenti che sono stati tratti in arresto nel corso dell'inchiesta, si pone tuttavia, sotto il profilo della responsabilità politica e patrimoniale, la necessità di fare luce sulla preoccupante situazione generale finanziaria della gestione della sanità pubblica nel Lazio negli anni scorsi, quale emerge da dati inoppugnabili, come i rilevanti ammanchi di somme dalle casse della Regione denunciati dall'Autorità giudiziaria che, sulla base delle proprie indagini, ha già disposto numerosi arresti;
già allo stato degli atti, ed anche considerando che gran parte dei risultati delle indagini è stata secretata, i dati oggettivi di carattere contabile sinora noti imporrebbero un severo giudizio critico sulle scelte organizzative - quanto meno inadeguate, ovvero distratte o superficiali - della Giunta regionale che è stata in carica sino al maggio 2005,
si chiede di sapere:
se il Ministro della salute sia a conoscenza di quanto sopra riportato;
quali valutazioni politiche il Governo intenda esprimere in ordine ai gravissimi episodi verificatisi nella gestione della sanità della Regione Lazio nella passata legislatura e riportati dalla stampa quotidiana richiamata;
quali misure di carattere finanziario il Governo intenda prendere per consentire al Consiglio regionale e alla Giunta del Lazio di garantire a tutti i cittadini i necessari servizi sanitari nonostante la gravissima crisi finanziaria indotta dai comportamenti truffaldini messi in atto nella passata legislatura regionale dai personaggi attualmente inquisiti dall'Autorità giudiziaria.
(3-02452)