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Legislatura 14ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 934 del 11/01/2006


Sull'esclusione dal calendario dei lavori dell'Assemblea
del disegno di legge n. 2244

SERVELLO (AN). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà. (Brusìo tra i banchi del Gruppo AN. Richiami del Presidente).

 

SERVELLO (AN). Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, intervengo dopo aver ascoltato stamattina la brevissima comunicazione del calendario dei lavori del Senato per la prossima settimana. Può darsi che questo sia il mio ultimo intervento in Aula, almeno in questa legislatura, e devo dichiarare subito di aver appreso, con amarezza, la decisione di escludere dal calendario dei nostri lavori la discussione del disegno di legge relativo ai militari che prestarono servizio nelle formazioni della Repubblica sociale italiana.

Intendo esprimere il mio rammarico per l'occasione perduta dal Parlamento di chiudere questa legislatura con un atto di pacificazione, umanità e sentimento nazionale. Non chiedevamo altro che un gesto di grande maturità civile. Un gesto - aggiungo - che andava al di là della destra e della sinistra, come pure della maggioranza e dell'opposizione. Doveva essere il puro e semplice riconoscimento che chi aveva combattuto dalla parte «sbagliata» non era né un bandito né un fuorilegge. Era semplicemente un italiano in divisa che combatteva per un Governo, in nome di un'idea dell'Italia e nel vortice della guerra civile. (Brusìo tra i banchi del Gruppo AN. Richiami del Presidente). L'opposizione - e la sinistra in particolare - ha invece voluto trasformare anche questa occasione in un motivo di scontro meramente politico.

Chi oggi canta vittoria sappia, però, che non c'è da essere tanto fieri per aver nuovamente ostacolato il processo di riconciliazione tra gli italiani e la storia. Ho letto dichiarazioni di illustri esponenti dell'opposizione decisamente fuori luogo. Stamane, si è parlato addirittura di «scempio» e di «obbrobrio». Qui lo scempio e l'obbrobrio nascono solo dal fatto che non si vuole…(Brusìo in Aula. Richiami del Presidente).

 

GARRAFFA (DS-U). Servello, non ti sentono neanche i tuoi!

 

PRESIDENTE. Ho scampanellato più di una volta: i colleghi debbono consentire al senatore Servello di svolgere il suo intervento.

 

SERVELLO (AN). Lo scempio e l'obbrobrio nascono solo dal fatto che non si vuole riconoscere, neanche dopo sessant'anni, che in Italia c'è stata una guerra civile. Non si illudano, però, coloro che vogliono ancora utilizzare la storia come una clava politica: il processo di serena rilettura del passato è grande e imponente e continuerà nella società e nella cultura, a dispetto di quello che decide il Palazzo.

Personalmente io continuerò la mia battaglia, quella stessa che cominciò nel dopoguerra, quando ero a fianco di mio zio, Franco De Agazio, nelle campagne di verità e pacificazione del «Meridiano d'Italia». Ancora attendiamo giustizia, dopo sessant'anni, sul suo omicidio ad opera della Volante Rossa.

Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, la fine della guerra civile negli animi e nelle menti è il senso profondo della mia battaglia politica e di tutti quelli che condividono il mio ideale dell'Italia.

Spero in un futuro migliore per noi e per l'Italia tutta. (Applausi dal Gruppo AN e del senatore Travaglia).

CONTESTABILE (FI). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà. se fosse possibile, però, vorrei che in Aula ci fosse minor brusìo.

 

CONTESTABILE (FI). Signor Presidente, signori colleghi, personalmente radicalmente antifascista, concordo con quanto detto dal senatore Servello.

In questi anni, in Spagna, è stato pubblicato un libro dal titolo "Soldati di Salamina"; un reduce repubblicano della guerra civile spagnola a chi gli domanda se abbia fatto parte delle brigate repubblicane risponde: «Soldati di Salamina», per dire "è passato tanto tempo, sono passati tanti anni, le divisioni possono scomparire".

Credo abbia ragione il senatore Servello. Penso che la parte giusta sia stata quella dei partigiani e che la parte sbagliata sia stata quella di chi ha militato nella Repubblica sociale italiana, ma sono passati sessant'anni, i morti sono tutti uguali e si deve pietà a tutti i morti. Si tratta di persone che hanno combattuto e credo che il riconoscimento della qualifica di combattenti non offenda alcuno.

Ho presieduto la Commissione che ha esaminato il disegno di legge n. 2244 e in quella sede mi sono espresso favorevolmente ad esso; credo sarebbe opportuno che tale disegno di legge venisse votato anche dall'Aula. (Applausi dal Gruppo AN).

PELLICINI (AN). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Su quale argomento, senatore Pellicini? Su questo ha già parlato il senatore Servello, vuole ancora intervenire? (Il senatore Pellicini insiste per intervenire). Ne ha facoltà.

 

PELLICINI (AN). Signor Presidente, credo che vada data all'Aula una comunicazione. Quanto detto dai senatori Servello e Contestabile sulla mancata discussione del disegno di legge n. 2244 ignora un fatto che voglio ricordare a tutti: il 23 dicembre 1978, con decreto presidenziale a firma del presidente Pertini, veniva riconosciuta la pensione ai militari della sedicente, si diceva, Repubblica sociale, che avevano fatto la guerra.

Questa materia, quindi, è già stata regolata allora con un provvedimento encomiabile, veramente di pacificazione, per cui ci si aspettava che il disegno di legge attuale procedesse tranquillamente, proprio in quanto esiste questo precedente che, come ho detto, risale al presidente Pertini. Dico questo per conoscenza di tutti.