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Legislatura 14ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 650 del 29/07/2004


ROTONDO (DS-U). Signor Presidente, gli emendamenti presentati all'articolo 5 hanno lo scopo di correggere, per quanto possibile, l'assurdo tentativo di fare cassa a danno delle coste, dei boschi e delle nostre aree pregiate. Non può essere certamente una manovra correttiva dei conti pubblici adottata in via d'urgenza la sede adeguata per affrontare problemi di tipo urbanistico, ambientale ed amministrativo.

Sarebbe, quindi, più coerente sopprimere interamente la norma sul condono edilizio; d'altronde, essa è diventata anche di difficile lettura. Questo condono è il frutto di un parto distocico, è nato male ed è cresciuto ancor più malamente; sono state fatte in fretta aggiunte e modifiche con il solo scopo di ottenere presunti risultati di bilancio.

Parlo di presunti risultati di bilancio, ma dovrei parlare di fallimento dell'intento economico che costituiva l'unica ragion d'essere del condono edilizio. Secondo la Corte dei conti, infatti, sono stati incassati fino ad oggi appena 300 milioni di euro. Adesso, dopo la sentenza della Consulta e le modifiche introdotte, questa norma è indecifrabile. Il Governo non ha avuto il coraggio di correggere gli errori più macroscopici segnalati dalla Corte costituzionale, nel rispetto del principio della tutela dell'ambiente e del paesaggio.

La Corte, con la sentenza n. 126 del 28 giugno 2004, ha riconosciuto alle Regioni competenze rilevanti in materie delicate, ad esempio sulla disciplina delle modalità di rilascio dei permessi di costruire in sanatoria nelle aree del demanio e del patrimonio disponibile e indisponibile dello Stato. La Corte, inoltre, ha dichiarato l'illegittimità della norma che prevede il rilascio automatico (in base al principio del silenzio-assenso) del permesso di costruire in sanatoria a colui che non riceve una risposta dal Comune entro il tempo previsto. Anche a questo problema non è stata data una soluzione adeguata.

Ed ancora, colleghi, con la citata sentenza n. 196 del 2004 la Consulta ha riconosciuto alle legislazioni regionali, pur all'interno delle scelte di fondo che sono di competenza del legislatore nazionale, uno spazio per meglio disciplinare e garantire la difesa dell'ambiente. Insomma, la Corte ha chiesto innanzitutto di fare chiarezza nella divisione dei poteri e delle competenze fra Stato e Regioni, e questo è un altro obiettivo senz'altro mancato.

A questo punto, signor Presidente e signor Sottosegretario, qualora non si volesse accettare quanto proposto da questo e dagli altri emendamenti presentati, trasformerei l'emendamento in un ordine del giorno per invitare il Governo a predisporre urgentemente uno specifico disegno di legge che risolva finalmente le questioni ancora irrisolte. (Applausi dal Gruppo DS-U).