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Legislatura 14ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 650 del 29/07/2004


Riprendiamo l'esame dell'articolo 1 del disegno di legge.

Avverto che gli emendamenti si intendono riferiti agli articoli del decreto-legge da convertire, nel testo comprendente le modificazioni apportate dalla Camera dei deputati.

Ricordo che nella seduta pomeridiana di ieri si è concluso l'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 1 del decreto-legge.

Passiamo all'esame degli emendamenti e dell'ordine del giorno riferiti all'articolo 1-bis del decreto-legge, che invito i presentatori ad illustrare.

CADDEO (DS-U). Signor Presidente, illustrerò l'emendamento 1-bis.15, che si propone di limitare i danni che il Governo fa aggravando in maniera consistente le imposte per l'acquisto della seconda casa. Tuttavia, come è scritta, la norma non si limita sicuramente solo a tale aspetto; in realtà ha delle ricadute anche sull'acquisto di altri immobili, con possibili consistenti effetti negativi sull'economia. Si penalizzano, ad esempio, le operazioni di mutuo per l'artigianato, per il credito peschereccio e per altre attività; vi è quindi un effetto negativo che andrebbe sanato, risolvendo il pasticcio creato con l'emendamento approvato dalla Camera. Voglio anche sottolineare… (Brusio in Aula).

 

PAGANO (DS-U). Sottosegretario Vegas, invece di telefonare sarebbe meglio che stesse a sentire!

 

PRESIDENTE. E' vero che è l'inizio della mattinata ma, per cortesia, un po' di silenzio.

 

CADDEO (DS-U). Mentre il Governo da un lato sta pensando di abolire gli incentivi sotto forma di contributo a fondo perduto e di passare ai mutui agevolati, e quindi di agire a sostegno dell'economia anche in tale modo, dall'altro lato contemporaneamente opera questa scelta penalizzante. C'è una contraddizione molto forte che potrebbe avere conseguenze negative. Noi proponiamo di circoscrivere questo aggravamento delle imposte per la seconda casa, con una soluzione che può risolvere il problema.

 

PRESIDENTE. I restanti emendamenti e l'ordine del giorno sono da considerarsi illustrati.

Invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti in esame.

GRILLOTTI, relatore. Il parere del relatore è contrario su tutti gli emendamenti, ma in particolare su quello del collega Caddeo, l'1-bis.15, che tratta del problema delle tasse.

Al riguardo è stato presentato l'ordine del giorno G1-bis.100, che è a mio parere meglio formulato laddove con l'emendamento in questione risolveremmo il problema per metà. Infatti, nell'emendamento 1-bis.15 si dice «all'acquisto della seconda casa»; la domanda è: e per la terza o la quarta, che imposta si paga, lo 0,25 o il 2 per cento? Evidentemente, la formulazione corretta è quella riportata nell'ordine del giorno, secondo cui l'imposta dello 0,25 per cento passa al 2 per cento per tutte le case, esclusa quella di prima abitazione.

 

MORANDO (DS-U). E l'impresa che fa un mutuo, quanto deve pagare?

 

GRILLOTTI, relatore. Lo 0,25 per cento! Collega Morando, nell'ordine del giorno, che il Governo si impegnerà ad attuare entro tempi brevissimi, si chiarisce che l'aumento dell'imposta si applica ai soli mutui erogati per l'acquisto di case diverse da quelle di prima abitazione.

Ecco perché confermo il parere contrario su tutti gli emendamenti, compreso l'1-bis.15, perché non chiaro nella formulazione, anche se siamo tutti d'accordo sul contenuto.

VEGAS, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Signor Presidente, il Governo è d'accordo con il relatore, quindi esprime parere contrario su tutti gli emendamenti.

In particolare, non si può non far presente, per quanto concerne l'incremento degli oneri relativi ai mutui e al registro delle seconde case, che non si tratta assolutamente di una stangata o di qualcosa del genere. Infatti, soprattutto per quanto riguarda l'indice di rivalutazione del coefficiente catastale relativo alla dichiarazione di acquisto, faccio presente che in realtà, poiché i prezzi sono molto cresciuti, questa disposizione del decreto prevede un modestissimo incremento rispetto ad un valore che è preso come base per evitare un accertamento, che quindi non c'entra niente con il valore reale.

In realtà, la crescita di questo valore in qualche modo viene incontro all'acquirente, perché, com'è a tutti noto, se si dichiara un valore inferiore della metà rispetto al valore reale, si rischia un'azione di rescissione e quindi normalmente gli acquirenti tendono a dichiarare un valore prossimo o leggermente superiore alla metà del valore reale dell'appartamento per evitare tale rischio. Questo incremento nella sostanza non cambia assolutamente il valore dell'imposta di registro, dunque sotto questo profilo nulla accade.

Ma anche per quanto riguarda i mutui per la seconda casa (e parliamo sempre, appunto, di seconda casa, quindi non del bene primario dell'abitazione) l'incremento è molto modesto, tanto che l'organo di stampa del principale partito di opposizione ha fatto recentemente un calcolo secondo il quale, rispetto al valore di un appartamento di circa 350.000 euro, cioè 700 milioni di vecchie lire, gli aumenti derivanti sarebbero nell'ordine dei 5.000 euro, cioè 10 milioni delle vecchie lire; questo, ovviamente, qualora si stipulasse un mutuo per l'intero valore dell'appartamento, che è un caso limite, sostanzialmente inesistente. Quindi, anche nel caso peggiore, l'incremento sarebbe, rispetto all'aumento del valore degli immobili, di una modestia tale - mi si consenta di dire - da essere quasi risibile.

Per tale motivo, quello che è stato individuato, in sostanza, è un meccanismo, se così possiamo dire, antievasivo o antielusivo; un meccanismo che non lede il diritto primario dell'abitazione e che credo, sotto tale profilo, possa essere condiviso.

Per questi motivi il parere del Governo è contrario a tutti gli emendamenti.

PRESIDENTE. Metto ai voti la prima parte dell'emendamento 1-bis.1, presentato dal senatore Ripamonti e da altri senatori, fino alle parole «commi 1».

Non è approvata.

 

Risultano pertanto preclusi la restante parte dell'emendamento 1-bis.1 e gli emendamenti 1-bis.2 e 1-bis.3.

Metto ai voti la prima parte dell'emendamento 1-bis.4, presentato dalla senatrice Thaler Ausserhofer e da altri senatori, fino alle parole «con le seguenti».

Non è approvata.

 

Risultano pertanto preclusi la restante parte dell'emendamento 1-bis.4 e l'emendamento 1-bis.5.

Metto ai voti l'emendamento 1-bis.6, presentato dal senatore Marino e da altri senatori.

Non è approvato.

 

Metto ai voti la prima parte dell'emendamento 1-bis.7, presentato dal senatore Giaretta e da altri senatori, fino alle parole «250 milioni di euro».

Non è approvata.

 

Risultano pertanto preclusi la restante parte dell'emendamento 1-bis.7 e l'emendamento 1-bis.8.

Metto ai voti l'emendamento 1-bis.9, presentato dal senatore Marino e da altri senatori.

Non è approvato.

 

Metto ai voti l'emendamento 1-bis.10, presentato dal senatore Coletti e da altri senatori.

Non è approvato.

 

Metto ai voti l'emendamento 1-bis.11, presentato dal senatore Marino e da altri senatori.

Non è approvato.

 

Metto ai voti l'emendamento 1-bis.12, presentato dal senatore Ripamonti e da altri senatori.

Non è approvato.

 

Metto ai voti la prima parte dell'emendamento 1-bis.13, presentato dal senatore Cambursano e da altri senatori, fino alle parole «comma 6».

Non è approvata.

 

Risultano pertanto preclusi la restante parte dell'emendamento 1-bis.13 e l'emendamento 1-bis.14.

Passiamo alla votazione dell'emendamento 1-bis.15.

MORANDO (DS-U). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

MORANDO (DS-U). Signor Presidente, vorrei dichiarare il nostro voto favorevole sull'emendamento 1-bis.15… (Cenni del Presidente). Sì, sarò brevissimo, signor Presidente, cercherò di fare il possibile. Intendo richiamare tuttavia l'attenzione sua e dell'Assemblea su un problema che purtroppo a me pare non ancora perfettamente risolto.

L'intenzione del Governo e della maggioranza a questo punto è chiarissima: si vuole scrivere una norma che aumenti fino al 2 per cento l'aliquota dell'imposta sostitutiva sui mutui esclusivamente vocati all'acquisto della seconda casa. Tuttavia, signor Presidente, è stato riconosciuto da tutti che la disposizione, così come è scritta, aumenta tale aliquota per tutti i mutui, ad eccezione di quelli accesi a fini di acquisto o costruzione della prima casa.

Il risultato è che la norma è tale per cui il notaio, che esercita le funzioni di controllo al momento dell'accensione del mutuo al fine dell'immediata verifica sul fatto che la banca, sostituto d'imposta, prelevi al momento dell'accensione del mutuo con l'aliquota corretta prevista dalla legge l'imposta sostitutiva, imporrà per qualsiasi mutuo, purché non sia destinato all'acquisto della prima casa, il pagamento dell'aliquota del 2 per cento. Infatti, non sarà certo un ordine del giorno a convincere il notaio, che deve verificare la correttezza del comportamento del sostituto d'imposta, a fare il contrario di quello che prevede la legge! Il risultato è che su questo punto il Governo dovrà emanare immediatamente un decreto che corregga il testo in esame.

La domanda è la seguente: visto che avete fatto 150 correzioni nel corso dell'esame del provvedimento alla Camera, perché, se l'intento era questo, non avete corretto anche tale norma? Non c'è forse l'intenzione, visto che «cosa fatta capo ha», che la situazione rimanga quella che è allo stato attuale?

Se invece la norma si applica solo alla seconda casa, allora la relazione tecnica chiaramente sovrastima le entrate. Insomma, due sono le alternative possibili: la norma si applica solo alla seconda casa, ed allora le entrate sono chiaramente sovrastimate; la norma si applica a tutti i mutui, causando, in tale ipotesi, un danno enorme per l'economia.

In ogni caso, bisognerebbe accogliere l'emendamento da noi proposto che chiarisce opportunamente la questione.

PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 1-bis.15, presentato dal senatore Caddeo e da altri senatori.

Non è approvato.

Metto ai voti l'emendamento 1-bis.16, presentato dal senatore D'Amico e da altri senatori.

Non è approvato.

Metto ai voti l'emendamento 1-bis.17, presentato dalla senatrice Thaler Ausserhofer e da altri senatori.

Non è approvato.

Metto ai voti l'emendamento 1-bis.18, presentato dai senatori Sodano Tommaso e Malabarba.

Non è approvato.

Metto ai voti l'emendamento 1-bis.19, presentato dai senatori Sodano Tommaso e Malabarba.

Non è approvato.

Metto ai voti l'emendamento 1-bis.20, presentato dai senatori Sodano Tommaso e Malabarba.

Non è approvato.

Metto ai voti l'emendamento 1-bis.21, presentato dal senatore Marino e da altri senatori.

Non è approvato.

Metto ai voti l'emendamento 1-bis.22, presentato dai senatori Sodano Tommaso e Malabarba.

Non è approvato.

Metto ai voti l'emendamento 1-bis.23, presentato dal senatore Montagnino e da altri senatori.

Non è approvato.

Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G1-bis.100 non verrà posto in votazione.

Passiamo all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 2 del decreto-legge, che invito i presentatori ad illustrare. (Il senatore Turci fa cenno di voler intervenire).

Al senatore Turci, che vedo intende intervenire per illustrare i suoi emendamenti, ricordo che, allo stato attuale, al suo Gruppo compete un tempo algebricamente negativo. Lo prego quindi di essere più breve possibile.

TURCI (DS-U). Signor Presidente, non sapevo che i miei colleghi avessero già utilizzato tutto il tempo a disposizione del Gruppo.

Illustrerò soltanto l'emendamento 2.0.1, con il quale ripropongo alla maggioranza e al Governo la questione del trattamento di fine rapporto. Voglio ricordare che essa è nata da un errore analogo, potrei dire, a quello che il sottosegretario Vegas ha appena riconosciuto a proposito della tassazione dei finanziamenti.

Il sottosegretario Vegas ha dichiarato che l'errore riferito alla tassazione dei finanziamenti sarà corretto rapidamente; faccio presente che quello relativo al trattamento di fine rapporto risale già a un anno e mezzo fa. Chiedo allora che finalmente si riconosca e si corregga questo errore, che costa 3.000 miliardi di vecchie lire, in quattro anni, ai contribuenti meno ricchi del Paese.

L'emendamento 2.0.1 prevede tale correzione, con l'opportuna copertura finanziaria.

PRESIDENTE. I restanti emendamenti si intendono illustrati.

Invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti in esame.

GRILLOTTI, relatore. Esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti presentati all'articolo 2.

VEGAS, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Sugli emendamenti riferiti all'articolo 2 il Governo esprime parere conforme a quello del relatore.

Faccio presente al senatore Turci che il problema da lui sollevato troverà definizione nell'ambito della tranche di riforma fiscale che sarà approntata insieme alla manovra per i prossimi anni.

PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 2.1, presentato dai senatori Sodano Tommaso e Malabarba.

Non è approvato.

Metto ai voti l'emendamento 2.2, presentato dal senatore Turci e da altri senatori.

Non è approvato.

Metto ai voti l'emendamento 2.3, presentato dal senatore D'Amico e da altri senatori.

Non è approvato.

Metto ai voti l'emendamento 2.4, presentato dal senatore Tarolli.

Non è approvato.

Metto ai voti l'emendamento 2.5, presentato dalla senatrice Franco Vittoria e da altri senatori.

Non è approvato.

Metto ai voti l'emendamento 2.6, presentato dal senatore Cambursano e da altri senatori.

Non è approvato.

Metto ai voti la prima parte dell'emendamento 2.7, presentato dal senatore Zanda e da altri senatori, fino alle parole «si applica».

Non è approvata.

Risultano pertanto preclusi la restante parte dell'emendamento 2.7 e l'emendamento 2.8.

Metto ai voti l'emendamento 2.9, presentato dalla senatrice Thaler Ausserhofer e da altri senatori.

Non è approvato.

 

Metto ai voti l'emendamento 2.10, presentato dai senatori Sodano Tommaso e Malabarba.

Non è approvato.

Metto ai voti l'emendamento 2.11, presentato dal senatore Marino e da altri senatori.

Non è approvato.

Metto ai voti l'emendamento 2.12, presentato dai senatori Sodano Tommaso e Malabarba.

Non è approvato.

Metto ai voti l'emendamento 2.13, presentato dal senatore Marino e da altri senatori.

Non è approvato.

Metto ai voti l'emendamento 2.14, presentato dal senatore Marino e da altri senatori.

Non è approvato.

Metto ai voti l'emendamento 2.15, presentato dal senatore Marino e da altri senatori.

Non è approvato.

Metto ai voti l'emendamento 2.0.1, presentato dal senatore Turci e da altri senatori.

Non è approvato.

Metto ai voti la prima parte dell'emendamento 2.0.2, presentato dal senatore Rollandin e da altri senatori, fino alle parole «sono abrogati».

Non è approvata.

 

Risultano pertanto preclusi la restante parte dell'emendamento 2.0.2 e gli emendamenti 2.0.3 e 2.0.4.

Metto ai voti l'emendamento 2.0.5, presentato dal senatore Marino e da altri senatori.

Non è approvato.

Metto ai voti l'emendamento 2.0.6, presentato dal senatore Marino e da altri senatori.

Non è approvato.

Metto ai voti l'emendamento 2.0.7, presentato dal senatore Marino e da altri senatori.

Non è approvato.

Metto ai voti l'emendamento 2.0.8, presentato dal senatore Marino e da altri senatori.

Non è approvato.

Metto ai voti l'emendamento 2.0.9, presentato dal senatore Marino e da altri senatori.

Non è approvato.

Metto ai voti l'emendamento 2.0.10, presentato dal senatore Marino e da altri senatori.

Non è approvato.

Passiamo all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 3 del decreto-legge, che si intendono illustrati.

Invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti in esame.

GRILLOTTI, relatore. Esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti riferiti all'articolo 3.

VEGAS, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Sugli emendamenti presentati all'articolo 3, il Governo esprime parere conforme a quello del relatore.

PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 3.1, presentato dalla senatrice Thaler Ausserhofer e da altri senatori.

Non è approvato.

Metto ai voti l'emendamento 3.2, presentato dal senatore Vitali e da altri senatori.

Non è approvato.

Metto ai voti l'emendamento 3.3, presentato dalla senatrice Thaler Ausserhofer e da altri senatori.

Non è approvato.

Metto ai voti l'emendamento 3.4, presentato dal senatore Vitali e da altri senatori.

Non è approvato.

Metto ai voti l'emendamento 3.5, presentato dai senatori Sodano Tommaso e Malabarba.

Non è approvato.

Metto ai voti l'emendamento 3.6, presentato dai senatori Sodano Tommaso e Malabarba.

Non è approvato.

Metto ai voti l'emendamento 3.7, presentato dalla senatrice Thaler Ausserhofer da altri senatori.

Non è approvato.

 

Passiamo all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 4 del decreto-legge, che si intendono illustrati.

Invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti in esame

 

GRILLOTTI, relatore. Esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti.

 

VEGAS, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Esprimo parere conforme a quello del relatore.

 

PRESIDENTE. Metto ai voti la prima parte dell'emendamento 4.1, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori, fino alle parole «Sopprimere l'articolo».

Non è approvata.

 

Risultano pertanto preclusi la restante parte dell'emendamento 4.1 e l'emendamento 4.2.

Metto ai voti l'emendamento 4.3, presentato dal senatore Marino e da altri senatori, identico all'emendamento 4.4, presentato dai senatori Sodano Tommaso e Malabarba.

Non è approvato.

 

Metto ai voti l'emendamento 4.5, presentato dal senatore D'Amico e da altri senatori.

Non è approvato.

 

Metto ai voti l'emendamento 4.6, presentato dal senatrice De Petris e da altri senatori.

Non è approvato.

Passiamo all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 5 del decreto-legge, che invito i presentatori ad illustrare.

RIPAMONTI (Verdi-U). Signor Presidente, mi accingo ad illustrare gli emendamenti, il cui primo firmatario è il senatore Turroni, riferiti all'articolo 5, che prevede la proroga dei termini del condono edilizio ed il recepimento parziale della sentenza della Corte costituzionale. La norma interviene, infatti, unicamente sulla cosiddetta clausola di salvaguardia per gli effetti delle istanze già presentate e sulla sospensione di nuove, riaprendo i termini dal 12 novembre al 31 dicembre 2004.

Non si recepisce completamente la sentenza della Corte costituzionale, ma si interviene solo su questi due aspetti perché l'obiettivo del Governo, come traspare chiaramente dal testo, è quello di tentare di realizzare il gettito previsto originariamente dalla legge in finanziaria: 3 miliardi e mezzo di euro. Le modifiche sono finalizzate solo a questo.

Tuttavia, signor Presidente, le Regioni, come previsto dalla sentenza della Corte costituzionale, possono intervenire con la legislazione regionale e quindi possono restringere gli effetti del condono; ne seguirà pertanto un minor gettito.

Per tali motivi, signor Presidente, abbiamo chiesto e continuiamo ancora a chiedere in questa sede qual è il gettito sinora riscosso e se vi è una previsione attendibile dell'ulteriore gettito per la seconda metà dell'anno. Ci auguriamo che il Governo risponda a questa richiesta.

ROTONDO (DS-U). Signor Presidente, gli emendamenti presentati all'articolo 5 hanno lo scopo di correggere, per quanto possibile, l'assurdo tentativo di fare cassa a danno delle coste, dei boschi e delle nostre aree pregiate. Non può essere certamente una manovra correttiva dei conti pubblici adottata in via d'urgenza la sede adeguata per affrontare problemi di tipo urbanistico, ambientale ed amministrativo.

Sarebbe, quindi, più coerente sopprimere interamente la norma sul condono edilizio; d'altronde, essa è diventata anche di difficile lettura. Questo condono è il frutto di un parto distocico, è nato male ed è cresciuto ancor più malamente; sono state fatte in fretta aggiunte e modifiche con il solo scopo di ottenere presunti risultati di bilancio.

Parlo di presunti risultati di bilancio, ma dovrei parlare di fallimento dell'intento economico che costituiva l'unica ragion d'essere del condono edilizio. Secondo la Corte dei conti, infatti, sono stati incassati fino ad oggi appena 300 milioni di euro. Adesso, dopo la sentenza della Consulta e le modifiche introdotte, questa norma è indecifrabile. Il Governo non ha avuto il coraggio di correggere gli errori più macroscopici segnalati dalla Corte costituzionale, nel rispetto del principio della tutela dell'ambiente e del paesaggio.

La Corte, con la sentenza n. 126 del 28 giugno 2004, ha riconosciuto alle Regioni competenze rilevanti in materie delicate, ad esempio sulla disciplina delle modalità di rilascio dei permessi di costruire in sanatoria nelle aree del demanio e del patrimonio disponibile e indisponibile dello Stato. La Corte, inoltre, ha dichiarato l'illegittimità della norma che prevede il rilascio automatico (in base al principio del silenzio-assenso) del permesso di costruire in sanatoria a colui che non riceve una risposta dal Comune entro il tempo previsto. Anche a questo problema non è stata data una soluzione adeguata.

Ed ancora, colleghi, con la citata sentenza n. 196 del 2004 la Consulta ha riconosciuto alle legislazioni regionali, pur all'interno delle scelte di fondo che sono di competenza del legislatore nazionale, uno spazio per meglio disciplinare e garantire la difesa dell'ambiente. Insomma, la Corte ha chiesto innanzitutto di fare chiarezza nella divisione dei poteri e delle competenze fra Stato e Regioni, e questo è un altro obiettivo senz'altro mancato.

A questo punto, signor Presidente e signor Sottosegretario, qualora non si volesse accettare quanto proposto da questo e dagli altri emendamenti presentati, trasformerei l'emendamento in un ordine del giorno per invitare il Governo a predisporre urgentemente uno specifico disegno di legge che risolva finalmente le questioni ancora irrisolte. (Applausi dal Gruppo DS-U).

PRESIDENTE. I restanti emendamenti si intendono illustrati.

Invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti in esame.

GRILLOTTI, relatore. Signor Presidente, vorrei fornire un chiarimento sulla questione del condono.

La sentenza intervenuta è l'ultima mela avvelenata discendente dalla modifica del Titolo V della Costituzione fatta dalla maggioranza di centro-sinistra. Condoni ne sono stati fatti nel passato con ricorsi da parte di tutte le Regioni, ricorsi sistematicamente bocciati: l'abuso edilizio è un reato penale e quindi la sua depenalizzazione (degradandolo a sanzione) mi pare sia competenza del Parlamento e non delle Regioni.

Con il Titolo V è stato previsto che le Regioni possano concorrere (almeno sembrerebbe vi sia tale possibilità) alle modalità di applicazione del condono. È quanto si tenta di fare con questo provvedimento che, recependo la sentenza della Corte costituzionale e non disattendendola, prevede semplicemente lo slittamento dei termini alla fine del 2004.

L'ho già detto in Commissione e lo ripeto in questa sede. Mi appello al Governo affinché, una volta approvato il decreto-legge in esame, vari rapidamente un provvedimento che, nel rispetto dei princìpi della sentenza della Corte costituzionale, stabilisca la data entro la quale devono essere emanate le leggi regionali e l'importo minimo delle sanzioni previste in caso di condono. In questo modo potremo procedere al calcolo del gettito; se invece accettiamo la teoria secondo la quale ognuno decide se si debba o meno pagare e quanto si deve corrispondere, evidentemente procedere ad un calcolo del genere sarebbe un'opera di pura fantasia.

L'attuale formulazione dell'articolo 5 è importante, perché salva le domande già presentate: non diventano autodenunce, come rischiavano di essere.

Oltre a salvare le domande già presentate, concede un nuovo termine (quello del 10 dicembre) per la loro presentazione e prevede che le somme vengano versate in tre rate entro dicembre.

Questo provvedimento - come ho già detto - mira a garantire, a sanare e a riportare al di sotto del 3 per cento il rapporto deficit-PIL della pubblica amministrazione nel 2004, non a babbo morto. Per questi motivi, la norma non poteva avere un contenuto diverso.

Il parere sugli emendamenti, dopo le precisazioni che ho ritenuto doveroso dare, è contrario su tutti gli emendamenti proposti.

VEGAS, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Signor Presidente, il parere è ovviamente contrario a tutti gli emendamenti.

Relativamente alla questione del condono edilizio, faccio presente che il Governo aveva inserito questo articolo per cercare di risolvere il problema nato dopo la nota sentenza della Corte costituzionale. Il problema è stato risolto dando alle Regioni un termine per legiferare (cercando di stabilire un termine finale che consentisse alle Regioni che hanno legiferato e a quelle che non hanno legiferato di riservare ai rispettivi cittadini il medesimo trattamento, in modo da dare certezza), tale da consentire di chiudere la procedura entro la fine del vigente anno. Infatti, dovendosi assicurare entrate cospicue alle casse dello Stato, era opportuno che esse venissero incamerate entro il 31 dicembre.

Questa è la procedura che è stata delineata che, pur essendo rispettosa del dettato della Corte costituzionale e delle prerogative delle Regioni, cerca di assicurare anche che non venga meno il gettito in questione.

Il problema sollevato dal senatore Grillotti esiste, perché se il minimo edittale dell'oblazione fosse troppo basso ci potrebbero essere dei problemi. Al riguardo vedremo in seguito come verrà applicata la norma e se ci saranno da fare alcuni interventi verificheremo il limite entro cui si dovranno mantenere.

Gli emendamenti 5.7 e 5.8 sono stati trasformati dai presentatori in un ordine del giorno, del quale non ho in questo momento il testo; comunque, se esso si limitasse a riprodurre l'emendamento 5.7 avrei qualche difficoltà ad accoglierlo perché il termine resterebbe sospeso in attesa dell'emanazione delle norme regionali. Ciò non è possibile perché il meccanismo previsto da questo articolo è che in ogni caso se le Regioni emanano le proprie norme si applicano le norme regionali, altrimenti interviene direttamente la legge statale a regolamentare la materia. Lasciando aperta la questione le Regioni potrebbero essere interessate a non intervenire con proprie norme e si creerebbe un certo caos a livello normativo.

Teniamo presente anche che l'aver fissato termini relativamente ristretti alle Regioni e l'aver consentito la salvezza delle domande presentate serve anche agli amministratori regionali per conoscere la realtà del proprio territorio. Infatti, ci possono essere Regioni in cui non esiste il problema di piccoli abusi edilizi e che quindi non sono interessate a regolamentare la materia; ci possono essere, invece, Regioni nelle quali la realtà territoriale è molto diversa e ciò impone una regolamentazione accurata da parte delle Regioni medesime.

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, do lettura del testo dell'ordine del giorno G5.100, presentato dal senatore Rotondo e da altri senatori, sostitutivo degli emendamenti 5.7 e 5.8: «In esecuzione della sentenza della Corte costituzionale n. 196 del 28 giugno 2004, che ha evidenziato la parziale illegittimità costituzionale dell'articolo 32 del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2003, n. 326, il Senato impegna il Governo a presentare un disegno di legge specifico che affronti tali questioni».

Passiamo alla votazione dell'emendamento 5.1, identico all'emendamento 5.2.

 

RIPAMONTI (Verdi-U). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

 

PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Ripamonti, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta non risulta appoggiata).

 

Metto ai voti l'emendamento 5.1, presentato dal senatore Turroni e da altri senatori, identico all'emendamento 5.2, presentato dal senatore Marino e da altri senatori.

Non è approvato.

 

Metto ai voti l'emendamento 5.3, presentato dal senatore Turroni e da altri senatori.

Non è approvato.

Passiamo alla votazione dell'emendamento 5.4.

 

RIPAMONTI (Verdi-U). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

 

PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Ripamonti, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

  

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

 

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 5.4, presentato dai senatori Sodano Tommaso e Malabarba.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

 

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

  

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 3061

 

PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 5.5, presentato dal senatore Turroni e da altri senatori.

Non è approvato.

Metto ai voti l'emendamento 5.6, presentato dai senatori Sodano Tommaso e Malabarba.

Non è approvato.

Ricordo che gli emendamenti 5.7 e 5.8 sono stati trasformati nell'ordine del giorno G5.100, di cui è già stata data lettura.

Invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi sull'ordine del giorno in esame.

GRILLOTTI, relatore. Signor Presidente, l'ordine del giorno chiede un intervento legislativo in una materia molto controversa. Non vorrei che si aprisse un altro scontro con le Regioni, perché per mesi ho sentito affermare che il condono presentava costi ingenti per gli enti locali, anziché generare entrate. Sebbene io non creda che il condono comporti costi per gli enti locali, un intervento legislativo presuppone una discussione tra tutti gli organismi coinvolti; devo perciò rimettermi alla valutazione del Governo.

VEGAS, sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Poiché il Governo, in qualunque momento ne ravvisi la necessità, adotterà strumenti normativi di urgenza, l'ordine del giorno è ultroneo e può essere accolto come raccomandazione.

PRESIDENTE. Chiedo ai presentatori se insistono per la votazione.

 

ROTONDO (DS-U). Non insistiamo.

 

PRESIDENTE. L'ordine del giorno G5.100 non sarà quindi posto in votazione.

Passiamo alla votazione dell'emendamento 5.9.

MORANDO (DS-U). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

MORANDO (DS-U). Signor Presidente, credo che non si possano respingere gli emendamenti che tentano di modificare l'articolo 5 del decreto-legge senza mettere in rilievo che l'inserimento di questo articolo nel provvedimento dimostra di per sé che la necessaria correzione da apportare all'andamento dei conti pubblici a legislazione vigente è molto più significativa di quella che il decreto-legge realizza effettivamente.

L'articolo 5 è stato introdotto per fare in modo che la previsione di entrata collegata al condono edilizio, pari a 3,5 miliardi di euro nel 2004, possa essere mantenuta nella legislazione vigente, ipotizzando che entro il mese di dicembre vi saranno adesioni di massa fino a determinare un'entrata aggiuntiva di 3,5 miliardi di euro. Se si fosse preso atto che questa entrata non ci sarà - ed effettivamente non ci sarà - sarebbe stato necessario correggere l'andamento dei conti pubblici non per circa 7 miliardi, ma per almeno 10 miliardi di euro.

Questo articolo dimostra per tabulas che la correzione che stiamo apportando ad un andamento che farebbe sfondare in misura notevole il tetto del 3 per cento nel rapporto tra deficit e PIL è largamente insufficiente, tanto è vero che il Governo stesso, con una patente finzione, sposta a dicembre le adesioni al condono, ma conferma la possibilità per le Regioni di legiferare in maniera difforme rispetto alla normativa nazionale.

Con ciò, implicitamente, il Governo trasmette il seguente messaggio ai cittadini italiani: adesso sono corretti i conti di competenza per 7 miliardi di euro, ma quando sarà redatto il bilancio di previsione per il 2005 dovrà essere scontato un ulteriore buco rispetto alle esigenze di contenimento del deficit, che sarà corretto nel corso della manovra di fine anno. Insomma, questo decreto-legge, pur avendo effetti disastrosi per l'andamento dell'economia reale, è in realtà ancora insufficiente.

PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 5.9, presentato dal senatore Montino e da altri senatori.

Non è approvato.

Metto ai voti l'emendamento 5.10, presentato dal senatore Turroni e da altri senatori.

Non è approvato.

Metto ai voti l'emendamento 5.11, presentato dal senatore Turroni e da altri senatori.

Non è approvato.

Metto ai voti l'emendamento 5.12, presentato dal senatore Turroni e da altri senatori.

Non è approvato.

Metto ai voti l'emendamento 5.13, presentato dal senatore Gasbarri e da altri senatori.

Non è approvato.

Metto ai voti l'emendamento 5.14, presentato dal senatore Turroni e da altri senatori.

Non è approvato.

Metto ai voti l'emendamento 5.15, presentato dal senatore Turroni e da altri senatori.

Non è approvato.

Metto ai voti l'emendamento 5.16, presentato dal senatore Turroni e da altri senatori.

Non è approvato.

Metto ai voti l'emendamento 5.0.1, presentato dal senatore Vitali e da altri senatori, identico agli emendamenti 5.0.2, presentato dal senatore Muzio e da altri senatori, 5.0.3, presentato dal senatore Montino e da altri senatori, 5.0.4, presentato dal senatore Turroni e da altri senatori, e 5.0.5, presentato dal senatore Rollandin e da altri senatori.

Non è approvato.

Metto ai voti l'emendamento 5.0.6, presentato dalla senatrice Franco Vittoria e da altri senatori.

Non è approvato.