SODANO Tommaso (Misto-RC). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SODANO Tommaso (Misto-RC). Signor Presidente, all'indomani delle elezioni sono apparse evidenti le profonde lacerazioni all'interno della maggioranza di Governo, che hanno reso esplicito il fallimento del suo progetto. Siamo di fronte ad una crisi profonda di un modello che rischia di portare il Paese allo sfascio. In questa crisi emergono i tratti di una politica dalla forte propensione antisociale, che mette in seria difficoltà la stessa articolazione democratica del nostro Paese. In tale contesto ci troviamo a discutere la conversione di un decreto-legge, laddove avremmo dovuto esaminare il Documento di programmazione economico-finanziaria.
In realtà, tentate di mettere una toppa ad una falla nei conti pubblici che non è dato conoscere nella sua vera dimensione. E questo provvedimento rappresenta il solco in cui si muoveranno il DPEF e la successiva manovra finanziaria, con misure dannose per l'economia nazionale ed odiose per l'altissimo costo sociale.
Il decreto-legge in discussione presenta una manovra sui conti pubblici devastante per le comunità, per i territori, per i servizi e per i beni comuni. Ed è tanto più grave, perché agisce in un contesto in cui il Governo con il voto di fiducia di ieri alla Camera attacca le pensioni, con uno scippo toglie la liquidazione di fine rapporto a tutti i lavoratori e tenta la carta disperata di una controriforma fiscale, che sposterebbe le ricchezza dal basso verso l'alto, dai poveri verso i ricchi.
Una manovra che aggrava la crisi industriale e finanziaria del sistema produttivo e dell'intero Paese e in cui viene bloccata perfino l'erogazione dei servizi fondamentali prestati dalle comunità locali, come ci hanno rappresentato nei giorni scorsi i sindaci di diversa provenienza politica e territoriale. E' una vera e propria stangata sui servizi sociali a sostegno dei bambini, degli anziani e dei disabili.
Non vi è alcuna traccia di un intervento attento alle dinamiche economiche e sociali; le misure di questo decreto-legge permangono all'interno di una logica di misure una tantum, come la proroga del condono edilizio, che oltre alla sua immoralità fa sorgere dubbi sulla sua effettiva capacità di garantire le entrate previste.
Vengono tagliati gli incentivi per lo sviluppo e l'occupazione, con conseguenze soprattutto nel Mezzogiorno, compreso il taglio alle risorse per patti e contratti d'area che pure il Governo aveva indicato come strategici per lo sviluppo delle aree depresse.
Viene diminuita la riduzione delle spese a carico del Ministero della difesa, attraverso l'utilizzazione di risorse provenienti dal Fondo speciale del Ministero del lavoro destinate all'indennità di disoccupazione. Quindi questo Governo, come già aveva fatto nella finanziaria 2004, riduce la spesa sociale per finanziare le missioni di guerra.
Si procede poi alla vendita dei beni immobili di proprietà dello Stato, che lascerà ai futuri Governi il pagamento degli affitti per le sedi dei Ministeri.
Dopo la finanza creativa del funambolico ministro Tremonti, siamo alla finanza distruttiva, che produrrà guasti pesantissimi alla nostra economia e un danno notevole alle tasche dei cittadini.
Se non fermiamo questo Governo, le macerie sociali e morali che lascerà avranno ripercussioni sullo stesso tessuto democratico del Paese.
Davanti ad una vera e propria crisi strutturale della nostra economia, con il declino del sistema industriale produttivo, con perdite di quote di mercato nel commercio globale e con l'aggravarsi delle condizioni economiche e sociali del Mezzogiorno del Paese, sarebbe necessaria ben altra manovra economica; una manovra economica che partendo dalla lotta all'evasione fiscale e contributiva, cresciuta con questo Governo, sappia trovare le risorse necessarie per un'operazione di ridistribuzione del reddito a vantaggio dei lavoratori e dei pensionati e un nuovo intervento pubblico sull'apparato produttivo, per costruire una competitività del Paese fondata non sulla precarietà del lavoro, sui bassi salari, ma sull'innovazione tecnologica, sulla formazione, sulla qualità delle produzioni.
Rifondazione Comunista si rivolge a tutte le opposizioni per costruire rapidamente un'alternativa di Governo, a partire dalla critica radicale a questa manovra e al Documento di programmazione economico-finanziaria, perché il domani si costruisce a cominciare da ora.
Il voto contrario dei senatori del Partito della Rifondazione Comunista è il primo passaggio di un'azione diffusa nel Paese per mandare a casa il Governo Berlusconi prima che produca altri guasti per l'Italia. (Applausi dai Gruppi Misto-RC, Misto-Com e DS-U. Congratulazioni).