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Legislatura 14ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 650 del 29/07/2004


SALERNO (AN). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

SALERNO (AN). Signor Presidente, io trovo assolutamente distorta e falsa la rappresentazione delle politiche economiche di questo Governo fatta in queste dichiarazioni di voto, soprattutto quelle pronunciate dai banchi dell'opposizione. Non lo dico solo per una consuetudine negli interventi tra maggioranza ed opposizione; c'è veramente da capire come quest'ultima non faccia ammenda per la situazione in cui i conti pubblici sono stati lasciati nel maggio 2001. (Commenti dai Gruppi DS-U e Mar-DL-U. Richiami del Presidente).

Mi riferisco al famoso disavanzo camuffato e nascosto, un dato di cui viene ormai riconosciuta l'esistenza: il famoso buco di 25.000-30.000 miliardi che ci lasciò l'opposizione nell'ultima legge finanziaria elettorale e che questo Governo si trovò a dover ripianare.

 

BIANCONI (FI). Bravo!

 

SALERNO (AN). Come non ricordare, oggi che l'opposizione ci chiede di diminuire l'IRAP, quasi fosse una responsabilità epocale, che questa ci è stata regalata dal Governo di centro-sinistra? L'IRAP è un'imposta che ci è stata regalata dall'opposizione quando governava, non dall'attuale maggioranza! E oggi ci chiedete di diminuirla!

Per quanto riguarda la manovra, signor Presidente, essa è necessaria perché, come sappiamo, c'è un tendenziale deficit-PIL che va verso il 4 per cento. Ripeto, è un tendenziale, non un dato reale, in quanto esiste un rischio che possa arrivare a quella soglia. Ecco, quindi, la necessità di trovare le risorse per correggere questa tendenza. Però un conto è essere arrivati già allo sforamento, altro conto è essere solo in presenza di un rischio di sforamento. Come sappiamo, i grandi partner europei, come la Francia e la Germania, non solo hanno superato il 3 per cento, ma come dato reale viaggiano sopra il 3,5 per cento. Noi non siamo stati quindi richiamati per un'infrazione, ma per un rischio.

Circa il decreto, cari colleghi, non c'è un solo aumento di imposta che gravi sul reddito reale del nostro Paese, non un solo euro viene cavato dalle tasche dei cittadini: bisogna che questo sia chiaro, e dobbiamo ricordarlo anche quando siamo sul territorio. Non c'è un solo aumento di imposta, né sull'IRPEF, cioè sul reddito delle persone fisiche, né sulle imposte dirette delle imprese. Viene pertanto fatto salvo il reddito reale percepito dai comparti che trainano l'economia nazionale.

Con questo decreto siamo intervenuti, come sappiamo, su alcuni punti dolenti della nostra finanza pubblica, come la spesa degli enti locali, che dobbiamo in maniera definitiva richiamare ad un virtuosismo non solo virtuale ma reale, fatto di economia di spesa e di razionalità.

Abbiamo fatto degli interventi nei comparti dove non gravano imposte; quando parliamo di fondazioni, sappiamo che si tratta di un settore che gode di agevolazioni, che fruisce di una sorta di zona franca fiscale.

Siamo intervenuti nel comparto delle assicurazioni e delle banche; come non ricordare, cari colleghi, che il nostro sistema assicurativo e bancario può essere definito il più forte d'Europa? Non abbiamo pertanto il problema, oggi, di indebolire in qualche maniera il sistema Paese.

Lo dico con una certa soddisfazione, colleghi (anche se l'Assemblea è abbastanza distratta), perché molto spesso non ci ricordiamo che l'attuale coalizione di Governo in questi primi tre anni ha avuto il merito di non aver aumentato le imposte dirette, che sono quelle che gravano sul reddito percepito e che diminuiscono la capacità reale di questo reddito di essere investito o di essere consumato. Dopo tre anni (siamo da poco entrati nel quarto anno), non c'è stato un solo aumento di imposte dirette, questo sia chiaro!

Abbiamo posto in essere addirittura la prima diminuzione reale di imposte; quando parliamo di diminuire le tasse, ricordiamo che dal 1° gennaio 2003 il primo modulo di sgravio IRPEF è entrato in vigore. Come non ricordare (va ricordato, cari colleghi!) che le famose pensioni di 500.000 lire non esistono più? Erano una vergogna, noi le abbiamo portate al famoso milione minimo necessario.

 

CAMBURSANO (Mar-DL-U). Ma cosa stai dicendo?

 

SALERNO (AN). Come ho detto prima, questo intervento si è reso necessario e abbiamo deciso queste misure che non gravano sui settori trainanti dell'economia nazionale.

Abbiamo voluto introdurre un aumento che riguarda i mutui per la seconda casa poiché riteniamo che l'acquisto di una seconda casa è indice di una capacità di spesa che può sopportare un piccolo aggravio nelle imposte di registro sui mutui.

Sostanzialmente si tratta di una manovra da 7,5 miliardi di euro che, come ho detto prima, non sottrae alcuna risorsa all'economia reale e ai settori che la trainano.

Vorrei concludere, signor Presidente, ricordando all'opposizione quel detto secondo il quale si guarda molto spesso la pagliuzza nell'occhio del vicino, ma non ci si accorge che nel proprio c'è un trave grande così. (Applausi dai Gruppi AN e FI).