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Legislatura 14ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 650 del 29/07/2004


MARINO (Misto-Com). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

MARINO (Misto-Com). Signor Presidente, dichiaro il voto contrario dei Comunisti Italiani a questo provvedimento, che si limita ad intervenire tardivamente, e forse ancora in modo insufficiente, sui conti dell'anno in corso per evitare sforamenti.

A nostro avviso, si tratta di una manovra correttiva antipopolare, con un chiaro carattere antimeridionale.

Ci troviamo ancora una volta di fronte ad un aumento delle tasse e a tagli. Non è occorsa grande fantasia, signor Presidente, per aumentare il prezzo delle marche da bollo o l'accisa sul tabacco o l'imposta di registro o per ricorrere alla proroga del condono edilizio o ai tagli agli enti locali (che saranno costretti a rivedere, ovviamente, i bilanci già assestati per il 2004 e a ridurre drasticamente i servizi sociali), per operare tagli agli incentivi alle imprese per le assunzioni e alle aree sottoutilizzate, quindi al Mezzogiorno, mentre aumentano le spese militari per le missioni internazionali, compresa quella in Iraq, contrabbandata come missione umanitaria quando invece le spese di carattere umanitario costituiscono meno dell'8 per cento della spesa complessiva.

Non sono state ancora approfondite le cause reali che hanno imposto l'adozione di questo provvedimento di contenimento della spesa pubblica. In effetti, si è puntato su errate ed ottimistiche previsioni di crescita. Non tutto è addebitabile, signor Presidente, al contesto internazionale e alla congiuntura poco favorevole. È mancato, quindi, l'approfondimento delle cause che hanno portato all'adozione del provvedimento perché altrimenti sarebbero state messe sotto accusa le scelte di politica economica che il Governo di centro-destra ha posto in essere da tre anni a questa parte, sarebbe stata messa sotto accusa la gestione della spesa e della finanza pubblica, che ha determinato, a nostro avviso, il deterioramento dei conti.

Resta quindi tutta intera l'esigenza di un'operazione verità sui conti; quest'operazione si impone per valutare quelli che sono stati, a nostro avviso, gli effetti devastanti dei tanti condoni e concordati fiscali sulle entrate, che hanno subìto una contrazione, tant'è che la Corte dei conti, ancora recentemente, ha rilevato come gli sgravi fiscali accordati per il 2003 siano restati in sostanza senza piena copertura.

Considerata anche la forte frenata dei consumi, le scelte di questa manovra correttiva, e quelle che vengono annunciate con il Documento di programmazione economico-finanziaria e con la finanziaria per il 2005, non vanno certamente in direzione dell'allargamento della domanda interna.

Soprattutto, le scelte del Documento di programmazione economico-finanziaria e quelle preannunciate con la futura finanziaria, della consistenza di ben 24 miliardi di euro, non fanno pensare a mutamenti radicali della politica economica sin qui seguita. Anzitutto, non sembra che, dal punto di vista dei contenuti, si voglia affrontare la questione salariale, in termini soprattutto di recupero della perdita del potere di acquisto, che non è un effetto dell'introduzione dell'euro, ma delle manovre speculative sull'euro.

Il tasso di inflazione programmato annunciato è ben lontano da quello reale: è un tasso di inflazione programmato… (Il microfono si disattiva automaticamente. Viene prontamente riattivato dalla Presidenza). Se mi consente, signor Presidente, integrerò il mio intervento con un testo scritto che consegnerò agli Uffici.

 

PRESIDENTE. La Presidenza l'autorizza in tal senso. Comunque, le concedo ancora un minuto, poi potrà consegnare il testo.

 

MARINO (Misto-Com). Il tasso d'inflazione programmato che vuole imporre il Governo, e che costituisce un punto di riferimento per i rinnovi contrattuali, è ben lontano da quello reale. Non vi è nessuna intenzione di restituire il fiscal drag, né pare che si voglia provvedere a reperire risorse adeguate a far fronte ai contratti dei dipendenti pubblici.

Anche se il presidente Berlusconi è stato costretto a fare passi indietro rispetto al progetto originario di ridurre a due le aliquote fiscali, non si evidenzia una linea volta a dire basta ai regali fiscali ed ai condoni - anzi si vuole estendere il condono anche al 2003 - né si manifesta una tendenza a riprendere la lotta all'evasione e all'elusione fiscale o ad uniformare le aliquote sul reddito da capitale.

Concludo qui il mio intervento, ringraziando la Presidenza per l'ulteriore tempo concessomi.