GIARETTA (Mar-DL-U). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GIARETTA (Mar-DL-U). Signor Presidente, rendo questa dichiarazione di voto anche a nome dei Gruppi dei Democratici di Sinistra e dello SDI, oltre che della Margherita, cioè dei Gruppi della Lista Uniti nell'Ulivo, volendo segnalare anche in sede parlamentare l'avvio di una fase nuova per la politica italiana.
Siamo in presenza di una manovra correttiva dei conti pubblici di entità piuttosto cospicua: 7,5 miliardi di euro, che sono, purtroppo, solo un bell'anticipo di ciò che ci attende per i prossimi anni. Perché si fa una manovra? In genere, si vara una manovra perché si vogliono raggiungere nuovi obiettivi: è successo così nel 1996, quando il Governo Prodi assunse come obiettivo l'aggancio con la moneta unica; una manovra si vara anche in presenza di problemi derivanti da calamità naturali o perché si verifica un radicale, imprevedibile mutamento nel corso dell'economia.
Nulla di tutto questo è successo tra il 2003 e il 2004: si è semplicemente realizzato ciò che abbiamo sempre sostenuto. Non si può governare troppo a lungo un Paese sopravvalutando costantemente gli interventi di riduzione della spesa e sottovalutando i costi dei provvedimenti.
Il sottosegretario Vegas ci ha detto che non bisogna sorprendersi di questa manovra perché il Governo, per tempo, aveva segnalato la situazione. Non faccia torto alla sua intelligenza, senatore Vegas: il Governo soltanto nelle pieghe dell'ultima Relazione trimestrale di cassa, presentata con molto ritardo, ha segnalato per la prima volta che, per raggiungere il 3 per cento dell'indebitamento netto, occorreva che fossero soddisfatte una serie di condizioni.
Noi abbiamo segnalato per tempo che era impossibile raggiungere quelle condizioni, ma gli italiani non hanno memoria della paginetta della Relazione trimestrale di cassa; hanno invece memoria di un Ministro del tesoro il quale ha ostinatamente affermato che i conti erano in ordine, negando ciò che, giorno per giorno, in questi anni abbiamo segnalato con dati e argomenti. Gli italiani hanno memoria di un Presidente del Consiglio che parlava di riduzione delle tasse e non dei sacrifici che si apprestava a chiedere agli italiani. C'era la campagna elettorale e si doveva far finta di nulla, e questo colpevole ritardo aggrava i sacrifici oggi richiesti agli italiani.
Un numero solo è emblematico del fallimento della politica di finanza pubblica di questo Governo: i Governi dell'Ulivo, che non saranno stati i più longevi della storia ma affrontavano i problemi strutturali del Paese e non tiravano a campare, avevano ricevuto un Paese il cui indebitamento netto era alla cifra record del 7,6 per cento del PIL. Vi abbiamo restituito un Paese il cui indebitamento era quasi azzerato: nel 2000 era pari allo 0,65 per cento, sia pure calcolando l'intervento straordinario per la vendita delle licenze telefoniche. Oggi avete riprecipitato il Paese nel baratro di un indebitamento che - lo dice la bozza del Documento di programmazione economico-finanziaria - sarebbe, senza interventi, al 4,4 per cento, ma c'è chi parla del 5.
Questo disastro è il frutto avvelenato degli errori di conduzione della politica economica e fiscale del Governo: un'applicazione tutta ideologica di teoremi senza fondamento in campo fiscale, da un lato, e un pragmatismo senza regole, dall'altro, che ha visto lievitare la spesa pubblica ai livelli più alti del dopoguerra.
Ne parleremo esaminando il DPEF, ma la domanda più stringente che ci pone il provvedimento è la seguente: sarà una manovra efficace e, soprattutto, che tipo di Italia emerge da questa manovra? Efficace, certamente la manovra non è, perché ancora una volta gli interventi non sono strutturali, non incidono sui meccanismi di formazione della spesa. Ma che tipo di Italia ne emerge? Una brutta Italia, vorrei dire, signor Ministro, un'Italia in cui viene punito chi ha voglia di investire.
Il taglio del sostegno agli investimenti delle imprese, in particolare del Mezzogiorno, è grave per il futuro e gravissimo per il presente. Il vostro Governo dichiara che non onorerà contratti già sottoscritti con le imprese: quale socio inaffidabile presentate al mondo dell'economia! Chi accetterà di investire con un socio così poco credibile?
È per questo, ossia perché li avete resi incerti e inaffidabili, che i provvedimenti, come si dice, sottosegretario Vegas, non tirano più.
È un'Italia in cui viene punito chi risparmia. L'aumento dell'imposizione fiscale sulla seconda casa colpisce un bene rifugio per il risparmio di tanti italiani e colpisce di più quelli a reddito basso, quelli che hanno bisogno di un'integrazione attraverso un mutuo. Non si tratta, come sostiene la maggioranza, di un aggiustamento. Come si può chiamare aggiustamento un aumento del 700 per cento (abbiamo capito bene?) dell'imposta sostitutiva sui mutui e, nei due anni, del 20 per cento dell'imposta di registro? In un caso sono 617 milioni di euro, nell'altro 238 milioni l'anno scorso e altrettanti quest'anno, cioè 2.000 miliardi di vecchie lire di aumento dell'imposizione fiscale sul bene casa; 2.000 miliardi che escono dalle tasche degli italiani e vanno a coprire l'incapacità del Governo di controllare la spesa pubblica.
Un'Italia con un Governo che non rispetta la legge. L'articolo 3 dello Statuto dei diritti del contribuente vieta interventi fiscali retroattivi. Modificate in corso d'anno l'IRAP per le banche (ma questa IRAP non dovevate forse diminuirla?), con un aumento che significherà denaro più caro per cittadini e imprese. Modificate in corso d'anno il trattamento fiscale delle fondazioni bancarie. Perciò, meno soldi alle politiche locali per lo sviluppo, la cultura e gli interventi sociali.
Un'Italia prigioniera della centralizzazione della spesa. L'ennesima stretta sugli enti locali significa obbligarli ad aumentare la fiscalità ed il costo dei servizi locali per alimentare il grande falò della spesa pubblica dello Stato centrale, che non riuscite a contenere.
Un'Italia ancora ferma a ricavare risorse per lo Stato centrale dalla manomissione del territorio, invece che dalla sua corretta gestione. Tornate ancora sul condono edilizio: norme tecnicamente sbagliate e che premiano l'illegalità.
Un'Italia con un Governo che fa pagare a tutti gli italiani le conseguenze della propria inefficienza. Non c'è tempo, purtroppo, per esaminare nel dettaglio le gravi conseguenze del taglio degli stanziamenti di bilancio. Non è un fatto tecnico. Gli italiani devono sapere cosa può significare, ad esempio, prevedere il taglio del 30 per cento dei fondi per la difesa del suolo, del 50 per cento dei fondi per la promozione turistica, del 56 per cento del Fondo unico per lo spettacolo, del 25 per cento del Fondo unico per gli investimenti e del 40 per cento del Piano nazionale della pesca, nonché un taglio di 479 milioni di euro per gli ammortizzatori sociali; settori vitali dello sviluppo del Paese, come economia, cultura, territorio, turismo. Tagli del futuro, non solo tagli dello stanziamento del bilancio.
Abbiamo perciò buoni argomenti per sostenere, di fronte all'opinione pubblica, il nostro voto contrario. Erano altrettanto buoni gli argomenti con cui in questi anni abbiamo, puntualmente e tempestivamente, evidenziato gli errori che contenevano le vostre proposte. Non avete voluto ascoltare e i danni che ne ha ricevuto il Paese sono evidenti, tanto che il nuovo Ministro dell'economia e delle finanze ci deve prospettare una lunga stagione di sacrifici tra il 2004 e il 2006 e una manovra correttiva per 45 milioni di euro, 90.000 miliardi delle vecchie lire.
Prigionieri di un'estenuante e mai conclusa verifica politica, abbandonate il Paese a se stesso. Non state facendo il bene dell'Italia e per questo gli elettori vi hanno punito. Noi vogliamo preparare un futuro migliore per il nostro Paese. (Applausi dai Gruppi Mar-DL-U, DS-U, Verdi-U, Misto-SDI e Aut. Congratulazioni).