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Legislatura 14ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 426 del 01/07/2003


SODANO Calogero (UDC). Signor Presidente, onorevoli colleghi, oggi comincia ufficialmente il semestre di Presidenza italiana dell'Unione Europea; è una sfida sicuramente difficile, ma anche una grande opportunità. Non sarà certamente una passeggiata, una tranquilla navigazione sotto costa, ma una navigazione in mare aperto, in un mare piuttosto agitato.

Il timone europeo torna infatti nelle nostre mani in uno dei momenti più critici della storia comunitaria. L'Europa si è allargata, si è data una dimensione continentale forse con molta fretta e con tanta facilità. Al riguardo condivido l'opinione del ministro Tremonti, il quale ha risposto ieri a Fassino sulla questione dell'allargamento: ritengo che l'Unione non abbia ancora le strutture istituzionali adeguate per reggere l'urto di una completa integrazione di 25 Paesi, ma si tratta della più grande avventura che il Governo Berlusconi trova sul suo cammino e la intraprende con grande entusiasmo, nonostante le riserve e le critiche, più o meno interessate, di certa stampa estera.

Giovedì scorso il Presidente del Consiglio, prima di parlare delle questioni concernenti il semestre europeo, ha voluto correttamente informare questo ramo del Parlamento della situazione politica del Paese e lo ha fatto con il suo solito garbo, nonostante le risate e gli applausi ironici che venivano dalla sinistra. Ha indicato alla maggioranza e all'opposizione le diversità di vedute che serpeggiano all'interno della coalizione su argomenti di vitale importanza per il Paese: ad esempio, l'indultino, rispetto al quale Alleanza Nazionale, nonostante un emendamento che era stato concordato, ha espresso un voto contrario, e il problema dell'immigrazione, di cui parlerò successivamente.

Il Presidente del Consiglio ha voluto specificare che da un lato vi sono i fatti e dall'altro le voci che si intrecciano nel dibattito democratico e, seppure queste voci si alimentino di fatti, occorre continuare a distinguere tra il teatrino della politica e la vita reale, tra gli umori individuali e lo stato reale delle istituzioni del Governo della Repubblica. Continuava dicendo che tra noi non scorre sangue, ma qualche ferita, signor Presidente, c’è e, se non si pone rimedio, rischia di infettarsi.

In due anni molto è stato fatto e se si rimane sul terreno delle cose concrete, se il Governo riesce a dimostrare di tenersi sul "terreno del fare" - un’espressione che piace tanto al nostro Premier - anche ciò che ancora manca può avere una logica.

Nessuno può negare che al Governo è capitata, ancora in fase di avvio, la tegola dell’11 settembre, seguita da due guerre e da una crisi economica mondiale della quale gli analisti rinviano, di mese in mese, il superamento; a questo si deve aggiungere la lunga stagione dei girotondi, degli scioperi politici, l’incubo giudiziario, per fortuna fermato dal lodo Maccanico.

Come dicevo, la preparazione del semestre europeo cade in piena crisi di rapporti all’interno dell’Europa e dei rapporti tra questa e gli Stati Uniti; crisi che certo occupa, preoccupa e distrae Governo e Premier. Gli italiani però hanno presente il quadro generale, amici dell’opposizione: non si aspettano miracoli che nessuno può compiere e che neppure può promettere. Essi sono sensibili ai segnali che arrivano, i quali vengono nella direzione giusta: dalla riduzione della pressione fiscale a progetti credibili di rilancio dell’economia reale, all’aver coraggiosamente avviato investimenti in grandi infrastrutture, come il ponte sullo Stretto di Messina, che daranno però risultati positivi nel prossimo decennio.

Presidenza del vice presidente FISICHELLA

(Segue SODANO Calogero). Tuttavia, debbo dire onestamente che tutto questo per il Mezzogiorno ancora non basta: c’è una crescita occupazionale al Nord, ma una stagnazione al Sud, da dove centinaia di giovani continuano ad emigrare non trovando ad oggi nessun posto di lavoro.

Il Governo, signor ministro La Loggia, ha la vitale necessità di recuperare in gran fretta una via alta per il Mezzogiorno - ne parlo con lei conoscendo il suo interesse per l’argomento, soprattutto perché è siciliano come me - fatta di scelte concrete e lungimiranti, sganciate da interessi localistici del Nord o, peggio, di piccolo o anche grande cabotaggio politico.

Vorrei un’azione di Governo che dimostrasse di saper selezionare davvero le priorità secondo una visione di lungo periodo, in una logica di ricomposizione della frattura generazionale tra giovani e anziani, ma anche della frattura tra Nord e Sud, tra ceti forti e ceti deboli.

Sono convinto che - come il presidente Berlusconi ha detto giovedì - tra noi non ci sono veleni. Sarà vero, ma ci sono alcune cose che non funzionano, come l’intervento del Capogruppo della Lega, onorevole Cè, alla Camera dei deputati, rivolto al Ministro dell’interno, che non oso neanche definire.

Abbiamo bisogno comunque, come maggioranza, di una "registrata". I toni molto accesi non hanno fatto divampare l’incendio che qualcuno della Margherita auspicava (addirittura si parlava di crisi politica!), ma il tema degli sbarchi e dell’immigrazione illegale è un problema reale: guai a sottovalutarlo o, peggio, a nascondersi che esiste un’emergenza immigrati e che tale emergenza si trova a Lampedusa!

Spesso non ho condiviso le battaglie della Lega perché sono un convinto sostenitore della questione meridionale; lo sono però in senso moderno, senza dover elemosinare al ricco e opulento Nord così come forse è stato fatto nel passato: desidero che il Sud abbia tutto quello che ha il diritto di avere. Ma questa è un’altra storia.

Come ho detto, la Lega ha oggi messo il dito nella piaga. Mercoledì scorso ho invitato il sottosegretario alla Difesa, senatore Bosi, a partecipare ad una missione a Lampedusa. Arrivati in quello che è l’ultimo lembo del territorio italiano, siamo andati sulla nave Perseo, il cui comandante ci ha detto che soltanto due fregate e un aereo (un Atlantic di circa quarant’anni) sono lì a controllare un ampio spazio di mare, che va dallo Ionio fino alle coste tunisine.

Questo aereo, che ha un’autonomia di sole otto ore, lascia praticamente un varco di circa sedici ore, tant’è che barche tunisine o libiche che partono dalla regione di Zuar in Libia per poi arrivare sulle coste lampedusane, arrivano addirittura alla Guiccia, che è la spiaggia più bella dell’isola di Lampedusa, o a Cala Croce senza che nessuno riesca a fermarle. Quindi, c'è qualcosa che non va, qualcosa a cui il Governo deve porre maggiore attenzione.

Lo stesso Santo Padre domenica scorsa diceva che l'accoglienza deve sempre realizzarsi nel rispetto delle leggi, e quindi coniugarsi, quando è necessario, con la ferma repressione degli abusi. Soprattutto noi dell'UDC abbiamo sempre detto e sostenuto che nessuno vuol cacciare nessuno; si vuole regolamentare un fenomeno che preoccupa e non può non preoccupare ogni persona di buonsenso.

La posizione demagogica di un parte politica e di insensata permissività ha decretato il fallimento dei Governi di centro-sinistra in materia di immigrazione, ed oggi appare molto futile che il Presidente del Comitato di controllo sui servizi segreti, l'onorevole Enzo Bianco, parli di un esodo quasi biblico previsto dall'intelligence: sarebbero giunte notizie secondo cui circa due milioni di disperati si appresterebbero a sbarcare sulle coste siciliane. Ma cosa è stato fatto precedentemente?

Secondo me c'è bisogno, proprio perché siamo alla Presidenza dell'Unione Europea, di un impegno straordinario internazionale dell'Europa, così come si è fatto per la lotta al terrorismo e alla droga, per definire un programma di azione, per intervenire alla fonte del fenomeno, per creare le condizioni che consentano a quei giovani disperati di non abbandonare i propri Paesi per intraprendere le strade dell'immigrazione illegale. È forse più giusto e più logico portare aiuti concreti, magari con controlli più severi nei Paesi di origine. Aiutiamoli a svilupparsi con piani che prevedano sì aiuti alimentari, ma anche e soprattutto tecnologie e formazione.

La Presidenza italiana del semestre europeo cade in una congiuntura internazionale particolarmente difficile e che - è inutile nasconderlo - ha appena diviso gli europei. Rimane indebolita la relazione transatlantica, nonostante i progressi del dopo Iraq ed è ancora difficoltoso ed accidentato il percorso del processo di integrazione europea giunto, nonostante tutto, alla sua fase cruciale.

Siamo infatti all'indomani dei Trattati di adesione e viviamo la vigilia di una riforma costituzionale che dovrà definire l'architettura della nostra Europa di domani; ma, proprio in dipendenza di questo, dobbiamo indicarne il possibile ruolo. E dispiace rilevare che sia stato accantonato il tema delle nostre radici giudaico-cristiane nella Costituzione europea, caratterizzata oggi soltanto in modo nettamente laico, dimenticando, quelle radici cristiane che fanno parte della nostra storia culturale, politica e sociale, come se ci vergognassimo di duemila anni di storia di questo vecchio Continente. E proprio sabato papa Giovanni Paolo II diceva: "Europa riscopri le tue radici, apri le porte a Cristo, sii te stessa". È un appello a cui non possiamo mancare.

Sull'allargamento dell'Unione Europea in passato ho espresso delle perplessità che anche oggi voglio riassumere, senza con questo voler spezzare le ali all'entusiasmo per una nuova e grande Europa. Sarei però un ipocrita se non dicessi per intero tutto il mio pensiero.

Con l'arrivo di nuovi dieci Paesi a partire dal maggio dell'anno prossimo, muteranno le graduatorie per la distribuzione dei finanziamenti per quanto riguarda l'Obiettivo 1, cioè quei finanziamenti che si erogano a Regioni che hanno più bisogno di altre. La Sicilia, la Calabria, la Puglia, la Lucania ne usciranno, perché più ricche sulla carta, perché i parametri cui si riferiscono i funzionari del Parlamento europeo sono basati soltanto sul prodotto interno lordo.

Chiedo dunque come ho chiesto all'onorevole Fini quando si parlò della Convenzione in quest'Aula - che tali parametri vengano modificati, che oltre al PIL siano valutati anche l'indice di occupazione o di disoccupazione (che per la Sicilia è alto, dato che siamo ancora al 20 per cento) e la presenza di infrastrutture. Mi rendo conto che sarà difficile introdurre quest'ultimo parametro, ma sarebbe comunque sufficiente inserire il parametro della disoccupazione.

Fra le varie invettive suscitate dalla Presidenza Berlusconi, si è sentita pure quella di essere stato nella settimana scorsa troppo filoamericano o, per quanto riguarda il Medio Oriente (le cose sono collegate), troppo filoisraeliano. Ma questa è una risorsa, non è affatto un limite, colleghi della sinistra, di questa Presidenza.

Che volete? L'europeismo ideato e praticato come antiamericanismo nella logica del peggior Chirac, della Francia non più illuminata? Sarebbe sbagliatissimo. Avete nostalgia di un'Europa che, rispetto al Medio Oriente, si senta e si erga ad America dei palestinesi? Quando è stato così, il ruolo dell'Europa non è stato debole, è stato semplicemente inesistente.

Io sono perché ci sia un'Europa, come qualche poeta diceva, che sia il sogno comune di tanti cittadini. Non si tratterà infatti di firmare a ottobre un trattato fra Stati, com'è avvenuto il 25 maggio 1957, sarà qualcosa di diverso: si tratterà di varare una Costituzione, cioè una legge fondamentale, espressione di un diretto legame di tutti i cittadini europei, che rispetti e promuova i diritti umani e le libertà fondamentali.

L'importante sarà la qualità del risultato che si riuscirà a raggiungere, anche se bisognerà mettere nel conto gli inevitabili scontenti fra i Paesi piccoli e grandi. Ma un progetto così ambizioso merita pure qualche sacrificio. (Applausi dai Gruppi UDC, FI e AN. Congratulazioni).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Danieli Franco. Ne ha facoltà.