SERVELLO (AN). Signor Presidente, onorevoli rappresentanti del Governo, onorevoli colleghi, è con imbarazzo ed insieme amarezza che intervengo in questo dibattito. La politica, quella con la "P" maiuscola, sembra abbia difficoltà ad essere presente dentro e fuori quest'Aula.
Il Presidente del Consiglio ha esposto con toni pacati l'essenziale dell'impegno del Governo per il semestre italiano dell'Unione Europea e ha lanciato un pressante invito all'opposizione perché anteponga alle considerazioni di parte una valutazione degli interessi nazionali. Un tempo si sarebbe detto "amor di Patria".
Il presidente Berlusconi non ha chiesto una tregua ma (cito testualmente): "quando sia possibile, un livello minimo di intesa nazionale o di fair play, sulle questioni cruciali che interessano tutto il Paese e i suoi rapporti con i partner europei".
La linea che l'opposizione sta assumendo è all'insegna della doppiezza. Non si offendano i colleghi del centro-sinistra, non faccio polemica gratuita. Traggo le logiche conclusioni da quello che proclamano i leader dell'Ulivo. La doppiezza l'ha esplicitamente teorizzata il leader della Margherita, Francesco Rutelli, quando ha dichiarato l'altro giorno ai giornali (cito testualmente): "Adotteremo una doppia linea. Cercheremo di tutelare il nostro Paese, perché dobbiamo evitare che la cattiva reputazione di Berlusconi si riversi sull'Italia provocando danni permanenti".
È una dichiarazione assai eloquente e gravissima. Non spetta né all'onorevole Rutelli né a qualsiasi leader partito tutelare l'Italia. L'Italia è tutelata dai suoi legittimi rappresentanti ai vertici delle istituzioni. L'Italia è tutelata dal Capo dello Stato e dal Presidente del Consiglio, che si appresta a rappresentarla alla Presidenza dell'Unione Europea.
È ipocrita indignarsi per i collegamenti che, secondo il Presidente del Consiglio, esistono tra certa - e sottolineo: certa - stampa internazionale e la strategia della sinistra italiana. Non credo ai complotti, ma constato una realtà non nuova.
E' un gioco fin troppo scoperto identificare la stampa di sinistra internazionale - e non mi riferisco a quella estrema - con i popoli e i Governi dei Paesi a cui appartiene. E non ci si venga a dire che la presenza del "Financial Times", che da sempre persegue obiettivi che di certo non vanno incontro agli interessi italiani (e ne sa qualcosa Prodi), costituisca la prova che anche la stampa di destra o conservatrice è contro Berlusconi e il suo Governo.
Un'autorevole politica dell'Italia, non solo sul piano europeo, confligge con interessi stranieri ben consolidati, sicché essi si organizzano, trovando collusioni e servilismo all'interno del nostro Paese.
Quello che l'opposizione sta conducendo, è un gioco al massacro; non di Berlusconi, ma dell'Italia. Il Presidente del Consiglio ha evocato la possibilità che, in base agli accordi che si stanno negoziando con Tripoli, le nostre Forze armate possano essere coinvolte in operazioni congiunte con i libici per bloccare l'ondata di immigrazione dall'Africa.
Ebbene, l'opposizione, invece di favorire questa trattativa, ha fornito a Gheddafi, che è l'unico leader africano ed arabo a tenere desta la questione coloniale, il possibile pretesto per far saltare l'accordo. Le parole di Berlusconi sono state presentate come un'operazione neocoloniale, come se l'Italia si preparasse a sbarcare nuovamente sulle coste di Tripoli.
Siamo di fronte ad un gesto di irresponsabilità, tanto più grave in quanto si inserisce in un problema con aspetti drammatici come quello dell'immigrazione, e in un momento in cui il Governo ricerca, con la collaborazione della Libia, un rimedio sostenibile. C'è infatti mancato poco che, a seguito della campagna fatta dall'opposizione, l'accordo saltasse. Bisogna convenire che Gheddafi ha dimostrato maggior buon senso della sinistra italiana.
È questo il comportamento di forze politiche mature, responsabili, democratiche, che hanno come visione il superiore interesse nazionale? Certamente no. Una lezione su come ci si comporta nel momento in cui questi interessi sono in ballo è venuta proprio dai partiti di centro-destra quando erano all'opposizione, come nel caso del Kosovo e dell'Albania.
Ma il caso Libia è solo un particolare in un panorama generale nel quale appare chiaro lo sforzo della sinistra di screditare il Governo sul piano internazionale, incurante dei danni che possono essere arrecati all'immagine e alla credibilità dell'Italia.
Siamo in presenza di un battage, lasciatemelo dire, fazioso su certa stampa e nelle prese di posizione di autorevoli membri, salvo eccezioni, dell'opposizione. Siamo arrivati al punto che un noto settimanale, per la firma di un autorevole commentatore, che con gli anni ha accentuato il suo livore invece di guadagnare serenità di giudizio, chiede che "Dio scampi l'Europa da Berlusconi"; è questo il titolo di un articolo del signor Bocca. Questa invocazione allo straniero è una non edificante tradizione di certa Italia.
Alleanza Nazionale condivide i princìpi ispiratori e il programma della Presidenza italiana; in particolare, condivide il progetto di un'Europa più vasta, aperta progressivamente a quel che resta del Continente: ai Paesi dei Balcani, come l'Ucraina, la Bielorussia, la Moldavia, all'importanza di un rapporto speciale con la Russia. In questa prospettiva apprezziamo l'impegno a facilitare l'integrazione dei dieci Paesi che si accingono ad entrare nell'Unione e a favorire l'adesione della Turchia.
L'agenda sulla quale dovrà lavorare la nostra presidenza è ricca di impegni, che vanno dalle reti infrastrutturali alle grandi questioni sociali. Soprattutto, c'è lo storico appuntamento con la Conferenza intergovernativa, che ad ottobre dovrà sancire il varo dei lavori conclusivi della Convenzione.
L'Italia, con lealtà e con l'impegno leale e personale del vice presidente del Consiglio Gianfranco Fini, ha dato e continua a dare il suo contributo all'elaborazione di una Carta costituzionale e lo fa nel rispetto di una vocazione e di una tradizione europeista che, ad onta di quanto afferma certa stampa europea, è di gran lunga più forte nella Casa delle Libertà di quanto non sia nell'Ulivo e nei suoi alleati.
Sul piano strettamente politico, c'è da esprimere amarezza e delusione. Il semestre di presidenza italiana dell'Unione Europea è una importantissima opportunità per il nostro Paese; è un'opportunità non solo mediatica, non solo di immagine, ma reale e sostanziale, per avviare a soluzione i problemi italiani ed europei: dalle questioni finanziarie allo sviluppo, alla sicurezza interna e internazionale, alla collaborazione con gli Stati Uniti dopo le polemiche dei mesi scorsi.
Dai leader dell'opposizione era lecito attendersi ben altre parole: parole di critica, certo, e di critica anche aspra, ma sul merito dei problemi; non parole su presunte anomalie dell'odierna democrazia italiana, parole che di fatto avallano le polemiche artificiose che circoli, poteri e gruppi di pressione esterni al nostro Paese vanno svolgendo al solo scopo, evidentemente, di indebolire la presidenza di turno italiana e realizzare meglio i propri interessi, sia politici, sia economici.
Con questa doppiezza, l'opposizione spera evidentemente di lucrare un vantaggio politico. Ma, se è così, allora dico che si tratta di un calcolo miope e irresponsabile che rivela una mentalità provinciale nell'approccio ai problemi italiani nel contesto europeo.
Ma non credo che sia tutta colpa delle scelte di linea politica degli esponenti dell'Ulivo e della Margherita. La colpa più rilevante appartiene a chi ispira l'opinione pubblica del centro-sinistra, e tutto questo dall'alto di consolidati poteri mediatici.
Il fondo di ieri del direttore del quotidiano "la Repubblica" è un capolavoro di ipocrisia e di irresponsabile faziosità. Nell'articolo vengono rilanciate, nella sostanza, tutte le infondate accuse al Governo del nostro Paese venute dalla stampa estera. Dopo un ossequio puramente formale all'autonomia politica italiana, Ezio Mauro dà ragione, di fatto, ai beceri commentatori esteri dicendo che Berlusconi rappresenterebbe una "anomalia"; che l'Europa sarebbe allarmata per una "nuova, pericolosa, anormalità italiana", che il Presidente del Consiglio sarebbe un "uomo più forte della legge".
Il Mauro-pensiero presenta altre parole, ma mi fermo qui. Dico solo che il direttore di uno dei maggiori quotidiani italiani non trova il tempo di dedicare neanche un rigo alla sostanza dei problemi che la presidenza italiana dell'Unione europea dovrà affrontare. In compenso, rimpiange il "salotto buono che non c'è più" e anche qui l'opposizione o, per essere più precisi, il potere editoriale d'opposizione, getta la maschera. Per Mauro, come per Rutelli, il potere politico viene dal salotto, non dall'urna. Ecco, colleghi senatori, dove risiede la vera anormalità italiana.
La vera anomalia, caso unico in Europa e più generalmente nelle democrazie occidentali, è quella di un’opposizione che a due anni dal voto popolare non si rassegna a prendere atto di una sconfitta e non è capace di impegnare una normale dialettica democratica, in attesa di un nuovo responso delle urne. C’è un’incurabile nostalgia del potere perduto.
Condividiamo ed apprezziamo le affermazioni del Presidente del Consiglio riguardanti l’insostituibilità del rapporto transatlantico e del sistema di valori su cui poggia da oltre cinquant’anni. Valori che a sinistra solo da taluni sono condivisi. Comunque, con molti se e molti ma, come ho sentito poc’anzi dall’intervento di un collega della Margherita.
L’alleanza con gli Stati Uniti è complementare all’Europa, non certo antitetica. In questo contesto, le nostre scelte, dall’Afghanistan all’Iraq, si sono rivelate equilibrate e responsabili.
Restano, infine, la priorità della lotta al terrorismo e l’impegno per una sicurezza globale contro una minaccia globale. L’Europa deve farsene carico responsabilmente, dotandosi dei necessari strumenti politici e militari.
Il Presidente del Consiglio ha legato il suo nome ad un piano di rilancio economico e sociale del Medio Oriente, nella prospettiva che finalmente violenza e terrorismo lascino il posto ad una prospettiva di pace, e nel rispetto della sicurezza di Israele e del diritto dei palestinesi di avere un loro Stato.
C’è una volontà dell’Italia a partecipare attivamente a questo processo. Il nostro interesse nazionale, in un’Europa che si allarga sempre più lungo la sua dimensione continentale, è nel Mediterraneo: un mare di pace, più che un auspicio, è per noi una necessità.
Di questo e di altro signor Ministro, onorevoli colleghi, dovremmo parlare e non certo di un ritorno coloniale in Libia ed altre irresponsabili amenità. (Applausi dai Gruppi AN, FI e del senatore Carrara. Congratulazioni).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Ioannucci. Ne ha facoltà.