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Legislatura 14ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 426 del 01/07/2003


NANIA (AN). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

NANIA (AN). Signor Presidente, signori del Governo, colleghi senatori, si apre oggi un semestre molto importante e molto particolare per il nostro Paese, anzitutto perché l'Italia avrà l'onore di ospitare la firma del Trattato relativo alla Costituzione europea, e soprattutto perché il Governo ha ordinato le priorità di questa presidenza sottolineando l'importanza di agire sulle politiche di sviluppo, anche infrastrutturale, sulle politiche del mercato del lavoro e sulle politiche di integrazione, parlando di Europa vasta.

Questo semestre europeo è particolarmente importante per noi, per la destra, per Alleanza Nazionale, per il Governo italiano. È importante per la destra perché quando, da giovani, insieme a parecchi colleghi che siedono nei banchi di Alleanza Nazionale con i quali ho condotto numerose battaglie, abbiamo abbracciato la causa della destra, uno dei nostri motti era: costruiamo l'Europa da Brest a Bucarest, dall'Artico al Mediterraneo.

Questa visione dell'Europa, che ha sempre animato i sogni della destra politica italiana, questa visione dell'Europa nella quale noi abbiamo creduto, prima ancora che come mercato, prima ancora che come finanza, prima ancora che come moneta, come tavola dei valori, come luogo di riferimento ideale, come luogo delle responsabilità.

Le nostre critiche alle carenze su questo versante della Costituzione italiana, si sono appuntate proprio - lo ricordo con particolare emozione - effettuando un confronto con la Costituzione della Repubblica federale tedesca: la Costituzione di un popolo e di una Nazione che fu preda di una dittatura, come la Nazione italiana, e che pure, nello scrivere la propria Costituzione, inserì il riferimento all'Europa nelle sue norme fondamentali.

Nel preambolo alla Costituzione della Repubblica federale tedesca è infatti scritto: "Consapevole delle proprie responsabilità davanti a Dio e agli uomini, animato dalla volontà di salvaguardare la propria unità nazionale e statale e di servire la pace del mondo quale membro, equiparato nei diritti, di un’Europa unita, il popolo tedesco…".

Nella nostra Costituzione, proprio in ragione della presenza di una forza che era notoriamente eteroispirata ed eteroguidata, non ci fu la possibilità di parlare d'Europa. Nei riferimenti alla politica internazionale, nella nostra Costituzione si fa un richiamo esplicito alle limitazioni di sovranità dettate dai Trattati internazionali. La nostra Costituzione, colleghi della sinistra post-comunista, è formata di 139 articoli; è la più lunga Costituzione dei Paesi europei. Eppure, in nessuno dei suoi articoli, in nessuno dei suoi commi, in neppure una parola, nella Costituzione del compromesso storico che tutti conosciamo si fa riferimento all'Europa.

Per queste ragioni la destra politica ha annoverato sempre l'Europa tra i propri sogni e ritiene che nella Costituzione di domani per il popolo italiano l'Europa debba rappresentare il valore comune tra la destra e la sinistra socialdemocratica. L'Europa deve rappresentare il terreno di incontro, l'Europa deve rappresentare il valore di base sul quale noi dobbiamo costruire l'anima, lo spirito della nuova Costituzione per il futuro.

Al tempo stesso, siccome l'Europa può rappresentare l'anima della nuova Costituzione italiana, noi, da italiani, dobbiamo dare un'anima alla nuova Costituzione europea e, sottoscrivendo il relativo Trattato, che sarà firmato a Roma, dovremo tutti insieme riscoprire il significato da attribuire al Cristianesimo.

Perché non inserire tra le radici della Costituzione europea, oltre al riferimento ai princìpi laici, anche quello alle radici giudaico-cristiane dei popoli dell'Europa? In Europa questa è una radice fondamentale. La radice cristiana si articola con la religione ortodossa in alcuni Paesi, con la religione protestante in altri, con la religione cattolica in Italia, ma ci accomuna tutti.

Ecco perché pensiamo che quest'occasione vada vissuta in maniera particolare. Lo pensiamo anche con riferimento alla circostanza che il Governo del Paese - proprio il Governo del Paese - si è reso interprete di questa nuova fase politica che ci può riguardare come italiani. Politiche di pace e sicurezza, politiche di lotta al terrorismo, politiche di lotta al terrorismo internazionale, politiche che ci devono portare al riavvicinamento (uno dei punti fondamentali sul quale dobbiamo tutti quanti sentirci impegnati) dell'Unione Europea agli Stati Uniti d'America.

Un riavvicinamento che va motivato con la logica del rispetto e della responsabilità, non con quella della forza degli Stati Uniti e della debolezza dell'Europa. È in questo contesto che salutiamo con entusiasmo il riferimento alla rappresentanza politica di un Ministro degli esteri europeo, portatore di una politica estera unitaria dell'Europa.

Vorrei dire con franchezza, con riferimento alle politiche di immigrazione, che il Governo italiano - è stato detto bene - ha anticipato soluzioni legislative che, come sappiamo, ottengono il consenso di molti Governi europei; soluzioni legislative che si ritrovano nella legge Bossi-Fini, costruita sul principio fondamentale che in Italia è difficile restare ed è facile uscire per gli immigrati clandestini. È difficile restare perché, per rimanere in Italia, occorre un rapporto di lavoro che rende responsabili i nostri datori di lavoro; è facile uscire perché tutti sanno (anche se la sinistra cerca di occultare questa evidente realtà) che, per ogni clandestino che entra in Italia, quattro vengono rispediti a casa.

Si tratta ora di rendere difficile entrare in Italia. Per fare questo, è stato messo in evidenza che occorrono una politica di Accordi bilaterali (e salutiamo con soddisfazione l'Accordo che si sta stipulando con la Libia) e soprattutto interventi dell'Europa unita. Infatti, il ricevimento o l'arrivo dei clandestini non è problema che riguarda soltanto l'Italia, ma tutta l'Europa.

Solo insieme, con provvedimenti di carattere europeo, renderemo difficile entrare agli immigrati clandestini e si potrà portare avanti quella politica dei flussi migratori che rappresenta, invece, una svolta per rendere l'immigrazione un fattore non di contrasto, ma di accoglienza.

Dal punto di vista geopolitico e storico, l'Italia sta attraversando una fase molto importante nella storia delle sue relazioni europee e internazionali. Chi può dimenticare, ad esempio, che in questa fase il pendolo della storia non oscilla più da New York a Mosca, passando necessariamente per Parigi e Bonn o Berlino, ma oscilla verso il Sud del mondo? Chi può negare che in questo momento il pendolo della storia, partendo da New York, guarda ai Paesi del Sud del mondo e del Mediterraneo? Che in questo momento i problemi della pace e della sicurezza interessano il Medio Oriente e i Paesi del Sud del mondo?

Se così è, l'Italia, per la sua collocazione nel Mediterraneo, rappresenta il naturale interlocutore dei Paesi del Medio Oriente e del Sud del mondo. Questo è il senso del nuovo Piano Marshall; questo è il senso dell'incarico dato al nostro presidente Berlusconi di farsi tramite di questo incontro, di farsi moderatore, di farsi protagonista, nel nome del Governo del Paese, della costruzione di una nuova rete di solidarietà con i Paesi del Sud del mondo.

Il pendolo della storia ci interessa nuovamente e dall'Europa soltanto continentale si sta passando ad un'Europa euromediterranea. Anche questo è un elemento di approfondimento strategico che avrebbe richiesto, da parte della sinistra, collaborazione nel costruire un clima adeguato per partecipare al nuovo, grande ruolo geopolitico dell'Italia, attraverso un appoggio alla road map, la costruzione nel concreto del Piano Marshall, nella consapevolezza che le battaglie, prima ancora che con gli interventi concreti, si vincono con il clima.

Ebbene, quale clima è stato creato dai colleghi della sinistra? Ce lo ha dimostrato poco fa ancora una volta il senatore Bordon, il quale, con un lapsus freudiano che aveva poco prima ripetuto nelle televisioni nazionali, ha esordito così: "L'Europa ha dato il benvenuto a Berlusconi", e in TV ha detto: "L'Europa ha giudicato Berlusconi". È qui la radice del contenzioso; nel vizio ideologico per il quale si giudica prima dei fatti. Come può l'Europa giudicare Berlusconi prima del semestre? Come può una sinistra giudicare qualcuno prima che venga visto alla prova dei fatti?

Ebbene, se questa sinistra avesse voluto contribuire davvero alla costruzione del clima giusto per portare il Governo del Paese verso risultati positivi per il bene dell’Italia, non dico che non avrebbe caldeggiato l’attacco della stampa estera, ma avrebbe dovuto insorgere per prima, prima ancora del presidente Berlusconi, a difendere il Governo del Paese contro quella stampa estera che ha esordito individuando nel Presidente del Consiglio il capro espiatorio di tutti i mali del Paese. La risposta più intelligente su questo tema è venuta da Cohn-Bendit, il quale ha detto chiaramente che non si giudica un Governo al suo esordio, ma alla conclusione del suo operato.

Onorevoli senatori, la firma del nuovo Trattato avverrà a Roma: si lavori, come diceva il Presidente del Consiglio nella sua esposizione, per fare. Noi, ancora una volta, lanciamo il nostro appello a tutti coloro che vogliono lavorare per costruire in questo periodo la credibilità del Paese, per renderlo più forte, per fare dell’Italia un riferimento della politica di apertura verso il Medio Oriente e verso i Paesi del Sud del mondo, per fare dell’Europa la nostra comunità di destino.

Onorevole Bordon, per amare l’Europa, per amare questa patria più grande, occorre avere nel proprio codice genetico l’amore per la propria patria. (Applausi dai Gruppi AN e UDC). È da lì che si parte per amare una patria più grande. Soltanto chi sa amare la propria patria con l’intelligenza e col cuore potrà amare la patria europea che tutti quanti dobbiamo costruire. (Applausi dai Gruppi AN, FI e UDC. Congratulazioni).