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Legislatura 14ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 426 del 01/07/2003


LAURO (FI). Signor Presidente, membri del Governo, colleghi senatori, l’Italia assume la presidenza di turno dell’Unione Europea finalmente libera dal pregiudizio di Nazione sconfitta, di Cenerentola del sistema, di ammalata cronica e, grazie all’autorevolezza del Governo e del suo Premier, mira a fare di questa occasione un momento storico per progettare e realizzare un’epoca di sviluppo, di benessere, di democrazia partecipativa, di splendore, di cultura, di sapere e di pace.

Grandi sfide per grandi obiettivi che non mancheremo e a cui stiamo riservando la massima energia nella elaborazione e nelle procedure di attuazione di un programma innovativo. Una Presidenza italiana che ha a cuore la coesione dell'Europa, ma che intende mantenere un solido patto di amicizia con gli Stati Uniti e di fervida collaborazione con le altre potenze mondiali.

Ha detto bene, a tal riguardo, il presidente del Gruppo di Forza Italia, senatore Schifani, che l'Italia in questo periodo sarà sotto osservazione in tutto il mondo e il dovere di ciascuno, colleghi senatori, è di dare dell'Italia la migliore immagine possibile e il miglior contributo per una Europa futura forte, tollerante, prospera. Una stagione esaltante, quindi, con un grande prestigio, ma anche una grande responsabilità che noi sentiamo di assumere. Questo scenario e questa responsabilità ci costringono, e anzi ci inducono, a volare tutti più in alto, lasciando da parte le litigiosità di provincia, la polemica pretestuosa.

È necessario sottolineare che l'Italia si carica di una doppia responsabilità, non solo per la Presidenza Berlusconi, ma anche per la contemporanea presenza ai vertici delle istituzioni europee di Romano Prodi. Per queste ragioni, oltre ad un normale buonsenso, è auspicabile una concordanza in Parlamento tra maggioranza ed opposizione.

L'invito, quindi, che rivolgo a molti colleghi dell’opposizione, irriducibili alla logica del buonsenso e agli interessi supremi del Paese, è quello di abbandonare la logica del "tanto peggio tanto meglio" e di comprendere finalmente che non stiamo celebrando il teatrino di casa nostra, ma ci accingiamo a rientrare nella storia dal portone principale dopo troppi decenni rimasti alle finestre a guardare senza neppure essere ammessi nelle sedi decisionali.

La storia di questo Governo (come fu il G7 del primo Governo Berlusconi) è storia di vero, forte protagonismo. Prova concreta ne è stato il Vertice di Pratica di Mare della NATO in Italia. Del resto, si sta ricostruendo l'Italia dopo tanti anni di malgoverno e di disattenzione (privatizzazioni senza una autentica politica di liberalizzazione dei mercati, la vendita dell'ENI).

Per il petrolio ed il gas sino all'energia elettrica noi paghiamo anni di indecisione, di contrasti, di oscillazioni e di scelte affrettate che ci hanno espulso da certi mercati produttori di energia e ci hanno costretto ad importare energia. Ma anche nel comparto alimentare e nella chimica abbiamo visto dismissioni ardite. Grandi ritardi abbiamo poi accumulato nell'information and communication technology, lasciando ad altri la leadership del settore.

Non è possibile quanto è assurdamente avvenuto nelle grandi dotazioni infrastrutturali della mobilità, dove il porto di Gioia Tauro è gestito dal porto di Amburgo, quello di Taranto dalla Evergreen, quello di Voltri da una corporation di Singapore, mentre l'aeroporto di Napoli Capodichino è gestito dagli inglesi. Identico processo di basso sviluppo ha subito il settore bancario. Come non sottolineare poi la crisi della FIAT?

Come si è visto, abbiamo ereditato come maggioranza di Governo, la sconfitta del sistema industriale italiano, il crollo di una intera classe dirigente, la colonizzazione economica e culturale del Paese. Bisogna capovolgere l'impostazione geopolitica sin qui seguita, privilegiando corpose e concrete partnership con i Paesi che si affacciano sulle rive del Mare nostrum.

Con o senza l'accordo della totalità dei Paesi europei, noi abbiamo il diritto e il dovere di lanciare una politica mediterranea: il Mediterraneo è insieme una grande sfida e una grande opportunità. L'Italia può e deve essere il motore della modernizzazione dell'area mediterranea, ma è sul mare e dal mare che noi dobbiamo ricostruire i nostri primati. La Banca mediterranea può essere per davvero il volano dello sviluppo del Sud. Non accetteremo, a tal riguardo - e sono convinto di interpretare la volontà di tanti colleghi della Casa delle Libertà presenti in quest'Aula - una localizzazione della sede diversa dal contesto naturale, che è il Mezzogiorno d'Italia.

Lei, signor Presidente del Consiglio, si è trovato a governare con due guerre di rilievo, il terrorismo internazionale e la recessione mondiale, la SARS e mille ostacoli pericolosi e difficili. Le riconosciamo un grande coraggio e il sovrano disprezzo di chi, invece di amare l'Italia e servirla, come lei sta facendo nel migliore dei modi, si diverte a dileggiare la nostra bandiera tramite giornali nemici che vogliono infangare il nostro Paese.

Con questi sentimenti rivolgo i migliori auguri all'Italia, al suo Parlamento e a lei, signor Presidente del Consiglio e Presidente Europeo, perché si avvii una stagione feconda, produttiva, felice per tutti noi, per l'Europa e per il mondo. (Applausi dal Gruppo FI. Congratulazioni).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Malabarba. Ne ha facoltà.