FILIPPELLI (Misto-Udeur-PE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FILIPPELLI (Misto-Udeur-PE). Signor Presidente, intervengo per dichiarare il voto contrario dell’Udeur alla proposta di risoluzione presentata dai Gruppi della maggioranza e per rassegnare a quest’Aula alcune brevissime considerazioni che spero siano sufficienti per chiarire la posizione del mio Gruppo sulle dichiarazioni del presidente Berlusconi, al quale comunque auguro un proficuo lavoro, con l’auspicio che esso vada nella direzione della pace, dell’ambiente e del lavoro.
Spero che la Presidenza italiana voglia prodigarsi da subito per ricompattare le rotture all’interno dell’Unione Europea sorte con la guerra in Iraq. Sarebbe opportuno stimolare una proposta da parte delle istituzioni europee per una politica comune in Iraq. L’Europa è stata finora presente soltanto sotto forma di aiuti umanitari in base all’ultima risoluzione ONU.
La road map proposta dal Quartetto va sostenuta fortemente, ma la pace avrà maggiore possibilità di essere se - consapevoli dell’importanza, finora sottovalutata, dell’area del Golfo per la sicurezza e prosperità dell’Europa - presteremo attenzione a collocarla in una politica che prenda in considerazione tutto il Medio Oriente, al fine di instaurare una collaborazione tra Stati Uniti ed Europa nell’intera Regione. Soltanto in quest’ottica potranno realizzarsi progressi sia in Medio Oriente, sia nei rapporti transatlantici. Un’Europa più responsabile e coesa sarà maggiormente in grado di portare avanti un dialogo positivo e costruttivo con gli Stati Uniti. Al riguardo, l’Italia deve assumere una posizione chiara che faccia svanire i dubbi di molti nostri partners europei.
L’Italia, per tradizione, per la sua situazione geografica, è particolarmente sensibile al Mediterraneo. Va prestata attenzione al partenariato euromediterraneo, come lei stesso ha affermato, e in tale contesto assume anche grande importanza la questione delle grandi infrastrutture transeuropee.
Il nostro Paese deve essere molto vigile riguardo alle infrastrutture; il passaggio del Brennero si dovrebbe finalmente realizzare, ma appare che l’ammodernamento e il potenziamento dei collegamenti con il Mediterraneo, che devono naturalmente passare per il nostro Paese, siano stati trascurati dalle decisioni europee a favore di altre regioni sulle quali concentrare gli sforzi.
Dobbiamo tutelare in modo deciso l’interesse del nostro Paese, ma soprattutto la possibilità di sviluppo delle due sponde del Mediterraneo, che naturalmente e storicamente rappresenta un unico grande mercato: l’area di libero scambio del Mediterraneo, che dovrebbe iniziare nel 2010, non deve essere trascurata, significando che essa va supportata dalla realizzazione di valide infrastrutture, base di ogni sviluppo economico.
Esorterei il Presidente del Consiglio e il Ministro a proseguire sulla strada della realizzazione di grandi infrastrutture europee, invece di presentare come propri risultati l’avvio di lavori decisi da tempo. Vorrei rammentarle, onorevole Ministro, che le grandi opere sono il frutto di una continuità amministrativa voluta già da molti soggetti decisori e pianificate diversi anni or sono.
Per quanto attiene alla tematica migratoria, dalla sua relazione emerge la sola preoccupazione di chiudere le frontiere agli immigrati, trascurando la complessità della questione. Il problema non si può risolvere soltanto chiudendo le frontiere, chiudendo la fortezza Europa.
Si tratta di un fenomeno grave che va affrontato nella sua complessità. Servono regole che consentano una immigrazione regolare e permettano di soddisfare la domanda di lavoratori da parte delle imprese, applicando invece la politica della "tolleranza zero" all’immigrazione clandestina, essa sì foriera di gravi problemi per la sicurezza del Paese e dell’Europa.
Il Presidente del Consiglio ha parlato della creazione di una "vera e propria Agenzia delle frontiere" della gestione integrata delle frontiere esterne, di un terzo pilastro; però, al recente Vertice di Salonicco non si è parlato soltanto della necessaria sorveglianza delle frontiere, ma anche dello sviluppo, a livello di Unione europea, di una politica di integrazione dei cittadini di Paesi terzi che soggiornano legalmente nel suo territorio, dell’importanza di creare all’interno dell’Unione europea un regime più efficiente in materia di asilo.
La strada del rimpatrio, con la conclusione di accordi con i Paesi terzi maggiormente interessati dal fenomeno, seguita dal ministro Pisanu, è la strada giusta: essa va seguita con maggiore decisione ed impegno; essa non costituisce un aspetto marginale ma centrale della questione. Ad ogni modo, ricordiamoci che si tratta soltanto della prosecuzione dell’opera realizzata dal precedente Governo. Niente di nuovo.
Noi sosterremo con spirito di responsabilità il Governo nell’impegno europeo, ma quest’ultimo dovrà dare chiari segnali di continuità con la politica estera seguita in passato, nell’ottica di un rapporto europeo con gli Stati Uniti, che consentirà di superare la logica dei rapporti bilaterali a favore di un nuovo rapporto transatlantico fra Europa e Stati Uniti.
Noi vogliamo un’Europa creatrice di prospettive e di benessere nell’ambito del mercato unico, competitiva a livello mondiale e che favorisca altresì il benessere di tutti. Crediamo in un Europa dei valori, unita, aperta, diversa e più umana. Noi vogliamo - in base al principio di sussidiarietà - una ripartizione delle responsabilità e delle competenze tra l’Unione, gli Stati membri e le istituzioni regionali e comunali.
Focalizzando la nostra attenzione sull’Italia, nutriamo qualche preoccupazione per i contraccolpi che la grande industria e, specialmente, l’agricoltura avranno per effetto dell’allargamento dell’Europa ad altri Paesi (Il microfono si disattiva automaticamente).
PRESIDENTE. Senatore Filippelli, se ritiene di consegnare la rimanente parte del suo intervento, la Presidenza ovviamente glielo consente; a meno che lei non sia in grado di concludere in pochissimo tempo.
FILIPPELLI (Misto-Udeur-PE). Signor Presidente, vorrei provare a concludere.
Spero che questa Presidenza italiana sappia orientare la politica agricola europea in termini meno penalizzanti per le produzioni mediterranee. I nostri agricoltori hanno già pagato molto. Spero che il nostro Ministro delle politiche agricole sappia ridare un ruolo centrale alla nostra agricoltura in ambito europeo, dopo le figuracce fatte con la questione delle quote latte, e dimostrare la dovuta fermezza per rafforzare la posizione degli agricoltori italiani, soprattutto quelli del Meridione, che più vedono minacciate le loro posizioni in vista dell’allargamento.
Vogliamo politiche regionali e strutturali che favoriscano lo sviluppo e l’autonomia delle regioni più deboli. Bisogna affrontare questo impegno utilizzando gli strumenti invincibili della moderazione e del dialogo. Ma, signor Presidente del Consiglio, è proprio su questo versante che abbiamo perplessità sulla buona riuscita del semestre di Presidenza italiana dell’Unione Europea.
PRESIDENTE. La invito a consegnare il resto del suo intervento, che verrà allegato al Resoconto della seduta odierna.