DEL PENNINO (Misto-PRI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha la facoltà
DEL PENNINO (Misto-PRI). Signor Presidente, colleghi senatori, i Repubblicani voteranno a favore della proposta di risoluzione presentata dal senatore Andreotti e della proposta di risoluzione della maggioranza che approva l'esposizione che il Presidente del Consiglio ha fatto sulle linee guida che ispireranno l'azione del Governo nel semestre di Presidenza italiana del Consiglio europeo.
Quella esposizione offre a tutti noi motivi di riflessione sulle responsabilità che investono oggi il nostro Paese, perché la Presidenza di turno italiana coincide con un passaggio fondamentale per la definizione del futuro assetto istituzionale dell'Unione e si colloca, altresì, in una fase assai delicata dello storico rapporto tra l'Europa e gli Stati Uniti.
Nei giorni scorsi il Ministro degli esteri ha ricordato come le Presidenze italiane abbiano "spesso coinciso con momenti cruciali della storia europea". (Brusìo in Aula. Richiami del Presidente). Ma il compito di oggi è ancor più impegnativo, perché si tratta di compiere un passo fondamentale per la costruzione europea, con la trasformazione in senso costituzionale degli attuali Trattati, avviando il passaggio dell'Unione da soggetto internazionale a Stato costituzionale.
Il progetto elaborato dalla Convenzione non ha suscitato entusiastici consensi: molti si aspettavano di più sul piano del rafforzamento dei poteri dell'Unione rispetto agli Stati nazionali. Ed anche noi Repubblicani avremmo auspicato una più ampia riduzione delle materie per le quali è mantenuto il diritto di veto. Ma realisticamente dobbiamo dire che esso rappresenta oggi l'unico compromesso possibile e condividiamo l'affermazione del presidente Ciampi, secondo il quale sarebbe "un grave errore che le soluzioni consensuali raggiunte dalla Convenzione venissero rimesse in discussione dalla Conferenza intergovernativa".
Proprio per questo, e perché conosciamo le riserve che hanno avanzato alcuni Stati sul progetto di Costituzione elaborato dalla Convenzione, confidiamo che il Presidente del Consiglio svolga una sagace e paziente opera di persuasione nei confronti degli altri Governi dell'Unione, affinché i risultati raggiunti non siano vanificati alla Conferenza intergovernativa. Un'opera la cui necessità è stata sottolineata proprio stamattina anche da Jacques Delors.
Se giungere al varo della Commissione europea è il primo compito che ci attende nel semestre di Presidenza italiana, non meno rilevante è l'esigenza di un rilancio della collaborazione tra Europa e Stati Uniti, indispensabile per garantire la sicurezza internazionale e premessa per realizzare una condizione di equilibrio e di stabilità nel Medio Oriente.
Proprio nello scacchiere medio-orientale credo si possa realizzare una forte sinergia fra l'intervento europeo e quello americano, per garantire il successo della cosiddetta road map.
Se gli Stati Uniti hanno il compito preminente di indurre alla ragionevolezza e a rinunce il Premier israeliano, l'Europa, che in tutti questi anni ha intrecciato particolari rapporti di solidarietà e di amicizia con l'Autorità palestinese, deve a sua volta svolgere un'azione di forte pressione perché essa direttamente reprima ogni tipo di attività terroristica.
Un'azione comune euro-americana che forzi i due contendenti a comportamenti coerenti con una volontà di pace e con l'obiettivo di realizzare la coesistenza di due Stati reciprocamente riconosciuti, accompagnata da un piano di interventi per la ricostruzione della Palestina, quale quello che il presidente Berlusconi ha delineato, è la premessa per porre fine alla tragedia dei Territori.
Accanto a questi due prioritari impegni, il Presidente del Consiglio, nella sua esposizione, ha accennato a molte altre questioni che sono nell'agenda del semestre. Per ragioni di tempo non posso affrontarli tutti. Ma desidero soffermarmi un momento sull'esigenza di un'azione comune europea in materia di immigrazione clandestina.
Questo tema viene vissuto da noi in modo particolarmente drammatico, perché coi nostri 8.000 chilometri di coste rappresentiamo il più facile approdo per i clandestini. Si tratta, peraltro, di un'immigrazione che non è destinata a fermarsi esclusivamente nel nostro Paese, ma che trova sbocchi in tutta Europa.
È essenziale quindi impostare - come il Presidente del Consiglio ha affermato - una gestione integrata delle frontiere esterne con suddivisione dei relativi oneri e una politica comune dei rimpatri.
Così com'è prioritaria un'intesa dell'Unione con i Paesi da cui proviene il traffico dei clandestini nel quadro dei programmi di collaborazione con quegli Stati. Ma mi si permetta sul punto un'ultima osservazione.
Forse nel quadro dell'aiuto ai Paesi sottosviluppati, da cui parte l'ondata dei boat people, occorrerebbe che l'Unione rivedesse la sua politica sugli OGM, indispensabili per combattere la fame nel Terzo mondo, e superasse alcune concezioni protezionistiche che continuano a caratterizzare le sue scelte in materia di politica agricola, come hanno evidenziato anche nei giorni scorsi Anna Meldolesi e Geminello Alvi su due importanti quotidiani.
Se è vero, come ha dichiarato il presidente della Commissione europea Prodi, che il problema che più angoscia è quello del "conflitto tra sviluppo e sottosviluppo e che occorre esigere un ripensamento radicale, una nuova visione del mondo che ancora non emerge", è necessario, per farla emergere, che l'Europa incominci a liberarsi dai suoi egoismi.
La ringrazio, signor Presidente. Chiedo di poter allegare al Resoconto il testo integrale del mio intervento, che ho dovuto sintetizzare. (Applausi dai Gruppi FI e UDC. Congratulazioni).
PRESIDENTE. Senz'altro la richiesta è accolta, senatore Del Pennino.