DANIELI Franco (Mar-DL-U). Signor Presidente, signor ministro La Loggia, quello della politica estera è un tema di grande delicatezza, proprio perché è un patrimonio non di una parte, ma di tutto il Paese, un patrimonio comune che definisce e proietta la credibilità e i valori di una Nazione a livello internazionale.
La credibilità è fatta di azioni, ma anche di comportamenti individuali, personali. La credibilità di un Paese non si può costruire nel breve periodo, con iniziative eclatanti, magari scenografiche, ma ha bisogno di un lavoro costante, certosino, di lunga durata. La credibilità di un Paese si costruisce nel tempo, nel corso - oserei dire - dei decenni, con costanza e coerenza di comportamenti.
Noi abbiamo, come Margherita, ma direi come Ulivo, sempre manifestato un'ampia disponibilità, proprio consapevoli che, in tema di politica estera, sono in ballo gli interessi del Paese, gli interessi nazionali (utilizzo proprio il termine che tanto non piace ad una forza dell'attuale coalizione di Governo).
Proprio perché partiamo da questa consapevolezza, abbiamo sempre dimostrato, sui temi della politica estera, la disponibilità, basata sulla consapevolezza, ad una - come si suol dire - gestione bipartisan delle grandi scelte. E anche in queste ultime, tragiche tornate di prove alle quali siamo stati chiamati c'è sempre stata da parte nostra questa sensibilità. Perché non si è realizzata? Perché dall'altra parte, da parte dell'attuale maggioranza, c'è stato un rifiuto, nei fatti, a sviluppare, su queste prove, su queste situazioni complesse, quelle intese che sarebbero state necessarie.
Voglio fare due esempi, perché mi piace essere chiaro. Il ministro degli affari esteri, Frattini, con un gesto di grande sensibilità istituzionale che noi abbiamo apprezzato, ha invitato il sottoscritto, assieme al collega Umberto Ranieri, come vice presidenti delle Commissioni affari esteri di Camera e Senato, e Francesco Rutelli, come leader dell'Ulivo, a degli incontri in due occasioni specifiche: la prima, qualche tempo prima della guerra all'Iraq. In quella sede ci ha illustrato, con l’ansia di ricercare convergenze con l'opposizione, quelle che sarebbero state le linee guida, la condotta del Governo italiano in quella drammatica circostanza.
Peccato che, mentre il ministro Frattini ci diceva queste cose e auspicava quell’intesa, quasi contestualmente il Presidente del Consiglio scavalcava il suo Ministro degli affari esteri affermando: "Condivido e apprezzo le conclusioni del Vertice delle Azzorre", schierando di fatto l’Italia (come tutti poi abbiamo visto), con un artifizio lessicale, nella posizione di "alleato non cobelligerante" degli Stati Uniti.
Due settimane fa, il Ministro degli esteri ci ha invitati, nella medesima composizione, ad ascoltare un’esposizione sulle linee guida e le priorità dell’Italia nel semestre di Presidenza del Consiglio europeo. In quell’occasione, egli ha esposto alcuni temi che oggettivamente non possono non essere condivisi, anche perché illustrati in maniera generica.
Ma mentre, ancora una volta, si richiedeva sensibilità all’opposizione su un tema importante come quello della Presidenza del semestre del Consiglio europeo, abbiamo assistito in quest’Aula ad un intervento del Presidente del Consiglio che, invece di parlarci delle priorità, ha fatto uno show tutto dedicato ai temi della politica interna, tutto finalizzato a ricomporre in diretta televisiva lacerazioni evidenti…
GRECO (FI). La prima parte.
DANIELI Franco (Mar-DL-U). Una prima parte molto vasta: ventuno minuti contro diciotto.
Il Presidente del Consiglio ha utilizzato quest’Aula, questo momento fondamentale per il Paese, per cercare di ricucire le lacerazioni della sua maggioranza. Quindi, non indisponibilità da parte nostra, ma atteggiamento di rifiuto del dialogo da parte del Presidente del Consiglio, nonché di qualunque ipotesi di collaborazione su un tema che, ripeto, interessa tutto il Paese.
Signor Presidente, questa mattina si è svolta davanti al Ministero degli affari esteri una manifestazione di diplomatici. Svolgo il mio intervento indossando la cravatta che mi è stata donata dagli ambasciatori, proprio per esprimere concretamente la mia solidarietà con loro, che manifestano (il tema del semestre europeo ancora una volta è lo iato esistente tra le affermazioni e gli elementi concreti dell’azione di Governo) un grave disagio per come viene trattata e per come è oggi di fatto abbandonata la nostra diplomazia.
Voglio leggere alcuni passi della lettera che i nostri diplomatici hanno inviato al Presidente del Consiglio e al Ministro degli affari esteri: "Signor Ministro, nemmeno un anno fa il Presidente del Consiglio annunciava alla Conferenza degli Ambasciatori il suo grande progetto per un Ministero degli Affari Esteri promotore e coordinatore dell’economia italiana al di fuori dei confini nazionali. Le risorse per il Ministero degli Esteri avrebbero costituito un investimento per promuovere il Sistema Italia. Ma questo concetto non sembra essere stato recepito dal Ministero dell’Economia dello stesso Governo Berlusconi, che oppone un veto di principio a qualsiasi richiesta di fondi necessari per far funzionare la Farnesina e la sua rete all’estero. Si dovrebbe promuovere e coordinare, ma non si hanno nemmeno i soldi per pagare il personale.
Gli "Sportelli Unici" per la promozione delle imprese? Si facciano "a costo zero", cioè senza soldi. L’annunciata fusione tra MAE-Mincomes? Scomparsa. E per la promozione culturale? Un decimo delle risorse della Francia, la metà di quelle della Spagna! E alla vigilia del voto all’estero e del semestre italiano di presidenza dell’UE mancano anche molti milioni di Euro necessari a svolgere correttamente i compiti istituzionali".
Questo è il tema, questa è la cesura che esiste tra le tanto declamate ipotesi di riforma strutturale di questa o di quella struttura della pubblica amministrazione e la drammatica, triste realtà dei fatti.
Il collega Sodano poco fa, nel suo intervento, ha ricordato la carenza di mezzi per svolgere una adeguata attività di monitoraggio in mare per prevenire il traffico di esseri umani, ma nei giorni scorsi su un altro versante abbiamo letto anche di quanto rilevante sia il parco macchine della polizia di Stato fermo nei garage perché non ci sono i soldi per pagare la benzina e gli straordinari agli agenti di polizia per svolgere il loro compito di istituto.
Questo è lo iato, questo è l’elemento su cui noi dobbiamo riflettere, questo è uno degli ulteriori elementi che ci portano a dire che la credibilità si ottiene con iniziative concrete, quotidianamente; non si può sostituire questo lavoro, ripeto, certosino con una serie di iniziative spettacolari che possono in qualche modo essere una sorta di succedaneo.
Le priorità del semestre di Presidenza italiana: intanto bisogna dire che sono state annunciate con grande tardività, a differenza del brillante semestre di Presidenza della Grecia, che ha raggiunto senza ricorrere a clamori straordinari risultati annunciando con tempestività quelle che ne sarebbero state le linee guida.
Noi, ad oggi, abbiamo semplicemente alcune indicazioni generiche e difficilmente condivisibili proprio per la genericità espressa in quest’Aula dal Presidente del Consiglio. Mi auguro che domani, davanti al Parlamento europeo, possano, quelle scarne indicazioni, essere un po’ rimpolpate, in modo da fornire materia per analisi un po’ più dense rispetto a quanto finora indicato.
Vengo rapidamente a questi temi e a queste priorità. Intanto, vi è l’elemento straordinariamente importante dell’impegno al quale il nostro Paese è chiamato rispetto ai temi delle modifiche costituzionali della Costituzione europea, che devono essere sottoposte all’esame della Conferenza intergovernativa di ottobre, e che mi auguro non vengano in quella sede grandemente manomesse. Questa è una delle preoccupazioni fondamentali: che non ci sia uno stravolgimento in sede intergovernativa dei risultati finora raggiunti dalla Convenzione europea.
In sede di Conferenza intergovernativa, mi auguro che le voglie di alcuni Paesi (ne cito uno in particolare, la Spagna, che non è assolutamente soddisfatta dei risultati raggiunti dalla Convenzione) non vengano ad essere elementi così fortemente incidenti su un risultato di mediazione in gran parte e su alcuni punti fondamentali non soddisfacente, proprio perché rinvia al 2009 l’applicazione di queste riforme, né vengano ad incidere in maniera drammatica sul complesso del lavoro svolto dalla Convenzione europea.
Vi è un altro tema, quello dell’allargamento, sul quale l’Italia ha posto la giusta attenzione. Entreranno i primi dieci Paesi in questa prossima fase di allargamento, ma ve ne sono già altri due che bussano alle porte: Bulgaria e Romania. Noi concordiamo con l’esigenza di sviluppare rapidamente tutte le procedure necessarie al fine di prevedere per il 2007 la data di ingresso di Bulgaria e Romania nell’Unione Europea.
Altro elemento di straordinaria importanza, posto reiteratamente anche a seguito del progetto successivo al Patto di stabilità e all’intervento militare nei Balcani, è il tema dell’avvio e della conclusione, che ci auguriamo avvenga in tempi ragionevoli, del processo di integrazione nell’Unione Europea di tutti i nuovi Stati sorti nei Balcani. È impensabile, e contrasta anche con l’interesse nazionale, avere alle porte, alle nostre porte, ai nostri confini, una serie di Stati che rischiano di non far parte dell’Unione Europea. Dobbiamo sostenere i loro processi e aiutarli nel meccanismo di adesione.
Vi è il tema di un maggiore coinvolgimento della Turchia; il vertice di Salonicco in proposito è piuttosto chiaro: vi è la necessità di sostenere la Turchia in questo processo. Sappiamo che il Presidente del Consiglio è molto sensibile al riguardo e si è speso con i turchi per l’ingresso della Turchia nell’Unione Europea; però, nella giornata di ieri ho letto una dichiarazione del ministro Buttiglione, il quale, in maniera radicalmente opposta, ha dichiarato che la Turchia, non essendo una democrazia, non può far parte dell’Unione Europea.
Credo che queste divergenze nell’ambito del Governo possano essere rapidamente superate, come - e concludo su questo aspetto, signor Presidente - ritengo necessario sviluppare (vi è in proposito un’indicazione, seppur generica, ma penso che al riguardo dovremmo lavorare in modo molto netto) quel partenariato euromediterraneo che deve diventare veramente uno degli elementi centrali, anche per compensare uno sbilanciamento verso il Baltico, della nostra azione di Presidenza dell’Unione Europea.
L’ultima avvertenza al Presidente del Consiglio è la seguente: noi siamo contenti che la firma del secondo Trattato avvenga a Roma e lavoreremo perché questo sia un successo del Paese. Mi auguro che il Presidente del Consiglio non voglia utilizzare la cadenza temporale di questo Trattato, previsto dopo il 1° maggio 2004, per farne un’iniziativa di campagna elettorale: ricordo infatti che si voterà il 12 giugno 2004 per l’elezione del Parlamento Europeo. Questo, al contrario, deve essere un evento che coinvolge tutto il Paese e non un evento di parte; non deve esservi una strumentalizzazione per finalità piccole di campagna elettorale. (Applausi dai Gruppi Mar-DL-U e DS-U).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Passigli. Ne ha facoltà.