CONTESTABILE (FI). Signor Presidente, signori membri del Governo, cari e illustri colleghi, sono d’accordo nel non enfatizzare la Presidenza italiana dell’Unione Europea: è l’undicesima volta che l’Italia presiede l’Unione Europea, è perciò un avvenimento per il nostro Paese ripetutosi più volte.
Non c’è dubbio, però, che questa Presidenza italiana cade in un momento particolare: quello di una spinta, che può essere decisiva, ai negoziati di pace tra Israele e i palestinesi. Dopo cinquant’anni in cui questi due popoli, queste due culture, queste due Nazioni, si sono dilaniati sotto gli occhi del mondo, per la prima volta - ripeto, dopo cinquant’anni - si apre una prospettiva di pace per quella travagliatissima zona del mondo. Perfino gli estremisti, perfino i terroristi dello schieramento palestinese hanno accettato una tregua che ha un valore che va al di là della tregua d’armi e che assume un ruolo simbolico ed emblematico. Tutto il popolo palestinese è coinvolto perciò nella speranza di pace.
Non c’è dubbio che la guerra in Iraq abbia favorito questa situazione: ha rafforzato gli elementi di sicurezza per lo Stato di Israele e ha consentito a quel Governo e a quello Stato delle aperture che sarebbero state inimmaginabili solo un anno fa.
Ci si darà atto che il sostegno del Governo della Repubblica italiana, cui va la piena e totale fiducia mia e del Partito a cui appartengo, all’azione di guerra americana abbia per lo meno già raggiunto un risultato estremamente positivo, dopo quello altrettanto positivo di aver rimosso dall’Iraq un sanguinario dittatore: ha rafforzato gli elementi di sicurezza per lo Stato di Israele - onerosi elementi di sicurezza - e ha consentito a quel Governo delle aperture, ripeto, prima inimmaginabili.
Anche da parte palestinese ci sono delle grandi novità: il nuovo premier, il signor Abu Mazen, sembra dotato di un realismo che mancava magari ai vecchi combattenti per l’autonomia e per la libertà palestinese; si appresta a giocare un ruolo di pace, con un’offerta di sicurezza per lo Stato di Israele, e questo è un dato nuovo.
Credo che si debba tenere conto, però, di tutto lo scacchiere palestinese. Nei panni dei negoziatori avrei molta considerazione per la posizione di Marwan Barguti, un personaggio che diventa sempre più carismatico per le popolazioni palestinesi e che di giorno in giorno, dal carcere israeliano in cui è richiuso, rafforza la sua posizione politica. La sua detenzione paradossalmente può essere addirittura un elemento positivo, capace di rendere sempre più forti la sua posizione e il suo prestigio, e in grado di fargli giocare un ruolo importante nel processo di pace palestinese.
Certo, è presto per gridare vittoria e per gridare alla pace ma spero che fra sei mesi, quando sarà terminato il semestre italiano di Presidenza dell’Unione Europea, le speranze di pace in quel territorio, geograficamente e culturalmente così vicino a noi, si saranno rafforzate. E’ un auspicio comune, a mio avviso, a tutti i membri di questa Assemblea.
In merito all’Iraq, la guerra in quell’area ha raggiunto - ripeto - un primo obiettivo: Israele si sente più sicuro nei propri confini e questo consente delle aperture. È troppo presto per dire se Saddam avesse o meno le armi di distruzione di massa. L’Iraq è un Paese molto vasto ed è come cercare un ago in un pagliaio. Ricordo che anche Saddam c’era ma ora non si trova. Inoltre, se Saddam Hussein avesse avuto la coscienza a posto avrebbe consentito le ispezioni dell’ONU anziché ostacolarle in ogni maniera, come ha fatto.
Il Governo della Repubblica italiana si avvia pertanto ad un semestre di impegni internazionali senza precedenti. Può svolgere e svolgerà un ruolo di democrazia; può svolgere e svolgerà un ruolo di mediazione.
Al Presidente del Consiglio va il nostro augurio affettuoso, perché, come sempre, egli giocherà questo ruolo con dignità ed in autonomia. (Applausi dai Gruppi FI, AN e LP. Congratulazioni).