CASTAGNETTI (FI). Signor Presidente, signor Ministro, colleghi, questa mattina, leggendo i giornali e ascoltando il dibattito, ci siamo tutti resi conto che i problemi più urgenti dell'Europa sono unanimemente identificati: la modernizzazione e il potenziamento delle infrastrutture, la modernizzazione dello Stato sociale, un'adeguata e moderna politica dell'immigrazione, un riallacciamento dei rapporti cordiali e collaborativi con gli Stati Uniti da parte dei Paesi europei dopo lo strappo della guerra irachena, un ruolo attivo dell'Europa in Palestina, in questo difficile frangente.
Ebbene, colleghi dell'opposizione, sono proprio questi i punti che ha illustrato il Presidente del Consiglio, non perché sia preveggente ma perché, facendo un'analisi politica dei problemi europei, non poteva che convergere su quei temi. Il Presidente del Consiglio ci ha dato indicazioni sul modo in cui intende approcciare quei problemi.
A me pare che il tentativo di svincolare la questione delle infrastrutture dalla oppressione paralizzante del Patto di stabilità, senza toccare l'equilibrio di quell'accordo, sia un'intuizione felice e che l'opportunità di ammodernare lo Stato sociale, nella concertazione, sia da tutti condivisa. Mi pare che il Ministro dell'interno, che dà attuazione alla politica dell'immigrazione, abbia ricevuto un plauso unanime, anche da parte dell'opposizione, in questo e soprattutto nell'altro ramo del Parlamento. Abbiamo dunque strumenti che sembrerebbero adeguati alla bisogna.
Quanto alla politica di ripristino di rapporti cordiali e collaborativi con gli Stati Uniti, siamo tutti consapevoli, al di là della partecipazione a cortei pacifisti piuttosto che ad assemblee che guardavano in modo solidale all'intervento anglo-americano in Iraq, che quello strappo debba comunque ricomporsi, soprattutto nell'interesse dell'Europa.
Abbiamo bisogno oggi di ristabilire rapidamente rapporti cordiali, di amicizia e di collaborazione con gli Stati Uniti, anche laddove si è consumato questo strappo nell'interesse soprattutto di chi lo ha compiuto. Credo che soprattutto la Germania e la Francia "tifino" perché ciò avvenga e per una soluzione politica di questo problema.
La fortuna, se credete, ma anche la capacità di collocarsi politicamente nello scacchiere internazionale, a mio avviso, pone Berlusconi nella felice situazione di poter essere il rappresentante dell'Europa che meglio e più persuasivamente può ristabilire la collaborazione con gli Stati Uniti, anche nell'interesse di chi ha compiuto lo strappo; starei per dire anche per rimediare agli errori, ai troppi errori fatti in Europa.
Sulla Palestina siamo tutti d'accordo. Mi rivolgo soprattutto alla sinistra. Non può infatti sfuggire a nessuno di noi cosa significhi il nodo palestinese per la democrazia italiana, soprattutto per la sinistra: il dramma di sostenere la causa giusta del popolo palestinese insieme all'altrettanto sacrosanta esigenza di Israele di vedere tutelata la propria difesa.
Oggi siamo di fronte, dopo tanti anni, all'apertura di un esile sentiero lungo il quale, con la collaborazione dell'Europa, si può forse arrivare a sciogliere questo nodo drammatico di tutta la nostra democrazia. Credo che il presidente Berlusconi, anche in questo caso, abbia manifestato intenzioni condivisibili. Mi pare che quella da lui indicata sia l'unica linea possibile.
A questo punto la mia domanda è elementare: nel momento in cui siamo chiamati a questa alta responsabilità, nel momento in cui questa responsabilità si congiunge ad un momento storico particolarmente creativo (nel semestre cadrà la firma della nuova Costituzione europea e si porranno le basi per l'allargamento dell'Europa a 25, un fatto storico almeno quanto i primi Trattati di Roma), perché abbiamo ancora il dubbio che il Parlamento italiano non sia in grado o non desideri o non pensi di dare un mandato unanime al Presidente del Consiglio, il quale ha indicato una strada che raccoglie ragionevolmente tutti questi motivi di consenso?
Perché dobbiamo ipotizzare che qualcuno si chiami fuori dall’essere protagonista di questo momento storico?
Voglio essere ancora fiducioso nella ragionevolezza: se le questioni sono queste, se la posizione annunciata dal Governo è quella che abbiamo sentito, se l’interesse - ripeto - anche della sinistra europea e dei pacifisti europei è quello di riallacciare un rapporto diplomatico internazionale nei termini che abbiamo detto (ed è sicuramente loro interesse), davvero noi, per desiderio di qualche girotondo in più, di qualche folkloristica forma di dissenso, di critica o di dissacrazione più o meno cara, vogliamo rinunciare ad essere protagonisti di questo momento storico unanimemente come Paese, come Parlamento e come forze politiche? Davvero noi sull’altare di cose così piccole immoliamo questa opportunità?
Continuo a pensare che così non debba essere e che se vi è una forza della ragione, una forza delle cose e delle analisi politiche, da questo Parlamento debba poter uscire un unanime sostegno al Governo sulle linee qui espresse.
Mi dispiacerebbe se non fosse così. Mi dispiacerebbe per il Paese e per il Governo, ma - devo dirlo con amicizia, se me lo consentono - soprattutto mi dispiacerebbe per coloro che si chiamassero fuori, perché la storia va avanti comunque.
Già i Trattati di Roma del 1957, che oggi tutti noi riconosciamo essere una pietra miliare, non ebbero unanime consenso, ma chi non diede il suo consenso a quella svolta storica lo pagò in termini di insufficienza politica per decenni. Sbagliare gli appuntamenti storici significa rimanerne fuori, anche per chi si sottrae a tali appuntamenti.
Il mio augurio è che contrariamente ai Trattati del 1957 che non ebbero purtroppo il consenso unanime perché residui di vizi ideologici, resistenze aprioristiche e pregiudiziali lo impedirono, il prossimo Patto di Roma, invece, possa svolgersi in una situazione di consenso unanime.
In ogni caso - e concludo - riteniamo sicuramente questo Governo, per l’analisi che ha svolto, per la sua sacrosanta e indiscutibile rappresentanza democratica, nonché per il prestigio di rappresentanza che ha saputo acquisire nelle azioni di politica estera ed europea, al di là di tutto comunque idoneo ad essere degno dei padri fondatori del primo Trattato: come loro nel 1957 posero queste basi, questo Governo sicuramente porrà le nuove basi. Ci auguriamo lo faccia con il consenso di tutta questa Assemblea; lo farà certamente con il consenso del Parlamento e del partito di Forza Italia. (Applausi dai Gruppi FI e LP. Congratulazioni).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Curto. Ne ha facoltà.