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Legislatura 14ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 426 del 01/07/2003


*BORDON (Mar-DL-U). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BORDON (Mar-DL-U). Signor Presidente, un punto sarà bene chiarirlo immediatamente, così forse do una risposta al senatore D’Onofrio. La Presidenza di turno del semestre europeo non è un problema personale di Silvio Berlusconi, ma riguarda l’intero nostro Paese. Non riguarda l’uomo politico Silvio Berlusconi, ma il Presidente pro tempore del Governo italiano che è alla testa per sei mesi del Consiglio europeo.

Non è quindi la sola immagine dell’attuale Presidente del Consiglio ma quella dell’Italia che in questi sei mesi è in gioco sullo scacchiere europeo. Noi che ci consideriamo eredi della grande cultura europeista, da Altiero Spinelli a Ernesto Rossi, da Einaudi a De Gasperi, noi che guardiamo ad uomini come Romano Prodi o Carlo Azeglio Ciampi, non lo dimentichiamo e non saremo indotti a dimenticarlo nemmeno dalle improvvisate e, ahimè, sempre più ricorrenti esibizioni dell’attuale Presidente del Consiglio.

La politica estera di un Paese è infatti patrimonio di tutto il Paese, un patrimonio comune che definisce e proietta la credibilità e i valori di una Nazione, di un’intera Nazione, a livello internazionale.

Con i Governi dell’Ulivo abbiamo dato un contributo importante in questo senso, in termini di recupero di credibilità a livello internazionale, in termini di stabilità economica e finanziaria e, come soggetto importante, nei processi di pacificazione e di stabilizzazione in diverse aree del mondo, in particolare quella balcanica.

La politica estera non può dunque essere immiserita ad ambito di scontro strumentale tra una forza politica e l’altra. Noi che siamo così fortemente legati alla prospettiva europea non possiamo dunque non sentirci impegnati affinché il semestre europeo sia fruttuoso, affinché tutte le energie che il nostro Paese mette in campo possano concorrere all’accelerazione del processo costituente europeo, con determinazione ma senza nascondere le differenze, che pure ci sono ed anche su questioni importanti, né i problemi, che pure esistono, e che non dipendono da noi, ma in particolare dalla maggioranza, dalle sue scelte e dal profilo del suo Presidente del Consiglio, dalle intemperanze - fatemelo dire - di alcuni Ministri e dallo stato di fibrillazione e di forte contrasto nella maggioranza, da una crisi che c’è ed è evidente, né servono a negarla esibizioni come quelle di giovedì scorso.

La crisi c'è, lo dico al presidente del Consiglio Berlusconi, lo dico al Governo, anche perché lo afferma ad ogni pie’ sospinto il suo - a dire la verità poco incisivo - vice presidente Gianfranco Fini. Né basta a negare l'evidenza, estendersi in improvvisati baci che, come ricorda un altro dei leader della sua maggioranza, Follini, che è di buone letture, non sempre sono la prova provata della fedeltà e dell'amicizia, ma qualche volta semplicemente l'anticamera del tradimento.

Ma malgrado questo, noi non ci faremo trascinare in un clima da zuffa della peggiore osteria, nell'immondizia degli insulti e dello scatenamento di ogni inciviltà reciproca, perché abbiamo a cuore il nostro Paese e sappiamo che mai come oggi siamo sotto gli occhi di tutti.

Come scriveva ieri il direttore del più importante quotidiano italiano, davanti alle diffidenze, alle critiche e alle ironie, purtroppo, con cui la stampa europea ha dato il benvenuto a Silvio Berlusconi, tutto si può fare tranne che meravigliarsi. Il problema, aggiunge quel quotidiano, è che Berlusconi continua ad essere percepito come un'anomalia. Questa anomalia rende oggi il nostro Paese diverso da come è stato in tutta la sua storia repubblicana, soprattutto diverso da tutte le altre democrazie europee.

Le democrazie occidentali non conoscono casi del genere, conoscono certo tipologie diverse e gradazioni differenti di immunità, ma in nessun caso mai, e fino a ieri mai nemmeno in Italia si era verificato il caso di un imputato per reati comuni molto gravi che utilizzasse la sua carica di Primo Ministro e capo della maggioranza per costruirsi con le sue mani un salvacondotto personale. Mai, ed è questo che offende l'Italia e la offende ancora di più oggi in un momento di così grave responsabilità europea.

RONCONI (UDC). L'Europa, l'Europa.

BORDON (Mar-DL-U). Ma ciò non toglie che anche chi ne è cosciente, come noi lo siamo, chi ha un'idea dell'Italia radicalmente diversa da quella dell'attuale maggioranza, provi più di un forte disagio nel vedere il nostro Paese esposto al ludibrio delle prime pagine dei giornali di tutta Europa.

Disagio per alcuni giudizi all'ingrosso, che rivelano il riaffiorare di un antico pregiudizio nei confronti dell'Italia. Disagio che a noi che non abbiamo mancato di essere estremamente fermi nella denuncia delle leggi-vergogna porta a dire che non consentiamo a nessuno di mancare di rispetto al nostro Paese perché la democrazia italiana merita rispetto per la crescita che ha assicurato al nostro Paese in questo dopoguerra, per averlo fatto diventare uno dei più grandi Paesi del mondo.

L'Europa sta vivendo però un momento assai delicato; secondo taluni, una fase cruciale della sua esistenza. La stessa tappa del vertice di Salonicco è da ascrivere negli appuntamenti storici, anche se l'unificazione di un'Europa che rafforza il suo profilo - la sua identità comune europea che diviene soggetto politico - procede più lentamente non solo delle nostre attese ma soprattutto più di quanto la realtà ci richiede. O si va avanti o si torna indietro, lo status quo è impossibile; il passo avanti deve essere compiuto proprio durante il semestre di Presidenza italiana nel quale i nodi principali verranno al pettine.

Questi riguardano la Conferenza intergovernativa, che deve approvare un nuovo testo del Trattato costituzionale e la gestione dell'allargamento che diventerà operativo a partire dall'anno prossimo.

Il programma della Presidenza europea di Berlusconi, che è stato presentato giovedì in quest'Aula e che verrà presentato domani a Strasburgo, secondo le anticipazioni avrà come titolo "Cittadini di un grande sogno"! Ma l'Europa, signor Presidente del Consiglio, non è un sogno, è una realtà politica che ha delle regole e che è in cammino da cinquant'anni. Occorre caso mai dare concretezza e corpo ad un progetto.

Giovedì, in Senato, il Presidente del Consiglio è stato così etereo, così inconcludente nell'elencare le sue priorità da farmi già dire che esse erano palesemente insufficienti. Una delle frasi ripetute del Premier è stata: "faremo tutto il possibile". Ciò dimostra la genericità dei contenuti caratterizzati da un sostanziale afflato unicamente volontaristico.

Non ci sono priorità nel suo programma di semestre, proprio mentre tutta l'Europa vive questo passaggio con apprensione perché l'allargamento, già deciso, deve essere ora istituito. Inoltre l'Europa, dopo la vicenda dell'Iraq, sa che deve poter giocare un ruolo ben diverso e unitario sulla scena internazionale, dandosi una concreta politica estera e di sicurezza comune e tutto ciò implica la disponibilità a trasferire quote di sovranità, risorse nazionali verso l'Europa, al contrario di ciò che pensano diversi Ministri di questo Governo.

L'Europa ha un bilancio che è formato dall'1,5 per cento dei prodotti interni lordi nazionali; una volta pagato il funzionamento delle sue strutture e della politica agraria, rimangono misere risorse per i tanti obiettivi che abbiamo di fronte, compresa la lotta all'immigrazione clandestina.

Non vi è chi non veda infatti che l'unico modo, oltre che civile anche efficace, per combattere i flussi migratori non è straparlare di incivili cannonate, ma costruire condizioni di progresso in quei Paesi. L'unica barriera non è quella di nuovi, immaginari muri di Berlino, quanto una barriera di sviluppo sulla sponda sud del Mediterraneo; un disegno che richiede risorse e generosità da parte degli Stati, tutto il contrario di chi considera l'Europa poco più che forcolandia.

Avviandomi alla conclusione dell’intervento, chiedo al Presidente l'autorizzazione a consegnare la parte non letta del mio intervento, affinché sia pubblicata in allegato al Resoconto della seduta odierna.

"A quel modo che un napoletano dell'antico Regno o un piemontese del Regno subalpino si fecero italiani, non rinnegando l'essere loro anteriore, ma innalzandolo e risolvendolo in quel nuovo essere, così i francesi e i tedeschi e italiani, e tutti gli altri, si innalzeranno a europei, e i loro pensieri indirizzeranno all'Europa e i loro cuori batteranno per lei come prima per le patrie più piccole": così Benedetto Croce nel 1931. A noi, in un'epoca ben diversa, auspicabilmente non del tutto immemori discendenti, spetta il compito di completare questa patria europea.

L'Europa va rafforzata perché essa è valore aggiunto, un valore fondato sul patrimonio di civiltà laica e religiosa, di libertà e di giustizia, nel patto di amicizia indissolubile con gli Stati Uniti. L'Europa è di tutti, soprattutto delle nuove generazioni che potranno cogliere in pieno questa grande opportunità storica; impedirlo in qualsiasi misura corrisponde non solo ad un disegno pazzesco e privo di qualsiasi lungimiranza, ma è un vero e proprio insulto storico.

Lei, signor Presidente, e voi del Governo, andate in Europa ad assumere per conto dell'Italia la presidenza in condizioni non facili, create per molti versi da voi stessi. Ciò non svilirà la nostra responsabilità che mai dimenticherà il valore dell'Europa e l'immagine dell'Italia.

Rafforzare le competenze dell'Unione Europea, collaborare lealmente con il presidente Prodi, rimuovere le questioni di politica interna è il minimo che l'opposizione può chiedere al Capo del Governo in vista di una prova tanto importante quale il semestre. In Europa oggi è il momento dei fatti e del coraggio: per una volta, Presidente del Consiglio, cerchi di essere all'altezza della nostra grande storia. (Applausi dai Gruppi Mar-DL-U, DS-U e del senatore Peterlini. Congratulazioni).