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Legislatura 14ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 426 del 01/07/2003


Testo integrale della dichiarazione di voto del senatore Del Pennino nella discussione sulle comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri sulla politica estera alla vigilia del semestre di Presidenza italiana dell'Unione Europea

Signor Presidente, colleghi Senatori, l'esposizione che il Presidente del Consiglio ci ha fatto giovedì scorso, sui problemi che dovrà affrontare nel semestre di Presidenza italiana del Consiglio dell'Unione Europea e sulle linee guida che ispireranno l'azione del Governo, offre a tutti noi argomenti di discussione e motivi di riflessione.

Riflessione sulle responsabilità che investono oggi l'Italia, non solo per il fatto che il Paese che assume la guida dell'Europa ha il compito di stabilire l'agenda e le priorità, definendo così le linee direttrici della politica dell'Unione per il semestre, ma anche e soprattutto perché la Presidenza di turno italiana coincide con un passaggio fondamentale per la definizione del futuro assetto istituzionale dell'Unione, e si colloca altresì in una fase assai delicata dello storico rapporto tra l'Europa e gli Stati Uniti.

Negli scorsi giorni il Ministro degli Esteri ha ricordato in un articolo su un'importante quotidiano nazionale, come le Presidenze italiane abbiano "spesso coinciso con momenti cruciali della storia europea: da quella di Craxi del 1985, con l'avvio dell'Atto Unico e la conclusione dei negoziati per l'adesione di Spagna e Portogallo all'Unione, a quella di Andreotti del 1990, quando fu avviato il processo che condusse all'approvazione del trattato di Maastricht e all'Unione Monetaria.

Ma, come lo stesso Ministro ha sottolineato, è certo che il compito che attende oggi l'Italia è ancor più impegnativo. Perché si tratta di compiere un passo fondamentale per la costruzione europea, con la trasformazione in senso costituzionale degli attuali trattati, avviando il passaggio dell'Unione da soggetto internazionale a Stato Costituzionale.

Il progetto di trattato costituzionale elaborato dalla Convenzione presieduta da Giscard d'Estaing non ha suscitato entusiastici consensi: molti si aspettavano di più sul piano del rafforzamento dei poteri dell'Unione rispetto ai singoli Stati nazionali. Anche noi repubblicani avremmo, ad esempio, auspicato una più ampia riduzione delle materie per le quali è mantenuto il diritto di veto.

Ma realisticamente dobbiamo dire che esso rappresenta oggi l'unico compromesso possibile e condividiamo l'affermazione del presidente Ciampi, secondo il quale "è prioritario consolidare i risultati acquisiti e salvaguardare le premesse di ulteriori sviluppi", e sarebbe di conseguenza "un grave errore che le soluzioni consensuali raggiunte dalla Convenzione venissero rimesse in discussione dalla Conferenza Intergovernativa".

Ma proprio per questo, e perché conosciamo le riserve che hanno avanzato alcuni stati sul progetto di Costituzione elaborato dalla Convenzione, confidiamo che il Presidente del Consiglio svolga una sagace e paziente azione di persuasione nei confronti degli altri Governi dell'Unione, affinché i risultati raggiunti non siano vanificati alla Conferenza Intergovernativa.

Un'opera la cui necessità è stata sottolineata proprio stamattina anche da Jaques Delors.

Se giungere al varo della Costituzione europea è il primo impegnativo compito che ci attende nel semestre di Presidenza italiana, non meno rilevante è l'esigenza di creare le condizioni per un rilancio della collaborazione tra Europa e Stati Uniti, indispensabile per garantire condizioni di sicurezza internazionale e premessa per realizzare una condizione di equilibrio e di stabilità nel Medio Oriente e nell'Asia Centrale.

E proprio nello scacchiere medio-orientale credo si possa realizzare una forte sinergia tra l'intervento europeo e quello americano, per cercare di risolvere il drammatico conflitto israeliano-palestinese, e garantire il successo della cosiddetta "road-map". Abbiamo apprezzato sul punto le dichiarazioni del Presidente del Consiglio e salutiamo positivamente l'annuncio che egli ha dato dell'imminente visita del Primo Ministro palestinese Abu Mazen a Roma.

Se gli Stati Uniti hanno il compito preminente di indurre alla ragionevolezza e a rinunce il premier israeliano, l'Europa, che in tutti questi anni ha intrecciato particolari rapporti di solidarietà e di amicizia con l'Autorità palestinese, deve a sua volta svolgere un'azione di forte pressione perché essa direttamente reprima ogni tipo di attività terroristica.

Un'azione comune euro-americana che forzi i due contendenti a comportamenti coerenti con una volontà di pace e con l'obiettivo di realizzare la coesistenza di due stati reciprocamente riconosciuti, accompagnata da un piano di interventi per la ricostruzione della Palestina, quale quello che il Presidente del Consiglio ha annunciato, è la premessa per porre fine alla tragedia dei territori.

Accanto a questi due prioritari impegni, il Presidente del Consiglio nella sua esposizione, ha accennato a molte altre questioni che sono collocate nell'agenda del semestre di Presidenza italiano, da quella delle grandi reti infrastrutturali transeuropee, alla sostenibilità dei regimi pensionistici, dall'ulteriore allargamento dell'Unione a quella dell'immigrazione clandestina.

Per ragioni di tempo non posso affrontarli tutti. Ma desidero soffermarmi un momento sull'ultimo, quello relativo all'esigenza di un'azione comune europea in materia di immigrazione clandestina e di controllo delle frontiere.

È un tema che da noi viene vissuto in modo particolarmente drammatico, perché coi nostri 4000 km di coste rappresentiamo il più facile approdo per l'immigrazione clandestina. Un'immigrazione che, peraltro, non è destinata solo a fermarsi nel nostro paese, ma che trova sbocchi in tutta Europa.

E' essenziale quindi impostare - come il Presidente del Consiglio ha dichiarato di voler fare - una gestione integrata delle frontiere esterne con suddivisione dei relativi oneri e una politica comune dei rimpatri.

Così come è - a nostro avviso prioritaria - un'intesa dell'Unione con i paesi da cui proviene il traffico dei clandestini nel quadro dei programmi di collaborazione con questi Stati. E in tale prospettiva salutiamo positivamente l'iniziativa del ministro Pisanu per un accordo con la Libia.

Ma, mi si permetta sul punto un'ultima osservazione: ed è un tema nuovo che sottopongo all'attenzione del Governo. Forse nel quadro dell'aiuto ai paesi sottosviluppati, da cui parte l'ondata dei boat-people, occorrerebbe che l'Unione rivedesse la sua politica sugli OGM, indispensabili per combattere la fame nel Terzo mondo, e superasse alcune concezioni protezionistiche che continuano a caratterizzare le sue scelte in materia di politica agricola, come hanno evidenziato ancora negli scorsi giorni Anna Meldolesi e Germinello Alvi.

Se è vero come ha dichiarato il presidente della Commissione Europea, onorevole Prodi, che il problema che più lo angoscia è quello del "conflitto tra sviluppo e sottosviluppo e che occorre esigere un ripensamento radicale, una nuova visione del mondo che ancora non emerge" è necessario che, per farla emergere, l'Europa incominci a liberarsi dai suoi egoismi.

 

 

Sen. Del Pennino