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Legislatura 14ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 426 del 01/07/2003


Interrogazioni a risposta scritta

DE PETRIS - Al Ministro della giustizia - Premesso che:

tra le giornate del 30 aprile e del 1º maggio 2003 si sono tolti la vita, impiccandosi con delle lenzuola alle inferriate delle celle dove erano detenuti, rispettivamente a Rebibbia Nuovo Complesso e a Rebibbia Penale, a Roma, due persone: un giovane di 20 anni e un uomo di 41 anni, minorato psichico;

l’uomo di 41 anni, detenuto a Rebibbia Penale, era stato dichiarato per due volte dal Tribunale di Roma incapace di intendere e di volere a causa di gravi problemi psichici, e la sua detenzione era stata giudicata compatibile solo con il regime previsto dall’ospedale psichiatrico giudiziario;

il ragazzo di 20 anni, detenuto a Rebibbia Nuovo Complesso, si è suicidato per lo sconforto dopo aver appreso che probabilmente, per un cumulo di pena, sarebbe dovuto rimanere un altro anno in carcere;

a seguito di queste disgrazie i compagni dell’uomo di 40 anni, detenuti a Rebibbia Penale, hanno dato vita a forme di protesta placate poi, a quanto risulta l’interrogante, anche con l’uso eccessivo e spropositato di manganelli dagli agenti della polizia penitenziaria;

il 24 giugno 2003 si è suicidato un uomo di 40 anni, detenuto a Rebibbia Nuovo Complesso; il tragico episodio è avvenuto nel reparto di infermeria dove il detenuto era ricoverato,

si chiede di sapere:

quali iniziative urgenti intenda intraprendere il Ministro in indirizzo per sanare l’attuale situazione delle carceri italiane, vera "emergenza giustizia" nel nostro paese, dove non viene garantito nemmeno il diritto alla salute e dove non esiste, a causa della riduzione dei fondi, un’assistenza sanitaria dignitosa per i detenuti, e conseguentemente non è garantito un percorso di recupero, in particolare per persone con disagi psichici;

se quanto detto con riferimento alla situazione di Rebibbia corrisponda al vero e, in caso affermativo, se non ritenga eccessivo autorizzare l’uso della forza contro persone mentalmente e fisicamente non perfettamente sane, ma con gravi problemi di equilibrio psicologico, e comunque, più in generale, usare la forza contro forme di protesta sollevate dalla esasperazione di persone detenute in una situazione oramai umanamente insostenibile;

quali provvedimenti intenda intraprendere per garantire un aumento dei finanziamenti per la sanità penitenziaria ed il recupero dei detenuti disagiati psichici e valorizzare progetti pilota come quello della III Sezione di Rebibbia Penale.

(4-04847)

CREMA - Al Ministro delle attività produttive - Premesso:

che l’Enel ha predisposto un piano di sospensione dell’energia elettrica in maniera indiscriminata e senza alcun preavviso, creando un notevole disagio nelle popolazioni interessate, che non sono state informate sui tempi e le modalità di sospensione. Infatti lo stesso responsabile della Protezione Civile ha ufficialmente dichiarato di non esserne stato messo a conoscenza;

che questa iniziativa ha suscitato molte perplessità, in quanto nel piano di sospensione non si è tenuto conto della salvaguardia di zone ad alta produzione elettrica, come la provincia di Belluno, che, oltre a non essere responsabile del consumo atipico di energia, ne produce più di quanta ne consumi e subisce uno sfruttamento della risorsa idrica che non ha eguali in Italia,

l’interrogante chiede di sapere se l’Enel non stia drammatizzando la situazione, al fine di rimettere in discussione il pronunciamento dei cittadini italiani, che, con un referendum nazionale, hanno bocciato le richieste da più parti avanzate per la costruzione di centrali nucleari, e superare le forti opposizioni che provengono da molte regioni, comuni e parte dell’opinione pubblica contro la costruzione dei nuovi elettrodotti e se non si ritenga opportuno pianificare l’azione dello sfruttamento delle risorse nazionali ed in particolare della provincia di Belluno e la pianificazione del risanamento.

(4-04848)

SALERNO - Ai Ministri delle politiche agricole e forestali e della salute - Premesso:

che in data 13 giugno 2003 l’Ispettorato Centrale Repressioni Frodi del Ministero delle politiche agricole e forestali, sezione di Asti, accertava l’avvenuta commercializzazione di sementi di mais con presenza di OGM da parte di due ditte, la Monsanto Italia spa e la Pioneer Italia srl;

che detta presenza di OGM veniva inequivocabilmente certificata dall’Università di Bologna nei giorni immediatamente successivi;

che venivano accertati ed individuati un certo numero di agricoltori nella provincia di Cuneo che, non avendo cognizione della irregolarità delle sementi, ne avevano acquistato ed impiegato quantità significative per le proprie colture;

che dette colture, vietate per legge, potrebbero essere ora, in tutto o in parte, contaminate da OGM risultando, quindi, non consentite nè commercializzabili, con la nefasta conseguenza di una loro probabile, se non obbligata, distruzione;

che detto verbale di accertamento è stato notificato alla Procura della Repubblica di Saluzzo (Cuneo) ed alla Regione Piemonte (Assessorato alla Sanità) stante il divieto per legge della commercializzazione di tali sementi;

considerato:

che, qualora, a seguito dei successivi esami disposti dalla Sanità Regionale, la presenza degli OGM dovesse risultare superiore al limite della cosiddetta contaminazione accidentale, si profilerebbero gli estremi per un grave ed esteso disastro ambientale di incalcolabili dimensioni;

che è evidente ed inoppugnabile la responsabilità (da accertare se per colpa o per dolo), sotto tutti i profili, della Monsanto Italia Spa e della Pioneer Italia srl che, in questo caso, sarebbero responsabili di:

danni economici cagionati agli agricoltori, derivanti dalla distruzione delle coltivazioni eventualmente contaminate;

danni di immagine per l’agricoltura italiana, lesionata dagli atti di pirateria e di irresponsabilità da parte di Monsanto Italia spa e di Pioneer Italia Srl;

danni ambientali e sanitari da accertare per le violazioni compiute dalle ditte citate,

si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo non ritengano opportuno:

far disporre immediatamente la sospensione delle attività delle aziende colpevoli, Monsanto Italia Spa e Pioneer Italia Srl;

costituirsi parte civile per i danni cagionati a tutto il settore dell’agricoltura italiana;

disporre immediatamente la copertura economica del danno subito dagli agricoltori che potrebbero vedere sequestrati e distrutti i campi coltivati;

adire i Tribunali internazionali per condannare Monsanto Italia spa e Pioneer Italia Srl per le gravissime violazioni commesse sul nostro territorio.

(4-04849)

CORTIANA - Al Ministro della salute - Premesso che il Ministro ha presentato il progetto di costruire una banca dati contenente i dati relativi al DNA di circa 25.000 cittadini italiani;

visto che:

detto progetto di screening genetico di tutti i neonati, come il progetto inglese di screening dei neonati avanzato dal Primo Ministro Blair, pone enormi problemi di garanzia della privacy dei cittadini, anche e soprattutto se quei dati venissero in possesso di operatori commerciali;

questo database genetico risulterebbe un patrimonio appetibile per chiunque voglia avere a disposizione dati estremamente delicati e sensibili,

si chiede di sapere:

quale sia la finalità della creazione del database dei dati genetici;

quali strumenti verranno messi in atto per garantire la privacy dei pazienti;

quali strumenti tecnologici assicureranno la riservatezza dei dati sensibili;

se i sistemi informativi del Servizio sanitario nazionale risultino adeguatamente sicuri rispetto ad eventuali attacchi informatici;

se non si ritenga più utile utilizzare software di cui si sa tutto, come il software a sorgente aperto.

(4-04850)

DALLA CHIESA - Al Ministro della giustizia - Premesso che:

la seconda Corte d’Assise d’Appello di Milano ha ritenuto, in data 26 giugno 2003, di concedere la scarcerazione per gravi motivi di salute al detenuto Luciano Carmeli, condannato all’ergastolo per avere partecipato, nel luglio 1999, all’omicidio del gioielliere Ezio Bartocci;

la concessione di tale scarcerazione non è stata sottoposta ad alcun vincolo né ad alcuna condizione, in virtù dei suddetti gravi motivi di salute, certificati sia dal centro clinico ospedaliero del carcere di Opera sia dall’ospedale San Paolo di Milano;

in particolare si fa conciso riferimento, nell’ordinanza di scarcerazione, a una "prognosi a breve-medio termine" come ragione decisiva della scelta della Corte;

il signor Luciano Carmeli, secondo la sentenza di condanna, ha ucciso il gioielliere Bartocci avendo già nel 1999 usufruito di un provvedimento di scarcerazione fondato su gravi motivi di salute,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo ritenga che provvedimenti di questa natura, suscettibili (come è avvenuto nel caso) di colpire negativamente il senso di giustizia dei cittadini e dei loro rappresentanti istituzionali, non debbano essere più articolatamente motivati, soprattutto in considerazione dei gravi precedenti "di contesto" e pur nell’osservanza delle norme dettate dal Garante della Privacy in materia di malattie;

se, fermi restando i diritti a un trattamento umanitario dei detenuti specie di fronte a urgenti ragioni di salute, non si debba graduare la tipologia dei benefici accordati, evitando – come nel caso in questione – che il beneficiario della scarcerazione torni a circolare liberamente senza più limiti nei luoghi in cui egli ha compiuto il suo delitto;

se, per conseguenza, il Ministro intenda sensibilizzare il Consiglio superiore della magistratura affinché si faccia interprete responsabile presso l’ordine giudiziario della opportunità di procedere in questi casi secondo principi di prudenza e di piena e convincente trasparenza delle motivazioni.

(4-04851)

CREMA - Al Ministro della giustizia - Premesso che:

in data 18 giugno 2003 il Presidente del Tribunale di Venezia ha informato, a quanto consta all’interrogante, i rappresentanti dell’ordine degli Avvocati e i Sindaci dei Comuni sede di sezioni distaccate del Tribunale (Dolo-Chioggia-San Donà-Portogruaro) della sua determinazione di proporre al Ministero della giustizia l’emanazione di un provvedimento specifico al fine di accorpare le sedi di Dolo con Mestre o Chioggia e Portuguaro con San Donà;

la motivazione addotta dal Presidente del Tribunale circa la necessità di riordinare l’assetto giudiziario della provincia di Venezia, riducendo le sedi distaccate, è la grave carenza di personale (solo tra i cancellieri mancano 40 unità su 178 previste);

la soluzione proposta appare del tutto inadeguata in quanto si affronterebbero gli effetti ma non le cause e si arrecherebbe una ingiusta penalizzazione ad un intero territorio;

particolarmente assurda appare l’ipotesi di accorpare la sede di Dolo a quella di Mestre o Chioggia, non corrispondente ad una razionale esigenza di riordino della geografia giudiziaria, sicuramente non tarata sulle esigenze dei cittadini e di un’area vasta e complessa come quella della Riviera del Brenta;

il Tribunale di Dolo nell’ultimo anno ha esaurito oltre 800 provvedimenti in ambito civile e oltre 550 in ambito penale, la qual cosa dovrebbe, al contrario, far pensare alla necessità di un potenziamento di questa struttura anziché alla sua chiusura, allargando eventualmente la competenza alla contigua area miranese;

da molto tempo ormai, ma in particolare nell’ultimo anno, i Sindaci dei Comuni residenti nella Riviera del Brenta, facenti capo alla sede giudiziaria di Dolo, i Sindaci del Miranese – che per vicinanza geografica preferirebbero di gran lunga riferirsi al Tribunale di Dolo anziché doversi rivolgere alle sedi più scomode e lontane di Venezia o Mestre – insieme all’Associazione Avvocati della Riviera del Brenta – particolarmente colpiti nelle loro attività dall’ipotesi di un accorpamento del Tribunale di Dolo ad altra Sezione – hanno più volte e in tutte le sedi possibili manifestato la loro preoccupazione e la netta opposizione a questo accorpamento, ritenendolo una inutile quanto gravissima penalizzazione per un territorio vasto ed esigente come questo, situato tra Padova e Venezia e comprensivo di oltre 200.000 abitanti;

in data 11 giugno 2002 l’interrogante ha presentato un’interrogazione (4-02375) sullo stesso problema che a tutt’oggi non ha ancora ricevuto risposta,

si chiede di sapere:

quali azioni il Ministro in indirizzo intenda effettuare per dare risposta ai problemi ormai drammatici di carenza di personale e dotazione finanziaria delle strutture per l’amministrazione della giustizia nella provincia di Venezia;

se non ritenga di procedere ad una riorganizzazione della geografia giudiziaria basata effettivamente sui bisogni dei cittadini e sulle trasformazioni economiche e sociali intervenute nel territorio veneziano;

se non ritenga, inoltre, che sarebbe più aderente alle esigenze di riorganizzazione di tutto il sistema giudiziario provinciale la conferma della sede di Dolo e l’estensione del bacino di utenza alla popolazione residente nel confinante comprensorio del Miranese, ora costretta a notevoli disagi legati alla scomodità e alla distanza delle sue sedi di riferimento Venezia e Mestre.

(4-04852)

SPECCHIA - Ai Ministri delle infrastrutture e dei trasporti, dell'interno e della giustizia - Premesso:

che organi di informazione della Turchia e della Germania riferiscono dell’arrivo al porto di Brindisi di circa 10 mila Turchi, muniti di biglietto ma senza che vi sia alcuna nave pronta a trasportarli;

che infatti alcuni tour operator tedeschi stanno vendendo biglietti a prezzi bassissimi per il collegamento Brindisi’Turchia senza che sia in programma la partenza delle relative navi;

che attualmente vi sono collegamenti bisettimanali con la Turchia attraverso due sole compagnie che già dal mese di gennaio avevano programmato le rispettive linee;

che le linee "fantasma" per i 10 mila malcapitati cittadini Turchi, secondo alcune fonti, costituirebbero uno strumento di pressione da parte di agenzie di avventurieri e di navi che vorrebbero trasportare i passeggeri pur non avendo superato i controlli per la sicurezza della navigazione;

che i primi problemi si sono verificati già nei giorni scorsi quando una nave regolarmente autorizzata ha dovuto ritardare la partenza di tre ore per poter accettare il trasporto di alcuni di questi passeggeri;

che già negli anni scorsi il concomitante arrivo di decine di migliaia di cittadini turchi nel porto di Brindisi ha creato una situazione di emergenza e addirittura problemi di ordine pubblico,

si chiede di sapere quali urgenti iniziative i Ministri in indirizzo intendano assumere per:

accertare le responsabilità per quella che è una vera e propria truffa a danno di migliaia di persone;

prevenire l’arrivo di migliaia di Turchi che non hanno a disposizione una nave pronta per imbarcarli.

(4-04853)

CICCANTI - Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e della salute - Rilevate le prestazioni previdenziali erogate dall’Ente di Previdenza dei Farmacisti (ENPAF), costituito nel 1959 e le cui finalità sono fissate dall’art. 2 del suo Statuto, che recita: "L’Ente ha lo scopo di attuare la previdenza e l’assistenza degli iscritti e dei loro familiari nei limiti e con le modalità di cui al presente Statuto";

considerato:

che un farmacista, dopo 35 anni di professione ed al compimento del 65º anno di età, riceverebbe una pensione annua lorda pari ad euro 4.851,62 che, divisa per 13, dà 373,20 euro al mese, molto al di sotto dei 516 euro di pensione sociale;

che l’Ente suddetto opererebbe in maniera non dovuta se si considera l’art. 38 della Costituzione che recita: "I lavoratori hanno diritto che siano provveduti e assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria";

che particolarmente colpiti sono i piccoli farmacisti rurali i quali, non potendo sopravvivere con quella cifra irrisoria, sono costretti a continuare a lavorare vita natural durante dietro il banco della loro farmacia. Ciò determina anche una mancanza di turn over, con pregiudizio per l’occupazione dei giovani farmacisti, problema molto sentito da tutta la categoria;

che la situazione è divenuta insostenibile ed intollerabile; da un’indagine compiuta dalla società Astra/Demoskopea tra tutti gli iscritti, alla domanda "Come giudica la pensione ENPAF?", il 92% risponde di ritenerla "irrisoria", "vergognosa", "da fame", "ridicolmente bassa in relazione ai contributi versati". Tra i soli titolari la contrarietà arriva al 98%;

che, dall’esame dei bilanci, si evince chiaramente che l’Ente non potrà migliorare adeguatamente le prestazioni almeno per i prossimi trent’anni,

l’interrogante chiede di conoscere se non si ritengano necessario procedere allo scioglimento forzato dell’Ente che "non ha raggiunto lo scopo statutario di garantire la previdenza degli iscritti", e inserire quindi gli stessi nell’INPS.

(4-04854)

SPECCHIA - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso:

che una recente inchiesta dell’Associazione dei consumatori "Altro consumo" rivela che oltre il 70% dei viaggiatori è insoddisfatto del servizio ferroviario;

che, più in particolare, le carenze sottolineate dai pendolari con riferimento alle Ferrovie dello Stato riguardano l’informazione, la puntualità e la pulizia dei treni;

che inoltre soltanto il 16% dei treni è accessibile ai disabili;

che, a parità di fascia chilometrica, un abbonamento ferroviario mensile può avere costi doppi da una regione all’altra e che la Puglia è la Regione in cui la spesa è più alta (ad esempio su 35 chilometri si pagano 51 euro);

che la rete ferroviaria è sostanzialmente la stessa del 1970;

che inoltre, in alcune regioni, la puntualità dei treni è ancora troppo bassa;

che, per quanto riguarda il trasporto aereo, nel primo trimestre del 2003, secondo le statistiche dell’AEA – Associazione tra le principali aviolinee – l’Alitalia è stata la compagnia aerea meno puntuale in Europa su 22 compagnie tradizionali censite;

che, in particolare, il 35,3% dei voli ha registrato all’arrivo un ritardo di oltre 15 minuti, mentre nelle partenze i ritardi superiori ai 15 minuti sono stati il 26% del totale,

si chiede di sapere quali iniziative si intenda assumere presso le Ferrovie dello Stato e presso l’Alitalia per ottenere un preciso miglioramento della situazione innanzi evidenziata.

(4-04855)

CURTO - Al Ministro dell'interno - Premesso che:

nella notte tra il 25 e 26 giugno 2003 ignoti hanno distrutto l’insegna del Circolo territoriale di Alleanza Nazionale di Avetrana,

nella stessa circostanza gli stessi autori hanno cercato, senza riuscirci, di sfondare il portone d’ingresso della sede di Partito;

da diverso tempo nel comune della provincia jonica si susseguono episodi inquietanti all’indirizzo dei rappresentanti politici di AN forse a causa della intelligente attività di opposizione politica svolta in Consiglio Comunale e nella città;

il 1º maggio 2003 durante il comizio della Festa del Lavoro un militante di AN sarebbe stato verbalmente aggredito con frasi oltraggiose del prestigio e del ruolo di Alleanza Nazionale,

l’interrogante chiede di sapere quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda assumere in merito a questo ultimo atto vandalico che, oltre a rappresentare un pericoloso segnale di oltraggio ad un partito politico ed ai suoi componenti impegnati istituzionalmente quale forza di opposizione nella massima assise civica, potrebbe determinare gravi conseguenze sul versante dell’ordine pubblico e del confronto democratico.

(4-04856)