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Legislatura 14ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 426 del 01/07/2003


Comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri sulla politica estera alla vigilia del semestre di Presidenza italiana dell’Unione europea

PROPOSTE DI RISOLUZIONE

(6-00049) n. 1. (Nuovo testo) (26 giugno 2003)

MALABARBA, SODANO Tommaso.

Respinta

Il Senato,

            preso atto delle dichiarazioni del Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, sulle finalità della Presidenza italiana dell’Unione europea;

            preso atto del programma di lavoro della Presidenza italiana dell’Unione europea;

        per quanto concerne le politiche di asilo e immigrazione:

            deplorando che le misure annunciate per armonizzare le politiche d’immigrazione degli Stati membri dell’Unione europea siano fondate esclusivamente sulla repressione e la gestione dell’ordine pubblico, come prevedono le misure di gestione delle frontiere comuni, gli accordi bilaterali di riammissione, il controllo arbitrario dei migranti nell’Unione europea;

            ritenendo che il fenomeno dell’immigrazione trovi origine innanzittutto nella povertà e nelle condizioni di vita delle popolazioni del Sud del mondo;

            condannando l’implementazione di politiche di immigrazione ed asilo annunciate dalla Presidenza italiana, che non rispettano i diritti umani e la libera circolazione di persone, che stravolgono il diritto d’asilo così come definito dalle competenti Convenzioni di Ginevra del 1954, che non riconoscono la protezione dei rifugiati politici e non promuovono il miglioramento delle condizioni d’accoglienza dei migranti;

            ritenendo che la Presidenza italiana debba farsi promotrice di una iniziativa sulla «cittadinanza europea di residenza» che – come chiedono il Consiglio d’Europa e il Comitato Economico e Sociale dell’Unione europea – permetta ai cittadini dei Paesi Terzi residenti legalmente nell’Unione di beneficiare di uno statuto che ne riconosca i diritti e doveri economici, sociali e politici, compreso il diritto di voto alle elezioni amministrative ed europee;

            esprimendo la sua preoccupazione per la natura dei negoziati bilaterali attualmente in corso tra Unione europea e paesi di emigrazione, dato che la cooperazione finanziaria ed economica con tali Paesi viene stravolta nei suoi contenuti e finalità, trasformata da strumento di solidarietà e sviluppo a strumento di ricatto ed imposizione di modelli che non tengono conto della specificità delle popolazioni interessate,

        impegna il Governo a rilanciare la politica di cooperazione allo sviluppo e a promuovere la riforma profonda del sistema economico e politico internazionale in modo da assegnare all’insieme dei Paesi del Sud del mondo quel ruolo che la maggioranza della popolazione mondiale che vi risiede gli assegna;

        per quanto riguarda l’allargamento:

            prendendo atto dei risultati dei referendum di adesione all’Unione europea di Malta, Slovenia, Ungheria, Slovacchia, Polonia e Repubblica Ceca;

            pur ritenendo che l’adesione di questi paesi si configuri come un passo importante e necessario per la promozione in Europa di un’area di stabilità e sviluppo aperta alla solidarietà internazionale e sottolineando come sia necessario riservare una maggiore attenzione alla dimensione sociale dell’ampliamento, dato che l’imposizione del cosiddetto «acquis communautaire» a questi paesi sta comportando l’impoverimento reale a medio termine della maggioranza delle popolazioni interessate, ed anche perciò una rimessa in causa del processo di integrazione europea,

        invita il Governo:

            a realizzare una revisione profonda delle «prospettive finanziarie» del bilancio dell’Unione europea per permettere il finanziamento di politiche sociali ed economiche capaci di far fronte all’impatto dell’allargamento dell’Unione europea nei Paesi dell’Europa Centrale ed Orientale, ritenendo, infatti, che il finanziamento dell’allargamento dell’Unione europea a parità di risorse di bilancio comunitario, come deciso in numerosi Consigli europei e dunque con risorse inadeguate per far fronte alle sfide poste dall’allargamento, si configuri come una manifesta incapacità politica di procedere al rilancio di politiche economiche capaci di sollevare le condizioni reali di vita delle popolazioni dei nuovi paesi aderenti all’Unione;

            ad impegnare, a tal fine, la Commissione europea, attraverso la Presidenza italiana, a garantire che i paesi candidati all’Unione europea e gli Stati membri possano beneficiare di un sostegno particolare per salvaguardare o ripristinare i loro servizi pubblici che costituiscono dei punti forti essenziali per il loro sviluppo economico e sociale;

            a tenere in debito conto la preoccupazione per il contenuto altamente vincolante delle clausole di salvaguardia imposte ai paesi candidati, a far sì che queste clausole siano definite con i restanti paesi interessati e non siano utilizzate per rimettere in causa la sovranità economica e la legislazione sociale di tali paesi;

            a riconoscere apertamente che la Turchia non rispetta la dimensione politica – ma anche economica – dei cosiddetti «criteri di Copenaghen» per l’adesione all’Unione europea, anche a causa della sua politica di annientamento delle minoranze interne, del prevalere del controllo dei militari in tutti gli aspetti della vita politica ed economica della Turchia, della persistenza a non riconoscere i diritti civili e politici fondamentali del popolo curdo, delle drammatiche statistiche che riguardano le violazioni dei diritti umani; in tal senso le dichiarazioni del presidente Berlusconi su una possibile adesione della Turchia all’Unione europea nel 2007 si configurano come un’ipotesi del tutto inattendibile che mette a repentaglio la credibilità delle istituzioni europee, oltre che – fatto ancor più grave – come un sostegno alle politiche del governo di Ankara;

        in materia di politica estera e di difesa comune:

            rifiutando categoricamente la nuova concezione strategica della politica estera e di difesa comune così come elaborata al Consiglio europeo di Salonicco, fondata su un «approccio preventivo» («preventive strike»), praticamente dettata dalla «Nuova dottrina strategica» elaborata da Pentagono e Dipartimento di Stato americani,

        impegna altresì il Governo:

            a non dar seguito alle nuove proposte dell’Alto Rappresentante per la Politica Estera dell’Unione europea, Javier Solana, che comportano un’elevata militarizzazione degli strumenti di politica estera europea attualmente esistenti;

            ad opporsi al drammatico aumento dei bilanci militari degli Stati membri dell’Unione europea, come proposto da Solana, e a chiedere un riorientamento di queste risorse a finalità civili e di sviluppo;

            a fare in modo che la politica europea di sicurezza sia fondata innanzittutto sulla prevenzione politica ed economica dei conflitti, sui principi e valori riconosciuti nella Carta delle Nazioni Unite e nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo;

            a rifiutare l’incorporazione della NATO nelle strutture decisionali politiche e di difesa dell’Unione europea, impedendo che la NATO o la UEO diventino il «braccio armato» dell’Unione nelle sue azioni di peace-keeping o peace-enforcing esterne;

        per quanto riguarda le crisi internazionali:

            condannando vigorosamente la decisione del Presidente del Consiglio di non incontrare, durante il suo recente viaggio in Medioriente, il Presidente dell’Autorità Nazionale Palestinese Yasser Arafat,

        impegna il Governo:

            a rispettare i principi fondamentali di politica estera europea che hanno sempre visto in Yasser Arafat un presidente eletto democraticamente – come accertato da numerose missioni internazionali di osservazione – ed un protagonista della pace in Palestina;

            ad esercitare le dovute pressioni economiche e politiche nei confronti del governo Sharon affinché applichi davvero la «Road map» per la pace in Medioriente invece di procedere ad esecuzioni extra-giudiziarie ed arbitrarie o alla moltiplicazione – nei fatti – del processo di colonizzazione dei territori palestinesi, ritenendo che anche in questo caso la prospettiva più volte annunciata dalla Presidenza italiana di aprire negoziati di adesione all’Unione europea con Israele si configuri come un sostegno irresponsabile alla politica del governo Sharon e alle sue azioni militari illegali nei Territori Occupati;

            a riconoscere che le dichiarazioni del Presidente del Consiglio, prive di qualsiasi consenso europeo sull’adesione di Paesi come Israele, la Russia o la Turchia all’Unione europea, pongono forti interrogativi sulla credibilità della politica estera che la Presidenza si accinge a concretizzare, oltre che isolare apertamente il nostro Paese sulla scena internazionale;

            a non dare applicazione alla risoluzione n. 1483 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che di fatto riconosce l’occupazione anglo-americana dell’Iraq impegnando, invece, la Presidenza a lanciare un’autorevole iniziativa europea per la ricostruzione economica, sociale e politica dell’Iraq fondata sul rilancio del ruolo delle Nazioni Unite, attraverso le sue agenzie specializzate;

        sul «Processo di Lisbona»:

            tenendo conto delle incertezze economiche e delle preoccupazioni sociali,

        impegna, infine, il Governo:

            a rivedere il Patto di Stabilità per trasformarlo in un autentico patto per la crescita, l’occupazione e la formazione e a promuovere le spese pubbliche sociali;

            deplorando che la Presidenza si appresti a perseguire indiscriminatamente ed in maniera sostanzialmente ideologica le liberalizzazioni decise dai Consigli europei di Lisbona e Barcellona e che si rifiuti di trarre le lezioni dalle recenti esperienze (ferrovie in Gran Bretagna, energia in California, telecomunicazioni in Francia e Germania, ecc.), a rifiutare tale approccio e ad attivare una valutazione pluralistica e contraddittoria delle conseguenze delle liberalizzazioni in materia di occupazione, condizioni di lavoro, servizi resi agli utenti e assetto territoriale;

            a sospendere, in attesa dei risultati di tale valutazione, il processo di liberalizzazione nonché la promozione e la cooperazione dei servizi pubblici;

            ad opporsi alle misure fondate sulla flessibilità e la precarizzazione del lavoro e, a tal fine, a tenere in debito conto e a rispettare il vasto fenomeno di opposizione sociale che si è sviluppato in numerosi paesi europei quale risultato della sfiducia crescente verso le politiche economiche e finanziarie neoliberali;

            a rifiutare l’applicazione del «metodo aperto di coordinamento» al settore delle pensioni e ad opporsi a qualsiasi rimessa in causa del principio di ripartizione in materia di pensioni e ad ogni indebolimento della protezione sociale pubblica;

            a pronunciarsi a favore del mantenimento e dello sviluppo di una protezione sociale fondata sulla solidarietà e indipendente dagli interessi commerciali e dagli obiettivi di redditività finanziaria;

            prendendo atto del lancio di un Libro verde sui servizi d’interesse generale, a far sì che questo Libro porti all’attuazione di una direttiva concernente gli obiettivi e le modalità di organizzazione dei servizi d’interesse generale che devono sottrarsi alle norme della concorrenza e siano fondati sui princìpi di continuità, solidarietà, parità di accesso e di trattamento di tutti gli utenti, nonché a svolgere un ruolo a favore dell’assetto territoriale e della protezione dell’ambiente.

(6-00050) n. 2 (testo corretto) (01 luglio 2003)

ANDREOTTI, COLOMBO, THALER AUSSERHOFER.

Approvata

Il Senato,

            considerato che il turno semestrale di Presidenza coincide con il momento delicatissimo dell’approvazione di una Costituzione europea;

            rilevata la necessità di dare effettiva consistenza alla politica estera comune, già sancita nel Trattato di Maastricht, ma purtroppo non ancora operante, con grave disagio verificato nel corso delle ultime, profonde crisi internazionali;

            confermato l’impegno al programmato allargamento dell’Unione, ormai in fase di avanzato progresso;

            ritenuto necessario un più marcato cammino verso l’armonizzazione delle normative interne degli Stati membri, ed in particolare un ulteriore, concreto sviluppo delle politiche sociali,

        impegna il Governo a riferire puntualmente alle Camere sugli adempimenti del programma semestrale;

        assicura, al di fuori dei legittimi ruoli politici di contrapposizione, il massimo sostegno all’azione governativa nella guida dell’Unione.

(6-00051) n. 3 (01 luglio 2003)

BOCO, CARELLA, CORTIANA, DE PETRIS, DONATI, MARTONE, RIPAMONTI, TURRONI, ZANCAN.

Respinta

Il Senato,

        premesso che:

            punti qualificanti del processo di integrazione europea sono l’attuazione di una politica comune e condivisa di tutela dell’ambiente e dell’ecosistema e la realizzazione di un’Europa dei diritti, della solidarietà, della multiculturalità e della pace;

            la decisione n. 1600/2002/CE, istitutiva del sesto programma comunitario di azione in materia di ambiente, ha sottolineato l’importanza di un ambiente sano e pulito per garantire il benessere e la prosperità dei paesi dell’Unione, la presenza di problemi ambientali gravi per i quali è necessario un intervento adeguato;

            la succitata decisione n. 1600/2002/CE ha altresì evidenziato:

                la necessità di rivolgere maggiore attenzione alla prevenzione e all’applicazione del principio di precauzione nell’elaborazione di una strategia per la protezione della salute umana e dell’ambiente;

                l’importanza di un utilizzo prudente delle risorse naturali e della protezione dell’ecosistema globale, uniti alla prosperità economica e ad uno sviluppo sociale equilibrato, per garantire uno sviluppo sostenibile;

                la necessità di sganciare le pressioni ambientali dalla crescita economica, garantendo nel contempo la coerenza con il principio di sussidiarietà e rispettando la diversità di condizioni nelle varie regioni dell’Unione europea;

                la particolare delicatezza di alcuni settori chiave della tutela ambientale come i cambiamenti climatici, la biodiversità, il rapporto tra salute, ambiente e qualità della vita, lo sfruttamento delle risorse naturali e lo smaltimento dei rifiuti;

                la consapevolezza dell’incidenza delle attività umane sulle concentrazioni dei gas ad effetto serra, con il conseguente innalzamento delle temperature su scala mondiale e perturbazioni del clima;

                l’esistenza di un nesso tra degrado dell’ambiente e talune malattie umane e, di conseguenza, la necessità di prendere in considerazione il rischio potenziale derivante dalle emissioni in atmosfera, dalle sostanze chimiche pericolose, dai pesticidi e dall’inquinamento acustico;

                l’estrema attenzione che merita di essere dedicata all’ambiente urbano, nel cui contesto vive il 70% della popolazione mentre occorrono sforzi concertati per garantire un ambiente e una qualità di vita migliori nelle città;

                la necessità di adottare un intervento razionale ed efficace per quanto concerne la produzione e lo smaltimento dei rifiuti, il cui trend di crescita rischia di raggiungere il livello di saturazione dell’ambiente;

            ancora l’Unione europea, con l’approvazione del libro bianco «La politica europea dei trasporti fino al 2010: il momento delle scelte», ha segnalato un percorso chiaro per l’adozione di una politica dei trasporti e delle infrastrutture che coniughi l’efficienza del sistema con una corretta sostenibilità ambientale;

            in ambito comunitario è stata data sempre una grande attenzione alla tutela degli habitat e alla conservazione delle specie animali e vegetali, da ultimo con la creazione di un sistema coordinato e coerente di aree destinate alla conservazione della diversità biologica presente nel territorio dell’Unione stessa, denominato «Natura 2000»;

            è significativo il ruolo che l’Unione e le imprese europee svolgono nello sfruttamento predatorio di foreste ed attraverso l’importazione di legname illegale proveniente da aree di conflitto e i processi di certificazione di risorse quali il processo di Kimberley per i diamanti cosiddetti insanguinati,

        impegna il Governo:

            a sostenere, in vista della Conferenza delle Parti della Convenzione sui Mutamenti Climatici che si terrà a Milano a dicembre, la politica dell’ambiente, della salute e della protezione dei consumatori nel pieno rispetto degli orientamenti dell’Unione europea, in particolare in materia di applicazione del protocollo di Kyoto sul cambio climatico, di istituzione di un regime di responsabilità ambientale come indicato dal Parlamento europeo nella sua risoluzione del 14 maggio 2003 e di mantenimento della moratoria de facto sull’introduzione di OGM al fine di preservare la tradizione rurale e l’economia agricola europea;

            a promuovere a livello comunitario e a perseguire in ambito nazionale una politica ambientale basata sui seguenti criteri:

                l’adozione di una politica energetica basata sul ricorso ad energie rinnovabili e alla diffusione ed incentivazione degli interventi per il risparmio energetico;

                l’indirizzo della politica dei trasporti verso la mobilità sostenibile, attraverso un riequilibrio modale che benefici i sistemi di trasporto a minore impatto ambientale, lo sviluppo del cabotaggio costiero, la riduzione del consumo di territorio, lo sviluppo dei sistemi di trasporto collettivo;

                l’orientamento della politica delle infrastrutture e della mobilità mediante un sistema di regole, incentivi ed un regime di tariffazione delle infrastrutture europee a sostegno dell’efficienza, del risparmio energetico, della logistica integrata, della sostenibilità ambientale e del riequilibrio modale per lo sviluppo del trasporto ferroviario e del cabotaggio;

                la modifica della politica degli investimenti nei trasporti transeuropei (TENS), al fine di assicurare l’integrazione europea, che dovrà essere coerente con politiche di riequilibrio modale, di efficienza d’uso delle reti, assicurando priorità alla riqualificazione, all’ammodernamento e al potenziamento delle infrastrutture esistenti;

                l’inserimento della realizzazione degli investimenti infrastrutturali proposti dalla Commissione europea in un quadro coerente di indicatori ambientali e di sostenibilità dei territori attraversati, assicurando la partecipazione dei cittadini nei processi di decisione;

                la predisposizione di iniziative volte a favorire una politica della vivibilità urbana che tenga conto dei miglioramenti connessi ad una riduzione del trasporto motorizzato privato e dell’inquinamento acustico e ad un più corretto ed efficiente uso degli impianti di riscaldamento e di condizionamento;

                l’adozione di una corretta azione di salvaguardia e tutela del territorio, basata sui principi della prevenzione e del rispetto delle zone a rischio sismico e idrogeologico;

                la prosecuzione delle strategie di azione comunitarie finalizzate alla riduzione della produzione dei rifiuti, alla crescita del riuso e riciclo dei materiali, nonché ad un corretto smaltimento dei rifiuti medesimi;

                l’implementazione dell’azione comunitaria di tutela degli habitat, degli ecosistemi e della biodiversità, anche attraverso l’ampliamento della rete delle aree protette riconosciute a livello comunitario e un più rigoroso rispetto delle direttive «Uccelli» (79/409) e «Habitat» (92/43) in materia di tutela degli animali selvatici e dei loro habitat;

                l’istituzione di un fondo comunitario finalizzato alla gestione dei siti di Rete Natura 2000;

                la valorizzazione e tutela delle risorse idriche, in modo che un uso razionale e responsabile ne consenta la fruibilità da parte di tutti i cittadini comunitari;

            a farsi promotore di una politica comunitaria finalizzata alla tutela degli animali, sia sotto il profilo della conservazione della natura, sia per garantirne il benessere in ogni condizione, comprese quelle che prevedono il loro sfruttamento, sostenendo in particolare:

                nell’ambito del trasporto degli animali vivi destinati alla macellazione o all’ingrasso, la definizione di un limite massimo complessivo di trasporto di 8 ore o 500 km, che il Parlamento europeo ha più volte sollecitato fin dal 1983;

                nell’ambito della politica europea sulle sostanze chimiche, ogni sforzo mirato ad evitare l’uso degli animali nei test sfruttando appieno le informazioni già esistenti, l’uso di test che non prevedano l’uso di animali e l’applicazione del principio di precauzione;

                nell’ambito dei negoziati dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC), lo sviluppo di un regime obbligatorio di etichettatura riportante le condizioni di benessere degli animali, applicabile a Paesi terzi;

                nell’ambito della Conferenza intergovernativa per la redazione della Costituzione europea, che la tutela degli animali, già prevista dal Protocollo allegato al Trattato, sia inserita come priorità nella legislazione e nella politica comunitaria, includendola tra gli obiettivi dell’Unione europea e integrandola in tutti gli ambiti pertinenti;

            ad assumere le necessarie misure in ordine alle responsabilità ambientali dell’Unione al di fuori del territorio dell’Unione stessa;

            a correggere le inadempienze in materia di diritto ambientale considerando che l’Italia è il secondo paese dell’Unione per numero di procedimenti d’infrazione aperti relativi alla cattiva applicazione di direttive ambientali;

            a completare la disciplina europea in materia di OGM con l’adozione di una adeguata regolamentazione per assicurare la tutela delle coltivazioni biologiche e convenzionali, introdurre la responsabilità del danno ed affermare la «tolleranza zero» in materia di contaminazione delle sementi; ad integrare la riforma della politica agricola comunitaria con la revisione delle organizzazioni comuni di mercato per i prodotti mediterranei e in particolare per l’olio d’oliva, il vino e l’ortofrutta; ad approvare e dotare di idonee risorse finanziarie il Piano europeo per lo sviluppo dell’agricoltura biologica, quale parte integrante della riforma di medio termine della PAC; nell’ambito del semestre di presidenza italiana, a sostenere nella conferenza ministeriale WTO di Cancun la linea negoziale rivolta ad affermare il principio di precauzione in materia di OGM, la difesa ed il riconoscimento internazionale delle produzioni di qualità e a denominazione d’origine e l’abbattimento delle misure tariffarie che ostacolano lo sviluppo agricolo dei Paesi del Terzo Mondo;

            a promuovere politiche di accoglienza e integrazione riguardo all’immigrazione che siano una risposta coerente al progetto dell’Europa come spazio di consolidamento ed estensione dei diritti civili e politici e di rafforzamento dei diritti sociali e del lavoro, in armonia con quanto previsto dalla Carta Sociale Europea (Strasburgo 3 maggio 1996) anche attraverso dispositivi quali il reddito di cittadinanza.

(6-00052) n. 4 (01 luglio 2003)

ANGIUS, BORDON, MARINI, MARINO, DEL TURCO, FABRIS, FILIPPELLI.

Respinta

Il Senato,

        premesso che:

            sin dall’avvio del processo di integrazione europea l’Italia ha compreso che solo la convinta adesione al percorso comunitario avrebbe garantito sviluppo e innovazione anche per il nostro Paese, coniugando così un progetto di pace e di cooperazione tra i popoli con una chiara visione dell’interesse nazionale;

            nel semestre di Presidenza italiana vengono a convergere la scadenza dell’allargamento al primo gruppo di dieci Paesi candidati, la riforma delle istituzioni dell’Unione e un difficile clima internazionale segnato dall’esigenza di lotta al terrorismo e dalla rottura della legalità internazionale con l’intervento in Iraq;

            l’attuale progetto di «Costituzione europea», così come varato dalla Convenzione, pur rappresentando un importante passo in avanti è ancora su molti aspetti qualificanti eccessivamente squilibrato su un asse intergovernativo rispetto al metodo comunitario di ispirazione federalista, a causa della riaffermazione del criterio statico dell’unanimità, che conferisce a ciascuno dei Paesi membri un diritto di veto per molte materie tra cui la politica estera, di difesa, quella fiscale, importanti aspetti di quella sociale, nonché per l’approvazione del medesimo Trattato e per i suoi sviluppi futuri;

            in detto Progetto si prevedono due figure stabili di vertice potenzialmente conflittuali, il Presidente del Consiglio europeo e il Presidente della Commissione, senza la definizione di un termine ad quem nel quale le due figure debbano essere unificate e, per di più, la scelta del Presidente della Commissione si configura come sostanzialmente rimessa alle volontà del Consiglio europeo con un potere limitato di rifiuto da parte del Parlamento a cui seguirebbe una nuova designazione del Consiglio;

            nell'ambito delle decisioni del Consiglio europeo miranti a correggere i gravi squilibri attualmente presenti nella PAC a danno delle colture mediterranee è da valorizzare un’agricoltura di qualità attenta alle esigenze e alla sicurezza dei consumatori;

            in sintonia con la medesima Commissione, inoltre, la prossima revisione dei fondi strutturali va impostata mantenendo fermi gli obiettivi irrinunciabili di coesione economica e sociale, anche al fine di non penalizzare le regioni italiane in ritardo di sviluppo,

        impegna il Governo:

            a perseguire, nel periodo di Presidenza di turno dell’Unione, un ruolo per l’Europa quale attore globale in grado di realizzare un’unità politica interna che superi le lacerazioni dei mesi scorsi, ripensando la struttura delle Nazioni Unite come organismo democratico e trasparente e la comunità euro-atlantica come basata su due pilastri distinti e cooperativi aventi pari dignità;

            a sviluppare ogni iniziativa per favorire la costruzione di un equilibrio multipolare, garanzia di pace, sicurezza e giustizia sociale per tutti i popoli;

            a valorizzare la necessaria cooperazione con quei Paesi che si affacciano sul bacino del Mediterraneo nonché il dialogo culturale e religioso con i popoli che in esso sono presenti;

            a perseguire un’azione equilibrata e attiva nel conflitto israelo-palestinese, in particolare attraverso un sostegno esplicito al governo di Abu Mazen ed all’Autorità nazionale palestinese, alla «road map», definita soprattutto con il contributo dell’Europa, e ad impegnarsi altresì per la promozione di una conferenza di pace che possa avviare un nuovo protagonismo europeo nell’area mediorientale a servizio della stabilità dell’area e del dialogo;

            a rispettare nei tempi stabiliti gli impegni previsti per completare l’ingresso dei nuovi Paesi membri, compresi Bulgaria e Romania nel 2007, e avviare, indicando un chiaro percorso, il processo di allargamento alle nuove democrazie dell’area balcanica che hanno superato gli esasperati nazionalismi del recente passato, in modo da stabilizzare definitivamente l’area e la convivenza interetnica al suo interno;

            a ripartire, per far fronte al preoccupante contesto economico internazionale, ma nel pieno rispetto degli equilibri nei bilanci pubblici, dal solco ideale segnato dal piano Delors e dal percorso delineato sin dai vertici di Lisbona del 23 e 24 marzo 2000 e di Goteborg del 15 e 16 giugno 2001, configurando un’azione imperniata sulla Commissione, centrata sull’abbattimento delle persistenti barriere regolamentari, amministrative e fiscali tra i diversi Stati che impediscono la realizzazione di un mercato unico, e che non si limiti ai possibili investimenti pubblici sulle infrastrutture, tra cui quelli per la costruzione dei fondamentali corridoi transeuropei 5 e 8, ma che promuova altresì i necessari investimenti pubblici in formazione, ricerca e sviluppo, come ribadito di recente nel Consiglio europeo di Salonicco del 19 e 20 giugno;

            a realizzare un effettivo spazio di libertà, sicurezza e giustizia, contrastando la criminalità organizzata, il terrorismo internazionale, i traffici di esseri umani, tenendo conto in particolare degli obiettivi espressi sin dalle conclusioni del Consiglio europeo di Tampere (15 e 16 ottobre 1999) nonché del termine perentorio del 31 dicembre 2003 stabilito dall’articolo 34 della Decisione quadro del Consiglio europeo del 13 giugno 2002 per l’adeguamento alle disposizioni in essa previste sul mandato di arresto europeo;

            a promuovere nell’ambito di una comune azione europea le necessarie politiche e le iniziative adeguate per contrastare il tragico fenomeno dell’immigrazione clandestina e del suo sfruttamento;

            ad adottare ogni iniziativa utile perché l’Unione europea rispetti gli impegni presi in più sedi per la riduzione dell’emissione dei gas serra e ad adoperarsi in tutte le possibili sedi diplomatiche affinché i principali paesi responsabili dei più alti livelli di emissione dei gas ad effetto serra, che non hanno ancora ratificato il protocollo, procedano sollecitamente in tal senso;

            a sviluppare, secondo le conclusioni del recente Consiglio europeo di Salonicco (19 e 20 giugno 2003), una politica globale e pluridimensionale per l’accoglienza e l’integrazione dei cittadini di paesi terzi che soggiornano avendone titolo nel territorio dell’Unione, contrastando ogni forma di razzismo e di xenofobia, garantendo loro diritti e doveri analoghi a quelli dei cittadini dell’Unione;

            a sostenere tutte le proposte che configurino una vera e propria «Costituzione europea» e non un mero Trattato tra Stati, valorizzando così, nelle forme possibili, l’ispirazione federalista europea delle culture democratiche riformiste ed ecologiste del nostro paese, senza cedimenti a logiche di euroscettiscismo;

            ad adoperarsi in ogni modo affinché non si arretri rispetto agli importanti risultati raggiunti in seno alla Convenzione, nonché a fare ogni sforzo utile per favorire ogni ulteriore progresso sulla via di una maggiore integrazione, valutando attentamente la necessità di estendere il più possibile il voto a maggioranza e mantenendo l’unanimità solo per casi eccezionali, dovuti a imprescindibili e motivati interessi nazionali;

            a prevedere una clausola evolutiva che disponga in tempi ragionevoli la fusione della carica di Presidente del Consiglio e della Commissione, sulla base del duplice e paritario consenso del Consiglio e del Parlamento europeo, stabilendo comunque sin d’ora una procedura più equilibrata tra Consiglio e Parlamento per la scelta del Presidente della Commissione;

            a garantire, attraverso i singoli Ministri competenti per settore, un costante e tempestivo rapporto con le rispettive Commissioni parlamentari rispetto a tutti i temi trattati nel semestre di Presidenza al fine di assicurare il massimo coinvolgimento del Senato della Repubblica nell’arco di tale delicato periodo.

(6-00053) n. 5 (01 luglio 2003)

SCHIFANI, NANIA, D'ONOFRIO, PERUZZOTTI, DEL PENNINO, CRINO'.

Approvata

Il Senato,

            udite le comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri sulle linee programmatiche del Governo in vista del semestre di Presidenza italiana dell’Unione europea,

        le approva .