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Legislatura 14ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 426 del 01/07/2003


SENATO DELLA REPUBBLICA
—————— XIV LEGISLATURA ——————

426a SEDUTA PUBBLICA

RESOCONTO

SOMMARIO E STENOGRAFICO

MARTEDÌ 1° LUGLIO 2003

(Antimeridiana)

_________________

Presidenza del presidente PERA,

indi del vice presidente FISICHELLA,

del vice presidente SALVI

ea del presidente PERA



RESOCONTO SOMMARIO

Presidenza del presidente PERA

La seduta inizia alle ore 9,33.

Il Senato approva il processo verbale della seduta antimeridiana del 26 giugno.

Comunicazioni all'Assemblea

PRESIDENTE. Dà comunicazione dei senatori che risultano in congedo o assenti per incarico avuto dal Senato. (v. Resoconto stenografico).

Preannunzio di votazioni mediante procedimento elettronico

PRESIDENTE. Avverte che dalle ore 9,38 decorre il termine regolamentare di preavviso per eventuali votazioni mediante procedimento elettronico.

Discussione sulle comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri sulla politica estera alla vigilia del semestre di Presidenza italiana dell’Unione Europea

Approvazione delle proposte di risoluzione nn. 2 (Testo corretto) e 5. Reiezione delle proposte di risoluzione nn. 1 (Nuovo testo), 3 e 4

PRESIDENTE. Ricorda che nella seduta pomeridiana del 26 giugno è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri. Sospende brevemente la seduta in attesa dell'arrivo della ministro La Loggia.

La seduta, sospesa alle ore 9,40, è ripresa alle ore 9,46.

PRESIDENTE. Dichiara aperta la discussione sulle comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri.

MARINO (Misto-Com). L'iniziativa politica del Governo Berlusconi si è caratterizzata per la scarsa adesione all’idea di un’Europa forte, autorevole protagonista sullo scenario internazionale. Al contrario, le numerose esternazioni di esponenti della maggioranza, le dimissioni del ministro Ruggiero, le prese di posizione su argomenti come lo scudo stellare e la guerra in Iraq e, da ultima, la decisione del Presidente del Consiglio di non incontrare Arafat hanno fatto perdere all'Italia la credibilità faticosamente acquisita in sede europea con la politica di risanamento per il raggiungimento dei parametri fissati a Maastricht. Nel semestre di Presidenza è auspicabile un’inversione di tendenza affinché l'Italia possa svolgere un ruolo all'altezza degli impegnativi obiettivi da raggiungere per la riforma costituzionale dell’Unione e per contribuire al processo di pace in Medio Oriente.

LAURO (FI). La Presidenza di turno italiana dell’Unione Europea è un'occasione storica per realizzare un programma innovativo che possa costituire un modello di sviluppo, di democrazia partecipativa e di pace per le fasi successive della costruzione dell'Europa. L'autorevolezza del Governo Berlusconi ed il forte protagonismo dimostrato dal Presidente del Consiglio nelle relazioni internazionali consentiranno certamente di conseguire ambiziosi risultati, specie in ambito mediterraneo, di rafforzare la coesione europea e di rinsaldare l'amicizia euro-atlantica. Con il semestre italiano e la concomitante presidenza della Commissione europea di Romano Prodi si apre per l'Italia una stagione di grande prestigio ma anche di rilevanti responsabilità, che dovrebbero indurre maggioranza ed opposizione ad abbandonare polemiche pretestuose e litigiosità di provincia, per sostenere il Presidente del Consiglio nel suo sforzo al servizio del Paese e dell'Europa. (Applausi dal Gruppo FI. Congratulazioni).

MALABARBA (Misto-RC). Nonostante le politiche liberiste si siano rivelate chiaramente inadatte ad arrestare la tendenza alla stagnazione che caratterizza l'economia europea ed americana, entrata in crisi prima dell'11 settembre, il Governo Berlusconi ripropone per il semestre di Presidenza italiana dell'Unione un programma basato sulle infrastrutture, sul taglio delle pensioni e del Welfare, sulla privatizzazione del lavoro; inoltre si propone la legge Bossi-Fini come modello continentale. L'Europa sociale che si sta disegnando grazie alla mobilitazione dei cittadini, vero processo costituente di un’Unione democratica e partecipativa, propone un totale rovesciamento delle politiche fin qui adottate, l'abbandono delle rigidità del Patto di stabilità e delle politiche liberistiche che stanno spingendo un sempre maggior numero di persone sotto la soglia di povertà, nonché l'adozione della Tobin tax per tassare le rendite speculative da capitale e combattere i paradisi fiscali.

BUDIN (DS-U). La portata storica delle scadenze che attendono l'Europa nei prossimi mesi sul piano dell'ampliamento e delle riforme istituzionali e gli impegni di carattere politico a livello internazionale impongono una Presidenza italiana dell'Unione di grande autorevolezza sul piano politico, nell'interesse dell'Europa ma anche della stessa Italia, ma il presidente Berlusconi non ha mostrato di cogliere l'opportunità indicando al Parlamento le priorità del programma di Presidenza. In particolare, lo scenario che si sta delineando in Iraq configura la necessità di una presenza coordinata dell'Europa e in tale direzione la Presidenza italiana sarà credibile se saprà svolgere un forte ruolo di mediazione, autenticamente indipendente dall’Amministrazione Bush, onde superare le fratture aperte dalla guerra, così come il varco aperto nel conflitto israelo-palestinese dalla road map sarà l'occasione per concretizzare l'impegno dell'Europa in direzione della pace. Occorre inoltre porre tra le priorità l'estensione dei confini dell'Europa ai Balcani occidentali, assumendo un impegno per la democratizzazione e l'inclusione di quei Paesi nel processo di integrazione. (Applausi dai Gruppi DS-U, Mar-DL-U e Misto-SDI).

GRECO (FI). Le priorità indicate dal Presidente del Consiglio e poste alla base del programma di Presidenza italiana dell'Unione coincidono in larga parte con quelle contenute nella risoluzione approvata dalla Giunta per gli affari europei lo scorso maggio con il consenso unanime delle forze politiche. Oltre infatti alle scadenze di portata storica quale l'allargamento e le riforme istituzionali, si pone l'accento sulla necessità di una politica estera, di sicurezza e di difesa comune, sulla lotta al terrorismo e sulle azioni di contrasto all'immigrazione clandestina nonché su un rafforzamento delle aree mediterranee e sullo sviluppo delle infrastrutture. Proprio in ragione di ciò e nella consapevolezza dell'opportunità che si apre per l'Italia, le forze politiche dovrebbero esprimere generale fiducia al Presidente del Consiglio, valutando positivamente il programma illustrato, in linea con il giudizio espresso dal Presidente della Repubblica e da numerosi Capi di Governo stranieri. (Applausi dai Gruppi FI e AN. Congratulazioni).

COLOMBO (Misto). Il semestre di Presidenza italiana dell'Unione rappresenta un'occasione di grande prestigio per il Paese e pertanto occorre che il comportamento politico sia ispirato alla grande tradizione di politica internazionale ed europea che ha contraddistinto l'Italia fin dal dopoguerra, volta alla costruzione di un’Europa forte, in grado di contare sullo scenario internazionale come agente di pace e di sviluppo e, proprio a tal fine, occorre individuare obiettivi chiari ed assumere un comportamento leale nelle alleanze. Stante il poco tempo a disposizione, consegna agli atti la restante parte dell'intervento (v. Allegato B). (Applausi dai Gruppi Mar-DL-U e DS-U e del senatore Marini).

CASTAGNETTI (FI). Le tematiche poste a base del programma da parte del presidente Berlusconi convergono con le priorità indicate dall'opposizione, che peraltro conviene anche sulla necessità di riallacciare i fili con gli Stati Uniti, dopo lo strappo effettuato da alcuni Paesi europei in occasione della guerra in Iraq, nonché sullo svolgimento di un ruolo attivo per la soluzione della conflitto israelo-palestinese. Anzi, proprio le posizioni assunte in passato dal Presidente del Consiglio nei confronti degli Stati Uniti e sulla questione palestinese appaiono presupposti fondamentali per l'ottenimento di risultati positivi. Appare contraddittorio pertanto l’atteggiamento dell'opposizione che, probabilmente per rincorrere posizioni movimentiste, intende negare al Presidente Berlusconi un consenso unanime, dimostrando con ciò l'incapacità di valutare la portata storica degli eventi. (Applausi dai Gruppi FI e LP. Congratulazioni).

CURTO (AN). Il semestre italiano di presidenza dell’Unione Europea si inserisce in un quadro internazionale segnato, sotto il profilo economico e politico, dal pericolo del terrorismo e dall’aspro confronto sulla strategia più opportuna per contrastarlo; in tal senso, bisognerà superare le divisioni tra i Paesi europei e rafforzare l'identità e gli obiettivi comuni. Anche in Italia, tutte le forze politiche dovranno compiere lo sforzo di cercare una convergenza, al di sopra degli schieramenti e delle bandiere di partito, perché l'impegno internazionale non coinvolge soltanto la persona del Presidente del Consiglio, bensì l'intero Paese, e soprattutto perché il Governo ha già dato dimostrazione di poter respingere le critiche sulla scarsa adesione al progetto europeo, laddove ha indicato temi di grande delicatezza su cui cercare una soluzione comune, come quello dell'immigrazione e della lotta al traffico di esseri umani o quello del rafforzamento del ruolo di pacificazione dell’Unione Europea. Confermando quindi senso di responsabilità e cultura istituzionale, Alleanza Nazionale cercherà di dare un contributo proprio su tali temi, nella convinzione che l'adesione al progetto europeo non significhi soltanto il rispetto del patto di stabilità o dei parametri economici, e chiede all'opposizione di mostrare maggiore attaccamento al Paese e al sentimento di identità nazionale. (Applausi dal Gruppo AN e del senatore Castagnetti).

SALVI (DS-U). L'importanza del semestre di presidenza europea che oggi viene avviato prescinde dal Paese che assume l'incarico, ma deriva dalla rilevanza delle decisioni da prendere, che riguardano la collocazione internazionale dell'Europa (soprattutto in rapporto con le politiche degli Stati Uniti), la nuova Costituzione europea e le politiche sul piano sociale. Dal momento che su tali aspetti le comunicazioni del Presidente del Consiglio sono state lacunose o preoccupanti, ribadisce che l'Italia deve farsi promotrice in Europa di una politica di autonomia e non limitarsi a rappresentare gli interessi dell'Amministrazione Bush, come si è verificato in occasione della recente visita in Israele compiuta dal Presidente del Consiglio e con il suo rifiuto di incontrare Arafat, che ha segnato un momento di discontinuità rispetto alla posizione europea; peraltro, l'interesse italiano al multilateralismo, alla cultura della legalità e alla promozione della politica di pace nei rapporti internazionali risponde ai sentimenti di gran parte dei suoi cittadini, ai principi costituzionali e alla storia del Paese e proprio per questo suscitano inquietudine le posizioni di razzismo antiarabo espresse dalla Lega. Altrettanto inquietante è l'assenza di una chiara posizione italiana rispetto al contenuto della proposta di Costituzione europea e soprattutto al profondo deficit di democrazia che permea la bozza elaborata, che i parlamentari eletti dal popolo potranno solo ratificare o rifiutare. Di fronte al fallimento delle politiche dell'Unione in materia di crescita economica o di questioni sociali, non sono sufficienti né le dichiarazioni di principio né l'auspicio che vengano adottate in sede europea le misure di contenimento, come la cosiddetta Maastricht delle pensioni, che non si ha la forza di realizzare all'interno del Paese; occorrerebbe invece rilanciare una politica comune europea in materia di disoccupazione, di precariato, di ingiustizia sociale, ma non sembra che il Governo Berlusconi possa orientarsi in tal senso, salvo imprimere un'inversione di rotta alle politiche sinora adottate. (Applausi dai Gruppi DS-U e Mar-DL-U).

CONTESTABILE (FI). Pur concordando sull'opportunità di non enfatizzare la presidenza italiana dell’Unione europea, essendo l’undicesima volta che il Paese assume tale ruolo, non c'è dubbio che tale periodo sarà decisivo per la spinta alla conclusione del negoziato di pace tra Israele e i palestinesi, dopo mezzo secolo di conflittualità. Se è vero che la guerra in Iraq e conseguentemente il sostegno italiano all’azione americana, oltre ad eliminare un sanguinario dittatore, hanno consentito al Governo israeliano di rafforzare gli elementi di sicurezza per poter concedere aperture inimmaginabili fino a un anno fa, è anche vero che da parte palestinese, al di là della comparsa del nuovo leader Abu Mazen, è stata accettata da terroristi e estremisti una tregua emblematica ed importante. Formula pertanto i migliori auguri di Forza Italia al Presidente del Consiglio per il ruolo di moderazione e di mediazione che il Governo italiano sarà chiamato a svolgere in tale processo di pace. (Applausi dai Gruppi FI, AN e LP. Congratulazioni).

MARTONE (Verdi-U). Di fronte alle esternazioni del Presidente del Consiglio sullo stato di salute del Governo, alla richiesta di un’aprioristica professione di fede da parte dei cittadini italiani e alle critiche rivolte ai media internazionali, che si limitano a porre in risalto le anomalie personali o di azione del premier, soprattutto in politica estera, i Verdi avrebbero preferito che fosse riaffermata la prospettiva di un’Europa e di un ordine mondiale basati sul diritto internazionale, sulla solidarietà, sulla pace, sulla tutela dell’ambiente e sulla cooperazione allo sviluppo. Nelle comunicazioni del presidente Berlusconi non vi è alcun accenno alla ripresa del dialogo tra Europa e Stati Uniti, che ricomprenda le problematiche del Tribunale penale internazionale o degli organismi geneticamente modificati o, ancora, del protocollo di Kyoto, anche in vista della Conferenza delle parti della Convenzione sui mutamenti climatici che l'Italia ospiterà a dicembre. Il contributo europeo alla sicurezza globale non può appiattirsi sulla logica del rafforzamento militare, secondo il modello statunitense di difesa attiva, a scapito del concetto di responsabilità che deve tradursi, ad esempio, nell'elaborazione di un codice di condotta per le imprese europee operanti all'estero. Inoltre, accanto alle questioni dell'Iraq e del Medio Oriente, occorrerà affrontare il dramma del continente africano, interamente attraversato dalla fame, dall'AIDS e dalla guerra; in tale contesto suscita interesse l'iniziativa del Ministero degli esteri di un incontro a fine luglio sulla prevenzione dei conflitti in Africa, che si augura divenga uno degli elementi caratterizzanti della politica comune europea, accanto alla promozione della tutela dei diritti umani e del diritto di asilo, nonché alla ratifica della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dei lavoratori immigranti e delle loro famiglie.

Presidenza del vice presidente FISICHELLA

SODANO Calogero (UDC). Condivide il giudizio espresso ieri dal ministro Tremonti sull'eccessiva fretta con cui si è proceduto all'allargamento dell’Unione Europea, per le conseguenze che esso produrrà sull'erogazione dei finanziamenti dell'Obiettivo 1, ora basati esclusivamente sul parametro del prodotto interno lordo, al quale occorrerebbe aggiungere l'indice di disoccupazione e quello della mancanza delle infrastrutture; in tal modo alcune Regioni del Mezzogiorno non sarebbero penalizzate, ma potrebbe proseguire quella importante azione profondamente riformatrice avviata con la riduzione della pressione fiscale e la previsione di grandi infrastrutture. In merito alle osservazioni del Presidente del Consiglio sulla situazione politica interna e sugli equilibri di maggioranza, rileva che permangono all’interno della coalizione di Governo divergenze su taluni argomenti, come il cosiddetto indultino o le politiche per l'immigrazione, e si rende opportuno un chiarimento, per superare i toni polemici di alcuni esponenti della Lega. (Applausi dai Gruppi UDC, FI e AN. Congratulazioni).

DANIELI Franco (Mar-DL-U). Il Governo è incapace di tradurre in una costante e coerente azione politica gli obiettivi che si prefigge anche a livello internazionale e il Presidente del Consiglio, nonostante la disponibilità dell'opposizione, rifiuta un approccio bipartisan alle grandi scelte di politica estera, contraddicendo nei fatti il ministro Frattini, che sia in occasione della guerra all'Iraq, sia nell'imminenza del semestre di presidenza italiana, ha avviato degli incontri informali con esponenti dell'opposizione. L'odierna manifestazione dei diplomatici, ai quali esprime la propria solidarietà, evidenzia lo scarto tra le intenzioni e la realtà, in quanto evidenzia non solo la difficoltà di realizzare quella grande riforma del Ministero degli affari esteri annunciata con enfasi dal Presidente del Consiglio, in base alla quale la Farnesina avrebbe dovuto assumere il coordinamento della politica economica all'estero, ma non riesce neppure ad assolvere gli ordinari compiti istituzionali. Inoltre, le priorità del semestre di Presidenza italiana sono state annunciate con ritardo e risultano generiche, anche se condivisibili. E' auspicabile che al Parlamento europeo il Presidente del Consiglio enunci impegni concreti, anche in ordine alla Conferenza intergovernativa che dovrà sancire la nuova Costituzione europea, senza pregiudicare il lavoro svolto dalla Convenzione; al riguardo l'opposizione si adopererà affinché il Trattato costituzionale sia firmato a Roma, auspicando tuttavia che il Presidente del Consiglio non voglia utilizzarlo come motivo di propaganda elettorale. Inoltre, tra le priorità del semestre dovrebbero esservi l'esigenza di un ulteriore allargamento dell'Unione alla Bulgaria e alla Romania, il cui ingresso dovrebbe essere previsto nel 2007, l'avvio del processo di integrazione con gli Stati balcanici, un maggiore coinvolgimento della Turchia e lo sviluppo del partenariato euromediterraneo. (Applausi dai Gruppi Mar-DL-U e DS-U).

PASSIGLI (DS-U). L'intervento del presidente Berlusconi denota superficialità, mancanza di prospettiva e di concreti obiettivi per il semestre di presidenza italiana, evidenzia l'isolamento del Governo italiano rispetto agli altri cinque Paesi fondatori dell'Unione ed aggiunge ulteriori motivi di perplessità a quelli già suscitati dal conflitto di interessi e dal varo di leggi ad personam in materia di giustizia, che la stampa internazionale si limita a registrare. Circa l'approvazione della nuova Costituzione europea, il Presidente del Consiglio ha espresso una visione intergovernativa e non federalista, non ha minimamente accennato all'allargamento degli istituti comuni nelle aree della sicurezza e della giustizia o all'estensione dell'ambito delle decisioni a maggioranza. In materia economica ha proposto una banale e datata riedizione del piano Delors, carente di investimenti nella formazione, nell'innovazione e nella ricerca. Infine, in politica estera ha disegnato un'Europa velleitaria ma allo stesso tempo appiattita sugli Stati Uniti ed incapace di una propria visione autonoma delle relazioni internazionali, che si affida a soluzioni estemporanee e superficiali per risolvere problemi complessi, come ad esempio il cosiddetto nuovo piano Marshall per il Medio Oriente.

SERVELLO (AN). Nonostante le linee ispiratrici del programma di presidenza italiana (che ricomprendono l'allargamento dell'Unione, le reti infrastrutturali, la conclusione dei lavori per una nuova Costituzione europea, la partecipazione attiva al processo di pace in Medio Oriente, il rafforzamento dell'alleanza transatlantica secondo una visione complementare e non certo antitetica dei rapporti tra Europa e Stati Uniti) siano essenziali ed assolutamente condivisibili, l'opposizione, per lucrare un piccolo vantaggio politico, sostiene gli attacchi che la stampa internazionale e nazionale di sinistra sta conducendo in questi giorni contro il Presidente del Consiglio. Pur di tentare di screditare il Governo, la sinistra appoggia una faziosa campagna stampa che danneggia gli interessi del Paese, così dimostrando di rappresentare la vera anomalia della politica italiana, in quanto incapace di svolgere correttamente e nell'interesse del Paese il proprio ruolo di opposizione in attesa di nuove elezioni politiche. (Applausi dai Gruppi AN e FI e del senatore Carrara. Congratulazioni).

Presidenza del vice presidente SALVI

IOANNUCCI (FI). Il programma esposto dal presidente Berlusconi fa emergere i valori, i principi giuridici ed i fini politici sui quali costruire l'identità europea. Si tratta di un lodevole esempio di europeismo consapevole che abbandona la demagogia, l’inerzia propositiva e l'abdicazione dalle proprie responsabilità con le quali il centrosinistra aveva reso l'Italia un soggetto passivo nelle scelte decisive dell'Unione. La maggiore consapevolezza del ruolo cui l'Italia è chiamata e degli obblighi derivanti dall'essere la quinta economia mondiale, il terzo contributore dell'Unione ed il terzo Paese in termini di truppe impegnate in operazioni di pace all'estero sotto l'egida delle Nazioni Unite consentirà al Governo di attivare azioni positive in direzione del processo di graduale integrazione dell'Europa. Da tale punto di vista, va particolarmente apprezzato il programma enunciato, che va oltre il semestre e getta le basi per un’Europa fattore di stabilità internazionale, di cooperazione e solidarietà tra i popoli, di sviluppo economico integrato e solidale, di diffusione della conoscenza e della tolleranza, di istituzionalizzazione democratica e liberale. I risultati esaltanti sin qui acquisiti in politica estera dal Governo Berlusconi, insieme ai credibili progetti di rilancio dell'economia reale che hanno consentito all'Italia di resistere alla recessione mondiale, permettono all'Italia di affrontare con rinnovato prestigio e credibilità il semestre di presidenza, che costituisce un'opportunità per una politica costruttiva, senza rissosità e strumentalizzazioni di parte. (Applausi dai Gruppi FI e LP e del senatore Carrara. Congratulazioni).

PRESIDENTE. Dichiara chiusa la discussione e, in attesa dell’arrivo del Ministro degli affari esteri, sospende la seduta.

La seduta, sospesa alle ore 12,05, è ripresa alle ore 12,36.

Presidenza del presidente PERA

FRATTINI, ministro degli affari esteri. Obiettivo prioritario del semestre di presidenza italiana dell'Unione, che inizia nella giornata odierna, è quello di dare all'Europa una Costituzione, quanto mai necessaria per gestire la fase dell'ampliamento e per garantirle, nel contempo, un'autorevole presenza sullo scenario internazionale. In tale direzione, la Conferenza intergovernativa dovrà porre a fondamento della propria elaborazione i lavori della Convenzione, base lusinghiera da cui partire non per rimettere in discussione i pilastri fondamentali del risultato costituente dal punto di vista dell'architettura delle istituzioni, ma per approfondire questioni rimaste prive di soluzione su cui molti Paesi hanno aspettative. In particolare, ci sarà l'occasione per ritornare sulla ricerca di un equilibrio, da porre tra i valori fondanti della nuova Costituzione, tra il principio della laicità dello Stato e la tradizione cristiana dell'Europa mentre, per quanto riguarda materie delicate come la difesa e la politica estera, appare convincente la soluzione di un periodo di transizione in cui sperimentare la nuova Europa allargata, individuando nuovi modelli, partendo magari da quello della cooperazione rafforzata. In tema di integrazione europea, il semestre italiano sarà l'occasione per sollecitare la vocazione europeista dei Balcani occidentali nell'interesse di quegli stessi Paesi e dell'Europa nel suo complesso. Quanto al ruolo internazionale dell'Europa, l'azione italiana sarà volta a rafforzare il legame euroatlantico, anche mediante comuni azioni contro il terrorismo internazionale, e a stimolare il processo di pace in Medio Oriente; in tal senso l'Italia svolgerà il proprio ruolo forte dell'idea lanciata dal presidente Berlusconi, già raccolta in sede internazionale, di aiuti alla ricostruzione del tessuto economico e sociale della Palestina. Quanto ai temi della sicurezza, occorre cogliere lo spunto emerso nel dibattito di recuperare il ruolo di istituzioni ed organismi ad essa proposti, come l'OSCE, in vista del piano per la difesa e la sicurezza che occorre presentare entro dicembre. Il semestre di presidenza italiana si muoverà pertanto in una linea di convinto europeismo, tenendo conto dell'esigenza di tutelare e riaffermare i valori della tradizione e della cultura dei popoli dell'Europa, rendendo in tal modo i cittadini più partecipi del processo riformatore. In tale opera appare fondamentale il sostegno del Parlamento, delle istituzioni e della società civile per assicurare piena dignità al ruolo dell'Italia; invita pertanto a non alimentare inutili tentativi di delegittimazione. (Applausi dai Gruppi FI, AN, UDC e LP). Esprime parere contrario sulle proposte di risoluzione n. 1, n. 3 (in quanto l'ambiente è stata già indicato come una priorità) e n. 4, che mette in discussione questioni su cui con grande fatica si è raggiunto un faticoso equilibrio in seno alla convenzione. Esprime parere favorevole sulle proposte di risoluzione n. 2, di cui suggerisce una modifica formale, e n. 5.

PRESIDENTE. Passa alla votazione delle proposte di risoluzione.

DEL PENNINO (Misto-PRI). Dichiara il voto favorevole dei Repubblicani alle proposte di risoluzione nn. 2 e 5, concernenti le linee guida sull'azione del Governo nel semestre italiano di Presidenza dell'Unione europea, in un momento molto delicato per la definizione del futuro assetto istituzionale della stessa e per il rilancio della collaborazione con gli Stati Uniti. I Repubblicani avrebbero auspicato un maggiore rafforzamento dei poteri dell’Unione rispetto a quelli degli Stati nazionali, ma il progetto di Costituzione, che trasforma l’Unione stessa da entità internazionale a soggetto costituzionale, rappresenta oggi l'unico compromesso possibile. Sottolinea, infine, l'importanza della collaborazione in materia di immigrazione clandestina. (Applausi dai Gruppi FI e UDC. Congratulazioni).

DE PAOLI (Misto-LAL). Auspica che l'azione del Governo italiano nel semestre di Presidenza dell’Unione europea possa rispondere alle numerose aspettative del mondo economico, pur rendendosi conto che tale obiettivo potrà essere raggiunto solo se il Presidente del Consiglio porrà maggiore attenzione all'interesse della collettività europea e non solo a quelli personali, superando la sindrome del complotto comunista e rinnovando il confronto con le opposizioni.

MARINO (Misto-Com). I Comunisti italiani voteranno contro la proposta di risoluzione della maggioranza, esprimendo dissenso sulle comunicazioni del Presidente del Consiglio rispetto alla politica interna e sull’operato del Governo, che non ha comportato i celebrati risultati positivi sul piano dello sviluppo, della fiscalità, del controllo dei prezzi e delle tariffe; in materia di politica estera, poi, con l'appiattimento sulle scelte compiute dall'amministrazione americana, di cui è espressione il recente mancato incontro con Arafat, è necessario abbandonare la linea antieuropea finora seguita e rafforzare invece il ruolo politico dell’Europa come fattore di riequilibrio e di pacificazione.

MALABARBA (Misto-RC). Le proposte di risoluzione di Rifondazione comunista e dei Verdi, su cui preannuncia voto favorevole, propongono una visione alternativa dell'Europa basata sulla giustizia sociale, su una più equa legislazione sui temi del lavoro e dell'immigrazione e sulla funzione realmente pacificatrice dell'Europa. D'altra parte, è già in atto una forte incrinatura tra la politica di Berlusconi ed il Paese, conseguenza dei colpi di mano nel settore della giustizia, del fallimento della legge Bossi-Fini, della crisi delle grandi industrie e della mancata tenuta del Patto per l'Italia. Analogo dissenso sarà espresso a Roma nel mese di settembre dai lavoratori e dalle lavoratrici europee contro i tagli allo Stato sociale e le politiche previdenziali preannunciate. (Applausi dal Gruppo Misto-RC).

FILIPPELLI (Misto-Udeur-PE). Preannuncia il voto contrario dell’Udeur alla proposta di risoluzione della maggioranza, augurando comunque al Presidente del Consiglio un proficuo lavoro per la pace, l’ambiente ed il lavoro, ma soprattutto per la ricomposizione delle fratture determinatesi in occasione della guerra in Iraq. Anche il processo di pace tra israeliani e palestinesi dovrà essere inserito in una pacificazione complessiva del Medio Oriente, mentre particolare attenzione dovrà essere posta al Mediterraneo, all’interno del quale vanno potenziati i collegamenti per favorire la realizzazione di un’area di libero scambio a partire dal 2010. Per quanto riguarda l’immigrazione, il problema non può essere risolto con la chiusura delle frontiere, ma agevolando la regolarizzazione dei lavoratori stranieri utili alle imprese e contrastando l’immigrazione clandestina con la soluzione del rimpatrio indicata dal ministro Pisanu, peraltro ripresa dalla precedente maggioranza. Annunciando infine, per spirito di responsabilità, il sostegno all’impegno europeo del Governo, si augura che quest'ultimo dia chiari segni di continuità con la politica estera seguita in passato, in particolare nel rapporto con gli Stati Uniti.

MARINI (Misto-SDI). Auspica che la presidenza italiana dell'Unione europea superi le improvvisazioni che finora hanno caratterizzato l’operato del Governo italiano, di cui è ultima testimonianza la preannunciata collaborazione con la Libia e la successiva smentita delle autorità libiche in materia di lotta all’immigrazione clandestina. Appare fondamentale, quindi, improntare la funzione di presidenza dell’Unione alla chiarezza, alla riflessione e alla preventiva individuazione degli obiettivi e analoga chiarezza dovrebbe ispirare la ricomposizione del rapporto con gli Stati Uniti, non improntato alla sudditanza verso quel Paese, bensì al rilancio del ruolo europeo come elemento di riequilibrio internazionale. Anche in ordine alle necessarie riforme in materia di giustizia, di patto di stabilità, di difesa e di sicurezza, di politiche sociali e di allargamento dell’Unione europea sarebbe auspicabile maggiore lungimiranza ed un minore condizionamento derivante da questioni di politica interna; non si può infatti ipotizzare un allargamento dei confini alla Turchia, alla Russia o ad Israele prima che questi Stati abbiano aderito ai valori europei in materia di diritti umani e di risoluzione pacifica dei conflitti.

ANDREOTTI (Aut). Anche quello che si apre oggi, come i precedenti ricordati dal senatore Colombo, sarà un semestre italiano di Presidenza europea di grande portata, trattandosi della nascita della Costituzione europea, a lungo ritenuta addirittura impossibile data la differente struttura giuridica degli Stati membri dell'Unione. In tale prospettiva, si augura che il Governo possa contare sullo spirito di cooperazione politica di tutte le forze rappresentate in Parlamento, anche perché il semestre italiano interviene all'indomani di un periodo contrassegnato da gravi lacerazioni internazionali. Un altro campo su cui si augura una riflessione comune è quello che riguarda la politica sociale dell’Unione europea; anche in questo caso, alcuni Paesi, in particolare la Gran Bretagna all'epoca guidata dal Governo Thatcher, escludevano tale materia da quelle comunitarie, mentre oggi è possibile compiere un importante passo in avanti, ad esempio per la lotta comune contro la disoccupazione. Infine, sollecita il Governo italiano a sostenere politiche europee di cooperazione nei confronti dei Paesi in via di sviluppo, ed in particolare dei Paesi cosiddetti APC (Africa, Caraibi, Pacifico), o ancora del Medio Oriente, richiamando l’iniziativa europea per un dialogo tra Israele e Palestina promossa al Consiglio di Venezia del 1980; e in tale spirito auspica una iniziativa europea per la riunificazione della Corea e per la riforma dell’ONU. (Applausi dai Gruppi Aut, FI, UDC, AN, DS-U e Mar-DL-U. Congratulazioni).

RIPAMONTI (Verdi-U). Al turno di presidenza italiana compete la grande responsabilità di completare la rivoluzione culturale rappresentata dall'Europa unita e a tal fine è necessario svolgere un efficace ruolo di mediazione tra i partner europei, anziché procedere ad inutili strappi come in occasione della guerra all'Iraq. Il Presidente del Consiglio ha vantato una nuova credibilità dell'Italia in sede internazionale, ma questa affermazione non corrisponde al vero, in quanto il Paese è agli ultimi posti sia per l'applicazione delle direttive comunitarie, sia per la politica ambientale contraddistinta da sanatorie e condoni, mentre la finanza creativa del ministro Tremonti ha messo in discussione la credibilità del risanamento economico raggiunto dai Governi dell'Ulivo. E' insoddisfacente anche l'approccio del Governo alla Convenzione europea, inadeguato rispetto all'esigenza di costituire un nuovo soggetto internazionale forte, in grado di promuovere la pace e lo sviluppo sostenibile e contemperare l'unilateralismo statunitense. Tali presupposti e la mancata soluzione del conflitto di interesse, che viene percepito come un'anomalia negli altri Paesi europei, impongono la più alta vigilanza sull'operato del Governo nel corso del semestre di presidenza italiana. (Applausi dai Gruppi Verdi-U, Mar-DL-U e DS-U e del senatore De Paoli).

PROVERA (LP). Il riferimento a rilevanti questioni di politica interna alla vigilia del turno di presidenza italiana del Consiglio europeo è assolutamente proprio, sia perché le questioni delle infrastrutture e dell'immigrazione hanno evidenti riflessi di politica estera, sia perché è normale orientare i temi europei verso scelte politiche che tengano conto degli interessi nazionali. Nel prossimo semestre il Governo italiano dovrà ricucire i rapporti tra i Paesi europei e dell'Europa nel suo complesso con gli Stati Uniti, sulla base di un dialogo tra eguali che condividono i valori della democrazia e dei diritti umani. Potrà inoltre affrontare nella dimensione europea il contrasto all'immigrazione clandestina, che ha un'incidenza profonda sulla società, anche attraverso l'impiego di unità militari multinazionali e la destinazione di apposite risorse al rimpatrio dei clandestini. In tale ambito si devono stabilire regole certe e porre fine alle sanatorie, ammettendo solo chi può lavorare e accetta di rispettare le leggi italiane. Tale politica di fermezza, che oltretutto garantisce gli immigrati contro forme di schiavitù e di lavoro nero, deve essere accompagnata da una più efficiente politica di cooperazione; chiede pertanto che il Presidente del Consiglio sostenga il varo di una nuova legge, che consenta un migliore e più efficiente utilizzo delle risorse, da destinare prevalentemente agli accordi bilaterali, e definisca chiaramente i compiti dei soggetti coinvolti. (Applausi dai Gruppi LP e FI e del senatore Carrara. Congratulazioni).

D'ONOFRIO (UDC). Annuncia che il Gruppo voterà a favore delle proposte di risoluzione nn. 2 e 5 a sostegno della Presidenza italiana dell’Unione impegnata in questioni complesse. Condivide inoltre politicamente il giudizio con il quale un esponente dell’opposizione ha definito inqualificabile l'intervento svolto alla Camera dei deputati dal capogruppo della Lega Cè in risposta alle comunicazioni del ministro dell’interno Pisanu. Nel semestre di Presidenza italiana dovranno essere affrontate questioni rilevanti e di difficile soluzione, a partire dalla definizione del rapporto, alternativo o convergente, dell'Europa rispetto agli Stati Uniti. Inoltre, l'ampliamento dell'Unione a 25 Paesi non può essere considerato un generico allargamento, in quanto l'inclusione di Stati che nel 1957 rientravano nel Patto di Varsavia rappresenta una discontinuità radicale e allo stesso tempo implica la strategicità della questione euromediterranea e della ridefinizione dei criteri per fissare gli standard di ricchezza delle diverse aree. Sulla nuova Costituzione europea l'obiettivo ambizioso e difficile è quello di rendere coerenti l'interesse nazionale con quello europeo, obiettivo rispetto al quale la scelta del criterio della votazione a maggioranza o all'unanimità non è esaustiva, anche se la contrarietà ad un super-Stato europeo impone l'estensione del criterio della maggioranza a qualsiasi ambito. Auspicando che l'opposizione concorra positivamente all'elaborazione delle questioni che ritiene di condividere, segnala infine l'esigenza che l'Europa elabori nuove forme di intesa con Israele e la Russia e promuova un accordo con i Paesi dell'America latina aderenti al Mercosur. (Applausi dai Gruppi UDC, FI e AN e del senatore Carrara).

BORDON (Mar-DL-U). Pur non condividendo alcuni superficiali giudizi espressi dalla stampa internazionale nei confronti dell'Italia, resta il fatto che a livello europeo la figura del Presidente del Consiglio continua ad essere percepita come una anomalia, sia per l'evidente conflitto di interessi, sia per l'approvazione di specifiche norme che gli hanno garantito un personale salvacondotto rispetto ai processi nei quali è coinvolto. Tuttavia, pur essendo evidenti alcune diversità di posizione, nonché la negatività di alcune dichiarazioni estemporanee del presidente Berlusconi, la Presidenza del Consiglio europeo coinvolge il patrimonio comune della politica estera del Paese, per cui occorre un impegno comune per il raggiungimento di positivi risultati. Nell’arco del semestre deve essere compiuto un passo in avanti sul fronte sia del progetto di Costituzione sia dell'allargamento dell'Unione, argomenti che richiedono proposte più complesse e specifiche rispetto al generico intervento svolto in Aula dal Presidente del Consiglio. Occorre poi avviare una politica estera e di sicurezza comune, con trasferimento di quote in sovranità verso l'Unione, ed elaborare una comune politica di lotta all'immigrazione clandestina, il che richiede anche risorse da destinare allo sviluppo dei Paesi mediterranei. (Applausi dai Gruppi Mar-DL-U e DS-U e del senatore Peterlini. Congratulazioni).

NANIA (AN). L'Europa ha sempre rappresentato per la destra politica un riferimento ideale, per cui auspica possa diventare terreno di incontro tra la destra e la sinistra socialdemocratica, come tavola di valori dai quali non può essere escluso il riferimento al cristianesimo. La firma di una nuova Costituzione europea è un'occasione speciale, della quale il Governo si è fatto interprete per elaborare nuove politiche di sicurezza e di lotta al terrorismo internazionale e per riavvicinare l'Unione Europea agli Stati Uniti sulla base del rispetto e della responsabilità reciproca. Il Governo ha stabilito le priorità della sua Presidenza, che prevedono interventi di sviluppo ed infrastrutturali, nuove politiche del mercato del lavoro e l'allargamento dell'Europa. Anche nel settore dell'immigrazione il Governo italiano ha anticipato soluzioni legislative poi accolte da altri Paesi, che da un lato prevedono il rimpatrio dei clandestini, dall'altro politiche comuni a livello europeo e accordi bilaterali per arrestare il flusso dell'immigrazione clandestina. L'Italia potrà anche cogliere i vantaggi della propria collocazione strategica per contribuire alla pace in Medio Oriente e alla costruzione di una rete di solidarietà con i Paesi del Sud del mondo. Rispetto alla complessità dell'importanza di tali argomenti e alla prospettiva di realizzare finalmente una vera Comunità europea, è insoddisfacente l'atteggiamento dell'opposizione, che non ha reagito agli attacchi della stampa internazionale contro Berlusconi prima ancora dell'inizio del semestre, come invece avrebbe richiesto l'amore per la propria patria. (Applausi dai Gruppi AN, FI e UDC. Congratulazioni).

BRUTTI Massimo (DS-U). I Democratici di sinistra auspicano una discussione serena e costruttiva sui punti qualificanti del semestre di presidenza dell'Unione e garantiscono sostegno alle scelte e alle iniziative più serie ed utili in direzione nel processo di integrazione dell'Europa. Appare tuttavia necessaria una svolta nel dibattito interno e internazionale dopo le divisioni provocate dalla guerra in Iraq e da tale punto di vista le ultime dichiarazioni del presidente Berlusconi, che descrivono in termini caricaturali la vita politica italiana e deformano l'immagine delle opposizioni, della magistratura e del Presidente della Repubblica, costituiscono un’offesa all'Italia ed annullano la possibilità di convergenza, rendendo la situazione più difficile. Nonostante tutto il centrosinistra intende affrontare le questioni di merito della riforma delle istituzioni europee per estendere ai settori della politica estera e di sicurezza l’integrazione attuata sul piano economico e creare un Ministro competente che assuma la carica di vice presidente della Commissione, per potenziare le capacità decisionali e di iniziativa del Consiglio d'Europa, per abolire il potere di veto e generalizzare il voto a maggioranza qualificata. Bisogna poi promuovere l’Europa della fiducia, degli investimenti, della lotta alla recessione e dell’integrazione dei lavoratori immigrati. Il Governo dovrebbe chiarire se intende sostenere attivamente queste iniziative condivise dall'opposizione, così come un impegno per la sicurezza comune basato sul rinnovo del contratto sociale tra le Nazioni e la riaffermazione del primato dell’ONU e per il ristabilimento di relazioni euroatlantiche basate sulla pari dignità, evitando di inseguire rapporti privilegiati con gli Stati Uniti. L'Unione Europea dovrà impegnarsi per appoggiare la nuova dirigenza dell’Autorità nazionale palestinese e i timidi progressi del processo di pace in Medio Oriente. (Applausi dai Gruppi DS-U e Mar-DL-U).

GUZZANTI (FI). Il dibattito svoltosi ha fatto emergere, al di là delle differenze, talora anche rilevanti su punti qualificanti, una sostanziale unità di intenti in grado di affiancare e sostenere positivamente l'impegno dell'Italia nel semestre di presidenza dell’Unione. Non sono mancati gli accenti polemici, a volte ingiustificati, ma complessivamente si è assistito ad un abbassamento di tono rispetto ai continui attacchi, ora accompagnati anche da una campagna mediatica avversa da parte di taluni settori della stampa internazionale, nei confronti del Presidente del Consiglio, il quale tuttavia rimane pienamente legittimato dal voto dei cittadini. La maggioranza auspica che il Governo, che sinora ha ben gestito la politica estera, possa lavorare proficuamente alla costruzione di un’Europa aperta all'Atlantico, in grado di collaborare con gli Stati Uniti per la soluzione delle questioni internazionali; di un’entità libera da direttori e leadership, capace di affrontare efficacemente i problemi dell'economia, la questione mediterranea ed il fenomeno dell'immigrazione clandestina, proseguendo nella politica di accordi bilaterali che ha sinora offerto risultati incoraggianti. Dichiara il voto favorevole di Forza Italia alle risoluzioni nn. 2 e 5. (Applausi dai Gruppi FI, AN, UDC e LP. Congratulazioni).

DE PETRIS (Verdi-U). Dichiara il voto favorevole dei Verdi alla proposta di risoluzione n. 1 (Nuovo testo).

Con votazione nominale elettronica, chiesta dal senatore MALABARBA (Misto-RC), il Senato respinge la proposta di risoluzione n. 1 (Nuovo testo). Il Senato respinge altresì le proposte di risoluzione nn. 3 e 4. Vengano approvate le proposte di risoluzione nn. 2 (Testo corretto) e 5. (Applausi dai Gruppi FI e AN).

PRESIDENTE. Rilevando come la lettura dei documenti posti in votazione dimostri l’esistenza di larghissime convergenze sugli aspetti essenziali del semestre di presidenza italiana dell’Unione Europea, formula auguri di buon lavoro al Governo. (Applausi dai Gruppi FI, AN, UDC e LP).

Dà annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza (v. Allegato B) e toglie la seduta, convocando alle ore 15,20 l’Assemblea per la seduta pomeridiana.

La seduta termina alle ore 15,04.

 



RESOCONTO STENOGRAFICO

Presidenza del presidente PERA

PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 9,33).

Si dia lettura del processo verbale.

TIRELLI, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta antimeridiana del 26 giugno.

PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.

Congedi e missioni

PRESIDENTE. Sono in congedo i senatori: Antonione, Baldini, Bettamio, Bobbio Norberto, Bosi, Callegaro, Cherchi, Cursi, D'Alì, Degennaro, Dell'Utri, Guzzanti, Mantica, Marano, Pianetta, Saporito, Sestini, Siliquini, Sudano, Trematerra, Vegas, Ventucci e Ziccone.

Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Gubert, Nessa e Rigoni, per attività dell'Assemblea parlamentare dell'Unione Europea Occidentale; Brignone, Forcieri, Forlani, Gubetti e Malan, per attività dell'Assemblea parlamentare della NATO; Frau, Girfatti, Minardo, Moro e Pagano, per sopralluogo di una delegazione del Comitato per gli italiani all'estero; Pedrizzi, per presenziare ad un incontro presso l'Università Luiss sulla competitività del sistema bancario italiano.

 

Comunicazioni della Presidenza

PRESIDENTE. Le comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicate nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Preannunzio di votazioni mediante procedimento elettronico

PRESIDENTE. Avverto che nel corso della seduta odierna potranno essere effettuate votazioni qualificate mediante il procedimento elettronico.

Pertanto decorre da questo momento il termine di venti minuti dal preavviso previsto dall'articolo 119, comma 1, del Regolamento (ore 9,38).

Discussione sulle comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri sulla politica estera alla vigilia del semestre di Presidenza italiana dell’Unione Europea

Approvazione delle proposte di risoluzione nn. 2 (Testo corretto) e 5. Reiezione delle proposte di risoluzione nn. 1 (Nuovo testo), 3 e 4

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca "Discussione sulle comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri sulla politica estera alla vigilia del semestre di Presidenza italiana dell’Unione Europea".

Ricordo che nella seduta pomeridiana del 26 giugno è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri.

Ricordo altresì che i tempi della discussione sono stati ripartiti dalla Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari del 26 giugno.

Ringrazio i quattro Sottosegretari presenti ma, in attesa dell'arrivo del ministro La Loggia, sospendo brevemente la seduta.

(La seduta, sospesa alle ore 9,40, è ripresa alle ore 9,46).

Riprendiamo i nostri lavori.

Dichiaro aperta la discussione sulle comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri.

È iscritto a parlare il senatore Marino. Ne ha facoltà.

MARINO (Misto-Com). Signor Presidente, credo che l’azione del Governo in questi ultimi due anni sia stata ancora contrassegnata da un certo euroscetticismo, da una scarsa convinzione di aderire all’idea di un’Europa politica.

In tutti i campi vi sono state scelte incoerenti o, quanto meno, contraddittorie. Ritengo che l’immagine dell’Italia negli ultimi due anni si sia andata deteriorando con una perdita di credibilità che era stata invece faticosamente conquistata con la moneta unica.

Tra l’altro, le scelte non derivano da improvvisazioni; dalle dimissioni del ministro Ruggero in poi noi ci troviamo di fronte a scelte ben precise, e le decisioni sinora adottate (essere a favore dello scudo stellare, essere contro l’Airbus, il pedissequo allineamento sulle posizioni degli Stati Uniti d’America, la guerra in Iraq, sino al Medio Oriente, con la decisione di non incontrare Arafat) indicano chiaramente, ad avviso dei Comunisti Italiani, che il Governo italiano non si muove in direzione di un’Europa politica che abbia una sua politica estera e una sua politica di difesa, che abbia una sola voce.

Esprimiamo quindi preoccupazione per quella che è stata sinora la posizione italiana. Ovviamente vi è, da parte nostra, l’auspicio che la Presidenza italiana dell’Unione Europea sia all’altezza dei grandi appuntamenti che abbiamo davanti, quali l’allargamento e la Conferenza intergovernativa che dovrà adottare la Costituzione, nonché che operi veramente per un accordo di pace tra Israele e la ANP in base al principio "due popoli e due Stati". Infatti, signor Presidente, il problema non si risolve isolando Arafat.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Lauro. Ne ha facoltà.

LAURO (FI). Signor Presidente, membri del Governo, colleghi senatori, l’Italia assume la presidenza di turno dell’Unione Europea finalmente libera dal pregiudizio di Nazione sconfitta, di Cenerentola del sistema, di ammalata cronica e, grazie all’autorevolezza del Governo e del suo Premier, mira a fare di questa occasione un momento storico per progettare e realizzare un’epoca di sviluppo, di benessere, di democrazia partecipativa, di splendore, di cultura, di sapere e di pace.

Grandi sfide per grandi obiettivi che non mancheremo e a cui stiamo riservando la massima energia nella elaborazione e nelle procedure di attuazione di un programma innovativo. Una Presidenza italiana che ha a cuore la coesione dell'Europa, ma che intende mantenere un solido patto di amicizia con gli Stati Uniti e di fervida collaborazione con le altre potenze mondiali.

Ha detto bene, a tal riguardo, il presidente del Gruppo di Forza Italia, senatore Schifani, che l'Italia in questo periodo sarà sotto osservazione in tutto il mondo e il dovere di ciascuno, colleghi senatori, è di dare dell'Italia la migliore immagine possibile e il miglior contributo per una Europa futura forte, tollerante, prospera. Una stagione esaltante, quindi, con un grande prestigio, ma anche una grande responsabilità che noi sentiamo di assumere. Questo scenario e questa responsabilità ci costringono, e anzi ci inducono, a volare tutti più in alto, lasciando da parte le litigiosità di provincia, la polemica pretestuosa.

È necessario sottolineare che l'Italia si carica di una doppia responsabilità, non solo per la Presidenza Berlusconi, ma anche per la contemporanea presenza ai vertici delle istituzioni europee di Romano Prodi. Per queste ragioni, oltre ad un normale buonsenso, è auspicabile una concordanza in Parlamento tra maggioranza ed opposizione.

L'invito, quindi, che rivolgo a molti colleghi dell’opposizione, irriducibili alla logica del buonsenso e agli interessi supremi del Paese, è quello di abbandonare la logica del "tanto peggio tanto meglio" e di comprendere finalmente che non stiamo celebrando il teatrino di casa nostra, ma ci accingiamo a rientrare nella storia dal portone principale dopo troppi decenni rimasti alle finestre a guardare senza neppure essere ammessi nelle sedi decisionali.

La storia di questo Governo (come fu il G7 del primo Governo Berlusconi) è storia di vero, forte protagonismo. Prova concreta ne è stato il Vertice di Pratica di Mare della NATO in Italia. Del resto, si sta ricostruendo l'Italia dopo tanti anni di malgoverno e di disattenzione (privatizzazioni senza una autentica politica di liberalizzazione dei mercati, la vendita dell'ENI).

Per il petrolio ed il gas sino all'energia elettrica noi paghiamo anni di indecisione, di contrasti, di oscillazioni e di scelte affrettate che ci hanno espulso da certi mercati produttori di energia e ci hanno costretto ad importare energia. Ma anche nel comparto alimentare e nella chimica abbiamo visto dismissioni ardite. Grandi ritardi abbiamo poi accumulato nell'information and communication technology, lasciando ad altri la leadership del settore.

Non è possibile quanto è assurdamente avvenuto nelle grandi dotazioni infrastrutturali della mobilità, dove il porto di Gioia Tauro è gestito dal porto di Amburgo, quello di Taranto dalla Evergreen, quello di Voltri da una corporation di Singapore, mentre l'aeroporto di Napoli Capodichino è gestito dagli inglesi. Identico processo di basso sviluppo ha subito il settore bancario. Come non sottolineare poi la crisi della FIAT?

Come si è visto, abbiamo ereditato come maggioranza di Governo, la sconfitta del sistema industriale italiano, il crollo di una intera classe dirigente, la colonizzazione economica e culturale del Paese. Bisogna capovolgere l'impostazione geopolitica sin qui seguita, privilegiando corpose e concrete partnership con i Paesi che si affacciano sulle rive del Mare nostrum.

Con o senza l'accordo della totalità dei Paesi europei, noi abbiamo il diritto e il dovere di lanciare una politica mediterranea: il Mediterraneo è insieme una grande sfida e una grande opportunità. L'Italia può e deve essere il motore della modernizzazione dell'area mediterranea, ma è sul mare e dal mare che noi dobbiamo ricostruire i nostri primati. La Banca mediterranea può essere per davvero il volano dello sviluppo del Sud. Non accetteremo, a tal riguardo - e sono convinto di interpretare la volontà di tanti colleghi della Casa delle Libertà presenti in quest'Aula - una localizzazione della sede diversa dal contesto naturale, che è il Mezzogiorno d'Italia.

Lei, signor Presidente del Consiglio, si è trovato a governare con due guerre di rilievo, il terrorismo internazionale e la recessione mondiale, la SARS e mille ostacoli pericolosi e difficili. Le riconosciamo un grande coraggio e il sovrano disprezzo di chi, invece di amare l'Italia e servirla, come lei sta facendo nel migliore dei modi, si diverte a dileggiare la nostra bandiera tramite giornali nemici che vogliono infangare il nostro Paese.

Con questi sentimenti rivolgo i migliori auguri all'Italia, al suo Parlamento e a lei, signor Presidente del Consiglio e Presidente Europeo, perché si avvii una stagione feconda, produttiva, felice per tutti noi, per l'Europa e per il mondo. (Applausi dal Gruppo FI. Congratulazioni).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Malabarba. Ne ha facoltà.

MALABARBA (Misto-RC). Signor Presidente, l'Aula vuota il primo giorno di Presidenza italiana del semestre europeo per la discussione sull'Europa è francamente sconfortante. Comunque così è.

Signor ministro La Loggia, la chiami pure deflazione, ma la crescita economica è bloccata in Europa come negli Stati Uniti, entrati in crisi - com'è noto - assai prima dell'11 settembre, e il pensare di sottrarre l'Italia alla stagnazione senza abbandonare le politiche liberiste si è rivelato un puro sogno del creativo ministro Tremonti. Anzi, per il semestre di Presidenza italiana, si offre all'Unione Europea la ricetta del Governo Berlusconi sulle infrastrutture e le grandi opere; si tenta furbescamente di far assumere a un'istanza sovranazionale - attraverso il metodo aperto di coordinamento - il colpo di scure sulle pensioni e sul Welfare; si propone la vergogna della Bossi-Fini come modello continentale; si spinge sulla totale precarizzazione del lavoro, puntando tutto su una competitività basata su bassi salari e assenza di diritti.

Nella risoluzione che proponiamo chiediamo al Governo di impegnarsi per un totale rovesciamento delle tesi del vertice di Lisbona e una trasformazione del "Patto di stupidità" (per usare la definizione del Presidente della Commissione europea) in Patto per la crescita, l'occupazione, la promozione di spese sociali qualificate.

Ogni giorno di ritardo nell'abbandono delle politiche liberiste non risolverà la crisi economica galoppante e provocherà lacrime e sangue per i lavoratori e le fasce popolari, in sempre maggior numero sospinte sotto la soglia di povertà.

Tra le misure che ci avete rifiutato, perché affrontabili solo in sede sovranazionale, vi abbiamo proposto la Tobin tax e, ora che in sede europea ci siamo, non prendete alcuna misura per tassare le rendite speculative da capitale e tanto meno pensate di cancellare i paradisi fiscali.

State portando al declino industriale il Paese e proponete le stesse ricette fallimentari all'Unione Europea. Che le rigide assurdità del Patto di stabilità, così come le misure sul mercato del lavoro dei vertici di Lisbona e Barcellona abbiano trovato consensi bipartisan, non costituisce affatto un'assoluzione per questo Governo, ma indica semmai un'aggravante, perché rende più complessa un'alternativa. Ma io credo che la crescita della mobilitazione sta ridisegnando un'Europa sociale dal basso, di cui tutti dovranno tener conto. La vera altra Europa, il vero processo costituente di un'Europa democratica e partecipativa sta nascendo senza di voi e in contrasto con le vostre politiche.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Budin. Ne ha facoltà.

BUDIN (DS-U). Signor Presidente, io credo che forse stiamo dando troppa enfasi al semestre di Presidenza italiana: ce ne sono stati altri nel passato, anche se è vero che ce ne saranno di meno - se ce ne saranno ancora - nel futuro.

D'altra parte, però, questo è un periodo di svolta storica per l'Unione Europea, perché siamo alle riforme istituzionali fondamentali e all'ampliamento, mentre viviamo un momento di crisi delle istituzioni mondiali, a partire dall'ONU, dopo la frattura irachena. Noi vogliamo che l'Italia sia all'altezza in qualità di Presidente del semestre, e ciò nell'interesse dell'Unione Europea e anche italiano. Anzi, io credo che quanto più verranno fatti coincidere questi due interessi, tanto più questa sarà la prima prova che il nostro Paese ha svolto bene il suo compito.

Quando si dice che sono in gioco gli interessi dell'Italia credo si intenda questo: in base a come il nostro Paese avrà svolto questa funzione, il suo peso, il suo ruolo, la sua autorevolezza in ambito internazionale potranno aumentare e rafforzarsi o viceversa.

Si sa, nell'Unione Europea permangono e permarranno gli interessi nazionali. L'ambito nazionale rimarrà quello che consente meglio il governo di molti aspetti della vita sociale ed economica. Ma sempre più numerosi sono quegli interessi e quei problemi che si affrontano e si risolvono meglio nello spazio comune europeo. E lì, nello spazio comune, dove i Paesi assieme affrontano i problemi di governo, è importante la capacità di mediazione, in primo luogo da parte di chi esercita il ruolo di leadership, anche se solo per sei mesi. E per i prossimi sei mesi sarà nostra la leadership, italiana la Presidenza, affidata, sì, al Presidente del Consiglio e al nostro Governo, ma sarà del nostro Paese.

Anche per questo vogliamo lavorare per una politica estera italiana, non di uno o dell’altro schieramento politico, e vorremmo che analogo fosse l’atteggiamento del Presidente del Consiglio e del Governo. È giusto, perciò, non rinunciare anche alle critiche, quando risultano necessarie.

Quali sono le proposte, qual è il progetto per il semestre di Presidenza italiana prospettatoci dal Presidente del Consiglio, e con quali priorità? Il Ministro degli affari esteri in Commissione ci ha esposto con una certa puntualità le priorità della Presidenza italiana; poi, però (è la sensazione che abbiamo), questa puntualità è stata annacquata nelle comunicazioni del Presidente del Consiglio. Qual è la ragione? Forse sta nel fatto che il Presidente del Consiglio deve rappresentare il Governo intero, dove le posizioni sono diverse e difficilmente componibili?

E ancora: qual è la posizione rispetto alla Costituzione che bisogna approvare a breve e ai suoi contenuti? La priorità è solo nel tentativo di conquistare la firma di questo importante documento a Roma?

Qual è l’atteggiamento rispetto al Medio Oriente e all’Iraq, specie dopo la visita del Presidente del Consiglio in Medio Oriente che ha suscitato, come sappiamo, forti perplessità?

Qual è la posizione sul Mediterraneo e sull’immigrazione, che ormai è sempre più parte integrante della politica estera? Perché quella dichiarazione sulla Libia? È stata ad uso interno, per far contento un partner di Governo? È una domanda lecita, anche alla luce delle correzioni e delle reazioni che si sono avute in seguito.

E inoltre: qual è la posizione sull’ampliamento dell’Unione Europea, dopo che il Ministro dell’economia ha detto di recente che l’ampliamento avviene troppo presto?

Qual è l’atteggiamento sul Patto di stabilità e sul rilancio economico, rispetto ai quali le proposte del ministro Tremonti hanno trovato un’accoglienza varia in ambito europeo? Credo sia una domanda lecita, dopo che si è data la sensazione che il Governo potrebbe essere tentato di usare la Carta europea allo scopo di imporre leggi di riforma interne, quale quella sulle pensioni, per le quali non ha il consenso sociale né la coesione politica necessaria per affrontare la questione nel confronto con i sindacati. Su tutto questo vorremmo dare il nostro contributo.

Personalmente intendo soffermarmi brevemente su due questioni. La prima riguarda l’Iraq. Ci sono state posizioni differenti sull’intervento armato; noi eravamo contrari, e pur tuttavia siamo consapevoli che oggi la situazione in Iraq esige oggettivamente una presenza attiva impegnata anche dell’Europa nella cosiddetta nation building, non soltanto nelle azioni umanitarie. Non credo sia ammesso più defilarsi da quell’impegno; ritengo sia utile un impegno dell’Unione Europea e l’Italia dovrebbe adoperarsi per una presenza coordinata dell’UE in Iraq, ben più efficace di presenze singole che si realizzano in maniera subordinata.

L’Europa ha le sue esperienze a tale proposito, anche se le ha vissute più da destinatario che da promotore, ma si tratta di esperienze da utilizzare ora, in quella situazione. Tuttavia, perché ciò avvenga, il salto che l’Unione Europea deve fare è impegnarsi direttamente, in maniera anche onerosa, sulla prima linea della difesa, che si colloca ormai al di fuori dei propri confini. Così, l’Unione Europea, da consumatore di sicurezza e democrazia, potrà e dovrà diventare promotore di sicurezza e democrazia.

L’Iraq, il Medio Oriente, il Mediterraneo sono un banco di prova. Oltretutto, siccome parliamo di sicurezza, un impegno coordinato europeo in Iraq e nel Medio Oriente può contribuire a superare la cosiddetta frattura irachena con gli Stati Uniti; può contribuire a ristabilire il rapporto transatlantico nei giusti termini di complementarità, ma per farlo è necessario saper giocare il ruolo di mediatori e abbandonare la tentazione di presentarsi come fiduciari europei dell’America di Bush di cui si è dato troppe volte segnale.

È un ruolo che bisogna saper giocare anche per la pace tra Palestina e Israele e per la realizzazione della famosa road map. Anche qui non ha senso tornare sugli atteggiamenti nei confronti della leadership palestinese durante la visita del Presidente del Consiglio in Medio Oriente, atteggiamento che ha sollevato - come ho già detto - tante perplessità.

Voglio ribadire la necessità che si portino avanti le iniziative con una posizione a nome dell’Unione Europea, perché già così sarà una posizione adatta, credo, alla mediazione. Infatti, è ovvio che la soluzione in Medio Oriente ci sarà se le parti verranno considerate in modo equo.

Io credo che, se necessaria, sarà benvenuta una Conferenza di pace in Italia, per la quale il Governo ha dichiarato la sua disponibilità. Ma anche questa presuppone un atteggiamento equo. Non basta offrire disponibilità di sedi, è necessario dimostrare credibilità.

Vorrei intanto ricordare che l’Internazionale socialista organizzerà a breve in Italia una Conferenza per la ricostruzione democratica dell’Iraq: anche questo sarà un contributo alla pacificazione del Medio Oriente.

Un’altra priorità che voglio affrontare brevemente è quella dei Balcani, anche questa confermata nell’Agenda di Salonicco. Lo stesso processo di ampliamento dell’Unione Europea a 10 Paesi nel 2004 e a Romania e a Bulgaria nel 2007 va condotto traguardando l’enclave dei Balcani occidentali.

Guardando la carta geografica si ha come l’impressione che l’Europa voglia relegare-isolare nell’enclave balcanica tutti i mali che hanno afflitto la sua storia, la storia del nostro continente. E allora ci risulta chiaro come sia necessario imprimere un’accelerazione all’impegno europeo per la democratizzazione dei Balcani occidentali e per la loro inclusione nel processo di integrazione europea.

So, perché ce lo ha detto il ministro Frattini, che l’Italia vorrebbe fare di più anche di quanto stabilito a Salonicco. Siamo d’accordo, e vogliamo impegnarci in questa direzione per una vera e propria road map anche per i Balcani.

Avendo esaurito il tempo, mi rimane solo da dire che le condizioni per una collaborazione ci sono; forse gli elementi più deboli riguardano proprio la necessaria coesione interna alla maggioranza e il necessario ruolo moderato di mediatore del Presidente del Consiglio, al quale rivolgo un ulteriore appello. (Applausi dai Gruppi DS-U, Mar-DL-U e Misto-SDI).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Greco. Ne ha facoltà.

GRECO (FI). Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor ministro La Loggia, onorevoli Sottosegretari, il calendario dei prossimi 180 giorni di Presidenza del Consiglio dell’Unione Europea è intenso, fitto di impegni ambiziosi ma concreti, come d’altra parte era da aspettarsi da un programma ispirato alla e dalla piena responsabilità e consapevolezza dell’eccezionale particolarità del momento che sta vivendo l’Unione Europea; un momento considerato da tutti, a giusta ragione, di svolta, cruciale, storico ed epocale (senza alcuna enfasi, di cui parlavano prima alcuni colleghi dell’opposizione), con riferimento soprattutto ai due grandi eventi della costruzione di una nuova Europa, nuova nei confini geografici e nuova nelle istituzioni.

Due eventi che sono ai primi due posti nella scala delle priorità del Programma, con la riaffermazione, rispetto al primo punto, quello dell’allargamento, del carattere inclusivo ed espansivo del processo di integrazione europea, con la prospettiva anche di una tabella di marcia che va oltre il 1° giugno del 2004, con l’ingresso dei nuovi dieci Paesi, e con l’assicurazione da parte del nostro Presidente, rispetto al secondo punto, di spendere ogni sforzo volto a conseguire un accordo politico sul negoziato costituzionale entro la fine dell’anno in maniera tale che si possa, anche dopo la fine della nostra Presidenza, pretendere di firmare il Trattato costituzionale qui, a Roma.

Due obiettivi certamente da condividere e da sostenere, così come condivisibili e da supportare sono le altre priorità tracciate dal presidente Berlusconi nelle sue comunicazioni di giovedì scorso. Peraltro molte, se non tutte, oggetto di impulso e di segnalazione parlamentare.

All’uopo mi limito a richiamare la risoluzione adottata, su mia iniziativa, dalla Giunta per gli affari delle Comunità Europee, approvata all’unanimità, quindi anche dalle forze dell’opposizione, lo scorso 8 maggio, contenuta nel Documento XXIV, n. 10, sul cui contenuto, per mancanza di tempo, non mi posso dilungare.

Trattasi di una risoluzione che parte dalla considerazione delle quattro principali linee politiche contenute nel Programma della Presidenza 2003 (allargamento e riforme istituzionali; rinvigorimento della coesione economica e sociale; sviluppo dello spazio europeo di libertà, sicurezza e giustizia; rafforzamento del ruolo dell’Unione europea nel mondo) e rispetto alle quali la risoluzione raccomanda quattordici precisi impegni governativi, tra cui: il non tornare indietro rispetto al Progetto della Convenzione; la realizzazione di una politica estera di sicurezza e di difesa comune su base collettiva; la lotta al terrorismo; le azioni di contrasto all’immigrazione clandestina e la gestione comune delle frontiere; una particolare attenzione alle aree mediterranee e del Medio Oriente; la salvaguardia della tutela per le regioni del Mezzogiorno mediterraneo, atta ad evitare che i costi dell’allargamento vengano sopportati soprattutto da queste Regioni; la promozione di una efficace politica di sviluppo infrastrutturale con particolare riferimento ai corridoi 5 e 8.

Sono, grazie a Dio, tutti temi toccati nelle comunicazioni del Presidente del Consiglio; comunicazioni, quindi, che non possono ora non essere approvate, almeno nei punti coincidenti con il nostro Documento che - lo ripeto - è stato approvato anche dall’opposizione.

È per questo che, avviandomi alla conclusione, manifesto il convincimento che la Presidenza italiana saprà essere all’altezza della storica situazione dell’Unione Europea. Io credo che oggi da quest’Aula debba provenire una generale fiducia in un progetto operativo che, anche e soprattutto con riferimento all’accidentato percorso della ricostruzione di un giusto equilibrio tra "un forte impegno europeo ed una altrettanto forte solidarietà atlantica", manifesta la ferma, forte volontà di far conseguire all’Europa un ruolo di primo piano nella scena internazionale (altro che l’euroscetticismo intravisto dal senatore Marino o il programma sconfortante prima citato dal senatore Malabarba; sconfortanti sono i vostri interventi nel momento in cui non date fiducia a questo programma, ambizioso ma, ripeto, concreto, fatto di proposte concrete) e si propone di farlo con l’arte, la capacità di moderazione e di mediazione: mediazione dentro l’Europa, mediazione fuori dall’Europa.

Il nostro, dunque, è un giudizio positivo sul Programma, sulle comunicazioni del presidente Berlusconi sul semestre della Presidenza italiana che inizia proprio oggi. Ed è un giudizio, il nostro, che trova supporto nel precedente autorevole giudizio positivo espresso dal presidente Ciampi e in quello manifestato oggi sulla stampa internazionale e la settimana scorsa da capi di Governo stranieri come Tony Blair in occasione della visita a Londra effettuata pochi giorni fa da lei, presidente Pera.

Amici dell’opposizione, la Presidenza di turno italiana è un’opportunità per tutta l’Italia; se amate l’Italia, non potete non sostenere gli sforzi del nostro Governo.

(Applausi dai Gruppi FI e AN. Congratulazioni).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Colombo. Ne ha facoltà.

COLOMBO (Misto). Signor Presidente, quanto tempo ho a disposizione per il mio intervento?

PRESIDENTE. Quattro minuti, senatore Colombo, con un po’ di generosità che naturalmente non dipende solo dalla Presidenza ma anche dalla tirannia del tempo assegnato, nonché da un’ulteriore ragione, che sottolineo a lei e agli altri colleghi: c’è un collegamento televisivo che rischiamo di perdere se si tarda nel pronunciare gli interventi, sacrificando poi l’intervento di qualcun altro.

La prego quindi di prendere la parola, senatore Colombo.

COLOMBO (Misto). La ringrazio.

Signor Presidente, onorevoli senatori, onorevoli rappresentati del Governo, la nostra collega Rita Levi Montalcini sostiene che coloro che hanno una certa età devono lavorare molto con la riflessione, con lo studio e con la parola. Io lo faccio, ma è inutile farlo per portare i frutti di questo lavoro in Aula, visto il modo con cui vengono organizzate le discussioni.

Lascerò pertanto il testo scritto del mio intervento alla Presidenza; tuttavia, per non essere sleale, signor Presidente, avverto che nella prima parte è contenuta qualche critica, non a lei, ma a tutti noi, sul modo in cui si organizzano i nostri dibattiti.

Vengo ora ad alcune affermazioni ascoltate in questi giorni. Le voci di dissenso, quando non di censura, che provengono dalla stampa europea alla vigilia del cosiddetto semestre italiano devono costituire motivo per una costruttiva riflessione, signor Presidente del Consiglio - al quale mi rivolgerei se fosse presente in Aula -, sui valori a cui sarà necessario ispirarsi e sui comportamenti da assumere per quello che attiene sia alle responsabilità di Governo, sia al sentimento nazionale.

Per quanto riguarda me, non mi lascio e non mi lascerò nel futuro imbrigliare dalla consuetudine del necessario contrapporsi ed esprimerò in piena libertà il mio giudizio e le mie critiche ispirate ad una volontà costruttiva, poiché sono convinto che chi è chiamato a presiedere il semestre europeo, prima che questo o quel protagonista, è l’Italia.

Pertanto, come italiani abbiamo il dovere di concorrere tutti all’impresa, chiudendo i nostri "negozi particolari" (mi scuso per questa espressione, signor Presidente) e aprendoci alla fruttuosa lievitazione dei valori che nella storia del dopoguerra hanno guidato la nostra scelta per una Europa davvero capace di unire, di decidere, di contare, leale nelle alleanze, come agenti di pace, di sviluppo e di civiltà.

Credo sia inutile rammentare che nella tradizione democratica del nostro Paese la politica internazionale, e segnatamente quella europea, hanno sempre inteso costruire nella chiarezza degli obiettivi e nella lealtà delle alleanze un grande fattore di coesione, il filo conduttore del comune sentire della politica italiana.

Anche quando il quadro delle solidarietà era attraversato da un limes politico-ideologico netto, sempre la politica internazionale e la politica europea hanno costituito una ragione di identità, di riconoscibile coerenza, non mediabile e contrattabile.

Vorrei dire al Ministro, e per lui al signor Presidente del Consiglio, che in questo semestre essi hanno un grande patrimonio da amministrare, a partire dalla intuizione, che fu poi decisione di De Gasperi, di guardare all'adesione alla Comunità carbo-siderurgica, nella quale non avevamo interessi economici diretti, nell’ottica di uno sviluppo metaeconomico che avrebbe prodotto qualcosa di necessario alla pace in Europa e anche alla stabilità nel mondo.

Vorrei anche dire che tutte le Presidenze italiane sono state autorevoli, efficaci, conclusive: dalla politica agricola comune, conclusa sotto la nostra Presidenza, alla conclusione della crisi della "sedia vuota", che è stata condotta sotto la nostra Presidenza, alla promozione del Trattato di Helsinki, firmato da Moro come Presidente della Comunità Europea di turno, ma anche come Ministro italiano.

Helsinki era il luogo in cui per la prima volta le due grandi potenze separate, i cui rapporti erano fondati sull'equilibrio del terrore, si trovavano a parlare. Il senatore Andreotti è qui presente: ricordo la Presidenza italiana iniziata a Milano quando Craxi e Andreotti, uno Presidente del Consiglio e l'altro Ministro degli affari esteri, mettendo in minoranza la Thatcher aprirono la strada all'Atto unico e quindi al Mercato unico e alla moneta europea. C'è una grande eredità da amministrare.

Vorrei ricordare al Presidente del Consiglio, la Dichiarazione di Venezia per il Medio Oriente del 1980, che è stata la base delle trattative svolte da allora fino ad ora, condotte più dagli americani che da noi, perché ce ne siamo disinteressati. I termini di quella Dichiarazione sono validi tuttora, non soltanto per quanto riguarda l'obiettivo conclusivo ma anche per quanto riguarda alcuni strumenti veri da realizzare. E vorrei che l'Italia fosse più presente. (Il microfono si disattiva automaticamente).

PRESIDENTE. Senatore Colombo, siamo giunti ormai al doppio del tempo a lei assegnato e non posso concederle oltre. Le chiedo quindi la cortesia di consegnare il testo del suo intervento alla Presidenza che naturalmente lo farà pubblicare.

COLOMBO (Misto). Sì, signor Presidente, la ringrazio.

Concludo dicendo che sono convinto che in un passaggio difficile della nostra vita nazionale è necessario che gli obiettivi di Governo appaiano chiari ed espliciti e sappiano interpretare il sentimento civile del Paese, cosicché per questa naturale identificazione sia possibile respingere valutazioni strumentali, apprensioni immotivate e riserve di ogni genere, recuperando il profilo alto della tradizione civile italiana conseguito mediante gli atti, le scelte lungimiranti, le azioni coerenti che fecero dell'Italia uno dei Paesi fondatori dell'Unione Europea. (Applausi dai Gruppi Mar-DL-U e DS-U e del senatore Marini).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Castagnetti. Ne ha facoltà.

CASTAGNETTI (FI). Signor Presidente, signor Ministro, colleghi, questa mattina, leggendo i giornali e ascoltando il dibattito, ci siamo tutti resi conto che i problemi più urgenti dell'Europa sono unanimemente identificati: la modernizzazione e il potenziamento delle infrastrutture, la modernizzazione dello Stato sociale, un'adeguata e moderna politica dell'immigrazione, un riallacciamento dei rapporti cordiali e collaborativi con gli Stati Uniti da parte dei Paesi europei dopo lo strappo della guerra irachena, un ruolo attivo dell'Europa in Palestina, in questo difficile frangente.

Ebbene, colleghi dell'opposizione, sono proprio questi i punti che ha illustrato il Presidente del Consiglio, non perché sia preveggente ma perché, facendo un'analisi politica dei problemi europei, non poteva che convergere su quei temi. Il Presidente del Consiglio ci ha dato indicazioni sul modo in cui intende approcciare quei problemi.

A me pare che il tentativo di svincolare la questione delle infrastrutture dalla oppressione paralizzante del Patto di stabilità, senza toccare l'equilibrio di quell'accordo, sia un'intuizione felice e che l'opportunità di ammodernare lo Stato sociale, nella concertazione, sia da tutti condivisa. Mi pare che il Ministro dell'interno, che dà attuazione alla politica dell'immigrazione, abbia ricevuto un plauso unanime, anche da parte dell'opposizione, in questo e soprattutto nell'altro ramo del Parlamento. Abbiamo dunque strumenti che sembrerebbero adeguati alla bisogna.

Quanto alla politica di ripristino di rapporti cordiali e collaborativi con gli Stati Uniti, siamo tutti consapevoli, al di là della partecipazione a cortei pacifisti piuttosto che ad assemblee che guardavano in modo solidale all'intervento anglo-americano in Iraq, che quello strappo debba comunque ricomporsi, soprattutto nell'interesse dell'Europa.

Abbiamo bisogno oggi di ristabilire rapidamente rapporti cordiali, di amicizia e di collaborazione con gli Stati Uniti, anche laddove si è consumato questo strappo nell'interesse soprattutto di chi lo ha compiuto. Credo che soprattutto la Germania e la Francia "tifino" perché ciò avvenga e per una soluzione politica di questo problema.

La fortuna, se credete, ma anche la capacità di collocarsi politicamente nello scacchiere internazionale, a mio avviso, pone Berlusconi nella felice situazione di poter essere il rappresentante dell'Europa che meglio e più persuasivamente può ristabilire la collaborazione con gli Stati Uniti, anche nell'interesse di chi ha compiuto lo strappo; starei per dire anche per rimediare agli errori, ai troppi errori fatti in Europa.

Sulla Palestina siamo tutti d'accordo. Mi rivolgo soprattutto alla sinistra. Non può infatti sfuggire a nessuno di noi cosa significhi il nodo palestinese per la democrazia italiana, soprattutto per la sinistra: il dramma di sostenere la causa giusta del popolo palestinese insieme all'altrettanto sacrosanta esigenza di Israele di vedere tutelata la propria difesa.

Oggi siamo di fronte, dopo tanti anni, all'apertura di un esile sentiero lungo il quale, con la collaborazione dell'Europa, si può forse arrivare a sciogliere questo nodo drammatico di tutta la nostra democrazia. Credo che il presidente Berlusconi, anche in questo caso, abbia manifestato intenzioni condivisibili. Mi pare che quella da lui indicata sia l'unica linea possibile.

A questo punto la mia domanda è elementare: nel momento in cui siamo chiamati a questa alta responsabilità, nel momento in cui questa responsabilità si congiunge ad un momento storico particolarmente creativo (nel semestre cadrà la firma della nuova Costituzione europea e si porranno le basi per l'allargamento dell'Europa a 25, un fatto storico almeno quanto i primi Trattati di Roma), perché abbiamo ancora il dubbio che il Parlamento italiano non sia in grado o non desideri o non pensi di dare un mandato unanime al Presidente del Consiglio, il quale ha indicato una strada che raccoglie ragionevolmente tutti questi motivi di consenso?

Perché dobbiamo ipotizzare che qualcuno si chiami fuori dall’essere protagonista di questo momento storico?

Voglio essere ancora fiducioso nella ragionevolezza: se le questioni sono queste, se la posizione annunciata dal Governo è quella che abbiamo sentito, se l’interesse - ripeto - anche della sinistra europea e dei pacifisti europei è quello di riallacciare un rapporto diplomatico internazionale nei termini che abbiamo detto (ed è sicuramente loro interesse), davvero noi, per desiderio di qualche girotondo in più, di qualche folkloristica forma di dissenso, di critica o di dissacrazione più o meno cara, vogliamo rinunciare ad essere protagonisti di questo momento storico unanimemente come Paese, come Parlamento e come forze politiche? Davvero noi sull’altare di cose così piccole immoliamo questa opportunità?

Continuo a pensare che così non debba essere e che se vi è una forza della ragione, una forza delle cose e delle analisi politiche, da questo Parlamento debba poter uscire un unanime sostegno al Governo sulle linee qui espresse.

Mi dispiacerebbe se non fosse così. Mi dispiacerebbe per il Paese e per il Governo, ma - devo dirlo con amicizia, se me lo consentono - soprattutto mi dispiacerebbe per coloro che si chiamassero fuori, perché la storia va avanti comunque.

Già i Trattati di Roma del 1957, che oggi tutti noi riconosciamo essere una pietra miliare, non ebbero unanime consenso, ma chi non diede il suo consenso a quella svolta storica lo pagò in termini di insufficienza politica per decenni. Sbagliare gli appuntamenti storici significa rimanerne fuori, anche per chi si sottrae a tali appuntamenti.

Il mio augurio è che contrariamente ai Trattati del 1957 che non ebbero purtroppo il consenso unanime perché residui di vizi ideologici, resistenze aprioristiche e pregiudiziali lo impedirono, il prossimo Patto di Roma, invece, possa svolgersi in una situazione di consenso unanime.

In ogni caso - e concludo - riteniamo sicuramente questo Governo, per l’analisi che ha svolto, per la sua sacrosanta e indiscutibile rappresentanza democratica, nonché per il prestigio di rappresentanza che ha saputo acquisire nelle azioni di politica estera ed europea, al di là di tutto comunque idoneo ad essere degno dei padri fondatori del primo Trattato: come loro nel 1957 posero queste basi, questo Governo sicuramente porrà le nuove basi. Ci auguriamo lo faccia con il consenso di tutta questa Assemblea; lo farà certamente con il consenso del Parlamento e del partito di Forza Italia. (Applausi dai Gruppi FI e LP. Congratulazioni).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Curto. Ne ha facoltà.

CURTO (AN). Signor Presidente, signor Ministro, signori del Governo, colleghi, inizia proprio oggi il semestre di Presidenza italiana dell’Unione Europea in un quadro economico internazionale che continua a mostrare i segni e le cicatrici non rimarginate del durissimo attacco portato alla sicurezza dei popoli, dei cittadini e delle loro certezze. In un quadro politico internazionale che evidenzia quanto sia stato aspro il confronto sui mezzi, sugli strumenti, sulla strategia più idonea a determinare un’efficace azione di contrasto a tale attacco.

Da qui il ruolo decisivo che dovrà svolgere il nostro Paese nel semestre di Presidenza europea per fare in modo che queste divisioni, queste lacerazioni, queste diversificazioni siano recuperate e superate in un virtuoso progetto comune. Anche all’interno del nostro Paese risentiamo di tali divisioni, ma, ciò nonostante tutti dobbiamo compiere un grande sforzo per mostrarci all’altezza dell’impegno che ci attende al di là e al di sopra delle parti, degli schieramenti politici e anche delle rispettive bandiere di partito.

Questo non è un impegno che investe solo il Presidente del Consiglio e la maggioranza che lo sostiene: sarebbe gravissimo, demenziale pensarlo. Investe l’intero Paese con la sua storia, le sue conquiste ed i suoi sacrifici.

Per quanto ci riguarda, Alleanza Nazionale ha interpretato il suo ruolo con grande senso di responsabilità, esprimendo una cultura istituzionale di grande rilievo e da portare ad esempio.

È per questo motivo che ci sentiamo titolati a respingere al mittente, con grande garbo, ma con pari fermezza, le perplessità e in qualche caso le provocazioni di chi ha chiesto a questo Governo "di mostrare di credere nell'Unione".

Io ritengo che questo Esecutivo lo abbia già dimostrato offrendo un contributo originale e positivo al progetto di riforma delle istituzioni europee e, contemporaneamente, alzando al massimo livello la soglia di attenzione e di analisi sulle grandi questioni europee e mondiali: l'immigrazione, e quindi il rigore contro i trafficanti di esseri umani.

Ha ricordato il collega Castagnetti poco fa l'adesione sostanziale di vastissime aree del Parlamento all'opera del ministro Pisanu e quindi ai contenuti reali di quella legge che serve a creare le condizioni perché l'immigrazione non sia più un fenomeno incontrollabile e incontrollato, ma possa costituire un fenomeno governato; quindi, la solidarietà e l'attenzione per le generazioni presenti, sicuramente, ma anche per quelle future.

Anche su questo piano dobbiamo chiedere un concorso generale al processo di modernizzazione della previdenza, della lotta alle nuove povertà del mercato del lavoro (mercato del lavoro che non ha visto una riforma compiuta in termini più brevi e più puntuali perché forti condizionamenti, anche di natura sociale, si sono determinati, creando condizioni e presupposti per far arretrare il Paese rispetto ad ipotesi di sviluppo che noi vogliamo siano effettivamente realizzati) e, infine, lo svolgimento di un ruolo attivo per la pace.

Nessuno di noi ha mai pensato che, nell'ambito degli interventi del nostro Paese, sia di natura interna che internazionale, non si sia mai tenuto presente questo grande obiettivo: mantenere la pace come strumento per la realizzazione effettiva di un principio di civiltà che deve accomunare tutti i popoli. E lo abbiamo fatto tenendo presenti e ben saldi i valori della cultura europea, sicuramente preesistenti alla realizzazione della stessa Unione (sarebbe sbagliato pensare che i valori della cultura europea siano nati nel momento stesso in cui si è realizzata l'Unione: i valori dell'Europa sono sicuramente preesistenti ad essa), ma mai abbiamo perduto di vista, anche se in questa ottica, nell'ottica cioè dell'Unione Europea, la stella polare dell'identità nazionale, che è elemento importante perché racchiude in sé i valori essenziali della stessa sovranità nazionale, che costituisce un elemento irrinunciabile di un complesso armonico dove le competenze dell'Unione e quelle degli Stati membri sono tenute insieme dal principio regolatore della sussidiarietà.

È grande quindi la fiducia nel progetto politico che sosterrà il semestre di Presidenza italiana dell'Unione Europea, e, pur tuttavia, ben sappiamo che altri impegni ci attendono, che non sono solamente di natura squisitamente politica, sono anche di natura economica, o meglio, di politica economica: sono quelli legati soprattutto al rispetto del Patto di stabilità, che noi intendiamo rispettare fino in fondo. Un Patto di stabilità che però non può essere considerato un feticcio da adorare, ma lo strumento che ha consentito, in un determinato momento storico, in una determinata area geografica, di svolgere, così come continua a fare tuttora un ruolo importante nella regolazione dei flussi di spesa e nella tenuta dei conti pubblici dei Paesi membri. (Richiami del Presidente).

Ma il Patto di stabilità è e rimane uno strumento e quindi la sua interpretazione, sia pure rigorosa, non potrà non avere la funzione di volano di una economia europea sostanzialmente asfittica e priva di prospettive ove non si desse, in tempi brevi, un colpo di acceleratore ad ingenti investimenti infrastrutturali, senza i quali una Europa non ancora politica sarebbe ancor meno una Europa economica.

Concludo, signor Presidente. Per il raggiungimento di questi obbiettivi è necessario quindi uno sforzo corale dell'intero Paese, dello stesso Governo, della stessa maggioranza, della stessa opposizione. Quella opposizione che a noi chiede - e non ve ne sarebbe bisogno - di credere di più nell'Europa e alla quale noi chiediamo di credere di più nel nostro Paese, di credere di più nell'Italia. (Applausi dal Gruppo AN e del senatore Castagnetti).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Salvi. Ne ha facoltà.

SALVI (DS-U). Signor Presidente, signori del Governo, onorevoli colleghi, il prossimo semestre europeo sarà importante non tanto perché l’Italia ha la Presidenza (è un po’ provinciale, giacché l’Italia ha la Presidenza di turno e da quando è stata costituita l’Unione Europea non si è mai assistito a queste drammatizzazioni), ma perché importantissime sono le decisioni che l’Europa dovrà prendere nel prossimo semestre su tre grandi questioni: la collocazione internazionale dell’Europa, in particolare nel rapporto con gli Stati Uniti d’America; il Trattato che dovrà definire la cosiddetta nuova Costituzione europea; le politiche dell’Unione davanti all’evidente fallimento, o comunque alla serie di difficoltà delle politiche fin qui seguite.

Su tutti e tre questi fondamentali punti l’esposizione del Presidente del Consiglio è stata o preoccupante per quello che ha detto o carente per quello che non ha detto. Del resto, se ci fosse qualcosa di positivo, dovrebbe essere un radicale cambiamento rispetto alle politiche fin qui seguite dal Governo su ciascuna di queste tre questioni. (Alcuni senatori del Gruppo Mar-DL-U conversano animatamente). Potrei svolgere il mio intervento fuori di quest’Aula, così i colleghi potranno risolvere…

PRESIDENTE. Colleghi, vi prego di ascoltare il senatore Salvi.

SALVI (DS-U). Siccome siamo in pochi, almeno quei pochi potrebbero ascoltare.

Per quanto riguarda la prima questione, l’alternativa non è, evidentemente, fra amicizia o contrapposizione con gli Stati Uniti d’America: l’amicizia è fuori discussione. Il problema è che l’Europa ha bisogno di una sua politica autonoma, mentre finora il Governo italiano ha operato come il rappresentante delle posizioni dell’Amministrazione Bush in Europa, e non come protagonista della costruzione di una politica estera e di difesa autonoma dagli Stati Uniti, che è ciò di cui l’Europa ha bisogno se vuole costruire su un piano di parità e non di subordinazione i suoi rapporti con quel grande Paese.

Tutte le scelte del Governo - in particolare, ma non solo, sulla questione europea - sono state volte non a cercare di costruire una posizione autonoma dell’Europa, ma a rappresentare in Europa la posizione dell’Amministrazione Bush. Ancora di recente, nel suo viaggio in Medio Oriente il presidente Berlusconi, contravvenendo alla politica ufficiale dell’Unione Europea, ha seguito la richiesta del presidente Bush di non incontrare Arafat, dando così luogo alle polemiche che conosciamo.

Il punto è molto rilevante, perché la collocazione autonoma dell’Europa e le ragioni di contrasto con gli Stati Uniti d’America oggi esistenti non riguardano la diplomazia delle grandi potenze, ma questioni costitutive dell’identità europea; riguardano, cioè, il multilateralismo, contrapposto all’unilateralismo di questa Amministrazione, la scelta per la legalità internazionale, la politica di pace come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali.

La partecipazione di fatto dell’Italia alla "coalizione dei volenterosi" in Iraq, che avrà il suo seguito nella presenza di forze armate in quella parte del mondo (oltre tutto, ancora stamattina arrivano drammatiche notizie dall’Iraq), gabellata dal Governo come protezione di una missione umanitaria, fa parte di questo tipo di scelte. L'Italia, invece, non solo dovrebbe partecipare alla costruzione di un’autonoma politica europea di difesa, ma ha un particolare interesse a far questo, perché è esposta sul fronte Mediterraneo e quindi ha bisogno di costruire nel Mediterraneo, oltre l’area dell’Europa, una politica di progresso e di pace.

Il razzismo antiarabo della Lega pesa certamente sulle scelte di questo Governo. Per la prima volta, come è stato giustamente sottolineato, nell’anno che abbiamo alle spalle l’Italia, rispetto a cinquant’anni di tradizione come colomba, si è trasformata in falco, contraddicendo così i suoi princìpi costituzionali, la sua storia e i sentimenti della larga maggioranza dei suoi cittadini.

Altrettanto inquietante è la posizione del Governo per quanto riguarda il progetto del nuovo Trattato costituzionale dell’Unione. Il presidente Berlusconi continua ad insistere sul fatto che la firma avvenga a Roma, ma il problema non è dove si firma: è cosa si firma. Se poi ciò avviene a Roma, tanto di guadagnato: evidentemente siamo tutti più contenti. Ma con quale orientamento il Governo italiano va alla fase finale dei lavori per il Trattato costituzionale? Nulla ha detto a tale riguardo il Presidente del Consiglio nella sua esposizione in quest’Aula.

Il testo che esce dai lavori della Convenzione non è soddisfacente. Certo, è importante evitare passi indietro, ma non è sufficiente un’azione di contenimento. Sull’Italia, tradizionalmente il più europeista dei Paesi dell’Unione nell’orientamento delle sue forze politiche, ma soprattutto nel sentire dei cittadini, pesa l’euroscetticismo non solo della Lega ma anche quello da tempo esposto e teorizzato tra i Ministri più autorevoli di Forza Italia in questo Governo.

Questo Trattato nasce con un deficit profondo di democrazia nel suo stesso processo costitutivo. Signor Presidente, i rappresentanti eletti dal popolo, cioè i Parlamenti nazionali e lo stesso Parlamento europeo non hanno alcun potere nelle scelte che verranno compiute per l’Europa; saranno chiamati a ratificare, a prendere o lasciare, quello che è stato deciso in altri sedi. Anche la stessa idea di fare un referendum sul risultato finale pone i cittadini dell’Europa davanti alla stessa scelta: prendere o lasciare. Questo deficit costitutivo si traduce nei suoi contenuti. Finora si è discusso di questioni del tutto secondarie, a mio modesto avviso, e che comunque fanno trasparire questo deficit di democrazia.

Questo dibattito - perdonatemi - un po’ ridicolo su che cosa debba stare in questo preambolo del Trattato costituzionale esprime il fatto che c’è il dubbio, in chi sta scrivendo tale testo, se ci sia davvero un’identità europea. Quest’ultima, infatti, presuppone un popolo europeo, presuppone un sistema politico europeo, presuppone una democrazia europea.

La stessa questione del voto di maggioranza viene enfatizzata. Ha detto bene Habermas in uno dei suoi interventi in questi giorni: il voto di maggioranza ha una logica se la minoranza accetta che la maggioranza decida. Ma la minoranza accetta se c’è un comune sentire europeo e se c’è una logica democratica per cui la scelta di maggioranza non è scelta di burocrazie (che siano burocrazie comunitarie o governative non cambia poi moltissimo) bensì esprime il sentire della maggioranza dei cittadini europei.

Tutto ciò nel testo costituzionale non c’è ed è una gravissima lacuna: si rischia di minare questo nuovo passaggio. Si discute, noi, se sia Trattato o Costituzione: l’esperienza costituzionale insegna che ci sono testi scritti che si chiamano "Costituzione" che Costituzioni non sono e ci sono Costituzioni, come quella del Regno Unito, che non hanno bisogno di un testo scritto, perché la questione costituzionale è nella sostanza di ciò che si fa.

Come si pone il Governo italiano su tali questioni? Che impegno avrà? Anche qui siamo preoccupati perché i Paesi che vogliono addirittura tornare indietro rispetto a queste scelte, cioè la Gran Bretagna e la Spagna, sono i Paesi con cui il Governo italiano in quest’anno ha fatto asse comune.

E allora anche qui c’è qualcosa che non va bene e finora, in ogni caso, non è dato sapere quali impegni il Governo italiano intende assumere.

La terza questione riguarda le politiche dell’Unione. Queste politiche sono oggi di fronte al rischio molto serio di un fallimento: non riescono ad assicurare né crescita economica, né soluzioni delle questioni sociali dell’Europa.

Nel Trattato c’è molto poco a questo riguardo, non si è riusciti nemmeno a modificare la missione della Banca centrale europea per renderla almeno simile a quella che ha l’analogo organo degli Stati Uniti d’America. Per cui noi abbiamo un’Europa con declamazioni bellissime come quelle di Lisbona, sulla società della conoscenza e sul lavoro, o come quella di Göteborg, sullo sviluppo sostenibile, che poi non contano nulla nelle decisioni dell’Europa, perché gli unici due soggetti decisionali in Europa sono la Banca centrale e i controllori del Patto di stabilità; sono gli unici due soggetti che contano.

E allora non sarà la modesta revisione al ribasso rispetto al Piano Delors che propone il ministro Tremonti a risolvere tale questione, anzi, noi vediamo che il Presidente del Consiglio torna a riproporre agli italiani l’immagine peggiore dell’Europa, quella dei tagli, una Maastricht delle pensioni. Cosa significa? Appellarsi a qualcuno al di fuori per fare qui qualcosa che non si ha la forza di fare (qualcosa di sbagliato, intendiamoci).

Ma è questo il compito dell’Europa: tagli, sacrifici, misure di contenimento? O non dovrebbe essere piuttosto quello di risolvere le grandi questioni del nostro Continente, che non sono solo le difficoltà economiche, alle soglie della recessione, ma sono le crescenti ingiustizie nella distribuzione del reddito, la disoccupazione, la precarietà del lavoro, le difficoltà a far funzionare lo Stato sociale?

Ecco, allora, signor Presidente, perché io non credo ci siano le condizioni; potrebbero esserci se il Governo cambiasse completamente le sue scelte politiche, se assumesse una posizione autonoma ed europeista rispetto agli Stati Uniti d’America in politica estera; se assumesse la scelta per una democrazia europea e non per una logica statalistica nelle questioni dell’Europa; se assumesse scelte di politiche positive nel campo sociale e dell’occupazione; ma davvero temo che sia chiedere troppo.

Eppure questi tre punti rappresentano le tre questioni dell’identità europea, molto più del richiamo ai princìpi - tutti rispettabilissimi, per carità - dell’illuminismo piuttosto che alle tradizioni religiose o alla politica di pace, che è la vera conquista dell’Europa dopo secoli in cui i popoli europei si sono combattuti e massacrati.

La politica di pace, dunque, come scelta dentro l’Europa e nei rapporti internazionali; in secondo luogo, la scelta democratica; in terzo luogo, il modello sociale europeo: sono queste le questioni dell’identità europea. Impegnarsi su tali punti sarebbe stato davvero un modo… (Il microfono si disattiva automaticamente) per far fare bella figura all’Italia da parte di questo Presidente del Consiglio. (Applausi dai Gruppi DS-U e Mar-DL-U).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Contestabile. Ne ha facoltà.

CONTESTABILE (FI). Signor Presidente, signori membri del Governo, cari e illustri colleghi, sono d’accordo nel non enfatizzare la Presidenza italiana dell’Unione Europea: è l’undicesima volta che l’Italia presiede l’Unione Europea, è perciò un avvenimento per il nostro Paese ripetutosi più volte.

Non c’è dubbio, però, che questa Presidenza italiana cade in un momento particolare: quello di una spinta, che può essere decisiva, ai negoziati di pace tra Israele e i palestinesi. Dopo cinquant’anni in cui questi due popoli, queste due culture, queste due Nazioni, si sono dilaniati sotto gli occhi del mondo, per la prima volta - ripeto, dopo cinquant’anni - si apre una prospettiva di pace per quella travagliatissima zona del mondo. Perfino gli estremisti, perfino i terroristi dello schieramento palestinese hanno accettato una tregua che ha un valore che va al di là della tregua d’armi e che assume un ruolo simbolico ed emblematico. Tutto il popolo palestinese è coinvolto perciò nella speranza di pace.

Non c’è dubbio che la guerra in Iraq abbia favorito questa situazione: ha rafforzato gli elementi di sicurezza per lo Stato di Israele e ha consentito a quel Governo e a quello Stato delle aperture che sarebbero state inimmaginabili solo un anno fa.

Ci si darà atto che il sostegno del Governo della Repubblica italiana, cui va la piena e totale fiducia mia e del Partito a cui appartengo, all’azione di guerra americana abbia per lo meno già raggiunto un risultato estremamente positivo, dopo quello altrettanto positivo di aver rimosso dall’Iraq un sanguinario dittatore: ha rafforzato gli elementi di sicurezza per lo Stato di Israele - onerosi elementi di sicurezza - e ha consentito a quel Governo delle aperture, ripeto, prima inimmaginabili.

Anche da parte palestinese ci sono delle grandi novità: il nuovo premier, il signor Abu Mazen, sembra dotato di un realismo che mancava magari ai vecchi combattenti per l’autonomia e per la libertà palestinese; si appresta a giocare un ruolo di pace, con un’offerta di sicurezza per lo Stato di Israele, e questo è un dato nuovo.

Credo che si debba tenere conto, però, di tutto lo scacchiere palestinese. Nei panni dei negoziatori avrei molta considerazione per la posizione di Marwan Barguti, un personaggio che diventa sempre più carismatico per le popolazioni palestinesi e che di giorno in giorno, dal carcere israeliano in cui è richiuso, rafforza la sua posizione politica. La sua detenzione paradossalmente può essere addirittura un elemento positivo, capace di rendere sempre più forti la sua posizione e il suo prestigio, e in grado di fargli giocare un ruolo importante nel processo di pace palestinese.

Certo, è presto per gridare vittoria e per gridare alla pace ma spero che fra sei mesi, quando sarà terminato il semestre italiano di Presidenza dell’Unione Europea, le speranze di pace in quel territorio, geograficamente e culturalmente così vicino a noi, si saranno rafforzate. E’ un auspicio comune, a mio avviso, a tutti i membri di questa Assemblea.

In merito all’Iraq, la guerra in quell’area ha raggiunto - ripeto - un primo obiettivo: Israele si sente più sicuro nei propri confini e questo consente delle aperture. È troppo presto per dire se Saddam avesse o meno le armi di distruzione di massa. L’Iraq è un Paese molto vasto ed è come cercare un ago in un pagliaio. Ricordo che anche Saddam c’era ma ora non si trova. Inoltre, se Saddam Hussein avesse avuto la coscienza a posto avrebbe consentito le ispezioni dell’ONU anziché ostacolarle in ogni maniera, come ha fatto.

Il Governo della Repubblica italiana si avvia pertanto ad un semestre di impegni internazionali senza precedenti. Può svolgere e svolgerà un ruolo di democrazia; può svolgere e svolgerà un ruolo di mediazione.

Al Presidente del Consiglio va il nostro augurio affettuoso, perché, come sempre, egli giocherà questo ruolo con dignità ed in autonomia. (Applausi dai Gruppi FI, AN e LP. Congratulazioni).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Andreotti. Ne ha facoltà.

ANDREOTTI (Aut). Signor Presidente, rinuncio al mio intervento per parlare poi in dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Martone. Ne ha facoltà.

MARTONE (Verdi-U). Signor Presidente, imago sine re. Così, a mio avviso, potremmo definire il programma per il semestre italiano di Presidenza dell’Unione Europea esposto dal presidente del Consiglio Berlusconi la settimana scorsa.

Come di consueto, il Presidente del Consiglio ha voluto dedicare la maggior parte del suo tempo rivolgendosi tramite le telecamere agli italiani per rassicurarli sullo stato di salute del suo Governo, continuando a caratterizzare la sua presenza qui in Senato in maniera piuttosto impropria e strumentale agli interessi suoi e della sua maggioranza. Un comportamento, un atteggiamento nei confronti del Parlamento che non è per nulla diverso da quello che il Presidente del Consiglio ha assunto in passato e che continua ad incontrare la nostra ferma condanna.

E dire che di preoccupazioni in giro per il mondo rispetto al ruolo che svolgerà l’Italia nei prossimi sei mesi ce ne sono, eccome. Invece di rassicurare con una linea politica chiara, autenticamente europeista, di vera leadership, il Presidente del Consiglio si è di nuovo affidato ad una professione di fede, invitando i cittadini italiani ed il Parlamento a credere a priori alle sue promesse ed intenzioni, senza delineare un quadro chiaro delle priorità strategiche.

Noi non siamo della schiera di chi gioisce delle preoccupazioni legittime dei media internazionali o dei Governi di altri Paesi europei. Riteniamo però che le anomalie del Presidente del Consiglio, quelle del suo Governo e del suo modo tutto particolare, estemporaneo ed accentratore di intendere la politica estera siano un detrimento per il bene comune del Paese, per la sua immagine e per la sua proiezione internazionale.

Temiamo che, come in passato, alle sue intenzioni di principio non seguano i fatti. Ed è proprio sui fatti che si gioca oggi il futuro dell'Europa, perché un insuccesso dei prossimi mesi si tradurrà in una battuta d'arresto nel lungo e difficile percorso di formazione di un'Europa politica, cruciale soggetto per scongiurare il rischio di un mondo unipolare.

La posta in gioco è troppo importante, ma l'ansia di un risultato positivo non deve portare ad una corsa verso il ribasso. Perché riprendendo un appello firmato da importanti filosofi, quali Habermas e Derrida, l'Europa non dovrebbe proporre un ordine cosmopolitico sulla base del diritto internazionale?

Ho letto e riletto invano per questo il testo dell'intervento del Presidente del Consiglio per cercare alcune parole chiave, alcuni dossier cruciali intorno ai quali si gioca la qualità della ripresa del dialogo transatlantico ed il ruolo di leadership dell'Europa.

Il Presidente del Consiglio non ha parlato del Tribunale penale internazionale, della disputa sugli organismi geneticamente modificati, né del principio di precauzione o del Protocollo di Kyoto, nonostante il fatto che l'Italia ospiterà a dicembre la Conferenza delle parti della Convenzione sui mutamenti climatici. Ha fatto solo una vaga menzione della Conferenza dell'Organizzazione mondiale del commercio di Cancun.

Vorrei ricordare che a Cancun l'Italia sarà Presidente di turno dell'Unione Europea e dovrà rappresentare la complessità delle posizioni e soprattutto cercare una mediazione sulla questione dei sussidi agricoli, e l'apertura dei mercati alle merci provenienti dai Paesi in via di sviluppo. Ci sconcerta constatare come il Presidente del Consiglio abbia preferito, certamente non per sbadataggine, tralasciare quei termini che incarnano alcuni degli elementi imprenscindibili della politica estera europea: la solidarietà e l'aiuto allo sviluppo, la pace e la giustizia, la tutela dell'ambiente. In una parola quelle di una Europa sostenitrice ferma e convinta del diritto internazionale e del cosmopolitismo.

Il dibattito sulla forza militare europea è cruciale per la definizione del ruolo e della responsabilità dell'Unione in politica estera ed anche comunitaria. Riteniamo che il contributo dell'Europa alla sicurezza globale non possa e non debba essere appiattito sulla logica del rafforzamento della capacità militare, bensì va cercato nella responsabilità diretta e indiretta che l'Europa ha nei confronti dei conflitti e del rafforzamento dell'approccio multilaterale.

Solo per portare il suo bilancio di difesa al livello di quello britannico, l'Italia dovrebbe spendere 15 miliardi di euro in più all'anno. È evidente che competere con gli Stati Uniti nel momento di difesa attiva e di proiezione globale della potenza militare andrebbe a discapito della visione di un'Europa dei diritti sociali e di cittadinanza sino a modificare il modello europeo sostituendo la sicurezza sociale con quella militare.

Il problema, semmai, come ha evidenziato l'economista Christian Marazzi in un interessante articolo sulla rivista "Global Magazine" è di capire di quale forza di difesa l'Europa ha veramente bisogno per tener testa agli Stati Uniti. Vorrei ricordare anche Andrew Moravcsik dell'European Union Programme di Harvard, secondo il quale la vera forza della difesa europea è nell'ampliamento dell'Unione, nel fatto che l'Unione fornisce oltre il settanta per cento dell'aiuto pubblico allo sviluppo, fornisce truppe di interposizione pacifica e sostiene il rafforzamento delle istituzioni internazionali di monitoraggio e di preallarme.

Nella comunicazione della Commissione sulla prevenzione dei conflitti del 2001 si dice chiaramente che le politiche di sviluppo e altre forme di cooperazione sono tra gli strumenti più efficaci a disposizione della Comunità per combattere le cause che stanno alla base dei conflitti. Ma di questo il Presidente del Consiglio non ha parlato e non ha parlato neanche della necessità di rafforzare e sostenere il lavoro già svolto dalla Commissione, né ci ha detto come intende dar seguito alle affermazioni del ministro degli esteri greco Papandreou nella Conferenza dell'Unione Europea di Helsingborg dell'agosto 2002 sulla prevenzione dei conflitti, secondo cui "l'unico modo per occuparsi dei conflitti consiste nell'affrontarne le cause profonde mediante una politica di prevenzione strutturale a lungo termine".

Pertanto, riteniamo che durante il semestre italiano si debbano porre le basi per una pratica comune di prevenzione dei conflitti nelle politiche dell'Unione, nelle priorità della cooperazione allo sviluppo (dando attuazione tra le altre cose agli impegni presi al Vertice di Barcellona, di destinare entro il 2006 lo 0,39 per cento del PIL alla cooperazione allo sviluppo per gli obiettivi di sviluppo del millennio dell'ONU), nelle politiche commerciali e integrando la prevenzione dei conflitti nei criteri di responsabilità sociale dell'impresa.

Si deve giungere ad un approccio integrato della gestione delle crisi e della prevenzione dei conflitti, affrontando in maniera coordinata l'illegalità internazionale, la criminalità organizzata, il disarmo e la proliferazione delle armi di distruzione di massa per tutti i Paesi, Stati Uniti inclusi, e il commercio illegale di risorse da aree in conflitto, quali legname e diamanti insanguinati.

Si deve dapprima attualizzare e rafforzare, per poi rendere vincolante il codice di condotta europeo sul commercio di armi, estendendo gli strumenti di controllo anche ai Paesi di nuova accessione. Si dovrà elaborare, nel quadro della responsabilità sociale dell'impresa, un codice di condotta europeo per imprese europee che operano all'estero, proponendo un sistema di incentivi fiscali e finanziari ed un quadro normativo di riferimento.

Andrà affrontato in maniera organica, oltre ai dossier iracheno e mediorientale, il dramma di un intero continente, quello africano, scosso dall'AIDS, dalla fame e dalla guerra. Guardiamo con interesse all'iniziativa assunta dal Ministero degli affari esteri di un incontro a fine luglio sulla prevenzione dei conflitti in Africa e auspichiamo che quel continente e le sue priorità divengano uno degli elementi caratterizzanti della politica estera dell'Unione.

Un'Europa portatrice di una cultura e di una pratica politica di pace deve recuperare e rafforzare la sua leadership nel campo dei diritti umani, dinamizzando e dando più incisività all'operato delle Nazioni Unite, battendosi per il Tribunale penale internazionale. Oggi l'immigrazione è uno dei temi cruciali e più delicati: l'Italia dovrà sostenere presso gli altri Paesi membri l'esigenza e l'urgenza di ratificare, quanto prima, la Convenzione dell'ONU sui diritti dei lavoratori migranti e delle loro famiglie, una convenzione importante ma rimasta ancora lettera morta.

Temiamo che gli impegni presi a livello comunitario possano determinare un cambiamento della politica in campo di asilo e di immigrazione e condividiamo le preoccupazioni di Amnesty International, secondo cui la ricerca di un'area di "libertà, sicurezza e giustizia" è dominata dalle preoccupazioni per la sicurezza e dall'enfasi sul controllo piuttosto che sull'accoglienza e la protezione. Ancora molto c'è da fare, ad esempio, negli accordi tra Unione Europea e Stati Uniti sull'estradizione e l'assistenza legale reciproca al fine di tutelare i diritti di coloro che possono essere estradati e restringere i margini ampi di discrezionalità oggi esistenti.

Sull'asilo e l'immigrazione è sotto la Presidenza italiana che si dovrebbero concludere i negoziati sul Sistema comune europeo in materia di asilo (CEAS): riteniamo che debba essere fatto il possibile affinché gli standard comuni che verranno adottati non vadano al di sotto di quanto richiesto dalle Convenzioni di Ginevra.

Lei e il suo Governo, signor Presidente del Consiglio, siete oggi in cima ad una montagna ma, come dice un proverbio zen, non dovete e non potete smettere di scalarla. Noi una via maestra l'abbiamo costruita e ve la stiamo proponendo; sta a voi seguirla per il bene del Paese e dell'Europa. A noi, cittadini italiani ed europei, resta però il ragionevole dubbio che il suo Governo non sarà all'altezza del compito.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Sodano Calogero. Ne ha facoltà.

SODANO Calogero (UDC). Signor Presidente, onorevoli colleghi, oggi comincia ufficialmente il semestre di Presidenza italiana dell'Unione Europea; è una sfida sicuramente difficile, ma anche una grande opportunità. Non sarà certamente una passeggiata, una tranquilla navigazione sotto costa, ma una navigazione in mare aperto, in un mare piuttosto agitato.

Il timone europeo torna infatti nelle nostre mani in uno dei momenti più critici della storia comunitaria. L'Europa si è allargata, si è data una dimensione continentale forse con molta fretta e con tanta facilità. Al riguardo condivido l'opinione del ministro Tremonti, il quale ha risposto ieri a Fassino sulla questione dell'allargamento: ritengo che l'Unione non abbia ancora le strutture istituzionali adeguate per reggere l'urto di una completa integrazione di 25 Paesi, ma si tratta della più grande avventura che il Governo Berlusconi trova sul suo cammino e la intraprende con grande entusiasmo, nonostante le riserve e le critiche, più o meno interessate, di certa stampa estera.

Giovedì scorso il Presidente del Consiglio, prima di parlare delle questioni concernenti il semestre europeo, ha voluto correttamente informare questo ramo del Parlamento della situazione politica del Paese e lo ha fatto con il suo solito garbo, nonostante le risate e gli applausi ironici che venivano dalla sinistra. Ha indicato alla maggioranza e all'opposizione le diversità di vedute che serpeggiano all'interno della coalizione su argomenti di vitale importanza per il Paese: ad esempio, l'indultino, rispetto al quale Alleanza Nazionale, nonostante un emendamento che era stato concordato, ha espresso un voto contrario, e il problema dell'immigrazione, di cui parlerò successivamente.

Il Presidente del Consiglio ha voluto specificare che da un lato vi sono i fatti e dall'altro le voci che si intrecciano nel dibattito democratico e, seppure queste voci si alimentino di fatti, occorre continuare a distinguere tra il teatrino della politica e la vita reale, tra gli umori individuali e lo stato reale delle istituzioni del Governo della Repubblica. Continuava dicendo che tra noi non scorre sangue, ma qualche ferita, signor Presidente, c’è e, se non si pone rimedio, rischia di infettarsi.

In due anni molto è stato fatto e se si rimane sul terreno delle cose concrete, se il Governo riesce a dimostrare di tenersi sul "terreno del fare" - un’espressione che piace tanto al nostro Premier - anche ciò che ancora manca può avere una logica.

Nessuno può negare che al Governo è capitata, ancora in fase di avvio, la tegola dell’11 settembre, seguita da due guerre e da una crisi economica mondiale della quale gli analisti rinviano, di mese in mese, il superamento; a questo si deve aggiungere la lunga stagione dei girotondi, degli scioperi politici, l’incubo giudiziario, per fortuna fermato dal lodo Maccanico.

Come dicevo, la preparazione del semestre europeo cade in piena crisi di rapporti all’interno dell’Europa e dei rapporti tra questa e gli Stati Uniti; crisi che certo occupa, preoccupa e distrae Governo e Premier. Gli italiani però hanno presente il quadro generale, amici dell’opposizione: non si aspettano miracoli che nessuno può compiere e che neppure può promettere. Essi sono sensibili ai segnali che arrivano, i quali vengono nella direzione giusta: dalla riduzione della pressione fiscale a progetti credibili di rilancio dell’economia reale, all’aver coraggiosamente avviato investimenti in grandi infrastrutture, come il ponte sullo Stretto di Messina, che daranno però risultati positivi nel prossimo decennio.

Presidenza del vice presidente FISICHELLA

(Segue SODANO Calogero). Tuttavia, debbo dire onestamente che tutto questo per il Mezzogiorno ancora non basta: c’è una crescita occupazionale al Nord, ma una stagnazione al Sud, da dove centinaia di giovani continuano ad emigrare non trovando ad oggi nessun posto di lavoro.

Il Governo, signor ministro La Loggia, ha la vitale necessità di recuperare in gran fretta una via alta per il Mezzogiorno - ne parlo con lei conoscendo il suo interesse per l’argomento, soprattutto perché è siciliano come me - fatta di scelte concrete e lungimiranti, sganciate da interessi localistici del Nord o, peggio, di piccolo o anche grande cabotaggio politico.

Vorrei un’azione di Governo che dimostrasse di saper selezionare davvero le priorità secondo una visione di lungo periodo, in una logica di ricomposizione della frattura generazionale tra giovani e anziani, ma anche della frattura tra Nord e Sud, tra ceti forti e ceti deboli.

Sono convinto che - come il presidente Berlusconi ha detto giovedì - tra noi non ci sono veleni. Sarà vero, ma ci sono alcune cose che non funzionano, come l’intervento del Capogruppo della Lega, onorevole Cè, alla Camera dei deputati, rivolto al Ministro dell’interno, che non oso neanche definire.

Abbiamo bisogno comunque, come maggioranza, di una "registrata". I toni molto accesi non hanno fatto divampare l’incendio che qualcuno della Margherita auspicava (addirittura si parlava di crisi politica!), ma il tema degli sbarchi e dell’immigrazione illegale è un problema reale: guai a sottovalutarlo o, peggio, a nascondersi che esiste un’emergenza immigrati e che tale emergenza si trova a Lampedusa!

Spesso non ho condiviso le battaglie della Lega perché sono un convinto sostenitore della questione meridionale; lo sono però in senso moderno, senza dover elemosinare al ricco e opulento Nord così come forse è stato fatto nel passato: desidero che il Sud abbia tutto quello che ha il diritto di avere. Ma questa è un’altra storia.

Come ho detto, la Lega ha oggi messo il dito nella piaga. Mercoledì scorso ho invitato il sottosegretario alla Difesa, senatore Bosi, a partecipare ad una missione a Lampedusa. Arrivati in quello che è l’ultimo lembo del territorio italiano, siamo andati sulla nave Perseo, il cui comandante ci ha detto che soltanto due fregate e un aereo (un Atlantic di circa quarant’anni) sono lì a controllare un ampio spazio di mare, che va dallo Ionio fino alle coste tunisine.

Questo aereo, che ha un’autonomia di sole otto ore, lascia praticamente un varco di circa sedici ore, tant’è che barche tunisine o libiche che partono dalla regione di Zuar in Libia per poi arrivare sulle coste lampedusane, arrivano addirittura alla Guiccia, che è la spiaggia più bella dell’isola di Lampedusa, o a Cala Croce senza che nessuno riesca a fermarle. Quindi, c'è qualcosa che non va, qualcosa a cui il Governo deve porre maggiore attenzione.

Lo stesso Santo Padre domenica scorsa diceva che l'accoglienza deve sempre realizzarsi nel rispetto delle leggi, e quindi coniugarsi, quando è necessario, con la ferma repressione degli abusi. Soprattutto noi dell'UDC abbiamo sempre detto e sostenuto che nessuno vuol cacciare nessuno; si vuole regolamentare un fenomeno che preoccupa e non può non preoccupare ogni persona di buonsenso.

La posizione demagogica di un parte politica e di insensata permissività ha decretato il fallimento dei Governi di centro-sinistra in materia di immigrazione, ed oggi appare molto futile che il Presidente del Comitato di controllo sui servizi segreti, l'onorevole Enzo Bianco, parli di un esodo quasi biblico previsto dall'intelligence: sarebbero giunte notizie secondo cui circa due milioni di disperati si appresterebbero a sbarcare sulle coste siciliane. Ma cosa è stato fatto precedentemente?

Secondo me c'è bisogno, proprio perché siamo alla Presidenza dell'Unione Europea, di un impegno straordinario internazionale dell'Europa, così come si è fatto per la lotta al terrorismo e alla droga, per definire un programma di azione, per intervenire alla fonte del fenomeno, per creare le condizioni che consentano a quei giovani disperati di non abbandonare i propri Paesi per intraprendere le strade dell'immigrazione illegale. È forse più giusto e più logico portare aiuti concreti, magari con controlli più severi nei Paesi di origine. Aiutiamoli a svilupparsi con piani che prevedano sì aiuti alimentari, ma anche e soprattutto tecnologie e formazione.

La Presidenza italiana del semestre europeo cade in una congiuntura internazionale particolarmente difficile e che - è inutile nasconderlo - ha appena diviso gli europei. Rimane indebolita la relazione transatlantica, nonostante i progressi del dopo Iraq ed è ancora difficoltoso ed accidentato il percorso del processo di integrazione europea giunto, nonostante tutto, alla sua fase cruciale.

Siamo infatti all'indomani dei Trattati di adesione e viviamo la vigilia di una riforma costituzionale che dovrà definire l'architettura della nostra Europa di domani; ma, proprio in dipendenza di questo, dobbiamo indicarne il possibile ruolo. E dispiace rilevare che sia stato accantonato il tema delle nostre radici giudaico-cristiane nella Costituzione europea, caratterizzata oggi soltanto in modo nettamente laico, dimenticando, quelle radici cristiane che fanno parte della nostra storia culturale, politica e sociale, come se ci vergognassimo di duemila anni di storia di questo vecchio Continente. E proprio sabato papa Giovanni Paolo II diceva: "Europa riscopri le tue radici, apri le porte a Cristo, sii te stessa". È un appello a cui non possiamo mancare.

Sull'allargamento dell'Unione Europea in passato ho espresso delle perplessità che anche oggi voglio riassumere, senza con questo voler spezzare le ali all'entusiasmo per una nuova e grande Europa. Sarei però un ipocrita se non dicessi per intero tutto il mio pensiero.

Con l'arrivo di nuovi dieci Paesi a partire dal maggio dell'anno prossimo, muteranno le graduatorie per la distribuzione dei finanziamenti per quanto riguarda l'Obiettivo 1, cioè quei finanziamenti che si erogano a Regioni che hanno più bisogno di altre. La Sicilia, la Calabria, la Puglia, la Lucania ne usciranno, perché più ricche sulla carta, perché i parametri cui si riferiscono i funzionari del Parlamento europeo sono basati soltanto sul prodotto interno lordo.

Chiedo dunque come ho chiesto all'onorevole Fini quando si parlò della Convenzione in quest'Aula - che tali parametri vengano modificati, che oltre al PIL siano valutati anche l'indice di occupazione o di disoccupazione (che per la Sicilia è alto, dato che siamo ancora al 20 per cento) e la presenza di infrastrutture. Mi rendo conto che sarà difficile introdurre quest'ultimo parametro, ma sarebbe comunque sufficiente inserire il parametro della disoccupazione.

Fra le varie invettive suscitate dalla Presidenza Berlusconi, si è sentita pure quella di essere stato nella settimana scorsa troppo filoamericano o, per quanto riguarda il Medio Oriente (le cose sono collegate), troppo filoisraeliano. Ma questa è una risorsa, non è affatto un limite, colleghi della sinistra, di questa Presidenza.

Che volete? L'europeismo ideato e praticato come antiamericanismo nella logica del peggior Chirac, della Francia non più illuminata? Sarebbe sbagliatissimo. Avete nostalgia di un'Europa che, rispetto al Medio Oriente, si senta e si erga ad America dei palestinesi? Quando è stato così, il ruolo dell'Europa non è stato debole, è stato semplicemente inesistente.

Io sono perché ci sia un'Europa, come qualche poeta diceva, che sia il sogno comune di tanti cittadini. Non si tratterà infatti di firmare a ottobre un trattato fra Stati, com'è avvenuto il 25 maggio 1957, sarà qualcosa di diverso: si tratterà di varare una Costituzione, cioè una legge fondamentale, espressione di un diretto legame di tutti i cittadini europei, che rispetti e promuova i diritti umani e le libertà fondamentali.

L'importante sarà la qualità del risultato che si riuscirà a raggiungere, anche se bisognerà mettere nel conto gli inevitabili scontenti fra i Paesi piccoli e grandi. Ma un progetto così ambizioso merita pure qualche sacrificio. (Applausi dai Gruppi UDC, FI e AN. Congratulazioni).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Danieli Franco. Ne ha facoltà.

DANIELI Franco (Mar-DL-U). Signor Presidente, signor ministro La Loggia, quello della politica estera è un tema di grande delicatezza, proprio perché è un patrimonio non di una parte, ma di tutto il Paese, un patrimonio comune che definisce e proietta la credibilità e i valori di una Nazione a livello internazionale.

La credibilità è fatta di azioni, ma anche di comportamenti individuali, personali. La credibilità di un Paese non si può costruire nel breve periodo, con iniziative eclatanti, magari scenografiche, ma ha bisogno di un lavoro costante, certosino, di lunga durata. La credibilità di un Paese si costruisce nel tempo, nel corso - oserei dire - dei decenni, con costanza e coerenza di comportamenti.

Noi abbiamo, come Margherita, ma direi come Ulivo, sempre manifestato un'ampia disponibilità, proprio consapevoli che, in tema di politica estera, sono in ballo gli interessi del Paese, gli interessi nazionali (utilizzo proprio il termine che tanto non piace ad una forza dell'attuale coalizione di Governo).

Proprio perché partiamo da questa consapevolezza, abbiamo sempre dimostrato, sui temi della politica estera, la disponibilità, basata sulla consapevolezza, ad una - come si suol dire - gestione bipartisan delle grandi scelte. E anche in queste ultime, tragiche tornate di prove alle quali siamo stati chiamati c'è sempre stata da parte nostra questa sensibilità. Perché non si è realizzata? Perché dall'altra parte, da parte dell'attuale maggioranza, c'è stato un rifiuto, nei fatti, a sviluppare, su queste prove, su queste situazioni complesse, quelle intese che sarebbero state necessarie.

Voglio fare due esempi, perché mi piace essere chiaro. Il ministro degli affari esteri, Frattini, con un gesto di grande sensibilità istituzionale che noi abbiamo apprezzato, ha invitato il sottoscritto, assieme al collega Umberto Ranieri, come vice presidenti delle Commissioni affari esteri di Camera e Senato, e Francesco Rutelli, come leader dell'Ulivo, a degli incontri in due occasioni specifiche: la prima, qualche tempo prima della guerra all'Iraq. In quella sede ci ha illustrato, con l’ansia di ricercare convergenze con l'opposizione, quelle che sarebbero state le linee guida, la condotta del Governo italiano in quella drammatica circostanza.

Peccato che, mentre il ministro Frattini ci diceva queste cose e auspicava quell’intesa, quasi contestualmente il Presidente del Consiglio scavalcava il suo Ministro degli affari esteri affermando: "Condivido e apprezzo le conclusioni del Vertice delle Azzorre", schierando di fatto l’Italia (come tutti poi abbiamo visto), con un artifizio lessicale, nella posizione di "alleato non cobelligerante" degli Stati Uniti.

Due settimane fa, il Ministro degli esteri ci ha invitati, nella medesima composizione, ad ascoltare un’esposizione sulle linee guida e le priorità dell’Italia nel semestre di Presidenza del Consiglio europeo. In quell’occasione, egli ha esposto alcuni temi che oggettivamente non possono non essere condivisi, anche perché illustrati in maniera generica.

Ma mentre, ancora una volta, si richiedeva sensibilità all’opposizione su un tema importante come quello della Presidenza del semestre del Consiglio europeo, abbiamo assistito in quest’Aula ad un intervento del Presidente del Consiglio che, invece di parlarci delle priorità, ha fatto uno show tutto dedicato ai temi della politica interna, tutto finalizzato a ricomporre in diretta televisiva lacerazioni evidenti…

GRECO (FI). La prima parte.

DANIELI Franco (Mar-DL-U). Una prima parte molto vasta: ventuno minuti contro diciotto.

Il Presidente del Consiglio ha utilizzato quest’Aula, questo momento fondamentale per il Paese, per cercare di ricucire le lacerazioni della sua maggioranza. Quindi, non indisponibilità da parte nostra, ma atteggiamento di rifiuto del dialogo da parte del Presidente del Consiglio, nonché di qualunque ipotesi di collaborazione su un tema che, ripeto, interessa tutto il Paese.

Signor Presidente, questa mattina si è svolta davanti al Ministero degli affari esteri una manifestazione di diplomatici. Svolgo il mio intervento indossando la cravatta che mi è stata donata dagli ambasciatori, proprio per esprimere concretamente la mia solidarietà con loro, che manifestano (il tema del semestre europeo ancora una volta è lo iato esistente tra le affermazioni e gli elementi concreti dell’azione di Governo) un grave disagio per come viene trattata e per come è oggi di fatto abbandonata la nostra diplomazia.

Voglio leggere alcuni passi della lettera che i nostri diplomatici hanno inviato al Presidente del Consiglio e al Ministro degli affari esteri: "Signor Ministro, nemmeno un anno fa il Presidente del Consiglio annunciava alla Conferenza degli Ambasciatori il suo grande progetto per un Ministero degli Affari Esteri promotore e coordinatore dell’economia italiana al di fuori dei confini nazionali. Le risorse per il Ministero degli Esteri avrebbero costituito un investimento per promuovere il Sistema Italia. Ma questo concetto non sembra essere stato recepito dal Ministero dell’Economia dello stesso Governo Berlusconi, che oppone un veto di principio a qualsiasi richiesta di fondi necessari per far funzionare la Farnesina e la sua rete all’estero. Si dovrebbe promuovere e coordinare, ma non si hanno nemmeno i soldi per pagare il personale.

Gli "Sportelli Unici" per la promozione delle imprese? Si facciano "a costo zero", cioè senza soldi. L’annunciata fusione tra MAE-Mincomes? Scomparsa. E per la promozione culturale? Un decimo delle risorse della Francia, la metà di quelle della Spagna! E alla vigilia del voto all’estero e del semestre italiano di presidenza dell’UE mancano anche molti milioni di Euro necessari a svolgere correttamente i compiti istituzionali".

Questo è il tema, questa è la cesura che esiste tra le tanto declamate ipotesi di riforma strutturale di questa o di quella struttura della pubblica amministrazione e la drammatica, triste realtà dei fatti.

Il collega Sodano poco fa, nel suo intervento, ha ricordato la carenza di mezzi per svolgere una adeguata attività di monitoraggio in mare per prevenire il traffico di esseri umani, ma nei giorni scorsi su un altro versante abbiamo letto anche di quanto rilevante sia il parco macchine della polizia di Stato fermo nei garage perché non ci sono i soldi per pagare la benzina e gli straordinari agli agenti di polizia per svolgere il loro compito di istituto.

Questo è lo iato, questo è l’elemento su cui noi dobbiamo riflettere, questo è uno degli ulteriori elementi che ci portano a dire che la credibilità si ottiene con iniziative concrete, quotidianamente; non si può sostituire questo lavoro, ripeto, certosino con una serie di iniziative spettacolari che possono in qualche modo essere una sorta di succedaneo.

Le priorità del semestre di Presidenza italiana: intanto bisogna dire che sono state annunciate con grande tardività, a differenza del brillante semestre di Presidenza della Grecia, che ha raggiunto senza ricorrere a clamori straordinari risultati annunciando con tempestività quelle che ne sarebbero state le linee guida.

Noi, ad oggi, abbiamo semplicemente alcune indicazioni generiche e difficilmente condivisibili proprio per la genericità espressa in quest’Aula dal Presidente del Consiglio. Mi auguro che domani, davanti al Parlamento europeo, possano, quelle scarne indicazioni, essere un po’ rimpolpate, in modo da fornire materia per analisi un po’ più dense rispetto a quanto finora indicato.

Vengo rapidamente a questi temi e a queste priorità. Intanto, vi è l’elemento straordinariamente importante dell’impegno al quale il nostro Paese è chiamato rispetto ai temi delle modifiche costituzionali della Costituzione europea, che devono essere sottoposte all’esame della Conferenza intergovernativa di ottobre, e che mi auguro non vengano in quella sede grandemente manomesse. Questa è una delle preoccupazioni fondamentali: che non ci sia uno stravolgimento in sede intergovernativa dei risultati finora raggiunti dalla Convenzione europea.

In sede di Conferenza intergovernativa, mi auguro che le voglie di alcuni Paesi (ne cito uno in particolare, la Spagna, che non è assolutamente soddisfatta dei risultati raggiunti dalla Convenzione) non vengano ad essere elementi così fortemente incidenti su un risultato di mediazione in gran parte e su alcuni punti fondamentali non soddisfacente, proprio perché rinvia al 2009 l’applicazione di queste riforme, né vengano ad incidere in maniera drammatica sul complesso del lavoro svolto dalla Convenzione europea.

Vi è un altro tema, quello dell’allargamento, sul quale l’Italia ha posto la giusta attenzione. Entreranno i primi dieci Paesi in questa prossima fase di allargamento, ma ve ne sono già altri due che bussano alle porte: Bulgaria e Romania. Noi concordiamo con l’esigenza di sviluppare rapidamente tutte le procedure necessarie al fine di prevedere per il 2007 la data di ingresso di Bulgaria e Romania nell’Unione Europea.

Altro elemento di straordinaria importanza, posto reiteratamente anche a seguito del progetto successivo al Patto di stabilità e all’intervento militare nei Balcani, è il tema dell’avvio e della conclusione, che ci auguriamo avvenga in tempi ragionevoli, del processo di integrazione nell’Unione Europea di tutti i nuovi Stati sorti nei Balcani. È impensabile, e contrasta anche con l’interesse nazionale, avere alle porte, alle nostre porte, ai nostri confini, una serie di Stati che rischiano di non far parte dell’Unione Europea. Dobbiamo sostenere i loro processi e aiutarli nel meccanismo di adesione.

Vi è il tema di un maggiore coinvolgimento della Turchia; il vertice di Salonicco in proposito è piuttosto chiaro: vi è la necessità di sostenere la Turchia in questo processo. Sappiamo che il Presidente del Consiglio è molto sensibile al riguardo e si è speso con i turchi per l’ingresso della Turchia nell’Unione Europea; però, nella giornata di ieri ho letto una dichiarazione del ministro Buttiglione, il quale, in maniera radicalmente opposta, ha dichiarato che la Turchia, non essendo una democrazia, non può far parte dell’Unione Europea.

Credo che queste divergenze nell’ambito del Governo possano essere rapidamente superate, come - e concludo su questo aspetto, signor Presidente - ritengo necessario sviluppare (vi è in proposito un’indicazione, seppur generica, ma penso che al riguardo dovremmo lavorare in modo molto netto) quel partenariato euromediterraneo che deve diventare veramente uno degli elementi centrali, anche per compensare uno sbilanciamento verso il Baltico, della nostra azione di Presidenza dell’Unione Europea.

L’ultima avvertenza al Presidente del Consiglio è la seguente: noi siamo contenti che la firma del secondo Trattato avvenga a Roma e lavoreremo perché questo sia un successo del Paese. Mi auguro che il Presidente del Consiglio non voglia utilizzare la cadenza temporale di questo Trattato, previsto dopo il 1° maggio 2004, per farne un’iniziativa di campagna elettorale: ricordo infatti che si voterà il 12 giugno 2004 per l’elezione del Parlamento Europeo. Questo, al contrario, deve essere un evento che coinvolge tutto il Paese e non un evento di parte; non deve esservi una strumentalizzazione per finalità piccole di campagna elettorale. (Applausi dai Gruppi Mar-DL-U e DS-U).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Passigli. Ne ha facoltà.

*PASSIGLI (DS-U). Signor Presidente, onorevoli senatori, il Presidente del Consiglio ha voluto far precedere la sua comunicazione sul semestre di presidenza italiana da un breve quanto inopportuno "siparietto" sulla politica italiana, infarcito di affermazioni gratuitamente polemiche, del genere che il presidente Pera avrebbe chiamato "provinciali".

A fianco di questo "siparietto" il Presidente del Consiglio ci ha offerto un quadro della situazione europea straordinariamente privo di respiro e di prospettiva, povero nella fissazione di concreti obiettivi per il semestre di presidenza italiana e assolutamente superficiale quanto all’indicazione dei mezzi per raggiungerli.

Mi auguro che il Presidente del Consiglio sappia fare meglio al Parlamento europeo, per non aggiungere altri motivi di disistima ai tanti che ha già fornito all’Europa e che la stampa internazionale si limita a registrare, e che, purtroppo per il nostro Paese, il suo conflitto di interessi e le sue strategie difensive fondate sul varo di leggi ad personam hanno alimentato nell’opinione pubblica internazionale e nelle cancellerie.

Nonostante questi macigni iniziali, vera fonte del discredito che affligge l’azione del nostro Paese, il semestre di presidenza italiana della Unione Europea potrebbe conseguire risultati positivi se ne venissero fissate in maniera ad un tempo realistica e di grande respiro le linee guida. Il Presidente del Consiglio si è invece limitato ad enunciazioni ovvie quali, ad esempio, il richiamo all’importanza di un varo condiviso della Costituzione europea o alla gravità della situazione economica in cui versa l’Europa.

Esaminiamo meglio questi due aspetti e come il Governo intende affrontarli. In materia di Costituzione è mancato nella comunicazione un chiaro impegno per contenere il principio di unanimità ed allargare l’area delle decisioni a maggioranza. È mancato un chiaro impegno per superare la visione intergovernativa, per favorire, in linea con la tradizione che ha sempre mosso la politica italiana, una prospettiva genuinamente federalistica.

È mancato un sostegno alle istituzioni più marcatamente europee - la Commissione ed il Parlamento - colte come essenza di un futuro Governo europeo. Vi è stato, insomma, un appiattimento sulle posizioni che nella coalizione di maggioranza tiene la Lega, una smentita delle posizioni tenute in sede di Convenzione dal vice presidente della Convenzione Amato e dal vice presidente del Consiglio Fini.

Quale maniera migliore per delegittimare il semestre di presidenza italiana che sconfessare di fatto, o non sostenere adeguatamente, le posizioni tenute dai nostri massimi rappresentanti nella Convenzione?

Inoltre, non vi è stato alcun riferimento, con l’eccezione delle politiche in materia di immigrazione, all’opportunità di allargare istituti comuni in aree cruciali, quali quelle della sicurezza e della giustizia. Mi chiedo - ma è domanda retorica, tanto è ovvia la risposta - quale ruolo potrà avere nel semestre un Ministro come il guardasigilli Castelli. A delegittimare il buon ministro Pisanu ci hanno già pensato numerosi esponenti della maggioranza, quindi nel suo caso non mi pongo nemmeno la domanda.

In conclusione, sulla Costituzione europea l’Italia di Berlusconi è intergovernativa e non federalista, ripudia l’europeismo forte, coraggioso, generoso dei De Gasperi, dei Martino (padre), degli Sforza, dei La Malfa (ovviamente padre). È un’Italia che ha perso il contatto con gli altri cinque Paesi fondatori; è un’Italia isolata, guardata con sospetto, incapace di azione autonoma quella che si accinge a guidare il semestre.

Né la situazione migliora se veniamo alle considerazioni svolte dal Presidente del Consiglio in materia di economia: abbiamo ascoltato una serie di banalità, una pallida riedizione del Piano Delors, un’insistenza datata su una politica di grandi interventi infrastrutturali quale unica medicina per i ritardi di cui soffre il nostro continente, datata perché limitata ad infrastrutture tradizionali, necessarie certo, ma insufficienti a recuperare competitività rispetto agli Stati Uniti.

Nessun accenno, ad esempio, a quanto deciso a Lisbona, alle grandi infrastrutture di banda larga, alla promozione della società della conoscenza grazie agli interventi nella formazione e nell’istruzione, a investimenti nella ricerca e nella formazione di un adeguato capitale umano.

Non è con quanto abbiamo udito, non è con le ricette del ministro Tremonti - che nella sua disperata e quotidiana ricerca di entrate tra un condono e l’altro oscilla dal colbertismo al neokeynesianesimo; certo, non un Ministro neoliberale - che l’Europa saprà raggiungere gli ambiziosi traguardi fissati a Lisbona, durante il semestre portoghese. A Lisbona, a riprova che anche un piccolo Paese, se ha una grande ed illuminata leadership, può svolgere un importante ruolo in Europa; e a riprova anche - ahimè! - che un grande Paese, se ha invece una piccola e misera leadership - provinciale, direbbe nuovamente il presidente Pera - non sa nemmeno fissare e tanto meno perseguire obiettivi credibili.

Quanto più è mancato nella visione del Presidente del Consiglio è, tuttavia, un ruolo complessivo per l’Europa, la visione di una sua missione nelle relazioni internazionali. È un’Europa appiattita sugli Stati Uniti quella che è emersa dalle comunicazioni del Presidente del Consiglio, incapace di una visione autonoma ma velleitaria, la stessa che traspare dalla visita in Palestina e dall’incontro unilaterale con Sharon, dalla mancanza di preventiva consultazione con Solana, con la Commissione europea e con gli altri partner dell’Unione.

È una visione velleitaria e superficiale quella che per la soluzione del problema palestinese sa solo prospettare, con un falso coup de théâtre, un nuovo Piano Marshall, come se la pace si potesse comprare, come se un piano di aiuti economici non necessitasse preventivamente proprio della pace, come del resto già avvenne con il vero Piano Marshall. Ve lo immaginate, colleghi senatori, un Piano Marshall nell’Europa del 1943, in piena guerra? Non è con le superficialità, con le pacche sulle spalle, con le fughe in avanti delle proposte di fare entrare Israele e Russia nell’Unione Europea che si dà all’Europa un ruolo ed un futuro.

Questo ruolo e questo futuro, nelle relazioni internazionali come nella competitività dell'economia europea, vanno ricercati ora, con umiltà e tenacia, non con inutili megalomanie e velleità.

Ma purtroppo, come potrebbe un'Unione Europea rappresentata da un Presidente di turno, capo di un Governo non solo isolato dal concerto degli altri cinque Paesi fondatori dell'Unione, ma che nulla ha fatto per superare le divisioni in seno all'Europa, ed anzi molto ha fatto per crearle e acuirle, come potrebbe un’Europa così rappresentata sedersi con Russia e Stati Uniti al tavolo di una Conferenza di pace sul Medio Oriente? E come può suggerire ricette economiche per l'Europa un Governo che non sa trovarle per l'economia stagnante del proprio Paese?

Questi sono i nostri profondi dubbi, signori del Governo, queste le nostre profonde riserve. Dico questo non con la soddisfazione di chi dall'opposizione ben potrebbe legittimamente rallegrarsi delle insufficienze di una maggioranza e di una leadership che guardavano al semestre italiano come ad un'occasione di rilancio e di superamento delle loro evidenti difficoltà, ma con il rimpianto e l'amarezza di chi sapendosi cittadino di un grande Paese si vede così miserevolmente, se non addirittura miserabilmente, rappresentato nel consesso internazionale. (Commenti dei senatori Grillotti e Zanoletti).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Servello. Ne ha facoltà.

SERVELLO (AN). Signor Presidente, onorevoli rappresentanti del Governo, onorevoli colleghi, è con imbarazzo ed insieme amarezza che intervengo in questo dibattito. La politica, quella con la "P" maiuscola, sembra abbia difficoltà ad essere presente dentro e fuori quest'Aula.

Il Presidente del Consiglio ha esposto con toni pacati l'essenziale dell'impegno del Governo per il semestre italiano dell'Unione Europea e ha lanciato un pressante invito all'opposizione perché anteponga alle considerazioni di parte una valutazione degli interessi nazionali. Un tempo si sarebbe detto "amor di Patria".

Il presidente Berlusconi non ha chiesto una tregua ma (cito testualmente): "quando sia possibile, un livello minimo di intesa nazionale o di fair play, sulle questioni cruciali che interessano tutto il Paese e i suoi rapporti con i partner europei".

La linea che l'opposizione sta assumendo è all'insegna della doppiezza. Non si offendano i colleghi del centro-sinistra, non faccio polemica gratuita. Traggo le logiche conclusioni da quello che proclamano i leader dell'Ulivo. La doppiezza l'ha esplicitamente teorizzata il leader della Margherita, Francesco Rutelli, quando ha dichiarato l'altro giorno ai giornali (cito testualmente): "Adotteremo una doppia linea. Cercheremo di tutelare il nostro Paese, perché dobbiamo evitare che la cattiva reputazione di Berlusconi si riversi sull'Italia provocando danni permanenti".

È una dichiarazione assai eloquente e gravissima. Non spetta né all'onorevole Rutelli né a qualsiasi leader partito tutelare l'Italia. L'Italia è tutelata dai suoi legittimi rappresentanti ai vertici delle istituzioni. L'Italia è tutelata dal Capo dello Stato e dal Presidente del Consiglio, che si appresta a rappresentarla alla Presidenza dell'Unione Europea.

È ipocrita indignarsi per i collegamenti che, secondo il Presidente del Consiglio, esistono tra certa - e sottolineo: certa - stampa internazionale e la strategia della sinistra italiana. Non credo ai complotti, ma constato una realtà non nuova.

E' un gioco fin troppo scoperto identificare la stampa di sinistra internazionale - e non mi riferisco a quella estrema - con i popoli e i Governi dei Paesi a cui appartiene. E non ci si venga a dire che la presenza del "Financial Times", che da sempre persegue obiettivi che di certo non vanno incontro agli interessi italiani (e ne sa qualcosa Prodi), costituisca la prova che anche la stampa di destra o conservatrice è contro Berlusconi e il suo Governo.

Un'autorevole politica dell'Italia, non solo sul piano europeo, confligge con interessi stranieri ben consolidati, sicché essi si organizzano, trovando collusioni e servilismo all'interno del nostro Paese.

Quello che l'opposizione sta conducendo, è un gioco al massacro; non di Berlusconi, ma dell'Italia. Il Presidente del Consiglio ha evocato la possibilità che, in base agli accordi che si stanno negoziando con Tripoli, le nostre Forze armate possano essere coinvolte in operazioni congiunte con i libici per bloccare l'ondata di immigrazione dall'Africa.

Ebbene, l'opposizione, invece di favorire questa trattativa, ha fornito a Gheddafi, che è l'unico leader africano ed arabo a tenere desta la questione coloniale, il possibile pretesto per far saltare l'accordo. Le parole di Berlusconi sono state presentate come un'operazione neocoloniale, come se l'Italia si preparasse a sbarcare nuovamente sulle coste di Tripoli.

Siamo di fronte ad un gesto di irresponsabilità, tanto più grave in quanto si inserisce in un problema con aspetti drammatici come quello dell'immigrazione, e in un momento in cui il Governo ricerca, con la collaborazione della Libia, un rimedio sostenibile. C'è infatti mancato poco che, a seguito della campagna fatta dall'opposizione, l'accordo saltasse. Bisogna convenire che Gheddafi ha dimostrato maggior buon senso della sinistra italiana.

È questo il comportamento di forze politiche mature, responsabili, democratiche, che hanno come visione il superiore interesse nazionale? Certamente no. Una lezione su come ci si comporta nel momento in cui questi interessi sono in ballo è venuta proprio dai partiti di centro-destra quando erano all'opposizione, come nel caso del Kosovo e dell'Albania.

Ma il caso Libia è solo un particolare in un panorama generale nel quale appare chiaro lo sforzo della sinistra di screditare il Governo sul piano internazionale, incurante dei danni che possono essere arrecati all'immagine e alla credibilità dell'Italia.

Siamo in presenza di un battage, lasciatemelo dire, fazioso su certa stampa e nelle prese di posizione di autorevoli membri, salvo eccezioni, dell'opposizione. Siamo arrivati al punto che un noto settimanale, per la firma di un autorevole commentatore, che con gli anni ha accentuato il suo livore invece di guadagnare serenità di giudizio, chiede che "Dio scampi l'Europa da Berlusconi"; è questo il titolo di un articolo del signor Bocca. Questa invocazione allo straniero è una non edificante tradizione di certa Italia.

Alleanza Nazionale condivide i princìpi ispiratori e il programma della Presidenza italiana; in particolare, condivide il progetto di un'Europa più vasta, aperta progressivamente a quel che resta del Continente: ai Paesi dei Balcani, come l'Ucraina, la Bielorussia, la Moldavia, all'importanza di un rapporto speciale con la Russia. In questa prospettiva apprezziamo l'impegno a facilitare l'integrazione dei dieci Paesi che si accingono ad entrare nell'Unione e a favorire l'adesione della Turchia.

L'agenda sulla quale dovrà lavorare la nostra presidenza è ricca di impegni, che vanno dalle reti infrastrutturali alle grandi questioni sociali. Soprattutto, c'è lo storico appuntamento con la Conferenza intergovernativa, che ad ottobre dovrà sancire il varo dei lavori conclusivi della Convenzione.

L'Italia, con lealtà e con l'impegno leale e personale del vice presidente del Consiglio Gianfranco Fini, ha dato e continua a dare il suo contributo all'elaborazione di una Carta costituzionale e lo fa nel rispetto di una vocazione e di una tradizione europeista che, ad onta di quanto afferma certa stampa europea, è di gran lunga più forte nella Casa delle Libertà di quanto non sia nell'Ulivo e nei suoi alleati.

Sul piano strettamente politico, c'è da esprimere amarezza e delusione. Il semestre di presidenza italiana dell'Unione Europea è una importantissima opportunità per il nostro Paese; è un'opportunità non solo mediatica, non solo di immagine, ma reale e sostanziale, per avviare a soluzione i problemi italiani ed europei: dalle questioni finanziarie allo sviluppo, alla sicurezza interna e internazionale, alla collaborazione con gli Stati Uniti dopo le polemiche dei mesi scorsi.

Dai leader dell'opposizione era lecito attendersi ben altre parole: parole di critica, certo, e di critica anche aspra, ma sul merito dei problemi; non parole su presunte anomalie dell'odierna democrazia italiana, parole che di fatto avallano le polemiche artificiose che circoli, poteri e gruppi di pressione esterni al nostro Paese vanno svolgendo al solo scopo, evidentemente, di indebolire la presidenza di turno italiana e realizzare meglio i propri interessi, sia politici, sia economici.

Con questa doppiezza, l'opposizione spera evidentemente di lucrare un vantaggio politico. Ma, se è così, allora dico che si tratta di un calcolo miope e irresponsabile che rivela una mentalità provinciale nell'approccio ai problemi italiani nel contesto europeo.

Ma non credo che sia tutta colpa delle scelte di linea politica degli esponenti dell'Ulivo e della Margherita. La colpa più rilevante appartiene a chi ispira l'opinione pubblica del centro-sinistra, e tutto questo dall'alto di consolidati poteri mediatici.

Il fondo di ieri del direttore del quotidiano "la Repubblica" è un capolavoro di ipocrisia e di irresponsabile faziosità. Nell'articolo vengono rilanciate, nella sostanza, tutte le infondate accuse al Governo del nostro Paese venute dalla stampa estera. Dopo un ossequio puramente formale all'autonomia politica italiana, Ezio Mauro dà ragione, di fatto, ai beceri commentatori esteri dicendo che Berlusconi rappresenterebbe una "anomalia"; che l'Europa sarebbe allarmata per una "nuova, pericolosa, anormalità italiana", che il Presidente del Consiglio sarebbe un "uomo più forte della legge".

Il Mauro-pensiero presenta altre parole, ma mi fermo qui. Dico solo che il direttore di uno dei maggiori quotidiani italiani non trova il tempo di dedicare neanche un rigo alla sostanza dei problemi che la presidenza italiana dell'Unione europea dovrà affrontare. In compenso, rimpiange il "salotto buono che non c'è più" e anche qui l'opposizione o, per essere più precisi, il potere editoriale d'opposizione, getta la maschera. Per Mauro, come per Rutelli, il potere politico viene dal salotto, non dall'urna. Ecco, colleghi senatori, dove risiede la vera anormalità italiana.

La vera anomalia, caso unico in Europa e più generalmente nelle democrazie occidentali, è quella di un’opposizione che a due anni dal voto popolare non si rassegna a prendere atto di una sconfitta e non è capace di impegnare una normale dialettica democratica, in attesa di un nuovo responso delle urne. C’è un’incurabile nostalgia del potere perduto.

Condividiamo ed apprezziamo le affermazioni del Presidente del Consiglio riguardanti l’insostituibilità del rapporto transatlantico e del sistema di valori su cui poggia da oltre cinquant’anni. Valori che a sinistra solo da taluni sono condivisi. Comunque, con molti se e molti ma, come ho sentito poc’anzi dall’intervento di un collega della Margherita.

L’alleanza con gli Stati Uniti è complementare all’Europa, non certo antitetica. In questo contesto, le nostre scelte, dall’Afghanistan all’Iraq, si sono rivelate equilibrate e responsabili.

Restano, infine, la priorità della lotta al terrorismo e l’impegno per una sicurezza globale contro una minaccia globale. L’Europa deve farsene carico responsabilmente, dotandosi dei necessari strumenti politici e militari.

Il Presidente del Consiglio ha legato il suo nome ad un piano di rilancio economico e sociale del Medio Oriente, nella prospettiva che finalmente violenza e terrorismo lascino il posto ad una prospettiva di pace, e nel rispetto della sicurezza di Israele e del diritto dei palestinesi di avere un loro Stato.

C’è una volontà dell’Italia a partecipare attivamente a questo processo. Il nostro interesse nazionale, in un’Europa che si allarga sempre più lungo la sua dimensione continentale, è nel Mediterraneo: un mare di pace, più che un auspicio, è per noi una necessità.

Di questo e di altro signor Ministro, onorevoli colleghi, dovremmo parlare e non certo di un ritorno coloniale in Libia ed altre irresponsabili amenità. (Applausi dai Gruppi AN, FI e del senatore Carrara. Congratulazioni).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Ioannucci. Ne ha facoltà.

IOANNUCCI (FI). Signor Presidente, Ministro, colleghi, Jacques Delors, diversi anni fa, quando era presidente della Commissione europea, disse inascoltato: "Adesso è venuta l’ora di dare un’anima all’Europa.". Il presidente Berlusconi, esponendo il suo programma, ha dato vita a quell’anima, facendo emergere i valori, i princìpi giuridici e i fini politici che esprimono le ragioni per le quali sta nascendo l’identità europea, che va ben oltre il mercato unico e l’unificazione monetaria.

Un lodevole esempio di europeismo consapevole, che fa giustizia di quella deviante concezione europeista che ha sorretto l’ultimo periodo di politica italiana. Non più tardi della primavera del 2000, mentre i grandi Paesi europei partecipavano alla preparazione del testo del Trattato di Nizza con proprie distinte proposte (ricordo che la Germania, la Francia e la Gran Bretagna portarono soluzioni concrete e parlarono di "nuova Costituzione"), l’Italia del centro-sinistra si presentò con l’ormai celebre frase: "Tutto quel che va bene all’Europa, va bene all’Italia". Enunciato teorico, esempio notevole di fraseggio astratto e della retorica dell’immagine, ma anche - ed è quel che più preoccupa - enunciazione di un programma politico, di un avvenire dell’Europa che ci vedeva solo come soggetti passivi.

Abbiamo fatto, con la sinistra, l’esperimento della demagogia europea e l’abbiamo pagata cara con la debolezza italiana nel centro motore dell’Unione, tanto che un saggio su "Limes" si intitolava: "A Bruxelles è tramontato il tricolore".

Federico Fubini in un saggio sottolineava come "per carenze di direttive da Roma la crisi italiana emerge nei più diversi dossier comunitari", mentre la politica abdica anche quando ha il ruolo primario di guidare l’Europa, tanto che la Presidenza del centro-sinistra nel 1996 non solo non viene citata, ma neppure ricordata.

Eppure Don Sturzo aveva a tutti insegnato che l’inerzia, l’inazione e l’abdicazione alle proprie responsabilità e alla partecipazione costruttiva non solo non producono l’avvenire, che se non viene realizzato da noi è concepito contro di noi, ma neppure il passato, che non può essere vuoto bensì un cumulo di energie a nostra disposizione.

La sinistra non ha permesso al nostro Paese di vantare in Europa l'energia del passato, ma siamo sicuri che la maggiore consapevolezza del ruolo del nostro Paese, e il maggior senso di responsabilità che trova espressione nel nuovo modo di fare politica estera dell'attuale Governo sapranno anche colmare la mancanza di una così importante eredità.

La distrazione - per così dire - della sinistra ha avuto un costo politico, economico, sociale ed anche psicologico per l'Italia e gli italiani. Per questo ci piace ancora di più quando il nostro presidente Berlusconi ricorda che dobbiamo avere maggiore consapevolezza del ruolo che il nostro Paese è chiamato a svolgere, degli obblighi che discendono dal fatto di essere la quinta economia mondiale, il terzo contributore netto al bilancio dell'Unione Europea, il terzo Paese in termini di truppe impegnate all'estero in operazioni di pace sotto l'egida delle Nazioni Unite; un Paese che negli ultimi due anni ha posto le basi per un nuovo miracolo italiano, con una riduzione della pressione fiscale, con il controllo positivo della finanza pubblica, con la costruzione di progetti credibili di rilancio dell'economia reale, della crescita e della occupazione.

Orgoglio nazionale, certo, ma anche e soprattutto orgoglio europeo, perché non si può essere europei, non ci si può sentire europei se non si è partecipato attivamente alla costruzione dell’Europa. E noi possiamo dare molto all'integrazione; non per nulla la nostra Costituzione fu la prima nel 1948 a limitare la sovranità nazionale, seguita dalla Germania solo un anno dopo, nel 1949, mentre i precursori del concetto della moderna Europa vanno ricercati nei teorici italiani del Settecento, nella Giovane Europa di Mazzini, o negli Stati Uniti d'Europa di Cattaneo.

Un ruolo nel pensiero dell'Europa liberale e democratica che ci aveva visti protagonisti e che, dopo il periodo non certo esaltante di abdicazione del centro-sinistra, ci vedrà ancora protagonisti per molto tempo, perché il presidente Berlusconi ci ha ricordato che l'Europa non è una coesione, ma una integrazione, e quindi non una situazione acquisita, ma un processo in cui l'integrazione progredisce inevitabilmente a tratti successivi.

Per questo, e noi l'abbiamo apprezzato particolarmente, il programma del presidente Berlusconi va al di là dell'immanenza del semestre europeo di Presidenza italiana, per gettare le basi di un'Europa che sia fattore di stabilità internazionale, capace di forme sempre più avanzate di cooperazione, solidarietà, collaborazione dei popoli, diffusione della conoscenza e della tolleranza, sviluppo economico integrato e solidale, istituzionalizzazione democratica e liberale.

Un programma in cui il nostro Paese ha già dimostrato, grazie al Governo di centro-destra ed alla personale azione del presidente Berlusconi, non solo di saper essere fattore trainante per risolvere delicatissime questioni internazionali (ricordo la stabilizzazione dei Balcani, gli accordi già raggiunti con i Paesi del Mediterraneo e quelli in fieri con la Libia, il decisivo contributo per la prima vera pace in Palestina), ma anche di saper precorrere ed orientare la storia internazionale (come l'epocale ingresso della Russia nella NATO o il Piano Marshall per la Palestina).

Risultati esaltanti in politica estera che, insieme a quei progetti credibili di rilancio dell'economia reale, di crescita dell'occupazione, di controllo del debito pubblico, pur nello sviluppo degli investimenti pubblici, hanno permesso al nostro Paese negli ultimi due anni non solo di resistere ad una recessione mondiale, ma di superare quel negativo divario sociale ed economico che i Governi della sinistra ci avevano lasciato.

Presidenza del vice presidente SALVI

(Segue IOANNUCCI). Ci attende un semestre europeo difficile, ma decisivo per la costruzione di un identità politica europea che non sia fatta solo di norme e di fini ideali, ma di un processo pragmatico. La duplice sfida dell'allargamento e della riforma, il rinvigorimento dell'economia europea e della coesione sociale, lo sviluppo della libertà, della sicurezza e della giustizia, la diffusione della stabilità nel mondo sono i temi principali di quel futuro europeo che ci vedrà protagonisti con un Presidente che, per la sua credibilità, saprà anche ricostruire un rapporto fiduciario di fattiva e sostanziale collaborazione con gli Stati Uniti.

Un’Italia protagonista e consapevole, che non abdica ma guida; una nuova Italia per l'Europa che non prende 2.000 miliardi di vecchie lire di multe per le quote latte, ma che fa valere le sue determinazioni e risolve i problemi; un’Italia che non viene multata perché produce una legislazione che facilita a danno dell'erario i grandi gruppi bancari e le grandi imprese, ma che riduce le tasse ai meno abbienti e rilancia l'economia con un nuovo Patto del lavoro; un'Italia che non prende sanzioni per il mancato adeguamento alle direttive europee che è costretta a subire, ma che è protagonista di un diritto europeo non più solo franco-tedesco.

Una nuova Italia, dunque, che se da un lato ricrea quell'orgoglio nazionale troppo spesso calpestato, dall'altro preoccupa chi aveva interesse alla sua incolore presenza nell'Unione.

Certo è che nei prossimi centottanta giorni si gioca il prestigio e la credibilità dell'Italia tutta. Per questo, al di là di inutili ragli e di strumentalizzazioni di bassa politica, sarà comune la volontà di lavorare per l'Italia e per l'Europa.

L'opposizione più intelligente è consapevole che può svolgere un ruolo importante, sostenendo ed ovviamente anche costruttivamente criticando, se sarà necessario, l'attività della Presidenza, allontanandosi però da quella propensione alla strumentalizzazione che nelle vicende interne tende a prevalere sull'azione politica, svilendola.

Il semestre di Presidenza europea potrebbe essere, dunque, anche un'opportunità per ritornare tutti ad una politica costruttiva, lasciando quella rincorsa alla rissosità che non appartiene alla cultura del popolo italiano, il quale è ben conscio che le idee, solo le idee, sono quelle che guidano la storia.

Auguriamo, dunque, al presidente Berlusconi buon lavoro esprimendo il più vivo apprezzamento (Richiami del Presidente) per quanto ha fatto per l'Italia in questi due anni di Governo e per quanto farà per l'Europa e per l'Italia nel semestre di Presidenza europea. (Applausi dai Gruppi FI, LP e del senatore Carrara. Congratulazioni).

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione.

Onorevoli colleghi, in attesa del Ministro degli affari esteri - che sta concludendo il suo intervento presso la Camera dei deputati - per la replica, sospendo la seduta sino alle ore 12,35.

(La seduta, sospesa alle ore 12,05, è ripresa alle ore 12,36).

Presidenza del presidente PERA

Riprendiamo i nostri lavori.

Essendo stati esauriti gli interventi in discussione sulle comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri della settimana scorsa, interviene ora in replica il ministro degli esteri, onorevoli Frattini, a cui do il benvenuto e che invito ad esprimersi, al termine della sua replica, sulle proposte di risoluzione presentate.

Ha facoltà di parlare il Ministro degli affari esteri.

FRATTINI, ministro degli affari esteri. Signor Presidente, onorevoli senatori, mi scuso per non essere stato presente alla discussione di questa mattina, ma ho potuto prendere conoscenza del testo e del contenuto degli interventi di tutti grazie alla partecipazione qui in Aula del ministro La Loggia e del sottosegretario Mantica.

Ho visto - e ringrazio comunque i senatori intervenuti - che sono stati sottolineati aspetti che ritengo essenziali nella illustrazione e nella determinazione delle linee di intervento della Presidenza italiana che oggi inizia e che, ricalcando l’intervento del Presidente del Consiglio in quest’Aula, hanno messo l’accento su alcuni spunti su cui ovviamente in modo assai breve tornerò.

Il primo punto, che costituisce la prima delle priorità della Presidenza italiana, riguarda la Costituzione che dobbiamo dare all’Europa; una Costituzione che certamente deve partire e si deve fondare sul lavoro, che io definirei di rango e di dignità precostituente, svolto dalla Convenzione con la Presidenza del presidente Giscard d’Estaing e con il contributo, già ricordato in quest’Aula del presidente Berlusconi, del presidente Amato.

Quel lavoro ha dignità e valore e non costituisce, come qualcuno talvolta ha detto, un compromesso e men che meno un compromesso minimale. Noi in Europa, nel Consiglio europeo, lo abbiamo definito una buona base per i lavori della Conferenza intergovernativa e ritengo che l’Italia si possa e si debba ispirare, nell’aprire quest’ultima a due pilastri.

Il primo pilastro è che l’Europa deve compiere sotto il profilo costituzionale un vero e proprio salto di qualità. Senza questo non saremo in grado né di gestire la fase di riunificazione a 25 (che non sarà soltanto a 25), e quindi di gestire il funzionamento interno, né di garantire quell’autorevole presenza dell’Europa come soggetto nell’ordinamento e sulla scena internazionale.

Il secondo pilastro è che, proprio perché quel salto di qualità deve essere compiuto, noi non possiamo e non intendiamo rimettere in discussione i pilastri del risultato costituente della Convenzione, ma riteniamo di concentrare il dibattito sui soli punti, che ben conosco essere delicati, rimasti ancora privi di una soluzione largamente condivisa.

So bene che molti Paesi, e certamente l’Italia tra questi - l’Italia, Paese fondatore, che rivendica la tradizione dei Paesi fondatori - avrebbero voluto un passo avanti ulteriore sin d’ora; un passo avanti, ad esempio, che facesse segnare alle strategie di politica estera e di politica di difesa europea un ulteriore slancio verso quella unificazione che non è stata realizzata nel documento e nel progetto di Convenzione. Ma io credo che il dovere di una Presidenza, e della Presidenza italiana in particolare, sia quello anzitutto di preservare questo buon risultato ottenuto, di evitare cioè di rimettere in discussione pilastri quali l’autorevolezza di una Presidenza europea bilanciata con la Commissione, il maggior ruolo del Parlamento europeo e dei Parlamenti nazionali, il valore della sussidiarietà.

Ogni tentativo di riaprire la discussione e il dibattito su questi pilastri porterebbe inevitabilmente quei Paesi - che avrebbero voluto molto meno di quanto Giscard d’Estaing, Amato e il presidente Dehaene hanno ottenuto si potesse concretamente realizzare - a rimettere in discussione quello che è già stato un risultato coraggioso.

Ci saranno dei dibattiti in corso; certamente ci sono dei temi su cui dovremo inevitabilmente tornare. La Spagna ha posto delle questioni delicate sul criterio di ponderazione del voto. Noi italiani abbiamo posto un tema su cui probabilmente, anzi certamente si dovrà tornare: cercare un equilibrio ed una corrispondenza nell’ambito dei valori dell’Europa riunificata tra quello che è un principio storico della democrazia costituzionale, cioè il principio di laicità dello Stato, ed un altro principio che rappresenta il retaggio della storia dei popoli dell’Europa nella loro stragrande maggioranza, cioè le tradizioni cristiane.

Sono principi che, come tutti comprendete, non sono affatto in contraddizione tra loro: l’uno, pilastro della democrazia delle istituzioni, l’altro, valore per i popoli dell’Europa. Credo che ad esempio su questo, senza richiamare il vaso di Pandora, si potrà e si dovrà tornare.

E lo faremo, comprendendo che si tratta di Paesi che si sono affacciati a questa grande Europa con il processo di riunificazione, di Paesi che sentono anche più di noi quell’attaccamento ai princìpi, ai valori di libertà che hanno conquistato dopo decenni di dittatura e che oggi ci chiedono fortemente, con emozione, di non abbandonare.

Quando abbiamo affermato che l’Europa sarà un’Unione di Stati e di popoli abbiamo voluto dire proprio questo. Comprendiamo, noi, Paesi fondatori, come nella nuova Europa a 25 si debbano fare dei passi avanti e mettere a fattor comune princìpi importanti, oltre quello della moneta, a cui alcuni di noi hanno rinunciato.

Comprendiamo anche, però, come quando si prospettano soluzioni in merito a politiche di difesa che rischierebbero, anche non volendo, di apparire antagoniste dell’Alleanza e della tradizione euroatlantica, non fuori dall’Europa ma al suo interno, voci di alcuni Paesi ci chiedano di fermarci un momento e di rispettare quella loro tradizione e quella loro identità che guardano alla NATO, all’Alleanza Atlantica come ad un pilastro di libertà cui non sono pronti neanche per un attimo a rinunciare, ammesso che qualcuno - e nessuno lo vuole - voglia rinunciarvi.

Per questo motivo credo che la soluzione individuata nella Convenzione, relativa ad un periodo di transizione nel quale sperimentare fino al 2009 la nuova Europa a 25 in merito a materie delicate come quelle della difesa e della politica estera, non risponda solo a grandi Paesi, i quali presentano una difficoltà nel loro DNA a rinunciare a quell’identità nazionale cui anche noi siamo fortemente legati (essa, infatti, è un valore aggiunto e non è qualcosa che limita l’Europa), ma anche ai nuovi membri dell’Unione ai quali dobbiamo rispetto ed il riconoscimento di una pari dignità.

Sono favorevole all’idea che, superando, ad esempio, il Trattato di Nizza (che vietava le cooperazioni rafforzate in materia di difesa), si possa arrivare ad un modello simile, ad un modello, quindi, che sia aperto a tutti coloro che vogliono parteciparvi, sulla base di regole che tutti i partecipanti scrivono e non solo alcuni a beneficio di tutti gli altri. Questo modello di cooperazione rafforzata è la via giusta.

Credo che dovremmo evitare di rimettere in discussione oggi, più a fondo, quei punti davvero strategici che sono stati individuati. Questa sarà l’azione cui noi ci ispireremo durante i lavori della Conferenza. Ci guiderà quella tradizione di Paesi fondatori dell’Europa.

Abbiamo affermato, e lo ha ribadito chiaramente in quest’Aula il Presidente del Consiglio, che il filo ideale che ricollega Roma a Roma, cinquant’anni dopo, non è solamente simbolico. Onorevoli senatori, mai a noi è venuto in mente che questo sia un simbolo privo di contenuti: vogliamo firmare a Roma certamente un buon Trattato, un Trattato costituzionale che permetta un arricchimento di contenuti reali, non soltanto di formule.

Per questo motivo - lo ripeto ancora una volta - quello che alcuni hanno definito compromesso è per me davvero la base di partenza da non rimettere in discussione nei suoi pilastri fondamentali.

C’è ancora un tema da discutere che so essere stato sollevato da alcuni di voi questa mattina, il tema dell’allargamento, dell’integrazione e del nuovo vicinato d’Europa. Una delle priorità italiane, lo ha già detto il Presidente del Consiglio, sarà quella di sollecitare e stimolare la vocazione europea dei Paesi dei Balcani occidentali.

L'Europa che si riunifica ha bisogno di quei Paesi dei Balcani occidentali perché non si può immaginare un'Europa a 25 che abbia un'enclave nei Balcani occidentali in cui la stabilità, la sicurezza e lo sviluppo economico siano ancora messi in discussione. È interesse nostro tanto quanto è interesse loro. Ecco perché, partendo dalle conclusioni di Salonicco, noi siamo impegnati durante il semestre italiano a fare dei passi avanti, ad incoraggiare quei Paesi sulla strada delle riforme e della lotta ad ogni tipo di criminalità organizzata, sulla strada verso lo sviluppo. Anche di questo la Presidenza italiana si farà carico con convinzione sincera.

Un tema da molti sollevato è quello del ruolo internazionale dell'Europa. I temi toccati dal Presidente del Consiglio non hanno trovato, mi sembra, nel dibattito di questa mattina, sostanziali punti di critica. Ed allora è evidente che l'azione italiana sarà, nella strategia euroatlantica, di coniugare quelli che abbiamo per cinquant'anni definito i nostri valori comuni con gli Stati Uniti d'America in una strategia di azione comune, passando dai valori alle azioni comuni, dalla lotta al terrorismo alla lotta alla proliferazione degli armamenti nucleari alla pace in Medio Oriente. E questo io credo possa dimostrare che europei e americani non sono in contraddizione o in alternativa, ma sono più forti se lavorano insieme. Questa è la nostra idea di relazione euroatlantica su cui il Presidente del Consiglio ha più volte lavorato anche con incontri e con una rete di relazioni personali straordinariamente efficace quanto ai risultati.

Per toccare solamente un tema che qualcuno oggi in quest'Aula ha definito poco chiaro, addirittura incerto, quello del contributo italiano al piano per la ricostruzione del tessuto socio-economico non solo della Palestina ma della regione allargata.

Tutti ricordano, ma è bene richiamarlo oggi, nel primo giorno della Presidenza italiana, che l'idea definita "Piano Marshall per la Palestina", lanciata dal Presidente del Consiglio circa due anni fa, circondata allora da scetticismo e indifferenza, oggi è diventata un capitolo del Quartetto raccolto dall'Unione Europea e dai Paesi del G8 a livello di Capi di Governo, confermato l'altro ieri nei territori palestinesi durante la visita del consigliere alla sicurezza nazionale del presidente Bush, quando si è detto che quel piano, proprio quel piano di ricostruzione del tessuto economico-sociale per il popolo palestinese, avrà anche negli Stati Uniti un contributore convinto.

Queste sono idee che non vanno dimenticate nel momento in cui si realizzano. Bisogna ricordare sempre che possiamo annoverare anche questo fatto fra i contributi che ci siamo sforzati con umiltà di dare all'azione di pace per il Medio Oriente. Certamente continueremo a farlo da componenti del Quartetto; lo faremo confidando in quell'amicizia dei popoli palestinese ed israeliano che sempre ci è stata confermata anche nelle ultime ore in incontri bilaterali e che metterà a frutto quella tradizione italiana di essere un interlocutore equilibrato. Questo sarà il nostro sforzo. Pilastri come la lotta al terrorismo e la sicurezza saranno prioritari.

Non torno sulle linee strategiche che ha illustrato dettagliatamente il presidente Berlusconi; mi limito a dire che dobbiamo compiere uno sforzo per recuperare istituzioni e princìpi che in questi anni si sono un po’ perduti. Penso al ruolo, più volte evocato in quest'Aula dal presidente Andreotti, dell'OSCE, di organismi che, insieme alle altre organizzazioni multilaterali, hanno sempre presidiato la sicurezza, non limitata alla sola Europa. È questo uno dei temi su cui intendiamo aprire un dibattito di merito, non di mere affermazioni.

Infatti, tra i compiti che il calendario ci affida vi è quello di realizzare entro dicembre lo sviluppo applicativo del cosiddetto Piano Solana per la difesa e la sicurezza europea. Siamo vincolati a preparare e a presentare al Consiglio di dicembre una soluzione concreta per quella strategia di difesa e di sicurezza. È un'ottima occasione per ripensare istituzioni che sono state messe da parte in modo troppo frettoloso.

Evidentemente, la necessità della presidenza italiana è quella di coniugare un europeismo convinto, la decisa convinzione che senza un'Europa ricca sotto il profilo costituzionale non ci sarà neanche un'Europa forte, con un altro principio che non è in contraddizione con il primo: il principio della tutela e della riaffermazione dei valori della storia e delle tradizioni dei nostri Stati nazionali e dei nostri popoli.

Il fatto che si chiami Europa di Stati e di popoli rappresenta un valore positivo, che arricchisce quella partecipazione dei cittadini al processo democratico di formazione dell'Europa che a Nizza - dobbiamo riconoscerlo - è mancata.

Occorre maggiore trasparenza, maggiore partecipazione al processo costituente. Ecco perché il valore della Convenzione, che non era costituita soltanto da rappresentanti di Governi ma anche da rappresentanti di popoli, da rappresentanti dei Parlamenti e della società civile, va preservato. È un modello che ha funzionato, è un modello ottimale anche per il futuro, eventuale ripensamento delle modifiche costituzionali.

Non vi è alcuna contraddizione tra l'essere membri fondatori dell'Europa e l'essere convinti sostenitori del principio per cui i nostri cittadini debbono poter dire la loro, anziché ascoltare da un gruppo forte, che parla da Bruxelles, il verbo che scende su di loro. Questo è stato il grande risultato della Convenzione e questo sarà l'impegno della Conferenza intergovernativa: democratizzare la base di consenso su cui la Costituzione europea si sta formando.

Abbiamo bisogno, in questo percorso, di una convinta partecipazione del nostro Paese, di una totalitaria azione di sostegno del nostro Parlamento, delle nostre istituzioni e della nostra società civile.

Abbiamo bisogno della consapevolezza che l'azione che alimenta legittime critiche, provenienti anche da altri Paesi e da giornali privi di quella consapevolezza e di conoscenza ma che parlano legittimamente e offendono talvolta il nostro Paese, non serva neanche per un attimo a delegittimare l'immagine e la dignità di chi in questo momento sta guidando il Consiglio europeo, perché lo guida il servizio del nostro Paese e non di una sola parte e merita tutto il sostegno di cui ha dimostrato di essere capace.

Chiedo al Parlamento questo consenso non certo per una captatio benevolentiae, di cui non c’è alcun bisogno, ma perché noi stiamo lavorando per la dignità dell’Italia; per questa dignità nessuno dovrebbe esercitarsi in azioni di delegittimazione impropria. (Applausi dai Gruppi FI, LP, UDC e AN).

PRESIDENTE. Rinnovo l'invito al Ministro a pronunziarsi sulle proposte di risoluzione presentate.

FRATTINI, ministro degli affari esteri. Signor Presidente, esprimo parere contrario sulla proposta di risoluzione n. 1 (Nuovo Testo).

La proposta di risoluzione n. 2, presentata dal senatore Andreotti e da altri senatori, che io condivido, contiene forse una imprecisione all’ultimo capoverso, laddove recita: "impegna il Governo a riferire puntualmente alle Camere sugli adempimenti del programma semestrale, assicurando (…) il massimo sostegno". Ma è il Senato che assicura il massimo sostegno; forse, perciò, queste proposizioni andrebbero disgiunte nel modo seguente: "impegna il Governo a riferire puntualmente alle Camere sugli adempimenti del programma semestrale"; "assicura, al di fuori…" perché, come dicevo, è il Senato che assicura. (Il senatore Andreotti annuisce).

Al di là di questo, la proposta di risoluzione n. 2 - ripeto - è condivisibile, ed esprimo quindi parere favorevole.

Sulla proposta di risoluzione n. 3, presentata dal senatore Boco e da altri senatori, esprimo invece parere contrario, perché il Governo, come ho cercato di spiegare anche alla Camera (sono testi sostanzialmente analoghi) nella relazione del ministro dell’ambiente Matteoli, ha già indicato l’ambiente tra le priorità.

Siamo quindi favorevoli ad un convinto impegno della Presidenza italiana per la protezione dell’ambiente e di tutte le risorse ambientali. Nel testo in esame sono indicate azioni eccessivamente dettagliate e puntuali; tutti sanno che la Presidenza non può impegnarsi a realizzare o ad ottenere, bensì a lavorare in una direzione; e questo è esattamente l’impegno. Esprimo quindi parere contrario per queste ragioni e non per motivi di merito.

La proposta di risoluzione n. 4, signor Presidente, contiene molti spunti che il Governo condivide, ma ne contiene anche alcuni, specialmente nelle premesse, che toccano aspetti di merito non condivisibili. È ovvio che con grande chiarezza io li debba citare. Ne ricorderò alcuni a titolo di esempio.

C’è un capoverso in cui si parla di una conflittualità potenziale tra la figura del Presidente del Consiglio e il Presidente della Commissione, senza la definizione di un termine al di là del quale le due figure debbano essere unificate. Comprenderete tutti, onorevoli senatori, che così affondiamo uno dei pilastri del risultato della Convenzione; proprio uno di quei pilastri che, se rimesso in discussione, riaprirebbe il famoso vaso di Pandora.

Ci sono alcuni paragrafi che sottolineano il concetto di Europa federale. (Brusìo in Aula. Richiamo del Presidente).

Su questa parola, al di là della sostanza su cui abbiamo raggiunto un buon risultato, ci sono state settimane di discussione e - non c’è bisogno che mi appelli al presidente Amato perché lo confermi - riaprire oggi un impegno nella Conferenza sull’inserimento dell’aggettivo "federale", evidentemente contribuirebbe a scassare in assoluta buona fede un altro dei pilastri su cui si è lavorato.

Altrettanto mi permetto di dire sul punto che riguarda la progressiva riunificazione, addirittura, delle figure del Presidente del Consiglio europeo e della Commissione. Sono idee che, in una prospettiva di Europa che nessuno ancora ha davanti e riesce a toccare con mano, potrebbero anche essere immaginate, ma che noi oggi si introduca nella Conferenza intergovernativa questa tematica non lo ritengo opportuno. Ecco perché non sono favorevole al complesso di questa risoluzione, che a mio avviso tocca dei temi su cui si rischierebbe di esporre la Presidenza italiana non a svolgere un ruolo di mediazione positiva, ma ad innescare ulteriori divisioni, cosa che noi certo non vogliamo fare.

Esprimo poi parere favorevole sulla proposta di risoluzione n. 5, che sottolinea, - mi permetto di dirlo, ma forse non ce n’è bisogno - il riferimento ad una linea programmatica per la Presidenza europea che, come ho indicato nella conclusione del mio intervento, dovrebbe essere davvero al servizio e nell'interesse di tutti, e non soltanto di alcuni.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione delle proposte di risoluzione.

DEL PENNINO (Misto-PRI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha la facoltà

DEL PENNINO (Misto-PRI). Signor Presidente, colleghi senatori, i Repubblicani voteranno a favore della proposta di risoluzione presentata dal senatore Andreotti e della proposta di risoluzione della maggioranza che approva l'esposizione che il Presidente del Consiglio ha fatto sulle linee guida che ispireranno l'azione del Governo nel semestre di Presidenza italiana del Consiglio europeo.

Quella esposizione offre a tutti noi motivi di riflessione sulle responsabilità che investono oggi il nostro Paese, perché la Presidenza di turno italiana coincide con un passaggio fondamentale per la definizione del futuro assetto istituzionale dell'Unione e si colloca, altresì, in una fase assai delicata dello storico rapporto tra l'Europa e gli Stati Uniti.

Nei giorni scorsi il Ministro degli esteri ha ricordato come le Presidenze italiane abbiano "spesso coinciso con momenti cruciali della storia europea". (Brusìo in Aula. Richiami del Presidente). Ma il compito di oggi è ancor più impegnativo, perché si tratta di compiere un passo fondamentale per la costruzione europea, con la trasformazione in senso costituzionale degli attuali Trattati, avviando il passaggio dell'Unione da soggetto internazionale a Stato costituzionale.

Il progetto elaborato dalla Convenzione non ha suscitato entusiastici consensi: molti si aspettavano di più sul piano del rafforzamento dei poteri dell'Unione rispetto agli Stati nazionali. Ed anche noi Repubblicani avremmo auspicato una più ampia riduzione delle materie per le quali è mantenuto il diritto di veto. Ma realisticamente dobbiamo dire che esso rappresenta oggi l'unico compromesso possibile e condividiamo l'affermazione del presidente Ciampi, secondo il quale sarebbe "un grave errore che le soluzioni consensuali raggiunte dalla Convenzione venissero rimesse in discussione dalla Conferenza intergovernativa".

Proprio per questo, e perché conosciamo le riserve che hanno avanzato alcuni Stati sul progetto di Costituzione elaborato dalla Convenzione, confidiamo che il Presidente del Consiglio svolga una sagace e paziente opera di persuasione nei confronti degli altri Governi dell'Unione, affinché i risultati raggiunti non siano vanificati alla Conferenza intergovernativa. Un'opera la cui necessità è stata sottolineata proprio stamattina anche da Jacques Delors.

Se giungere al varo della Commissione europea è il primo compito che ci attende nel semestre di Presidenza italiana, non meno rilevante è l'esigenza di un rilancio della collaborazione tra Europa e Stati Uniti, indispensabile per garantire la sicurezza internazionale e premessa per realizzare una condizione di equilibrio e di stabilità nel Medio Oriente.

Proprio nello scacchiere medio-orientale credo si possa realizzare una forte sinergia fra l'intervento europeo e quello americano, per garantire il successo della cosiddetta road map.

Se gli Stati Uniti hanno il compito preminente di indurre alla ragionevolezza e a rinunce il Premier israeliano, l'Europa, che in tutti questi anni ha intrecciato particolari rapporti di solidarietà e di amicizia con l'Autorità palestinese, deve a sua volta svolgere un'azione di forte pressione perché essa direttamente reprima ogni tipo di attività terroristica.

Un'azione comune euro-americana che forzi i due contendenti a comportamenti coerenti con una volontà di pace e con l'obiettivo di realizzare la coesistenza di due Stati reciprocamente riconosciuti, accompagnata da un piano di interventi per la ricostruzione della Palestina, quale quello che il presidente Berlusconi ha delineato, è la premessa per porre fine alla tragedia dei Territori.

Accanto a questi due prioritari impegni, il Presidente del Consiglio, nella sua esposizione, ha accennato a molte altre questioni che sono nell'agenda del semestre. Per ragioni di tempo non posso affrontarli tutti. Ma desidero soffermarmi un momento sull'esigenza di un'azione comune europea in materia di immigrazione clandestina.

Questo tema viene vissuto da noi in modo particolarmente drammatico, perché coi nostri 8.000 chilometri di coste rappresentiamo il più facile approdo per i clandestini. Si tratta, peraltro, di un'immigrazione che non è destinata a fermarsi esclusivamente nel nostro Paese, ma che trova sbocchi in tutta Europa.

È essenziale quindi impostare - come il Presidente del Consiglio ha affermato - una gestione integrata delle frontiere esterne con suddivisione dei relativi oneri e una politica comune dei rimpatri.

Così com'è prioritaria un'intesa dell'Unione con i Paesi da cui proviene il traffico dei clandestini nel quadro dei programmi di collaborazione con quegli Stati. Ma mi si permetta sul punto un'ultima osservazione.

Forse nel quadro dell'aiuto ai Paesi sottosviluppati, da cui parte l'ondata dei boat people, occorrerebbe che l'Unione rivedesse la sua politica sugli OGM, indispensabili per combattere la fame nel Terzo mondo, e superasse alcune concezioni protezionistiche che continuano a caratterizzare le sue scelte in materia di politica agricola, come hanno evidenziato anche nei giorni scorsi Anna Meldolesi e Geminello Alvi su due importanti quotidiani.

Se è vero, come ha dichiarato il presidente della Commissione europea Prodi, che il problema che più angoscia è quello del "conflitto tra sviluppo e sottosviluppo e che occorre esigere un ripensamento radicale, una nuova visione del mondo che ancora non emerge", è necessario, per farla emergere, che l'Europa incominci a liberarsi dai suoi egoismi.

La ringrazio, signor Presidente. Chiedo di poter allegare al Resoconto il testo integrale del mio intervento, che ho dovuto sintetizzare. (Applausi dai Gruppi FI e UDC. Congratulazioni).

PRESIDENTE. Senz'altro la richiesta è accolta, senatore Del Pennino.

DE PAOLI (Misto-LAL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DE PAOLI (Misto-LAL). Signor Presidente, signor Ministro, è indubbio che questi mesi alla presidenza dell'Unione Europea porranno il nostro Paese all'attenzione mondiale e molte sono le aspettative del mondo economico, che a più riprese ha sottolineato la necessità di un vero rilancio dell'economia.

La speranza è che il presidente Berlusconi utilizzi questo tempo prezioso superando la sindrome del complotto che lo ha attanagliato nei due anni del suo Governo. Si confronti, invece, con le minoranze sui problemi reali della società e, se possibile, eviti di vedere nelle legittime critiche attacchi di bande comuniste che ormai in Europa riesce a vedere solo lui.

Provi per una volta nella sua vita ad impegnarsi per l'interesse della collettività europea e non soltanto per i propri interessi privati.

MARINO (Misto-Com). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MARINO (Misto-Com). Signor Presidente, noi voteremo contro la proposta di risoluzione della maggioranza perché non posso non ricordare che il Presidente del Consiglio per lunga parte del suo intervento ha voluto in quest'Aula celebrare i fasti della politica interna e dell'economia reale, ha voluto far parlare i fatti, ma i fatti dicono che nessuna misura concreta è stata adottata per elevare la competitività dell'Azienda Italia, retrocessa al 45° posto, che nel campo fiscale sono stati fatti solamente regali ai ceti più ricchi, che nulla è stato fatto soprattutto per mettere sotto controllo prezzi e tariffe, a differenza di altri Paesi europei, con conseguente perdita del potere di acquisto di salari, stipendi e pensioni.

A Salonicco si è decisa una politica europea comune in materia di asilo e di migrazione per sviluppare una politica di accoglienza e di integrazione, e non posso sottacere che ci presentiamo invece, come presidenza italiana, con un dibattito interno alla maggioranza non certamente nobile o esaltante.

Noi Comunisti Italiani esprimiamo soprattutto preoccupazione per le scelte che vengono fatte in politica estera. Mi riferisco all'adesione allo scudo stellare americano, al rifiuto dell'Airbus, alla partecipazione all'occupazione militare dell'Iraq dopo una guerra illegittima che ha rappresentato una rottura della legalità internazionale.

Mi riferisco all’appiattimento sulle scelte unilaterali degli Stati Uniti d’America, ma soprattutto alla recente scelta di non incontrare Arafat, legittimo presidente eletto, che costituisce un capovolgimento della politica di equidistanza sin qui seguita dall’Europa. Queste sono le nostre preoccupazioni per una strisciante linea antieuropea.

Riteniamo, invece, che vada abbandonato ogni residuo euroscetticismo, perché, dopo gli sforzi fatti per costruire l’Europa monetaria, occorre costruire l’Europa politica e sociale, senza indecisioni ed incertezze; un’Europa che operi soprattutto per la pace e la collaborazione dei popoli e che costituisca un fattore di equilibrio nel mutato contesto geopolitico.

MALABARBA (Misto-RC). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MALABARBA (Misto-RC). Signor Presidente, signor Ministro degli esteri, tra il Governo Berlusconi e il Paese si è prodotta un’incrinatura, a partire dai ripetuti colpi di mano sulla giustizia a tutela dei propri interessi, per arrivare all’immigrazione, dove la tensione nella maggioranza resta fortissima e se veramente si volesse mettere fine alle tragedie quotidiane (agli "omicidi di massa", per dirla con Don Ciotti) bisognerebbe prendere atto del fallimento della legge Bossi-Fini e predisporne semplicemente il ritiro.

Ma la crisi della maggioranza si darà - credo di essere facile profeta - sul terreno economico e sociale, su cui il Governo non ha più il consenso. Il fallimento del Processo di Lisbona fortemente sostenuto da Blair, Aznar e Berlusconi, che si fonda sulla liberalizzazione e precarizzazione del lavoro, continua pervicacemente ad imperversare in Italia, come dimostrano, da un lato, i recenti decreti attuativi della legge n. 30 del 2003 (dove il lavoratore è ridotto a merce e i contratti di lavoro cancellati) e, dall’altro, l’attacco alla previdenza pubblica, che si vorrebbe mascherare dietro una sorta di "Maastricht del welfare" per nascondere decisioni gravissime che in realtà, al contrario, solo al Governo italiano spettano. Ma si ha paura di perdere il consenso, appunto.

Non tiene il Patto per l’Italia, voluto per dividere i sindacati, i salari sono precipitati ai minimi storici e la crisi del tessuto produttivo del Paese rischia di diventare irreversibile, senza che il Governo abbia mosso un dito, come dimostrano i possibili crack di imprese importanti come Alitalia e FIAT. No, su questo perderete il consenso e lo sapete, da quando avete deciso di nascondervi dietro il non voto al referendum del 15 giugno, semplicemente perché sapevate di perdere.

La risoluzione che presentiamo come Rifondazione Comunista vuole dare la sponda alle mobilitazioni per la pace e per un’altra Europa, un’Europa sociale e solidale, dell’accoglienza e dei diritti del lavoro e di cittadinanza, contro un’Europa del riarmo e della negazione dei princìpi di tutela della salute, del lavoro e dell’ambiente (sul punto dell’ambiente voteremo convintamente anche la risoluzione presentata dal Gruppo dei Verdi).

In particolare sulla difesa della previdenza pubblica saranno i lavoratori e le lavoratrici di tutta Europa a rivoltarsi contro i tagli e la cancellazione delle pensioni di anzianità, per chiedere anzi un’adeguata protezione sociale anche per chi ne è attualmente escluso. Gli scioperi e le manifestazioni che attraversano tanti Paesi d’Europa si concentreranno già a settembre in un grande appuntamento a Roma, nel pieno della presidenza Berlusconi: quella sarà, signor Presidente, la nostra Europa. Sarebbe davvero importante che tutti, ma davvero tutti, si rendessero conto che l’enorme spinta di massa contro la guerra e contro le politiche liberiste chiede ad ognuno di noi un’altra politica.

Per concludere, una sola battuta sulla politica estera. È scandaloso che Berlusconi non abbia incontrato Arafat nella sua visita in Palestina, è scandaloso che l’Italia non senta il dovere di richiamare i propri soldati dall’Iraq, dopo che si è scoperto che sono pienamente coinvolti in una guerra d’occupazione e dopo che Blair e lo stesso Bush sono sotto accusa nel loro Paese perché si è capito che la "pistola fumante" delle armi di distruzione di massa di Saddam se l’erano inventata. Ma già, al Presidente del Consiglio pare che questi piccoli dettagli non interessino. (Applausi dal Gruppo Misto-RC).

FILIPPELLI (Misto-Udeur-PE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FILIPPELLI (Misto-Udeur-PE). Signor Presidente, intervengo per dichiarare il voto contrario dell’Udeur alla proposta di risoluzione presentata dai Gruppi della maggioranza e per rassegnare a quest’Aula alcune brevissime considerazioni che spero siano sufficienti per chiarire la posizione del mio Gruppo sulle dichiarazioni del presidente Berlusconi, al quale comunque auguro un proficuo lavoro, con l’auspicio che esso vada nella direzione della pace, dell’ambiente e del lavoro.

Spero che la Presidenza italiana voglia prodigarsi da subito per ricompattare le rotture all’interno dell’Unione Europea sorte con la guerra in Iraq. Sarebbe opportuno stimolare una proposta da parte delle istituzioni europee per una politica comune in Iraq. L’Europa è stata finora presente soltanto sotto forma di aiuti umanitari in base all’ultima risoluzione ONU.

La road map proposta dal Quartetto va sostenuta fortemente, ma la pace avrà maggiore possibilità di essere se - consapevoli dell’importanza, finora sottovalutata, dell’area del Golfo per la sicurezza e prosperità dell’Europa - presteremo attenzione a collocarla in una politica che prenda in considerazione tutto il Medio Oriente, al fine di instaurare una collaborazione tra Stati Uniti ed Europa nell’intera Regione. Soltanto in quest’ottica potranno realizzarsi progressi sia in Medio Oriente, sia nei rapporti transatlantici. Un’Europa più responsabile e coesa sarà maggiormente in grado di portare avanti un dialogo positivo e costruttivo con gli Stati Uniti. Al riguardo, l’Italia deve assumere una posizione chiara che faccia svanire i dubbi di molti nostri partners europei.

L’Italia, per tradizione, per la sua situazione geografica, è particolarmente sensibile al Mediterraneo. Va prestata attenzione al partenariato euromediterraneo, come lei stesso ha affermato, e in tale contesto assume anche grande importanza la questione delle grandi infrastrutture transeuropee.

Il nostro Paese deve essere molto vigile riguardo alle infrastrutture; il passaggio del Brennero si dovrebbe finalmente realizzare, ma appare che l’ammodernamento e il potenziamento dei collegamenti con il Mediterraneo, che devono naturalmente passare per il nostro Paese, siano stati trascurati dalle decisioni europee a favore di altre regioni sulle quali concentrare gli sforzi.

Dobbiamo tutelare in modo deciso l’interesse del nostro Paese, ma soprattutto la possibilità di sviluppo delle due sponde del Mediterraneo, che naturalmente e storicamente rappresenta un unico grande mercato: l’area di libero scambio del Mediterraneo, che dovrebbe iniziare nel 2010, non deve essere trascurata, significando che essa va supportata dalla realizzazione di valide infrastrutture, base di ogni sviluppo economico.

Esorterei il Presidente del Consiglio e il Ministro a proseguire sulla strada della realizzazione di grandi infrastrutture europee, invece di presentare come propri risultati l’avvio di lavori decisi da tempo. Vorrei rammentarle, onorevole Ministro, che le grandi opere sono il frutto di una continuità amministrativa voluta già da molti soggetti decisori e pianificate diversi anni or sono.

Per quanto attiene alla tematica migratoria, dalla sua relazione emerge la sola preoccupazione di chiudere le frontiere agli immigrati, trascurando la complessità della questione. Il problema non si può risolvere soltanto chiudendo le frontiere, chiudendo la fortezza Europa.

Si tratta di un fenomeno grave che va affrontato nella sua complessità. Servono regole che consentano una immigrazione regolare e permettano di soddisfare la domanda di lavoratori da parte delle imprese, applicando invece la politica della "tolleranza zero" all’immigrazione clandestina, essa sì foriera di gravi problemi per la sicurezza del Paese e dell’Europa.

Il Presidente del Consiglio ha parlato della creazione di una "vera e propria Agenzia delle frontiere" della gestione integrata delle frontiere esterne, di un terzo pilastro; però, al recente Vertice di Salonicco non si è parlato soltanto della necessaria sorveglianza delle frontiere, ma anche dello sviluppo, a livello di Unione europea, di una politica di integrazione dei cittadini di Paesi terzi che soggiornano legalmente nel suo territorio, dell’importanza di creare all’interno dell’Unione europea un regime più efficiente in materia di asilo.

La strada del rimpatrio, con la conclusione di accordi con i Paesi terzi maggiormente interessati dal fenomeno, seguita dal ministro Pisanu, è la strada giusta: essa va seguita con maggiore decisione ed impegno; essa non costituisce un aspetto marginale ma centrale della questione. Ad ogni modo, ricordiamoci che si tratta soltanto della prosecuzione dell’opera realizzata dal precedente Governo. Niente di nuovo.

Noi sosterremo con spirito di responsabilità il Governo nell’impegno europeo, ma quest’ultimo dovrà dare chiari segnali di continuità con la politica estera seguita in passato, nell’ottica di un rapporto europeo con gli Stati Uniti, che consentirà di superare la logica dei rapporti bilaterali a favore di un nuovo rapporto transatlantico fra Europa e Stati Uniti.

Noi vogliamo un’Europa creatrice di prospettive e di benessere nell’ambito del mercato unico, competitiva a livello mondiale e che favorisca altresì il benessere di tutti. Crediamo in un Europa dei valori, unita, aperta, diversa e più umana. Noi vogliamo - in base al principio di sussidiarietà - una ripartizione delle responsabilità e delle competenze tra l’Unione, gli Stati membri e le istituzioni regionali e comunali.

Focalizzando la nostra attenzione sull’Italia, nutriamo qualche preoccupazione per i contraccolpi che la grande industria e, specialmente, l’agricoltura avranno per effetto dell’allargamento dell’Europa ad altri Paesi (Il microfono si disattiva automaticamente).

PRESIDENTE. Senatore Filippelli, se ritiene di consegnare la rimanente parte del suo intervento, la Presidenza ovviamente glielo consente; a meno che lei non sia in grado di concludere in pochissimo tempo.

FILIPPELLI (Misto-Udeur-PE). Signor Presidente, vorrei provare a concludere.

Spero che questa Presidenza italiana sappia orientare la politica agricola europea in termini meno penalizzanti per le produzioni mediterranee. I nostri agricoltori hanno già pagato molto. Spero che il nostro Ministro delle politiche agricole sappia ridare un ruolo centrale alla nostra agricoltura in ambito europeo, dopo le figuracce fatte con la questione delle quote latte, e dimostrare la dovuta fermezza per rafforzare la posizione degli agricoltori italiani, soprattutto quelli del Meridione, che più vedono minacciate le loro posizioni in vista dell’allargamento.

Vogliamo politiche regionali e strutturali che favoriscano lo sviluppo e l’autonomia delle regioni più deboli. Bisogna affrontare questo impegno utilizzando gli strumenti invincibili della moderazione e del dialogo. Ma, signor Presidente del Consiglio, è proprio su questo versante che abbiamo perplessità sulla buona riuscita del semestre di Presidenza italiana dell’Unione Europea.

PRESIDENTE. La invito a consegnare il resto del suo intervento, che verrà allegato al Resoconto della seduta odierna.

MARINI (Misto-SDI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MARINI (Misto-SDI). Signor Presidente, onorevoli senatori, la Presidenza italiana dell’Unione Europea farà bene ad evitare la tentazione di galleggiare sui problemi emersi nella fase di allargamento dell’Unione.

Dal dibattito di oggi mi auguro che emerga l’esigenza di eliminare le improvvisazioni che hanno caratterizzato l’azione del Governo. Dove sono finite infatti le armi batteriologiche elencate minuziosamente dal Presidente del Consiglio in quest’Aula il 19 febbraio di questo anno? E le 6.500 bombe a testata biologica, le 100.000 tonnellate di agenti chimici e gli 8.500 litri di antrace? Sono esistite nella fantasia del Capo del Governo o in quella di qualche inaffidabile informatore?

È un inderogabile dovere improntare l’azione della Presidenza italiana al metodo della chiarezza, della riflessione e della compostezza. Fondamentale è l’individuazione degli obiettivi che ci prefiggiamo. La relazione del Presidente del Consiglio al riguardo mi è sembrata fumosa e non chiara sui contenuti.

Si è sviluppato in Europa, onorevoli senatori, un intenso dibattito sul voto a maggioranza ovvero sull’unanimismo per le decisioni da assumere; l’unanimismo, che si esprime con l’esercizio del diritto di veto, se non corretto con l’introduzione - per lo meno su una serie di problemi - del voto a maggioranza, rischia di immobilizzare l’Unione, impedendole di svolgere un ruolo autonomo nelle relazioni internazionali. Su questo punto qual è la posizione del Governo? Mi pare che non sia emersa una linea chiara nell’esposizione del Presidente del Consiglio.

Come si vuole ricomporre la frattura con gli Stati Uniti? Rinunciando a sostenere un’Europa autonoma nel rapporto di alleanza con gli Stati Uniti, non disposta cioè a subirne il dominio? O forse la sudditanza di alcuni Paesi verso gli Stati Uniti è più importante della costruzione europea?

Penso che un’Europa unita e concorde sulla politica estera sia fondamentale per la pace e per la soluzione delle controversie internazionali. Il metodo multilaterale rappresenta l’unica garanzia di possibile democrazia nei rapporti internazionali. Un mondo multipolare facilita le soluzioni pacifiche dei problemi e un’Europa unita è un’esigenza di equilibrio internazionale.

Gli episodi gravi che si consumano in Iraq fanno comprendere quanto sia stato sbagliato assecondare l’unilateralismo di Bush e quanto fosse giusta la posizione di una parte dei Paesi fondatori dell’Unione di dissentire sull’intervento armato in Medio Oriente.

Il Governo italiano, che si è reso protagonista dello strappo all’interno dell’Unione Europea, dovrà dispiegare ogni accorgimento per recuperare il rapporto consensuale nelle grandi decisioni.

Le questioni di merito, sulle quali compiutamente il nostro Paese ha voluto distinguersi dallo sforzo europeo di convergenza, sono al centro della riflessione comune; su di esse l’Italia farà bene a non farsi guidare dai problemi che attanagliano la maggioranza. Mi riferisco all’esigenza di riformare la legislazione positiva dei singoli Stati in tema di giustizia, al Patto di Stabilità, alla difesa e alla sicurezza, alle politiche sociali e all’allargamento dell’Unione.

La direzione di marcia della Presidenza italiana potrà conseguire risultati positivi se saprà liberarsi del protettorato d’oltreatlantico e avrà il buonsenso di non ripetere atteggiamenti improntati a disinvolta faciloneria dilettantistica.

È ancora fresca la sensazione di fastidio suscitata dall’affermazione del Premier circa l’esistenza di un accordo con la Libia sul controllo dell’immigrazione clandestina, da effettuare sul territorio africano con forze di polizia italiane e prontamente smentito dalle autorità di quel Paese.

Anche certe semplificazioni sull’allargamento dei confini dell’Unione appaiono poco ponderate. Non si può immaginare di ridisegnare i confini senza valutare le conseguenze della proposta. Vi sono Paesi che non hanno i requisiti e, allo stato attuale, non sono in condizione di aspirare a far parte dell’Unione. Penso alla Turchia, alla Federazione russa, ad Israele.

Si può affrettare l’ingresso della Turchia se prima questa non modifica l’ordinamento statuale, depurandolo dalle norme estranee allo Stato di diritto e offensive della dignità umana? Si può invitare la Federazione russa ad entrare nei confini dell’Unione se prima non risolve i conflitti nazionali al proprio interno e non abbandona la violenza nella soluzione delle controversie? E per Israele, può l’Europa tollerare l’associazione con una Nazione impegnata in una guerra cruenta, in un’area nevralgica per la pace del mondo?

Come vedete, bastano poche riflessioni per capire il richiamo ad una politica estera del nostro Paese più riflessiva, al fine di non compromettere la costruzione di equilibri internazionali di pace e di maggiore benessere.

ANDREOTTI (Aut). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ANDREOTTI (Aut). Signor Presidente, gentili rappresentati del Governo, colleghi, i semestri italiani di Presidenza comunitaria hanno sempre lasciato una forte traccia, come poc’anzi ha ricordato il presidente Colombo citando il Consiglio di Milano, che dette origine all’Atto unico del Lussemburgo, e il Consiglio di Roma, dal quale prese avvio la Conferenza intergovernativa conclusa con il Trattato di Maastricht.

Questa volta l’impegno è di portata non meno eccezionale. Si tratta di dar vita a quella Costituzione europea che a lungo si era ritenuta addirittura impossibile, data la struttura giuridica di fondo, tanto diversa tra i singoli Stati membri.

Ma c’è di più. Con una procedura di affiancamento molto saggia, questa fondamentale svolta è elaborata a stretto contatto con i Paesi candidati all’allargamento, non solo perché siano informati ma anche per mettere a fattore comune le esperienze degli Stati con l’ingresso dei quali veramente l’Unione diventerà compiuta espressione dell’intero Continente.

Non è solo questo il compito che si pone per il nostro Governo, il quale dovrebbe poter contare in questi mesi su uno spirito di cooperazione politica super partes che con la giubilazione della rappresentanza proporzionale è purtroppo divenuto difficile, ma che in questo frangente si dovrebbe ostinatamente realizzare.

D’altra parte, il semestre italiano viene dopo un periodo di gravi lacerazioni internazionali che hanno messo a nudo la non esistenza di una politica estera comune tra gli Stati membri, così come dovrebbe essere dopo Maastricht.

Quando alcuni mesi fa il presidente Giscard d’Estaing tenne una conferenza qui in Senato, parlò realisticamente della necessità di convergenza delle politiche estere. Comunque, il recupero o, se vogliamo, la realizzazione del superamento delle divaricazioni tra le priorità è da sottolinearsi insieme alle armonizzazioni degli ordinamenti interni.

Vorrei suggerire l’approfondimento di un altro punto: la politica sociale dell’Unione. Per molto tempo vi fu in materia una difficoltà di principio, perché alcuni Paesi - in particolare il Regno Unito all'epoca del Governo Thatcher - ritenevano che non fosse materia comunitaria, tant'è vero che la Carta sociale non divenne mai un documento dell'Unione.

Ma passi avanti sono stati fatti in seguito, assumendo, ad esempio, l'obiettivo della lotta congiunta alla disoccupazione. Occorre fare in proposito ulteriori progressi, anche con adeguati contatti con le realtà sindacali.

Due altri punti richiamo all'attenzione del Governo. Sin dai suoi inizi, la Comunità estese l'ambito dei suoi interessi verso i Paesi in via di sviluppo, cui prestò un aiuto non solo materiale, ma anche politico. Mi riferisco in particolare alla rosa dei Paesi ACP (Africa, Caraibi, Pacifico), che rimosse subito l'odioso sospetto che la Comunità fosse sorta ed esistesse a sostegno di posizioni storiche privilegiate del cosiddetto mondo ricco. Non a caso, in molti documenti si trova l'affermazione che il Trattato di Roma non voleva dar vita ad una fortezza.

In un quadro più generale, qualche motivo di speranza è sorto negli ultimi giorni in direzione del Medio Oriente. Credo debba ricordarsi che fu proprio la Comunità Europea, al Consiglio di Venezia del 1980, su risoluzione finale firmata da Colombo e da Genscher, a parlare della necessità di dialogo di Israele con la Palestina.

Ma forse anche in altre direzioni l'Unione può avviare costruttivi discorsi, evitando irrigidimenti e preclusioni che mettono in pericolo la pace. A puro titolo di esempio, accenno al delicatissimo nodo della Corea, che non possiamo lasciare all'attenzione esclusiva degli Stati Uniti, piuttosto mutevole, tra l'altro, nell'avvicendarsi quadriennale di quelle presidenze. A suo tempo, la divisione della Corea fu un espediente forse sul momento inevitabile, ma spaccò in due un'area così delicata per tutte le implicazioni che comporta. La riunificazione deve essere incoraggiata e promossa.

Sei mesi passano molto rapidamente e bisogna evitare programmazioni presuntuose e di facciata. Mi sembra che il Governo non sia incorso, come altri Paesi che ci precedono, in questa enfasi declaratoria.

Due punti, tuttavia, mi sembra di dover suggerire al Governo stesso. L'Europa avvii congiuntamente seri studi sulla riforma dell'ONU, proprio per concretare in un punto essenziale la politica estera comune.

Infine, va data risposta ad un problema drammatico che negli ultimi giorni sta mostrando una dura recrudescenza: parlo dei movimenti migratori clandestini, verso i quali giovano davvero poco, anche se necessarie, misure di polizia ed ancora meno demonizzazioni politiche. Occorre prendere l'iniziativa per un grande programma mondiale di aperture immigratorie in aree spopolate e passibili di adeguato sviluppo.

L'Unione Europea può assumere un progetto di forte respiro umano e di apporto verso la pace. Se di questo livello sono i problemi che l'Italia deve affrontare di qui alla fine dell'anno, non dovrebbe essere difficile lo sforzo convergente di iniziative di sostegno.

Noi anziani non europeisti, ma europei, ricordiamo con tristezza gli anni iniziali della Comunità, quando la profonda spaccatura internazionale impediva alle opposizioni di allora di riconoscere la positività di un progetto davvero innovatore.

Dal canto suo, la maggioranza - si eleggevano allora in Parlamento - bloccando l'invio nell'Assemblea comunitaria di uomini della sinistra, di fatto limitava fortemente la forza rappresentativa dell'Italia. Si badi, non era una nostra specificità, anche altri Paesi si comportavano così; oggi è storia lontana e passata.

Sia possibile, nel giorno iniziale del semestre italiano, avvertire da tutte le parti il rifiuto di ogni arroganza e pregiudizialità. Si impone una compartecipazione, condizione forse non sufficiente, ma comunque necessaria, per lasciare un sigillo positivo di questo turno di particolare responsabilità di tutta intera la nostra Nazione.

Se dobbiamo assuefarci all'idea di un Ministro degli esteri comune per tutta l'Unione, non dovrebbe essere difficile all'opposizione, per questi sei mesi, appoggiare l'azione del nostro Ministero degli affari esteri.

Questo è lo spirito di una risoluzione che, insieme al presidente Colombo e alla collega Thaler Ausserhofer, abbiamo presentato e sottoponiamo al giudizio di tutti i colleghi, in una visione di autentico servizio alla nostra Nazione, nella continuità di una politica europea che nessuno dovrebbe essere in condizione, o a nessuno dovrebbe essere lecito, di rimettere mai in discussione. (Applausi dai Gruppi Aut, FI, UDC, AN, DS-U e Mar-DL-U. Congratulazioni).

RIPAMONTI (Verdi-U). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

RIPAMONTI (Verdi-U). Signor Presidente, l'Europa unita, motore di pace e di sviluppo, è stato il sogno dei nostri padri. Intere generazioni hanno discusso, combattuto, alcuni hanno perso la vita, per un ideale di pace che soltanto l'Europa unita poteva realizzare. Il processo di unificazione europea degli ultimi cinquant'anni ha rappresentato non solo la maturità politica di una classe dirigente capace di leggere e di interpretare il futuro, ma una vera e propria rivoluzione culturale per i cittadini europei e per i singoli Stati.

La responsabilità che la nostra generazione ha oggi sulle proprie spalle è molto alta: ci troviamo ad essere gli attori principali del definitivo compimento del processo di unificazione europea, realizzando compiutamente il sogno dei nostri padri fondatori. Il ruolo dell'Italia potrebbe risultare fondamentale: Paese fondatore dell'Europa politica, interprete di bisogni differenti, capace attraverso la politica del dialogo e della mediazione di avvicinare le differenze.

Purtroppo, negli ultimi anni, la miope politica del Governo Berlusconi ha allontanato il nostro Paese dal suo tradizionale ruolo e ha alimentato, anziché ridurre, le divergenze con i partner europei. La recente guerra in Iraq ha lacerato profondamente i Governi, i Parlamenti e la società civile europea. Anche in questo caso la scelta del Governo italiano di schierarsi a favore dell'intervento armato ha rappresentato un gratuito e inutile strappo nei confronti del consolidamento del processo di unificazione europea.

Il Presidente del Consiglio ha parlato di una nuova immagine e di un rinnovato rispetto per l'Italia in Europa mentendo, a nostro parere, o facendo finta di non accorgersi che la pecora nera in Europa, per quanto riguarda il recepimento delle direttive ambientali, i fondi destinati alla ricerca e alla formazione e il livello di assistenza sociale, è purtroppo proprio l'Italia.

L'unica cosa di cui possiamo tutti vantarci è il risanamento economico ma la verità è che è stato iniziato e consolidato dai Governi dell'Ulivo, non dal Governo Berlusconi che ha invece instaurato un sistema di finanza creativa altamente ingiusto e confuso.

Nel momento in cui assume la guida dell'Europa, il Governo italiano è chiamato anche a rendere conto di una legislazione ambientale che sta rapidamente portando l'Italia fuori dall'Europa. L'Unione Europea sta predisponendo una direttiva che afferma chiaramente il principio del "chi inquina paga"; tale principio sembra purtroppo sconosciuto alla normativa ambientale prodotta dal Governo Berlusconi. Al contrario, si procede attraverso sanatorie e condoni; siamo in ritardo nell'attuazione del Protocollo di Kyoto per ciò che esso significa non soltanto sul piano della riduzione delle emissioni ma soprattutto sul piano dell'innovazione tecnologica, dell'efficienza e del risparmio energetico.

Il Tribunale penale internazionale ha visto la sua nascita proprio a Roma e il nostro Paese può avere tutto l'orgoglio e la responsabilità di guidare un processo di piena operatività di questa importante istituzione internazionale. Gli Accordi bilaterali voluti dagli Stati Uniti sul Tribunale penale internazionale, con l'intento di evitare il giudizio per fatti commessi da cittadini statunitensi nei Paesi sottoscriventi tali Accordi, non hanno avuto una sola parola di disapprovazione da parte del Governo Berlusconi: si è anzi tenuto a giustificare la scelta dell'Amministrazione Bush.

Un altro capitolo importante sarà la necessità di definire e mettere in piedi con urgenza una politica europea di sicurezza e difesa. Nel corso degli ultimi anni si è accelerato il progetto di un modello europeo di aereo da trasporto di truppe e di mezzi, si è rafforzata l’idea di una rete satellitare europea ed è partita la costituzione di una forza di reazione rapida di 60.000 uomini di provenienza dai diversi Paesi membri.

Tutti questi passaggi non hanno avuto però uno sviluppo necessario ed auspicabile di una vera politica di gestione civile delle crisi che controbilanciasse l’approccio militare salvaguardando la tradizione, l’immagine e il profilo di pace dell’Unione Europea.

Per quanto concerne la Convenzione europea, in questo semestre si arriverà ad un punto fondamentale per l’adozione della futura Costituzione europea. È ben nota la nostra profonda critica nei confronti dell’operato del Governo, proprio perché non leggiamo nel suo atteggiamento il necessario impegno verso la costruzione dell’unità politica di questo Continente. Al contrario, si percepisce il vostro atteggiamento ostile nei confronti della possibilità di costruire un vero soggetto politico, un’entità forte capace di progettare, insieme ad altri Paesi, un nuovo ordine mondiale fondato sulla pace, la giustizia internazionale e lo sviluppo sostenibile.

Se avessimo avuto un Governo europeo dotato di poteri sufficienti per promuovere un piano di pace nella regione mediorientale, ad incominciare dal conflitto israelo-palestinese, avremmo avuto una chance di pace in più nella crisi irachena. È il vuoto di potere europeo che genera l’unilateralismo americano e mette in pericolo la pace nel mondo.

L’Europa non è un sogno, ma una realtà che nel corso dei secoli ha forgiato le basi del diritto e della convivenza tra i popoli nella speranza, tutt’oggi irrealizzata, di un’Europa dei cittadini unita nei valori di pace.

Quanto al Medio Oriente, la recente visita del presidente Berlusconi ha gettato al vento cinque anni di politica europea nella regione. Arrivato a Gerusalemme, infatti, su richiesta di Bush (come ha più volte sottolineato lo stesso Presidente del Consiglio italiano), per seguire da vicino i primi passi della road map, egli ha deliberatamente trascurato il fatto che di lì a pochi giorni l’Italia avrebbe ricevuto il testimone della Presidenza semestrale dell’Unione Europea evitando di incontrare entrambe le parti in causa.

Il Presidente del Consiglio era doppiamente tenuto a perseguire la scelta di politica estera europea, sia come rappresentante del Governo italiano, sia in qualità di Presidente di turno dell’Unione europea.

Signor Presidente, l’Europa ci sta guardando e noi che vogliamo bene al nostro Paese vogliamo che avanzi il progetto di unificazione politica di questo Continente, però vogliamo essere chiari: noi non vediamo le condizioni necessarie e le premesse sufficienti perché questo processo si possa concludere favorevolmente.

Non è un’invenzione o un complotto della stampa estera, Presidente, quello che si sta verificando in questi giorni. Noi riteniamo che il presidente Berlusconi sia la rappresentazione evidente del più macroscopico conflitto di interesse. (Commenti dai Gruppi AN e LP). L’Europa ci chiede di evitare questa anomalia. Semplicemente, ci chiede di intervenire su tale questione.

Non è un’invenzione della stampa estera il fatto che il Presidente del Consiglio controlla l’informazione televisiva su tutte le reti nazionali. (Commenti dai Gruppi AN e LP). E non è un'invenzione della stampa estera il fatto che in molti Paesi europei esiste l'immunità per le alte cariche dello Stato. Ma è solo in Italia, Presidente, che è stata fatta una norma retroattiva solo per risolvere alcuni guai giudiziari del presidente Berlusconi.

Ebbene, signor Presidente, noi guardiamo ai fatti, non abbiamo pregiudizi, soprattutto non abbiamo pregiudizi politici, ma proprio i fatti ci convincono che non possiamo stare a guardare quello che si farà. Dovremo invece vigilare con rigore e intransigenza l'operato della Presidenza italiana di turno, per il bene del nostro Paese e per il bene dell'Europa. (Applausi dai Gruppi Verdi, Mar-DL-U e DS e del senatore De Paoli).

PROVERA (LP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE Ne ha la facoltà.

PROVERA (LP). Signor Presidente, l'intervento del Presidente del Consiglio sulla politica estera di giovedì scorso ha avuto come premessa un esame di quanto il Governo ha realizzato in politica interna e di quanto intende fare. Qualcuno ha criticato questo riferimento, che invece, secondo me, non è improprio. Alcuni temi, come le grandi infrastrutture o l'immigrazione, hanno strette implicazioni con la politica estera e gli impegni che il Presidente del Consiglio ha preso al riguardo sono la garanzia delle riforme e del rispetto dei programmi sottoscritti da tutti i partiti della maggioranza.

Un "patto di ferro impegnativo", per usare le stesse parole del Presidente, "vincolante per tutti, stretto con gli elettori nel momento in cui toccava loro decidere e firmato alla luce del sole dal candidato alla guida dell'Esecutivo". Siamo anche noi convinti che il nostro primo dovere lo abbiamo nei confronti della nostra gente, dalla quale, peraltro, proviene la nostra legittimità.

Il turno di Presidenza dell'Unione Europea è stato utilizzato dai Paesi che lo esercitavano in funzione dei propri interessi nazionali. Anche per noi deve essere così, soprattutto in considerazione dell'attuale congiuntura internazionale. Alcuni importanti interessi del nostro Paese possono essere realizzati nell'ambito della concertazione comunitaria ed occorre sfruttare, quindi, la nostra Presidenza per far adottare, a livello europeo, orientamenti politici che soddisfino le nostre esigenze.

Il semestre italiano inizia in un periodo di dissensi profondi tra gli Stati europei sul conflitto in Iraq. Ci siamo divisi ed abbiamo continuato a farlo anche dopo la caduta di Baghdad e la cessazione delle ostilità. In successione abbiamo assistito all'iniziativa franco-tedesca di opposizione alla guerra, alla reazione culminata nella firma del Manifesto degli Otto a Londra e, successivamente, alla dichiarazione dei Dieci di Vilnius. C'è stata l'iniziativa francese di riproporre una sorta di riedizione della Comunità europea di difesa nel Vertice a quattro del 29 aprile e Francia, Germania, Gran Bretagna e Spagna hanno assunto posizioni diverse rispetto alla politica di sicurezza ed al ruolo che al suo interno deve giocare l'alleanza con gli Stati Uniti.

Questa debolezza oggettiva della politica europea ha creato i presupposti per future lacerazioni ogni volta che si dovrà decidere da che parte stare in occasione di crisi importanti. Non illudiamoci che non ve ne saranno. La politica internazionale è in una fase instabile e probabilmente lo sarà per qualche tempo. Il primo interesse nazionale da perseguire è quindi di ricucire i rapporti tra l'Unione Europea nel suo insieme e l'America. Compito non impossibile, più facile oggi che non qualche mese fa, ma comunque impegnativo e di grande visibilità.

Questo riavvicinamento è importante non solo perché abbiamo memoria di quanto l'America ha fatto per la nostra libertà, ma per la condivisione di comuni valori universali che si basano sulla democrazia e sui diritti dell'uomo. Un dialogo, quindi, imprescindibile, ma che deve essere tra eguali, nella dignità.

Il secondo interesse fondamentale è l'affermazione di una dimensione europea nel controllo delle frontiere e nel contrasto all'immigrazione clandestina. A Salonicco si è conferita al problema la dignità di questione comunitaria, ma dobbiamo andare oltre, definendo impegni concreti.

Molti Paesi dell'Unione hanno difficoltà a proteggere le proprie frontiere dai clandestini e dovremmo quindi valutare la possibilità di impiego di unità militari multinazionali allestite in ambito europeo. Dovremo rafforzare gli organici e le strutture di sicurezza e saranno necessarie risorse così come per i rimpatri dei clandestini nei Paesi di origine.

Giustamente il presidente Berlusconi ha ricordato l'alto onere che, paradossalmente, stiamo pagando per il rimpatrio di clandestini diretti verso altri Paesi europei. Il ministro Frattini ha riferito che a tal fine sono stati stanziati, in ambito europeo, 140 milioni di euro per il prossimo triennio, una somma insufficiente ma che è importante per il principio che implica.

L'immigrazione è un tema che ci sta particolarmente a cuore, perché può incidere profondamente nella nostra società e nel nostro futuro, nel bene e nel male. La Lega è stata da sempre favorevole a dare regole certe, semplici, chiare ai flussi immigratori, vincolando la presenza dell'immigrato alla possibilità di ottenere un lavoro, la sola garanzia di dignità e di libertà per ogni uomo.

Abbiamo sempre chiesto la certezza dei diritti e il rispetto dei doveri per chiunque venga nel nostro Paese con buona volontà. Esigiamo da tutti il rispetto delle nostre leggi come le rispettiamo noi che siamo nati in questo Paese.

Siamo da sempre contro l'illegalità e quindi contro l'immigrazione illegale, che, senza regole, stravolge la vita della gente comune e la nostra società, penalizzando anche, paradossalmente, il clandestino, costretto al nuovo schiavismo del lavoro nero oppure a una vita criminale.

Sappiamo bene che l'immigrazione clandestina non si può combattere solo con la repressione o le misure di polizia: è indispensabile la fermezza ed è indispensabile l'aiuto. La fermezza per mandare un messaggio chiaro: che l'illegalità non paga e che non vale la pena di intraprendere un viaggio rischioso alla fine del quale ci sarà un rimpatrio forzato. Bisogna far capire - e non sarà facile - ad una massa di disperati che il tempo delle sanatorie è finito ed è iniziato il tempo delle regole.

Accanto a questo, occorre affrontare con serietà il tema della cooperazione, ossia dell'aiuto al Terzo mondo, e lo si può fare solo con risorse adeguate (e non impoverite progressivamente), uomini preparati e una nuova legge sulla cooperazione che consenta interventi rapidi ed efficaci. Senza di questo si fa della filosofia e non politica concreta. Non è un caso che nella Bossi-Fini l'articolo 1 preveda una generosa politica di aiuto ai Paesi del Terzo mondo che collaborano nel contenimento dei flussi clandestini.

Oggi la politica di cooperazione è insoddisfacente: gli scarsi fondi a disposizione vengono utilizzati, per oltre il 70 per cento, attraverso il canale multilaterale, in pratica gli organismi internazionali, che non sono bravi a gestire questi fondi. Questo canale multilaterale di fatto sottrae risorse preziose alla politica di aiuto bilaterale, da Paese a Paese, che l'Italia potrebbe mettere in atto con gli Stati del Maghreb, dei Balcani, e così via, cioè i canali di transito tradizionali per i clandestini.

Una nuova legge di cooperazione, che moltissimi vogliono a parole e che alcuni ostacolano concretamente, è lo strumento indispensabile per aiutare efficacemente il Terzo mondo ed attenuarne la miseria. Essa ridefinisce i compiti e le prerogative del Governo, del Parlamento e del Ministero degli esteri, che vede attualmente gli organici in questo settore fortemente carenti e che rischia di fatto la paralisi nella promozione dei progetti.

Il presidente del Consiglio Berlusconi ha dimostrato più volte nelle sedi internazionali la sua sensibilità su questo argomento e mi aspetto il suo impegno personale perché le scarse risorse siano più abbondanti, ma soprattutto meglio utilizzate.

Chiedo il suo impegno personale per una rapida discussione ed approvazione della nuova legge sulla cooperazione, che troverebbe - sono sicuro - il consenso anche di parte dell’opposizione, perché la solidarietà, come ben sappiamo, è patrimonio di tutti. (Applausi dai Gruppi LP e FI e del senatore Carrara. Congratulazioni).

*D'ONOFRIO (UDC). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

D'ONOFRIO (UDC). Signor Presidente, onorevole Ministro, onorevoli membri del Governo, onorevoli senatori, in questa dichiarazione di voto credo occorra innanzi tutto indicare l’orientamento politico del Gruppo di appartenenza sulle diverse proposte di risoluzione presentate.

I senatori dell’UDC ritengo voteranno tutti la proposta di risoluzione di cui è primo firmatario il senatore Andreotti e, ovviamente, quella presentata dai Gruppi della maggioranza. Voteremo in tal senso convinti che si tratta di conferire al Presidente del Consiglio italiano il massimo grado di autorevolezza per poter affrontare le questioni molto complesse che il semestre di Presidenza italiana presenta.

Nel dibattito sulle comunicazioni del Presidente del Consiglio per il Gruppo dell’UDC ha presso la parola il senatore Sodano. Mi rifaccio integralmente al suo intervento, con particolare riferimento ad una questione che riteniamo fondamentale; mi rivolgo ai colleghi della maggioranza. Il collega Sodano ha ritenuto di definire "inqualificabile" l’intervento del capogruppo della Lega alla Camera Cè nei confronti del ministro Pisanu e della politica dell’immigrazione del Governo e della maggioranza. Condivido totalmente queste affermazioni.

Noi riteniamo che le discussioni che si possono fare sulla politica italiana dell’immigrazione siano tutte comprensibili, ragionevoli e legittime, ma questa è la politica del Governo italiano sull’immigrazione. Chi fa parte della maggioranza e non condivide tali opinioni ha il diritto di abbandonare la maggioranza, ma certamente non di dire cose opposte rispetto alla linea della maggioranza stessa.

Quindi, condivido in pieno le dichiarazioni del senatore Sodano e ne ribadisco il valore politico. Noi, come maggioranza, riteniamo di concorrere complessivamente all’azione del Governo; se non la condividiamo, lo diciamo, ne traiamo le conseguenze, ma non ci poniamo in condizione di contrastare, al limite con l’insulto, le posizioni dei Ministri, qualunque sia il partito di provenienza.

Il semestre di Presidenza italiana non sarà una passeggiata: dovrà affrontare molte questioni di estrema difficoltà. Evitiamo di dare la sensazione che per sei mesi ci sarà una grande vacanza di viaggi internazionali. L’Italia sarà rappresentata dal Presidente del Consiglio in questioni di grande difficoltà, venute a maturazione.

La prima è il rapporto con gli Stati Uniti, che ha rappresentato nel contesto dell’integrazione europea una premessa fondamentale di alleanza. Non vi è alcuna difficoltà da parte mia a confermare quanto detto dal presidente Colombo, e cioè che sulla politica estera si è costruita in Italia, nel corso di molti decenni, la base della politica interna. L’adesione ad una comune politica estera, infatti, ha sempre rappresentato la base di una comune politica interna dei Governi e delle opposizioni, quando hanno concordato con la politica estera medesima.

Sulla questione dei rapporti con gli Stati Uniti non si è registrata la convergenza. La maggioranza ha ritenuto di condividere l’intervento statunitense sulla questione irachena, le sue motivazioni di fondo; l’opposizione non ha concorso su tale decisione. Questa è la questione di fronte alla quale il Governo italiano si trova oggi, non il generico riconciliare le posizioni europee con quelle statunitensi.

È una questione di enorme rilievo. Occorre capire se muoviamo verso un’Europa alternativa agli Stati Uniti, militarmente, socialmente, culturalmente ed istituzionalmente, o verso un’Europa che converge con gli Stati Uniti rispetto ai problemi del mondo. È una questione aperta, non risolta. Ho motivo di temere che su di essa l’opposizione avrà grandi difficoltà a concorrere con la posizione del Governo italiano.

La seconda questione è connessa alla prima: l’ampliamento a 25 Paesi non è un generico allargamento dell’Unione. La Comunità Europea è nata nel 1957 in un contesto che era quello della sconfitta militare dell’Italia e della Germania e del primato francese rispetto a queste Nazioni perché la Francia aveva concorso alla vittoria dei Paesi membri dell’Alleanza che aveva vinto la guerra. L’Italia e la Germania allora erano subordinate politicamente alla Francia. L’Unione Europea ha proseguito il cammino fino a quando l’integrazione ha ricompreso, per il principio di democrazia, altri Paesi che non erano Stati democratici, come la Grecia, la Spagna e il Portogallo, e ha conosciuto una prima discontinuità quando nell’Unione europea sono entrati Paesi neutrali, come la Finlandia e l’Austria.

Oggi, l’ampliamento segna una discontinuità radicale rispetto al 1957: entrano nell’Unione Europea Paesi che erano stati parte del Patto di Varsavia, cioè il nemico storico dell’Unione Europea. Non è un fatto banale: l’ampliamento pone una questione di natura radicale nel rapporto tra continuità europeistica e discontinuità storica.

Noi dell’UDC siamo lieti che l’onorevole Fassino abbia ritenuto che l’UDC sia, nella maggioranza, il partito di coerenza europeistica. Sono lieto che lo dica oggi Fassino, perché la parte politica dalla quale proviene per molti decenni ha contrastato la politica europeistica della Democrazia Cristiana dei Paesi europeisti.

È facile, quindi, oggi potersi dichiarare europeisti, ma voglio capire, oggi, che cosa significhi essere europeisti. (Applausi dal Gruppo UDC). Questo passaggio di Fassino lo consideriamo un complimento nei nostri confronti, ma anche l’ammissione di una consapevolezza che le cose possono cambiare e dal suo punto di vista sono cambiate.

Questo ampliamento, quindi, pone la questione della centralità, a giudizio dell’Italia, del Mediterraneo. Non è una questione banale: la politica euro-mediterranea è uno dei due aspetti essenziali dell’integrazione europea, oggi più di prima, in termini che cinquant’anni fa erano molto più banalmente percepiti, essendo molti Paesi dell'area mediterranea ancora colonie. Il processo di decolonizzazione ha investito, fortunatamente, tutti i Paesi della sponda nordafricana del Mediterraneo, che ovviamente oggi fanno parte culturalmente di un progetto di rapporto con l’Unione europea diverso da quello di cinquant’anni fa. La centralità euro-mediterranea per noi è un punto fondamentale del processo di ampliamento.

Noi riteniamo che il Governo italiano non possa sulla questione mostrare incertezze di nessun tipo. Non è questione di erogare più fondi al Sud. Come opportunamente ha detto il senatore Sodano, è questione di rivedere i criteri con i quali si stabilisce la gerarchia economica, sociale, politica e culturale dei diversi Paesi membri dell’Europa. Noi poniamo questa questione: la revisione dei criteri alla luce dei quali si stabilisce chi è povero, chi è meno povero, chi è più ricco in Europa. Altrimenti, la politica euro-mediterranea è una pura declamazione, priva di senso e di contenuto. Stiamo dunque ponendo e poniamo una questione politica strategica nel processo di ampliamento.

Terzo punto (lo voglio solo accennare): il disegno istituzionale europeo sarà tra qualche ora oggetto di un dibattito molto impegnativo sulle dichiarazioni del vice presidente del Consiglio Fini. Si gioca, sul principio di maggioranza e di unanimità, una questione molto delicata; si gioca, sul rapporto tra Commissione e Consiglio europeo, una questione molto delicata.

Il ministro Frattini ha detto che andiamo verso una fase in cui la centralità è del tandem popoli-Stati europei. È ovvio che siamo contrari all’ipotesi di un super-Stato europeo, per evidenti ragioni. Noi intendiamo l’interesse nazionale italiano come valore costitutivo dell’Unione Europea. La difesa dell’interesse nazionale non consente di avere a maggioranza indifferenziata qualunque decisione, salvo dismettere l'interesse nazionale come valore costitutivo.

Quindi, occorre comporre l’interesse nazionale italiano con quello degli altri Paesi; gli interessi nazionali tedesco, francese, polacco, cipriota e quant’altro mai con l’interesse europeo in costruzione. Per questo non abbiamo una Costituzione dell’Unione Europea, ma abbiamo un processo costituente. Nel processo costituente vi sono spazi fondamentali di tutela dei diversi interessi nazionali. Non commettiamo la finzione di far credere che si è europeisti se si è per il voto a maggioranza, mentre si è antieuropeisti se si è per il voto all’unanimità, non è vero. Occorre dire agli italiani le cose come stanno: se si vuole la tutela dell’interesse nazionale, che ritengo sia ancora un valore importante per l’Italia, non si può contemporaneamente volere su tutto il principio di maggioranza.

Quarto punto. Il Presidente del Consiglio ha ripetutamente affermato la necessità di allargare alla Federazione Russa, ad Israele e alla Turchia il processo di costruzione europea. Non credo che sia una questione di immediato rilievo istituzionale, ma una questione comunque si pone.

Non vi è alcun dubbio che nei confronti della Federazione Russa, di Israele e dell’Islam in quanto tale l’Unione Europea debba porsi un problema di specificità rispetto a trattati integrativi, forme di collaborazione, e così via. Vedremo. Non si tratta di questioni fittizie, ma di questioni importanti nel contesto del processo di costruzione europea.

Per quanto riguarda l’America Latina (è l’ultima questione, anche se certamente non la meno importante), va detto che il modo in cui si costruisce l’Unità europea ci fa capire se ci raccordiamo agli Stati Uniti, che propongono un’area di libero scambio (il NAFTA), o all’America del Sud, che pone, con il MERCOSUR, una questione diversa.

Ritengo che l’Europa abbia il dovere - e l’Italia la necessità di farlo - di rendersi protagonista del primo Trattato di collaborazione con il MERCOSUR, anche alla luce della nuova presidenza brasiliana di Lula. Non è una sfida agli Stati Uniti, ma una questione di equilibrio mondiale essenziale. L’Europa non può essere indifferente al modo in cui si costruisce il rapporto economico all’interno del Continente americano; la dottrina di Monroe, che risale a quasi duecento anni fa, non può essere considerata una dottrina del non interesse europeo per ciò che avviene in quell’emisfero. Pertanto, insisto perché nel rapporto con il MERCOSUR ci sia da parte della Presidenza italiana un’apertura significativa ed importante.

Con riferimento, poi, all’opposizione, ricordo che abbiamo concorso alla nomina alla presidenza della Commissione europea di Romano Prodi ritenendola un fatto di interesse europeo ed italiano allo stesso tempo. Non abbiamo posto il problema se Prodi fosse di questo o quello schieramento. Ebbene, chiedo all’opposizione di concorrere, con tutta sincerità, agli interventi condivisi, dichiarando liberamente ciò che non condivide.

Non chiediamo buonismi all’opposizione, ma soltanto che essa faccia l’interesse italiano quando condivide le azioni del Governo italiano. Quando ritiene di non condividerle lo dica. Si capisce che ha una diversa idea dell’Europa. Noi non condividiamo questa diversa idea dell’Europa. (Applausi dai Gruppi UDC, FI, AN e del senatore Carrara).

*BORDON (Mar-DL-U). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BORDON (Mar-DL-U). Signor Presidente, un punto sarà bene chiarirlo immediatamente, così forse do una risposta al senatore D’Onofrio. La Presidenza di turno del semestre europeo non è un problema personale di Silvio Berlusconi, ma riguarda l’intero nostro Paese. Non riguarda l’uomo politico Silvio Berlusconi, ma il Presidente pro tempore del Governo italiano che è alla testa per sei mesi del Consiglio europeo.

Non è quindi la sola immagine dell’attuale Presidente del Consiglio ma quella dell’Italia che in questi sei mesi è in gioco sullo scacchiere europeo. Noi che ci consideriamo eredi della grande cultura europeista, da Altiero Spinelli a Ernesto Rossi, da Einaudi a De Gasperi, noi che guardiamo ad uomini come Romano Prodi o Carlo Azeglio Ciampi, non lo dimentichiamo e non saremo indotti a dimenticarlo nemmeno dalle improvvisate e, ahimè, sempre più ricorrenti esibizioni dell’attuale Presidente del Consiglio.

La politica estera di un Paese è infatti patrimonio di tutto il Paese, un patrimonio comune che definisce e proietta la credibilità e i valori di una Nazione, di un’intera Nazione, a livello internazionale.

Con i Governi dell’Ulivo abbiamo dato un contributo importante in questo senso, in termini di recupero di credibilità a livello internazionale, in termini di stabilità economica e finanziaria e, come soggetto importante, nei processi di pacificazione e di stabilizzazione in diverse aree del mondo, in particolare quella balcanica.

La politica estera non può dunque essere immiserita ad ambito di scontro strumentale tra una forza politica e l’altra. Noi che siamo così fortemente legati alla prospettiva europea non possiamo dunque non sentirci impegnati affinché il semestre europeo sia fruttuoso, affinché tutte le energie che il nostro Paese mette in campo possano concorrere all’accelerazione del processo costituente europeo, con determinazione ma senza nascondere le differenze, che pure ci sono ed anche su questioni importanti, né i problemi, che pure esistono, e che non dipendono da noi, ma in particolare dalla maggioranza, dalle sue scelte e dal profilo del suo Presidente del Consiglio, dalle intemperanze - fatemelo dire - di alcuni Ministri e dallo stato di fibrillazione e di forte contrasto nella maggioranza, da una crisi che c’è ed è evidente, né servono a negarla esibizioni come quelle di giovedì scorso.

La crisi c'è, lo dico al presidente del Consiglio Berlusconi, lo dico al Governo, anche perché lo afferma ad ogni pie’ sospinto il suo - a dire la verità poco incisivo - vice presidente Gianfranco Fini. Né basta a negare l'evidenza, estendersi in improvvisati baci che, come ricorda un altro dei leader della sua maggioranza, Follini, che è di buone letture, non sempre sono la prova provata della fedeltà e dell'amicizia, ma qualche volta semplicemente l'anticamera del tradimento.

Ma malgrado questo, noi non ci faremo trascinare in un clima da zuffa della peggiore osteria, nell'immondizia degli insulti e dello scatenamento di ogni inciviltà reciproca, perché abbiamo a cuore il nostro Paese e sappiamo che mai come oggi siamo sotto gli occhi di tutti.

Come scriveva ieri il direttore del più importante quotidiano italiano, davanti alle diffidenze, alle critiche e alle ironie, purtroppo, con cui la stampa europea ha dato il benvenuto a Silvio Berlusconi, tutto si può fare tranne che meravigliarsi. Il problema, aggiunge quel quotidiano, è che Berlusconi continua ad essere percepito come un'anomalia. Questa anomalia rende oggi il nostro Paese diverso da come è stato in tutta la sua storia repubblicana, soprattutto diverso da tutte le altre democrazie europee.

Le democrazie occidentali non conoscono casi del genere, conoscono certo tipologie diverse e gradazioni differenti di immunità, ma in nessun caso mai, e fino a ieri mai nemmeno in Italia si era verificato il caso di un imputato per reati comuni molto gravi che utilizzasse la sua carica di Primo Ministro e capo della maggioranza per costruirsi con le sue mani un salvacondotto personale. Mai, ed è questo che offende l'Italia e la offende ancora di più oggi in un momento di così grave responsabilità europea.

RONCONI (UDC). L'Europa, l'Europa.

BORDON (Mar-DL-U). Ma ciò non toglie che anche chi ne è cosciente, come noi lo siamo, chi ha un'idea dell'Italia radicalmente diversa da quella dell'attuale maggioranza, provi più di un forte disagio nel vedere il nostro Paese esposto al ludibrio delle prime pagine dei giornali di tutta Europa.

Disagio per alcuni giudizi all'ingrosso, che rivelano il riaffiorare di un antico pregiudizio nei confronti dell'Italia. Disagio che a noi che non abbiamo mancato di essere estremamente fermi nella denuncia delle leggi-vergogna porta a dire che non consentiamo a nessuno di mancare di rispetto al nostro Paese perché la democrazia italiana merita rispetto per la crescita che ha assicurato al nostro Paese in questo dopoguerra, per averlo fatto diventare uno dei più grandi Paesi del mondo.

L'Europa sta vivendo però un momento assai delicato; secondo taluni, una fase cruciale della sua esistenza. La stessa tappa del vertice di Salonicco è da ascrivere negli appuntamenti storici, anche se l'unificazione di un'Europa che rafforza il suo profilo - la sua identità comune europea che diviene soggetto politico - procede più lentamente non solo delle nostre attese ma soprattutto più di quanto la realtà ci richiede. O si va avanti o si torna indietro, lo status quo è impossibile; il passo avanti deve essere compiuto proprio durante il semestre di Presidenza italiana nel quale i nodi principali verranno al pettine.

Questi riguardano la Conferenza intergovernativa, che deve approvare un nuovo testo del Trattato costituzionale e la gestione dell'allargamento che diventerà operativo a partire dall'anno prossimo.

Il programma della Presidenza europea di Berlusconi, che è stato presentato giovedì in quest'Aula e che verrà presentato domani a Strasburgo, secondo le anticipazioni avrà come titolo "Cittadini di un grande sogno"! Ma l'Europa, signor Presidente del Consiglio, non è un sogno, è una realtà politica che ha delle regole e che è in cammino da cinquant'anni. Occorre caso mai dare concretezza e corpo ad un progetto.

Giovedì, in Senato, il Presidente del Consiglio è stato così etereo, così inconcludente nell'elencare le sue priorità da farmi già dire che esse erano palesemente insufficienti. Una delle frasi ripetute del Premier è stata: "faremo tutto il possibile". Ciò dimostra la genericità dei contenuti caratterizzati da un sostanziale afflato unicamente volontaristico.

Non ci sono priorità nel suo programma di semestre, proprio mentre tutta l'Europa vive questo passaggio con apprensione perché l'allargamento, già deciso, deve essere ora istituito. Inoltre l'Europa, dopo la vicenda dell'Iraq, sa che deve poter giocare un ruolo ben diverso e unitario sulla scena internazionale, dandosi una concreta politica estera e di sicurezza comune e tutto ciò implica la disponibilità a trasferire quote di sovranità, risorse nazionali verso l'Europa, al contrario di ciò che pensano diversi Ministri di questo Governo.

L'Europa ha un bilancio che è formato dall'1,5 per cento dei prodotti interni lordi nazionali; una volta pagato il funzionamento delle sue strutture e della politica agraria, rimangono misere risorse per i tanti obiettivi che abbiamo di fronte, compresa la lotta all'immigrazione clandestina.

Non vi è chi non veda infatti che l'unico modo, oltre che civile anche efficace, per combattere i flussi migratori non è straparlare di incivili cannonate, ma costruire condizioni di progresso in quei Paesi. L'unica barriera non è quella di nuovi, immaginari muri di Berlino, quanto una barriera di sviluppo sulla sponda sud del Mediterraneo; un disegno che richiede risorse e generosità da parte degli Stati, tutto il contrario di chi considera l'Europa poco più che forcolandia.

Avviandomi alla conclusione dell’intervento, chiedo al Presidente l'autorizzazione a consegnare la parte non letta del mio intervento, affinché sia pubblicata in allegato al Resoconto della seduta odierna.

"A quel modo che un napoletano dell'antico Regno o un piemontese del Regno subalpino si fecero italiani, non rinnegando l'essere loro anteriore, ma innalzandolo e risolvendolo in quel nuovo essere, così i francesi e i tedeschi e italiani, e tutti gli altri, si innalzeranno a europei, e i loro pensieri indirizzeranno all'Europa e i loro cuori batteranno per lei come prima per le patrie più piccole": così Benedetto Croce nel 1931. A noi, in un'epoca ben diversa, auspicabilmente non del tutto immemori discendenti, spetta il compito di completare questa patria europea.

L'Europa va rafforzata perché essa è valore aggiunto, un valore fondato sul patrimonio di civiltà laica e religiosa, di libertà e di giustizia, nel patto di amicizia indissolubile con gli Stati Uniti. L'Europa è di tutti, soprattutto delle nuove generazioni che potranno cogliere in pieno questa grande opportunità storica; impedirlo in qualsiasi misura corrisponde non solo ad un disegno pazzesco e privo di qualsiasi lungimiranza, ma è un vero e proprio insulto storico.

Lei, signor Presidente, e voi del Governo, andate in Europa ad assumere per conto dell'Italia la presidenza in condizioni non facili, create per molti versi da voi stessi. Ciò non svilirà la nostra responsabilità che mai dimenticherà il valore dell'Europa e l'immagine dell'Italia.

Rafforzare le competenze dell'Unione Europea, collaborare lealmente con il presidente Prodi, rimuovere le questioni di politica interna è il minimo che l'opposizione può chiedere al Capo del Governo in vista di una prova tanto importante quale il semestre. In Europa oggi è il momento dei fatti e del coraggio: per una volta, Presidente del Consiglio, cerchi di essere all'altezza della nostra grande storia. (Applausi dai Gruppi Mar-DL-U, DS-U e del senatore Peterlini. Congratulazioni).

NANIA (AN). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

NANIA (AN). Signor Presidente, signori del Governo, colleghi senatori, si apre oggi un semestre molto importante e molto particolare per il nostro Paese, anzitutto perché l'Italia avrà l'onore di ospitare la firma del Trattato relativo alla Costituzione europea, e soprattutto perché il Governo ha ordinato le priorità di questa presidenza sottolineando l'importanza di agire sulle politiche di sviluppo, anche infrastrutturale, sulle politiche del mercato del lavoro e sulle politiche di integrazione, parlando di Europa vasta.

Questo semestre europeo è particolarmente importante per noi, per la destra, per Alleanza Nazionale, per il Governo italiano. È importante per la destra perché quando, da giovani, insieme a parecchi colleghi che siedono nei banchi di Alleanza Nazionale con i quali ho condotto numerose battaglie, abbiamo abbracciato la causa della destra, uno dei nostri motti era: costruiamo l'Europa da Brest a Bucarest, dall'Artico al Mediterraneo.

Questa visione dell'Europa, che ha sempre animato i sogni della destra politica italiana, questa visione dell'Europa nella quale noi abbiamo creduto, prima ancora che come mercato, prima ancora che come finanza, prima ancora che come moneta, come tavola dei valori, come luogo di riferimento ideale, come luogo delle responsabilità.

Le nostre critiche alle carenze su questo versante della Costituzione italiana, si sono appuntate proprio - lo ricordo con particolare emozione - effettuando un confronto con la Costituzione della Repubblica federale tedesca: la Costituzione di un popolo e di una Nazione che fu preda di una dittatura, come la Nazione italiana, e che pure, nello scrivere la propria Costituzione, inserì il riferimento all'Europa nelle sue norme fondamentali.

Nel preambolo alla Costituzione della Repubblica federale tedesca è infatti scritto: "Consapevole delle proprie responsabilità davanti a Dio e agli uomini, animato dalla volontà di salvaguardare la propria unità nazionale e statale e di servire la pace del mondo quale membro, equiparato nei diritti, di un’Europa unita, il popolo tedesco…".

Nella nostra Costituzione, proprio in ragione della presenza di una forza che era notoriamente eteroispirata ed eteroguidata, non ci fu la possibilità di parlare d'Europa. Nei riferimenti alla politica internazionale, nella nostra Costituzione si fa un richiamo esplicito alle limitazioni di sovranità dettate dai Trattati internazionali. La nostra Costituzione, colleghi della sinistra post-comunista, è formata di 139 articoli; è la più lunga Costituzione dei Paesi europei. Eppure, in nessuno dei suoi articoli, in nessuno dei suoi commi, in neppure una parola, nella Costituzione del compromesso storico che tutti conosciamo si fa riferimento all'Europa.

Per queste ragioni la destra politica ha annoverato sempre l'Europa tra i propri sogni e ritiene che nella Costituzione di domani per il popolo italiano l'Europa debba rappresentare il valore comune tra la destra e la sinistra socialdemocratica. L'Europa deve rappresentare il terreno di incontro, l'Europa deve rappresentare il valore di base sul quale noi dobbiamo costruire l'anima, lo spirito della nuova Costituzione per il futuro.

Al tempo stesso, siccome l'Europa può rappresentare l'anima della nuova Costituzione italiana, noi, da italiani, dobbiamo dare un'anima alla nuova Costituzione europea e, sottoscrivendo il relativo Trattato, che sarà firmato a Roma, dovremo tutti insieme riscoprire il significato da attribuire al Cristianesimo.

Perché non inserire tra le radici della Costituzione europea, oltre al riferimento ai princìpi laici, anche quello alle radici giudaico-cristiane dei popoli dell'Europa? In Europa questa è una radice fondamentale. La radice cristiana si articola con la religione ortodossa in alcuni Paesi, con la religione protestante in altri, con la religione cattolica in Italia, ma ci accomuna tutti.

Ecco perché pensiamo che quest'occasione vada vissuta in maniera particolare. Lo pensiamo anche con riferimento alla circostanza che il Governo del Paese - proprio il Governo del Paese - si è reso interprete di questa nuova fase politica che ci può riguardare come italiani. Politiche di pace e sicurezza, politiche di lotta al terrorismo, politiche di lotta al terrorismo internazionale, politiche che ci devono portare al riavvicinamento (uno dei punti fondamentali sul quale dobbiamo tutti quanti sentirci impegnati) dell'Unione Europea agli Stati Uniti d'America.

Un riavvicinamento che va motivato con la logica del rispetto e della responsabilità, non con quella della forza degli Stati Uniti e della debolezza dell'Europa. È in questo contesto che salutiamo con entusiasmo il riferimento alla rappresentanza politica di un Ministro degli esteri europeo, portatore di una politica estera unitaria dell'Europa.

Vorrei dire con franchezza, con riferimento alle politiche di immigrazione, che il Governo italiano - è stato detto bene - ha anticipato soluzioni legislative che, come sappiamo, ottengono il consenso di molti Governi europei; soluzioni legislative che si ritrovano nella legge Bossi-Fini, costruita sul principio fondamentale che in Italia è difficile restare ed è facile uscire per gli immigrati clandestini. È difficile restare perché, per rimanere in Italia, occorre un rapporto di lavoro che rende responsabili i nostri datori di lavoro; è facile uscire perché tutti sanno (anche se la sinistra cerca di occultare questa evidente realtà) che, per ogni clandestino che entra in Italia, quattro vengono rispediti a casa.

Si tratta ora di rendere difficile entrare in Italia. Per fare questo, è stato messo in evidenza che occorrono una politica di Accordi bilaterali (e salutiamo con soddisfazione l'Accordo che si sta stipulando con la Libia) e soprattutto interventi dell'Europa unita. Infatti, il ricevimento o l'arrivo dei clandestini non è problema che riguarda soltanto l'Italia, ma tutta l'Europa.

Solo insieme, con provvedimenti di carattere europeo, renderemo difficile entrare agli immigrati clandestini e si potrà portare avanti quella politica dei flussi migratori che rappresenta, invece, una svolta per rendere l'immigrazione un fattore non di contrasto, ma di accoglienza.

Dal punto di vista geopolitico e storico, l'Italia sta attraversando una fase molto importante nella storia delle sue relazioni europee e internazionali. Chi può dimenticare, ad esempio, che in questa fase il pendolo della storia non oscilla più da New York a Mosca, passando necessariamente per Parigi e Bonn o Berlino, ma oscilla verso il Sud del mondo? Chi può negare che in questo momento il pendolo della storia, partendo da New York, guarda ai Paesi del Sud del mondo e del Mediterraneo? Che in questo momento i problemi della pace e della sicurezza interessano il Medio Oriente e i Paesi del Sud del mondo?

Se così è, l'Italia, per la sua collocazione nel Mediterraneo, rappresenta il naturale interlocutore dei Paesi del Medio Oriente e del Sud del mondo. Questo è il senso del nuovo Piano Marshall; questo è il senso dell'incarico dato al nostro presidente Berlusconi di farsi tramite di questo incontro, di farsi moderatore, di farsi protagonista, nel nome del Governo del Paese, della costruzione di una nuova rete di solidarietà con i Paesi del Sud del mondo.

Il pendolo della storia ci interessa nuovamente e dall'Europa soltanto continentale si sta passando ad un'Europa euromediterranea. Anche questo è un elemento di approfondimento strategico che avrebbe richiesto, da parte della sinistra, collaborazione nel costruire un clima adeguato per partecipare al nuovo, grande ruolo geopolitico dell'Italia, attraverso un appoggio alla road map, la costruzione nel concreto del Piano Marshall, nella consapevolezza che le battaglie, prima ancora che con gli interventi concreti, si vincono con il clima.

Ebbene, quale clima è stato creato dai colleghi della sinistra? Ce lo ha dimostrato poco fa ancora una volta il senatore Bordon, il quale, con un lapsus freudiano che aveva poco prima ripetuto nelle televisioni nazionali, ha esordito così: "L'Europa ha dato il benvenuto a Berlusconi", e in TV ha detto: "L'Europa ha giudicato Berlusconi". È qui la radice del contenzioso; nel vizio ideologico per il quale si giudica prima dei fatti. Come può l'Europa giudicare Berlusconi prima del semestre? Come può una sinistra giudicare qualcuno prima che venga visto alla prova dei fatti?

Ebbene, se questa sinistra avesse voluto contribuire davvero alla costruzione del clima giusto per portare il Governo del Paese verso risultati positivi per il bene dell’Italia, non dico che non avrebbe caldeggiato l’attacco della stampa estera, ma avrebbe dovuto insorgere per prima, prima ancora del presidente Berlusconi, a difendere il Governo del Paese contro quella stampa estera che ha esordito individuando nel Presidente del Consiglio il capro espiatorio di tutti i mali del Paese. La risposta più intelligente su questo tema è venuta da Cohn-Bendit, il quale ha detto chiaramente che non si giudica un Governo al suo esordio, ma alla conclusione del suo operato.

Onorevoli senatori, la firma del nuovo Trattato avverrà a Roma: si lavori, come diceva il Presidente del Consiglio nella sua esposizione, per fare. Noi, ancora una volta, lanciamo il nostro appello a tutti coloro che vogliono lavorare per costruire in questo periodo la credibilità del Paese, per renderlo più forte, per fare dell’Italia un riferimento della politica di apertura verso il Medio Oriente e verso i Paesi del Sud del mondo, per fare dell’Europa la nostra comunità di destino.

Onorevole Bordon, per amare l’Europa, per amare questa patria più grande, occorre avere nel proprio codice genetico l’amore per la propria patria. (Applausi dai Gruppi AN e UDC). È da lì che si parte per amare una patria più grande. Soltanto chi sa amare la propria patria con l’intelligenza e col cuore potrà amare la patria europea che tutti quanti dobbiamo costruire. (Applausi dai Gruppi AN, FI e UDC. Congratulazioni).

BRUTTI Massimo (DS-U). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BRUTTI Massimo (DS-U). Signor Presidente, noi vogliamo una discussione serena e costruttiva sul semestre europeo, vogliamo misurare e sostenere le posizioni più serie ed utili a far procedere l’integrazione dell’Europa.

La Presidenza italiana dell’Unione Europea cade in un momento di difficoltà. C’è stata una crisi; l’Europa si è divisa di fronte alla decisione unilaterale di muovere guerra contro l’Iraq. Oggi è necessaria una svolta.

Le dichiarazioni del Presidente del Consiglio pronunziate al Senato, dedicate per metà alle liti interne alla maggioranza e assai generiche sulla politica europea, rendono la nostra discussione più difficile; anzi, l’intervista rilasciata ieri alla radio francese contribuisce a fermare e a ricacciare indietro ogni possibilità di convergenza.

Anche per questo, anche per la scelta compiuta dal Presidente del Consiglio di attaccare nuovamente e di elevare il livello dello scontro, oltre che per dissensi specifici sui punti che sono stati indicati, il Gruppo dei Democratici di Sinistra voterà contro la proposta di risoluzione della maggioranza.

Ieri, parlando alla radio francese, il Presidente del Consiglio non ha resistito alla tentazione dell’arroganza e della propaganda. Vediamo nelle sue dichiarazioni una caricatura della vita politica italiana. Il Presidente proclama all’Europa che la stampa italiana è per l’85 per cento nelle mani della sinistra, perciò è faziosa e lo critica. Inoltre, l’onorevole Berlusconi comunica ai nostri partner ed alleati increduli che i comunisti dominano l’opposizione, orientano i giudizi della stampa estera sul Governo italiano e condizionano negativamente la vita del Paese. Dice ancora, con una metafora sinistra, che la magistratura italiana è un cancro.

Infine, con una scelta grave, il Presidente del Consiglio cerca maldestramente di coinvolgere il Capo dello Stato nella polemica politica italiana, in una norma incostituzionale e scandalosa qual è il cosiddetto lodo Schifani (norma diretta a sospendere senza tempo il processo in corso nei confronti del Presidente del Consiglio per corruzione di giudici), affermando che è stata un’iniziativa parlamentare sostenuta dal Presidente della Repubblica; poi è costretto a smentire.

Queste parole, che deformano l’immagine dell’opposizione, della magistratura e del Capo dello Stato sono un’offesa e uno sfregio all’Italia. Ma, nonostante tutto, noi dobbiamo e vogliamo discutere seriamente i temi che sono sul tappeto.

Noi dobbiamo affrontare la sfida della Conferenza intergovernativa che si svolgerà ad ottobre e della Costituzione europea ed avremmo voluto su questi punti formulazioni più chiare da parte del Presidente del Consiglio e del Ministro degli affari esteri. Anzitutto, il valore dell’europeismo.

Se uniamo realmente i nostri Paesi e le nostre politiche, il soggetto Europa sarà più forte della somma degli Stati che lo compongono: lo vediamo nel campo dell’economia, e ciò deve rappresentare una premessa per il miglioramento delle condizioni di vita e per l’equità sociale nei nostri Paesi.

Noi dobbiamo costruire la stessa integrazione che abbiamo avviato sul terreno dell’economia nella politica estera e nella politica di sicurezza comune dell’Europa e oltre i contatti e le intese tra i Governi; noi dobbiamo puntare sulla formazione e valorizzazione delle istituzioni sovranazionali e comunitarie, istituzioni internazionali che non si reggono più esclusivamente sul rapporto tra gli Stati, ma che puntano ad ordinare direttamente i rapporti tra i cittadini europei.

Noi siamo per una riforma del Consiglio europeo che ne potenzi l’autorità politica e di indirizzo e le capacità decisionali; noi siamo per l’abolizione del potere di veto, per la generalizzazione del voto a maggioranza qualificata, per rinnovare il Consiglio degli affari generali, per istituire un Consiglio degli affari legislativi e un Consiglio per gli affari esteri; noi vogliamo creare una nuova figura di Ministro titolare di politica estera e di sicurezza europea che sia presente nella Commissione come Vice Presidente.

Noi ci rivolgiamo al Governo e chiediamo: su queste linee vi impegnerete? Su questi impegni voi siete d’accordo? Ritenete di poterli perseguire limpidamente, con decisione, così come vi chiede l’opposizione?

L’impegno dell’Europa per la sicurezza è un punto importante della politica di cui ha bisogno il nostro continente. Abbiamo creato con grande fatica una forza di reazione rapida di 60.000 unità; abbiamo impegnato le forze europee nei Balcani per fronteggiare la crisi endemica di quell’area, ma ancora molto cammino deve essere compiuto sul terreno di un impegno fattivo dell’Europa per la pace, un impegno che si senta e si traduca in una politica capace di incidere sulle relazioni internazionali.

L’Europa è questo, è superamento dei nazionalismi - lo voglio dire al collega Nania - ed è anche politica attiva di pace, e per pace noi intendiamo un valore, un equilibrio nel mondo, un impegno ad affermare il diritto internazionale, a cooperare contro le ingiustizie.

La parola "pace" è imparentata con la parola "patto", e significa ricercare un accordo, significa comunicare con gli altri, con coloro che sono diversi da noi. Noi dobbiamo - e l’impegno dell’Europa in questo senso è essenziale - recuperare e rilanciare il contratto sociale tra le nazioni che il ’900 ci ha lasciato in eredità; noi dobbiamo costruire un nuovo primato della Organizzazione delle Nazioni Unite sul terreno dei rapporti internazionali. Non potrà essere equo l’assetto dei rapporti internazionali se le istituzioni della comunità internazionale verranno scavalcate e messe in ombra dall’iniziativa unilaterale di un Paese solo.

La vicenda politica in Iraq rivela tutti i limiti dell’unilateralismo e l’Unione Europea deve essere impegnata oggi perché in quella terra si costituisca al più presto un Governo degli iracheni e si affermi il primato dell’ONU. Allo stesso modo noi dobbiamo lavorare perché sia garantito il diritto alla sicurezza dello Stato di Israele e il diritto all’esistenza di uno Stato e popolo palestinese. Due Stati, due popoli. E a questo fine dobbiamo appoggiare la politica di Abu Mazen; una politica filoeuropea, di impronta culturale laica. Abu Mazen non deve fallire nel suo impegno e l’Unione Europea deve fare quanto è in suo potere per garantire ed aiutare il percorso di pacificazione.

Accanto all’Europa della pace vanno compiuti tutti gli sforzi per promuovere l’Europa della fiducia, degli investimenti, della lotta alla recessione. Su questo terreno, sul terreno della lotta alla disoccupazione, è importante il rapporto tra i Governi, ma insieme anche l’incontro e la collaborazione tra i sindacati. Non c’è solo l’investimento nelle infrastrutture - lo dico al ministro Tremonti - ma ci sono anche la ricerca e lo sviluppo. È a questo scopo che deve lavorare l’Europa.

L’Europa della fiducia ha bisogno di un governo dell’immigrazione regolare; deve puntare sull’integrazione dei lavoratori immigrati. Non è pensabile una blindatura delle frontiere europee e l’Unione Europea deve lottare contro i gruppi criminali che organizzano l’immigrazione clandestina, con strumenti giuridici, con la cooperazione tra le forze di polizia, con gli accordi bilaterali, che non devono essere soltanto dei singoli Stati, ma di cui deve rendersi promotrice proprio l’Unione Europea.

Il rapporto tra l’Europa - signor Presidente - e gli Stati Uniti è un tema cruciale di queste nostre discussioni. Noi crediamo che non ci possa essere un’identità dell’Europa unita che sia in contrasto con gli Stati Uniti. Troppo profondi sono i vincoli culturali che ci legano, troppo forte è la simpatia tra le culture democratiche del nostro Continente e quelle nordamericane, ma la pari dignità tra Stati Uniti e Unione Europea è essenziale, se no non si va da nessuna parte.

Per questa pari dignità, che significa un’Europa con la schiena dritta, unita e capace di essere partner autonomo ed orgoglioso nelle politiche comuni euroatlantiche, bisogna lavorare insieme. Occorre un nuovo rapporto positivo tra le due sponde dell’Atlantico ed è una politica sbagliata quella di correre alla ricerca di un rapporto privilegiato con gli Stati Uniti, come fa il Governo italiano di Silvio Berlusconi. Velleitario ed intempestivo è stato, a nostro avviso, il viaggio di Berlusconi in nome e per conto di Bush in Israele e nel Medio Oriente.

Parimenti sbagliato è il tentativo di realizzare un asse preferenziale con gli Stati Uniti fondandolo sul distacco da altri Paesi europei o addirittura sulla contrapposizione. Noi abbiamo bisogno di ritrovare un’unità tra i grandi Paesi dell’Europa continentale, che nei mesi scorsi si sono divisi, e valuteremo l’azione del Governo su questo terreno, sull’impegno che metterà nel ricostruire un rapporto unitario con la Francia, con la Germania e con gli altri Paesi europei che sono stati protagonisti del processo di integrazione.

Signor Presidente, concludo dicendo che davanti agli occhi dell’Europa in questi giorni si sta mostrando una debolezza del Governo italiano. L’opposizione non intende mescolare i piani della discussione pubblica. C’è da una parte la polemica dura sugli errori e le politiche sbagliate del Governo di centro-destra - ovviamente sbagliate dal nostro punto di vista - e dall’altra il contributo di proposte, che noi daremo, perché la Presidenza italiana - e non di Silvio Berlusconi - dell’Unione Europea riesca a produrre qualcosa di buono.

Noi appoggeremo tutte le proposte serie; criticheremo e condanneremo invece tutte le chiacchiere, tutte le formule propagandistiche e tutti i tentativi di mescolare la politica europea alla politica interna italiana facendo degli incontri internazionali una pura scenografia per le esibizioni del Presidente del Consiglio. Siccome le abbiamo già viste, sappiamo che potrebbero ripetersi.

Svolgeremo la nostra funzione di forze democratiche di opposizione - e i democratici di sinistra saranno come sempre in prima linea - nella proposta e nell’azione di controllo sulle scelte ed iniziative del Governo. Noi crediamo nell’Europa e ricordiamo il lavoro di grandi uomini della sinistra come Altiero Spinelli, che hanno precorso i tempi nell’ottica di una ricostruzione federale dell’unità europea.

Cercheremo di essere fedeli a questa eredità e cercheremo tutte le convergenze possibili per l’Italia, per darle un ruolo da protagonista nell’unità dell’Europa. (Applausi dai Gruppi DS-U e Mar-DL-U).

GUZZANTI (FI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GUZZANTI (FI). Signor Presidente, signori del Governo, onorevoli colleghi, il dibattito sulla politica estera e sul semestre italiano in Europa, che si sta per concludere, al di là delle divisioni (che sono importanti, qualche volta profonde, qualche volta anche laceranti), sembra esprimere, almeno da questo ramo del Parlamento, un dato politico che credo giusto e opportuno sottolineare, una voce che tende a raggiungere un tipo di unità in grado di sostenere, affiancare ed onorare l’impegno dell’Italia durante questo semestre e del Presidente del Consiglio, che di questo impegno porta il peso e la responsabilità.

Vorrei dire due parole su alcune critiche, peraltro non feroci (quest’Aula ha certamente conosciuto momenti più drammatici), che sono state espresse. La prima riguarda il fatto che il Presidente del Consiglio che ha esordito, nel suo discorso sull’Europa e sulla politica estera, trattando temi che riguardano l’unità della coalizione.

Questa mi è sembrata cosa alquanto buffa, visto che nel momento in cui alcuni problemi, chiari, alla luce del sole, erano emersi sui giornali e nell’altro ramo del Parlamento, era stata avanzata qui da importanti esponenti dell’opposizione una pressante - direi scalpitante - richiesta affinché il Presidente del Consiglio, subito, venisse in Aula a riferire sullo stato del Governo e della coalizione, ciò che è avvenuto.

Non è affatto vero (sono andato a controllare per scrupolo), come è stato detto in quest’Aula, mi pare dal collega Bordon, che il Presidente del Consiglio abbia impiegato più minuti a parlare della situazione interna che di quella internazionale. Non ho il minutaggio, ma ho visto le pagine e le righe e il rapporto è di tre a uno. Chiunque può andare a controllare.

Sono correzioni scenografiche, che facciamo un po’ tutti quanti, ma è importante notare come ci sia stato anche un abbassamento del tono in questa forma di ipertrofia dell’aggressione, dell’attacco continuo al Presidente del Consiglio italiano. Ciò è un fatto anomalo, se si considera che questo Presidente, piaccia o non piaccia, amato o odiato (com’è amato o odiato), è quella tale persona che, non da oggi, non nel corso di una sola elezione, ma in un arco di tempo che ormai va nei nove anni (con l’eccezione del 1996, quando questo Presidente e questa coalizione persero anche per i patti di desistenza, per cui ci fu una perdita che non era neanche numerica, come D’Alema ha più volte ricordato), ottiene il consenso degli elettori.

In una grande democrazia come quella italiana, una cosa è certa: il Presidente del Consiglio porta su di sé tutto quanto, non solo il fardello, ma anche la delega della maggioranza degli italiani, il che significa il più alto grado di legittimazione.

Non spendo parole sulla stampa estera. Faccio il giornalista solo da quarantadue anni; ho partecipato alla fondazione di quotidiani come "la Repubblica" e sono stato editorialista de "La Stampa". So com’è questo mestiere e come si fa, come si fanno e si eccitano le campagne, come le si rimpalla da una all’altra creando grandi clamori, che non fanno la politica, ma il teatro della politica.

È stata poi sfiorata, e così farò anch’io, la storia dell’intervista del Presidente circa il cancro della magistratura. Berlusconi non ha parlato di cancro della magistratura, ma del fatto che nella magistratura esistono elementi di fortissima anomalia.

Tempo fa accadde un fatto importantissimo, gravissimo: l’e-mail, la missiva del capo della corrente Movimenti Riuniti, Spataro, a molti magistrati in cui testualmente si diceva: "Dobbiamo snidare" - notate il verbo - "chi non rema contro il ministro della giustizia Castelli a Via Arenula". Quello era il momento d’eccellenza in cui almeno larga parte della sinistra avrebbe dovuto prendere le distanze da questo tipo di interventi politici della magistratura.

Ciò detto, vorrei nuovamente sottolineare come sembri che oggi in quest'Aula si stia cercando - e probabilmente verrà trovato - un punto più alto, se non di concordanza, per lo meno di sostegno collettivo ad una responsabilità che riguarda il Paese nella sua interezza.

Credo anche che si debba fare un piccolo quadro generale dello stato delle cose, dello stato della politica estera. Da quando questo Governo si è insediato, c'è stato l'11 settembre, ma non solo: è andata in crisi l'economia mondiale. Purtroppo, non è affatto vero che l'Europa gode di buona salute economica; abbiamo una moneta forte che ci penalizza dal punto di vista delle importazioni, dobbiamo pagare più care le merci che vengono dagli Stati Uniti.

La questione, più volte aperta, dei rapporti sia con gli Stati Uniti, sia della nostra storia italiana con la leadership franco-tedesca, la questione dell'immigrazione, la questione del Mediterraneo sono tutti temi maturati in maniera esplosiva in questi due anni e presentano un quadro politico sia nazionale che internazionale profondamente diverso da quello di partenza.

Per quanto riguarda l'immigrazione, vorrei semplicemente chiedervi se vi siete accorti che, mentre arrivano barche di poveretti che vengono dall'Africa, sono scomparse le barche che provenivano dall'Albania e dai Balcani. Come è successo? È stato un miracolo? No. Sono stati conclusi, con pazienza, in maniera assolutamente serena, Trattati e Accordi che hanno permesso di raggiungere questo risultato; altri Trattati ed altri Accordi sono in corso affinché si possa non solo salvare vite umane, ma dare all'origine quelle condizioni di vita che impediscano queste disperate manifestazioni dell'immigrazione, con effetti truculenti, terribili, luttuosi e devastanti per tutte le coscienze. È un grande risultato politico reale di questo Governo.

Alla nostra attenzione vi è poi una serie di questioni cui ora mi limiterò ad accennare brevemente per motivi di tempo. In primo luogo, il rapporto con gli Stati Uniti d'America. In un bellissimo saggio del professor Ceaser, uscito in questi giorni, si parla della storia dell'antiamericanismo in Europa, che risale ai tempi dell'Illuminismo.

L'antiamericanismo serpeggia comunque ed è assolutamente negativo chiedere che l'Europa costituisca un'identità alternativa, ovvero oppositiva, nei confronti degli Stati Uniti, anziché un'identità che sia in grado insieme agli Stati Uniti di risolvere i problemi del mondo. È, come giustamente diceva questa mattina il Ministro degli esteri, una delle questioni che ci dividono in maniera netta.

Se è cosa giusta e opportuna che vi sia un sostegno alla Presidenza dell'Italia in Europa in questo semestre, non è affatto necessario si raggiunga un unanimismo in tutto ciò che riguarda la politica estera. Non ce ne è alcun bisogno. Possiamo benissimo essere divisi, ma dobbiamo - questo è il sale della democrazia occidentale - essere ben divisi, ben separati e opposti e dibattere i temi della nostra opposizione, farli conoscere al Paese, in Parlamento e sulla stampa.

Nel dichiarare, infine, il voto del Gruppo Forza Italia, annuncio il voto favorevole sulle proposte di risoluzione n. 2, che porta la firma del senatore Andreotti, e n. 5, a firma del senatore Schifani.

Noi riteniamo che questo Governo non solo abbia ben governato le questioni di politica estera, ma abbia anche aperto il problema, che deve essere risolto e ricucito, della nuova leadership in Europa.

La vecchia Europa, quella che piaceva al centro-sinistra, era un'Europa carolingio-napoleonica, a guida franco-tedesca; francesi e tedeschi nei secoli passati hanno insanguinato questo Continente per contendersi la leadership. Noi siamo per un'Europa aperta all'Atlantico, che non riconosca leadership e direttori; un'Europa che si deve costruire e si costruirà con sentimenti patriottici.

I sentimenti sono necessari, ma non nascondiamoci che l'amore per l'Europa è un sentimento da costruire, non un dato di fatto da cui partire; fa parte di un lavoro politico ed è il lavoro che in questo semestre il Presidente del Consiglio italiano si appresta a svolgere. (Applausi dai Gruppi FI, LP, UDC e AN. Congratulazioni).

PRESIDENTE. Prima di procedere alla votazione delle proposte di risoluzione, avverto gli onorevoli colleghi che l'esito di ciascuno di tali strumenti non sarà comunque ostativo alla votazione degli strumenti successivi, che si intenderanno messi in votazione per le parti eventualmente non precluse, né assorbite.

Procediamo dunque alla votazione della proposta di risoluzione n. 1 (Nuovo testo).

DE PETRIS (Verdi-U). Domando di parlare per annuncio di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DE PETRIS (Verdi-U). Signor Presidente, intervengo per annunciare il voto favorevole sulla proposta di risoluzione n. 1 (Nuovo testo).

MALABARBA (Misto-RC). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MALABARBA (Misto-RC). Signor Presidente, chiedo a 14 colleghi di appoggiare la richiesta di votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, della proposta di risoluzione n. 1 (Nuovo testo).

PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Malabarba, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

 

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Comunico che da parte del prescritto numero di senatori è stata chiesta la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, la proposta di risoluzione n. 1 (Nuovo testo), presentata dai senatori Malabarba e Sodano Tommaso.

Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

I senatori favorevoli voteranno sì; i senatori contrari voteranno no; i senatori che intendono astenersi si esprimeranno di conseguenza.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

 

Ripresa della discussione sulle comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri sulla politica estera alla vigilia del semestre di Presidenza italiana dell'Unione Europea

PRESIDENTE. Metto ai voti la proposta di risoluzione n. 2 (Testo corretto), presentata dal senatore Andreotti e da altri senatori.

È approvata.

Metto ai voti la proposta di risoluzione n. 3, presentata dal senatore Boco e da altri senatori.

Non è approvata.

Metto ai voti la proposta di risoluzione n. 4, presentata dal senatore Angius e da altri senatori.

Non è approvata.

Metto ai voti la proposta di risoluzione n. 5, presentata dal senatore Schifani e da altri senatori.

È approvata. (Applausi dai Gruppi FI e AN).

Colleghi, vi ringrazio per il lungo e approfondito dibattito che si è svolto su questo argomento. Devo dire che, al di là delle divisioni emerse nel corso degli interventi, la lettura delle proposte di risoluzione mostra che vi sono larghissime convergenze sui punti principali ed essenziali della politica del semestre europeo e ciò è di buon auspicio.

Al Presidente del Consiglio rivolgo un augurio di buon lavoro durante il semestre di presidenza italiana. (Applausi dai Gruppi FI, LP, UDC e AN).

Ringrazio il vice presidente del Consiglio Fini, che si è puntualmente presentato in Aula per il dibattito pomeridiano, che lo riguarda. Poiché l'Assemblea è stata impegnata ininterrottamente dalle ore 9,30 (la seduta antimeridiana avrebbe dovuto terminare alle ore 13,30), credo che i colleghi senatori meritino una pausa di quindici minuti.

Interrogazioni, annunzio

PRESIDENTE. Comunico che sono pervenute alla Presidenza interrogazioni, pubblicate nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Ricordo che il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica oggi, alle ore 15,20, con l'ordine del giorno già stampato e distribuito.

La seduta è tolta (ore 15,04).



Allegato A

Comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri sulla politica estera alla vigilia del semestre di Presidenza italiana dell’Unione europea

PROPOSTE DI RISOLUZIONE

(6-00049) n. 1. (Nuovo testo) (26 giugno 2003)

MALABARBA, SODANO Tommaso.

Respinta

Il Senato,

            preso atto delle dichiarazioni del Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, sulle finalità della Presidenza italiana dell’Unione europea;

            preso atto del programma di lavoro della Presidenza italiana dell’Unione europea;

        per quanto concerne le politiche di asilo e immigrazione:

            deplorando che le misure annunciate per armonizzare le politiche d’immigrazione degli Stati membri dell’Unione europea siano fondate esclusivamente sulla repressione e la gestione dell’ordine pubblico, come prevedono le misure di gestione delle frontiere comuni, gli accordi bilaterali di riammissione, il controllo arbitrario dei migranti nell’Unione europea;

            ritenendo che il fenomeno dell’immigrazione trovi origine innanzittutto nella povertà e nelle condizioni di vita delle popolazioni del Sud del mondo;

            condannando l’implementazione di politiche di immigrazione ed asilo annunciate dalla Presidenza italiana, che non rispettano i diritti umani e la libera circolazione di persone, che stravolgono il diritto d’asilo così come definito dalle competenti Convenzioni di Ginevra del 1954, che non riconoscono la protezione dei rifugiati politici e non promuovono il miglioramento delle condizioni d’accoglienza dei migranti;

            ritenendo che la Presidenza italiana debba farsi promotrice di una iniziativa sulla «cittadinanza europea di residenza» che – come chiedono il Consiglio d’Europa e il Comitato Economico e Sociale dell’Unione europea – permetta ai cittadini dei Paesi Terzi residenti legalmente nell’Unione di beneficiare di uno statuto che ne riconosca i diritti e doveri economici, sociali e politici, compreso il diritto di voto alle elezioni amministrative ed europee;

            esprimendo la sua preoccupazione per la natura dei negoziati bilaterali attualmente in corso tra Unione europea e paesi di emigrazione, dato che la cooperazione finanziaria ed economica con tali Paesi viene stravolta nei suoi contenuti e finalità, trasformata da strumento di solidarietà e sviluppo a strumento di ricatto ed imposizione di modelli che non tengono conto della specificità delle popolazioni interessate,

        impegna il Governo a rilanciare la politica di cooperazione allo sviluppo e a promuovere la riforma profonda del sistema economico e politico internazionale in modo da assegnare all’insieme dei Paesi del Sud del mondo quel ruolo che la maggioranza della popolazione mondiale che vi risiede gli assegna;

        per quanto riguarda l’allargamento:

            prendendo atto dei risultati dei referendum di adesione all’Unione europea di Malta, Slovenia, Ungheria, Slovacchia, Polonia e Repubblica Ceca;

            pur ritenendo che l’adesione di questi paesi si configuri come un passo importante e necessario per la promozione in Europa di un’area di stabilità e sviluppo aperta alla solidarietà internazionale e sottolineando come sia necessario riservare una maggiore attenzione alla dimensione sociale dell’ampliamento, dato che l’imposizione del cosiddetto «acquis communautaire» a questi paesi sta comportando l’impoverimento reale a medio termine della maggioranza delle popolazioni interessate, ed anche perciò una rimessa in causa del processo di integrazione europea,

        invita il Governo:

            a realizzare una revisione profonda delle «prospettive finanziarie» del bilancio dell’Unione europea per permettere il finanziamento di politiche sociali ed economiche capaci di far fronte all’impatto dell’allargamento dell’Unione europea nei Paesi dell’Europa Centrale ed Orientale, ritenendo, infatti, che il finanziamento dell’allargamento dell’Unione europea a parità di risorse di bilancio comunitario, come deciso in numerosi Consigli europei e dunque con risorse inadeguate per far fronte alle sfide poste dall’allargamento, si configuri come una manifesta incapacità politica di procedere al rilancio di politiche economiche capaci di sollevare le condizioni reali di vita delle popolazioni dei nuovi paesi aderenti all’Unione;

            ad impegnare, a tal fine, la Commissione europea, attraverso la Presidenza italiana, a garantire che i paesi candidati all’Unione europea e gli Stati membri possano beneficiare di un sostegno particolare per salvaguardare o ripristinare i loro servizi pubblici che costituiscono dei punti forti essenziali per il loro sviluppo economico e sociale;

            a tenere in debito conto la preoccupazione per il contenuto altamente vincolante delle clausole di salvaguardia imposte ai paesi candidati, a far sì che queste clausole siano definite con i restanti paesi interessati e non siano utilizzate per rimettere in causa la sovranità economica e la legislazione sociale di tali paesi;

            a riconoscere apertamente che la Turchia non rispetta la dimensione politica – ma anche economica – dei cosiddetti «criteri di Copenaghen» per l’adesione all’Unione europea, anche a causa della sua politica di annientamento delle minoranze interne, del prevalere del controllo dei militari in tutti gli aspetti della vita politica ed economica della Turchia, della persistenza a non riconoscere i diritti civili e politici fondamentali del popolo curdo, delle drammatiche statistiche che riguardano le violazioni dei diritti umani; in tal senso le dichiarazioni del presidente Berlusconi su una possibile adesione della Turchia all’Unione europea nel 2007 si configurano come un’ipotesi del tutto inattendibile che mette a repentaglio la credibilità delle istituzioni europee, oltre che – fatto ancor più grave – come un sostegno alle politiche del governo di Ankara;

        in materia di politica estera e di difesa comune:

            rifiutando categoricamente la nuova concezione strategica della politica estera e di difesa comune così come elaborata al Consiglio europeo di Salonicco, fondata su un «approccio preventivo» («preventive strike»), praticamente dettata dalla «Nuova dottrina strategica» elaborata da Pentagono e Dipartimento di Stato americani,

        impegna altresì il Governo:

            a non dar seguito alle nuove proposte dell’Alto Rappresentante per la Politica Estera dell’Unione europea, Javier Solana, che comportano un’elevata militarizzazione degli strumenti di politica estera europea attualmente esistenti;

            ad opporsi al drammatico aumento dei bilanci militari degli Stati membri dell’Unione europea, come proposto da Solana, e a chiedere un riorientamento di queste risorse a finalità civili e di sviluppo;

            a fare in modo che la politica europea di sicurezza sia fondata innanzittutto sulla prevenzione politica ed economica dei conflitti, sui principi e valori riconosciuti nella Carta delle Nazioni Unite e nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo;

            a rifiutare l’incorporazione della NATO nelle strutture decisionali politiche e di difesa dell’Unione europea, impedendo che la NATO o la UEO diventino il «braccio armato» dell’Unione nelle sue azioni di peace-keeping o peace-enforcing esterne;

        per quanto riguarda le crisi internazionali:

            condannando vigorosamente la decisione del Presidente del Consiglio di non incontrare, durante il suo recente viaggio in Medioriente, il Presidente dell’Autorità Nazionale Palestinese Yasser Arafat,

        impegna il Governo:

            a rispettare i principi fondamentali di politica estera europea che hanno sempre visto in Yasser Arafat un presidente eletto democraticamente – come accertato da numerose missioni internazionali di osservazione – ed un protagonista della pace in Palestina;

            ad esercitare le dovute pressioni economiche e politiche nei confronti del governo Sharon affinché applichi davvero la «Road map» per la pace in Medioriente invece di procedere ad esecuzioni extra-giudiziarie ed arbitrarie o alla moltiplicazione – nei fatti – del processo di colonizzazione dei territori palestinesi, ritenendo che anche in questo caso la prospettiva più volte annunciata dalla Presidenza italiana di aprire negoziati di adesione all’Unione europea con Israele si configuri come un sostegno irresponsabile alla politica del governo Sharon e alle sue azioni militari illegali nei Territori Occupati;

            a riconoscere che le dichiarazioni del Presidente del Consiglio, prive di qualsiasi consenso europeo sull’adesione di Paesi come Israele, la Russia o la Turchia all’Unione europea, pongono forti interrogativi sulla credibilità della politica estera che la Presidenza si accinge a concretizzare, oltre che isolare apertamente il nostro Paese sulla scena internazionale;

            a non dare applicazione alla risoluzione n. 1483 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che di fatto riconosce l’occupazione anglo-americana dell’Iraq impegnando, invece, la Presidenza a lanciare un’autorevole iniziativa europea per la ricostruzione economica, sociale e politica dell’Iraq fondata sul rilancio del ruolo delle Nazioni Unite, attraverso le sue agenzie specializzate;

        sul «Processo di Lisbona»:

            tenendo conto delle incertezze economiche e delle preoccupazioni sociali,

        impegna, infine, il Governo:

            a rivedere il Patto di Stabilità per trasformarlo in un autentico patto per la crescita, l’occupazione e la formazione e a promuovere le spese pubbliche sociali;

            deplorando che la Presidenza si appresti a perseguire indiscriminatamente ed in maniera sostanzialmente ideologica le liberalizzazioni decise dai Consigli europei di Lisbona e Barcellona e che si rifiuti di trarre le lezioni dalle recenti esperienze (ferrovie in Gran Bretagna, energia in California, telecomunicazioni in Francia e Germania, ecc.), a rifiutare tale approccio e ad attivare una valutazione pluralistica e contraddittoria delle conseguenze delle liberalizzazioni in materia di occupazione, condizioni di lavoro, servizi resi agli utenti e assetto territoriale;

            a sospendere, in attesa dei risultati di tale valutazione, il processo di liberalizzazione nonché la promozione e la cooperazione dei servizi pubblici;

            ad opporsi alle misure fondate sulla flessibilità e la precarizzazione del lavoro e, a tal fine, a tenere in debito conto e a rispettare il vasto fenomeno di opposizione sociale che si è sviluppato in numerosi paesi europei quale risultato della sfiducia crescente verso le politiche economiche e finanziarie neoliberali;

            a rifiutare l’applicazione del «metodo aperto di coordinamento» al settore delle pensioni e ad opporsi a qualsiasi rimessa in causa del principio di ripartizione in materia di pensioni e ad ogni indebolimento della protezione sociale pubblica;

            a pronunciarsi a favore del mantenimento e dello sviluppo di una protezione sociale fondata sulla solidarietà e indipendente dagli interessi commerciali e dagli obiettivi di redditività finanziaria;

            prendendo atto del lancio di un Libro verde sui servizi d’interesse generale, a far sì che questo Libro porti all’attuazione di una direttiva concernente gli obiettivi e le modalità di organizzazione dei servizi d’interesse generale che devono sottrarsi alle norme della concorrenza e siano fondati sui princìpi di continuità, solidarietà, parità di accesso e di trattamento di tutti gli utenti, nonché a svolgere un ruolo a favore dell’assetto territoriale e della protezione dell’ambiente.

(6-00050) n. 2 (testo corretto) (01 luglio 2003)

ANDREOTTI, COLOMBO, THALER AUSSERHOFER.

Approvata

Il Senato,

            considerato che il turno semestrale di Presidenza coincide con il momento delicatissimo dell’approvazione di una Costituzione europea;

            rilevata la necessità di dare effettiva consistenza alla politica estera comune, già sancita nel Trattato di Maastricht, ma purtroppo non ancora operante, con grave disagio verificato nel corso delle ultime, profonde crisi internazionali;

            confermato l’impegno al programmato allargamento dell’Unione, ormai in fase di avanzato progresso;

            ritenuto necessario un più marcato cammino verso l’armonizzazione delle normative interne degli Stati membri, ed in particolare un ulteriore, concreto sviluppo delle politiche sociali,

        impegna il Governo a riferire puntualmente alle Camere sugli adempimenti del programma semestrale;

        assicura, al di fuori dei legittimi ruoli politici di contrapposizione, il massimo sostegno all’azione governativa nella guida dell’Unione.

(6-00051) n. 3 (01 luglio 2003)

BOCO, CARELLA, CORTIANA, DE PETRIS, DONATI, MARTONE, RIPAMONTI, TURRONI, ZANCAN.

Respinta

Il Senato,

        premesso che:

            punti qualificanti del processo di integrazione europea sono l’attuazione di una politica comune e condivisa di tutela dell’ambiente e dell’ecosistema e la realizzazione di un’Europa dei diritti, della solidarietà, della multiculturalità e della pace;

            la decisione n. 1600/2002/CE, istitutiva del sesto programma comunitario di azione in materia di ambiente, ha sottolineato l’importanza di un ambiente sano e pulito per garantire il benessere e la prosperità dei paesi dell’Unione, la presenza di problemi ambientali gravi per i quali è necessario un intervento adeguato;

            la succitata decisione n. 1600/2002/CE ha altresì evidenziato:

                la necessità di rivolgere maggiore attenzione alla prevenzione e all’applicazione del principio di precauzione nell’elaborazione di una strategia per la protezione della salute umana e dell’ambiente;

                l’importanza di un utilizzo prudente delle risorse naturali e della protezione dell’ecosistema globale, uniti alla prosperità economica e ad uno sviluppo sociale equilibrato, per garantire uno sviluppo sostenibile;

                la necessità di sganciare le pressioni ambientali dalla crescita economica, garantendo nel contempo la coerenza con il principio di sussidiarietà e rispettando la diversità di condizioni nelle varie regioni dell’Unione europea;

                la particolare delicatezza di alcuni settori chiave della tutela ambientale come i cambiamenti climatici, la biodiversità, il rapporto tra salute, ambiente e qualità della vita, lo sfruttamento delle risorse naturali e lo smaltimento dei rifiuti;

                la consapevolezza dell’incidenza delle attività umane sulle concentrazioni dei gas ad effetto serra, con il conseguente innalzamento delle temperature su scala mondiale e perturbazioni del clima;

                l’esistenza di un nesso tra degrado dell’ambiente e talune malattie umane e, di conseguenza, la necessità di prendere in considerazione il rischio potenziale derivante dalle emissioni in atmosfera, dalle sostanze chimiche pericolose, dai pesticidi e dall’inquinamento acustico;

                l’estrema attenzione che merita di essere dedicata all’ambiente urbano, nel cui contesto vive il 70% della popolazione mentre occorrono sforzi concertati per garantire un ambiente e una qualità di vita migliori nelle città;

                la necessità di adottare un intervento razionale ed efficace per quanto concerne la produzione e lo smaltimento dei rifiuti, il cui trend di crescita rischia di raggiungere il livello di saturazione dell’ambiente;

            ancora l’Unione europea, con l’approvazione del libro bianco «La politica europea dei trasporti fino al 2010: il momento delle scelte», ha segnalato un percorso chiaro per l’adozione di una politica dei trasporti e delle infrastrutture che coniughi l’efficienza del sistema con una corretta sostenibilità ambientale;

            in ambito comunitario è stata data sempre una grande attenzione alla tutela degli habitat e alla conservazione delle specie animali e vegetali, da ultimo con la creazione di un sistema coordinato e coerente di aree destinate alla conservazione della diversità biologica presente nel territorio dell’Unione stessa, denominato «Natura 2000»;

            è significativo il ruolo che l’Unione e le imprese europee svolgono nello sfruttamento predatorio di foreste ed attraverso l’importazione di legname illegale proveniente da aree di conflitto e i processi di certificazione di risorse quali il processo di Kimberley per i diamanti cosiddetti insanguinati,

        impegna il Governo:

            a sostenere, in vista della Conferenza delle Parti della Convenzione sui Mutamenti Climatici che si terrà a Milano a dicembre, la politica dell’ambiente, della salute e della protezione dei consumatori nel pieno rispetto degli orientamenti dell’Unione europea, in particolare in materia di applicazione del protocollo di Kyoto sul cambio climatico, di istituzione di un regime di responsabilità ambientale come indicato dal Parlamento europeo nella sua risoluzione del 14 maggio 2003 e di mantenimento della moratoria de facto sull’introduzione di OGM al fine di preservare la tradizione rurale e l’economia agricola europea;

            a promuovere a livello comunitario e a perseguire in ambito nazionale una politica ambientale basata sui seguenti criteri:

                l’adozione di una politica energetica basata sul ricorso ad energie rinnovabili e alla diffusione ed incentivazione degli interventi per il risparmio energetico;

                l’indirizzo della politica dei trasporti verso la mobilità sostenibile, attraverso un riequilibrio modale che benefici i sistemi di trasporto a minore impatto ambientale, lo sviluppo del cabotaggio costiero, la riduzione del consumo di territorio, lo sviluppo dei sistemi di trasporto collettivo;

                l’orientamento della politica delle infrastrutture e della mobilità mediante un sistema di regole, incentivi ed un regime di tariffazione delle infrastrutture europee a sostegno dell’efficienza, del risparmio energetico, della logistica integrata, della sostenibilità ambientale e del riequilibrio modale per lo sviluppo del trasporto ferroviario e del cabotaggio;

                la modifica della politica degli investimenti nei trasporti transeuropei (TENS), al fine di assicurare l’integrazione europea, che dovrà essere coerente con politiche di riequilibrio modale, di efficienza d’uso delle reti, assicurando priorità alla riqualificazione, all’ammodernamento e al potenziamento delle infrastrutture esistenti;

                l’inserimento della realizzazione degli investimenti infrastrutturali proposti dalla Commissione europea in un quadro coerente di indicatori ambientali e di sostenibilità dei territori attraversati, assicurando la partecipazione dei cittadini nei processi di decisione;

                la predisposizione di iniziative volte a favorire una politica della vivibilità urbana che tenga conto dei miglioramenti connessi ad una riduzione del trasporto motorizzato privato e dell’inquinamento acustico e ad un più corretto ed efficiente uso degli impianti di riscaldamento e di condizionamento;

                l’adozione di una corretta azione di salvaguardia e tutela del territorio, basata sui principi della prevenzione e del rispetto delle zone a rischio sismico e idrogeologico;

                la prosecuzione delle strategie di azione comunitarie finalizzate alla riduzione della produzione dei rifiuti, alla crescita del riuso e riciclo dei materiali, nonché ad un corretto smaltimento dei rifiuti medesimi;

                l’implementazione dell’azione comunitaria di tutela degli habitat, degli ecosistemi e della biodiversità, anche attraverso l’ampliamento della rete delle aree protette riconosciute a livello comunitario e un più rigoroso rispetto delle direttive «Uccelli» (79/409) e «Habitat» (92/43) in materia di tutela degli animali selvatici e dei loro habitat;

                l’istituzione di un fondo comunitario finalizzato alla gestione dei siti di Rete Natura 2000;

                la valorizzazione e tutela delle risorse idriche, in modo che un uso razionale e responsabile ne consenta la fruibilità da parte di tutti i cittadini comunitari;

            a farsi promotore di una politica comunitaria finalizzata alla tutela degli animali, sia sotto il profilo della conservazione della natura, sia per garantirne il benessere in ogni condizione, comprese quelle che prevedono il loro sfruttamento, sostenendo in particolare:

                nell’ambito del trasporto degli animali vivi destinati alla macellazione o all’ingrasso, la definizione di un limite massimo complessivo di trasporto di 8 ore o 500 km, che il Parlamento europeo ha più volte sollecitato fin dal 1983;

                nell’ambito della politica europea sulle sostanze chimiche, ogni sforzo mirato ad evitare l’uso degli animali nei test sfruttando appieno le informazioni già esistenti, l’uso di test che non prevedano l’uso di animali e l’applicazione del principio di precauzione;

                nell’ambito dei negoziati dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC), lo sviluppo di un regime obbligatorio di etichettatura riportante le condizioni di benessere degli animali, applicabile a Paesi terzi;

                nell’ambito della Conferenza intergovernativa per la redazione della Costituzione europea, che la tutela degli animali, già prevista dal Protocollo allegato al Trattato, sia inserita come priorità nella legislazione e nella politica comunitaria, includendola tra gli obiettivi dell’Unione europea e integrandola in tutti gli ambiti pertinenti;

            ad assumere le necessarie misure in ordine alle responsabilità ambientali dell’Unione al di fuori del territorio dell’Unione stessa;

            a correggere le inadempienze in materia di diritto ambientale considerando che l’Italia è il secondo paese dell’Unione per numero di procedimenti d’infrazione aperti relativi alla cattiva applicazione di direttive ambientali;

            a completare la disciplina europea in materia di OGM con l’adozione di una adeguata regolamentazione per assicurare la tutela delle coltivazioni biologiche e convenzionali, introdurre la responsabilità del danno ed affermare la «tolleranza zero» in materia di contaminazione delle sementi; ad integrare la riforma della politica agricola comunitaria con la revisione delle organizzazioni comuni di mercato per i prodotti mediterranei e in particolare per l’olio d’oliva, il vino e l’ortofrutta; ad approvare e dotare di idonee risorse finanziarie il Piano europeo per lo sviluppo dell’agricoltura biologica, quale parte integrante della riforma di medio termine della PAC; nell’ambito del semestre di presidenza italiana, a sostenere nella conferenza ministeriale WTO di Cancun la linea negoziale rivolta ad affermare il principio di precauzione in materia di OGM, la difesa ed il riconoscimento internazionale delle produzioni di qualità e a denominazione d’origine e l’abbattimento delle misure tariffarie che ostacolano lo sviluppo agricolo dei Paesi del Terzo Mondo;

            a promuovere politiche di accoglienza e integrazione riguardo all’immigrazione che siano una risposta coerente al progetto dell’Europa come spazio di consolidamento ed estensione dei diritti civili e politici e di rafforzamento dei diritti sociali e del lavoro, in armonia con quanto previsto dalla Carta Sociale Europea (Strasburgo 3 maggio 1996) anche attraverso dispositivi quali il reddito di cittadinanza.

(6-00052) n. 4 (01 luglio 2003)

ANGIUS, BORDON, MARINI, MARINO, DEL TURCO, FABRIS, FILIPPELLI.

Respinta

Il Senato,

        premesso che:

            sin dall’avvio del processo di integrazione europea l’Italia ha compreso che solo la convinta adesione al percorso comunitario avrebbe garantito sviluppo e innovazione anche per il nostro Paese, coniugando così un progetto di pace e di cooperazione tra i popoli con una chiara visione dell’interesse nazionale;

            nel semestre di Presidenza italiana vengono a convergere la scadenza dell’allargamento al primo gruppo di dieci Paesi candidati, la riforma delle istituzioni dell’Unione e un difficile clima internazionale segnato dall’esigenza di lotta al terrorismo e dalla rottura della legalità internazionale con l’intervento in Iraq;

            l’attuale progetto di «Costituzione europea», così come varato dalla Convenzione, pur rappresentando un importante passo in avanti è ancora su molti aspetti qualificanti eccessivamente squilibrato su un asse intergovernativo rispetto al metodo comunitario di ispirazione federalista, a causa della riaffermazione del criterio statico dell’unanimità, che conferisce a ciascuno dei Paesi membri un diritto di veto per molte materie tra cui la politica estera, di difesa, quella fiscale, importanti aspetti di quella sociale, nonché per l’approvazione del medesimo Trattato e per i suoi sviluppi futuri;

            in detto Progetto si prevedono due figure stabili di vertice potenzialmente conflittuali, il Presidente del Consiglio europeo e il Presidente della Commissione, senza la definizione di un termine ad quem nel quale le due figure debbano essere unificate e, per di più, la scelta del Presidente della Commissione si configura come sostanzialmente rimessa alle volontà del Consiglio europeo con un potere limitato di rifiuto da parte del Parlamento a cui seguirebbe una nuova designazione del Consiglio;

            nell'ambito delle decisioni del Consiglio europeo miranti a correggere i gravi squilibri attualmente presenti nella PAC a danno delle colture mediterranee è da valorizzare un’agricoltura di qualità attenta alle esigenze e alla sicurezza dei consumatori;

            in sintonia con la medesima Commissione, inoltre, la prossima revisione dei fondi strutturali va impostata mantenendo fermi gli obiettivi irrinunciabili di coesione economica e sociale, anche al fine di non penalizzare le regioni italiane in ritardo di sviluppo,

        impegna il Governo:

            a perseguire, nel periodo di Presidenza di turno dell’Unione, un ruolo per l’Europa quale attore globale in grado di realizzare un’unità politica interna che superi le lacerazioni dei mesi scorsi, ripensando la struttura delle Nazioni Unite come organismo democratico e trasparente e la comunità euro-atlantica come basata su due pilastri distinti e cooperativi aventi pari dignità;

            a sviluppare ogni iniziativa per favorire la costruzione di un equilibrio multipolare, garanzia di pace, sicurezza e giustizia sociale per tutti i popoli;

            a valorizzare la necessaria cooperazione con quei Paesi che si affacciano sul bacino del Mediterraneo nonché il dialogo culturale e religioso con i popoli che in esso sono presenti;

            a perseguire un’azione equilibrata e attiva nel conflitto israelo-palestinese, in particolare attraverso un sostegno esplicito al governo di Abu Mazen ed all’Autorità nazionale palestinese, alla «road map», definita soprattutto con il contributo dell’Europa, e ad impegnarsi altresì per la promozione di una conferenza di pace che possa avviare un nuovo protagonismo europeo nell’area mediorientale a servizio della stabilità dell’area e del dialogo;

            a rispettare nei tempi stabiliti gli impegni previsti per completare l’ingresso dei nuovi Paesi membri, compresi Bulgaria e Romania nel 2007, e avviare, indicando un chiaro percorso, il processo di allargamento alle nuove democrazie dell’area balcanica che hanno superato gli esasperati nazionalismi del recente passato, in modo da stabilizzare definitivamente l’area e la convivenza interetnica al suo interno;

            a ripartire, per far fronte al preoccupante contesto economico internazionale, ma nel pieno rispetto degli equilibri nei bilanci pubblici, dal solco ideale segnato dal piano Delors e dal percorso delineato sin dai vertici di Lisbona del 23 e 24 marzo 2000 e di Goteborg del 15 e 16 giugno 2001, configurando un’azione imperniata sulla Commissione, centrata sull’abbattimento delle persistenti barriere regolamentari, amministrative e fiscali tra i diversi Stati che impediscono la realizzazione di un mercato unico, e che non si limiti ai possibili investimenti pubblici sulle infrastrutture, tra cui quelli per la costruzione dei fondamentali corridoi transeuropei 5 e 8, ma che promuova altresì i necessari investimenti pubblici in formazione, ricerca e sviluppo, come ribadito di recente nel Consiglio europeo di Salonicco del 19 e 20 giugno;

            a realizzare un effettivo spazio di libertà, sicurezza e giustizia, contrastando la criminalità organizzata, il terrorismo internazionale, i traffici di esseri umani, tenendo conto in particolare degli obiettivi espressi sin dalle conclusioni del Consiglio europeo di Tampere (15 e 16 ottobre 1999) nonché del termine perentorio del 31 dicembre 2003 stabilito dall’articolo 34 della Decisione quadro del Consiglio europeo del 13 giugno 2002 per l’adeguamento alle disposizioni in essa previste sul mandato di arresto europeo;

            a promuovere nell’ambito di una comune azione europea le necessarie politiche e le iniziative adeguate per contrastare il tragico fenomeno dell’immigrazione clandestina e del suo sfruttamento;

            ad adottare ogni iniziativa utile perché l’Unione europea rispetti gli impegni presi in più sedi per la riduzione dell’emissione dei gas serra e ad adoperarsi in tutte le possibili sedi diplomatiche affinché i principali paesi responsabili dei più alti livelli di emissione dei gas ad effetto serra, che non hanno ancora ratificato il protocollo, procedano sollecitamente in tal senso;

            a sviluppare, secondo le conclusioni del recente Consiglio europeo di Salonicco (19 e 20 giugno 2003), una politica globale e pluridimensionale per l’accoglienza e l’integrazione dei cittadini di paesi terzi che soggiornano avendone titolo nel territorio dell’Unione, contrastando ogni forma di razzismo e di xenofobia, garantendo loro diritti e doveri analoghi a quelli dei cittadini dell’Unione;

            a sostenere tutte le proposte che configurino una vera e propria «Costituzione europea» e non un mero Trattato tra Stati, valorizzando così, nelle forme possibili, l’ispirazione federalista europea delle culture democratiche riformiste ed ecologiste del nostro paese, senza cedimenti a logiche di euroscettiscismo;

            ad adoperarsi in ogni modo affinché non si arretri rispetto agli importanti risultati raggiunti in seno alla Convenzione, nonché a fare ogni sforzo utile per favorire ogni ulteriore progresso sulla via di una maggiore integrazione, valutando attentamente la necessità di estendere il più possibile il voto a maggioranza e mantenendo l’unanimità solo per casi eccezionali, dovuti a imprescindibili e motivati interessi nazionali;

            a prevedere una clausola evolutiva che disponga in tempi ragionevoli la fusione della carica di Presidente del Consiglio e della Commissione, sulla base del duplice e paritario consenso del Consiglio e del Parlamento europeo, stabilendo comunque sin d’ora una procedura più equilibrata tra Consiglio e Parlamento per la scelta del Presidente della Commissione;

            a garantire, attraverso i singoli Ministri competenti per settore, un costante e tempestivo rapporto con le rispettive Commissioni parlamentari rispetto a tutti i temi trattati nel semestre di Presidenza al fine di assicurare il massimo coinvolgimento del Senato della Repubblica nell’arco di tale delicato periodo.

(6-00053) n. 5 (01 luglio 2003)

SCHIFANI, NANIA, D'ONOFRIO, PERUZZOTTI, DEL PENNINO, CRINO'.

Approvata

Il Senato,

            udite le comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri sulle linee programmatiche del Governo in vista del semestre di Presidenza italiana dell’Unione europea,

        le approva .



Allegato B

Testo integrale dell'intervento del senatore Colombo nella discussione sulle comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri sulla politica estera alla vigilia del semestre di Presidenza italiana dell'Unione Europea

Onorevole Presidente del Senato, onorevoli colleghi senatori, signor Presidente del Consiglio, mi sia consentito di osservare che un dibattito come questo, che precede e dovrebbe orientare il semestre di presidenza italiana dell'Unione Europea, richiederebbe un approfondimento maggiore, una riflessione più ampia di quanto la ristrettezza dei tempi ci consente. Comprendo la difficoltà di comporre in tempi ristretti esigenze diverse, eppure vorrei auspicare che per alcuni temi che costituiscono passaggi vitali della politica interna, ma soprattutto internazionale, il Parlamento non dichiari soltanto, ma rifletta, elabori, giudichi, paragoni i diversi punti di vista, sfuggendo alle posizioni precostituite, alle contrapposizioni fra maggioranza ed opposizione, ritenute però un'esigenza inderogabile del sistema piuttosto che un bisogno della ragione e della responsabilità.

Non fu forse Einaudi a dirci che la più alta soddisfazione e gratificazione in Parlamento gli derivava dal veder rispecchiato il suo pensiero in quello dell'avversario e viceversa. Ma in questo nostro sistema non ci sono specchi…

Per quanto mi riguarda non mi lascerò imbrigliare da questa consuetudine alla contrapposizione pregiudiziale ed esprimerò in piena libertà il mio giudizio, le mie critiche, ispirandole ad una volontà costruttiva, poiché sono convinto e sento che a presiedere il semestre europeo non sia questo o quel pur rispettabile protagonista, ma è l'Italia e perciò come italiani abbiamo il dovere di concorrere tutti all'impresa, chiudendo i nostri negozi (particolari) e aprendoci alla fruttuosa lievitazione dei valori che, nella storia del dopoguerra, hanno guidato le nostre scelte per un'Europa davvero capace di riunire, decidere, contare, leale nelle alleanze, come agente di pace, di sviluppo, di civiltà.

Sono grato al Presidente del Consiglio di non aver riportato nel testo scritto del suo intervento un giudizio che mi era parso di ascoltare nella sua esposizione orale e che mi aveva turbato e cioè che mai come ora sarebbe stato alto il prestigio internazionale dell'Italia.

Penso sia inutile rammentare che, nella tradizione democratica del nostro Paese la politica internazionale, e segnatamente quella europeista, hanno sempre inteso costituire, nella chiarezza degli obiettivi e nella lealtà delle alleanze, un grande fattore di coesione, il filo conduttore del comune sentire della società italiana.

Anche quando il quadro della solidarietà era attraversato da un "limes" politico ideologico netto, sempre la politica internazionale e la politica europea hanno costituito una ragione di identità, di riconoscibilità, di coerenza non mediabile né contrattabile.

Signor Presidente del Consiglio, in questi sei mesi lei ha un grande patrimonio da preservare, da gestire, da riaffermare in una situazione internazionale che richiede più Europa per una maggiore stabilità.

L'Italia, pur non avendo interessi diretti nel settore carbosiderurgico, aderì alla prima Comunità, quella del carbone e dell'acciaio, per determinazione di De Gasperi, per una sua profetica intuizione intorno al valore meta-economico di quella integrazione, nello svolgimento dei processi a venire. Con quella decisione politica, più che economica, l'Italia entrò nella grande storia dopo la sconfitta e difese la sua libertà e la sua democrazia assediate, nel secolo breve, dallo scontro esterno ed interno delle ideologie.

Mi permetto di ricordarle, signor Presidente del Consiglio, che tutte le presidenze italiane delle Comunità allora, dell'Unione oggi, sono state di grande prestigio, autorevoli e costruttive.

Vorrei ricordare quella che portò alla politica agricola comune; e poi quella che condusse alla soluzione della crisi della "sedia vuota" aperta dalla Francia sul voto maggioritario; e poi la dichiarazione di Venezia sul Medio Oriente i cui termini hanno guidato la trattativa dal 1980 in poi e sono validi tuttora solo che Stati Uniti, Europa, Russia impegnino tutta le loro forze ed autorità; un'altra presidenza italiana concluse con tenacia la controversia con l'Inghilterra sugli apporti e le devoluzioni dei singoli Stati, al bilancio comunitario, che paralizzava da mesi l'attività comunitaria; sotto Presidenza italiana la Comunità europea concluse la trattativa per il processo di Helsinki (firmatario Moro); infine mi si faccia ricordare la Presidenza italiana con Craxi ed Andreotti, che mettendo in minoranza a Milano la signora Tatcher aprì la strada al trattato Maastricht al mercato unico e quindi alla moneta comune. Potrei continuare sull'onda dei ricordi: sarebbe un utile esercizio di memoria, per concludere che l'Italia quando ha creduto fermamente nell'Europa ha avuto grande autorità ed il rispetto di grande Nazione quale essa è.

Tutto questo patrimonio ed il peso che l'Italia può esercitare per fare avanzare il compimento dell'Unione è nella sue mani ora, signor Presidente del Consiglio.

Ho letto il suo programma. Mi permetto di dirle che esso è per alcuni aspetti da integrare, per altri da approfondire. I temi dell'allargamento richiedono un analisi più approfondita sulla scelta Europa spazio-Europa potere e soprattutto sul quesito se le istituzioni di cui si va discutendo sono tali da garantire l'impegno dei nuovi membri su tutti i fronti sui quali l'Europa, per essere un vero soggetto politico internazionale, deve assumere precise responsabilità.

Sul tema dell'allargamento mi permetto di suggerire al Presidente del Consiglio di non invitare con facilità nuovi membri senza che vi sia un approfondito esame delle ragioni politiche e geopolitiche della ulteriore estensione della Comunità ed anche in alcuni casi della contiguità territoriale, delle affinità culturali. Ma vorrei qui affermare che principale compito della Presidenza italiana, compito che precede e condiziona il raggiungimento di tutti gli altri fini, anche quelli giuridico-istituzionali, è quello di ricostituire l'unità morale, politica, di politica interna ed internazionale che gli ultimi eventi hanno posto in crisi e che, a mio avviso, gli incontri e i documenti comuni, le pacche sulle spalle, i larghi sorrisi spesso affettati, non sono riusciti ancora a chiarire: mi riferisco all'unilateralismo degli Stati Uniti; ai suoi effetti sul complessivo ordinamento internazionale; alla riduzione dell'allargamento della distanza tra le sponde dell'Atlantico; alla divisione degli europei sugli eventi dell'Irak; al legittimo quesito sulla politica inglese: se sia più forte il legame speciale con gli Stati Uniti o quello con la Comunità europea; ai non sopiti risentimenti fra i Paesi che apparvero filo-americani e quelli che restarono legati alla solidarietà europea.

La cartina di tornasole per la chiarificazione di una situazione nella quale riemergono nostalgie, miti, aspirazioni che sembravano scomparsi o sopiti, e si affacciano nuove e disperate culture che farebbero ritornare indietro tutti quanti i popoli rispetto a quanto hanno acquisito tanto nell'ordinamento giuridico della società internazionale, quanto nella consapevolezza che un multipolarismo consapevole, garanzia di stabilità e di pace si fonda anzitutto sulla assunzione delle responsabilità dell'Europa come autentico soggetto della politica internazionale, capace di collaborare come negli ultimi 50 anni con gli Stati Uniti d'America.

Vogliamo un'Europa che sappia essere anche un insieme di valori spirituali e morali (Chabod).

È questa la grande responsabilità dell'Italia.

Cosciente di essa il Presidente della Repubblica ha compiuto una intensa ed impegnativa opera di persuasione, e si è assunto molte responsabilità perché la Presidenza italiana potesse svolgersi in una atmosfera di attenuazione degli scontri politici e di esasperata dialettica fra i poteri dello Stato. Dobbiamo essergliene profondamente grati ed assecondarlo, anche quando quest'azione tocca corde sensibili.

Le voci di dissenso, quando non di censura, che vengono da parte della stampa europea alla vigilia del cosiddetto "semestre italiano" devono costituire motivo per una costruttiva riflessione, signor Presidente del Consiglio, sui valori cui sarà necessario ispirarsi e sui comportamenti da assumere sia per quel che attiene alle responsabilità di Governo sia per quel che riguarda il sentimento nazionale.

Soprattutto in un momento e in un passaggio difficile della nostra vita nazionale è necessario che gli obiettivi del Governo appaiano chiari ed espliciti e sappiano interpretare il sentimento civile del Paese. Cosicché, per questa naturale identificazione, sia possibile respingere valutazioni strumentali, apprensioni immotivate e riserve di ogni genere, recuperando quel profilo alto della tradizione civile italiana conseguito mediante gli atti, le scelte lungimiranti e le azioni coerenti che fecero dell'Italia uno dei Paesi fondatori dell'Unione Europea.

Sen. Colombo

Testo integrale della dichiarazione di voto del senatore Del Pennino nella discussione sulle comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri sulla politica estera alla vigilia del semestre di Presidenza italiana dell'Unione Europea

Signor Presidente, colleghi Senatori, l'esposizione che il Presidente del Consiglio ci ha fatto giovedì scorso, sui problemi che dovrà affrontare nel semestre di Presidenza italiana del Consiglio dell'Unione Europea e sulle linee guida che ispireranno l'azione del Governo, offre a tutti noi argomenti di discussione e motivi di riflessione.

Riflessione sulle responsabilità che investono oggi l'Italia, non solo per il fatto che il Paese che assume la guida dell'Europa ha il compito di stabilire l'agenda e le priorità, definendo così le linee direttrici della politica dell'Unione per il semestre, ma anche e soprattutto perché la Presidenza di turno italiana coincide con un passaggio fondamentale per la definizione del futuro assetto istituzionale dell'Unione, e si colloca altresì in una fase assai delicata dello storico rapporto tra l'Europa e gli Stati Uniti.

Negli scorsi giorni il Ministro degli Esteri ha ricordato in un articolo su un'importante quotidiano nazionale, come le Presidenze italiane abbiano "spesso coinciso con momenti cruciali della storia europea: da quella di Craxi del 1985, con l'avvio dell'Atto Unico e la conclusione dei negoziati per l'adesione di Spagna e Portogallo all'Unione, a quella di Andreotti del 1990, quando fu avviato il processo che condusse all'approvazione del trattato di Maastricht e all'Unione Monetaria.

Ma, come lo stesso Ministro ha sottolineato, è certo che il compito che attende oggi l'Italia è ancor più impegnativo. Perché si tratta di compiere un passo fondamentale per la costruzione europea, con la trasformazione in senso costituzionale degli attuali trattati, avviando il passaggio dell'Unione da soggetto internazionale a Stato Costituzionale.

Il progetto di trattato costituzionale elaborato dalla Convenzione presieduta da Giscard d'Estaing non ha suscitato entusiastici consensi: molti si aspettavano di più sul piano del rafforzamento dei poteri dell'Unione rispetto ai singoli Stati nazionali. Anche noi repubblicani avremmo, ad esempio, auspicato una più ampia riduzione delle materie per le quali è mantenuto il diritto di veto.

Ma realisticamente dobbiamo dire che esso rappresenta oggi l'unico compromesso possibile e condividiamo l'affermazione del presidente Ciampi, secondo il quale "è prioritario consolidare i risultati acquisiti e salvaguardare le premesse di ulteriori sviluppi", e sarebbe di conseguenza "un grave errore che le soluzioni consensuali raggiunte dalla Convenzione venissero rimesse in discussione dalla Conferenza Intergovernativa".

Ma proprio per questo, e perché conosciamo le riserve che hanno avanzato alcuni stati sul progetto di Costituzione elaborato dalla Convenzione, confidiamo che il Presidente del Consiglio svolga una sagace e paziente azione di persuasione nei confronti degli altri Governi dell'Unione, affinché i risultati raggiunti non siano vanificati alla Conferenza Intergovernativa.

Un'opera la cui necessità è stata sottolineata proprio stamattina anche da Jaques Delors.

Se giungere al varo della Costituzione europea è il primo impegnativo compito che ci attende nel semestre di Presidenza italiana, non meno rilevante è l'esigenza di creare le condizioni per un rilancio della collaborazione tra Europa e Stati Uniti, indispensabile per garantire condizioni di sicurezza internazionale e premessa per realizzare una condizione di equilibrio e di stabilità nel Medio Oriente e nell'Asia Centrale.

E proprio nello scacchiere medio-orientale credo si possa realizzare una forte sinergia tra l'intervento europeo e quello americano, per cercare di risolvere il drammatico conflitto israeliano-palestinese, e garantire il successo della cosiddetta "road-map". Abbiamo apprezzato sul punto le dichiarazioni del Presidente del Consiglio e salutiamo positivamente l'annuncio che egli ha dato dell'imminente visita del Primo Ministro palestinese Abu Mazen a Roma.

Se gli Stati Uniti hanno il compito preminente di indurre alla ragionevolezza e a rinunce il premier israeliano, l'Europa, che in tutti questi anni ha intrecciato particolari rapporti di solidarietà e di amicizia con l'Autorità palestinese, deve a sua volta svolgere un'azione di forte pressione perché essa direttamente reprima ogni tipo di attività terroristica.

Un'azione comune euro-americana che forzi i due contendenti a comportamenti coerenti con una volontà di pace e con l'obiettivo di realizzare la coesistenza di due stati reciprocamente riconosciuti, accompagnata da un piano di interventi per la ricostruzione della Palestina, quale quello che il Presidente del Consiglio ha annunciato, è la premessa per porre fine alla tragedia dei territori.

Accanto a questi due prioritari impegni, il Presidente del Consiglio nella sua esposizione, ha accennato a molte altre questioni che sono collocate nell'agenda del semestre di Presidenza italiano, da quella delle grandi reti infrastrutturali transeuropee, alla sostenibilità dei regimi pensionistici, dall'ulteriore allargamento dell'Unione a quella dell'immigrazione clandestina.

Per ragioni di tempo non posso affrontarli tutti. Ma desidero soffermarmi un momento sull'ultimo, quello relativo all'esigenza di un'azione comune europea in materia di immigrazione clandestina e di controllo delle frontiere.

È un tema che da noi viene vissuto in modo particolarmente drammatico, perché coi nostri 4000 km di coste rappresentiamo il più facile approdo per l'immigrazione clandestina. Un'immigrazione che, peraltro, non è destinata solo a fermarsi nel nostro paese, ma che trova sbocchi in tutta Europa.

E' essenziale quindi impostare - come il Presidente del Consiglio ha dichiarato di voler fare - una gestione integrata delle frontiere esterne con suddivisione dei relativi oneri e una politica comune dei rimpatri.

Così come è - a nostro avviso prioritaria - un'intesa dell'Unione con i paesi da cui proviene il traffico dei clandestini nel quadro dei programmi di collaborazione con questi Stati. E in tale prospettiva salutiamo positivamente l'iniziativa del ministro Pisanu per un accordo con la Libia.

Ma, mi si permetta sul punto un'ultima osservazione: ed è un tema nuovo che sottopongo all'attenzione del Governo. Forse nel quadro dell'aiuto ai paesi sottosviluppati, da cui parte l'ondata dei boat-people, occorrerebbe che l'Unione rivedesse la sua politica sugli OGM, indispensabili per combattere la fame nel Terzo mondo, e superasse alcune concezioni protezionistiche che continuano a caratterizzare le sue scelte in materia di politica agricola, come hanno evidenziato ancora negli scorsi giorni Anna Meldolesi e Germinello Alvi.

Se è vero come ha dichiarato il presidente della Commissione Europea, onorevole Prodi, che il problema che più lo angoscia è quello del "conflitto tra sviluppo e sottosviluppo e che occorre esigere un ripensamento radicale, una nuova visione del mondo che ancora non emerge" è necessario che, per farla emergere, l'Europa incominci a liberarsi dai suoi egoismi.

 

 

Sen. Del Pennino

Integrazione alla dichiarazione di voto del senatore Filippelli nella discussione sulle comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri sulla politica estera alla vigilia del semestre di Presidenza italiana dell'Unione Europea

Lei incomincia male, signor Presidente!

Nel momento in cui si insedia alla guida dell'Unione Europea, si esalta in attacchi sconsiderati alla magistratura e alla stampa, solo perché non tollera che qualcuno possa metterla in discussione.

Ma come può immaginare di restare fuori dalle polemiche se lei le provoca continuamente quando sostiene che il suo Governo produce fatti e non parole, che nella maggioranza non scorre il sangue, che l'Italia non è più la malata d'Europa, che il suo Governo mantiene gli impegni assunti, che ha allentato la pressione fiscale, che ha sotto controllo la finanza pubblica, che è invece al collasso; che ha costruito progetti di economia reale e di crescita; che sta realizzando le grandi infrastrutture, dal cui novero, però, manca la S.S.106 (evidentemente non è considerata né grande né importante); che esalta il ruolo benefico della Lega nella maggioranza; che parla della difesa dell'ambiente, quando pochi giorni fa ha approvato una legge che consente lo scempio dell'ambiente; che parla di lotta alla criminalità organizzata quando essa dilaga ormai dovunque, soffocando, in alcune Regioni, la crescita economica e bloccando gli investimenti.

Nella sua relazione non parla della pace, non accenna ai problemi ai problemi dell'agricoltura, l'unico settore trainante dell'economia del Mezzogiorno, condizionato da una politica penalizzante.

Ha parlato del regime pensionistico e previdenziale e questo ci preoccupa: non vorremmo che tutto il suo impegno si esaurisca nella modifica del sistema pensionistico e previdenziale a danno dei lavoratori e a favore del sistema assicurativo di potenti gruppi privati.

Questo ci preoccupa, come ci preoccupa la modernizzazione dei mercati del lavoro che non tiene presente e in conto la diversa realtà in cui vivono i giovani delle Regioni meridionali ove le offerte di lavoro sono poche e le richieste moltissime.

Per tutto questo, pur volendo contribuire a creare condizioni di serenità, non possiamo non esprimere una valutazione negativa e tante, tante perplessità.

Sen. Filippelli

Commissioni permanenti, approvazione di documenti

La 2a Commissione permanente (Giustizia) ha approvato due documenti a conclusione dell'esame, ai sensi dell'articolo 144, comma 1, del Regolamento:

della proposta di decisione quadro del Consiglio relativa all'esecuzione nell'Unione europea dei provvedimenti di blocco dei beni o di sequestro probatorio (Doc. XVIII, n. 3);

della proposta di decisione quadro del Consiglio relativa alla lotta contro la corruzione nel settore privato (Doc. XVIII, n. 4).

Ai sensi dell'articolo 144, comma 2, del Regolamento, detti documenti sono stati trasmessi al Presidente del Consiglio dei ministri ed al Presidente della Camera dei deputati.

Commissione parlamentare consultiva sull'attuazione della riforma amministrativa, variazioni nella composizione

Il Presidente della Camera dei deputati in data 27 giugno 2003 ha chiamato a far parte della Commissione parlamentare consultiva sull'attuazione della riforma amministrativa il deputato Nerio Nesi, in sostituzione del deputato Riccardo Illy, dimessosi dal mandato parlamentare.

Procedimenti relativi ai reati previsti dall'articolo 96 della Costituzione, trasmissione di decreti di archiviazione

Con lettera in data 26 giugno 2003, il Procuratore della Repubblica presso il tribunale di Roma ha comunicato, ai sensi dell'articolo 8, comma 4, della legge costituzionale 16 gennaio 1989, n. 1, che il collegio per i procedimenti relativi ai reati previsti dall'articolo 96 della Costituzione, costituito presso il suddetto tribunale, ha disposto, con decreto in data 16 giugno 2003, l'archiviazione degli atti relativi ad ipotesi di responsabilità nei confronti di Vincenzo Bianco, nella sua qualità di Ministro dell'Interno pro tempore.

Disegni di legge, trasmissione dalla Camera dei deputati

Presidente del Consiglio dei ministri

Ministro giustizia

(Governo Berlusconi-II)

Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 21 maggio 2003, n. 112, recante modifiche urgenti alla disciplina degli esami di abilitazione alla professione forense (2354)

(presentato in data 27/06/03)

C.3998 approvato dalla Camera dei Deputati;

Presidente del Consiglio dei ministri

Ministro Attività produttive

(Governo Berlusconi-II)

Delega al Governo in materia di protezione giuridica delle invenzioni biotecnologiche (1745-B)

(presentato in data 30/06/03)

Derivante da stralcio art. 6 del DDL C.2031

C.2031-TER approvato dalla Camera dei Deputati; S.1745 approvato con modificazioni dal Senato della Repubblica; C.2031-TER-B approvato con modificazioni dalla Camera dei Deputati;

Disegni di legge, annunzio di presentazione

Ministro Economia e finanze

(Governo Berlusconi-II)

Rendiconto generale dell' Amministrazione dello Stato per l' esercizio finanziario 2002 (2355)

(presentato in data 30/06/03)

Ministro Economia e finanze

(Governo Berlusconi-II)

Disposizioni per l'assestamento del bilancio dello Stato e dei bilanci delle Amministrazioni autonome per l'anno finanziario 2003 (2356)

(presentato in data 30/06/03)

Sen. CORTIANA Fiorello

Modifiche alla normativa riguardante i corsi annuali integrativi dell'istituto magistrale (2357)

(presentato in data 01/07/03)

Disegni di legge, assegnazione

In sede referente

2ª Commissione permanente Giustizia

Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 21 maggio 2003, n. 112, recante modifiche urgenti alla disciplina degli esami di abilitazione alla professione forense (2354)

previ pareri delle Commissioni 1° Aff. cost., 5° Bilancio, 7° Pubb. istruz.; E' stato inoltre deferito alla 1° Commissione permanente, ai sensi dell'articolo 78, comma 3, del Regolamento.

C.3998 approvato dalla Camera dei Deputati;

(assegnato in data 27/06/03)

Disegni di legge, presentazione di relazioni

A nome della 10ª Commissione permanente Industria

in data 30/06/2003 il Relatore TUNIS GIANFRANCO ha presentato la relazione sul disegno di legge:

Sen. TOIA Patrizia ed altri

" Norme per la protezione dei soggetti malati di celiachia" (697)

Camera dei deputati, trasmissione di documenti

Il Presidente della Camera dei deputati, con lettera in data 24 giugno 2003, ha inviato, ai sensi dell'articolo 127, comma 2, del Regolamento della Camera dei deputati, il documento approvato dalla II Commissione (Giustizia) di quell'Assemblea, nella seduta del 19 giugno 2003, sulla proposta di decisione quadro del Consiglio dell'Unione europea relativa alla lotta contro la corruzione nel settore privato.

Detto documento è stato trasmesso alla 2a Commissione permanente.

Governo, richieste di parere su documenti

Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 27 giugno 2003, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 21 della legge 15 marzo 1997, n. 59, la richiesta di parere parlamentare sullo schema di regolamento concernente "Riforma delle scuole ed istituti a carattere atipico di cui alla parte I del titolo II, capo III, del testo unico approvato con decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297" (n. 249).

Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139-bis del Regolamento, tale richiesta è stata deferita alla 7a Commissione permanente, che dovrà esprimere il proprio parere entro il 30 agosto 2003. La 1a e la 5a Commissione permanente potranno formulare le proprie osservazioni alla Commissione di merito, in tempo utile affinché questa possa esprimere il parere entro il termine assegnato.

 

Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 27 giugno 2003, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 7 della legge 14 febbraio 2002, n. 30, la richiesta di parere parlamentare sullo schema di decreto legislativo recante: "Attuazione delle deleghe in materia di occupazione e mercato del lavoro di cui alla legge 14 febbraio 2003, n. 30" (n. 250).

Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139-bis del Regolamento, tale richiesta è stata deferita alla 11a Commissione permanente, che dovrà esprimere il proprio parere entro il 31 luglio 2003. La 1a, la 2a, la 5a e la 7a Commissione permanente potranno formulare le proprie osservazioni alla Commissione di merito, in tempo utile affinché questa possa esprimere il parere entro il termine assegnato.

 

Governo, trasmissione di documenti

Con lettere in data 24 giugno 2003, il Ministero dell'interno, in adempimento a quanto previsto dall'articolo 141, comma 6, del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, ha comunicato gli estremi del decreto del Presidente della Repubblica concernente lo scioglimento dei consigli comunali di Frasso Telesino (Benevento), Paesana (Cuneo), Copertino (Lecce) e Settefrati (Frosinone).

Corte dei conti, trasmissione di relazioni sulla gestione finanziaria di enti

Il Presidente della Sezione del controllo sugli Enti della Corte dei conti, con lettera in data 20 giugno 2003, ha inviato, in adempimento al disposto dell'articolo 7 della legge 21 marzo 1958, n. 259, la determinazione e la relativa relazione sulla gestione finanziaria dell'Ente Nazionale di Assistenza al Volo (ENAV S.p.A.), per gli esercizi 2001 e 2002 (Doc. XV, n. 163).

Alla determinazione sono allegati i documenti fatti pervenire dall'Ente suddetto ai sensi dell'articolo 4, primo comma, della legge stessa.

Detta documentazione è stata deferita, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5a e alla 8a Commissione permanente.

 

 

Interrogazioni

SPECCHIA - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro delle attività produttive - Premesso:

che interruzioni di energia elettrica verificatesi nella giornata del 26 giugno 2003 hanno causato pesanti disagi e anche danni alle attività produttive e ai singoli cittadini in tutta Italia;

che la necessità di far fronte alla insufficienza, dovuta agli alti consumi in questi giorni, non può assolutamente giustificare quanto è accaduto;

che infatti da parte del Gestore della Rete Nazionale e dell’Enel non sono stati preavvertiti in tempo utile la Protezione Civile, le Regioni (assessorati alla Protezione Civile), i Sindaci e gli utenti;

che da parte di tutti questi soggetti sono state avanzate pesanti critiche nei confronti del Gestore Nazionale della Rete e dell’Enel;

che comunque la Protezione Civile non doveva certamente attendere il formale preavviso, visto che da almeno due giorni i giornali e le televisioni avevano dato notizie sia pure generiche sui black out che ci sarebbero stati;

che, per quanto riguarda la Puglia, Brindisi e la sua Provincia sono state le più penalizzate nonostante che il territorio brindisino ospiti tre grandi centrali;

che la provincia di Brindisi nel 2002 ha registrato la maggior durata dei black out rispetto al resto d’Italia;

rilevato:

che è urgente comunque l’attuazione di interventi per aumentare la quantità di energia disponibile per tutta l’Italia;

che va migliorata e potenziata la rete in alcune aree, come ad esempio la provincia di Brindisi,

l’interrogante chiede di conoscere quali urgenti iniziative intendano assumere il Presidente del Consiglio dei ministri e il Ministro delle attività produttive

(3-01135)

MALABARBA, SODANO Tommaso - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro degli affari esteri - Premesso che:

la situazione politico-sociale e militare nell’Iraq, nonostante la conclamata fine della guerra, continua ad essere caratterizzata su tutto il territorio da fortissime tensioni, sfociate in più occasioni in veri e propri scontri armati. L’operazione "Peninsula Strike" messa in atto dalle forze armate americane nel nord del Paese impegna in vere e proprie azioni militari oltre quattromila fanti della IV divisione con carri armati e l’appoggio di elicotteri da combattimento, "Apache";

tutto ciò è dovuto in notevole parte alla sempre più manifesta opposizione che cresce nella società irachena e tra le forze politiche e religiose contro l’occupazione anglo-americana. A tal proposito parlano chiaro anche le azioni di gruppi di miliziani del passato regime di Saddam Hussein che sono stati protagonisti di violenti attacchi contro gli occupanti, con la conseguenza di numerosi morti tra gli iracheni gli americani;

continua lo stato di estrema confusione nella ricerca di un equilibrio istituzionale che diventa ogni giorno più improbabile: infatti nessun passo avanti significativo è stato compiuto dal governatore statunitense, Paul Bremer – succeduto a Garner, per avviare il Paese verso una qualche forma di normalizzazione, ancorché eterodiretta e imposta, come è nelle intenzioni dell’amministrazione Bush, e proprio per questo non accettata dalla popolazione. Bremer deve ogni giorno di più fronteggiare i capi dei movimenti sciiti che minacciano sempre nuove e clamorose proteste e che non hanno affatto rispettato l’ordine di disarmare le milizie impartito dallo stesso Bremer. La stessa responsabile della sicurezza nazionale, Condoleeza Rice, ha dovuto ammettere che esistono "sacche di resistenza" nel paese;

sul possesso di armi di distruzione di massa da parte del regime, cioè sulla ragione di fondo addotta dal presidente Bush e dal premier Blair per giustificare la guerra preventiva contro l’Iraq, si è aperta nei due paesi alleati una grave crisi politico - istituzionale, in ragione del fatto che emergono episodi di manipolazione delle informazioni fornite ai rispettivi governi dai servizi di intelligence. Tali informazioni, come dicono molti responsabili degli stessi servizi, non davano affatto per assodata l’esistenza delle armi di distruzione di massa, e appare sempre più evidente che furono artatamente manipolate per accreditare la tesi cara a Bush; dalla Cia e dalla intelligence britannica sono venute addirittura conferme sulle pressioni che i servizi avevano ricevuto per presentare le cose in modo gradito alla Casa Bianca, al Pentagono e a Downing Street;

tali manipolazioni hanno effettivamente avuto un ruolo significativo nel convincere parte dell’opinione pubblica ed esponenti dell’establishment internazionale, tanto che, come consta agli interroganti, lo stesso presidente del Consiglio Berlusconi, nella conferenza Stampa dopo il colloquio con il Presidente USA il 23 gennaio 2003, fece sua incautamente la tesi dell’esistenza delle armi, affermando "Bush ha la certezza che ve ne siano le prove",

si chiede di sapere:

se il Governo, in questo quadro di ripresa degli scontri armati in Iraq e di instabilità e di confusione a livello internazionale per ciò che riguarda il futuro di quel Paese e dell’intera area, non ritenga necessario soprassedere immediatamente agli impegni presi con l’amministrazione Bush, fornendo al Parlamento tutti i dati in suo possesso sull’intera situazione;

in particolare, perché il Presidente del Consiglio abbia ritenuto veritiera la versione data dal governo degli Stati Uniti, in difformità da quanto sostenuto dal capo degli ispettori Onu in Iraq, quanto alla presenza certa di armi di distruzione di massa in quel paese.

(3-01136)

BATTISTI - Ai Ministri dell'interno e della difesa - Premesso che:

all’alba di sabato 21 giugno 2003 nel porto di Lampedusa è entrato un battello di 12 metri con un carico di 107 immigrati clandestini;

l’imbarcazione non è stata preventivamente intercettata, nonostante le autorità incaricate di sorvegliare le nostre coste siano fornite dei più moderni mezzi utili allo scopo;

stando a quanto dichiarato dal comandante Romeo Cavalin in data 21 giugno all’agenzia di stampa Ansa, all’ora dello sbarco le motovedette della Guardia di Finanza e della Capitaneria erano in porto, poiché le condizioni del mare facevano supporre l’impossibilità di sbarchi;

sempre secondo il Comandante Cavalin l’imbarcazione è stata avvistata durante un pattugliamento tardivo delle coste;

secondo quanto riportato dall’agenzia Adnkronos in data 21 giugno, l’avvistamento non è avvenuto in mare aperto ma nel momento in cui il battello dei clandestini, entrando nel porto e sbagliando manovra, ha urtato una motovedetta della Guardia di Finanza, i cui uomini sono stati avvertiti dell’accaduto dal personale della Capitaneria di Porto, svegliato dal rumore dell’urto,

si chiede di sapere:

quali siano le ragioni del mancato utilizzo dei mezzi di intercettazione adatti alla circostanza;

quale sia la reale dinamica degli eventi;

quali siano i soggetti responsabili dell’accaduto.

(3-01137)

FABRIS - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso:

che il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti finanzia e produce con la RAI "Quizzauto", il programma televisivo dedicato all’educazione stradale condotto da Paolo Brosio e Luana Ravagnini tutti i sabati alle ore 18.00 su Raidue;

che il programma televisivo "Quizzauto" nasce con il meritevole obbiettivo di promuovere una vera cultura della sicurezza nella circolazione stradale;

che durante la puntata di sabato scorso 28 giugno è stato trasmesso un servizio dedicato, nello specifico, alla diffusione delle "minicar" nelle nostre città;

che durante il servizio non veniva fatto minimamente cenno al fatto che le "minicar" sono veicoli particolarmente pericolosi per la sicurezza stradale perché non sono costruite con gli stessi standard e gli stessi criteri degli autoveicoli;

che il taglio del servizio andato in onda sabato scorso ha pure evidenziato che i minori si trovano oggi a guidare le "minicar" perché, nella maggior parte dei casi, i genitori sono convinti che si tratti di veicoli più sicuri dei motorini, nonostante il loro costo particolarmente elevato;

considerato:

che le "minicar" sono veicoli che, proprio perché omologati come i ciclomotori, non sono costruiti con gli stessi standard degli autoveicoli, non sono soggetti alle medesime prove di sicurezza dell’impianto elettrico e di resistenza strutturale, non sono dotate di cinture di sicurezza e di sistemi di sicurezza passiva quali il roll-bar e possono essere guidati senza casco;

che alcune previsioni normative del recente pacchetto di modifiche al Codice della strada, entrato in vigore lunedì 30 giugno 2003, avranno effetto solo dal 1º luglio 2004, e, tra le previsioni differite, vi è anche l’obbligo di munirsi di un apposito certificato di idoneità alla guida dei ciclomotori e dei quadricicli leggeri per i conducenti minorenni non patentati;

che appare incomprensibile che una trasmissione televisiva che ha il meritevole obiettivo di promuovere la sicurezza stradale si dimentichi di sottolineare che le "minicar" sono veicoli evidentemente precari dal punto di vista della sicurezza e della resistenza strutturale, considerata pure la decisione del Consiglio dei ministri di far slittare a non prima del 2004 l’obbligo del patentino per i minori di 18 anni;

che già nelle scorse settimane, con l’interpellanza parlamentare n. 2-00397 del 5 giugno 2003, l’interrogante ha chiesto al Governo di far eseguire tutti gli accertamenti dovuti in materia di sicurezza su tali veicoli, di renderne pubblici i risultati e di valutare seriamente se i risultati delle verifiche eseguite consiglino di modificare l’attuale disciplina dell’omologazione prevista per tali vetturette in modo da renderla in tutto equivalente a quella prevista per gli autoveicoli,

si chiede di sapere:

quanto costi al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti cofinanziare con la RAI i servizi dedicati al tema della sicurezza stradale;

quali siano le responsabilità specifiche in ordine alla determinazione dei contenuti di tali servizi;

se il Ministro in indirizzo non ritenga che l’impostazione del citato servizio dedicato alla diffusione delle "minicar" nelle nostre città abbia avuto la parvenza di un vero e proprio messaggio promozionale;

se non ritenga necessario intervenire con urgenza al fine di correggere i contenuti informativi del servizio dedicato alle "minicar" trasmesso sabato scorso alle ore 18 su Raidue, servizio che per la sua incompletezza rischia di promuovere l’uso di un veicolo assai pericoloso.

(3-01138)

Interrogazioni a risposta scritta

DE PETRIS - Al Ministro della giustizia - Premesso che:

tra le giornate del 30 aprile e del 1º maggio 2003 si sono tolti la vita, impiccandosi con delle lenzuola alle inferriate delle celle dove erano detenuti, rispettivamente a Rebibbia Nuovo Complesso e a Rebibbia Penale, a Roma, due persone: un giovane di 20 anni e un uomo di 41 anni, minorato psichico;

l’uomo di 41 anni, detenuto a Rebibbia Penale, era stato dichiarato per due volte dal Tribunale di Roma incapace di intendere e di volere a causa di gravi problemi psichici, e la sua detenzione era stata giudicata compatibile solo con il regime previsto dall’ospedale psichiatrico giudiziario;

il ragazzo di 20 anni, detenuto a Rebibbia Nuovo Complesso, si è suicidato per lo sconforto dopo aver appreso che probabilmente, per un cumulo di pena, sarebbe dovuto rimanere un altro anno in carcere;

a seguito di queste disgrazie i compagni dell’uomo di 40 anni, detenuti a Rebibbia Penale, hanno dato vita a forme di protesta placate poi, a quanto risulta l’interrogante, anche con l’uso eccessivo e spropositato di manganelli dagli agenti della polizia penitenziaria;

il 24 giugno 2003 si è suicidato un uomo di 40 anni, detenuto a Rebibbia Nuovo Complesso; il tragico episodio è avvenuto nel reparto di infermeria dove il detenuto era ricoverato,

si chiede di sapere:

quali iniziative urgenti intenda intraprendere il Ministro in indirizzo per sanare l’attuale situazione delle carceri italiane, vera "emergenza giustizia" nel nostro paese, dove non viene garantito nemmeno il diritto alla salute e dove non esiste, a causa della riduzione dei fondi, un’assistenza sanitaria dignitosa per i detenuti, e conseguentemente non è garantito un percorso di recupero, in particolare per persone con disagi psichici;

se quanto detto con riferimento alla situazione di Rebibbia corrisponda al vero e, in caso affermativo, se non ritenga eccessivo autorizzare l’uso della forza contro persone mentalmente e fisicamente non perfettamente sane, ma con gravi problemi di equilibrio psicologico, e comunque, più in generale, usare la forza contro forme di protesta sollevate dalla esasperazione di persone detenute in una situazione oramai umanamente insostenibile;

quali provvedimenti intenda intraprendere per garantire un aumento dei finanziamenti per la sanità penitenziaria ed il recupero dei detenuti disagiati psichici e valorizzare progetti pilota come quello della III Sezione di Rebibbia Penale.

(4-04847)

CREMA - Al Ministro delle attività produttive - Premesso:

che l’Enel ha predisposto un piano di sospensione dell’energia elettrica in maniera indiscriminata e senza alcun preavviso, creando un notevole disagio nelle popolazioni interessate, che non sono state informate sui tempi e le modalità di sospensione. Infatti lo stesso responsabile della Protezione Civile ha ufficialmente dichiarato di non esserne stato messo a conoscenza;

che questa iniziativa ha suscitato molte perplessità, in quanto nel piano di sospensione non si è tenuto conto della salvaguardia di zone ad alta produzione elettrica, come la provincia di Belluno, che, oltre a non essere responsabile del consumo atipico di energia, ne produce più di quanta ne consumi e subisce uno sfruttamento della risorsa idrica che non ha eguali in Italia,

l’interrogante chiede di sapere se l’Enel non stia drammatizzando la situazione, al fine di rimettere in discussione il pronunciamento dei cittadini italiani, che, con un referendum nazionale, hanno bocciato le richieste da più parti avanzate per la costruzione di centrali nucleari, e superare le forti opposizioni che provengono da molte regioni, comuni e parte dell’opinione pubblica contro la costruzione dei nuovi elettrodotti e se non si ritenga opportuno pianificare l’azione dello sfruttamento delle risorse nazionali ed in particolare della provincia di Belluno e la pianificazione del risanamento.

(4-04848)

SALERNO - Ai Ministri delle politiche agricole e forestali e della salute - Premesso:

che in data 13 giugno 2003 l’Ispettorato Centrale Repressioni Frodi del Ministero delle politiche agricole e forestali, sezione di Asti, accertava l’avvenuta commercializzazione di sementi di mais con presenza di OGM da parte di due ditte, la Monsanto Italia spa e la Pioneer Italia srl;

che detta presenza di OGM veniva inequivocabilmente certificata dall’Università di Bologna nei giorni immediatamente successivi;

che venivano accertati ed individuati un certo numero di agricoltori nella provincia di Cuneo che, non avendo cognizione della irregolarità delle sementi, ne avevano acquistato ed impiegato quantità significative per le proprie colture;

che dette colture, vietate per legge, potrebbero essere ora, in tutto o in parte, contaminate da OGM risultando, quindi, non consentite nè commercializzabili, con la nefasta conseguenza di una loro probabile, se non obbligata, distruzione;

che detto verbale di accertamento è stato notificato alla Procura della Repubblica di Saluzzo (Cuneo) ed alla Regione Piemonte (Assessorato alla Sanità) stante il divieto per legge della commercializzazione di tali sementi;

considerato:

che, qualora, a seguito dei successivi esami disposti dalla Sanità Regionale, la presenza degli OGM dovesse risultare superiore al limite della cosiddetta contaminazione accidentale, si profilerebbero gli estremi per un grave ed esteso disastro ambientale di incalcolabili dimensioni;

che è evidente ed inoppugnabile la responsabilità (da accertare se per colpa o per dolo), sotto tutti i profili, della Monsanto Italia Spa e della Pioneer Italia srl che, in questo caso, sarebbero responsabili di:

danni economici cagionati agli agricoltori, derivanti dalla distruzione delle coltivazioni eventualmente contaminate;

danni di immagine per l’agricoltura italiana, lesionata dagli atti di pirateria e di irresponsabilità da parte di Monsanto Italia spa e di Pioneer Italia Srl;

danni ambientali e sanitari da accertare per le violazioni compiute dalle ditte citate,

si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo non ritengano opportuno:

far disporre immediatamente la sospensione delle attività delle aziende colpevoli, Monsanto Italia Spa e Pioneer Italia Srl;

costituirsi parte civile per i danni cagionati a tutto il settore dell’agricoltura italiana;

disporre immediatamente la copertura economica del danno subito dagli agricoltori che potrebbero vedere sequestrati e distrutti i campi coltivati;

adire i Tribunali internazionali per condannare Monsanto Italia spa e Pioneer Italia Srl per le gravissime violazioni commesse sul nostro territorio.

(4-04849)

CORTIANA - Al Ministro della salute - Premesso che il Ministro ha presentato il progetto di costruire una banca dati contenente i dati relativi al DNA di circa 25.000 cittadini italiani;

visto che:

detto progetto di screening genetico di tutti i neonati, come il progetto inglese di screening dei neonati avanzato dal Primo Ministro Blair, pone enormi problemi di garanzia della privacy dei cittadini, anche e soprattutto se quei dati venissero in possesso di operatori commerciali;

questo database genetico risulterebbe un patrimonio appetibile per chiunque voglia avere a disposizione dati estremamente delicati e sensibili,

si chiede di sapere:

quale sia la finalità della creazione del database dei dati genetici;

quali strumenti verranno messi in atto per garantire la privacy dei pazienti;

quali strumenti tecnologici assicureranno la riservatezza dei dati sensibili;

se i sistemi informativi del Servizio sanitario nazionale risultino adeguatamente sicuri rispetto ad eventuali attacchi informatici;

se non si ritenga più utile utilizzare software di cui si sa tutto, come il software a sorgente aperto.

(4-04850)

DALLA CHIESA - Al Ministro della giustizia - Premesso che:

la seconda Corte d’Assise d’Appello di Milano ha ritenuto, in data 26 giugno 2003, di concedere la scarcerazione per gravi motivi di salute al detenuto Luciano Carmeli, condannato all’ergastolo per avere partecipato, nel luglio 1999, all’omicidio del gioielliere Ezio Bartocci;

la concessione di tale scarcerazione non è stata sottoposta ad alcun vincolo né ad alcuna condizione, in virtù dei suddetti gravi motivi di salute, certificati sia dal centro clinico ospedaliero del carcere di Opera sia dall’ospedale San Paolo di Milano;

in particolare si fa conciso riferimento, nell’ordinanza di scarcerazione, a una "prognosi a breve-medio termine" come ragione decisiva della scelta della Corte;

il signor Luciano Carmeli, secondo la sentenza di condanna, ha ucciso il gioielliere Bartocci avendo già nel 1999 usufruito di un provvedimento di scarcerazione fondato su gravi motivi di salute,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo ritenga che provvedimenti di questa natura, suscettibili (come è avvenuto nel caso) di colpire negativamente il senso di giustizia dei cittadini e dei loro rappresentanti istituzionali, non debbano essere più articolatamente motivati, soprattutto in considerazione dei gravi precedenti "di contesto" e pur nell’osservanza delle norme dettate dal Garante della Privacy in materia di malattie;

se, fermi restando i diritti a un trattamento umanitario dei detenuti specie di fronte a urgenti ragioni di salute, non si debba graduare la tipologia dei benefici accordati, evitando – come nel caso in questione – che il beneficiario della scarcerazione torni a circolare liberamente senza più limiti nei luoghi in cui egli ha compiuto il suo delitto;

se, per conseguenza, il Ministro intenda sensibilizzare il Consiglio superiore della magistratura affinché si faccia interprete responsabile presso l’ordine giudiziario della opportunità di procedere in questi casi secondo principi di prudenza e di piena e convincente trasparenza delle motivazioni.

(4-04851)

CREMA - Al Ministro della giustizia - Premesso che:

in data 18 giugno 2003 il Presidente del Tribunale di Venezia ha informato, a quanto consta all’interrogante, i rappresentanti dell’ordine degli Avvocati e i Sindaci dei Comuni sede di sezioni distaccate del Tribunale (Dolo-Chioggia-San Donà-Portogruaro) della sua determinazione di proporre al Ministero della giustizia l’emanazione di un provvedimento specifico al fine di accorpare le sedi di Dolo con Mestre o Chioggia e Portuguaro con San Donà;

la motivazione addotta dal Presidente del Tribunale circa la necessità di riordinare l’assetto giudiziario della provincia di Venezia, riducendo le sedi distaccate, è la grave carenza di personale (solo tra i cancellieri mancano 40 unità su 178 previste);

la soluzione proposta appare del tutto inadeguata in quanto si affronterebbero gli effetti ma non le cause e si arrecherebbe una ingiusta penalizzazione ad un intero territorio;

particolarmente assurda appare l’ipotesi di accorpare la sede di Dolo a quella di Mestre o Chioggia, non corrispondente ad una razionale esigenza di riordino della geografia giudiziaria, sicuramente non tarata sulle esigenze dei cittadini e di un’area vasta e complessa come quella della Riviera del Brenta;

il Tribunale di Dolo nell’ultimo anno ha esaurito oltre 800 provvedimenti in ambito civile e oltre 550 in ambito penale, la qual cosa dovrebbe, al contrario, far pensare alla necessità di un potenziamento di questa struttura anziché alla sua chiusura, allargando eventualmente la competenza alla contigua area miranese;

da molto tempo ormai, ma in particolare nell’ultimo anno, i Sindaci dei Comuni residenti nella Riviera del Brenta, facenti capo alla sede giudiziaria di Dolo, i Sindaci del Miranese – che per vicinanza geografica preferirebbero di gran lunga riferirsi al Tribunale di Dolo anziché doversi rivolgere alle sedi più scomode e lontane di Venezia o Mestre – insieme all’Associazione Avvocati della Riviera del Brenta – particolarmente colpiti nelle loro attività dall’ipotesi di un accorpamento del Tribunale di Dolo ad altra Sezione – hanno più volte e in tutte le sedi possibili manifestato la loro preoccupazione e la netta opposizione a questo accorpamento, ritenendolo una inutile quanto gravissima penalizzazione per un territorio vasto ed esigente come questo, situato tra Padova e Venezia e comprensivo di oltre 200.000 abitanti;

in data 11 giugno 2002 l’interrogante ha presentato un’interrogazione (4-02375) sullo stesso problema che a tutt’oggi non ha ancora ricevuto risposta,

si chiede di sapere:

quali azioni il Ministro in indirizzo intenda effettuare per dare risposta ai problemi ormai drammatici di carenza di personale e dotazione finanziaria delle strutture per l’amministrazione della giustizia nella provincia di Venezia;

se non ritenga di procedere ad una riorganizzazione della geografia giudiziaria basata effettivamente sui bisogni dei cittadini e sulle trasformazioni economiche e sociali intervenute nel territorio veneziano;

se non ritenga, inoltre, che sarebbe più aderente alle esigenze di riorganizzazione di tutto il sistema giudiziario provinciale la conferma della sede di Dolo e l’estensione del bacino di utenza alla popolazione residente nel confinante comprensorio del Miranese, ora costretta a notevoli disagi legati alla scomodità e alla distanza delle sue sedi di riferimento Venezia e Mestre.

(4-04852)

SPECCHIA - Ai Ministri delle infrastrutture e dei trasporti, dell'interno e della giustizia - Premesso:

che organi di informazione della Turchia e della Germania riferiscono dell’arrivo al porto di Brindisi di circa 10 mila Turchi, muniti di biglietto ma senza che vi sia alcuna nave pronta a trasportarli;

che infatti alcuni tour operator tedeschi stanno vendendo biglietti a prezzi bassissimi per il collegamento Brindisi’Turchia senza che sia in programma la partenza delle relative navi;

che attualmente vi sono collegamenti bisettimanali con la Turchia attraverso due sole compagnie che già dal mese di gennaio avevano programmato le rispettive linee;

che le linee "fantasma" per i 10 mila malcapitati cittadini Turchi, secondo alcune fonti, costituirebbero uno strumento di pressione da parte di agenzie di avventurieri e di navi che vorrebbero trasportare i passeggeri pur non avendo superato i controlli per la sicurezza della navigazione;

che i primi problemi si sono verificati già nei giorni scorsi quando una nave regolarmente autorizzata ha dovuto ritardare la partenza di tre ore per poter accettare il trasporto di alcuni di questi passeggeri;

che già negli anni scorsi il concomitante arrivo di decine di migliaia di cittadini turchi nel porto di Brindisi ha creato una situazione di emergenza e addirittura problemi di ordine pubblico,

si chiede di sapere quali urgenti iniziative i Ministri in indirizzo intendano assumere per:

accertare le responsabilità per quella che è una vera e propria truffa a danno di migliaia di persone;

prevenire l’arrivo di migliaia di Turchi che non hanno a disposizione una nave pronta per imbarcarli.

(4-04853)

CICCANTI - Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e della salute - Rilevate le prestazioni previdenziali erogate dall’Ente di Previdenza dei Farmacisti (ENPAF), costituito nel 1959 e le cui finalità sono fissate dall’art. 2 del suo Statuto, che recita: "L’Ente ha lo scopo di attuare la previdenza e l’assistenza degli iscritti e dei loro familiari nei limiti e con le modalità di cui al presente Statuto";

considerato:

che un farmacista, dopo 35 anni di professione ed al compimento del 65º anno di età, riceverebbe una pensione annua lorda pari ad euro 4.851,62 che, divisa per 13, dà 373,20 euro al mese, molto al di sotto dei 516 euro di pensione sociale;

che l’Ente suddetto opererebbe in maniera non dovuta se si considera l’art. 38 della Costituzione che recita: "I lavoratori hanno diritto che siano provveduti e assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria";

che particolarmente colpiti sono i piccoli farmacisti rurali i quali, non potendo sopravvivere con quella cifra irrisoria, sono costretti a continuare a lavorare vita natural durante dietro il banco della loro farmacia. Ciò determina anche una mancanza di turn over, con pregiudizio per l’occupazione dei giovani farmacisti, problema molto sentito da tutta la categoria;

che la situazione è divenuta insostenibile ed intollerabile; da un’indagine compiuta dalla società Astra/Demoskopea tra tutti gli iscritti, alla domanda "Come giudica la pensione ENPAF?", il 92% risponde di ritenerla "irrisoria", "vergognosa", "da fame", "ridicolmente bassa in relazione ai contributi versati". Tra i soli titolari la contrarietà arriva al 98%;

che, dall’esame dei bilanci, si evince chiaramente che l’Ente non potrà migliorare adeguatamente le prestazioni almeno per i prossimi trent’anni,

l’interrogante chiede di conoscere se non si ritengano necessario procedere allo scioglimento forzato dell’Ente che "non ha raggiunto lo scopo statutario di garantire la previdenza degli iscritti", e inserire quindi gli stessi nell’INPS.

(4-04854)

SPECCHIA - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso:

che una recente inchiesta dell’Associazione dei consumatori "Altro consumo" rivela che oltre il 70% dei viaggiatori è insoddisfatto del servizio ferroviario;

che, più in particolare, le carenze sottolineate dai pendolari con riferimento alle Ferrovie dello Stato riguardano l’informazione, la puntualità e la pulizia dei treni;

che inoltre soltanto il 16% dei treni è accessibile ai disabili;

che, a parità di fascia chilometrica, un abbonamento ferroviario mensile può avere costi doppi da una regione all’altra e che la Puglia è la Regione in cui la spesa è più alta (ad esempio su 35 chilometri si pagano 51 euro);

che la rete ferroviaria è sostanzialmente la stessa del 1970;

che inoltre, in alcune regioni, la puntualità dei treni è ancora troppo bassa;

che, per quanto riguarda il trasporto aereo, nel primo trimestre del 2003, secondo le statistiche dell’AEA – Associazione tra le principali aviolinee – l’Alitalia è stata la compagnia aerea meno puntuale in Europa su 22 compagnie tradizionali censite;

che, in particolare, il 35,3% dei voli ha registrato all’arrivo un ritardo di oltre 15 minuti, mentre nelle partenze i ritardi superiori ai 15 minuti sono stati il 26% del totale,

si chiede di sapere quali iniziative si intenda assumere presso le Ferrovie dello Stato e presso l’Alitalia per ottenere un preciso miglioramento della situazione innanzi evidenziata.

(4-04855)

CURTO - Al Ministro dell'interno - Premesso che:

nella notte tra il 25 e 26 giugno 2003 ignoti hanno distrutto l’insegna del Circolo territoriale di Alleanza Nazionale di Avetrana,

nella stessa circostanza gli stessi autori hanno cercato, senza riuscirci, di sfondare il portone d’ingresso della sede di Partito;

da diverso tempo nel comune della provincia jonica si susseguono episodi inquietanti all’indirizzo dei rappresentanti politici di AN forse a causa della intelligente attività di opposizione politica svolta in Consiglio Comunale e nella città;

il 1º maggio 2003 durante il comizio della Festa del Lavoro un militante di AN sarebbe stato verbalmente aggredito con frasi oltraggiose del prestigio e del ruolo di Alleanza Nazionale,

l’interrogante chiede di sapere quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda assumere in merito a questo ultimo atto vandalico che, oltre a rappresentare un pericoloso segnale di oltraggio ad un partito politico ed ai suoi componenti impegnati istituzionalmente quale forza di opposizione nella massima assise civica, potrebbe determinare gravi conseguenze sul versante dell’ordine pubblico e del confronto democratico.

(4-04856)