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Legislatura 14ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 415 del 17/06/2003




Allegato B

Disegni di legge, trasmissione dalla Camera dei deputati

Presidente del Consiglio dei ministri

Ministro Istruzione,univ.ric.

(Governo Berlusconi-II)

Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 9 maggio 2003, n.105, recante disposizioni urgenti urgenti per le universita' e gli enti di ricerca (2325)

(presentato in data 12/06/03)

C.3971 approvato dalla Camera dei Deputati;

Disegni di legge, annunzio di presentazione

Sen. BOCO Stefano, CARELLA Francesco, DATO Cinzia, RIPAMONTI Natale, DE ZULUETA Cayetana, ZANCAN Giampaolo, DONATI Anna, SCALERA Giuseppe, DE PAOLI Elidio, MARINO Luigi, VERALDI Donato Tommaso, LONGHI Aleandro

Disciplina dell'appropriatezza, della sicurezza e dell'economicità nell'erogazione dell'assistenza farmaceutica (2319)

(presentato in data 11/06/03)

DDL Costituzionale

Sen. MANCINO Nicola, VITALI Walter, AMATO Giuliano, BASSANINI Franco, BORDON Willer, VILLONE Massimo, PETRINI Pierluigi, BATTISTI Alessandro, GUERZONI Luciano, DEL TURCO Ottaviano, DENTAMARO Ida, TOIA Patrizia, TREU Tiziano, ACCIARINI Maria Chiara, AYALA Giuseppe Maria, BAIO Emanuela, BARATELLA Fabio, BASSO Marcello, BASTIANONI Stefano, BATTAFARANO Giovanni Vittorio, BEDIN Tino, BETTONI Monica, BRUNALE Giovanni, BRUTTI Paolo, BUDIN Milos, CAMBURSANO Renato, CASTELLANI Pierluigi, CAVALLARO Mario, CHIUSOLI Franco, COLETTI Tommaso, COVIELLO Romualdo, CREMA Giovanni, D'AMICO Natale Maria Alfonso, DALLA CHIESA Fernando, DETTORI Bruno, DI GIROLAMO Leopoldo, DI SIENA Piero, FRANCO Vittoria, FORMISANO Aniello, GASBARRI Mario, GIARETTA Paolo, GRUOSSO Vito, LABELLARTE Gerardo, LAURIA Michele, MACONI Loris Giuseppe, MAGISTRELLI Marina, MANZELLA Andrea, MANZIONE Roberto, MARINI Cesare, MODICA Luciano, MONTAGNINO Antonio Michele, MONTICONE Alberto Adalgisio, MONTINO Esterino, PAGANO Maria Grazia, PASQUINI Giancarlo, PETRUCCIOLI Claudio, PIATTI Giancarlo, PILONI Ornella, PIZZINATO Antonio, RIGHETTI Franco, RIGONI Andrea, SCALERA Giuseppe, SOLIANI Albertina, STANISCI Rosa, TESSITORE Fulvio, TOGNI Livio, TONINI Giorgio, TURCI Lanfranco, VALLONE Giuseppe, VERALDI Donato Tommaso, VICINI Antonio, VIVIANI Luigi, ZAVOLI Sergio Wolmar, LIGUORI Ettore, DATO Cinzia, D'ANDREA Giampaolo Vittorio

Modifica degli articoli 56, 57, 60, 61, 70, 94 e 135 della Costituzione in materia di Parlamento, Senato federale della Repubblica, numero dei deputati e modalità di elezione della Corte Costituzionale (2320)

(presentato in data 11/06/03)

Sen. CAMBURSANO Renato

Modifiche alla legge 11 agosto 1991, n. 266, in materia di organizzazioni di volontariato (2321)

(presentato in data 11/06/03)

Sen. COSTA Rosario Giorgio

Norme in materia di contribuzione previdenziale e di regolarizzazione dei contributi non pagati nel settore agricolo (2322)

(presentato in data 12/06/03)

Sen. COSTA Rosario Giorgio

Norme in materia di contribuzione previdenziale e di regolarizzazione dei contributi non pagati nel settore agricolo (2323)

(presentato in data 12/06/03)

Sen. ZANOLETTI Tomaso, BARELLI Paolo, BATTAFARANO Giovanni Vittorio, BERGAMO Ugo, CICCANTI Amedeo, CIRAMI Melchiorre, DEMASI Vincenzo, EUFEMI Maurizio, FABBRI Luigi, FLORINO Michele, FORLANI Alessandro, FORTE Michele, GABURRO Giuseppe, IERVOLINO Antonio, MAFFIOLI Graziano, MELELEO Salvatore, MONCADA LO GIUDICE DI MONFORTE Gino, MORRA Carmelo, PETERLINI Oskar, RONCONI Maurizio, SUDANO Domenico, TAROLLI Ivo, TOFANI Oreste, TREMATERRA Gino, TREU Tiziano, TUNIS Gianfranco, GUBERT Renzo

Estensione al settore commerciale e turistico dei benefici di cui all'articolo 45, comma 1, della legge 27 dicembre 2002, n. 289 (2324)

(presentato in data 12/06/03)

DDL Costituzionale

Sen. CREMA Giovanni

Revisione dell'articolo 68 della Costituzione (2326)

(presentato in data 12/06/03)

Sen. SCALERA Giuseppe, TOIA Patrizia, BAIO Emanuela, DETTORI Bruno, MAGISTRELLI Marina, MONTICONE Alberto Adalgisio

Delega al Governo per interventi diretti a favorire la natalità (2327)

(presentato in data 16/06/03)

Sen. COVIELLO Romualdo, BASTIANONI Stefano, CASTELLANI Pierluigi, DETTORI Bruno, GIARETTA Paolo, SCALERA Giuseppe

Nuove norme in materia di disciplina del settore dell'energia elettrica e del gas e definizione delle politiche energetiche nazionali (2328)

(presentato in data 16/06/03)

Disegni di legge, assegnazione

In sede deliberante

7ª Commissione permanente Pubb. istruz.

Dep. BOCCIA Antonio ed altri

Disposizioni per il trasferimento della Biblioteca e Pinacoteca Camillo d' Errico a Palazzo S. Gervasio (2299)

previ pareri delle Commissioni 1° Aff. cost., 5° Bilancio, Commissione parlamentare questioni regionali

C.3305 approvato da 7° Cultura;

(assegnato in data 12/06/03)

In sede referente

7ª Commissione permanente Pubb. istruz.

Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 9 maggio 2003, n.105, recante disposizioni urgenti urgenti per le universita' e gli enti di ricerca (2325)

previ pareri delle Commissioni 1° Aff. cost., 2° Giustizia, 5° Bilancio, 6° Finanze, 10° Industria, 11° Lavoro, 12° Sanita', Giunta affari Comunita' Europee; E' stato inoltre deferito alla 1° Commissione permanente, ai sensi dell'articolo 78, comma 3, del Regolamento.

C.3971 approvato dalla Camera dei Deputati;

(assegnato in data 12/06/03)

12ª Commissione permanente Sanita'

Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 9 maggio 2003, n.103, recante disposizioni urgenti relative alla sindrome respiratoria acuta severa ( SARS ) (2318)

previ pareri delle Commissioni 1° Aff. cost., 5° Bilancio; E' stato inoltre deferito alla 1° Commissione

permanente, ai sensi dell'articolo 78, comma 3, del Regolamento.

C.3961 approvato dalla Camera dei Deputati;

(assegnato in data 12/06/03)

1ª Commissione permanente Aff. cost.

Sen. SCALERA Giuseppe

Istituzione di un Fondo per la sicurezza delle imprese commerciali (1991)

previ pareri delle Commissioni 5° Bilancio, 10° Industria, Commissione parlamentare questioni regionali (assegnato in data 17/06/03)

1ª Commissione permanente Aff. cost.

Sen. CREMA Giovanni

Disposizioni sull' improcedibilita' per le cinque supreme cariche dello Stato (2301)

previ pareri delle Commissioni 2° Giustizia

(assegnato in data 17/06/03)

2ª Commissione permanente Giustizia

Sen. RIPAMONTI Natale

Divieto di estradizione per reati punibili all' estero con la pena di morte (2219)

previ pareri delle Commissioni 1° Aff. cost., 3° Aff. esteri e Commissione straordinaria per la tutela e promozione dei diritti umani.

(assegnato in data 17/06/03)

2ª Commissione permanente Giustizia

Sen. AGOGLIATI Antonio

Integrazione dell' articolo 589 del codice penale (2285)

previ pareri delle Commissioni 1° Aff. cost., 8° Lavori pubb.

(assegnato in data 17/06/03)

2ª Commissione permanente Giustizia

Sen. DANIELI Paolo

Riforma dell' istituto della legittima difesa (2287)

previ pareri delle Commissioni 1° Aff. cost.

(assegnato in data 17/06/03)

3ª Commissione permanente Aff. esteri

Ratifica ed esecuzione del Trattato tra la Repubblica italiana, la Repubblica francese, la Repubblica portoghese ed il Regno di Spagna recante lo Statuto di " EUROFOR ", fatto a Roma il 5 luglio 2000 (1442-B)

previ pareri delle Commissioni 5° Bilancio

S.1442 approvato dal Senato della Repubblica; C.3623 approvato con modificazioni dalla Camera dei Deputati;

(assegnato in data 17/06/03)

3ª Commissione permanente Aff. esteri

Ratifica ed esecuzione dell' Accordo tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo della Repubblica dell' Uzbekistan sulla mutua assistenza amministrativa in materie doganali, con allegato, fatto a Roma il 21novembre 2000 (2293)

previ pareri delle Commissioni 1° Aff. cost., 2° Giustizia, 5° Bilancio, 6° Finanze, 10° Industria, Giunta affari Comunita' Europee

C.3319 approvato dalla Camera dei Deputati;

(assegnato in data 17/06/03)

3ª Commissione permanente Aff. esteri

Ratifica ed esecuzione dell' Accordo sugli scambi, lo sviluppo e la cooperazione tra la Comunità europea ed i suoi Stati membri, da un lato, e la Repubblica sudafricana, dall'altro, con Atto finale, Allegati, Protocolli e Dichiarazioni, fatto a Pretoria l' 11 ottobre 1999 (2294)

previ pareri delle Commissioni 1° Aff. cost., 2° Giustizia, 5° Bilancio, 6° Finanze, 7° Pubb. istruz., 8° Lavori pubb., 9° Agricoltura, 10° Industria, 12° Sanita', 13° Ambiente, Giunta affari Comunita' Europee, Commissione parlamentare questioni regionali

C.3502 approvato dalla Camera dei Deputati;

(assegnato in data 17/06/03)

3ª Commissione permanente Aff. esteri

Ratifica ed esecuzione dell' Accordo fra il Governo della Repubblica italiana e il Governo della Repubblica del Sud Africa sulla collaborazione nel campo delle arti, della cultura, dell' istruzione e dello sport, fatto a Citta' del Capo il 13 marzo 2002 (2295)

previ pareri delle Commissioni 1° Aff. cost., 5° Bilancio, 7° Pubb. istruz.

C.3551 approvato dalla Camera dei Deputati;

(assegnato in data 17/06/03)

3ª Commissione permanente Aff. esteri

Ratifica ed esecuzione dell' Accordo tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo della Repubblica slovacca sulla mutua assistenza amministrativa per la prevenzione, investigazione e repressione delle infrazioni doganali, con Allegato, fatto a Bratislava il 25 ottobre 2000 (2296)

previ pareri delle Commissioni 1° Aff. cost., 2° Giustizia, 5° Bilancio, 6° Finanze, 10° Industria

C.3594 approvato dalla Camera dei Deputati;

(assegnato in data 17/06/03)

3ª Commissione permanente Aff. esteri

Ratifica ed esecuzione dell' Accordo fra il Governo della Repubblica italiana e il Governo della Repubblica araba siriana sulla promozione e protezione degli investimenti, con Protocollo, fatto a Roma il 20 febbraio 2002 (2297)

previ pareri delle Commissioni 1° Aff. cost., 2° Giustizia, 5° Bilancio, 6° Finanze, 10° Industria

C.3621 approvato dalla Camera dei Deputati;

(assegnato in data 17/06/03)

4ª Commissione permanente Difesa

Sen. NIEDDU Gianni ed altri

Disposizioni integrative e correttive del decreto legislativo 12 maggio 1995, n. 196, in materia di riallineamento delle carriere del personale non direttivo delle Forze armate (2250)

previ pareri delle Commissioni 1° Aff. cost., 5° Bilancio

(assegnato in data 17/06/03)

4ª Commissione permanente Difesa

Sen. NIEDDU Gianni

Norme per la concessione di contributi statali alle Associazioni combattentistiche (2275)

previ pareri delle Commissioni 1° Aff. cost., 5° Bilancio

(assegnato in data 17/06/03)

7ª Commissione permanente Pubb. istruz.

Sen. ASCIUTTI Franco

Modifica alla legge 21 dicembre 1999, n. 508, in materia di istituzioni di alta cultura (2216)

previ pareri delle Commissioni 1° Aff. cost., 5° Bilancio, Commissione parlamentare questioni regionali (assegnato in data 17/06/03)

7ª Commissione permanente Pubb. istruz.

Sen. SODANO Tommaso ed altri

Istituzione del Museo diffuso del Vajont (2238)

previ pareri delle Commissioni 1° Aff. cost., 5° Bilancio, 13° Ambiente, Commissione parlamentare questioni regionali

(assegnato in data 17/06/03)

11ª Commissione permanente Lavoro

Sen. AGONI Sergio

Benefici previdenziali a favore dei genitori di figli affetti da grave disabilita' (2265)

previ pareri delle Commissioni 1° Aff. cost., 5° Bilancio, 12° Sanita'

(assegnato in data 17/06/03)

11ª Commissione permanente Lavoro

Dep. MANTINI Pierluigi

Modifiche all' articolo 70 del testo unico di cui al decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151, in materia di indennita' di maternita' per le libere professioniste (2303)

previ pareri delle Commissioni 1° Aff. cost., 2° Giustizia, 5° Bilancio, 6° Finanze, Commissione parlamentare questioni regionali

C.2631 approvato in testo unificato dalla Camera dei Deputati (TU con C.2661, C.2671, C.2681, C.2845);

(assegnato in data 17/06/03)

11ª Commissione permanente Lavoro

Sen. SPECCHIA Giuseppe ed altri

Disposizioni in materia di contribuzione previdenziale e di regolarizzazione dei contributi non pagati nel settore agricolo (2312)

previ pareri delle Commissioni 1° Aff. cost., 5° Bilancio, 6° Finanze, 9° Agricoltura

(assegnato in data 17/06/03)

11ª Commissione permanente Lavoro

Sen. SPECCHIA Giuseppe ed altri

Disposizioni in materia di contribuzione previdenziale e di regolarizzazione dei contributi non pagati nel settore agricolo (2313)

previ pareri delle Commissioni 1° Aff. cost., 5° Bilancio, 6° Finanze, 9° Agricoltura

(assegnato in data 17/06/03)

12ª Commissione permanente Sanita'

Sen. RIPAMONTI Natale, Sen. DEL PENNINO Antonio

Disposizioni in materia di consenso informato e di dichiarazioni di volontà anticipate nei trattamenti sanitari (2279)

previ pareri delle Commissioni 1° Aff. cost., 2° Giustizia

(assegnato in data 17/06/03)

13ª Commissione permanente Ambiente

Sen. NOVI Emiddio

Interventi per la riqualificazione ambientale del comune di Pescaglia (2161)

previ pareri delle Commissioni 1° Aff. cost., 5° Bilancio

(assegnato in data 17/06/03)

Commissioni 1° e 4° riunite

Sen. BONFIETTI Daria

Nuove norme per la limitazione del segreto di Stato e modifiche al codice penale (2259)

previ pareri delle Commissioni 2° Giustizia, 3° Aff. esteri, 5° Bilancio, 7° Pubb. istruz.

(assegnato in data 17/06/03)

Commissioni 2° e 11° riunite

Sen. BATTAFARANO Giovanni Vittorio ed altri

Riforma del processo del lavoro (2144)

previ pareri delle Commissioni 1° Aff. cost., 5° Bilancio, 12° Sanita'

(assegnato in data 17/06/03)

Disegni di legge, nuova assegnazione

2ª Commissione permanente Giustizia

in sede deliberante

Sen. BUCCIERO Ettore, Sen. CARUSO Antonino

Modifiche alle disposizioni di attuazione del codice civile in materia di condominio (78)

previ pareri delle Commissioni 1° Aff. cost., 8° Lavori pubb., 10° Industria, 13° Ambiente

Già assegnato, in sede referente, alla 2ª Commissione permanente(Giustizia)

(assegnato in data 17/06/03)

2ª Commissione permanente Giustizia

in sede deliberante

Sen. MONTI Cesarino

Modifica dell' articolo 70 delle disposizioni di attuazione del codice civile (528)

previ pareri delle Commissioni 1° Aff. cost.

Già assegnato, in sede referente, alla 2ª Commissione permanente(Giustizia)

(assegnato in data 17/06/03)

Disegni di legge, presentazione di relazioni

A nome della 3ª Commissione permanente Aff. esteri

in data 12/06/2003 il Relatore PROVERA FIORELLO ha presentato la relazione sul disegno di legge: "Ratifica ed esecuzione della Convenzione di sicurezza sociale tra la Santa Sede e la Repubblica italiana, fatta a Citta' del Vaticano il 16 giugno 2000" (1152-B)

S.1152 approvato dal Senato della Repubblica; C.3681 approvato con modificazioni dalla Camera dei Deputati;

in data 12/06/2003 il Relatore PROVERA FIORELLO ha presentato la relazione sul disegno di legge: "Ratifica ed esecuzione della Convenzione consolare tra la Repubblica italiana e la Federazione russa, fatta a Roma il 15 gennaio 2001" (2097)

C.3388 approvato dalla Camera dei Deputati;

in data 12/06/2003 il Relatore PIANETTA ENRICO ha presentato la relazione sul disegno di legge: "Ratifica ed esecuzione dell' Accordo tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo della Repubblica dell'Uzbekistan sulla regolamentazione reciproca dell' autotrasporto internazionale viaggiatori e merci, fatta a Roma il 21 novembre 2000" (1893)

Disegni di legge, approvazione da parte di Commissioni permanenti

Nella seduta dell'11 giugno 2003, la 1a Commissione permanente (Affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'Interno, ordinamento generale dello Stato e della Pubblica Amministrazione) ha approvato il disegno di legge: "Disciplina della distribuzione dei prodotti alimentari a fini di solidarietà sociale" (1787-B) (Approvato dal Senato e modificato dalla Camera dei deputati).

Indagini conoscitive, annunzio

In data 12 giugno 2003, la Commissione speciale in materia di infanzia e di minori è stata autorizzata a svolgere, ai sensi dell'articolo 48 del Regolamento, una indagine conoscitiva sui problemi concernenti gli istituti di assistenza pubblici e privati per i minori e le comunità di tipo famigliare.

Governo, richieste di parere su documenti

Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 12 giugno 2003, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 3, comma 4, della legge 14 novembre 2000, n. 331 e dell'articolo 31 della legge 16 gennaio 2003, n. 3, la richiesta di parere parlamentare sullo schema di decreto legislativo recante: "Disposizioni integrative e correttive del decreto legislativo 8 maggio 2001, n. 215, in materia di disciplina della trasformazione progressiva dello strumento militare in professionale, a norma dell'articolo 3, comma 1 della legge 14 novembre 2000, n. 331" (n. 242).

Ai sensi delle predette disposizioni e dell'articolo 139-bis del Regolamento, tale richiesta è stata deferita, per l'espressione del parere, alla 4a Commissione permanente. La 1a e la 5a Commissione permanente potranno formulare le proprie osservazioni alla Commissione di merito

 

Governo, trasmissione di documenti

La Presidenza del Consiglio dei ministri ha inviato, ai sensi dell'articolo 19, comma 9, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, le comunicazioni concernenti il conferimento, nell'ambito del Ministero della salute, dell'incarico di dirigente ai dottori Claudio De Giuli e alla dottoressa Magda Fossati.

Tali comunicazioni sono depositate presso il Servizio dell'Assemblea, a disposizione degli onorevoli senatori.

La Presidenza del Consiglio dei ministri, con lettera in data 9 giugno 2003, ha inviato, ai sensi dell'articolo 8, comma 3, del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 303, nonché dall'articolo 13, comma 6, del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 9 dicembre 2002, il conto finanziario della Presidenza del Consiglio dei ministri per l'anno 2002.

Detto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1a e alla 5a Commissione permanente.

Il Presidente del Consiglio dei ministri, con lettera in data 9 giugno 2003, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 8, comma 4, della legge 12 giugno 1990, n. 146, recante norme sull'esercizio del diritto di sciopero nei servizi pubblici essenziali, copia dell'ordinanza n. 116/T, emessa dal Ministro delle infrastrutture e trasporti in data 28 aprile 2003.

Detto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 8a e alla 11a Commissione permanente.

Il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, con lettera in data 5 giugno 2003, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 17, comma 7, del decreto legislativo 21 aprile 1993, n. 124, come sostituito dall'articolo 14, comma 1, della legge 8 agosto 1995, n. 335, la relazione della Commissione di vigilanza sui fondi pensione, relativa all'anno 2002 (Doc. CXIX, n. 3).

Detto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 5a, alla 6a e alla 11a Commissione permanente.

Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 4 giugno 2003, ha inviato, ai sensi dell'articolo 23 della legge 10 ottobre 1990, n. 287, la relazione sull'attività svolta dall'Autorità garante della concorrenza e del mercato nell'anno 2001 (Doc. XLV, n. 2).

Detto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 10a Commissione permanente.

Corte dei conti, trasmissione di documentazione

La Corte dei conti con lettera in data 5 giugno 2003, ha inviato, ai sensi dell'articolo 4, comma 2, della legge 14 gennaio 1994, n. 20, il conto finanziario della Corte stessa relativo all'anno 2002.

Detto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1a e alla 5a Commissione permanente.

Corte costituzionale, trasmissione di sentenze

Il Presidente della Corte costituzionale, con lettera in data 5 giugno 2003, ha inviato, a norma dell'articolo 30, comma 2, della legge 11 marzo 1953, n. 87, copia di una sentenza, depositata nella stessa data in cancelleria, con la quale la Corte stessa ha dichiarato l'illegittimità costituzionale:

della legge della regione Calabria 15 marzo 2002, n. 14 (Disposizioni sulla prorogatio degli organi regionali);

dell'articolo 3 della legge della regione Abruzzo 19 marzo 2002, n. 1 (Disposizioni sulla durata degli Organi e sull'indizione delle elezioni regionali), nella parte in cui introduce, sostituendo il testo dell'articolo 3 della legge statale 17 febbraio 1968, n. 108 (Norme per la elezione dei Consigli regionali delle regioni a statuto normale), le disposizioni dei commi 1, 2 - limitatamente al secondo e al terzo periodo -, 3, 4, 5 e 7;

dell'articolo 4 della predetta legge della regione Abruzzo n. 1 del 2002. (Doc. VII, n. 81). Sentenza n. 196 del 23 maggio 2003.

Detto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 139, comma 1, del Regolamento, alla 1a Commissione permanente.

Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro, trasmissione di documenti

Il Presidente del Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro (CNEL), con lettera in data 9 giugno 2003, ha trasmesso un testo contenente proposte sull'impostazione del Documento di programmazione economica e finanziaria 2004-2007.

Detto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 5a Commissione permanente.

 

Mozioni

MALABARBA, SODANO Tommaso, TOGNI, BRUTTI Paolo, DE PAOLI, LIGUORI, PILONI, PIZZINATO, ZANCAN - Il Senato,

premesso che:

le recenti fasi di crisi del trasporto aereo legate alle varie vicende internazionali non hanno fatto altro che accelerare la ristrutturazione del settore derivante dai processi di liberalizzazione e dalla costruzione del "cielo unico europeo";

in questo quadro, nonostante le ricapitalizzazioni concesse e gli accordi sindacali, l’Alitalia sembra avviarsi verso punti pericolosi di non ritorno; altre compagnie aeree italiane, quali l’Air One, una volta uscite dall’iniziale dimensione di "nicchia", non vivono situazioni migliori;

le stesse gestioni aeroportuali, privatizzate o in via di privatizzazione, evidenziano numerosi problemi: alcuni scali non sono affatto decollati (anche a seguito di una insensata proliferazione degli stessi), in altri casi si è andati al prolungamento di concessioni in modo assai discutibile e per altri invece si assiste ad una politica di mera raccolta delle royalties senza il rispetto degli impegni in materia di investimenti;

la parte più penalizzata di questo processo, anche a causa di regole non inserite negli atti di liberalizzazione, sono i lavoratori: manca un contratto unico dei lavoratori delle compagnie del trasporto aereo e ciò dà vita ad una frammentazione contrattuale e ad un utilizzo del personale al limite della legalità. Nelle gestioni aeroportuali la proliferazione e lo spezzettamento delle aziende e delle attività sta creando una giungla contrattuale inestricabile ed, in particolare, la mancanza delle clausole sociali è fonte di numerosi conflitti soprattutto nei passaggi delle concessioni e nelle ristrutturazioni;

per quanto riguarda l’Alitalia la linea delle alleanze è risultata inconcludente e confusa sia sul piano internazionale (KLM e Air France) ed interno (Volare, Meridiana); confusa è stata anche la politica commerciale e di rete sia sul lungo raggio sia nel traffico domestico europeo; inoltre non appare chiaro in che modo siano stati utilizzati i finanziamenti derivanti dalle privatizzazioni; si sta andando ad un processo di esternalizzazioni di punti di eccellenza quali le manutenzioni (Dot) e il centro di addestramento piloti, utilizzando appalti con la solita logica delle scatole cinesi e con alleanze internazionali ventilate, quale quella con Lufthansa, contraddittoria con quella più generale con Air France;

il ridimensionamento progressivo delle attività non fa altro che aggravare la situazione dell’Alitalia;

i problemi non possono essere additati alla crisi generale in quanto, mentre le altre compagnie europee hanno diminuito l’offerta ma aumentato il fattore di riempimento, l’Alitalia ha ridotto il trasportato più della riduzione dei posti offerti;

nonostante siano ormai trascorsi due anni dal grave incidente di Linate e dalla relativa indagine parlamentare, la riforma dell’aviazione civile non solo non ha visto la luce, ma sembra andare in senso opposto; ciò comporta problemi all’efficacia del sistema aereo italiano e un pericoloso declino del controllo della sicurezza, cosa tanto più grave dal momento che in questi anni è esploso il fenomeno delle compagnie low cost;

ciò sta comportando:

l’impoverimento dell’imprenditorialità italiana del settore (altro elemento di decadenza del sistema paese);

la subalternità a vettori stranieri e la trasformazione del mercato italiano, con grandi potenzialità, in terra di colonizzazione;

perdita di ricchezza per il paese ed impoverimento di capacità tecnologiche professionali in un settore strategico;

la possibile perdita, secondo dati ministeriali, di oltre 5000 posti di lavoro distribuiti fra compagnie e scali aeroportuali (ADR e SEA) e la precarizzazione più spinta, anch’essa fonte di perdita di ricchezza, qualità, professionalità;

tutto questo è diventato inevitabilmente fonte di aspri, ripetuti conflitti che non si possono evitare strangolando in vario modo il diritto di sciopero, che porta, come dimostra la recente vicenda degli assistenti di volo, a forme di difesa estreme e devastanti, in mancanza di altre soluzioni;

la situazione è aggravata dalla mancanza nel settore degli ammortizzatori sociali,

impegna il Governo:

a presentare al Parlamento un atto di indirizzo per il settore del trasporto aereo italiano nel rispetto dei principi internazionali, soprattutto per ciò che concerne qualità dei livelli di sicurezza, utilizzo del personale, tenendo conto che fattore di sicurezza è anche la fatica operazionale dei lavoratori, regole nel rapporto fra sicurezza e politiche tariffarie, proposte di clausole sociali, anche al fine di ridurre la conflittualità attraverso il rispetto dei contratti e degli accordi. In questo contesto appare inoltre rilevante l’approvazione della riforma dell’aviazione civile attraverso un forte ruolo delle istituzioni pubbliche riguardo agli indirizzi ed al controllo sulle attività aeronautiche e un ripensamento e una revisione dei processi di privatizzazione, esternalizzazione degli appalti e subappalti, quantomeno attraverso una nuova regolazione del settore;

a predisporre atti inerenti gli ammortizzatori sociali del settore e nuove regole quali la clausola sociale;

a presentare un atto di indirizzo per quanto riguarda le attività della compagnia di bandiera basato sulla competizione della medesima nella fascia alta del trasporto aereo internazionale e comunitario, sulla chiarezza in merito alle alleanze ed il miglioramento della rete commerciale anche in relazione ai transiti ed alle coincidenze, sviluppando più a fondo, anche in connessione con altri vettori italiani (Ferrovie dello Stato, marittimi) pacchetti turistici complessivi, valorizzando le professionalità interne ed evitando esternalizzazioni di attività che riducono la capacità economica, produttiva, finanziaria e, dunque, la qualità dell’azienda stessa.

(1-00163)

TAROLLI, Moncada, SUDANO, CICCANTI, FORTE, DANZI, TREMATERRA, FORLANI - Il Senato,

visto che il popolo cubano sopporta da decenni un regime di oppressione che ha imbavagliato la libera espressione della sua volontà;

constatato che la repressione, l’esecuzione di pene capitali, l’esilio e il carcere stanno diventando le caratteristiche precipue che contrassegnano l’identità del castrismo;

considerato che tra il 18 e il 21 marzo 2003 sono stati arrestati a Cuba 78 oppositori del regime, in quanto accusati di cospirazione, e che, in meno di un mese, questi detenuti sono stati sottoposti a 29 processi al termine dei quali ben 75 persone sono state condannate a pene variabili tra i 6 e i 28 anni di carcere;

constatato che il 2 aprile 2003 11 cittadini cubani hanno tentato di raggiungere gli Stati Uniti a bordo di un natante, ma il 5 aprile queste persone, intercettate ed arrestate, sono state rinviate a giudizio e dopo qualche giorno sono state emesse le sentenze che prevedono tre condanne a morte, quattro ergastoli e altre quattro condanne a pene variabili tra due e trent’anni;

rilevato che l’11 aprile i tre condannati a morte sono stati fucilati.

considerato che la Commissione dei diritti umani di Ginevra ha adottato, il 17 aprile 2003, una risoluzione nei confronti dell’Avana che sollecita il Governo cubano a permettere un’ispezione delle Nazioni Unite per accertare il rispetto dei diritti umani;

preso atto che il 5 giugno 2003 è stata adottata una dichiarazione della Presidenza a nome dell’Unione Europea che prevede di ridurre i contatti con Cuba in risposta all’ondata repressiva contro la dissidenza interna del Paese, disponendo, tra l’altro, di limitare le visite governative bilaterali ad alto livello e di procedere al riesame della posizione,

esprime la propria preoccupazione per il gravissimo intensificarsi della politica di repressione praticata a Cuba da un regime abbruttito nel suo crepuscolo, della quale sono testimonianza gli arresti di numerosi dissidenti politici e di giornalisti indipendenti;

sollecita il Governo a continuare a promuovere tutte le azioni necessarie – sia a livello bilaterale sia nell’ambito dei diversi organismi internazionali – volte a far sì che l’attuale dittatura si impegni a rispettare pienamente i diritti umani e le libertà civili e proceda alla liberazione di tutti i prigionieri politici e di tutti coloro che sono stati privati della libertà per motivi legati all’obiezione di coscienza;

sollecita altresì il Governo ad intraprendere iniziative che facilitino la transizione pacifica dall’attuale regime, verso un sistema democratico in grado di garantire al popolo cubano l’irrinunciabile facoltà di gestire autonomamente il proprio futuro.

(1-00164)

Interpellanze

CURTO, BATTAGLIA Antonio, BEVILACQUA, MAGNALBO', FLORINO, PALOMBO, PELLICINI, BOBBIO Luigi, BUCCIERO, COLLINO, COZZOLINO, DANIELI Paolo, DEMASI, GRILLOTTI, KAPPLER, MASSUCCO, MUGNAI, MULAS, RAGNO, SALERNO, SPECCHIA, BALBONI, BONGIORNO, CARUSO Antonino, CONSOLO, DELOGU, ULIVI, ZAPPACOSTA, VALDITARA, MORSELLI, PEDRIZZI, PONTONE, SEMERARO, TATO', NOCCO, NESSA - Ai Ministri dell'interno e della giustizia - Premesso che:

in data 11 marzo 2003 i firmatari di questo atto ispettivo presentavano ai Ministri in indirizzo una interpellanza (2-00335 p.a.) al fine di conoscere quali iniziative essi intendessero assumere per giungere all’annullamento della procedura negoziale che aveva portato all’affidamento del servizio di controllo di sicurezza dei passeggeri e dei bagagli a mano e da stiva, in partenza e in transito presso l’aeroporto civile di Brindisi – gara d’appalto indetta dalla SEAP – a causa di anomalie talmente macroscopiche da far ritenere non peregrina l’ipotesi di un bando di gara "pilotato";

in data 15 maggio 2003 il Governo rispondeva al citato atto ispettivo attraverso le notizie che al riguardo erano state riferite allo stesso Governo dall’Enac;

tali notizie apparivano talmente fumose, generiche ed estranee ai quesiti posti da far pensare ad un maldestro tentativo di non rispondere ai rilievi di cui all’interpellanza medesima, quali l’uso da parte della SEAP di criteri anomali e incoerenti nell’attribuzione del punteggio, nonché il ricorso a procedure non previste da alcun decreto che sarebbero invece state palesemente utilizzate per "orientare" la decisione finale;

il Governo, d’altro canto, si dichiarava disponibile ad approfondire meglio la vicenda;

molto stranamente, in data 7 maggio 2003 (e cioè a distanza di circa due mesi dalla presentazione dell’interpellanza, della quale avevano dato puntualmente notizia i quotidiani locali, e sette giorni prima della risposta del Governo), sul "Quotidiano" di Brindisi veniva pubblicata una nota dell’IVRI Spa, l’Istituto di vigilanza aggiudicatario della gara d’appalto in questione, nella quale l’Istituto stesso si dichiarava "indignato poiché si mette in dubbio la regolarità della vincita del bando di concorso ...";

ciò rappresenta un’ulteriore anomalia, in quanto la nota precede la risposta insoddisfacente del Governo, quasi che l’Istituto avesse avuto la possibilità di conoscerla anticipatamente rispetto agli interroganti o forse, più precisamente, di conoscere la genericità e fumosità delle notizie fornite dall’ENAC;

ove ciò dovesse corrispondere al vero, la questione diverrebbe ancor più grave perché potrebbe far ipotizzare non solo l’acquisizione impropria di elementi conoscitivi almeno in quel momento non pubblici, ma anche l’ipotesi di un condizionamento (da verificare da parte di chi) della riposta dell’ENAC,

gli interpellanti, pertanto, chiedono di conoscere se e quali iniziative il Governo intenda assumere al riguardo per chiarire definitivamente i molti punti oscuri della vicenda.

(2-00400)

GUERZONI - Al Ministro dell'interno - Posto che:

l’accrescersi degli incidenti sulle strade, spesso purtroppo mortali o con conseguenze invalidanti sulle persone e le loro famiglie, sta determinando movimenti di opinione pubblica e campagne di stampa nel cui ambito autorità civili e morali richiedono in modo pressante interventi adeguati in diverse direzioni da parte dello Stato e dalle pubbliche amministrazioni;

in questo ambito diverse amministrazioni locali lodevolmente intervengono con nuove iniziative per una regolamentazione del traffico che garantisca più sicurezza per i cittadini anche con l’approntamento di misure tecnologiche sempre più diffuse in Europa;

la circolare ministeriale dell’8/4/03 in materia di ricorso ad apparecchiature fotografiche elettroniche (fotored), specialmente nelle aree urbane dotate di semafori poiché particolarmente congestionate, vede applicazioni diverse. Vi sono infatti amministrazioni locali che ritengono dette apparecchiature solo degli ausili per le attività delle forze di polizia urbana che vigilano sul traffico ed altre che invece vi attribuiscono una funzione sostitutiva tale che l’infrazione fotografata è ritenuta bastevole di per sé a certificare l’infrazione e a dar luogo al pagamento della multa;

le due difformi applicazioni sopra ricordate danno luogo a conseguenze concrete molto diverse sul piano finanziario ed organizzativo per le amministrazioni locali oltre che per i cittadini, poiché, nel caso in cui l’apparecchiatura sia considerata un ausilio, va garantita, là ove è installata, la presenza degli operatori di polizia municipale per certificare immediatamente l’infrazione che dà luogo al pagamento della multa, mentre, con il ricorso ad apparecchiature F17, omologate dal Ministero, tale presenza è ritenuta non necessaria e solo successivamente si provvede a notificare l’infrazione che dà luogo al pagamento della multa;

la questione investe ormai decine di migliaia di cittadini del tutto disorientati dai diversi modi di applicare la circolare ministeriale citata, suscita le preoccupazioni delle associazioni dei consumatori e genera numerosissimi ricorsi al giudice di pace e molte amministrazioni locali, pur sollecitate ad intervenire dai cittadini, versano nell’incertezza sul come procedere anche se il passaggio con il rosso costituisce quasi sempre un gravissimo rischio per l’incolumità delle persone e contrasta le regole della convivenza e del civismo,

si chiede di sapere se il Ministro dell’interno non ritenga necessario intervenire con sollecitudine, con nuove disposizioni che consentano l’uso del fotored anche in assenza dei vigili urbani, così come già avviene per l’autovelox, per conseguire uniformità di applicazione nella regolazione del traffico e nella rilevazione delle infrazioni. Infatti si ritiene che l’alta finalità umana e civile, oltre che sociale, sottesa alla sicurezza del traffico, da perseguire anche con tecnologie elettroniche, possa rendere tollerabile ai responsabili di gravi infrazioni rilevate l’onere di dimostrare di fronte al giudice che ciò di cui si è stati responsabili è stato causato da eventi inaspettati e che un altro comportamento poteva ragionevolmente causare incidenti di particolare gravità.

(2-00401)

BEDIN - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri delle attività produttive, delle infrastrutture e dei trasporti e dell'economia e delle finanze - (Già 4-04595)

(2-00402)

SERVELLO - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro degli affari esteri - Considerati:

l’aggravarsi delle misure repressive del regime castrista nei confronti dell’opposizione;

la sfida che Fidel Castro rivolge alla comunità internazionale ed all’Europa in particolare;

le recenti manifestazioni antieuropee culminate in un assedio di fatto delle rappresentanze diplomatiche di Spagna e Italia;

le inaudite espressioni offensive rivolte dal dittatore cubano al Presidente del Consiglio italiano,

l’interpellante chiede di sapere se il Governo e, per quanto di competenza, il Ministro degli affari esteri non ravvisino la necessità di concordare con i governi dei paesi facenti parte dell’Unione europea ogni azione, non esclusa la rottura dei rapporti diplomatici con il regime di Fidel Castro, al fine di spingerlo ad attuare un non più eludibile processo di riforme democratiche oppure a favorirne il definitivo isolamento internazionale.

(2-00403)

Interrogazioni

CREMA - Ai Ministri della difesa e dell'economia e delle finanze - Premesso che:

l’affidabilità e la credibilità di uno Stato si misura anche sulla onorabilità che dimostra rispetto agli impegni assunti nei confronti dei diritti inalienabili dei suoi cittadini, soprattutto quando questi diritti discendono da accordi internazionali e comportano un risarcimento in denaro coperto non già da risorse nazionali ma da risorse che, in base agli stessi accordi internazionali sottoscritti, lo Stato italiano ha ricevuto in consegna proprio per corrispondere ai suoi cittadini quelle stesse cifre a cui avevano diritto;

in altri termini – e questo è il fatto grave e intollerabile – se da un lato gli aventi diritto, a distanza di tanti anni dalla firma dell’accordo, non hanno ancora avuto le somme che spettavano loro, dall’altro lato lo Stato ha indebitamente incamerato proprio quelle somme che il governo americano gli ha affidato e che non spettavano allo Stato italiano bensì ai suoi cittadini che ancora attendono questo risarcimento;

per comprendere la vicenda è utile ricostruire la dinamica dei fatti:

a seguito del conflitto relativo alla Seconda Guerra Mondiale, circa 33.000 soldati italiani furono fatti prigionieri dagli alleati e furono impiegati dagli USA, dal ’44 al ’45, come collaboratori;

in base alla Convenzione di Ginevra del 1929, questi soldati avrebbero dovuto ricevere la stessa paga dei soldati americani;

poiché la paga loro riconosciuta in base ad uno statuto unilaterale americano è stata inferiore, il governo americano, sulla base di un memorandum di intesa, firmato a Washington il 14/8/47, si è accollato l’onere del rispetto della Convenzione di Ginevra;

il 14/1/49, con l’accordo di Roma, fu quantificato il saldo in dollari (22.000.000) che il governo americano avrebbe consegnato entro 10 giorni al governo italiano a saldo di quanto dovuto e cioè in aggiunta all’acconto erogato nel 1948;

con tale versamento gli USA venivano liberati da ogni pendenza nei confronti dei loro ex prigionieri per il lavoro svolto. L’atto con il quale veniva composta la vicenda conteneva l’individuazione dei beneficiari, classificati in due categorie:

quelli di cui alla lettera a), che possedevano titoli di credito e che furono pagati;

quelli di cui alla lettera b), privi di titolo di credito, non pagati;

questa ultima categoria di beneficiari, comprendente un elenco di 33.000 arruolati, per 17 mesi e con un credito giornaliero di 1,3 dollari, costituisce la base di riferimento di 22 milioni di dollari versati dagli USA;

purtroppo tale elenco non risulta più agli atti dell’amministrazione italiana e ciò giustifica e pone al riparo – si fa per dire – i competenti uffici rispetto alla mancata corresponsione agli interessati di quanto loro dovuto;

tutto ciò, a parere dell’interrogante, appare scandaloso e costituisce un mero eufemismo;

lo scrivente ritiene infatti che uno Stato che tra i compiti primari annovera quello della tutela dei diritti dei propri cittadini non possa atteggiarsi in modo da coprirsi della macchia così grave di essersi appropriato di somme che aveva ricevuto in consegna proprio per garantirne la restituzione a chi ne aveva diritto, trascurando il fatto che già nella corresponsione delle somme trasferite risulta che la conversione dei dollari in lire è avvenuta in controvalori molto inferiori a quelli di cambio all’epoca del trasferimento;

resta il fatto che la vicenda appare ingiusta e impone un epilogo a distanza di oltre 50 anni, che ristabilisca equità, giustizia e trasparenza a tutta la vicenda;

la buona volontà dimostrata attraverso la costituzione nel 2000, da parte del Ministero della difesa, di una commissione di indagine non appaga i superstiti che attendono ancora una risposta alle loro rivendicazioni, che sono molto anziani e che dovrebbero vedere soddisfatte moralmente prima ancora che finanziariamente le loro legittime aspettative;

non convince, in particolare, l’argomentazione che il soddisfacimento di questa iniziativa si scontrerebbe con le difficoltà di giustificare la copertura di un eventuale provvedimento di legge. Se, infatti, le somme assegnate dallo Stato americano sono state gestite attraverso una contabilità speciale dovrebbe in ogni caso essere possibile ricostruire a chi e per quale ammontare le somme certe che gli USA hanno trasferito allo Stato italiano siano state assegnate;

ciò consentirebbe di scoprire quale parte di quelle somme non ha avuto la destinazione che era prevista;

questo accertamento, che consentirebbe di determinare il credito globale ancora pendente, potrebbe costituire la base per approfondire gli altri aspetti peculiari del problema: a chi, cioè, tali somme vadano destinate. Sul punto, non sembrano assolutamente sufficienti gli sforzi accertativi finora fatti. Appare infatti poco credibile la pretesa impossibilità di ricostruire l’elenco degli aventi diritto appartenenti alla predetta categoria b), posto che tale elenco era allegato ad un accordo internazionale. A parte la documentazione che le stesse associazioni di categoria richiamano, è assolutamente "improbabile" che tali atti non siano rintracciabili, in presenza di una seria volontà politica e amministrativa, presso gli archivi delle cancellerie che ne hanno curato la stesura e la formalizzazione all’epoca della composizione della vicenda. Gli archivi storici costituiscono fonti ufficiali e attendibili laddove non sussistano malversazioni o poco trasparenti manovre intese a distrarre risorse o a coprire inadempienze inammissibili in uno Stato democratico che possa definirsi Stato di diritto,

si chiede di sapere se non si intenda riconoscere e tutelare il diritto/dovere civile e politico a chiudere questa vicenda a cui lo Stato italiano non può sottrarsi se non al prezzo di demolire le stesse fondamenta democratiche su cui poggia.

(3-01097)

VITALI - Al Ministro della difesa - Premesso:

che nel giugno del 1998 si giunse ad una ipotesi di intesa tra il Ministero della difesa, rappresentato dal prof. Carrer e dal colonnello Torregrossa, e il Comune di Bologna, rappresentato dal vicesindaco Luigi Pedrazzi, dagli assessori Laura Grassi e Flavio Delbono e dal Direttore operativo Sante Fermi, intorno ad un progetto complessivo di valorizzazione delle aree militari esistenti nel territorio del comune;

che tale progetto riguardava due grandi aree (Prati di Caprara est di 270.000 mq ed ex STAVECO di 87.000 mq) e dieci contenitori utilizzati dal Ministero della difesa nel centro storico o nelle sue immediate adiacenze per 93.378 mq di superficie utile lorda (Caserma Boldrini in via Frassinago; Fabbricato Gucci in via Abbadia; ex Palazzo Filippini in via Galliera; Caserma San Salvatore in via Santa Margherita; Caserma Manara in via dei Bersaglieri; Casema Masini in via Borgolocchi-Orfeo; Caserma Cialdini in via Urbana; Caserma Minghetti – ex Casa del Soldato in via Castefidardo; ex Villa Turri in viale Carducci; Caserma San Mamolo Annunziata in via S.Mamolo);

che il progetto prevedeva il trasferimento delle attività del Ministero della difesa attualmente svolte nei contenitori del centro storico in un edificio di nuova costruzione di circa 50.000 mq di superficie utile lorda ai Prati di Caprara ovest, in zona accessibile servita dall’asse attrezzato e dalla nuova fermata del Servizio Ferroviario Metropolitano; la rifunzionalizzazione dei contenitori così liberati nel Centro Storico a residenza, strutture alberghiere, insediamenti universitari, spazi culturali e per funzioni dei Ministeri mantenendo la superficie lorda esistente, anche attraverso ricostruzioni, con l’aggiunta di parcheggi sotterranei in alcuni specifici casi; la realizzazione di un grande parco urbano di 190.000 mq nei Prati di Caprara est e una nuova edificazione per 36.000 mq ad uso terziario e residenziale ai limiti della medesima area; la rifunzionalizzazione dei contenitori vincolati dell’area ex STAVECO per servizi alla città di carattere sportivo, culturale, scolastico, commerciale e artigianale, oltre agli uffici giudiziari e ad una quota di residenza in parte a supporto al day hospital dell’Ospedale Rizzoli, unitamente a due parcheggi per 900 posti auto e a 24.000 mq circa di verde pubblico, il tutto da realizzarsi previo concorso internazionale di progettazione;

considerato

che nel progetto era stato calcolato il valore economico dell’operazione, previsto in circa 300 miliardi di vecchie lire a favore del Ministero della difesa, contro un costo stimato di 90 miliardi di vecchie lire per la nuova edificazione necessaria ad ospitare le attività militari ai Prati di Caprara ovest. Il Comune di Bologna non era coinvolto nel rischio imprenditoriale e gli veniva riconosciuta una quota del surplus di valore ottenuto dal Ministero della difesa per la valorizzazione economica delle proprie aree e dei propri immobili, parte della quale veniva impiegata per acquisire una porzione della Caserma San Mamolo Annunziata (circa 4.000 mq) per destinazione museale, l’area verde dei Prati di Caprara est, una parte (non superiore a 20.000 mq) dell’area ex STAVECO destinata ad usi pubblici;

che in questo modo il Ministero della difesa otteneva un ragionevole risultato economico e la città poteva conseguire molti e importanti obiettivi quali la razionalizzazione della presenza militare che abbandonava il centro storico per concentrarsi in una zona di più facile accesso; il riutilizzo di contenitori collocati nel centro storico per usi compatibili con il Piano Regolatore; la realizzazione di un grande parco urbano ai Prati di Caprara est; la destinazione dell’area strategica ex STAVECO, collocata a sud del centro storico e ai piedi della collina di S.Michele in Bosco, a verde, parcheggi, servizi per i cittadini, uffici giudiziari e ad una modesta quota di residenza in parte a supporto del day hospital dell’Ospedale Rizzoli;

che l’ipotesi di intesa non fu tradotta in atti formali poiché si stava approssimando la conclusione del mandato amministrativo avvenuta nel giugno 1999;

valutato:

che con l’inizio del nuovo mandato amministrativo il progetto precedente fu abbandonato, come risulta dal protocollo d’intesa firmato il 4 gennaio 2001 tra il Ministero della difesa e il Comune di Bologna con il quale si individuano esclusivamente le aree e gli immobili indicati nel decreto del Presidente del Consiglio dei ministri dell’11 agosto 1997 pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 274 del 7/10/97 (ex Polveriera Val D’Aposa, ex Polveriera di Monte Albano, ex Batteria DAT Alemanni in via del Terrapieno, ex Lunetta Mariotti in via Beverara, area ex STAVECO, ex infermeria san Vittore, compendio Monte Paderno, area Prati di Caprara Orti degli anziani, Caserma San Mamolo);

che è stato lasciato completamente cadere l’obiettivo, di grande importanza per la città, di un parco urbano di dimensioni simili ai Giardini Margherita da realizzare nell’area dei Prati di Caprara est;

che per l’area ex STAVECO l’amministrazione comunale ha formulato ipotesi contenenti una forte intensità di insediamenti terziari e residenziali, motivati con la necessità di reperire le risorse per remunerare il Ministero della difesa del valore dell’area, quando con l’ipotesi di accordo del 1998 il problema veniva risolto senza stravolgerne la destinazione urbanistica;

che la collocazione dell’ex STAVECO a sud dei viali di circonvallazione la rende del tutto inidonea ad un’intensa destinazione residenziale e terziaria, mentre quella zona della città è particolarmente carente di parcheggi e servizi pubblici e si presta particolarmente ad una estensione del verde dei Giardini Margherita e della collina di S.Michele in Bosco,

si chiede di sapere:

quali siano le ragioni per le quali a partire dal 1999 fu abbandonato il progetto di trasformazione e valorizzazione complessiva delle aree militari di Bologna che avrebbe comportato indubbi benefici, anche di carattere economico, per il Ministero della difesa e vantaggi consistenti per la città in termini di contributo al decongestionamento del centro storico, di realizzazione di un nuovo grande parco urbano nell’area dei Prati di Caprara est e di destinazione prevalente a verde, parcheggi e servizi pubblici dell’area ex STAVECO;

perché il protocollo di intesa tra il Ministero della difesa e il Comune di Bologna firmato il 4 gennaio 2001 si riferisca esclusivamente agli immobili e alle aree indicate nel decreto del Presidente del Consiglio dei ministri dell’11 agosto 1997 che era già in vigore nel 1998 quando venne formulata l’ipotesi complessiva di intesa;

quali siano le ipotesi attuali di trasformazione dell’area STAVECO e come siano motivate;

quali siano le modalità con cui si ritenga di procedere.

(3-01098)

STANISCI - Al Presidente del Consiglio dei ministri - Premesso che:

il decreto-legge 22 ottobre 1992, n. 415, recante modifiche alla legge 1º marzo 1986, n. 64, in tema di disciplina organica dell’intervento straordinario nel Mezzogiorno e norme per l’agevolazione delle attività produttive, convertito, con modificazioni, dalla legge 19 dicembre 1992, n. 488, contiene disposizioni finalizzate al finanziamento degli incentivi alle attività produttive previsti dalla suddetta legge del 1986;

il decreto-legge rappresenta uno strumento efficiente, apprezzato dalle imprese sia per la certezza dell’iter burocratico sia per la rapidità delle procedure;

con il decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112 ("Conferimento di funzioni e compiti amministrativi dello Stato alle regioni ed agli enti locali, in attuazione del capo I della legge 15 marzo 1997, n. 59"), fu stabilito che le direttive per la concessione delle agevolazioni di cui al predetto decreto-legge n. 415 del 1992, già di competenza del CIPE, fossero determinate con decreto del Ministro dell’industria, del commercio e dell’artigianato, d’intesa con la Conferenza Stato-regioni;

ora si annuncia un decreto che dovrebbe trasferire al Ministero dell’economia e delle finanze le competenze sinora di pertinenza del Ministero delle attività produttive e questo ha allarmato le imprese, soprattutto quelle del Meridione, in quanto, se il decreto di passaggio di competenze fosse realmente emanato, l’iter previsto sarebbe di fatto prolungato, svilendone il significato e la valenza,

si chiede di sapere se il Governo non ritenga opportuno mantenere presso il Ministero delle attività produttive le competenze per la concessione delle agevolazioni di cui al decreto-legge n. 415 del 1992, al fine di consentire lo snellimento dell’iter burocratico e delle procedure previsto dal suddetto decreto-legge.

(3-01099)

STANISCI - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:

l’Unione europea ha dichiarato prioritari 19 progetti infrastrutturali, di cui quattro italiani, tra i quali non è previsto il Corridoio 8 che comprende il progetto di collegamento che da Bari e Brindisi dovrebbe unire la Puglia col mar Nero;

il ministro Lunardi si è detto soddisfatto dell’inserimento, tra le grandi opere europee, del ponte sullo Stretto di Messina, dell’Asse ferroviario del Brennero, del tratto Genova-Basilea e del Corridoio 5 Lubiana-Kiev, attraverso Trieste, affermando che tali scelte scongiurerebbero l’isolamento dell’Italia senza precisare che comunque si avrebbe una chiara discriminazione a danno dell’Italia meridionale;

di recente, il Ministro albanese dei trasporti ha sollecitato la creazione del Segretariato del coordinamento dei progetti nella città di Bari, ritenendo ufficializzato l’accordo di settembre sul tracciato del Corridoio 8, dopo l’incontro con il ministro Lunardi;

in una precedente interrogazione (4-04535 del 14 maggio 2003) la scrivente poneva l’esigenza di aprire anche a Brindisi una sede del Segretariato del coordinamento,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo intenda intervenire in sede europea per chiedere con forza l’inserimento del Corridoio 8 nel novero delle grandi opere e consentire quindi i lavori di ammodernamento dei porti pugliesi ed in particolar modo di quello di Brindisi;

se non ritenga, alla vigilia del semestre di Presidenza italiana della Unione europea, di far sentire con forza in quella sede i giusti diritti della Puglia e la necessità di mantenere i patti stipulati tra il Governo italiano e quello albanese sulla realizzazione del Corridoio 8.

(3-01100)

CAVALLARO - Ai Ministri degli affari esteri e della giustizia - Premesso che:

pende innanzi al tribunale di Ancona – Sezione Civile – un delicato giudizio civile di separazione fra coniugi, di cui qui non si citano i nomi per doveroso rispetto della privacy ed in particolare di quella della minore, figlia dei coniugi separandi, che è oggetto della contesa fra i coniugi medesimi, ma di cui sarà possibile l’individuazione, ove ciò fosse necessario per esigenze istruttorie e di verifica di quanto qui esposto, poiché trattasi del giudizio civile n. 2782/2000 R.G.;

l’interrogante è stato informato e richiesto di intervento di sindacato ispettivo, in relazione ai atti che si espongono, da uno dei coniugi, ed ha verificato che sussistono i presupposti per un intervento in tale sede. È rilevante qui precisare che, a quanto risulta inequivocamente dai provvedimenti emessi in quel giudizio, la figlia minore è affidata al Consultorio familiare della ASL n. 7 della Regione Marche di Ancona, con modalità complesse e particolari di visita e di custodia, oggetto di continua contestazione fra i coniugi e sul cui merito qui non si entra in alcun modo;

che la circostanza rafforza la motivazione di un impegno di sindacato ispettivo e di una verifica delle circostanze che in appresso si espongono al precipuo scopo di tutelare la minore da ogni possibile interferenza negativa nella sua educazione e nella formazione della personalità della medesima;

nel caso di specie uno dei coniugi si è recato a vivere in Belgio con la figlia minore in pendenza delle controversie giudiziarie in corso innanzi all’Autorità Giudiziaria Italiana;

inopinatamente, mentre a parere dell’interrogante per sua natura e ruolo l’autorità consolare non dovrebbe occuparsi se non congiuntamente a richiesta delle parti dei giudizi civili in corso fra cittadini italiani, e dovrebbe prestare assistenza all’autorità giudiziaria italiana sempre ove richiesto ed eventualmente svolgere con terzietà ed imparzialità opera di assistenza e mediazione nei confronti di entrambi i coniugi e nell’interesse eventualmente del minore coinvolto in tale contesa, il Consolato italiano a Bruxelles si sarebbe pesantemente inserito nella vicenda senza, a quanto risulterebbe, avere preventivamente assunto da uno dei due coniugi in conflitto informazioni e pareri. Ciò a quanto riferito dal coniuge che ha segnalato la questione ai fini del presente atto di sindacato ispettivo;

infatti, a quanto risulterebbe dalle informazioni fornite – e che occorrendo potranno essere verificate presso la competente Polizia Belga e presso l’Alitalia –, dovendosi dare esecuzione ad un provvedimento emesso dal Giudice Civile Italiano del giudizio suindicato, secondo il quale la minore doveva essere temporaneamente rimpatriata in Italia, il Console italiano si sarebbe asseritamente posto in conflitto con l’Autorità di Polizia Belga e con gli stessi operatori Alitalia che avrebbero dovuto curare ed eseguire il rimpatrio con volo AZ 155Y del 18.2.2003 delle ore 17.20 diretto a Milano Malpensa con partenza da Bruxelles, sostenendo la tesi, successivamente rivelatasi infondata e priva di ogni supporto medico effettivo e documentale, che la minore fosse malata e perciò non potesse essere rimpatriata, chiedendo formalmente di desistere dal rimpatrio e minacciando in difetto conseguenze anche al personale Alitalia;

ciò risulterebbe accaduto all’Aeroporto Bruxelles Zavantem nei confronti della Polizia belga, del personale Alitalia e dei rappresentanti della ASL n 7 della Regione Marche, ivi presenti per dovere dell’ufficio, alla presenza della nonna paterna;

il Consolato italiano a Bruxelles avrebbe continuato ad ingerirsi nella vicenda di detta separazione sempre del tutto unilateralmente, tanto che sarebbe stata prodotta agli atti del giudizio suindicato una dichiarazione in data 24.2.2003 che sarebbe stata inviata direttamente dal Consolato ad uno dei difensori delle parti ed il Consolato stesso avrebbe inoltrato una nota direttamente al Giudice del provvedimento datata 27.2.2003;

detti interventi, ove accertati, risulterebbero ancor più illegittimi in quanto effettuati invocando il disposto degli artt. 34 e 35 del decreto del Presidente della Repubblica n. 20/1967, che delimitano i poteri in materia di volontaria giurisdizione degli Uffici Consolari e che palesemente nulla hanno a che vedere con il delicato caso di specie, in cui oltre al conflitto genitoriale in atto vi è la competenza del Consultorio famigliare della ASL n. 7 di Ancona affidatario e dell’Autorità Giudiziaria competente e già investita di provvedimenti assunti e da assumere,

si chiede di sapere quali iniziative intendano assumere i Ministri in indirizzo, previa verifica delle circostanze oggetto della presente interrogazione ed in caso di conferma delle medesime, per ottenere un rigoroso rispetto dell’imparzialità da parte dell’Ufficio consolare italiano a Bruxelles.

(3-01101)

MALABARBA, BOCO, IOVENE, SODANO Tommaso - Al Ministro dell'interno - Premesso che:

alcune decine di esuli curdi in Italia dall’11 giugno hanno avviato a Roma uno sciopero della fame per richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica su come si trovano a vivere in questo paese, da richiedenti asilo e, ultimamente, da persone che hanno avuto il diniego e l’intimazione a lasciare il nostro paese;

l’Italia è una delle mete dei curdi provenienti dalla Turchia, paese da cui sono costretti a fuggire abbandonando affetti e beni perché in quella terra sono perseguitati, perché i loro diritti non sono garantiti, perché la loro identità culturale e linguistica è negata; purtroppo, però, ultimamente queste storie di fuga non finiscono con la speranza di una nuova vita da cominciare in un paese che li accoglie e concede asilo;

negli ultimi mesi, infatti, la Commissione centrale per il riconoscimento dello status di rifugiato rifiuta di riconoscerlo alla maggioranza dei curdi, motivando i dinieghi con argomenti che non tengono in alcun conto di quale sia la realtà della Turchia oggi, di come siano le condizioni in cui i curdi vivono;

nei quindici anni di lotta per la libertà che il movimento curdo, sostenuto dalla maggioranza della popolazione curda, ha portato avanti in Turchia, più di 4.000 villaggi sono stati distrutti, dati alle fiamme, evacuati, costringendo 3 milioni di persone ad un esodo interno, che spesso finisce poi sulle navi destinate a sbarcare in Europa e anche in Italia;

la politica di negazione e di svuotamento del territorio del Kurdistan che la Turchia e i suoi dirigenti hanno portato avanti in questi anni certo non si è affievolita con le insignificanti riforme attuate, né con le promesse di riforme e trasformazione in vista del suo auspicato ingresso nell’UE;

dalla Commissione centrale per il riconoscimento dello status di rifugiato non vengono considerate prove sufficienti le torture subite, le dichiarazioni e attestazioni di pericolo che vengono presentate e l’espulsione che viene intimata all’atto del diniego dello status di rifugiato, che per i curdi significa affrontare una nuova odissea e ricadere ancora in uno stato di negazione, da cui sono fuggiti, e che viene loro imposto anche nel nostro Paese dove la democrazia, i diritti e le libertà tanto acclamati dovrebbero essere ben radicati;

essi attendono mesi e mesi prima di essere ascoltati da una Commissione che troppe volte appare disattenta e frettolosa e non dà loro modo di esprimere anche la tortura fisica e psicologica che l’attesa procura, soltanto per ricevere un foglio in cui c’è scritto, in maniera sempre uguale e ripetitiva, che il riconoscimento non è concesso perché l’attualità politica del paese da cui sono fuggiti è migliorata;

il Parlamento Europeo ha approvato il 15 maggio scorso una durissima risoluzione di condanna della Turchia e il 3 giugno scorso, su iniziativa del gruppo GUE-NGL, si è tenuta a Strasburgo un’audizione sul rispetto dei diritti umani e lo stato della democrazia in Turchia. Erano presenti all’audizione rappresentanti di quasi tutti i gruppi politici: Oostlander del gruppo popolare, Karamanou del gruppo socialista, Ludford del gruppo liberale, Lagendijk del gruppo verde. Dalle testimonianze di esponenti dell’IHD, avvocati e giuristi è emerso che la repressione continua a colpire le associazioni per i diritti umani e le persone che lavorano per esse: negli ultimi tre mesi sono stati denunciati 183 casi di tortura,

si chiede di sapere se il Ministro non ritenga necessario ed urgente predisporre ogni azione per invertire una prassi che vede un sistematico rifiuto da parte della Commissione centrale per il riconoscimento dello status di rifugiato ad accogliere le richieste di asilo politico da parte dei curdi e vigilare ed eventualmente intervenire affinché non si realizzino violazioni delle garanzie previste dalla legislazione e dalle convenzioni internazionali.

(3-01102)

BUDIN - Ai Ministri degli affari esteri e per gli italiani nel mondo - Premesso che:

da notizie di stampa, italiana e internazionale, si apprende che l’esercizio del voto degli italiani all’estero, alla sua prova generale, sta mostrando vizi e disfunzioni (non solo postali) gravi, nei confronti del dettato Costituzionale e del libero esercizio di voto, così come sancito dalla recente legge;

in particolare, risulterebbe che a molti elettori italiani all’estero siano giunti più plichi elettorali (intestati anche a persone decedute o a figli non più conviventi in famiglia) dando luogo, così si apprende, ad un esercizio di voto né libero, né personale né segreto;

detti plichi elettorali risulterebbero essere giunti anche ad ex italiani naturalizzati che hanno perduto da tempo la cittadinanza, ma ancora iscritti nelle liste elettorali del Ministero dell’interno e nelle anagrafi consolari,

si chiede di sapere:

se il Governo sia conoscenza di quanto esposto in premessa;

se il Governo non ritenga di riferire al più presto circa lo stato di aggiornamento delle liste elettorali degli italiani all’estero e, in particolare, su quali siano gli strumenti posti in atto per correggere tali disfunzioni e garantire, anche in previsione delle prossime tornate elettorali, agli aventi diritto, e solo a loro, il libero esercizio del voto.

(3-01103)

SODANO TOMMASO - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio - Premesso che:

in più occasioni l’interrogante ha richiesto – con le interrogazioni nn. 3/00531, 3/00834, 3/00920, 4/02800, 4/03290, 4/03994 e 4/04397 – che il Ministero dell’ambiente rivedesse la propria posizione circa la predisposizione di una nuova relazione di valutazione d’impatto ambientale in Regione Campania circa la localizzazione e la costruzione di impianti di termovalorizzazione, stanti le consistenti anomalie procedurali riscontrate nella fase di elaborazione dei bandi di gara rispetto alle previsioni del Decreto Ronchi, e soprattutto per i dati relativi all’inquinamento ambientale, che destano profonda preoccupazione per la salute dei cittadini e per la salvaguardia dell’ambiente;

il signor Paolo Togni, attuale Capo di Gabinetto del Ministero dell’ambiente, all’epoca della gara per la realizzazione di impianti di CdR (combustibili derivati da rifiuti) e di termovalorizzazione, a quanto risulta all’interrogante, fece parte della commissione aggiudicatrice della gara;

secondo quanto riportato dal quotidiano "L’Unità" del 5 giugno 2003:

egli risulta essere anche vicepresidente della Sogin (società di gestione degli impianti nucleari), la società a capitale pubblico controllata dal Ministero dell’economia, e presieduta dal Gen. Carlo Jean e che tratta lo smaltimento dei rifiuti nucleari prodotti in tutta Italia;

la Sogin è sottoposta al controllo dell’APAT (Agenzia di protezione dell’ambiente), che fa capo al Ministro dell’ambiente, di cui Togni risulta essere Capo di Gabinetto;

il signor Paolo Togni, poco prima della nomina ministeriale, risultava essere presidente della Waste Management (filiale italiana), uno dei tre colossi mondiali del settore dello smaltimento dei rifiuti e della produzione di energia; in passato la Waste Management è stata coinvolta in inchieste giudiziarie ed amministrative, nonché interessata da varie interrogazioni parlamentari;

la Waste Management, in passato, è stata messa sotto controllo dalla Security and Exchange Commission (l’ente di controllo della borsa Usa) con il sospetto di aver falsificato i bilanci;

la Waste Management sarebbe stata interessata lo scorso anno all’acquisto della società Daneco, con interessi diretti sull’isola d’Elba per la proprietà di un impianto di smaltimento, e il Ministero dell’ambiente ha più volte convocato i Sindaci dell’isola per proporre loro di acquistare l’impianto di smaltimento di rifiuti e di affidarne per 30 anni la gestione alla Waste Management;

il signor Paolo Togni, in qualità di Capo di Gabinetto del Ministro dell’ambiente, appena assunse la sua carica ordinò il cambio di 23 dei 40 membri della VIA, commissione di valutazione di impatto ambientale, sostituendo componenti di comprovata esperienza e prestigio;

il TAR nei giorni scorsi ha sentenziato che le sostituzioni erano illegittime ed ha intimato il reintegro dei 23 componenti della VIA;

il signor Paolo Togni scrive di suo pugno atti e provvedimenti di competenza delle Direzioni generali, emana direttive e circolari, come quella del marzo scorso con la quale ha stabilito che tutti i rapporti con gli enti territoriali debbano passare per il Gabinetto del Ministro;

il signor Paolo Togni avrebbe inoltre redatto un decreto ministeriale nel quale si prevedeva "un affievolimento, anziché un irrigidimento, delle sanzioni per i soggetti che inquinano"; la Corte dei Conti, con una sentenza del marzo dello scorso anno, lo annullò;

l) il Ragioniere dello Stato si sarebbe interessato alle attività del signor Paolo Togni per la mancata attuazione del decreto del Presidente della Repubblica n. 178 del 2001, sulla nomina dei dirigenti;

m) il signor Paolo Togni, in qualità di Capo di Gabinetto del Ministro dell’ambiente, avrebbe disposto il blocco di tutte le attività dei direttori generali, con la motivazione che la legge delega sull’ambiente (che deve essere licenziata dal Parlamento) cambierebbe tutte le competenze a loro attribuite;

a quanto consta all’interrogante, la Regione Campania, a seguito dell’emergenza diossina che ha riguardato gli allevamenti per la produzione del latte, avrebbe commissionato alla Sogin uno studio per accertare la presenza di diossina sul territorio campano, e in particolare per verificare se nell’area di Acerra, interessata alla costruzione di un inceneritore, vi fosse presenza di diossina (è evidente che in caso di conferma della presenza di diossina, per il principio di precauzione, si sarebbe dovuta rivedere la localizzazione dell’inceneritore);

risulta che la Sogin avrebbe effettuato le analisi degli inquinanti dei suoli nel comprensorio di Acerra con una conclusione sconvolgente: dalle analisi sarebbe emerso che non vi era nessuna traccia di diossina nel terreno; analisi del Ministero della sanità e del Ministero delle politiche agricole e forestali, invece, avevano certificato la presenza della sostanza inquinante sul territorio acerrano in concentrazione tale da far scattare l’allarme,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo non ritenga, alla luce di quanto esposto, che il signor Paolo Togni risulti essere in una condizione di conflitto di interesse tra carica pubblica, funzioni pubbliche e attività private;

se non ritenga che, alla luce di quanto esposto, venga meno il rapporto fiduciario e soprattutto la garanzia di obiettività di giudizio in materie delicate che riguardano la salute di milioni di cittadini e vi siano invece le condizioni per una rimozione del signor Paolo Togni dalla carica di Capo di Gabinetto del Ministro dell’ambiente.

(3-01104)

Interrogazioni a risposta scritta

CARRARA - Ai Ministri delle comunicazioni e del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:

l’emittente televisiva Telitalia, con sede in Cosenza, trasmette film e documentari di recente produzione, contravvenendo alle leggi sui diritti d’autore e sui tempi di trasmissione;

così facendo, l’emittente Telitalia viola le più elementari norme sulla divulgazione dell’emittenza locale;

considerato che segnalazioni in tal senso risulterebbero contenute in esposti avanzati da altra emittente locale denominata "Metrosat", a cui si aggiungerebbero notizie circa l’irregolare posizione retributiva e contributiva dei dipendenti di Telitalia,

si chiede di sapere quali provvedimenti i Ministri in indirizzo intendano adottare per ristabilire le normali regole della concorrenza e procedere celermente per verificare il completo rispetto dei diritti dei lavoratori dipendenti di Telitalia.

(4-04719)

CURTO - Al Ministro dell'interno - Premesso che:

nella notte del 10 giugno 2003 un attentato incendiario che avrebbe potuto avere conseguenze ben più gravi è stato compiuto ai danni della cattedrale di Lecce;

l’incendio è stato immediatamente circoscritto grazie al solerte intervento dei Vigili del Fuoco allertati dal sagrestano della Cattedrale, il primo ad accorgersi di quanto stava accadendo;

scritte offensive nei confronti dell’Arcivescovo di Lecce Monsignor Cosmo Francesco Ruppi, Presidente della Conferenza Episcopale Pugliese, e di Don Cesare Lodeserto, responsabile del centro di Prima Accoglienza "Regina Pacis" di San Foca, sono state inoltre rinvenute sulle pareti esterne dell’Arcivescovado;

non ci sono dubbi sulla matrice dolosa dell’attentato. Sul posto è stata infatti ritrovata una scatola di metallo contenente uno straccio imbevuto di liquido infiammabile,

l’interrogante, stigmatizzando tale grave episodio e rilevando come questo possa inserirsi nel clima di tensione che da mesi interessa la Chiesa di Lecce ed in particolare il Centro di Accoglienza "Regina Pacis", chiede di sapere quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda assumere al fine di tutelare l’Arcivescovo Metropolita di Lecce ed il suo più stretto collaboratore, entrambi da sempre in prima linea nella accoglienza degli extracomunitari e nella salvaguardia dei diritti dei più deboli.

(4-04720)

CURTO - Al Ministro dell'interno - Premesso che:

Araldo Di Crollalanza ha rappresentato, e sicuramente tutt’ora rappresenta, una delle massime espressioni, se non la massima, della cultura, della politica, del senso civico della città di Bari, essendone stato non solo rappresentante autorevolissimo in Parlamento ma anche impareggiabile interprete della sua ansia di civiltà e sviluppo, avendo ottenuto unanimi riconoscimenti, da Ministro dei lavori pubblici, anche negli anni in cui il nostro Paese si caratterizzava per la più irrazionale contrapposizione politica;

nei giorni scorsi un atto di bieco e insano vandalismo ha consumato un deprecabile oltraggio nei riguardi del busto commemorativo di Araldo Di Crollalanza, che è stato sporcato di vernice rossa;

tutto ciò è avvenuto in concomitanza delle manifestazioni del Gay Pride che si sono tenute nei giorni scorsi a Bari e, pur non volendo addebitare al movimento la responsabilità dell’accaduto, non vi è dubbio che la profanazione sia maturata all’interno di tale ambiente;

considerato che ormai quotidianamente si assiste a deprecabili episodi quale quello richiamato, a dimostrazione della presenza di pulsioni e sentimenti asociali che certamente vanno depotenziati prima che possano costituire una incontrollabile minaccia civile per le nostre città,

l’interrogante chiede di conoscere quali speciali iniziative si intenda assumere per comprendere la matrice dell’atto e per individuare e colpire i responsabili.

(4-04721)

GUERZONI - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali - Posto che:

la legge 189/02 (Bossi-Fini) con l’art. 5, comma 4, ha introdotto l’obbligo di presentare domanda al Questore per il rinnovo del permesso di soggiorno con un anticipo rispetto alla scadenza di quello in vigore, di almeno 90 giorni per i contratti di lavoro subordinato a tempo indeterminato della durata di due anni e di almeno 60 giorni per i contratti di lavoro subordinato a tempo indeterminato della durata di un anno;

prima di detta legge bastava presentare la domanda per il rinnovo entro 30 giorni dalla scadenza;

non esiste ancora il regolamento attuativo della norma innovativa contenuta nella legge 189/02;

molti uffici stranieri delle questure, anche per le difficoltà di organico, continuano a consigliare di presentare le domande di rinnovo del permesso di soggiorno solo entro 10 giorni dalla scadenza del precedente permesso e che in generale il rinnovo viene notificato anche dopo due-tre mesi dalla presentazione della domanda;

la stragrande maggioranza degli immigrati che necessita del rinnovo del permesso di soggiorno per lavoro non conosce ancora le innovazioni legislative che impongono un congruo anticipo rispetto alle norme del passato;

ciò comporta che molti immigrati extracomunitari non presentano domanda di rinnovo entro i termini anticipati fissati dalla legge Bossi Fini;

molti datori di lavoro anche a Modena, per non incorrere nelle sanzioni stabilite dall’art. 22 della legge 189/2002, comma 12 – che prevedono l’arresto da tre mesi ad un anno e un’ammenda di 5000 euro per chi occupa un extracomunitario che non abbia presentato richiesta di rinnovo entro i termini previsti dalla legge Bossi-Fini –, licenziano i dipendenti extracomunitari inducendoli con ciò al disagio economico e sociale ed a ricorrere al lavoro nero e alla clandestinità,

si chiede di sapere:

se gli uffici del Ministro del lavoro siano informati del fenomeno sopra denunciato che crea gravi difficoltà alle imprese ed ai lavoratori interessati;

se non si ritenga urgente e necessario provvedere a risolvere il problema decidendo che l’anticipazione del termine di presentazione della domanda di rinnovo del permesso di soggiorno, prevista dalla legge 189/02, anche in considerazione del fatto che manca ancora la norma regolamentare attutiva, e, non di meno, per le difficoltà organizzative e di organico in cui versano gli uffici stranieri delle questure, è rinviata al successivo rinnovo del permesso di soggiorno o, in subordine, quali altre iniziative si intenda assumere affinché gli extracomunitari regolari con contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato della durata di due anni o di un anno siano direttamente informati con congruo anticipo, da parte delle questure, dei nuovi termini previsti dalla legge 189/02 entro i quali deve essere presentata la domanda di rinnovo.

(4-04722)

COSTA - Al Ministro delle politiche agricole e forestali - Premesso:

che la quasi totalità della produzione olivicola della provincia di Lecce, nelle ultime annate agrarie, ha presentato delle particolari caratteristiche chimiche e fisiche, dalle quali è scaturita una classificazione anomala e di non commestibilità, pur trattandosi di olio genuino;

che tale anomalia è dovuta al contenuto di un componente, il b-sitosterolo, che è inferiore al limite del 93%, previsto dalla normativa comunitaria ai fini della conformità dell’olio;

tutto ciò ha portato a delle conseguenze disastrose per il comparto che deve vendere un prodotto così qualificato, rischiando la paralisi;

che sarebbe opportuno un riesame da parte della CEE di tale componente per la definizione della conformità dell’olio;

che si potrebbero prevedere altri componenti, altrettanto validi per la sicurezza alimentare e non punitivi per la produzione olivicola del Salento;

che altrimenti si potrebbe procedere alla tipicizzazione di un olio vergine di origine salentina, che abbia caratteristiche compatibili con l’anomalia chimica del b-sitosterolo inferiore al 93%, senza alcun pregiudizio sulla qualità e sicurezza dell’olio,

l’interrogante chiede di conoscere quali provvedimenti si intenda adottare con urgenza al fine di tutelare la produzione olivicola del Salento.

(4-04723)

MAGNALBO' - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso:

che con il decreto-legge n. 138 dell’8 luglio 2002, convertito dalla legge n. 178 dell’8 agosto 2002, si è proceduto al riassetto del Comitato Olimpico Nazionale Italiano;

che l’art. 8 del citato decreto-legge dispone, tra l’altro, al comma 11 che "il personale alle dipendenze dell’ente pubblico CONI è, a partire dall’8 luglio 2002, alle dipendenze della CONI Servizi S.p.A. ...omissis";

che, allo stato attuale, è in servizio presso la CONI Servizi S.p.A. personale proveniente da altre Amministrazioni pubbliche in posizione di comando;

che l’articolo 56 del testo unico n. 3 del 1957, così come modificato dalla legge n. 167 del 1997, individua e disciplina come norma esclusiva l’istituto del comando nell’ambito del pubblico impiego e precisamente nell’ambito degli enti pubblici e delle amministrazioni statali;

che dalla lettura del citato articolo 8 si evince che il solo personale alle dipendenze del CONI ente pubblico sia passato alle dipendenze della CONI Servizi S.p.A. e non il personale appartenente ad altre amministrazioni pubbliche, quale quello tutt’oggi in posizione di comando presso la CONI Servizi S.p.A.;

che, dall’8 luglio 2002 ad oggi, la CONI Servizi S.p.A. seguita a pagare mensilmente detto personale con un aggravio ulteriore di spesa annua di circa un miliardo e quattrocento milioni di vecchie lire, in aperta violazione del citato articolo 8 del decreto-legge n. 138 del 2002, nonché dell’articolo 56 del citato testo unico che disciplina l’istituto giuridico del comando ed individua esclusivamente quali soggetti destinatari di detto istituto le amministrazioni statali e gli enti pubblici e non soggetti aventi altra natura giuridica come appunto la CONI Servizi S.p.A.;

che su tale questione sembrerebbero risultare agli atti del Consiglio di Amministrazione della CONI Servizi S.p.A. rilievi di illegittimità sollevati da alcuni membri dello stesso Consiglio; tali documenti comunque non avrebbero sortito alcun effetto nei confronti dell’Amministratore delegato, il quale conseguentemente avrebbe dovuto far cessare tale situazione di palese illegittimità,

l’interrogante chiede di conoscere:

quali provvedimenti intenda prendere il Ministro in indirizzo in virtù del suo ruolo di organo di controllo della CONI Servizi S.p.A., al fine di far cessare detta situazione di illegittimità che, oltre ad arrecare un notevole danno economico ad una condizione finanziaria già molto precaria, risulta essere oltremodo ingiustificata sotto il profilo dell’opportunità, atteso che è notoria l’esigenza prospettata dalla CONI Servizi S.p.A., nel suo piano di ristrutturazione, di procedere ad una notevole riduzione del personale dipendente;

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto suesposto e qualora così non fosse quali opportune e urgenti iniziative intenda adottare per accertarne la veridicità, atteso che nella passata legislatura ed in quella attuale, ancor prima del riassetto del CONI, é stata segnalata in Parlamento l’illegittimità dei citati comandi con i seguenti atti di sindacato ispettivo, il cui iter peraltro non si è mai concluso: nella XIII legislatura l’interrogazione a risposta scritta 4/32967 a firma dei deputati Crimi, Giannattasio, Masiero, Cuccu, Conte, Cicu, Ricciotti, Mancuso e Gramazio nonché l’interrogazione a risposta scritta 4/20756 presentata dal senatore Marri e infine l’interrogazione 4/00842, presentata nella seduta del 28/9/2001 dal deputato Cristaldi.

(4-04724)

RIGONI - Al Ministro degli affari esteri - Premesso:

che il sig. Emidio Mosti, residente a Massa, quale figlio superstite ed erede del defunto sig. Usimberto Mosti, deportato in Germania nel 1944 ad opera delle forze armate tedesche di occupazione ed ivi costretto al lavoro in condizioni di schiavitù, aveva inoltrato una domanda di indennizzo alla Fondazione "Memoria, Responsabilità e Futuro";

che tale organismo, secondo la legge istitutiva emanata dalla Repubblica Federale Tedesca, provvede al pagamento degli indennizzi connessi alle deportazioni;

che, in data 9 aprile 2003, la Fondazione ha comunicato al richiedente che la domanda non può essere accolta in quanto la persona deportata era deceduta nel 1974, laddove la domanda avrebbe dovuto essere presentata da persona ancora in vita il 15 febbraio 1999, e ciò in base al Paragrafo 13, comma 1, della legge istitutiva della Fondazione;

che siffatta disposizione appare iniqua e lesiva dei diritti dei deportati, con palesi effetti discriminatori – privi di razionale giustificazione – tra chi era ancora in vita il 15 febbraio 1999 e chi era morto prima,

si chiede di sapere se non si intenda intervenire presso la Repubblica Federale Tedesca per chiedere la revisione dell’attuale normativa al fine di ammettere all’indennizzo tutti gli aventi diritto quali deportati, senza assurde distinzioni tra quanti siano morti prima o dopo una certa data.

(4-04725)

MUZIO, MARINO, PAGLIARULO - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali - (Già 3-00823)

(4-04726)

MALABARBA - Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e delle comunicazioni - Premesso che:

il processo di esternalizzazione di parte del ciclo della lavorazione ha avuto come conseguenza la costituzione di agenzie private di recapito delle raccomandate, alle quali viene affidato il lavoro di Poste SPA;

a Roma questo processo di esternalizzazione sta causando tagli all’occupazione presso le Poste SPA;

i lavoratori delle Poste SPA della sede di Roma sono in agitazione ed in allarme per i possibili tagli occupazionali; il C.N.U.B. Cobas Poste Roma ha denunciato il grave stato di tensione presente tra le maestranze delle Poste SPA Roma,

si chiede di sapere:

se non si ritenga di intervenire presso le Poste SPA, sede di Roma, per bloccare le esternalizzazioni di parte della lavorazione e per preservare l’occupazione;

se non si ritenga che le esternalizzazioni di parte della lavorazione nei servizi primari, quale quello di recapito della corrispondenza, danneggino il carattere sociale del servizio stesso.

(4-04727)

VIVIANI - Al Ministro delle comunicazioni - Premesso che:

in data 24 maggio 2003 il Direttore della Filiale di Verona delle Poste Italiane ha inviato una lettera al Sindaco di Fumane (Verona) con cui annuncia che gli uffici postali dei paesi di Breonio e Cavalo, facenti parte del territorio comunale, nel periodo da giugno a settembre 2003, rimarranno aperti solo i primi quattro giorni del mese per il pagamento delle pensioni e poi saranno chiusi fino a fine mese;

tale decisione contrasta con precedenti affidamenti della stessa Direzione provinciale che prevedevano l’apertura dei detti uffici postali per tre giorni la settimana;

questa decisione arriva dopo un precedente confronto tra la Direzione provinciale delle Poste e il Comune di Fumane, a causa di una serie di disservizi dovuti alla eccessiva rotazione del personale nella frazione di Cavalo, nel corso del quale non si era proposta alcuna variazione dell’orario degli uffici;

gli effetti di tale scelta risultano particolarmente penalizzanti per i suddetti territori avendo presente che nella stagione estiva essi diventano luoghi di soggiorno turistico per cui si raddoppia il numero delle persone presenti;

questa scelta, che, di fatto, si configura come premessa della chiusura definitiva dei suddetti uffici, contrasta nettamente con il contenuto del disegno di legge sul sostegno e la valorizzazione dei piccoli comuni, approvato recentemente dalla Camera dei deputati ed attualmente in discussione al Senato, che prevede l’apertura degli uffici postali anche nei piccoli comuni montani,

si chiede di sapere quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda intraprendere per garantire un adeguato orario di apertura degli uffici postali in questione, al fine di consentire un normale accesso ai servizi erogati da parte degli abitanti e dei villeggianti.

(4-04728)

STANISCI - Al Ministro della salute - Premesso che:

in un convegno sul tema dell’ambiente svoltosi a fine maggio a Brindisi, il forum per l’ambiente ha messo in risalto come, da studi condotti sul rapporto causa-effetto tra l’esposizione al cloruro di vinile in ambienti di lavoro e l’insorgenza dell’epatocarcinoma (come causa di morte) nei soggetti esposti, risulti una stretta correlazione fra le due circostanze;

nel corso del convegno si è sollevata la questione delle morti nel Petrolchimico, questione ancora aperta, che vede interessate diverse decine di famiglie di lavoratori deceduti per malattie epatiche nel corso degli anni,

si chiede di sapere:

quali provvedimenti intenda assumere il Ministro in indirizzo per fare piena luce su quelle morti e per rendere giustizia in tempi brevi su una vicenda che si trascina da anni e che esige risposte chiare non solo in termini di risarcimento, ma soprattutto in termini di responsabilità;

come si intenda tutelare i lavoratori e le loro famiglie.

(4-04729)

STANISCI - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:

da notizie riferite dai giornali si apprende che i cittadini pugliesi pagano più degli altri i biglietti dei treni. Infatti, secondo quanto riportato su un dossier dell’associazione Cittadinanzattiva, in Puglia si pagano euro 51 per un abbonamento mensile di 35 chilometri, mentre in regioni quali il Molise per gli stessi chilometri il prezzo dell’abbonamento mensile sarebbe di euro 36,2. Lo stesso dossier ha rilevato che in Italia il trasporto è soprattutto privato e che è rimasta invariata, rispetto al 1970, la rete ferroviaria, con 16.091 chilometri di ferrovia. A fronte di queste critiche l’azienda Trenitalia risponde che gli adeguamenti dei costi avvengono in tempi diversi da regione a regione e che in Puglia l’adeguamento è già scattato;

a questi problemi vanno aggiunti anche quelli concernenti l’igiene sui treni, carente in assoluto,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia al corrente di queste anomalie nei prezzi;

se non ritenga di dover intervenire nel merito dei problemi per discutere con l’azienda Trenitalia dei trasporti, dei prezzi, della sicurezza e della igienicità dei treni.

(4-04730)

STANISCI - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio - Premesso che:

il WWF ha lanciato l’allarme sui rischi legati ai siti nucleari presenti in Puglia;

secondo i dati del WWF entro il 2020 dovrebbero essere sistemati 150.000 metri cubi di scorie radioattive in un deposito sicuro;

intanto, però, in Puglia, stando sempre alla stessa fonte, sarebbero presenti molti siti nucleari, con grave danno per l’ambiente, l’economia ed i cittadini;

la Puglia, dopo aver subito la violenza degli insediamenti inquinanti, non può fungere anche da pattumiera radioattiva d’Italia, circostanza che la porterebbe ad un definitivo tracollo economico ed ambientale,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo intenda intervenire e con quali mezzi per scongiurare il grave rischio denunciato dal WWF;

se non ritenga che la Puglia debba essere rivalutata in quella che può essere una fonte di ricchezza, l’ambiente.

(4-04731)

LONGHI - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che con la legge 27 dicembre 2002, n. 289 (legge finanziaria 2003), e con una bozza di decreto del Presidente del Consiglio dei ministri sono previsti la riduzione del personale scolastico e la certificazione degli alunni in situazione di handicap;

considerato che tali disposizioni possono configurarsi come un attacco all’integrazione scolastica degli studenti in situazione di handicap, e quindi con il possibile rischio di un ritorno alle classi differenziate e speciali, che, ironia della sorte, andrebbero ad attuarsi proprio nel 2003, dichiarato dal Parlamento Europeo "anno delle persone con disabilità",

l’interrogante chiede di sapere:

se non si ritenga inidoneo l’uso di Commissioni mediche per il riconoscimento dello studente in situazione di handicap in quanto i referenti dovranno possedere specifiche conoscenze circa i problemi inerenti le situazioni di handicap ed essere strettamente collegati con l’équipe che segue l’iter del progetto di vita dell’alunno;

se non sia necessario, nella valutazione, inserire altre figure che seguano il soggetto: scuola, famiglia, educatori, operatori e tecnici della riabilitazione perché ogni alunno – studente in situazione di handicap ha delle difficoltà molto accentuate, diversificate e complesse che soltanto chi lo conosce bene e lo ha seguito nel percorso riabilitativo può essere in grado di evidenziare facendo in proposito le valutazioni dovute;

se non sia assolutamente discriminante là dove si parla di possibile inerzia da parte dei genitori che sia la Direzione scolastica a sentire direttamente i servizi preposti per segnalare l’alunno in situazione di handicap. Infatti non si comprende come una famiglia, per il dramma subito, possa avere delle remore a rendere pubblica l’attestazione di handicap che può comportare gravi difficoltà e ripercussioni psicologiche;

se non appaia assurdo e inconcepibile che i ragazzi vengano sottoposti ad ulteriori nuovi controlli medici in quanto già sono stati sottoposti a visita dalle Commissioni mediche per il riconoscimento dell’invalidità civile e della condizione di portatore di handicap di cui alla legge n. 104/1992;

come si ritenga di sopperire alla riduzione di migliaia di insegnanti che comporterà pericolosi tagli ai docenti di sostegno e di conseguenza ad aumento del numero di studenti in situazione di handicap nelle classi che diventano troppe numerose a discapito dell’integrazione scolastica;

se non si ritenga che con l’eliminazione dei fondi destinati ai Comuni si impedirà di fatto il trasporto e l’assistenza agli alunni che non deambulano o che hanno problemi intellettivi, con la soppressione dei posti di migliaia di collaboratori scolastici.

(4-04732)

EUFEMI, IERVOLINO - Ai Ministri per la funzione pubblica e dell'economia e delle finanze - Premesso che:

viva preoccupazione hanno destato tra i dirigenti di seconda fascia voci insistenti di pretestuose prese di posizione da parte di taluni dirigenti del Ministero dell’economia e delle finanze volte ad ostacolare il perfezionamento dell’Accordo sulle cosiddette code contrattuali, in ordine al quale completa intesa era stata raggiunta dalle Parti (ipotesi di accordo firmata in data 17 dicembre 2002);

le maggiori resistenze alla definizione del succitato patto sarebbero da ricondursi al tentativo di reperire fondi per erogare ulteriori compensi al personale di pochi privilegiati Ministeri. Si segnala, in proposito, che recentemente è stato pubblicato (Gazzetta Ufficiale n. 115 del 20.5.2003) il decreto ministeriale 20.3.2003, n.108, recante norme per la ripartizione di incentivi a favore del personale del Ministero delle attività produttive;

il protrarsi di tale situazione di stallo, impedendo la realizzazione degli importantissimi istituti oggetto dell’Accordo, reca grave danno alla categoria interessata sia sotto il profilo giuridico che economico;

la mancata definizione delle pendenze contrattuali non consente, di fatto, la corretta stesura del nuovo contratto collettivo nazionale di lavoro dell’Area dirigenziale, atteso che le parti che dovranno sedersi al tavolo delle trattative ancora non sanno se gli istituti oggetto dell’Accordo dovranno essere inseriti nella rituale "bozza di piattaforma" come conferma o come innovazione rispetto allo scaduto Contratto;

il protocollo di intesa Governo-Sindacati, firmato il 6 febbraio 2002, evidenzia al punto 17 "la necessità di seguire con la massima attenzione le questioni ancora aperte della precedente tornata contrattuale",

si chiede di sapere:

quali azioni s’intenda intraprendere per accertare se le "voci" di cui in premessa rispondano a verità e, in caso affermativo, quali provvedimenti si intenda adottare nei confronti dei responsabili;

quali iniziative si intenda assumere per risolvere in tempi brevi la descritta problematica, atteso che, come precisato in premessa, l’Accordo sui temi in discussione era stato sostanzialmente raggiunto dalle Parti da oltre sei mesi.

(4-04733)

EUFEMI, IERVOLINO - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:

l’art. 80, comma 3, della legge 23 dicembre 2000, n. 388, riconosce ai lavoratori sordomuti o affetti da invalidità superiore al 74% per ogni anno di servizio effettivamente prestato due mesi di contribuzione figurativa ai fini del compimento del diritto a pensione e dell’anzianità contributiva;

l’INPDAP con informativa n. 75 del 7 maggio 2003 ha disposto che il beneficio verrà calcolato sul servizio effettuato a decorrere dal riconoscimento dell’invalidità e solo per i sordomuti dall’inizio dell’attività lavorativa;

la ratio della norma appare evidente, cioè riconoscere, per uno stato di invalidità, massimo, un "abbuono", decorrente, quindi, sempre dall’inizio dell’attività lavorativa;

l’INPDAP anche per altre normative (si veda l’informativa n. 8/2003 sul riscatto dei periodi di maternità) ricorre a criteri interpretativi "restrittivi", salvo poi rettificare tali criteri in presenza di ricorsi anche in sede giudiziaria degli interessati,

si chiede di sapere se non si ritenga di dover impartire disposizioni all’INPDAP per la rettifica dell’informativa n. 75/2001, nel senso indicato nelle premesse, cioè far decorrere gli anni per conteggiare gli "abbuoni" dall’inizio della carriera, evitando, per una volta, ricorsi alla magistratura da parte degli interessati, con dispendio di risorse economiche private e danni erariali per l’Amministrazione.

(4-04734)

EUFEMI, IERVOLINO - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:

il Dicastero del lavoro e delle politiche sociali ha già proceduto alla assunzione di tutti gli idonei (per un totale di 242 unità) delle graduatorie dei concorsi pubblici banditi negli anni 1994 e 1997 per l’accesso all’8ª qualifica funzionale, per funzionari dell’Ispettorato del Lavoro;

tale procedura ha cercato il suo fondamento normativo in una presunta autorizzazione ad assumere 1000 unità di personale nei ruoli ispettivi recata dall’articolo 119 della legge finanziaria 2001;

la richiamata norma, peraltro, aveva autorizzato e finanziato l’assunzione a mezzo di pubblico concorso di 1000 laureati quali funzionari dell’Ispettorato del Lavoro da destinare alla vigilanza sulle aziende;

l’erroneo riferimento al citato art. 119 ha sostanzialmente consentito alla Amministrazione di aggirare la normativa che prevede l’accesso al pubblico impiego solo attraverso pubblici concorsi individuati per "species", ed ha fatto sì che impiegati provenienti dalla posizione economica C1 (professionalmente riconducibile alle ex carriere di concetto) fossero inquadrati in C2, nella qualifica direttiva di Ispettori del Lavoro, accorpati quindi con funzionari laureati che la qualifica avevano acquisito attraverso la prevista selezione pubblica;

già in passato la competente Direzione Generale degli affari generali, delle risorse umane e dell’attività ispettiva si era segnalata con iniziative discutibili, come la pubblicazione sul Bollettino Ufficiale del 3 ottobre 2001 di un Bando di riqualificazione di Area C, definita impropriamente "omogenea". In realtà, le caratteristiche di omogeneità, di norma, attengono esclusivamente agli aspetti economici, mentre non riguardano il complesso di attribuzioni e funzioni, che, comunemente, connotano l’aspetto professionale. Ed è in base a questa corretta accezione che i funzionari già appartenenti alle ex qualifiche VIII e IX (C2 e C3) si distinguono dagli appartenenti al livello C1, in quanto entrati nelle predette qualifiche per pubbliche selezioni nelle quali uno dei requisiti era il possesso di laurea;

per l’incongrua definizione data all’Area C, anche in quel caso risultava violata la normativa che disciplina l’accesso al pubblico impiego, atteso che attraverso l’inidoneo strumento della riqualificazione sono stati inquadrati in detta Area, con funzioni direttive, ben 1100 Ispettori del Lavoro provenienti dall’ex carriera di concetto,

si chiede di sapere:

quali iniziative si intenda intraprendere per ricondurre nell’alveo della legittimità le situazioni descritte in premessa e per sanare gli effetti destabilizzanti da esse scaturiti;

quali provvedimenti si intenda adottare nei confronti di quei dirigenti individuati come responsabili dei fatti sopra rappresentati, nel cui operato potrebbero anche ravvisarsi gli estremi di illeciti penali quali "abuso di ufficio", "falsità in atti" e "omissioni in atti di ufficio".

(4-04735)

EUFEMI, IERVOLINO - Al Ministro della difesa - Premesso che il 23 maggio 2003 il Gen.le Alberto Ficuciello, comandante del FTASE di Verona, lasciava il servizio definitivamente per limiti di età;

considerato che in tale occasione venivano, a quanto risulta, inviati numerosi inviti per assistere alla cerimonia di commiato, alla quale partecipavano oltre seicento militari provenienti dai vari enti alle dipendenze del generale,

si chiede di conoscere:

quanto sia costata all’erario tale "cerimonia" soprattutto in termini di trattamento di missione con pernotto del personale militare e di quello invitato e gli altri costi connessi alla organizzazione della cerimonia stessa;

se non si ritenga che vi sia il rischio di comportamenti che sfocino in un incomprensibile e inspiegabile "culto della personalità" che a parere degli interroganti andrebbe contenuto, evitando pericolosi effetti imitativi.

(4-04736)

EUFEMI, IERVOLINO - Al Ministro della difesa - Premesso che: malgrado gli accordi internazionali tra Italia e Germania prevedessero che a Sarajevo fosse impiegato un ufficiale medico italiano anestesista, per garantire soprattutto gli sgomberi sanitari, nel periodo 14 novembre 2002–10 marzo 2003 il Ministero della difesa italiano, sotto la responsabilità e direttiva del Gen. Alberto Ficuciello, inviava, invece, medici generici non rispettando precisi accordi internazionali con la Germania, che si è vista costretta a garantire il servizio medico di cui sopra con proprio personale medico specialista,

si chiede di sapere quali provvedimenti si intenda porre in essere nei confronti di chi ha impartito con leggerezza disposizioni assurde, creando disagio nei medici comandati in missione, turbative all’ordinamento e danno erariale.

(4-04737)

IOVENE - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso:

che presso l’Agenzia delle Entrate-Direzione Regionale della Calabria è stato costituito un gruppo di lavoro con il compito di presentare un progetto di riorganizzazione delle Sezioni Staccate degli uffici locali;

che tale progetto prevede la soppressione di 14 Sezioni Staccate su 22 ed è stato inviato alle organizzazioni sindacali per esprimere il proprio parere ed eventuali osservazioni;

che tra le 14 Sezioni Staccate di cui si prevede la soppressione c’è anche la Sezione di Tropea in provincia di Vibo Valentia;

che a parere del citato gruppo di lavoro, analizzati tutti i dati, la Sezione Staccata di Tropea dovrebbe essere soppressa per i seguenti motivi: se pur distante 40 Km da Vibo Valentia risulta ben collegata, con scarso carico di lavoro e una media di 20 utenti giornalieri, ed inoltre viene pagato un elevato affitto per i locali, pari a 21.855,00 euro;

che risulta allo scrivente che il canone di locazione dal 1º gennaio 2003 è stato ridotto a 10.920,00 euro;

che l’utenza giornaliera, in particolare in determinati periodi dell’anno legati alle scadenze fiscali, è di gran lunga superiore ai 20 utenti. Il maggior afflusso è confermato dall’elevato numero di atti e dichiarazioni ricevuti per la registrazione, dal numero dei registri vidimati e dall’attribuzione di partite IVA e codici fiscali;

che l’Ufficio di Tropea, oltre a quanto esposto in precedenza, svolge quotidianamente esame di istanze per sgravi relativi alla liquidazione dei redditi ed adempimenti ad essi connessi, rettifiche a comunicazioni inerenti le dichiarazioni dei redditi inviate ai contribuenti, controllo formale ex art. 36-ter, trasmissione telematica di dichiarazioni, appuramento Campione Unico, trasmissione di carichi a ruolo, accertamento di atti e successioni con relativa liquidazione dell’avviso, adempimenti ai fini della trasmissione di note di trascrizione via linea e su supporto magnetico, assistenza ed informazione ai contribuenti ai fini dell’imposta di registro, imposte sui redditi IVA, tasse automobilistiche, processi verbali, avvisi di liquidazione, trattamento di pratiche a seguito di atti dell’Ufficio;

considerato:

che Tropea è sede notarile, di Tribunale e di Giudice di Pace, nonché grosso centro turistico e commerciale, per cui numerosi sono gli utenti, anche stranieri, e le figure professionali che quotidianamente si rivolgono alla Sezione Staccata di Tropea per varie richieste e problematiche;

che i collegamenti con la città capoluogo, Vibo Valentia, sono forniti da un unico autobus della Ditta Pugliese che parte da Tropea la mattina alle ore 6,50 circa e riparte da Vibo Valentia in direzione Tropea alle ore 14,00 per cui l’utente dell’Ufficio sarebbe costretto a fermarsi parecchie ore prima di ripartire;

che la chiusura dell’Ufficio di Tropea comporterebbe all’utenza cittadina e dei numerosi Comuni limitrofi una serie di disagi, non ultima la difficoltà di collegamento con la città capoluogo,

si chiede di sapere:

se corrisponda al vero la soppressione di 14 Sezioni Staccate su 22 totali in Calabria e quali siano;

se corrisponda al vero che tra le 14 Sezioni Staccate risulta anche quella di Tropea;

se non si ritenga opportuno, visto quanto esposto in premessa, intervenire immediatamente per impedire la chiusura della Sezione Staccata di Tropea.

(4-04738)

SERVELLO - Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e delle attività produttive - Premesso che:

la direzione italiana della multinazionale ABB negli ultimi mesi ha incontrato più volte le organizzazioni sindacali per presentare il nuovo piano di ristrutturazione che modifica in modo sostanziale l’accordo siglato nel 2002 con i sindacati;

tra gli interventi programmati in Italia è stata prospettata la chiusura di alcuni stabilimenti e la conseguente perdita di centinaia di posti di lavoro;

la multinazionale ABB, dopo aver, in un primo tempo, garantito che la ristrutturazione dei suoi centri produttivi non avrebbe riguardato la Lombardia, ha annunciato l’imminente chiusura dello stabilimento di Vittuone, specializzato nella produzione di interruttori differenziali, e la conseguente concentrazione dell’attività produttiva nello stabilimento di Pomezia;

tale piano, se fosse attuato, comporterebbe la perdita di 235 posti di lavoro, senza contare l’indotto, per il quale lavorano altre 700 persone;

il 6 giugno scorso i rappresentanti della ABB – Italia hanno incontrato nuovamente i sindacati per illustrare le motivazioni a sostegno delle drastiche soluzioni prospettate senza, tuttavia, impegnare l’azienda in dichiarazioni non verbali;

a fine maggio i Sindaci del Magentino (Maurizio Salvati per Arluno, Ernesto Restelli per Bareggio, Anna Maria Garavaglia per Boffalora Sopra Ticino, Gianfranco Gornati per Casorezzo, Francesco Prina per Corbetta, Luca Del Gobbo per Magenta, Massimo Garavaglia per Marcallo con Casone, Teresio Molla per Mesero, Sergio Garavaglia per Ossona, Beniamino Merlo per Robecco sul Naviglio, Martino Steffanoni per Santo Stefano Ticino, Marco Re per Sedriano), nell’esaminare la critica situazione in cui versa il proprio territorio (degrado ambientale, traffico, grandi infrastrutture come Malpensa, Polo fieristico, treno ad alta velocità), hanno espresso in un documento comune preoccupazione per le gravi conseguenze sulla crescita economica che il taglio dei posti di lavoro e la cessazione dell’attività produttiva dello stabilimento di Vittuone comporterebbero per il territorio,

l’interrogante chiede di sapere se i Ministri in indirizzo non ritengano opportuno che la ABB – Italia chiarisca, non soltanto verbalmente e in modo definitivo, quale sia il futuro degli stabilimenti interessati dalla ristrutturazione e se non considerino necessario un rapido intervento volto a tutelare sia l’occupazione dei lavoratori interessati che la crescita economica del territorio Magentino.

(4-04739)

FABRIS - Al Ministro degli affari esteri - Premesso:

che in data 6 febbraio 2003 il Senato della Repubblica ha approvato una mozione (1-00099) sul caso di due bambine italiane, Valentina Paola e Federica Annamaria Pozza, trattenute illegalmente dalla madre in Polonia dall’agosto 1999;

che a tale mozione è seguita una successiva interrogazione presentata il 10 aprile 2003 (4-04351) ove si chiedeva al Ministro competente quali provvedimenti avesse intenzione di assumere a livello europeo e in ambito internazionale dopo l’approvazione del Senato di una mozione sul caso in questione, al fine di assicurare il rispetto da parte polacca delle Convenzioni internazionali in materia di tutela sostanziale e processuale dei minori, quali la Convenzione dell’Aja del 25 ottobre 1980 e la Convenzione di Lussemburgo del 20 maggio 1980;

considerato:

che, a seguito della mozione approvata dal Senato, ove si impegnava il Governo ad attivarsi presso le competenti autorità polacche al fine di consentire il rimpatrio in Italia delle due minori, non risulta conseguito alcun risultato concreto, né tanto meno a seguito della presentazione dell’interrogazione del 10 aprile 2003;

che, anche in occasione dei mesi italiani di presidenza dell’Unione Europea nelle ultime settimane e ancor più nei prossimi mesi, i rappresentati del nostro Governo incontreranno gli omologhi di parte polacca,

si chiede di sapere:

quali siano i motivi per i quali il Governo non si sia ancora attivato al fine di risolvere questa situazione di sottrazione internazionale di minori;

a cosa sia dovuta tanta difficoltà relativa al caso, considerato che queste due bambine risultano ancor oggi segregate dalla madre in un Paese che presto celebrerà la sua entrata nell’Unione europea;

se durante i mesi di presidenza italiana il Governo intenda sollevare tale questione in sede europea, considerate le gravissime implicazioni che si potrebbero verificare in ambito internazionale.

(4-04740)

MURINEDDU - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio - Premesso che:

l’ARCI Pesca FISA è una federazione di pescatori sportivi articolata in comitati regionali, provinciali e circoli che raccoglie in tutto il territorio nazionale 120.000 iscritti;

l’associazione persegue fini di attività piscatorio-sportive destinate ad esaltare i valori ambientali, culturali, paesaggistici e scientifici dei siti nei quali si svolge l’attività medesima;

essa ha presentato in data 20/01/2001 al Ministero dell’ambiente la domanda perché venga riconosciuta quale associazione di protezione ambientale ai sensi dell’art. 13 della legge 8 luglio 1986, n. 349, dal momento che le finalità sociali hanno per oggetto la protezione e la valorizzazione degli ambienti acquatici;

da notizie di stampa ("La Repubblica" del 3 giugno 2003) si è appreso che il Ministro in indirizzo ha condotto un’operazione politica che sembrerebbe intesa a favorire, mediante una forma discriminatoria ad avviso dell’interrogante inaccettabile, alcune Associazioni vicine all’area di Governo e non altre, indipendentemente dai valori statutari perseguiti dalle medesime e dalla loro consistenza numerica,

l’interrogante chiede di sapere:

la ragione per cui l’ARCI Pesca FISA sino ad oggi sia stata esclusa dalle attenzioni del Ministro e se il suo attuale atteggiamento sia da intendersi definitivo in materia di riconoscimento delle finalità più sopra citate;

se, infine, non si intenda rivedere le proprie posizioni in materia.

(4-04741)

FABRIS - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso:

che esiste un particolare tipo di motoveicolo denominato "Quad", regolarmente omologato per circolare su strada, che il conducente può guidare senza indossare il casco protettivo in base alla circolare n. A14/2000/MOT che ha come oggetto l’obbligo dell’uso del casco alla guida dei ciclomotori (art. 52 del codice della strada), dei motoveicoli e delle motocarrozzette (art. 53 del codice della strada);

che, sebbene la legislazione vigente consenta di utilizzare questo veicolo senza casco, tutti i promotori commerciali ne consigliano vivamente l’uso perché in caso di impatto o di cappottamento non esistono cinture o protezioni di sorta a salvaguardare l’occupante;

che, in particolare, la circolare n. A14/2000/MOT stabilisce al punto C che "la norma (ovverosia l’articolo 33 delle legge 7 dicembre 1999, n. 472, "Interventi nel settore dei trasporti"), concernente l’obbligo dell’uso del casco protettivo da parte degli utenti dei veicoli a due (o tre) ruote se questi non siano dotati di cellula di sicurezza a prova di crash nonché di sistemi di ritenuta e di dispositivi atti a garantire l’utilizzo del veicolo in condizioni di sicurezza, non impone l’obbligo di specie (quello di indossare il casco) ai conducenti (ed ai passeggeri, ove ne sia consentito il trasporto) di tutti gli altri motoveicoli: per trasporto promiscuo, motocarri, mototrattori, motoveicoli per trasporti specifici o per uso speciale, quadricicli a motore, elencati dall’articolo 53 del codice della strada agli alinea da c) ad h);

che l’articolo 53 del codice della strada definisce i motoveicoli come veicoli a motore, a due, tre o quattro ruote che si distinguono in varie classi;

che quella di nostro interesse riguarda la alinea h) che definisce i quadricicli a motore come "veicoli a quattro ruote destinati al trasporto di cose con al massimo una persona oltre al conducente nella cabina di guida, ai trasporti specifici e per uso speciale, la cui massa a vuoto non superi le 0,55 t, con esclusione della massa delle batterie se a trazione elettrica, capaci di sviluppare su strada orizzontale una velocità massima fino a 80 km/H";

che le caratteristiche costruttive di tali veicoli sono stabilite dal regolamento e questi, qualora superino anche uno solo dei limiti stabiliti, sono considerati autoveicoli;

che il Regolamento di Attuazione del codice della strada all’articolo 119 (relativo alle caratteristiche costruttive dei quadricicli a motore) stabilisce che "le caratteristiche del motore dei quadricicli, nonché le caratteristiche tecniche della paratia di divisione del vano cabina, devono soddisfare le prescrizioni di cui all’appendice II al presente titolo";

che in questa appendice vengono fornite indicazioni piuttosto chiare circa le caratteristiche della paratia considerata come elemento divisorio fra la cabina di guida ed il vano di carico;

considerato:

che i veicoli denominati "Quad" sono veicoli evidentemente omologati e immatricolati come quadricicli a motore;

che la citata circolare del Dipartimento dei Trasporti Terrestri chiarisce che l’attuale normativa non impone l’uso del casco ai conducenti (ed ai passeggeri, ove ne sia consentito il trasporto) dei quadricicli a motore;

che tuttavia il codice della strada definisce quadriciclo a motore un veicolo destinato al trasporto di cose con al massimo una persona oltre al conducente nella cabina di guida, ai trasporti specifici e per uso speciale, e nel Regolamento di esecuzione e attuazione del codice della strada vengono date specifiche, oltre che sul motore, sulla paratia di divisione del vano cabina;

che il veicolo denominato "Quad" non appare destinato al trasporto di cose e certamente non appare dotato di una cabina di guida né di una paratia di divisione;

che un veicolo del genere, con motore da 50 cc, può essere guidato a partire da quattordici anni e senza patente,

si chiede di conoscere:

quali siano i motivi per cui la Motorizzazione Civile avrebbe omologato il veicolo denominato "Quad" come un quadriciclo a motore non avendone le caratteristiche ed evitando quindi al conducente l’uso del casco, quando gli stessi promotori commerciali ne consigliano l’uso;

se il Ministro in indirizzo non ritenga inconcepibile che la Motorizzazione Civile, il massimo organo che dovrebbe vegliare sulla sicurezza stradale, permetta che questo veicolo venga guidato senza casco quando gli stessi promotori commerciali, con estrema onestà, ne raccomandano l’uso;

se il Ministro in indirizzo, alla luce di quanto rilevato con la presente interrogazione, non ritenga che nel caso in questione, avendo riguardo alla lettura delle circolari della Motorizzazione, del codice della strada e del Regolamento di esecuzione e di attuazione del codice, la Motorizzazione Civile abbia interpretato il codice del strada violando i princìpi fondamentali della sicurezza stradale;

se la circolare n. A14/2000/MOT trovi ugualmente applicazione anche nei confronti dei "quadricicli leggeri" di cui al decreto 31 gennaio 2003, "Recepimento della direttiva 2002/24/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 18 marzo 2002 relativa all’omologazione dei veicoli a motore a due o altre ruote e che abroga la direttiva 92/61/CEE del Consiglio" in considerazione del fatto che tali veicoli, che sono a tutti gli effetti quadricicli a motore ad abitacolo chiuso, proprio come i "Quad", vengono guidati senza che l’occupante sia tenuto ad indossare il casco, nonostante l’art. 53 del codice della strada all’alinea h) si riferisca espressamente, ai fini dell’applicazione dell’esenzione dell’obbligo del casco, a motoveicoli destinati al trasporto di cose, a trasporti specifici e per uso speciale.

(4-04742)

STANISCI - Ai Ministri delle attività produttive, della difesa, dell'economia e delle finanze e degli affari esteri - Premesso che:

va preso atto che il gruppo FIAT ha messo in vendita la FIAT Avio per ragioni di risanamento e che tra Finmeccanica e l’americana Carlyle è stato annunciato un accordo per l’acquisto dell’azienda;

la Carlyle è un’azienda americana che acquisterebbe ben il 70% di FIAT Avio, mentre Finmeccanica si cautelerebbe solo con il restante 30% riguardante la parte "propulsione" d’interesse spaziale;

questo disegno industriale, se andasse in porto, toglierebbe all’Italia ed all’Europa un gioiello tecnologico industriale che continua a dare utili ed ha una prospettiva di mercato, soprattutto se ci si riferisce ai programmi "Galileo" di telecomunicazioni ed al Sistema di difesa europeo;

questo disegno contrasta sia con una politica industriale forte di un gruppo strategico come è Finmeccanica, sia con l’orientamento strategico di dare priorità all’alleanza con l’Europa;

questa scelta, perciò, appare inquietante, perché ad essa si è giunti attraverso un percorso non chiaro, in quanto Finmeccanica, riconoscendo la possibilità di integrare le produzioni di FIAT Avio con il proprio core business, si era mostrata interessata a rilevare FIAT Avio. Sarebbe stata un’occasione da non perdere e si sarebbe dovuta privilegiare da parte del Governo l’opzione Finmeccanica, per consentire all’Italia di competere con i grandi gruppi internazionali, a partire da quelli europei, da una posizione di forza con i grandi gruppi industriali e di uscire da un isolamento pericoloso e giocare un ruolo in Europa col completamento del sistema aerospazio di Finmeccanica,

l’interrogante chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo non ritengano opportuno fornire chiarimenti in Senato sul trasporto aerospaziale e sulla politica nazionale industriale del settore aerospaziale al fine di definire aspetti strategici di lungo respiro;

se non ritengano:

di adoperarsi per evitare che ci sia lo smembramento industriale e di bloccare la vendita di FIAT Avio alla Carlyle per evitare la sciagurata prospettiva dello smembramento;

di adoperarsi a far riprendere all’Italia un ruolo di rilievo nell’Europa aerospaziale della Difesa e della Sicurezza;

di voler mettere a frutto le risorse che l’Italia investe in Europa tanto più in vista del semestre italiano di presidenza della UE;

di impedire che uno stabilimento come quello di Brindisi, tutto vocato alla revisione dei motori militari, smobiliti mettendo in mora i lavoratori;

di impegnare Finmeccanica nella realizzazione di un’area sinergica del settore aerospaziale su tutto il territorio.

(4-04743)

SODANO TOMMASO - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che la Regione Basilicata ha provveduto a stabilizzare il 60% dei lavoratori socialmente utili, che la quota di stabilizzazione raggiunta è una delle più alte in Italia mentre rimangono da stabilizzare 1.200 lavoratori che potrebbero uscire dalla precarietà, in attuazione dell’apposito Piano Regionale approvato dal Consiglio e sostenuto da normative e risorse prelevate dal Bilancio dell’Ente;

constatato che il Ministero del lavoro ha proposto nell’ambito del riparto del Fondo Nazionale per l’Occupazione solo 5 milioni di euro rispetto ai 14 del 2002 e che tale cifra è insufficiente a erogare incentivi a suo tempo previsti per il processo di stabilizzazione e per la relativa prosecuzione;

preso atto che sono stati finanziati in altre aree del Mezzogiorno progetti speciali con fondi aggiuntivi,

si chiede di conoscere quali provvedimenti si intenda adottare per modificare la quota di ripartizione sopra indicata allo scopo di permettere alla Regione Basilicata di completare il processo di stabilizzazione dei circa 3.500 lavoratori a suo tempo interessati ai progetti.

(4-04744)

SODANO CALOGERO - Ai Ministri delle attività produttive e dell'ambiente e della tutela del territorio - Premesso,

che la Valle dei Templi è un sito storico unico al mondo, oggi vanto di tutta l’Italia e patrimonio dell’umanità;

che da sempre chi attraversava il Mediterraneo, quando la Sicilia apparteneva ancora alla Magna Grecia, rimaneva stupito ed attonito di fronte alla potenza manifestata dai falò accesi dinanzi ai Templi che già dal mare si potevano scorgere;

che l’incommensurabile bellezza della Valle la rende unica al mondo ed imparagonabile a qualunque altra bellezza naturale e artistica insieme;

che in questi ultimi mesi nel mare antistante la Valle dei Tempi e precisamente nella zona nominata "La Secca" di fronte al litorale dei Comuni di Agrigento e Porto Empedocle è stata autorizzata la realizzazione di una centrale per la produzione di energia alternativa con l’apposizione in mare di ben 13 pale eoliche di oltre 100 metri l’una;

che dagli atti si constata che l’autorizzazione rilasciata è di durata ventennale;

che la realizzazione di tale centrale eolica, oltre a creare evidenti problemi per l’esercizio della piccola pesca, deturpa irreversibilmente l’ambiente, tanto da sembrare un vero e proprio "affronto" agli antichi splendori della Valle e alle bellezze che ancora oggi possono offrire suggestioni uniche;

che non si comprende la scelta del sito "La Secca" quando in Sicilia esistono altri luoghi utili per la realizzazione della predetta centrale senza che ciò comporti alcun tipo di deturpamento,

si chiede di conoscere:

i motivi che hanno indotto il rilascio delle autorizzazioni descritte in premessa;

se si intenda intervenire per evitare la realizzazione della centrale eolica nella zona "La Secca" al fine di garantire giusta tutela alla Valle dei Templi ed individuare un sito alternativo adeguato.

(4-04745)

FABRIS - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso:

che in data 5 maggio 2003 le sigle sindacali del personale del Dipartimento dei Trasporti Terrestri e per i sistemi informativi e statistici del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti proclamavano una giornata di sciopero con l’astensione totale dal lavoro, decidendo altresì di praticare, dal 6 maggio 2003 al 31 maggio 2003, il blocco delle operazioni tecniche e degli esami di teoria e di guida svolti fuori sede;

che il motivo di tali agitazioni risiede principalmente nella mancata corresponsione delle indennità di missione effettuate dal personale del Dipartimento dei Trasporti Terrestri e per i sistemi informativi e statistici negli anni scorsi da parte della Ragioneria dello Stato;

che per tale situazione e anche per ragioni di carattere organizzativo e logistico l’Ufficio provinciale del Dipartimento dei Trasporti Terrestri e per i sistemi informativi e statistici di Padova rendeva noto a tutte le autoscuole della Provincia, con nota prot. n. 5818 Segr./Org. sed del 22 maggio 2003, che a partire dal giorno 26 maggio 2003 le sedute ordinarie di guida inizialmente previste presso le sedi predisposte dalle stesse autoscuole ("attività operativa presso le sedi predisposte dagli interessati" di cui all’art.19 della legge n. 870/1986) si sarebbero svolte tutte, fino a data da destinarsi, presso la sede dell’Ufficio provinciale stesso;

considerato:

che, per quanto riferito dall’Ufficio provinciale di Padova, le sedute ordinarie di guida verranno effettuate solo presso la Motorizzazione e che a decorrere dal 26 maggio 2003 saranno sospese a tempo indeterminato tutte le sedute straordinarie da parte del personale esaminatore in servizio presso il citato Ufficio sia in sede che fuori;

che, pur condividendo le motivazioni della protesta sindacale, non può essere dimenticato che a fare le spese di questa gravosa situazione sono soprattutto le autoscuole della provincia di Padova e i loro clienti, qualora si rilevi che, se una autoscuola della Provincia rinuncia alla propria seduta presso la Motorizzazione in base al calendario precedentemente fissato per le sedute presso le sedi delle autoscuole, non è certo che quella seduta potrà essere assegnata ad un’altra autoscuola;

che molti clienti sono costretti a migrare in centri limitrofi ma ubicati in province diverse dove si continua ad effettuare esami in loco;

che nella stessa provincia di Padova esiste almeno un’autoscuola che non rispetta la circolare n. MOT3/551/M310 del 12 febbraio 2002 per aver ottenuto la sospensiva dal TAR del Veneto, il che comporta un danno economico e di immagine notevole,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno adottare ogni atto di sua competenza al fine di porre un termine a questa incresciosa situazione, pure alla luce del fatto che gran parte di quanto incassato dalla Ragioneria dello Stato nel corso di questi anni riguarda non solo quel che oggi viene rivendicato dalle organizzazioni sindacali, ma anche le anticipazioni versate dalle autoscuole e dai Centri di revisione della Provincia di Padova, il cui conguaglio, che doveva essere restituito agli operatori in credito, ammonta ad un totale di circa 400.000 euro;

se i motivi che si trovano alla base delle proteste sindacali possano essere ricondotti all’attuale organizzazione del Ministero dei trasporti, che sembrerebbe relegato in secondo piano rispetto a quello dei lavori pubblici, al quale è stato accorpato nel Ministero delle infrastrutture, e al taglio di oltre 11.000.000 di euro operato con il cosiddetto "decreto taglia-spese" del ministro Tremonti sulla Cassa di Previdenza e Assistenza.

(4-04746)

BUCCIERO - Al Ministro delle attività produttive - Premesso che:

l’Automobil Club d’Italia è, sin dal 1905, un importante punto di riferimento nel mondo dei motori italiano per la grande professionalità e passione con le quali soddisfa le esigenze di tutti gli utenti, siano essi automobilisti, motociclisti o pedoni;

l’Automobil Club d’Italia, i cui uffici hanno sede su tutto il territorio nazionale, rappresenta una federazione di 107 Automobil Club che forniscono assistenza ai soci e agli Enti pubblici in materia di mobilità, traffico, ambiente e turismo e consta anche di sportelli di frontiera;

l’Automobil Club d’Italia, tuttavia, opererebbe nel settore dello sport dell’automobile senza essere Federazione Sportiva Nazionale, in quanto sprovvisto di detta qualifica;

a dispetto della normativa che regola il settore nazionale dello sport, infatti, l’ACI amministrerebbe lo sport dell’automobile proprio come se fosse un Ente Pubblico, utilizzando a tal fine una normativa inadeguata al ruolo di Federazione Sportiva Nazionale;

il processo di revisione dello statuto dell’ACI, promosso dalla Direzione Generale per il Turismo, sarebbe stato effettuato senza che siano state tenute in conto le effettive disposizioni normative di cui all’articolo 13, comma 1, del decreto legislativo n. 419/99 che recita: "Le amministrazioni dello Stato che esercitano la vigilanza sugli enti pubblici cui si applica il presente decreto promuovono, con le modalità stabilite per ogni ente dalle norme vigenti, la revisione degli statuti";

le norme vigenti richiamate dal succitato articolo in materia sportiva cui l’ACI era tenuto ad adeguarsi sono contenute nel decreto legislativo n. 242/99 e nello stesso statuto del CONI;

gli articoli 18, comma 7, e 19 del decreto legislativo n. 242/99, infatti, abrogano completamente le norme precedentemente in vigore che avrebbero consentito l’adeguamento ai principi sportivi necessari per ottenere il riconoscimento ai fini sportivi di Federazione Sportiva Nazionale;

considerato che in caso di mancato adeguamento alle normative vigenti nella materia sportiva cui l’ACI era tenuto ad adeguarsi, contenute nel menzionato decreto legislativo n. 242/99, lo stesso Automobil Club d’Italia perderebbe anche l’affiliazione alla FIA, esclusivamente per la parte sportiva, le cui regole, nella fattispecie, prevedono che per ricevere l’affiliazione con il riconoscimento del potere sportivo il richiedente deve essere già in possesso del riconoscimento di Federazione Sportiva in sede nazionale rilasciato con apposito provvedimento di legge o con atto del Comitato Olimpico Nazionale,

l’interrogante chiede di sapere se il Ministro il indirizzo sia a conoscenza di quanto esposto in premessa e, nel caso:

se intenda intervenire, per la parte di competenza, al fine di accertare se le modalità adottate dal CONI per autorizzare l’ACI ad esercitare il governo delle attività sportive siano quelle previste dalle norme vigenti sulle Federazioni Sportive Nazionali e, in caso di conclamate irregolarità, se intenda indicare i modi e i tempi che riterrà più opportuni per promuovere un’adeguata revisione dello statuto dell’ACI;

se intenda intervenire al fine di rendere effettiva la fuoriuscita dall’Ordinamento Sportivo Nazionale dell’ACI, se privo dei riconoscimenti normativi necessari, nel caso in cui l’ACI stesso non intendesse sottoporre il proprio statuto a revisione secondo le vigenti normative in materia.

(4-04747)

CORTIANA - Ai Ministri della salute e per i beni e le attività culturali - Premesso che nei verbali della Procura Antidoping del C.O.N.I. e della Commissione Giustizia della F.I.C.K. sono riportate deposizioni preoccupanti circa la somministrazione in via endovenosa dei farmaci Liposom e Liposom forte, come testimoniato dagli atleti Bonomi Beniamino, Rossi Antonio, Bruscoli Matteo, Covi Andrea, Negri Luca, Casagrande Anna Catia, Calzavara Amalia, Santoni Iduino, Dreossi Bruno;

visto che:

il dottor Gianni Mazzoni (medico federale della F.I.C.K.) non ha fornito, in merito alla somministrazione di Liposom agli atleti Rossi e Bonomi, alcun riscontro preciso sul suo operato;

al dottor Mazzoni non è stata chiesta giustificazione alcuna sui trattamenti somministrati agli altri atleti citati in premessa;

considerato che:

i farmaci neurologici Liposom e Tricortin, prodotti dalla vecchia "Fidia" di Abano Terme (fallita in seguito alla revoca di molti medicinali) con cervelli bovini di dubbia provenienza, dal maggio 1996 hanno dovuto cambiare composizione in quanto la Commissione ministeriale li ha dichiarati a rischio potenziale di "Bse";

il diritto alla salute è sancito dalla Costituzione italiana, la quale stabilisce che nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizioni di legge;

la risoluzione CEE del 3 dicembre 1990 contro il doping condanna l’abuso di medicinali per scopi che differiscono da quelli per i quali è stata rilasciata regolare autorizzazione,

si chiede di sapere:

per quali motivi il medico federale avrebbe somministrato per via endovenosa una particolare specialità farmaceutica come il Liposom forte a campioni e a campionesse di canoa (partecipanti a raduni collegiali ed in prossimità di importanti regate internazionali) i quali non ne avevano alcun bisogno;

i motivi per i quali le diagnosi, le prognosi, tutte le prescrizioni farmaceutiche ed ogni altra documentazione medica attestanti le patologie riscontrate e i consensi dei pazienti alla somministrazione del Liposom Forte non sarebbero state mai consegnate dal medico federale ai suoi assistiti, né alla Segreteria Federale per la prescritta conservazione;

da chi, dove e con quali fondi sia stato acquistato tutto il Liposom che il medico federale ha somministrato alle Squadre nazionali;

i motivi per i quali il medico federale non abbia ritenuto di dare le dovute informazioni al Direttore Tecnico, all’intero staff tecnico, ai pazienti stessi e alla Segreteria Federale sulle somministrazioni del Liposom forte agli atleti della Nazionale Italiana di Canoa;

i motivi per i quali gli atleti "trattati" con il Liposom forte, ad elevato rischio Bse, meglio conosciuto come "morbo della mucca pazza", ad oggi non siano ancora stati sottoposti a visita medica specialistica per la tutela della loro salute.

(4-04748)

AYALA - Al Presidente del Consiglio dei ministri - Premesso:

che di recente il Presidente del Consiglio ha in più occasioni, in Italia e all’estero, pubblicamente dichiarato tra l’altro, che:

"In una democrazia liberale i magistrati politicizzati non possono scegliersi, con una logica golpista, il governo che preferiscono" (Ansa 30/4/03 – h. 18.31);

"La politicizzazione di certa magistratura, volta a condizionare la nostra vita politica, è un problema che dovrà essere risolto per il bene del Paese, delle sue istituzioni, dei cittadini italiani" (Ansa 29/4/03 – h. 23.38) (commento alla sentenza recentemente emessa dal Tribunale di Milano, nei confronti, tra gli altri, dell’On. Cesare Previti);

"Sono oggetto di una persecuzione giudiziaria unica tra le democrazie" (commento al cosiddetto processo SME) (Ansa 9/5/03 – h. 22.35);

"Quello della giustizia politica è un cancro da estirpare" (sempre sulla vicenda SME) (Ansa 9/5/03 – h. 22.39);

"E’ un processo finto e nullo. I cittadini devono sapere come si comporta una parte della magistratura: nascondendo prove a favore si creano prove false" (ancora a proposito della SME) (Ansa 24/5/03 – h. 19.07);

"E’ stata una richiesta smodata e grottesca, coerente e tempestiva con un uso politico della giustizia che interviene nel bel mezzo della campagna elettorale" ( a proposito delle richieste avanzate dall’accusa nel processo SME) (Ansa 31/5/03 – h. 18.19);

che, proprio nella fase conclusiva del più volte richiamato processo SME, l’avvocato dello Stato Domenico Salvemini, costituito parte civile nell’interesse della Presidenza del Consiglio dei ministri, ha chiesto la condanna di tutti gli imputati al risarcimento del danno in favore della Presidenza medesima, affermando, tra l’altro, a sostegno di tale richiesta:

"che si tratti di corruzione è indiscutibile";

"ci sono stati passaggi di denaro tra magistrati e avvocati che trovano la loro origine in Barilla e in Fininvest. La corruzione in atti giudiziari viene a far cadere una delle garanzie dello Stato di diritto, la Giustizia è uguale per tutti. La lesione alla credibilità della giustizia è stata particolarmente pesante";

"i tempi lunghi del processo sono stati determinati da questioni poste da alcune difese e che si sono rivelate completamente infondate: si sono difesi dal processo e non nel processo";

"dai fatti emerge che gli imputati hanno commesso illeciti valutari, in un’epoca in cui ciò costituiva un delitto e nuoceva gravemente all’economia nazionale";

"allorquando il corrotto è un giudice è competente la Presidenza del Consiglio e non il Ministero della giustizia; quando viene fatto cadere il principio per cui la giustizia è uguale per tutti si ritorna al patto pre-sociale dell’homo homini lupus";

"non si può parlare di svendita della SME, è da respingere il tentativo di far rientrare in questo processo un accertamento economico, di far processare una persona che non è imputata e che non è in grado di difendere il proprio operato";

"Silvio Berlusconi è il mandante di Italo Scalera attraverso Cesare Previti per l’offerta di 550 miliardi di lire in relazione alla SME. E’ Silvio Berlusconi che si dà da fare per organizzare la cordata. Erano anni drammatici per Fininvest, si parlava di accensione e di spegnimento di televisioni, alcune richieste erano ineludibili" (con riferimento all’invito rivolto dall’On. Craxi al Presidente del Consiglio attualmente in carica di darsi da fare nella vicenda per ostacolare l’accordo tra Iri e Cir) (Ansa 6/6/03),

si chiede di conoscere le valutazioni del Presidente del Consiglio dei ministri in merito alla richiesta di risarcimento ed alle motivazioni a sostegno della stessa formulate dall’Avvocatura dello Stato nell’interesse della Presidenza del Consiglio dei ministri, costituita parte civile nel più volte richiamato processo SME.

(4-04749)

SPECCHIA - Al Ministro delle attività produttive - Premesso:

che Brindisi ospita da diversi anni due centrali dell’Enel, una delle quali è stata poi acquistata da Enipower;

che un’altra centrale, quella di Enipower, è presente all’interno del petrolchimico;

che è stata autorizzata la realizzazione, nell’area di Capo Bianco del Porto, di un rigassificatore della British Gas;

che da tempo le istituzioni locali, le associazioni sindacali e di categoria e le forze politiche, considerata la consistente presenza di centrali, chiedono che vengano praticati sconti sui costi della bolletta energetica per le attività industriali, artigianali, agricole ed anche per le utenze dei cittadini;

che in tal senso nei mesi scorsi nell’Aula del Senato è stato accolto dal Governo un ordine del giorno presentato dall’interrogante;

che, mentre si attendono concrete decisioni su questa richiesta, va avanti una situazione paradossale che vede Brindisi "Capitale italiana dei black out";

che infatti, secondo dati forniti dallo stesso Enel per la mappatura delle interruzioni del servizio, nel 2002 la durata complessiva media dei black out in provincia di Brindisi è stata di 293 minuti contro la media di 174 minuti in Puglia e di 103 in Italia,

si chiede di sapere quali urgenti iniziative si intenda assumere affinché:

vengano praticati sconti sui costi della bolletta energetica per le attività produttive del Brindisino e per i cittadini di questo territorio;

l’Enel elimini, con adeguati investimenti ed interventi, le cause dei così frequenti black out in provincia di Brindisi.

(4-04750)

CHINCARINI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri delle comunicazioni e degli affari esteri - Per sapere se risponda al vero il fatto che la Direzione delle testate regionali della Rai abbia arbitrariamente deciso di sospendere, dal 1º luglio 2003, tutte le trasmissioni di Rai Med, unica emittente che trasmette notiziari in lingua araba in tutto il bacino del Mediterraneo.

Tale decisione, se vera, contrasterebbe con tutti gli sforzi politici e diplomatici che sta facendo il nostro Paese, ed in particolare il Presidente del Consiglio dei ministri, nel bacino del Mediterraneo, anche al fine di portare la pace nell’area del Medio Oriente.

(4-04751)

CHINCARINI - Al Ministro delle attività produttive - Premesso che in base alla modifica dell’art. 117 della Costituzione e dei conseguenti atti legislativi, i titolari delle licenze di vendita dei generi di monopoli, cioè i tabaccai, possono vendere anche occhiali da sole, libri, musicassette, CD e DVD, sia vergini che incisi, si chiede di sapere quali siano gli adempimenti burocratici da parte dei tabaccai per raggiungere tali obiettivi.

(4-04752)

RIGONI - Al Ministro delle attività produttive - Premesso che:

l’articolo 114, commi da 4 a 6 della legge finanziaria 2001, dispone la concessione di contributi in conto capitale per le imprese di escavazione della pietra che attuino interventi di messa in sicurezza e di ripristino e prevenzione ambientale;

in data 8 giugno 2001 è stato emanato il decreto contenente le relative modalità ed i criteri di accesso e, successivamente, in data 15 ottobre 2001 è stato emanato il primo bando, la cui istruttoria, conclusasi nel novembre 2002, ha dato luogo alla individuazione di 68 progetti agevolabili, gran parte dei quali dislocati nel comprensorio apuo-versiliese;

il decreto ministeriale 29 novembre 2002 ("decreto blocca spese") non ha permesso l’impegno dei fondi relativi; successivamente, l’art. 72 della legge 289/02 (finanziaria 2003) ha modificato le modalità di assegnazione dei contributi a fondo perduto alle imprese;

conseguentemente il Ministero delle attività produttive ha posto al Ministero dell’economia e delle finanze un quesito concernente la necessità o meno di applicare tale decreto al bando in oggetto. Risulta (si veda l’interrogazione della Camera dei deputati 5-01769 dell’onorevole Cordoni e relativa risposta) che il Ministero delle attività produttive ha prospettato la tesi della non applicabilità del sopra citato decreto e che il Ministero dell’economia e delle finanze sta valutando tale interpretazione;

tali ritardi provocano gravi conseguenze al bacino produttivo di Carrara e dintorni, in quanto molte imprese, in attesa dello sblocco dei finanziamenti, hanno dovuto dilazionare l’inizio dei lavori ed altre, contando sui contributi ministeriali, si trovano in difficoltà nel sostenere lo sviluppo dei progetti; inoltre l’emanazione di un secondo bando, già prevista per i mesi scorsi, è stata per il momento bloccata;

considerato che l’attività di escavazione di marmo ha un tasso di rischio per incidenti gravi tra i più alti in Italia,

si chiede di conoscere se non si intenda provvedere con la massima sollecitudine per rimuovere gli ostacoli che si frappongono alla emanazione dei decreti del primo bando, alla liquidazione dei relativi contributi ed alla pubblicazione del secondo bando, al fine di dare finalmente attuazione ad una normativa che costituisce il più valido strumento per la riduzione degli infortuni nel settore della escavazione del marmo.

(4-04753)

RIPAMONTI - Al Ministro dell'interno - Premesso che:

sette immigrati su dieci, come emerge da una indagine del "Sole 24 Ore" pubblicato il 16 giugno 2003, sarebbero ancora in attesa di essere convocati in prefettura per la regolarizzazione, mentre soltanto il 30% avrebbe già firmato il "contratto di soggiorno";

l’indagine evidenzia le percentuali di contratti di soggiorno sinora stipulati: a Milano su 87.000 domande soltanto il 24,1%, a Bari su 6.250 il 27,8%, a Roma su 108.337 il 28,6%, a Treviso su 11.737 il 29,1%, a Napoli su 37.000 il 29,7%, a Bologna su 13.075 il 32,9%, a Brescia su 24.520 il 35,5%, a Padova su 13.644 il 36,6%, a Firenze su 17.300 il 37,3%, a Genova su 10.636 il 43,3%, a Verona su 12.917 il 46,2%, a Palermo su 4.283 il 59,9%, a Vicenza su 10.834 il 68,9% e a Lecce su 1.958 il 69,7%;

in conseguenza di ciò, soprattutto nelle grandi città in coda davanti agli sportelli delle Prefetture ci sono i lavoratori extracomunitari che, ancora senza contratto di soggiorno, chiedono un permesso speciale temporaneo per allontanarsi dall’Italia nel periodo corrispondente alle loro ferie lavorative, in quanto senza il permesso di soggiorno non potrebbero uscire dall’Italia;

anche le imprese chiedono la regolarizzazione dei propri dipendenti prima della chiusura estiva, per evitare che le ferie vengano chieste in periodi di massima produzione;

i tempi della maxisanatoria della legge Bossi-Fini (700.000 stranieri in tutta Italia tra lavoratori dipendenti e colf) sono stati molto lenti fin dall’inizio e sono fermi nel complesso meccanismo di smistamento messo a punto (i kit sono stati raccolti dapprima tutti a Roma nei Centri di elaborazione delle Poste e poi, lentamente, rispediti alle diverse Prefetture);

nel mese di febbraio il Governo ha deciso di inserire 1.250 "missioni" di lavoratori interinali che sono stati concentrati nelle prefetture più a rischio, ma ciononostante soltanto il 32% delle domande di regolarizzazione è stato trasformato in regolare contratto di soggiorno;

considerando che questa situazione non consente ai lavoratori extracomunitari in attesa di "carta di soggiorno" di allontanarsi dall’Italia e di programmare la propria vita affettiva, rimanendo di fatto ostaggi nel nostro Paese, privati degli elementari diritti,

si chiede di sapere:

quali iniziative il Governo intenda adottare per consentire ai lavoratori extracomunitari in attesa di convocazione in prefettura, al fine di trasformare la domanda di regolarizzazione in "contratto di soggiorno" ed in possesso della relativa ricevuta comprovante, di potersi allontanare per un massimo di un mese (che corrisponde al periodo di ferie cui tutti i lavoratori hanno diritto in forza delle leggi e dei contratti di lavoro) e di poter rientrare nel nostro Paese sino al giorno della convocazione in prefettura;

quali siano i motivi che possano giustificare i gravi ritardi verificatisi nell’espletamento delle pratiche e se non si ritenga necessario un intervento volto a formulare una interpretazione più estensiva della legge di cui in oggetto.

(4-04754)

VIZZINI - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso:

che il decreto ministeriale del 26/05/98 detta "criteri generali per la disciplina da parte dell’Università degli Ordinamenti dei Corsi di Laurea in Scienze della Formazione Primaria e delle Scuole di Specializzazione all’insegnamento secondario";

che l’art. 3 del citato decreto, relativo al corso di Laurea in Scienze della formazione, al comma 6, prevede specifiche attività didattiche aggiuntive per almeno 400 ore, le quali attengono all’integrazione scolastica per gli allievi in situazione di handicap e sono rivolte a tutti gli studenti (allegato b, area 1), al fine di acquisire quei contenuti formativi tali da qualificare il Diploma di Laurea come titolo per l’ammissione ai concorsi relativi all’attività didattica di sostegno nelle scuole materne ed elementari, ai sensi dell’art. 14, comma 3, della legge 5/02/1992, n. 104;

che l’art. 1 del decreto ministeriale precisamente recita: "Ai sensi del presente decreto si intendono a) per corso di laurea, il corso di laurea in Scienze della Formazione Primaria di cui all’art. 3, comma 2, della legge 19 novembre 1990, n. 341";

che lo stesso comma 6 del citato art. 3 espressamente prevede che la preparazione specialistica, necessaria in relazione a particolari handicap sensoriali, vada completata in sede di formazione di servizio, con riferimento alle specifiche situazioni;

che l’Università di Palermo, con decreto rettoriale dell’1/04/1999, relativamente al Corso di Laurea in Scienze della Formazione, ha disposto, agli articoli 4 e 5, che "fermo restando le attività previste per tutti gli studenti nel campo integrazione scolastica per gli allievi disabili in situazione di handicap" dall’area 1 (formazione per la funzione docente), sono previste specifiche attività didattiche aggiuntive, almeno 400 ore, attinenti l’integrazione scolastica degli alunni in situazione di handicap, al fine di consentire allo studente che lo desidera di acquisire quei contenuti formativi in base ai quali il diploma di laurea può consentire titolo per l’ammissione ai concorsi per l’attività didattica di sostegno ai sensi dell’art. 14, comma 3, della legge 104/1992". Almeno 100 ore di tirocinio sono finalizzate ad esperienze nel settore di sostegno. Chi ha già conseguito la Laurea può integrare il percorso formativo con uno o due semestri di specializzazione differenziata relativa all’integrazione scolastica degli alunni in situazione di handicap e ciò costituisce titolo per l’ammissione ai concorsi per l’attività didattica di sostegno, ai sensi dell’art. 14, comma 3, della legge 104/1992";

che il decreto rettoriale e il relativo regolamento didattico dell’Università di Palermo hanno previsto la possibilità per ogni studente di svolgere un percorso formativo nell’ambito del corso di laurea con 10 esami aggiuntivi attinenti l’integrazione scolastica degli alunni in situazione di handicap, nonché 100 ore di tirocinio finalizzate ad esperienze nel settore del sostegno. Lo stesso regolamento, con riferimento agli handicap sensoriali, non menziona l’ulteriore specializzazione in sede di formazione in servizio per il completamento della preparazione;

che, dal confronto tra il testo letterale del suindicato decreto ministeriale del 1998 ed il contenuto letterale del successivo decreto rettoriale del 1999, non risulta piena la corrispondenza tra le due disposizioni normative, in quanto, in riferimento a quest’ultimo, risulta omesso il termine "nel corso", da riferire esclusivamente al corso di laurea in scienze della formazione come previsto dal citato art. 1 del decreto ministeriale, ed inoltre non risulta menzionato l’ulteriore requisito della preparazione specialistica da completare in sede di formazione in servizio in relazione a particolari handicap sensoriali, rispetto al requisito fondamentale della formazione di base aperta a tutti gli studenti nelle problematiche dell’handicap (requisito aggiuntivo, inserito nel testo del decreto ministeriale proprio su parere della stessa Commissione della Camera, come espressamente si legge nella Relazione Illustrativa);

che il decreto e il regolamento rettoriale non hanno applicato il decreto ministeriale per quanto riguarda le attività didattiche specifiche aggiuntive, per almeno 400 ore, dopo il conseguimento del Diploma di Laurea in Scienze della Formazione Primaria,

si chiede di sapere:

se dalla summenzionata omissione, nel testo del decreto rettoriale, del termine (laurea) "nel corso", il quale, come sopra precisato in base alle previsioni del decreto ministeriale, specifica che è riferibile solo alla laurea conseguita a termine del Corso in Scienze della Formazione Primaria, debba comunque ritenersi implicito che, ad integrare il percorso formativo con uno o due semestri di specializzazione differenziata relativa all’integrazione scolastica degli alunni in situazione di handicap, possano essere solo ed esclusivamente gli studenti che abbiano conseguito il Diploma di Laurea in Scienze della Formazione Primaria;

se, per via del mancato riferimento esplicito, nel testo del decreto rettoriale, al completamento della preparazione specialistica riferita a particolari handicap sensoriali, da effettuare in sede di formazione di servizio, debba intendersi che tale requisito aggiuntivo rimanga assorbito dal medesimo titolo di specializzazione differenziata, rilasciato dalla Facoltà di Scienze della Formazione Primaria di Palermo, titolo che, in base alla normativa del decreto ministeriale, può abilitare solo all’insegnamento dell’integrazione scolastica degli alunni in situazione di handicap generali, esclusi i casi particolari di handicap sensoriali, e se la specializzazione conseguita durante il corso di laurea e non con uno o due semestri aggiuntivi dopo il conseguimento del Diploma possa considerarsi valida;

se, quindi, il titolo di specializzazione rilasciato dalla Facoltà di Scienze della Formazione di Palermo, Corso di Laurea in Scienze della Formazione Primaria, denominato specializzazione differenziata relativa alla integrazione scolastica degli alunni in situazione di handicap, debba ritenersi equipollente al titolo polivalente rispetto agli handicap sensoriali, denominato anche diploma di specializzazione polivalente, rilasciato al termine del corso teorico-pratico biennale come previsto dall’articolo 325 del decreto legislativo del 16 aprile 1994;

se il Ministro in indirizzo non ritenga che, per effetto di una interpretazione del decreto rettoriale non in linea con quanto disposto dal decreto ministeriale del 1998, si arrechi una grave lesione all’interesse legittimo di tutti coloro che sono inseriti nelle graduatorie permanenti, quali titolari di aspettativa a tale insegnamento.

(4-04755)

VIVIANI - Ai Ministri degli affari esteri e delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:

la notte tra il 3 e il 4 gennaio 2003 un gruppo di otto ragazzi di ambo i sessi, di ritorno da una vacanza a Praga, si trovavano sul treno nº EN 289 Brenner Express, che, partito da Monaco alle 23,39, doveva arrivare a Verona alle 5,12;

risulta che nel tratto del percorso tra Monaco e Rosenheim il controllore, signor Klotz, contestava la regolarità dei biglietti ferroviari, biglietti ritenuti in precedenza regolari da tre controllori (due tedeschi e uno ceco) nelle tratte precedenti;

tali biglietti erano stati regolarmente acquistati alla stazione di Verona-Porta Nuova il giorno 24/12/2002 e pagati, per la tratta Praga-Verona, 70 euro ciascuno;

il controllore Klotz, contestata l’irregolarità dei biglietti, avrebbe chiesto una multa di 36 euro a persona da pagare in contanti;

i ragazzi italiani, convinti della validità dei loro biglietti, rifiutavano di pagare e chiedevano un verbale, ma il controllore, con sorriso beffardo, insisteva nell’affermare: "o pagare o scendere";

non avendo contanti sufficienti i giovani chiedevano di pagare mediante carta di credito ma anche questa proposta veniva respinta. Il controllore chiamava la polizia ferroviaria e costringeva, in malo modo, i giovani a scendere dal treno in una piccola stazione, Rosenheim, a sud di Monaco, chiusa per la notte e perciò priva di qualsiasi riparo;

i giovani erano perciò costretti a dormire in un sottopassaggio ferroviario cercando di coprirsi con i soli indumenti a disposizione, dato che la temperatura era a –5ºc;

al mattino, all’apertura della stazione, acquistavano nuovi biglietti pagando 31 euro ciascuno, avendo constatato che il controllore aveva anche, senza motivo, annullato i biglietti precedenti;

arrivati alla stazione di Verona Porta Nuova la biglietteria riconfermava la validità dei biglietti acquistati all’andata, per cui i giovani presentavano richiesta di rimborso,

si chiede di sapere quale iniziativa si intenda intraprendere affinché venga chiarito il sopruso effettuato a danno dei giovani italiani regolarmente in viaggio su un treno europeo, in un territorio nel quale vige la libera circolazione delle persone, e affinché fatti del genere non abbiano più a ripetersi.

(4-04756)