VANZO (LP). Signor Presidente, onorevoli colleghi, signori rappresentanti del Governo, signor Presidente del Consiglio, quando si ha la percezione, come in questi momenti, di essere nell’imminenza di svolte epocali per la vita del nostro Paese e del pianeta, ogni uomo è tenuto ad esprimersi mostrando tutta la sua umanità, la sua sincerità, il suo onore; è con questo spirito che mi accingo ad esporre alcune mie considerazioni.
Noi siamo convinti che dovrebbe essere l’ONU l’unico organismo legittimato a mantenere la pace nel mondo con autorità ed eventualmente anche con l’uso della forza, perché istituito da tutti i Governi della terra che si dichiarano democratici e quindi garante dei diritti e della libertà di ognuno di essi. Ritengo arbitraria la scelta dei modi e dei tempi con cui gli Stati Uniti decidono di mettere in moto la loro macchina bellica.
Nutro profondi e realistici dubbi sul fatto che il petrolio sia assolutamente estraneo alle motivazioni che richiamano in quella zona esplosiva un’armata di tale proporzioni, visto che non sarebbe la prima volta; abbiamo dovuto constatare come l’industria bellica americana sia verosimilmente la più grande a livello mondiale e che sia estremamente competitiva sul mercato internazionale, garantendo lavoro alle migliaia di persone che in essa sono occupate. Tuttavia, non ci è lecito pensare che la libertà e la democrazia che ci sono in quel paese siano solo il paravento dell’interesse economico e della corsa alla supremazia a livello mondiale.
La storia ci ha insegnato come dietro ai fatti e alle verosimili cause che li hanno generati vi sia sovente un’altra verità, trascinandoci a volte in confronti e valutazioni assai difficili da cui sembra impossibile trarre la "vera verità"; e non fa eccezione certo la storia degli Stati Uniti dalle sue origini ai giorni nostri.
Oggi noi - la comunità internazionale - abbiamo il diritto di sapere prima. I dubbi sulla legittimità dell’intervento americano in Iraq sono motivati dalla presenza del petrolio: oggi la comunità internazionale ha diritto di avere dagli Stati Uniti garanzie sufficienti per capire che il petrolio resterà comunque appannaggio del popolo iracheno, che non ci sarà lo sfruttamento a buon mercato di quella loro risorsa naturale che, finalmente sfruttata pacificamente, porterà loro il benessere, la prosperità e lo sviluppo di cui hanno bisogno.
Agli Stati Uniti, prima superpotenza mondiale in grado di condizionare in modo positivo o negativo la politica estera dei Governi della terra, Paese accusato di neo-imperialismo mentre i suoi giovani vanno a morire in nome della giustizia, della libertà e della democrazia, noi chiediamo trasparenza nelle scelte di politica estera, stante il fatto che hanno implicazioni più o meno dirette sull’assetto politico mondiale, diversamente da quanto sta facendo il Governo iracheno che, se è riuscito forse a nascondere armi proibite, non è riuscito a nascondere lo sforzo messo in atto per controllare gli ispettori dell’ONU e vanificare le loro ricerche, né la ferma volontà di non offrire le prove dell’avvenuta distruzione di armi della cui esistenza vi era certezza.
Grave sospetto di propagandismo purtroppo ci ha assaliti nel sentire che Saddam Hussein ha rivolto l’invito al Santo Padre di recarsi in Iraq. Il dittatore iracheno, che ha fatto ammazzare un numero spaventoso di persone, molte delle quali suoi sudditi, che ha disatteso innumerevoli risoluzioni dell’ONU che gli intimavano di cambiare la sua politica aggressiva e la corsa agli armamenti, preferendo un embargo economico da parte della comunità internazionale che ha causato la morte di migliaia di iracheni, bambini per primi, avrebbe la pretesa di essere creduto!
E che dire del suo stretto collaboratore, il braccio destro di un tiranno sanguinario che viene in Italia preceduto dal titolo di "cristiano"? Ma cristiano di che? E va ad Assisi, va dal Santo Padre, si presenta a pranzi invitato soprattutto da esponenti di sinistra, ostentando un sigaro similtoscano con una faccia tranquilla e suadente, non senza raccomandare all’Europa di "non provocare la rabbia dell’Islam" (detta così, forse non ha l’aria né di una raccomandazione, né di un ordine del giorno).
Pretendiamo meno opportunismo dagli Stati Uniti di quanto non abbiano mostrato Francia e Germania, che per evidenti motivi economici e politici strettamente nazionali hanno platealmente messo in pericolo l’Alleanza atlantica, la rottura della quale sarebbe per la giovane Europa foriera di conseguenze catastrofiche al pari, se non di più, di una guerra.
Io sono antiamericano quel tanto che basta per affermare con forza che sono europeo, sono italiano, veneto, padovano oltre che padano. Giudico strumentale da parte della sinistra l'intento di dimostrare di volere la pace, "appiccicandosi" al nome stesso della pace, tentando subdolamente di "comunicare" il binomio pace associata a sinistra, il tutto sopra un drappo color arcobaleno, come se noi di centro-destra auspicassimo la guerra per i nostri figli, come se la gente non si ricordasse (ma la gente si ricorda la guerra del Kosovo che è avvenuta appena quattro anni fa?) che quattro anni fa il Governo presieduto dall’onorevole D’Alema (forse per più nobili princìpi?) ha collaborato, fornendo servizi e basi, con gli USA per distruggere la Serbia, causando migliaia di morti. Milosevic è stato prelevato tranquillamente dopo un anno circa dalla fine della guerra.
Le manifestazioni a favore della pace come quelle di sabato 15 febbraio servono sicuramente a far desistere Governi democratici come il nostro a non intraprendere iniziative di guerra con i popoli vicini o ad iniziare una folle corsa agli armamenti (tentazioni che al momento non ci riguardano), ma purtroppo il mondo è già una polveriera e, tralasciando di ipotizzare quali sarebbero state le conseguenze per i manifestanti se il numerosissimo corteo fosse sfilato davanti ai palazzi di Saddam Hussein, senza diretta televisiva, non si può ragionevolmente pensare di andare a disarmare a casa loro dei dittatori sanguinari armati di sole bandiere. La storia ci insegna come l’illusione di evitare conflitti su vasta scala firmando trattati di pace sia stata spazzata via dalla follia omicida, generando poi morte e distruzione.
Siamo per la pace, quella vera e duratura, non quella del sabato o della domenica. Siamo per la pace fra i popoli, per la libertà e la democrazia di ogni popolo, anche del popolo iracheno. (Applausi dal Gruppo LP e del senatore D’Ambrosio. Congratulazioni).