TOFANI (AN). Signor Presidente, molto impegno vi è stato anche in quest’Aula per dibattere i problemi di politica internazionale e più segnatamente la questione irachena. Mi sembra comunque, in questa fase particolarmente delicata e in un certo senso conclusiva verso la quale il dibattito si sta orientando, che si debba sottolineare un aspetto: il centro-sinistra parla con insistenza di via pacifica del disarmo di Saddam. Qui bisogna chiarirci, altrimenti si ingenera un equivoco, dove rimangono argomentazioni lontane dalla realtà.
Intanto, via pacifica del disarmo significa comunque che Saddam, l’Iraq, deve essere disarmato; cioè, che era armato. Conveniamo tutti, credo, su questo dato, non avendo ascoltato argomenti diversi in riferimento a questo tema. È auspicabile tutto ciò. Non solo è auspicabile, ma sono dodici anni che l’ONU sta sollecitando e accelerando con numerosissime risoluzioni il disarmo dell’Iraq.
E allora, si cerca di concentrare l’attenzione sull’attività degli ispettori dell’ONU. Cosa dovrebbero fare gli ispettori dell’ONU? Addirittura, la collega che mi ha preceduto ha lanciato quasi uno slogan: la pace non si fa con il cronometro in mano! Non mi sembra che dodici anni significhino avere il cronometro in mano, come non mi sembra che gli ispettori dell’ONU, se non avranno la collaborazione chiara e la disponibilità da parte del Governo iracheno, difficilmente potranno ricevere la conferma delle armi che pur aveva in dotazione l’Iraq e individuare esattamente i siti dove esse si trovano, dove è allocato ciò che dovrà essere distrutto.
Di fronte a questo quadro, bisogna stabilire cosa fare. Mi sembra ingeneroso sostenere la tesi per cui il Governo italiano, il Presidente del Consiglio, la nostra diplomazia non abbiano posto in essere tutte le iniziative tese a tenere coesa l’Europa. Sì, dico "tenere coesa l’Europa": perché lo strappo all’Europa non è stato fatto dal documento degli otto, ma c’è stato un distinguo da parte di Francia e Germania, tanto da determinare in modo particolare il nostro Governo ad attivarsi per ricostruire quella sintesi che si è raggiunta domenica notte a livello europeo.
Debbo anche riconoscere il profilo alto che ha mantenuto il Governo italiano, quando interloquendo con Germania e Francia ha cercato di evitare uno dei temi centrali che hanno prodotto i distinguo di quelle due nazioni: è difficile immaginare che siano soltanto ragioni di carattere umanitario e pacifista, attesi gli interessi economici che hanno in riferimento all’Iraq la Francia, quale prima nazione in termini di rapporti commerciali (a prescindere dall’embargo), e la stessa Germania, per le armi - viste e documentate - che negli anni passati sono state vendute all’Iraq. Dobbiamo essere chiari, allora, perché gli italiani ci ascoltano; i giovani, in particolare ci ascoltano.
Noi siamo per la pace, siamo tutti per la pace! Io non credo vi sia un italiano, giovane o anziano, o un parlamentare che possa ipotizzare un percorso diverso. Non siamo per l'ipocrisia, non siamo per l'utopia, perché se l'utopia aiuta a ragionare, non aiuta a risolvere i problemi.
Ed allora, il comportamento del Governo italiano, la ripresa dell'unità di intenti da parte dell'Europa per noi è motivo d'orgoglio, anche perché probabilmente, signor Presidente del Consiglio, domenica sera si sono create le basi di una nuova Europa, un'Europa più attiva e dinamica, un'Europa che sicuramente dovrà meglio definire il proprio ruolo in termini non solo di una ideale unità e del percorso di costruzione della Costituzione europea (voglio ringraziare il presidente Fini che rappresenta il Governo italiano in quella realtà), ma soprattutto un'Europa che rappresenti l'alleato, ma anche l'interlocutore degli Stati Uniti d'America, un'Europa che ormai si avvia ad allargare le proprie dimensioni con 25 nazioni, e ad essere attrazione non solo del vecchio continente, ma anche di altre parti del mondo, un'Europa che dovrà garantire la pace, insieme con gli Stati Uniti, sotto l'egida delle Nazioni Unite.
Mai nessuno ha detto né ho mai sentito il Presidente del Consiglio dare l'indicazione di voler operare al di là e a prescindere dal percorso delle Nazioni Unite. Si è cercato solamente di strumentalizzare; questo va detto in modo chiaro. I cortei per la pace indubbiamente hanno preso anche i nostri cuori e siamo convinti tutti di essere idealmente nei cortei per la pace.
Non siamo però nei cortei per la pace quando questa nobile parola, "pace", che deve ispirare l'equilibrio e la solidarietà tra i popoli, viene utilizzata per motivi interni, di lotta interna, sia pure di lotta politica, magari come collante per rimettere insieme un centro-sinistra ormai in situazione di grande difficoltà al proprio interno. E allora non siamo in quei cortei, ma nei cortei per la pace; non siamo nei cortei che utilizzano ogni argomento per cercare di creare problemi al Governo che, legittimamente eletto dagli elettori italiani, sta governando la Nazione.
Concludo con un'ultima riflessione. Credo che il messaggio del Presidente della Repubblica al presidente del Consiglio Berlusconi - sicuramente è un caso - il giorno stesso delle grandi manifestazioni di pace, di solidarietà, di condivisione della linea del Governo rappresenti la certezza che dobbiamo continuare sulla strada della pace senza ipocrisia. (Applausi dai Gruppi AN, FI, UDC e LP. Congratulazioni).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Forcieri. Ne ha facoltà.