SCHIFANI (FI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SCHIFANI (FI). Signor Presidente, vogliamo la pace, questo Governo vuole la pace e io credo che l'intero Paese voglia la pace. Purtroppo, signor Presidente del Consiglio, c'è una preoccupazione, che ho denunziato giorni fa in occasione di un mio intervento, e che diventa sempre più certezza in queste ore: c'è chi vuol far apparire al mondo intero un'Italia divisa in due, un'Italia nella quale militano forze politiche che non vogliono la pace e altre che invece la sostengono.
Così non è e non sarà mai. Credo sia opportuno in questo mio intervento ricordare a noi stessi e all'intero Parlamento di cosa e di chi stiamo parlando.
Il Presidente del Consiglio, nel suo intervento, che abbiamo apprezzato, ha snocciolato alcuni dati: 6.500 bombe a testata biologica; 100.000 tonnellate di agenti chimici per bombe chimiche; 8.500 litri di antrace. Bene, che fine hanno fatto? Dove sono? Ce lo chiediamo e se lo chiede la comunità internazionale, perché questo materiale è ancora in Iraq.
Ciò è riconosciuto anche in un interessante intervento, svolto il 6 febbraio scorso alla Camera dei deputati, dall’onorevole Bertinotti, il quale ha dichiarato: "Non si sa in quale parte del paese iracheno si trovano queste armi; l’unica cosa che si sa, signor Presidente, è da dove vengono". L’onorevole Bertinotti, pur sollevando una polemica su chi ha fornito queste armi, riconosce che questo arsenale bellico esiste e che non è compito degli ispettori andarlo a trovare e individuare. Il compito degli ispettori è quello di verificare la sua avvenuta distruzione, così come imposto dalle risoluzioni del Consiglio di sicurezza dell’ONU, la 685 del 1991, all’indomani della famosa guerra del Golfo, e l’ultima, la 1441, recentemente adottata all’unanimità dal Consiglio di sicurezza.
Ebbene, se vi è un inadempiente è proprio il regime di Saddam Hussein, non sicuramente chi lavora per la pace.
Ma, chi è Saddam Hussein? Saddam Hussein è un uomo che nel 1998 si lascia addirittura andare ad un eccidio dei ribelli curdi. Vorrei citare questo episodio per far comprendere bene come stanno i fatti. Nel marzo del 1998 i ribelli curdi e le guardie della rivoluzione iraniana cacciano da Halabja - ricordatevi, colleghi dell’opposizione, questo nome: Halabja, una cittadina di 80.000 abitanti - l’esercito iracheno… (Brusìo in Aula).
PRESIDENTE. Colleghi, c’è troppo brusìo, per cortesia.
SCHIFANI (FI). Signor Presidente, capisco che probabilmente a volte alcune considerazioni possono non essere gradite, però questa è la storia e credo che sia dovere del Parlamento parlare anche della verità e dei fatti, al di là delle posizioni strumentali o meno. (Applausi dai Gruppi UDC, FI, AN e LP).
Dicevo, signor Presidente, che questa cittadina, poche ore dopo, è stata bombardata dall’aviazione irachena con un miscela terribile di gas tossici; è stato il più grave atto di guerra chimica contro civili. In un’ora sono morte almeno 5.000 persone, delle quali più di mille erano bambini; altre 4.000 sono morte mentre fuggivano verso il confine; sono inoltre aumentate vertiginosamente le malformazioni e le nascite di bambini morti. Halabja è stata definita una bomba genetica ad orologeria, perché gli effetti dell’attacco chimico si manifesteranno in pieno soltanto nelle generazioni future.
Ci troviamo dinanzi ad un uomo che fa queste cose. Ma ci troviamo dinanzi anche ad un uomo il quale nel 1997, come si è appreso, è riuscito addirittura a trucidare 800 detenuti, in quanto "remavano" contro il proprio regime; li ha fatti fucilare o addirittura li ha fatti uccidere la sedia elettrica.
Quando allora si sostiene che non vi sono prove certe in ordine alla copertura da parte del regime di Saddam Hussein della cellula terroristica di Al Qaeda e di Bin Laden non so fino a che punto si dica il vero, colleghi dell’opposizione; nessuno di noi le ha, è vero, però credo che compito della politica e delle istituzioni sia anche quello di avviarsi verso un’analisi delle situazioni storiche che si evolvono.
Vi sono certezze, colleghi dell’opposizione, in ordine all’esistenza di campi di addestramento dei terroristi di Al Qaeda in Iraq; vi sono delle foto, vi sono certezze assolute.
Vi è un’altra certezza, anche questa inequivocabile: l’escalation degli attentati terroristici di Al Qaeda prima e dopo il 1991, attraverso l’utilizzazione di basi di copertura in Iraq. Vi sono recenti messaggi del famoso terrorista Bin Laden, trasmessi dall’emittente Al Jazeera, riconosciuta come fonte autorevole ed attendibile dell’originalità dei messaggi di questo terrorista, nei quali egli minaccia il mondo intero e chiama a raccolta l’integralismo musulmano contro l’Occidente, nel caso in cui dovesse essere attaccato l’Iraq. Inoltre, guarda caso, Saddam è l’unico leader arabo, che, all’indomani del vile attentato contro le Torri gemelle dell’11 settembre 2001, non ha assunto una posizione di condanna nei confronti di quell’atto.
Se queste non sono prove, come le definiamo? Vogliamo coniare assieme un’espressione per capire effettivamente da che parte sta Saddam Hussein? Questa è un’analisi storica, signor Presidente, che è giusto fare in questa sede.
Nei confronti di questo soggetto la politica del nostro Governo è stata chiarissima e credo che il documento di due giorni or sono sia la tangibile dimostrazione degli sforzi compiuti dal nostro Governo per fare in modo che tutta l’Europa fosse unita nell’azione di deterrenza e di dissuasione, anche attraverso l’opzione pseudomilitare, non militare e bellica, nei confronti di questa potenza. Infatti, soltanto una forte azione di unità internazionale nello scacchiere mondiale, soltanto un’Europa unita e un’ONU compatta nei confronti di Saddam Hussein possono effettivamente indurre quest’ultimo al disarmo che si rifiuta di attuare.
Lungi da me l’idea di entrare in polemica con posizioni assunte da altri Paesi; però, a chi sostiene, da parte dell’opposizione, che il nostro Governo si è dovuto adeguare alla posizione europea vorrei ricordare come autorevoli esponenti dell’opposizione giorni or sono erano pronti a votare una mozione inesistente franco-belga che è stata bocciata dallo stesso Ministro iracheno all’indomani della sua prospettazione. (Applausi dai Gruppi FI e UDC).
Dov’è quella mozione, colleghi dell’opposizione, che eravate pronti a votare e che oggi non esiste più? Oggi esiste la linea politica del nostro Governo sull’unità del consesso europeo sull’opzione militare soltanto come extrema ratio e attraverso la dissuasione. La dissuasione anche con l’opzione militare può essere vincente nei confronti della politica di Saddam Hussein.
Questa dissuasione, signor Presidente del Consiglio (vorrei ricordarlo a tutti noi), fa parte del documento firmato dai Capi di Stato europei, i quali, all’unanimità, hanno contraddetto, colleghi dell’opposizione, la vostra odierna posizione. Voi siete "contro la guerra senza se e senza ma", dimenticando altre espressioni che tra poco leggerò. Ebbene, questa opzione, questa unanimità di idee così si esprime: "Si riconosce che l’unità e la fermezza della comunità internazionale, espresse con l’adozione all’unanimità della risoluzione 1441, e il concentramento delle forze militari sono state fondamentali per ottenere il ritorno degli ispettori. Questi fattori resteranno essenziali se vogliamo ottenere la piena cooperazione che cerchiamo". Lo dice l’Europa, colleghi dell’opposizione. (Commenti dal Gruppo DS-U).
PRESIDENTE. Colleghi, vi prego di fare un po’ di silenzio.
SCHIFANI (FI). Non votando la nostra proposta di risoluzione, che fa proprio questo documento conclusivo, rischiate di metterci contro l’Europa. Fatevi un esame di coscienza sulla vostra posizione odierna.
La posizione di Saddam Hussein emerge anche da un’interessantissima intervista - che probabilmente pochi hanno letto - rilasciata il 2 gennaio 2003 alla famosa emittente "Al Jazeera", conosciutissima, purtroppo, e nota in tutto il mondo. All’intervistatore che gli chiede: "Crede che il tempo giochi a suo favore o contro di lei?", il signor Saddam Hussein risponde testualmente: "Il tempo gioca certamente a nostro favore; dobbiamo prendere altro tempo perché così potrebbe sfaldarsi l’alleanza anglo-americana, per motivi interni o sotto la pressione della loro opinione pubblica". Ecco la posizione di Saddam Hussein, colleghi del Parlamento: una posizione dilatoria, che fa il paio con l’atteggiamento assunto nei confronti degli ispettori dell’ONU da parte dello stesso Governo di Saddam Hussein. È inutile nascondere queste realtà.
E allora, colleghi, noi abbiamo fatto proprio il documento firmato dai Capi di Stato europei e lo abbiamo tradotto nella nostra proposta di risoluzione, alla quale abbiamo aggiunto opportunamente un punto che abbiamo sempre sostenuto, come maggioranza e come Governo: qualunque eventuale impegno, diretto o indiretto, del nostro Paese in opzioni belliche, che non vogliamo e ci auguriamo siano scongiurate, passerebbe dal Parlamento.
Mi vengono in mente, signor Presidente, alcune espressioni che ritengo doveroso leggere in questa occasione: "La nostra scelta, quindi, è stata presa non senza un senso di profonda angoscia, ma era una scelta inevitabile e coerente con i princìpi in cui crediamo. Dopo mesi di intensi, quanto inutili sforzi diplomatici, eravamo giunti al bivio: assistere e tacere, oppure agire per bloccare una violenza indiscriminata e odiosa.
Voglio ancora ripetere che l’operazione militare in atto non è una guerra contro la Serbia o contro un popolo che sentiamo amico, che anzi troppo a lungo è rimasto isolato dall’Europa". Queste sono le espressioni di un signore che si chiama Massimo D’Alema ed era Presidente del Consiglio del nostro Paese. (Applausi dai Gruppi FI e UDC. Proteste dal Gruppo DS-U).
PRESIDENTE. Colleghi, fate terminare il senatore Schifani! (Commenti del senatore Ayala).
SCHIFANI (FI). Signor Presidente, la pace non è un bene stabile: è un bene che bisogna difendere… (Commenti del senatore Ayala).
PRESIDENTE. Senatore Ayala, la richiamo all’ordine per la prima volta. (Il senatore Ayala abbandona l’Aula).
SCHIFANI (FI). La pace è un bene che bisogna difendere! (Applausi dal Gruppo FI).
Certo, mi rendo conto che alcuni ricordi possano fare del male, ma in certi momenti delicati è bene farli presente.
Come dicevo, la pace non è un bene stabile… (Commenti dal Gruppo DS-U).
PRESIDENTE. Prosegua il suo intervento, senatore Schifani.
SCHIFANI (FI). …non esistono diritti di esclusiva di questa parola. La pace è di tutti, non esiste un brevetto sulla pace. È un valore nel quale si riconoscono tanti cittadini che non sono scesi in piazza in questi giorni. La pace è un bene da perseguire sempre, come sta facendo questo Governo, con tutti gli strumenti: la politica, la diplomazia, gli organismi internazionali, gli interventi economici e, soltanto come ultima ratio, la forza, così come dice l’Europa e afferma il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite nella risoluzione 1441.
Vorrei ricordare pure qual è l’icona diffusa di Saddam Hussein, signori colleghi. Lo ricordate, Saddam Hussein? Quando immaginate quest’uomo, cosa vi viene in mente? L’immagine di un uomo con un fucile in mano, un fucile che spara. Un fucile che nelle immagini televisive preoccupa, quasi terrorizza il mondo intero. Queste immagini si commentano da sé. Ecco dove sta la minaccia alla pace, colleghi del Parlamento.
Le diamo atto, signor Presidente del Consiglio, che il suo Governo sta lavorando per la pace, senza ipocrisie, con grande coraggio e senza il conforto, purtroppo, a volte, di una opposizione che dia una mano in una situazione così delicata.
Vada avanti, però: la sua tenacia è la nostra migliore garanzia per la pace. (Applausi dai Gruppi FI, UDC, AN e LP e dei senatori Carrara e Del Pennino).