PIANETTA (FI). Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, lei ha fornito oggi al Senato un’ampia e dettagliata illustrazione dell’attività e delle posizioni del Governo italiano in merito alla preoccupante situazione irachena nel contesto internazionale.
Condividiamo quel che lei ha detto con convincimento, per la chiarezza, la coerenza e la fermezza, perché è una responsabile posizione che lavora per la pace. Il suo intervento di stamane, onorevole Presidente del Consiglio, continua la costante e puntuale presenza del Governo in Parlamento in ordine alla situazione internazionale, a testimonianza di un attivo impegno del Governo sulla scena internazionale, svolto con grande senso di responsabilità. Impegno e responsabilità che implicano una gestione politicamente complessa, ma che può contribuire meglio, rispetto ad altre posizioni di altri attori internazionali, al conseguimento di condizioni di pace e di sviluppo tra i popoli.
La recente posizione condivisa dell'Unione europea è frutto anche del contributo e dell'impegno dinamico e attivo dell'Italia, impegno basato su comportamenti e posizioni coerenti, e costruito con molta determinazione. Non è condivisibile la tesi secondo la quale l'Italia non ha chiarito la propria posizione o ha posizioni ambigue. È una tesi ingenerosa, non fondata sui fatti.
Il Governo, e in particolare il Presidente del Consiglio, ha indicato i più importanti punti di riferimento della grave crisi irachena entro i quali avrebbe collocato la propria posizione. Il primo era, e continua ad essere, il comportamento dell'Iraq in rapporto agli obblighi posti dalle risoluzioni delle Nazioni Unite sul disarmo delle armi di distruzione di massa e, in particolare, dalla risoluzione 1441.
Altro punto di riferimento è stato quello della collegialità delle decisioni da adottare, con speciale riguardo all'opzione della forza qualora si fosse rivelata inefficace la via politica e diplomatica. Di qui la centralità e la credibilità - e sottolineo la credibilità - delle Nazioni Unite. Di qui la ricerca e lo svolgimento di un'azione fortemente attiva ed il coinvolgimento delle istituzioni internazionali ed europee attorno agli Stati Uniti d'America, con spirito d'amicizia e secondo vincoli condivisi di una forte strategia di alleanze.
Il presidente Berlusconi è stato tra i primi ad assicurare solidarietà ed appoggio al rigore e alla determinazione degli Stati Uniti d'America nel porre fine alle violazioni delle risoluzioni delle Nazioni Unite da parte del regime iracheno, il che non deve sorprendere alcuno, dati i vincoli di alleanza e di amicizia che legano i due Paesi e i due Governi.
Da sempre il Governo ha indicato l'inopportunità di un'azione unilaterale, mostrando contrarietà verso di essa. Sappiamo certamente valutare le conseguenze che l'eventuale azione militare avrebbe nella regione ed oltre: di qui il convinto sostegno fornito dal Governo alle Nazioni Unite.
E tuttavia non concordiamo con chi vede il dispiegamento militare americano nella regione quale elemento di contraddizione, quale indice, cioè, della volontà dell'Amministrazione USA di sottrarsi a consultazioni ed intese con gli alleati.
Ricordiamoci dell'adagio proverbiale dell'antica Roma: se si vuole veramente la pace, occorre dare credibilità alla minaccia dell'uso militare per prevenire la guerra senza mortificare la dignità e l'autorevolezza delle Nazioni Unite. Di qui la condivisione delle recenti autorizzazioni del Governo per lo svolgimento di attività tecniche nell'attuale situazione.
Sono pressioni mirate al disarmo iracheno e alla pace, volute da tutti noi, da tutti gli uomini di buona volontà. L'obiettivo è quello di arrivare ad una soluzione pacifica. L'uso della forza dev'essere considerata solo un'ultima risorsa; quindi la guerra è evitabile. La soluzione pacifica è però nelle mani dell'Iraq: l'Iraq deve collaborare, rispettare e adempiere alle risoluzioni dell'ONU.
Mi permetta, signor Presidente del Consiglio, di concludere pensando anche al popolo iracheno, un popolo di uomini, di donne, di giovani, di bambini che soggiace ad una dittatura oppressiva che lo priva delle libertà fondamentali. Violazione dei diritti umani, esecuzioni sommarie e arbitrarie, torture, stupri, sparizioni di persone, deportazioni: sono questioni che attengono al popolo iracheno, ma devono anche coinvolgere la comunità internazionale. Non possiamo essere disattenti, vogliamo lavorare - e il Governo italiano lo sta dimostrando - per la pace e lo sviluppo di tutti. (Applausi dai Gruppi FI, LP, UDC, AN e dal senatore Carrara).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Andreotti. Ne ha facoltà.
ANDREOTTI (Aut). Signor Presidente, interverrò direttamente in sede di dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Martone. Ne ha facoltà.