Legislatura 14ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 336 del 19/02/2003


PEDRINI (Misto-Udeur-PE). Signor Presidente, onorevoli senatori, la scelta tra pace e guerra, tra vita e morte, è drammatica.

Di fronte ad un tale bivio, non sono soltanto i credenti ad essere interpellati nelle coscienze, a sentire l'angoscia di una decisione che a tutti richiede un severo giudizio etico, prima che politico.

L'insegnamento della Chiesa, con la "Pacem in terris" di Giovanni XXIII e con la costituzione "Gaudium et spes" del Concilio Vaticano II è cogente: "Mai più la guerra, mai più la guerra!", come esclamò Papa Paolo VI.

Questo insegnamento, infatti, non può non parlare, almeno in Occidente, anche a chi si affida soprattutto alla ragione umana, per effetto di quella interazione tra Cristianesimo e cultura laica che è costitutivo della nostra civiltà.

Ma un precetto morale necessita pur sempre, da parte nostra, di essere calato in una decisione politica, che tenga conto della contestuale presenza di più opzioni di segno contrastante.

La nostra solidarietà con il popolo americano, così duramente colpito dal terrorismo internazionale, non può che essere piena e incondizionata.

Al contrario, la nostra valutazione sull'unilateralismo statunitense, sull'opzione della guerra "preventiva", anche contro l'avviso di importanti alleati europei, come la Francia, la Germania e il Belgio, anche contro l'avviso dell'ONU, non può essere positiva.

Non ci sono ragioni di alleanza, motivazioni di riconoscenza - che non possiamo e non vogliamo misconoscere - che siano sufficienti a fondare l'accettazione acritica di una linea di condotta che suscita perplessità ed avversione anche tra le stesse popolazioni nordamericane e della Gran Bretagna, come hanno detto, anche in questi Paesi, le imponenti manifestazioni popolari di sabato scorso.

Resto convinto che la strada di disarmare l'Iraq attraverso l'azione dell'ONU vada percorsa fino in fondo, senza lasciare nulla di intentato. Come resto convinto che se si vuole stabilizzare davvero quella regione occorra sciogliere una volta per tutte l'aggrovigliato nodo israeliano-palestinese.

L'Italia ha vitali interessi nel Mediterraneo e nel confinante Medio Oriente. Se il Governo non ne tenesse conto, tradirebbe il Paese.

In democrazia, la voce dell'opinione pubblica non risuona mai negativamente e non è saggio non ascoltarla. (Applausi dal Gruppo Misto-Udeur-PE e dei senatori Castellani e Rollandin).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Servello. Ne ha facoltà.