MORANDO (DS-U). Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, abbiamo apprezzato la robusta correzione di linea che ha portato lei e il suo Governo a partecipare prima all'elaborazione e poi a sottoscrivere il documento del Consiglio europeo sulla crisi irachena.
Il nostro apprezzamento, signor Presidente del Consiglio, nasce dal fatto che siamo fermamente convinti della possibilità di obbligare Saddam Hussein a disarmare senza fare ricorso alla guerra. Il documento del Consiglio europeo impegna l'Europa esattamente al perseguimento di questo obiettivo; un obiettivo che consideriamo effettivamente conseguibile contro il falso realismo di quanti - e sono molti in tutti gli schieramenti - considerano ineluttabile l'esito della guerra e ispirano cinicamente a questo giudizio la propria condotta.
Lei, signor Presidente del Consiglio, questa mattina ha cercato di nascondere, oppure - diciamo così - di minimizzare la portata di questa correzione di rotta e ha parlato di continuità e di coerenza con la linea seguita dal Governo nelle ultime settimane e fin dall’inizio della gestione della crisi irachena. Naturalmente, non le dirò che non capisco le ragioni che la muovono a formulare questo giudizio, ma non mi pare una tesi persuasiva questa dell’assoluta continuità; anzi, dirò che non mi pare una tesi utile nemmeno dal punto di vista governativo per sostenere la credibilità, la forza della posizione che adesso, assieme agli altri Governi europei, il suo Governo, il nostro Governo ha preso.
Lei, signor Presidente, secondo noi, ha sbagliato e in ogni caso ha seguito un’altra linea rispetto a quella contenuta nel documento del Consiglio europeo, quando ha firmato la lettera degli otto. E ci preoccupa che anche questa mattina lei abbia richiamato quel testo come un atto produttivo di conseguenze unitarie nel contesto europeo.
Intendiamoci, signor Presidente, io non nego minimamente che con lei, con il suo Governo, abbiano sbagliato (anche se non come lei e come il suo Governo) altri Governi europei, cioè quanti nelle settimane scorse hanno assunto posizioni che hanno diviso l’Europa. Citerò - lo faccio da socialdemocratico, da socialista - Governi presieduti da leader socialisti che mi sono molto cari, la Repubblica federale tedesca, il Regno Unito. Anche per questi Governi, obiettivamente, il documento del Consiglio europeo costituisce una significativa correzione di rotta rispetto alle posizioni che essi avevano assunto.
"Lo schieramento militare" - dice il documento approvato in queste ore dal Consiglio europeo - "è stato essenziale per ottenere il ritorno degli ispettori". Difficile dire che Schröder nelle settimane scorse abbia sostenuto posizioni che avessero perfetta sintonia con questo giudizio. Dice il documento in un’altra parte: "Siamo impegnati affinché le Nazioni Unite restino al centro dell’ordine internazionale". Lo riferisco ai giudizi, agli atti compiuti dal compagno Tony Blair: certamente è difficile dire che tutti gli atti siano coerenti con il giudizio e la valutazione contenuti nel documento del Consiglio europeo.
Ma, signor Presidente, è proprio qui che sta il carattere dinamico del documento che i Governi europei hanno approvato nei giorni scorsi. Non è la riproposizione e la giusta posizione burocratica delle precedenti posizioni, è una iniziativa dinamica che cambia le posizioni precedenti. Secondo me converrebbe all’Italia, converrebbe al suo Governo, converrebbe all’Europa, converrebbe al Consiglio di sicurezza dell’ONU che questo elemento dinamico venisse affermato con coerenza.
In ogni caso, noi qui, condividendo tutte le indicazioni che sono contenute nel documento del Consiglio europeo, al di là della valutazione negativa che diamo delle scelte compiute dal suo Governo che ci hanno portati fin qui, diciamo: bene aver raccolto la sollecitazione della lettera del Presidente della Repubblica, che spingeva nella direzione giusta; saremo severi e attenti esaminatori dell’attività del Governo e attenti sollecitatori di iniziative coerenti con quell’indirizzo, pronti a denunciare qualsiasi forma di allontanamento e di ambiguità.
Anche nel suo discorso di oggi un'ambiguità c’era, mi permetta di dire. Certo che non lasceremo soli gli Stati Uniti d’America, signor Presidente, ma non li lasceremo soli non in una chiave di rapporto preferenziale e unipolare: non li lasceremo soli perché la gestione della crisi irachena sarà affidata interamente alle mani dell’ONU, deve restare nelle mani del Consiglio di sicurezza dell’ONU, di cui fanno parte, in posizione di grande responsabilità, gli Stati Uniti d’America. (Applausi dai Gruppi DS-U, Verdi-U e Mar-DL-U).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pianetta. Ne ha facoltà.