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Legislatura 14ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 336 del 19/02/2003


FALOMI (DS-U). Signor Presidente, colleghi, di fronte a noi una domanda: è possibile ottenere dall’Iraq il pieno rispetto della risoluzione 1441 senza scatenare una guerra preventiva, che solo eufemisticamente può essere definita "uso della forza"? Noi rispondiamo che non solo è possibile, ma che è necessario.

La guerra non è l’ultima delle soluzioni; la guerra è la peggiore delle soluzioni. La guerra uccide soprattutto la popolazione civile: uomini, donne e bambini che non hanno alcuna colpa. Certo, anche le armi di distruzione di massa uccidono e vanno messe al bando, non solo in Iraq ma in tutto il mondo.

E’ singolare però, signor Presidente, che siano proprio gli Stati Uniti, con il loro veto all’introduzione di un regime di ispezioni, a bloccare il varo del protocollo aggiuntivo della Convenzione per la messa al bando delle armi chimiche e biologiche.

Ci troviamo forse di fronte al pericolo imminente, immediato ed incombente di un’aggressione irachena che faccia prevedere l’uso di armi di distruzione di massa? Nessuno lo ha sostenuto. Si sostiene, invece, che il semplice possesso di armi di distruzione di massa da parte dell’Iraq costituisce una minaccia alla pace e alla sicurezza internazionale e che questo legittima un attacco preventivo all’Iraq.

Ma gli iracheni non sono, o non sarebbero, i soli a possedere armi di distruzione di massa e la loro non è la sola dittatura che dispone di queste micidiali armi. Perché nei confronti della Corea del Nord, che rivendica apertamente la ripresa dei propri programmi nucleari, non si invoca l’uso della forza ma si opta invece per la via diplomatica?

Nella storia dell’ONU c’è un solo precedente di presa di posizione di fronte ad un attacco preventivo: quello del 1981, quando Israele attaccò preventivamente e distrusse un impianto nucleare iracheno; l’ONU condannò, perché in contrasto con la Carta delle Nazioni Unite, quell’attacco e gli USA appoggiarono quel voto di condanna.

La risoluzione 1441 mette a disposizione della comunità internazionale tutti gli strumenti per verificare l’esistenza di armi di distruzione di massa e per procedere alla loro eliminazione pacificamente. Gli ispettori dell’ONU hanno infatti il potere - in base a quella risoluzione - di rimuovere, distruggere o rendere innocue a loro discrezione armi di distruzione di massa ed hanno il diritto di sequestrare e chiudere qualunque impianto o attrezzatura per la loro produzione.

L’ultimo rapporto del presidente Hans Blix e del direttore generale dell'AIEA El Baradei ha messo in luce significativi progressi nel campo delle armi chimiche, biologiche, balistiche e nucleari rispetto a quelli attesi e auspicati dal loro primo rapporto. In particolare, l’Iraq ha approvato una legge che proibisce tutte le attività legate a programmi di armi di distruzione di massa; ha accettato il sorvolo del suo territorio da parte di aerei da ricognizione, ha permesso agli scienziati iracheni di essere interrogati senza testimoni dagli ispettori.

Per questo, oggi nessuno può dire che le missioni ONU non abbiano dato frutti o che tutte le possibilità delle risoluzioni ONU in materia di ispezioni siano state esplorate.

La storia delle ispezioni dell’ONU dimostra che in Iraq sono state eliminate più armi di distruzione di massa dal 1991 al 1998, a seguito delle ispezioni, di quante non ne siano state distrutte dalla guerra.

Oggi tutti invocano la centralità dell’ONU. È un fatto importante la sottolineatura che del ruolo dell’ONU fa il Documento dell’Unione europea: un deciso passo avanti rispetto al documento firmato da lei, presidente Berlusconi, assieme ad altri sette Paesi, con il quale, senza il mandato del Parlamento, ha schierato l’Italia a fianco di chi ha minacciato e continua a minacciare la centralità dell’ONU.

Ma non basta solo riaffermare questa centralità. Di fronte a lei, signor Presidente del Consiglio, sta una domanda: se fosse membro del Consiglio di sicurezza dell’ONU, fra l’ipotesi di dare più tempo e risorse agli ispettori per ottenere per via pacifica il disarmo di Saddam e quella di dare il via ad una guerra preventiva dagli esiti imprevedibili, quale sceglierebbe? Nella sua introduzione non ce lo ha detto, speriamo ce lo dica nelle sue conclusioni.

Per parte nostra, la risposta è chiara: bisogna scegliere la via del disarmo pacifico, bisogna dare più tempo e più risorse agli ispettori dell’ONU. (Applausi dai Gruppi DS-U, Mar-DL-U e dei senatori Zancan e Pagliarulo).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Sodano Calogero. Ne ha facoltà.