Caricamento in corso...
 
 
Versione ePub Versione PDF (780 KB)

Versione HTML base



Legislatura 14ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 336 del 19/02/2003


*DEL PENNINO (Misto-PRI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DEL PENNINO (Misto-PRI). Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, i Repubblicani voteranno a favore della proposta di risoluzione della maggioranza e contro i documenti presentati dall'opposizione, ribadendo il loro pieno sostegno alla linea seguita dal Governo nella difficile crisi irachena.

Una linea su cui avremmo auspicato si verificasse una convergenza anche dei settori più responsabili dell'opposizione, come vi aveva suggerito "Il Riformista" di avant'ieri.

Rispetto alla linea del Governo consideriamo francamente ingenerose e ingiustificate alcune delle critiche mosse dalla sinistra. Si poteva, forse, da taluno dubitare nelle scorse settimane sull'opportunità della cosiddetta dichiarazione degli otto, anche se essa era successiva alle autonome iniziative franco-tedesche che per prime avevano rotto la collegialità europea.

Ma dopo il documento sottoscritto lunedì da tutti i Governi dell'Unione, documento apprezzabile non solo per il ritrovato equilibrio e per il riconoscimento del ruolo dell'ONU, ma anche per aver riaperto il dialogo con il partner di oltre atlantico, diventa inevitabile domandarsi (lo dico al senatore Morando che sul documento degli otto si è intrattenuto nel suo intervento) se sarebbe stato possibile giungere a questo risultato se non ci fosse stato il contrappeso rappresentato dalla presa di posizione degli otto rispetto all'iniziativa franco-tedesca.

Poiché il tempo mi obbliga ad andare per flash, vorrei porre un altro interrogativo a quei colleghi della sinistra che non intendono cedere a suggestioni massimaliste. Davvero credete che slogan come "no alla guerra senza se e senza ma" servano alla pace? O non vi sembra che una linea destinata a ridurre la forza di pressione e di deterrenza nei confronti dell'Iraq, come quella che vuole escludere sempre e comunque l'uso della forza non finisca, al di là delle reali intenzioni, con l'indurre Saddam a sottrarsi a ulteriori controlli e alla collaborazione con gli ispettori dell'ONU e quindi avvicini e non allontani la guerra?

Un'ultima considerazione, signor Presidente, non moralistica ma squisitamente politica. La processione cui abbiamo assistito nei giorni scorsi per incontrare Tareq Aziz (e il giudizio coinvolge oltre all'opposizione anche alcuni esponenti della maggioranza), mi è apparsa invero indecorosa.

Che il Papa nella sua visione ecumenica ricevesse l'inviato di Saddam è più che comprensibile. Che Tareq Aziz, una volta presente in Italia, fosse ricevuto dal nostro Ministro degli esteri è altrettanto logico. Ma che si aprisse la rincorsa fra chi non aveva titolo né religioso né diplomatico per incontrare un personaggio che incarna un regime di sterminio e di oppressione è qualcosa che i Repubblicani non possono non censurare. (Applausi dai Gruppi FI, UDC e LP).