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Legislatura 14ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 336 del 19/02/2003




RESOCONTO SOMMARIO

Presidenza del presidente PERA

La seduta inizia alle ore 9,39.

Il Senato approva il processo verbale della seduta antimeridiana di ieri.

Comunicazioni all'Assemblea

PRESIDENTE. Dà comunicazione dei senatori che risultano in congedo o assenti per incarico avuto dal Senato. (v. Resoconto stenografico).

Disegni di legge, annunzio di presentazione

PRESIDENTE. Il 18 febbraio il Presidente del Consiglio ed il Ministro per i beni e le attività culturali hanno presentato il disegno di legge n. 2015, di conversione in legge del decreto-legge 18 febbraio 2003, n. 24, recante disposizioni urgenti in materia di contributi in favore delle attività dello spettacolo.

Preannunzio di votazioni mediante procedimento elettronico

PRESIDENTE. Avverte che dalle ore 9,43 decorre il termine regolamentare di preavviso per eventuali votazioni mediante procedimento elettronico.

Seguito della discussione sulle linee di politica estera e discussione di mozioni connesse

Approvazione della proposta di risoluzione n. 2 (testo 2). Reiezione delle proposte di risoluzione nn. 1 (testo 2) e 3 e della mozione n. 120

PRESIDENTE. Ricorda le determinazioni assunte dalla Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari in ordine ai tempi della discussione sulle linee della politica estera, che si concluderà con la votazione degli atti di indirizzo presentati.

BERLUSCONI, presidente del Consiglio dei ministri. Il Governo ha costantemente lavorato per la pace puntando, con determinazione e coerenza, al disarmo iracheno in tempi rapidi e con mezzi pacifici, sostenendo la dissuasione politico-militare, salvaguardando la credibilità dell’ONU e l'autorevolezza delle sue decisioni, operando per il mantenimento della salda unità nella coalizione internazionale contro il terrorismo e nell’Unione europea, affinché quest'ultima possa avere una sola voce ed un peso effettivo sullo scenario internazionale. Nel ringraziare il Presidente della Repubblica per il sostegno dato allo sforzo del Governo, auspica che l'opposizione aderisca alla mozione della maggioranza che fa propria la linea tracciata dal documento unitario firmato dai Capi di Stato e di Governo dell'Unione a Bruxelles ed accettato anche dai 13 Paesi candidati, che ha il suo punto centrale in una formula da sempre usata dal Governo italiano: l'uso della forza come ultima risorsa disponibile. Le preoccupazioni dell'opinione pubblica sono comprensibili ed appaiono ispirate da buona fede e da alte ispirazioni ideali, ma queste non bastano per la pace: l'unico modo per conseguire il difficile obiettivo di disarmare l'Iraq e di distruggere le armi chimiche di cui Baghdad sicuramente dispone ma che ha finora nascosto, disattendendo ben sedici precedenti risoluzioni dell'ONU, è dimostrare compattezza e fermezza nel chiedere la totale ed incondizionata collaborazione del regime di Saddam Hussein al lavoro degli ispettori, sotto pena di serie conseguenze. Dopo Bruxelles, su questa posizione non dovrebbero più sorgere incertezze tra gli alleati ed apparirebbe sicuramente strano se l'opposizione in Parlamento non accettasse le linee del rinnovato impegno unitario europeo. Il Governo registra con soddisfazione il rasserenamento del clima all'interno dell’Unione, della NATO e delle Nazioni Unite e l’uscita dalla logica dei veti e degli egoismi nazionali: a questo risultato si è giunti anche con il contributo determinante del documento firmato da alcuni Paesi per riequilibrare nel senso della solidarietà euro-atlantica la tendenza all'autosufficienza manifestata da alcuni Governi europei; così come esponendo in modo franco ed amichevole al Presidente americano i rischi di decisioni unilaterali e fornendo assicurazioni circa l'impegno italiano a non lasciare soli gli Stati Uniti nella lotta contro il terrorismo internazionale e le armi di distruzione di massa. Per questa ragione, nello spirito delle alleanze e dei trattati bilaterali, il Governo ha autorizzato tutte le misure logistiche utili a rafforzare la pressione militare sul regime iracheno. Il voto che il Parlamento è chiamato ad esprimere è di grande rilevanza perché, superando le posizioni propagandistiche e di parte, può offrire un chiaro segnale politico alle preoccupazioni dell'opinione pubblica, un segnale di pace - che è ancora possibile - e non di resa, di ragionevolezza nel quadro della rinnovata unità europea. Il Governo continuerà a svolgere la sua opera per la difesa attiva della sicurezza, della pace e della libertà dei popoli. (Vivi, prolungati applausi dai Gruppi FI, AN, UDC, LP, dai banchi del Governo e dei senatori Del Pennino, Crinò, Salzano e Carrara. Congratulazioni).

ANGIUS (DS-U). Chiede una breve sospensione dei lavori per consentire una valutazione delle dichiarazioni testé rese dal Presidente del Consiglio.

PRESIDENTE. Sollecita la comunicazione alla Presidenza degli iscritti a parlare in dissenso dai Gruppi e dispone una breve sospensione della seduta.

La seduta, sospesa alle ore 10, è ripresa alle ore 10,32.

PRESIDENTE. Apre il dibattito.

D'AMBROSIO (Misto-Ind-CdL). Il terrorismo ha travolto gli equilibri politici su cui si fondava l'assetto internazionale, rappresentando un pericolo costante per la stabilità, e la sua sconfitta passa attraverso la recisione dei legami con i Paesi che lo sostengono, come l'Iraq. La risposta alla crisi irachena non può limitarsi pertanto ad una pronuncia demagogica a favore della pace, valore fondante condiviso da tutti gli Stati, ma deve tradursi in azioni concrete che, nel rispetto quindi degli impegni assunti in ambito ONU e NATO nonché della storica alleanza con gli Stati Uniti, obblighino il regime iracheno al totale disarmo. Conferma pertanto il pieno consenso alla politica governativa che si muove in tale direzione. (Applausi dal Gruppo FI e del senatore Salzano).

MARINO (Misto-Com). Non esiste alcuna giustificazione di tipo morale e politico ad una guerra contro l'Iraq, che appare motivata soltanto dalle necessità di rovesciare un regime dispotico per esercitare un controllo sulle produzioni di petrolio. Occorre pertanto ricercare ad ogni costo una soluzione politica per evitare una catastrofe umanitaria in un Paese in cui, peraltro, gli ispettori inviati dall'ONU non hanno trovato traccia di armi di distruzioni di massa. Non ravvisandosi alcun interesse nazionale ed europeo alla partecipazione alla guerra - sarebbe piuttosto preferibile un impegno nella soluzione della drammatica situazione palestinese - occorre che l'Italia affermi una netta contrarietà al conflitto, nel rispetto dei principi sanciti dalla Carta costituzionale e da quella delle Nazioni Unite, evitando qualsiasi tipo di coinvolgimento, come la concessione delle basi militari o il permesso di sorvolo del proprio territorio. (Applausi dai Gruppi Misto-Com, Misto-RC e Verdi-U).

MALABARBA (Misto-RC). La politica neocoloniale degli Stati Uniti è volta ad instaurare in Iraq un Governo che assicuri lo sfruttamento dei pozzi petroliferi e pertanto il presidente Bush non può recedere dall'avvio di una guerra, il cui scenario è già delineato dalle pressioni esercitate sulle Nazioni Unite che ne vanificano il ruolo di pace. In tale quadro l'Italia mantiene una posizione ipocritamente ambigua e pertanto l'unica possibilità per riaffermare la pace viene dalla volontà manifestata dall'opinione pubblica mondiale contro l'aggressione all'Iraq. Lo straordinario numero di persone sceso in piazza lo scorso sabato rappresenta pertanto una vera e propria potenza politica, la cui proposta è stata raccolta nella risoluzione presentata da Rifondazione comunista. (Applausi dai Gruppi Misto-RC e Misto-Com e dei senatori Martone e Zancan).

PEDRINI (Misto-Udeur-PE). La solidarietà con il popolo americano, duramente colpito dal terrorismo, non può che essere incondizionata ma non può tradursi in un sostegno alla cosiddetta guerra preventiva da avviare anche senza il coinvolgimento dell'ONU, che peraltro, come dimostrano le recenti manifestazioni in favore della pace tenutesi in Gran Bretagna e negli stessi Stati Uniti, non sembra condivisa dalle popolazioni. L'Italia, in considerazione degli interessi nel Mediterraneo e nel Medio Oriente nonché delle tendenze manifestate dall'opinione pubblica, deve operare per l'obiettivo del totale disarmo dell'Iraq attraverso l'azione dell'ONU, ma deve anche sollecitare soluzioni per il conflitto israelo-palestinese, fonte di grave destabilizzazione in tutta l'area mediorientale. (Applausi dal Gruppo Misto-Udeur-PE e dei senatori Castellani e Rollandin).

SERVELLO (AN). Anche se l’evoluzione della crisi irachena al momento non consente di trarre conclusioni, l’azione del Governo è sempre stata chiaramente tesa a non dividere l'Italia dall’Europa e questa dagli Stati Uniti; al contrario, sono state la Francia e la Germania a dividere l'Europa, con un atto unilaterale e senza consultare i partner, cui si è contrapposto il Documento degli otto teso a costruire una posizione convergente. Sono quindi inaccettabili le violente critiche del presidente Chirac, imprudentemente riecheggiate da Romano Prodi, nei confronti dei Paesi dell'Est europeo candidati all'ingresso nell’Unione europea, accusati oggi, dopo oltre mezzo secolo di sofferenze e di sovranità limitata, di eccessivo appiattimento sulle posizioni statunitensi. In attesa che le iniziative dell'ONU, nella sua insostituibile funzione di legittimazione internazionale, facciano il loro corso, esprime la doverosa solidarietà agli Stati Uniti, oggetto di minacce inaudite, e, pur comprendendo la preoccupazione dell'opinione pubblica italiana e mondiale nei confronti di un conflitto armato, ribadisce che il pacifismo non ha mai disarmato un dittatore, semmai ha ostacolato l'opera volta a neutralizzarlo. Auspica una posizione quanto più possibile unitaria del Parlamento, quale si è verificata con l'operazione militare nel Kosovo sotto il Governo D’Alema. (Applausi dai Gruppi AN, FI e UDC e del senatore D’Ambrosio).

VANZO (LP). Convinto della supremazia dell’ONU quale organismo legittimato a mantenere la pace nel mondo, eventualmente anche con l’uso della forza, considererebbe arbitraria una scelta autonoma degli Stati Uniti di muovere guerra, non ritenendo estranea una motivazione legata alla gestione della risorsa energetica del petrolio e pur riconoscendo il tradizionale ruolo di quel Paese per la riaffermazione della libertà e della democrazia. La comunità internazionale deve quindi avere la preventiva garanzia dagli Stati Uniti che il petrolio sarà comunque gestito pacificamente dal popolo iracheno, per assicurargli benessere e sviluppo. Tutte queste considerazioni non possono far passare in secondo piano l’atteggiamento di Saddam Hussein teso a nascondere le armi proibite, senza offrire la prova della loro avvenuta distruzione, e a vanificare l’operato degli ispettori dell’ONU. Suscita anzi un pesante sospetto di propagandismo l’invito rivolto al Papa a recarsi in Iraq, proprio da un dittatore che ha provocato morte e sofferenza ai danni del suo stesso popolo; né maggiore credibilità può avere il cristiano Aziz che, ricevuto in Italia dal Vaticano e da esponenti della sinistra, ha persino raccomandato all’Europa di non provocare la rabbia dell’Islam. Infine, anche l’Europa e prima di tutto la Francia e la Germania dovrebbero mostrare minore opportunismo nella loro azione mossa da nazionalismi politici ed economici, anche a costo di mettere in pericolo l’Alleanza atlantica. Nel nome del pacifismo vero e non di quello strumentale della sinistra, sicuramente una manifestazione per la pace come quella del 15 febbraio può indurre un Governo democratico a desistere dall’intraprendere iniziative di guerra con i popoli vicini o ad iniziare la corsa agli armamenti, ma certo con le bandiere colorate non si può pensare di disarmare un dittatore sanguinario. (Applausi dal Gruppo LP e del senatore D’Ambrosio. Congratulazioni).

EUFEMI (UDC). Dato atto della responsabilità del Governo che ha nuovamente coinvolto il Parlamento sulla vicenda irachena, così come autorevolmente auspicato dal Capo dello Stato, per cercare una soluzione internazionale il più possibile condivisa nel nome della centralità dell'ONU, si registra una forte continuità nelle linee di politica estera del Governo rispetto all’Unione europea e all’Alleanza atlantica. La NATO deve essere indubbiamente riformata per operare un riequilibrio fra le molteplici istanze che si manifestano al suo interno e su tale obiettivo avrà influenza il processo di integrazione europea, con il rafforzamento dell'identità politica e non solo economica dell'Europa e con la sua capacità di esprimere una politica estera comune. Vi è poi il problema del rilancio dell'ONU e della ristrutturazione del Consiglio di sicurezza, cui va garantita maggiore efficacia. La sua parte politica continuerà a sostenere il Governo nell’azione volta ad evitare la guerra, nonché a ricomporre la solidarietà atlantica e a riaffermare la supremazia delle Nazioni Unite. Pur condividendo l'appello del Santo Padre affinché prevalgano gli strumenti diplomatici, occorre disarmare il regime iracheno, eliminando gli strumenti bellici di distruzione di massa e le armi chimiche e batteriologiche, affinché la pace sia riaffermata in modo duraturo, a differenza del pacifismo fondato sull’antiamericanismo e sul contrasto alla globalizzazione, che nulla esprimono sulla dittatura irachena e sul massacro di quel popolo e dei curdi. (Applausi dai Gruppi UDC, FI, AN e LP e del senatore Carrara).

RIGONI (Mar-DL-U). Nel momento di massima delicatezza della crisi irachena, in cui si registrano i tentativi estremi di una soluzione politico-diplomatica ed una difficoltà nei rapporti all'interno dell'Unione europea e di quelli tra l'Europa e gli Stati Uniti, occorre evitare lacerazioni e riaffermare l'autonomia politica del Vecchio Continente, ricompattando una linea unitaria, di cui costituisce un segno incoraggiante il vertice di Bruxelles. Occorre altresì riaffermare la centralità per l'Italia del vincolo costituzionale a favore della pace e la promozione delle organizzazioni internazionali impegnate in tale direzione, ribadendo il rifiuto di qualunque ipotesi di guerra preventiva o unilaterale e assicurando il ruolo insostituibile delle Nazioni Unite nell'ordine internazionale e, nel caso di specie, nell'opera di ispezione e controllo sul regime iracheno. Occorre peraltro riformare l’ONU per garantire efficacia ai suoi interventi, senza escludere il ricorso alle armi ma evitando una contrapposizione tra Occidente e mondo islamico, che finirebbe per rafforzarne il fondamentalismo. Pertanto, di fronte ad un atteggiamento del Governo di subalternità alla posizione americana, che ritiene inevitabile il conflitto armato, la Margherita condivide la posizione dei milioni di partecipanti alla marcia per la pace, che auspicano ogni sforzo diplomatico per la soluzione della crisi irachena, in linea con la maggiore saggezza propria della Vecchia Europa. (Applausi dai Gruppi Mar-DL-U, DS-U e Verdi-U. Congratulazioni).

MORANDO (DS-U). Prende atto della robusta ed apprezzabile correzione di linea operata dal Governo sulla crisi irachena, che si è concretizzata nella sottoscrizione del documento del Consiglio europeo, importante novità nonostante il tentativo del Presidente del Consiglio di sminuirne il valore per sostenere la non persuasiva tesi della continuità dell’azione del suo Esecutivo; anzi, la precedente iniziativa, quella del Documento degli otto, aveva suscitato preoccupazioni, come preoccupanti e tali da costringere a successive correzioni di rotta erano state altre posizioni espresse peraltro da leader socialisti come il premier tedesco o quello inglese. Condividendo pertanto le indicazioni contenute nel documento del Consiglio europeo, da leggersi in chiave dinamica e non burocratica, nonché la sollecitazione del Presidente della Repubblica, il suo Gruppo seguirà con attenzione l’attività del Governo, sollecitandolo nelle iniziative coerenti con tali indirizzi e chiedendo l’abbandono di posizioni ambigue votate ad affermare un rapporto preferenziale con gli Stati Uniti in un’ottica unipolare anziché nel contesto delle Nazioni Unite. (Applausi dai Gruppi DS-U, Mar-DL-U e Verdi-U).

PIANETTA (FI). Esprime apprezzamento per le puntuali comunicazioni del Governo al Parlamento sulla complessa situazione internazionale, a testimonianza del suo attivo e responsabile impegno, di cui è frutto anche la recente posizione unitaria dell'Unione europea. E’ ingenerosa e infondata la critica al Governo ed in particolare al Presidente del Consiglio di avere assunto posizioni ambigue, dal momento che è stata sempre ribadita la centralità delle risoluzioni delle Nazioni Unite sul disarmo iracheno e l’importanza della collegialità delle decisioni da adottare, soprattutto per il possibile ricorso alla forza; da ciò è scaturita la ricerca di un coinvolgimento delle istituzioni internazionali ed europee intorno agli Stati Uniti d'America, per lo spirito di amicizia e di alleanza che lega i due Paesi. In tal senso sono da considivere le recenti autorizzazioni del Governo allo svolgimento delle attività tecniche da parte delle Forze armate americane, per favorire quell'azione di costante pressione nei confronti del regime iracheno finalizzata al disarmo e alla pace, in nome delle sofferenze inflitte da Saddam Hussein al suo popolo, privato delle libertà fondamentali. (Applausi dal Gruppo FI, UDC, AN e LP e del senatore Carrara).

MARTONE (Verdi-U). Al di delle cortine fumogene delle dichiarazioni di principio, spesso rivolte più alla stampa e all'opinione pubblica che al Parlamento, non è facile trarre dalle dichiarazioni del Presidente del Consiglio la linea di politica estera che il Governo intende perseguire; in particolare, emerge quasi un sentimento di fastidio rispetto alla posizione espressa dal nuovo soggetto politico costituito dai 110 milioni di manifestanti in tutto il mondo contro ogni ipotesi di guerra, un soggetto politico che, pur nella sua eterogeneità culturale e politica, ha dimostrato maturità e lontananza da posizioni di superficiale antiamericanismo e che ora impone una riflessione sulle forme tradizionali della rappresentanza politica. Dopo le relazioni dei capi degli ispettori Blix e El Baradei che hanno evidenziato l’assenza di prove sufficienti per giustificare un conflitto armato, la pace non è più un'opzione, ma diventa una necessità imprescindibile, da ricercarsi all'interno di una posizione comune dei Paesi europei, dell’ONU e della NATO. Non si può parlare di un ruolo di mediazione dell'Italia, di fronte all'assenza nei precedenti dibattiti parlamentari di un chiaro riferimento in tal senso, ed anzi la sua politica ha messo a dura prova la coesione dell’Unione europea. Resta importante tuttavia il riferimento alla necessità di dare ulteriore tempo agli ispettori, anche perché la risoluzione 1441 dell’ONU non contiene un termine né prevede il ricorso alla forza. (Applausi dai Gruppi Verdi-U e Mar-DL-U e del senatore Peterlini).

FALOMI (DS-U). Le ispezioni dell'ONU hanno consentito l'eliminazione di armi di distruzione di massa, che vanno messe al bando in tutto il mondo e non solo in Iraq, in misura nettamente superiore rispetto alla guerra del 1991, e il secondo rapporto degli ispettori al Consiglio di sicurezza ha registrato significativi ed evidenti progressi: dalla distruzione delle armi, all'autorizzazione a colloqui privati con gli scienziati, fino alla concessione del sorvolo degli aerei da ricognizione. Il documento approvato dal Consiglio straordinario dell'Unione europea rappresenta un fatto positivo in quanto riafferma la centralità delle Nazioni Unite, per cui è opportuno che il Presidente del Consiglio chiarisca la posizione del Governo, scegliendo tra le due opzioni possibili, quella di una guerra preventiva che determinerebbe inenarrabili sofferenze per le popolazioni civili già provate dall'embargo, e quella del disarmo pacifico dell'Iraq attraverso le ispezioni. (Applausi dai Gruppi DS-U e Mar-DL-U e dei senatori Zancan e Pagliarulo).

SODANO Calogero (UDC). Le precise, equilibrate e pienamente condivisibili dichiarazioni del Presidente del Consiglio sciolgono le inesistenti alternative tra la pace e la guerra e tra europeismo e atlantismo. L'azione del Governo infatti è stata coerentemente tesa a scongiurare una guerra in Medio Oriente e a rinsaldare sia il legame con gli Stati Uniti, sia una comune posizione europea. Il Parlamento deve pertanto assumere un atteggiamento coerente con la credibilità internazionale che l'Italia ha conquistato negli ultimi anni, sia con l'intervento in Kosovo deciso dal Governo di centrosinistra e condiviso dall'allora opposizione, sia con l'invio degli alpini in Afghanistan. Le manifestazioni a sostegno della pace, se interpretano una legittima aspirazione popolare, sono pervase da un inaccettabile pregiudizio antiamericano, in base al quale gli Stati Uniti vogliono fare la guerra solo per motivi economici, e invece non colgono il pericolo e l'ampia portata della sfida terroristica. Nelle posizione della sinistra sembra svanita la volontà di difendere i popoli oppressi e manca l'impegno per la libertà del popolo iracheno dalla dittatura di Saddam Hussein. La maggioranza, invece, sostiene l'azione dell'ONU, condivide il documento approvato dal Consiglio europeo straordinario e ribadisce la contrarietà alla guerra ma contestualmente l'aspirazione alla sconfitta del terrorismo, al disarmo dell'Iraq e alla liberazione del suo popolo. (Applausi dai Gruppi UDC e FI e del senatore Salzano).

TOIA (Mar-DL-U). Il Gruppo si riconosce pienamente nel documento approvato in occasione del recente Vertice europeo, i cui pilastri sono la centralità del ruolo delle Nazioni Unite, il disarmo dell'Iraq, il contrasto della proliferazione delle armi di distruzione di massa, il riconoscimento del valore delle ispezioni e il sostegno alla loro prosecuzione senza ingiustificate impazienze. Gli Stati Uniti, al contrario, hanno spesso sminuito i risultati e il valore delle ispezioni, non hanno dimostrato fiducia nelle Nazioni Unite, hanno mostrato fastidio nei confronti di possibili soluzioni pacifiche della crisi e il presidente del Consiglio Berlusconi, schierando comunque l'Italia al fianco degli Stati Uniti, ha sostenuto tali posizioni. Pertanto, alcune correzioni di linea contenute nel suo discorso odierno appaiono tardive e dettate da motivi di circostanza. Il Governo non ha interpretato al meglio la tradizionale politica europeista dell'Italia, non ha evidenziato che l'uso della forza sconfesserebbe cinquant'anni di politica europea di convivenza pacifica, non ha condannato chiaramente la guerra preventiva e soprattutto non ha interpretato le richieste avanzate da milioni di cittadini scesi in piazza per affermare che la pace è il valore prioritario a cui deve essere informata l'azione politica. (Applausi dai Gruppi Mar-DL-U, DS-U, Verdi-U e Misto-SDI e dei senatori Peterlini e Filippelli. Congratulazioni).

TOFANI (AN). Il Governo ha compiuto ogni sforzo per giungere alla posizione unitaria dell'Europa (anche in presenza di una iniziativa autonoma e non concordata assunta da Francia e Germania) sancita dal recente Consiglio europeo straordinario, grazie al quale l'Europa non solo recupera il ruolo di alleato ed interlocutore degli Stati Uniti, ma diventa un soggetto attivo della politica internazionale. Inoltre, il Governo non ha mai sostenuto iniziative militari al di fuori del contesto delle Nazioni Unite, mentre chi sostiene una via pacifica al disarmo non tiene conto che la collaborazione del Governo iracheno, indispensabile per il successo delle ispezioni, richiede una certa dose di pressione militare. Mentre il centrosinistra utilizza l'aspirazione alla pace per mantenere unito il proprio schieramento e attaccare strumentalmente il Governo Berlusconi, il messaggio del Presidente della Repubblica di condivisione della linea del Governo incoraggia la prosecuzione della ricerca di una pace senza ipocrisie. (Applausi dai Gruppi AN, FI, UDC e LP. Congratulazioni).

FORCIERI (DS-U). La pericolosa spinta unipolare dell'amministrazione Bush ha disperso la coesione creatasi dopo gli attentati dell'11 settembre e le pericolose divisioni createsi tra gli Stati Uniti e l'Europa e anche all'interno dell'Unione europea, pur parzialmente ricucite con le ultime riunioni in sede di Consiglio europeo e di NATO, rappresentano il miglior risultato possibile per il terrorismo. Il Governo italiano non ha contribuito significativamente all'emergere di una posizione unitaria in sede europea e pertanto l'odierno intervento del Presidente del Consiglio, pur contenendo alcuni passaggi interessanti e positivi, conserva una debolezza di fondo, in quanto non sostiene con sufficiente chiarezza la costruzione dell'Europa e il rafforzamento dell'ONU, né interpreta adeguatamente l'esigenza di pace espressa dal popolo italiano. (Applausi dai Gruppi DS-U e Mar-DL-U e dei senatori Zancan e Del Turco).

CONTESTABILE (FI). Il Governo ha lavorato per la pace e la posizione assunta sin dall'inizio della vicenda irachena, ispirata alla fedeltà all'Alleanza, ma anche alla solidarietà ed ai sentimenti di amicizia e di riconoscenza nei confronti degli Stati Uniti, è stata quella, condivisa da Gran Bretagna e Spagna, sulla quale il 17 febbraio si è ricostituita l'unità europea. Appare pertanto difficile comprendere come alcune posizioni ultrapacifiste presenti nelle opposizioni e le critiche al Governo possano sposarsi con l'adesione ai contenuti del documento di Bruxelles, che riconosce la possibilità dell'uso della forza, sia pure come ultima risorsa disponibile, per ottenere il disarmo dell'Iraq. Invita pertanto tutte le forze politiche a stringersi attorno al Governo per sostenerlo nella sua azione di pace, prudente e consapevole degli impegni assunti in sede internazionale e degli interessi reali del Paese. (Applausi dai Gruppi FI, AN, UDC e LP e del senatore Carrara. Congratulazioni).

PRESIDENTE. Dichiara chiusa la discussione. Per consentire la realizzazione di alcuni adempimenti tecnici richiesti dalla trasmissione televisiva diretta del seguito del dibattito, sospende brevemente la seduta.

La seduta, sospesa alle ore 12,22, è ripresa alle ore 12,29.

PRESIDENTE. Comunica che sono state presentate le proposte di risoluzione nn. 1, 2 e 3. (v. Allegato A). Dà la parola per la replica al Presidente del Consiglio dei ministri.

BERLUSCONI, presidente del Consiglio dei ministri. Il Governo terrà conto delle ragioni che giustificano le differenti posizioni di fronte alla grave crisi internazionale in atto e si atterrà a quanto deciso con il voto del Parlamento. Ribadisce che la linea del Governo è rimasta coerente e saldamente ancorata ai principi dell’Unione europea, al legame euro-atlantico, al riconoscimento del ruolo delle Nazioni Unite per la soluzione pacifica dei conflitti. Tale linea ha trovato conferma nel documento approvato a Bruxelles (cui si ispirerà costantemente l'azione del Governo), che costituisce un successo per l'Europa ma anche motivo di soddisfazione per l'Italia che, con ripetuti contatti ed incontri, ha attivamente contribuito al raggiungimento di un'intesa, nella consapevolezza che l'unità della comunità internazionale e la coesione europea rendono più efficace e forte il messaggio a Saddam Hussein per un disarmo totale, immediato e senza condizioni. In tale contesto, ribadisce che gli Stati Uniti non resteranno soli nell'azione volta ad impedire la proliferazione di armi di distruzione di massa ed il loro possesso da parte di un regime che non ha esitato ad usarlo nei confronti dei propri concittadini: per questa ragione e al pari di quanto fatto da precedenti Governi in situazioni analoghe, sono state autorizzate le misure logistiche indispensabili per mantenere un’adeguata pressione militare sull’Iraq affinché corrisponda finalmente a quanto gli è stato chiesto invano dall’ONU per dodici anni. (Applausi dai Gruppi FI, AN, UDC e LP e dei senatori Del Pennino, D’Ambrosio e Carrara).

PRESIDENTE. Passa alla votazione delle proposte di risoluzione e delle mozioni.

DEL PENNINO (Misto-PRI). Dichiara voto favorevole alla proposta di risoluzione n. 2 della Casa delle libertà e voto contrario su tutti gli altri atti di indirizzo politico, esprimendo pieno sostegno alla linea del Governo, sulla quale auspica possano convergere i settori più responsabili dell'opposizione. Appaiono infatti ingenerose ed ingiustificate le critiche rivolte all'operato del Governo, che ha reso possibile, anche con la firma del Documento degli otto, la successiva posizione unitaria ed equilibrata espressa a Bruxelles, che ha riaperto il dialogo con gli Stati Uniti. Al contrario, c'è da chiedersi se una linea di totale esclusione dell'uso della forza non finisca per ridurre l’efficacia della deterrenza e per consentire poi all'Iraq di sottrarsi alla collaborazione con l’ONU, quindi in ultima analisi se non favorisca la guerra. Stigmatizza infine l'indecorosa processione di esponenti politici che, senza avere alcun titolo diplomatico nella vicenda, hanno incontrato il ministro degli esteri iracheno Aziz nel corso della sua visita a Roma. (Applausi dai Gruppi FI, UDC e LP).

OCCHETTO (Misto-LGU). Considera il voto favorevole agli atti di indirizzo politico delle opposizioni un dovere morale in seguito allo stravolgimento dei principi e delle procedure fissate dalla Carta delle Nazioni Unite costituito dalla decisione autonoma di una grande potenza di muovere guerra all'Iraq, alla formazione di una coalizione di Paesi volenterosi e ai successivi tentativi di sollecitare una legittimazione da parte dell’ONU, la cui credibilità risiede ora soltanto nella capacità di rispondere alla richiesta di pace avanzata da milioni di cittadini. Da tale punto di vista, la funzione diplomatica svolta dal documento di Bruxelles è ben diversa dal ruolo che le Nazioni Unite devono svolgere in difesa della pace: esprime pertanto un rifiuto incondizionato della guerra ed auspica la ricerca insieme agli Stati Uniti di un piano alternativo per il disarmo dell'Iraq. (Applausi dai Gruppi DS-U, Misto-Com, Misto-RC, Verdi-U, Misto-SDI e Mar-DL-U).

DE PAOLI (Misto-LAL). L'autorizzazione all'uso dello spazio aereo nazionale, delle basi e delle infrastrutture italiane da parte delle forze militari statunitensi va contro la volontà di pace espressa dalla stragrande maggioranza dei cittadini italiani, dimostra che l'Italia è un Paese a sovranità limitata e la coinvolge in una guerra non dichiarata in violazione dell'articolo 11 della Costituzione. (Applausi dai Gruppi DS-U, Verdi-U e Misto-Com e del senatore Peterlini. Congratulazioni).

MARINO (Misto-Com). I Comunisti italiani voteranno a favore delle risoluzioni presentate dall'Ulivo e dai senatori di Rifondazione comunista, per affermare un rifiuto chiaro e netto di una guerra che complicherà i problemi internazionali, destabilizzerà ulteriormente l'area mediorientale ed alimenterà il terrorismo; una guerra neocoloniale per il petrolio che appare priva di giustificazione giuridica e morale in quanto non vi è prova che il pur dispotico regime iracheno costituisca una minaccia imminente. Poiché l'Italia non deve essere in alcun modo implicata in questo conflitto, appaiono gravissimi e vanno pertanto revocati gli atti compiuti dal Governo che rappresentano un coinvolgimento di fatto in preparativi e preliminari di guerra. (Applausi dai Gruppi Misto-Com, DS-U, Verdi-U e Misto-RC).

MALABARBA (Misto-RC). I senatori di Rifondazione comunista voteranno contro la risoluzione di appoggio al Governo che adombra l'entrata in guerra dell'Italia con o senza l'ONU, ma voteranno anche contro la risoluzione dell'Ulivo che appoggia il documento di Bruxelles che non esclude la guerra; voteranno infine a favore della mozione 1-00120 che vincola l'autorizzazione all'uso delle basi al voto del Parlamento e chiede quindi il ritiro delle concessioni finora date. La proposta di risoluzione n. 1 dovrebbe essere appoggiata da tutti i senatori che abbiano aderito alle manifestazioni del 15 febbraio con le quali, senza ambiguità ed ipocrisia, gli italiani hanno espresso una scelta radicale a favore della pace, che rappresenta anche una speranza di rinnovamento della politica. (Applausi dal Gruppo Misto-RC).

FABRIS (Misto-Udeur-PE). Il Parlamento può finalmente discutere di una posizione del Governo condivisibile, dopo settimane di incertezza nelle quali l'Italia è sembrata più interessata ad affermare la fedeltà agli Stati Uniti che non a definire una posizione politica unitaria dell'Europa. La firma del Documento degli otto ha rischiato di annullare decenni di sforzi per la costruzione di una comune politica estera europea, ma fortunatamente lunedì scorso a Bruxelles l'Italia, al contrario di quanto sostenuto dall’onorevole Berlusconi, si è dovuta adeguare alle ragioni dell'Europa. Forse in questo cambio di linea ha influito la grande giornata di manifestazioni per la pace che una parte della maggioranza ha cercato di sminuire con la complicità dei servizi radiotelevisivi pubblici; forse hanno influito i risultati della prima parte delle ispezioni dell'ONU che non hanno fornito prove certe di violazioni da parte irachena delle risoluzioni: comunque sia, ora è necessario mantenere ferma la posizione definita a Bruxelles e rafforzare l'attività degli ispettori dell'ONU senza limiti temporali. E’ necessario evitare altri rischi di isolamento dell'Italia dall'Europa ed utilizzare l'autorevolezza dell’Unione per convincere gli Stati Uniti a cambiare atteggiamento. I senatori dell’Udeur voteranno a favore della proposta di risoluzione n. 2; non voteranno a favore della proposta di risoluzione della maggioranza poiché essa sembra ricercare un avallo incondizionato del Parlamento per poter prendere in futuro decisioni, indipendentemente dall’Unione europea, accanto agli alleati americani. (Applausi dal Gruppo Misto-Udeur-PE e dei senatori Carella e Piatti).

DEL TURCO (Misto-SDI). Il discorso aperto tenuto oggi dal Presidente del Consiglio al Senato si è posto su una linea di rilevante discontinuità rispetto a scelte e dichiarazioni recenti del Governo e costituisce pertanto un positivo passo in avanti della politica estera dell’attuale Esecutivo. Convinti della necessità di un ampio consenso in Parlamento sui temi della politica estera, per raccogliere le istanze che giungono dal Paese, per consolidare l'immagine internazionale dell'Italia e per creare un sostrato comune che legittimi l'aspirazione delle opposizioni a governare, i socialisti prendono pertanto atto con soddisfazione di questa novità. Occorre tuttavia che il Governo si impegni per evitare il rischio che gli Stati Uniti scelgano la via dell'unilateralismo e per scongiurare la crisi degli organismi internazionali, le Nazioni Unite, l'Unione europea e la NATO. Da tale punto di vista, il documento approvato a Bruxelles può consentire la ripresa di una grande iniziativa politica che ponga al centro il problema, per l'Europa, di disarmare il regime iracheno. Dichiara voto favorevole alla proposta di risoluzione n. 2, che rappresenta una mediazione tra le istanze espresse dalle diverse forze appartenenti all'Ulivo: non voterà gli altri documenti che introdurrebbero inutili elementi di confusione nel messaggio che l'opposizione intende inviare al Paese. (Applausi dai Gruppi DS-U e Mar-DL-U e del senatore Guzzanti).

ANDREOTTI (Aut). La ritrovata unità dei Paesi europei che si è concretizzata nelle conclusioni unitarie del recente Vertice deve rappresentare la base fondamentale e della politica estera nazionale e consente di affrontare con maggiore serenità il dibattito parlamentare e le relative decisioni nel presupposto di un recupero di quello spirito unitario che ha caratterizzato la comunità internazionale dopo gli eventi dell'11 settembre e che si fondava sulla necessità di un dialogo tra i popoli e le culture. Questo è anche il senso del messaggio di pace che giunge dalle opinioni pubbliche mondiali mobilitatesi in modo straordinario nelle piazze ed è in tale direzione che occorre ricercare all'interno dell'Alleanza una rinnovata unità fondata su posizioni chiare nei confronti degli Stati Uniti. Nel contempo, occorre sollecitare in politica estera scelte coerenti evitando di agire sulla base di valutazioni ispirate alla convenienza del momento - che è stata la causa del rafforzamento di pericolosi regimi, come quello della Corea del Nord - e avendo rispetto per l’alto messaggio di pace che giunge dal Papa. La proposta di risoluzione della maggioranza è accoglibile ma sarebbe preferibile prevedere un impegno del Governo a non assumere determinazioni sulla crisi irachena senza la preventiva autorizzazione del Parlamento, così come previsto nella proposta di risoluzione dell'Ulivo. (Applausi dai Gruppi DS-U, Mar-DL-U, Verdi-U, Misto-Udeur-PE, Misto-SDI, UDC, FI e del senatore Brignone).

BOCO (Verdi-U). I Verdi ribadiscono la netta contrarietà alla guerra quale modalità di soluzione dei conflitti e riaffermano la necessità di un'azione diplomatica che, nel rispetto delle decisioni delle istituzioni sovranazionali, sia finalizzata al disarmo pacifico del regime iracheno. Nel corso di questa grave crisi, invece, il Governo non è stato in grado di elaborare alcuna posizione alternativa alla guerra su cui richiamare l'attenzione dei Paesi europei, facendo venire meno quella tradizionale capacità di mediazione diplomatica riconosciuta universalmente all'Italia, assumendo una posizione politica schiacciata su quella dell’Amministrazione americana a favore della guerra, senza tenere conto neanche delle convinzioni dell'opinione pubblica che, come emerge dai sondaggi e come è stato confermato nell'imponente manifestazione di Roma, si è schierata incondizionatamente a favore della pace. Anche in sede europea il Governo ha riaffermato l'indirizzo filo-americano respingendo la ricerca di uno spazio di autonomia nel solco indicato dal piano franco-tedesco così come, all'interno, ha assicurato un appoggio alla guerra tramite la concessione delle basi logistiche e degli spazi aerei, senza la preventiva autorizzazione del Parlamento. Ribadendo le ragioni di un dialogo tra i popoli fondato su un modello non di dominio ma di uguaglianza e giustizia, i Verdi, che hanno sottoscritto la mozione dell'Ulivo, voteranno contro la proposta di risoluzione della maggioranza ma si esprimeranno a favore anche di quella di Rifondazione comunista. (Applausi dai Gruppi Verdi-U, DS-U, Mar-DL e Misto-Com. Congratulazioni).

CONTESTABILE (FI). Accogliendo il suggerimento del senatore Andreotti, la Casa delle libertà modifica la proposta di risoluzione n. 2 con l'introduzione di un capoverso in cui si specifica che si impegna il Governo a non assumere decisioni sulla crisi irachena senza una preventiva autorizzazione del Parlamento. (Applausi dai Gruppi FI, AN, UDC e LP).

PROVERA (LP). Il documento approvato dal Consiglio europeo rappresenta un passo in avanti in direzione di una soluzione unitaria della crisi irachena, a fronte della spaccatura provocata dall'iniziativa franco-tedesca che ha avuto un'eco anche in ambito NATO dove sono emerse divergenze in ordine all’esigenza di difendere la Turchia in caso di guerra. All'indebolita capacità contrattuale dell'Europa ha fatto da contraltare la chiara posizione politica del Governo di ricerca di punti di condivisione tra gli Stati europei e di tramite, nel contempo, con gli Stati Uniti. Nella consapevolezza della gravità delle scelte, un valido contributo all'attività dei Governi potrà essere offerto da una maggiore consultazione tra le rappresentanze parlamentari dei vari Paesi che meglio rappresentano le aspirazioni di ciascun popolo ma soprattutto dalla compattezza che saprà dimostrare il mondo occidentale nei confronti del regime iracheno e dalla pressione militare necessaria per assicurare condizioni di libertà e sicurezza nel mondo. Per tali motivi dichiara il voto favorevole della Lega alla proposta di risoluzione della maggioranza. (Applausi dai Gruppi LP, FI, AN e UDC. Congratulazioni).

D'ONOFRIO (UDC). Il suo Gruppo voterà a favore della proposta di risoluzione della maggioranza opportunamente modificata su proposta del senatore Andreotti. Conferma l'appoggio alle scelte operate dal Governo nel delicato frangente politico, la cui apparente mutevolezza è determinata in realtà dalla consapevolezza del diverso ruolo assunto nel tempo dalle organizzazioni internazionali. L'appartenenza dell'UDC al Partito popolare europeo rafforza la posizione politica italiana in direzione di considerare l'Europa già in un'ottica allargata, come è dimostrato dalla condivisione del Documento degli otto cui un forte contributo è stato offerto dai Paesi dell'ex area sovietica. Nel merito della crisi irachena, non bisogna dimenticare che la responsabilità di un eventuale intervento armato è nelle mani di Saddam Hussein e, proprio in considerazione di ciò, il dispiegamento militare intorno all'Iraq fa parte della pressione necessaria per ottenere il rispetto delle risoluzioni internazionali. (Applausi dai Gruppi UDC, FI, AN e LP. Congratulazioni).

BORDON (Mar-DL-U). Il Presidente del Consiglio dovrebbe sottolineare al Presidente americano, in uno dei loro frequenti contatti, il significato dell’enorme partecipazione alla manifestazione per la pace che si è svolta in molte città del mondo lo scorso 15 febbraio, già definita come la nascita di una superpotenza per la pace, accanto e non in contrapposizione a quella americana, per l'affermazione in un mondo globalizzato, non solo dal punto di vista economico, di un valore unitario avvertito soprattutto dai giovani. Bisogna infatti prendere atto della correzione della linea espressa, sebbene in modo insoddisfacente, dal Presidente del Consiglio nella sua parca replica, contrassegnata dal goffo tentativo di dare una colorazione politica alle posizioni espresse dal Presidente della Repubblica o, ancora, dall'attribuizione all’Italia del risultato del documento del Consiglio europeo, che in realtà è il compromesso tra le due posizioni sostenute, la prima dalla Francia e dalla Germania, contro la guerra preventiva e, l’altra soprattutto dall’Italia, a favore dell’intervento armato. Il presidente Berlusconi ha anche richiamato l'articolo 11 della Costituzione, stravolgendone tuttavia il senso e dandone una personale interpretazione a favore del concetto di "difesa attiva", che affianca quello della guerra preventiva di Bush, senza specificare la posizione dell'Italia in caso di mancata approvazione da parte del Consiglio di sicurezza di una risoluzione che preveda il ricorso all'uso della forza. La proposta di risoluzione unitaria dell'Ulivo rappresenta quindi un ulteriore contributo per la ricerca di un’autorevole soluzione politica, in nome del valore della pace che la Margherita considera un principio morale non solo per i rapporti tra esseri umani, ma anche per quelli tra le comunità. (Applausi dai Gruppi Mar-DL-U, DS-U e Verdi-U).

NANIA (AN). A dispetto delle osservazioni di diversi esponenti dell'opposizione, le dichiarazioni del Presidente del Consiglio non presentano nulla di originale rispetto alla posizione del Governo più volte espressa nelle sedi internazionali e della Casa delle libertà, in continuità con la politica estera perseguita dai precedenti Governi, di diversa estrazione politica, a favore della ricerca di un'unità europea e di un’armonizzazione di quest'ultima con la posizione degli Stati Uniti. Deve essere chiaro che gli interlocutori della crisi irachena sono l’Iraq e la comunità internazionale, quindi l’ONU e la NATO, non potendo diconoscere il ruolo di deterrenza dei conflitti internazionali svolto dagli Stati Uniti. Pur ribadendo quindi l'importanza della pace, bisogna affermare con chiarezza che tale soluzione è tutta nelle mani di Saddam Hussein, come peraltro riconosce il documento del Consiglio europeo, che fa riferimento all'uso della forza quale ultima risorsa, nella necessità di garantire il disarmo del regime iracheno; di fronte a questo obiettivo, il pacifismo e l'antiamericanismo si traducono in un sostegno al dittatore iracheno. Infine, ringrazia il senatore Andreotti per la modifica suggerita alla proposta di risoluzione della maggioranza, ricordando il precedente dell'intervento militare in Kosovo iniziato senza il preventivo sostegno del Parlamento. (Applausi dai Gruppi AN, FI e UDC e dei senatori Vanzo e Carrara. Congratulazioni).

ANGIUS (DS-U). L'Italia e il mondo sono contro la guerra e con la manifestazione del 15 febbraio si è formato un movimento mondiale, paragonabile ad una superpotenza della pace, di cui si dovrebbe tenere conto, pur nella consapevolezza delle minacce e delle gravissime conseguenze dell'attentato dell’11 settembre. In assenza di prove credibili sul collegamento tra il regime iracheno e il terrorismo fondamentalista e in presenza di soli sospetti sull’esistenza delle armi di distruzione di massa, come ritiene la maggioranza del Consiglio di sicurezza dell'ONU, non si può intervenire in quel Paese ignorando per esempio la minaccia rappresentata dalla Corea del Nord o da altre dittature ugualmente sanguinarie; anzi, in questo momento decisivo per la storia mondiale l'Italia può svolgere un ruolo trainante a livello internazionale in direzione della pace. Il documento unitario dell'Ulivo esprime la mancata condivisione dell’azione del Governo sulla crisi irachena, un’azione che ha favorito le iniziali divisioni tra i Paesi dell’Unione; né il documento del Consiglio europeo può davvero ascriversi alla sua iniziativa, nonostante il maldestro tentativo del Presidente del Consiglio di appropriarsene. Quel documento è scaturito dopo la manifestazione di sabato scorso e riafferma la necessità di ristabilire la sede della legalità internazionale nell'ONU, a New York, e non a Washington. Non è chiaro nemmeno cosa intenda fare l’Esecutivo in caso di iniziativa militare unilaterale degli Stati Uniti, considerate le dichiarazioni del ministro Martino e la volontà di non lasciare sola quella Nazione. Occorrerebbe, secondo i richiami del Presidente della Repubblica e le iniziative della Santa Sede, operare per il superamento delle profonde disuguaglianze nel mondo e ristabilire un clima di pace, di solidarietà e di giustizia, soprattutto da parte dell’Europa in questa particolare fase storica, rifiutando il concetto di sicurezza affidata alla guerra preventiva. (Vivi applausi dai Gruppi DS-U, Mar-DL-U, Verdi-U, Misto-Udeur-PE, Misto-SDI e Misto-Com).

SCHIFANI (FI). Il suo Gruppo esprime il convinto sostegno all’operato del Governo e voterà a favore della proposta di risoluzione di cui è primo firmatario. Anche il Governo vuole la pace, come l'intero Paese, compresa quella parte che non ha manifestato sabato scorso; ma di fronte alle preoccupazioni suscitate dai dati richiamati dal Presidente del Consiglio, come le 6.500 bombe chimiche o gli oltre 8.000 litri di antrace ancora presenti in Iraq, la comunità internazionale deve reagire; e il compito principale per evitare un intervento armato spetta proprio a Saddam Hussein, che dovrebbe mostrare agli ispettori la prova dell’avvenuta distruzione di tali armi, così come previsto dalle risoluzioni dell’ONU; purtroppo, però, si tratta dello stesso dittatore che nel 1998 perpetrò un vero e proprio genocidio ai danni dei ribelli curdi, bombardando una cittadina irachena con i gas tossici e uccidendo moltissimi civili, tra cui numerosi bambini, senza contare il conseguente aumento delle malformazioni genetiche. Di fronte ad atti tanto sanguinari, di fronte alla documentata esistenza di campi di addestramento per i terroristi di Al Qaeda, di fronte alle minacce di Bin Laden di ritorsioni contro l’Occidente per un eventuale attacco all’Iraq, occorre compiere il dovere politico e istituzionale dell’analisi dei fatti e dei legami tra i fenomeni, anche in assenza delle cosiddette prove certe; e per dare incisività all’azione di deterrenza, occorre che l'Europa sia unita, per l'eventuale ricorso ad operazioni militari, come riconosce il documento del Consiglio europeo. Ed anche sul fronte interno, come peraltro accadde su richiesta dell’allora presidente del Consiglio D'Alema in occasione dell'intervento militare in Kosovo, bisognerebbe sottoscrivere una proposta di risoluzione unitaria da parte di maggioranza e opposizione per rafforzare la posizione europea. (Applausi dai Gruppi FI, AN, UDC e LP dei senatori Carrara e Del Pennino. Commenti del senatore Ayala. Richiami del Presidente. Il senatore Ayala abbandona l’Aula).

PETERLINI (Aut). Pur apprezzando la significativa modifica suggerita dal senatore Andreotti alla proposta di risoluzione n. 2, anche nome dei senatori Betta e Michelini annuncia un voto contrario in dissenso dal Gruppo. Non ritiene infatti di poter sostenere un intervento militare degli Stati Uniti, né l'attività sin qui svolta dal Governo Berlusconi, che prima di sottoscrivere il comune documento europeo ha concesso l'utilizzo dello spazio aereo a scopi militari e ha firmato un documento di appoggio ad un intervento militare statunitense. In un momento in cui Saddam Hussein non sembra particolarmente pericoloso, una guerra contro l'Iraq potrebbe trasformarsi in un conflitto tra civiltà, ancora più devastante alla luce della situazione israelo-palestinese, e contraddirebbe le aspirazioni del popolo italiano ed europeo, espresse chiaramente dalle recenti manifestazioni a sostegno della pace; il Governo, pertanto, dovrebbe perseguire una linea maggiormente in sintonia con tali sentimenti. (Applausi dei senatori Betta e Michelini e dai Gruppi DS-U, Mar-DL-U, Verdi-U, Misto-Udeur-PE, Misto-SDI, Misto-Com e Misto-RC).

PRESIDENTE. La mozione n. 116 è stata ritirata.

GIOVANARDI, ministro per i rapporti con il Parlamento. Il Governo accoglie la proposta di risoluzione n. 2 (testo 2) ed è contrario alle proposte nn. 1 (testo 2) e 3. Invita inoltre i presentatori a ritirare la mozione n. 120, in quanto attiene a profili costituzionali molto complessi che non possono essere adeguatamente affrontati attraverso tale strumento; diversamente, il parere è contrario.

BASSANINI (DS-U). Mantiene la mozione n. 120.

PRESIDENTE. Augura al senatore Cossiga, primo firmatario della mozione, una pronta guarigione.

Con votazione nominale elettronica, chiesta dal senatore MALABARBA (Misto-RC), il Senato respinge la proposta di risoluzione n. 1 (testo 2). Con votazione seguita dalla controprova, chiesta dal senatore SALVI (DS-U), il Senato approva la proposta di risoluzione n. 2 (testo 2) (Applausi dai Gruppi FI, UDC e AN). Con votazione nominale elettronica, chiesta dal senatore FORCIERI (DS-U), il Senato respinge la proposta di risoluzione n. 3. Con votazione nominale elettronica, chiesta dal senatore BASSANINI (DS-U), il Senato respinge la mozione n. 1-00120.

PRESIDENTE. Ringrazia il Presidente del Consiglio, i membri del Governo ed i senatori intervenuti. Dà quindi annunzio delle interrogazioni pervenute alla Presidenza (v. Allegato B) e toglie la seduta.

La seduta termina alle ore 14,48.