Allegato B
Integrazione all'intervento del senatore Malabarba nella discussione sulle linee di politica estera e delle mozioni connesse
Troppo spesso, sia da parte del centrodestra che da parte del centrosinistra, si afferma che è vero che il movimento per la pace riflette profondamente l'aspirazione di tutti i popoli, che trabocca di buoni sentimenti e di passioni, ma che è incapace di sviluppare analisi e soprattutto di fare proposte. Allora io propongo, anche per conoscenza di tutti i colleghi, che viva anche al Senato quanto letto dal palco di Piazza San Giovanni sabato 15 febbraio, a nome delle oltre 400 associazioni, organizzazioni sindacali, forze politiche promotrici della più grande manifestazione della storia repubblicana. Si giudichi concretamente se si tratta di ingenuo pacifismo o al contrario di alta dimostrazione di impegno politico e civile, che coincide con i contenuti della risoluzione da noi proposta oggi al voto di questa Assemblea.
C'è chi pensa che solo ai potenti sia dato di scrivere la storia. Oggi in tutto il mondo stiamo dimostrando il contrario.
In tutto il mondo, oggi, stiamo dimostrando che gli uomini e le donne, i popoli, i cittadini e le cittadine possono riprendere in mano il proprio destino e decidere insieme il proprio comune futuro.
Fermiamo la guerra. Milioni di persone, movimenti sociali, organizzazioni grandi e piccole in tutto il pianeta hanno risposto all'appello promosso dal Forum Sociale Europeo e rilanciato nel Forum Sociale Mondiale.
Dal Giappone agli Stati Uniti, dalla Russia all'Islanda, da Manila al Cairo abbiamo marciato insieme. Insieme, i palestinesi a Ramallah e israeliani a Tel Aviv. Gli osservatori di pace di tutto il mondo a Baghdad. Oggi, siamo parte della più grande manifestazione mondiale della storia dell'umanità. Per dire no alla guerra all'Iraq. No, senza se e senza ma.
Non siamo qui a fare testimonianza. Siamo qui perché questa guerra vogliamo fermarla. E possiamo fermarla. Sappiamo bene che il governo degli Stati Uniti vuole questa guerra. Sappiamo che Bush e i suoi alleati sono disposti a fare la guerra anche contro la volontà della maggioranza dei popoli del pianeta. Ma sappiamo anche che l'opinione pubblica ha un peso. Che i presidenti devono essere eletti. Che i governi hanno bisogno di voti. Lo sanno anche loro.
Abbiamo un potere immenso, nelle nostre mani, se siamo capaci di presentarci uniti. Se siamo capaci di convincere gli indecisi. Se non ci rassegniamo. Se non torniamo a casa. Se non ci diamo per vinti. Se nei prossimi giorni continueremo ad estendere la resistenza popolare e permanente alla guerra. Fermiamo la guerra.
Siamo tanti e diversi. Veniamo da storie, culture, pratiche e percorsi diversi e differenti. Oggi hanno marciato insieme i movimenti che si battono contro la globalizzazione neoliberista, i movimenti per la pace, i movimenti per la democrazia, partiti politici, l'associazionismo sociale, sindacati confederali e di base, associazionismo religioso, i social forum, le strutture dell'autorganizzazione, le aree antagoniste e della disobbedienza, le Ong, intellettuali, operatori della comunicazione, le organizzazioni degli studenti, delle donne, dei migranti, e migliaia di cittadini e di cittadine.
Siamo orgogliosi di tanta diversità.
E' la nostra forza, perché la nostra convergenza è costruita sulla chiarezza. Senza ambiguità, senza opportunismi, siamo tutti schierati contro questa guerra, in ogni caso, qualsiasi istituzione la promuova o la autorizzi.
Siamo qui, a dispetto delle scelte della dirigenza della Rai, il servizio pubblico pagato da tutti i cittadini, che ha deciso di oscurare questa grande manifestazione rifiutandosi di dare la diretta televisiva.
Siamo qui per difendere l'articolo 11 della nostra Costituzione "L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali". Non erano sognatori, quelli che scrissero la Costituzione. Avevano visto gli orrori del nazifascismo, erano stati protagonisti della Resistenza, avevano visto le bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki. Non si illudevano di poter vivere in un mondo senza conflitti. Di fronte ai conflitti, hanno fatto una scelta: non usare la guerra, usare la politica. A questa scelta di civiltà, noi ci sentiamo vincolati.
Siamo qui per difendere il diritto internazionale. E il diritto internazionale dice che nessuno può farsi giustizia da sé. La giusta risposta al terrorismo non può essere la vendetta, né tantomeno la guerra preventiva. Non può essere la risposta di Bush dopo le Twin Towers, e neppure quella di Sharon. La guerra preventiva è la morte del diritto internazionale. La guerra preventiva è l'affermazione del dominio del più forte: il governo degli Stati Uniti ha esplicitato fino in fondo il suo progetto di egemonia mondiale, senza regole e senza vincoli, nel documento sulla sicurezza nazionale nel quale si arroga il potere di muovere guerra "a chiunque costituisca una minaccia per i propri interessi nazionali". A vivere in un futuro di barbarie, noi ci rifiutiamo.
Siamo qui perché siamo convinti che la guerra non sconfigge i terrorismi, il terrorismo non ha mia ragione, neanche quando si nasconde dietro le ragioni dell'ingiustizia sociale. I terrorismi uccidono la partecipazione, che è la forza dei movimenti sociali. A delegare la lotta per il cambiamento, non ci rassegneremo mai.
Siamo qui per difendere la giustizia. Uno degli obiettivi della guerra è il controllo del petrolio che alimenta le economie occidentali. Non è benessere quello che si crea a costo della vita di milioni di persone in tutto il mondo, il mondo è pieno di armi nucleari, batteriologiche, chimiche, di distruzione di massa. Le spese militari aumentano in tutti i paesi del mondo, e alimentano il commercio illegale e criminale. Lo stato più armato del pianeta vuole fare la guerra all'Iraq in nome del disarmo. Gli USA hanno speso quest'anno 500 miliardi di dollari per le armi. Ne basterebbero 13 per salvare dalla morte per fame milioni di persone. A un mondo così tremendamente ingiusto, noi ci opponiamo.
Siamo qui anche contro la guerra economica, sociale e culturale che affligge il pianeta, contro la globalizzazione neoliberista che produce ogni anno più disoccupazione, precarietà, miseria e ingiustizia sociale.
Siamo qui per difendere la pace. La guerra sarà vista, nei tanti sud del mondo, come un'altra prova dell'arroganza e della politica di potenza dell'occidente. Aumenterà la spirale dell'insicurezza e della repressione, dell'odio etnico e religioso. Produrrà altra violenza, altra guerra. A questo circolo vizioso, noi ci impegniamo a resistere.
Siamo qui per difendere la democrazia e i diritti umani. Ci battiamo perché democrazia e diritti umani siano affermati in tutto il mondo contro ogni dittatura e tirannia. Anche in Iraq. Ma la democrazia non si può affermare con l'arbitrio. Il popolo iracheno ha sofferto abbastanza, il regime di Saddam è stato sostenuto e armato per anni dagli Stati Uniti.
Dodici anni di embargo hanno fatto il resto. All'orrore di tremila bombe lanciate su un popolo stremato, noi ci rivoltiamo. Così come ci rivoltiamo all'uso delle bombe atomiche già minacciato nei piani del Pentagono, e siamo particolarmente allarmati per la presenza di ordigni nucleari tattici ad alta penetrazione nelle basi militari in Italia.
Siamo qui perché la Carta dell'Onu esclude e condanna la guerra come flagello dell'umanità. Nessun Consiglio di Sicurezza può legittimare questa guerra. La Carta delle Nazioni Unite non lo permette. Autorizzare la guerra vuol dire uccidere definitivamente l'Onu, già da anni debole, succube dei poteri forti, tollerante di troppe ingiustizie in tutto il mondo. Basta con le complicità, basta con le doppie misure basta con la sudditanza agli Stati Uniti. All'ipocrisia della comunità internazionale, noi ci ribelliamo.
Siamo qui, infine e soprattutto per difendere il diritto alla vita dei nostri fratelli e sorelle irachene minacciate di morte dopo dodici anni di stenti. Vogliamo ricordarci sempre, e vogliamo ricordare a tutti, che saranno loro a pagare il prezzo più alto. La guerra la decidono i potenti, ma sono i deboli che la fanno e la subiscono. Noi la guerra la vediamo dall'alto, con le immagini dei traccianti e la scia dei missili. Loro la vedono dal basso, ed è tutta un'altra cosa. Un razzismo strisciante, per il quale le vite non sono tutte uguali, impedisce di vedere la guerra con i loro occhi, di pensare ai loro volti e ai loro sorrisi quando parliamo di guerra. A loro, e alle vittime mai viste di tutte le guerre dichiarate e non dichiarate, vi chiediamo di dedicare ora un minuto di silenzio.
Siamo cittadini e cittadine di Europa. Una Europa che ancora può fermare questa guerra.
Facciamo appello, insieme a tutti i movimenti europei, ai paesi che fanno parte del Consiglio di Sicurezza dell'Onu affinché si esprimano contro la guerra e a quelli che hanno potere di veto facciamo appello affinché esercitino questo potere, bloccando qualsiasi risoluzione che autorizzi l'attacco all'Iraq.
Facciamo appello, come stanno facendo i movimenti europei in tutti i loro paesi, alle forze politiche e ai parlamentari perché in tutti i parlamenti nazionali si arrivi al voto prima possibile, prima che la guerra cominci.
Facciamo appello, insieme ai movimenti europei, perché partiti e parlamentari si impegnino a votare contro la guerra, anche in caso di autorizzazione delle Nazioni Unite, e contro l'utilizzo delle basi militari, contro il sorvolo degli spazi aerei nazionali e contro qualsiasi supporto logistico diretto o indiretto alla guerra.
Facciamo appello perché le porte del negoziato siano tenute caparbiamente aperte, per arrivare a una soluzione politica e non militare della crisi.
In molti paesi europei, come in Italia, la grandissima maggioranza della popolazione è contro la guerra. Chiediamo che i Parlamenti rispettino questo orientamento e lo traducano in scelte coerenti.
Facciamo un appello alle forze politiche e ai singoli parlamentari: a quelli che sono qui oggi e a quelli della maggioranza che per diversi motivi politici, religiosi, di coscienza - sono contro questa guerra. Ci sentiamo di chiedervi un atto di coraggio e di coerenza.
Chiediamo un vincolo di coerenza in particolare alle forze politiche che hanno aderito a questa manifestazione. Ognuno si assuma le proprie responsabilità, nella libertà che a ciascuno compete. Ciascuno risponderà delle proprie azioni di fronte ai cittadini e alle cittadine di questo paese. Il tempo del politicismo è finito. E' tempo di chiarezza.
Votate contro questa guerra. Fate vincere in Parlamento le ragioni della pace e della democrazia che nel paese hanno già vinto. Assumete la responsabilità di rappresentare la volontà della maggioranza dei cittadini italiani. Restituite al nostro paese un ruolo positivo e una dignità.
A noi, movimenti sociali, associazioni, partiti politici, organizzazioni sindacali, esperienze religiose, strutture autorganizzate, società civile organizzata e diffusa, cittadini e cittadine che abbiamo condiviso la piattaforma di questa manifestazione, da qui rilanciamo un appello e un impegno comune. Mettiamo in campo tutte le nostre energie, le nostre forze, le nostre intelligenze e i nostri corpi, le nostre relazioni, la nostra fantasia e la nostra determinazione per fermare la guerra. Costruiamo la più grande esperienza di resistenza permanente alla guerra e alla macchina della guerra che sia mai stata messa in campo, nel caso sciagurato che la guerra inizi.
Facciamo appello perché andiamo avanti insieme, nel rispetto delle differenze, trovando il massimo possibile di unità e di convergenza, coordinando laddove possibile le nostre iniziative, comunicando, riconoscendo le pratiche diverse in un patto di solidarietà. Ciascuno con i propri strumenti, ciascuno con le proprie forme, ciascuno con le proprie pratiche, costruiamo una rete gigantesca di iniziative e di azioni che provino a fermare, a intralciare, a boicottare, a mettere ostacoli alla guerra.
Facciamo appello perché prosegua la mobilitazione di massa in ogni città, in ogni quartiere, in ogni piazza del paese. Prepariamoci a rispondere all'appello dei pacifisti americani perché in caso di attacco tutti scendano in strada. Prepariamoci a rispondere all'appello europeo per manifestazioni di massa in ogni paese il primo sabato dopo l'attacco.
Facciamo appello agli studenti perché le scuole e le università siano ancora una volta al centro della mobilitazione contro la guerra. Facciamo appello alle associazioni dei consumatori e dei cittadini consapevoli perché promuovano campagne, coinvolgendo il maggior numero di persone in azioni quotidiane contro la guerra.
Facciamo appello alle organizzazioni sindacali, molte delle quali sono oggi in piazza qui e in tutto il mondo, affinché rafforzino ed estendano la mobilitazione dei lavoratori utilizzando tutti gli strumenti possibili, inclusi gli scioperi. Facciamo appello agli operatori dell'informazione affinché rifiutino di essere arruolati in una guerra fatta innanzitutto di menzogne. Disobbedite anche voi agli ordini ingiusti, impedite che le redazioni si trasformino in caserme.
Facciamo appello perché aumenti la mobilitazione capillare per coinvolgere tutti e tutte. Riempiamo le finestre delle nostre città di bandiere della pace. In ogni casa, in ogni scuola, nei luoghi di lavoro, nelle sedi istituzionali, tappezziamo l'Italia di bandiere pacifiste.
Facciamo appello affinché ciascuno trovi il suo modo per non obbedire all'ordine ingiusto di sostenere la guerra. Le pratiche della non violenza attiva, della testimonianza, del digiuno, della preghiera, della disobbedienza civile e sociale, della resistenza e dell'antagonismo sociale hanno grandi radici e tradizioni nel nostro paese. Costruiamo una fitta rete di resistenza popolare che sappia essere efficace, allargare il consenso e la partecipazione attiva per fermare la guerra in tutti i suoi aspetti.
Facciamo appello perché aumenti la solidarietà concreta a fianco delle vittime della guerra. A fianco della popolazione civile irachena, che si prepara alla guerra in mezzo a mille sofferenze. A fianco del popolo palestinese, del popolo kurdo, del popolo afgano, dei popoli che soffrono le guerre dimenticate.
Noi non siamo quelli che vendono le armi ai dittatori. Noi siamo quelli che da anni, nel silenzio colpevole dei governi, siamo a fianco giorno dopo giorno ai popoli del mondo che patiscono la guerra, la povertà, l'oppressione. Rilanciamo tutte le iniziative di solidarietà concreta e di cooperazione internazionale che la società civile mette in campo. E avvisiamo sin d'oggi il Governo che non parteciperemo ad iniziative umanitarie promosse da chi butta le bombe. I nostri soldi, li spenderemo bene. Salutiamo da qui i cooperanti e i volontari impegnati all'estero che oggi hanno fatto lo sciopero bianco contro la guerra in tutto il mondo. Facciamo appello perché si rilanci l'iniziativa politica in Medio Oriente, per la fine dell'occupazione in Palestina, per due popoli e due stati, per Gerusalemme capitale condivisa, per la pace e la democrazia in tutto il Kurdistan, per la vita e la libertà del presidente Ocalan e di tutti i leader politici, sociali, sindacali, di minoranze etniche detenuti e perseguitati. Noi non usiamo due pesi e due misure.
Facciamo appello perché il sostegno alle forze democratiche che vivono oppressi da regimi e dittature in tutta la regione diventi priorità politica per tutti, istituzioni e movimenti. Dall'Iraq all'Arabia Saudita, i diritti umani, civili e politici sono negati per milioni di persone. C'è bisogno di solidarietà e di impegno politico quotidiano.
Facciamo appello perché si rafforzino i movimenti europei e mondiali che con noi sono impegnati contro la guerra, perché si realizzi la massima solidarietà e sostegno al movimento pacifista negli Stati Uniti che rappresenta una grande speranza di cambiamento per il proprio paese e per tutto il mondo.
Facciamo appello per una politica di disarmo globale sul piano militare, economico e sociale, per politiche di riduzione delle spese militari, per una riconversione dell'economia di guerra verso usi civili.
Facciamo appello perché l'impegno assunto da tanti movimenti sociali nel Forum Sociale Europeo di Firenze affinché l'articolo 1 della Costituzione Europea contenga il ripudio della guerra come mezzo per la risoluzione delle controversie internazionali divenga una grande campagna nazionale ed europea.
Possiamo dare alla storia un altro segno. Un segno di civiltà. Un mondo senza guerra è possibile. Un mondo di pace, di giustizia, di diritti è possibile. Un altro mondo è possibile. E lo stiamo costruendo. Fermiamo la guerra.
Sen. Malabarba
Testo integrale dell'intervento del senatore Forcieri nella discussione sulle linee di politica estera e delle mozioni connesse
Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, onorevoli colleghi, credo che a nessuno di noi sfugga la delicatezza e l'importanza del momento in cui si svolge questo nostro dibattito. La crisi irachena, infatti, ci ha condotto sull'orlo di una situazione di potenziale crisi mondiale: ha messo in discussione il legame transatlantico e la tradizionale solidarietà tra americani ed europei, fondata sulla condivisione dei valori comuni; ha posto a serio rischio la tenuta dello stesso vincolo europeo, con i Paesi europei in una prima fase spaccati in due per effetto di quello che io considero un falso problema, e cioè affannarsi a dimostrarsi, piuttosto che essere, veri amici degli USA.
Il mondo occidentale così frammentato e diviso sul da farsi, sta rischiando di fare il più grande regalo possibile al terrorismo, in particolare al terrorismo internazionale, e cioè ampliare a dismisura ed oltre ogni ragionevolezza gli effetti degli attentati dell'11 settembre 2001.
Bisogna ammettere infatti che, dopo quei tragici momenti e dopo che si è creata una vasta e solidale coalizione internazionale contro il terrorismo, contro la proliferazione delle armi di distruzione di massa, si è purtroppo assistito ad un'accelerazione della spinta unilateralista dell'Amministrazione Bush, una spinta assai pericolosa che persino alcune componenti della stessa amministrazione non condividono.
Nella lotta al terrorismo internazionale, gli Stati Uniti hanno mano a mano disperso una gran parte del grande patrimonio di solidarietà e di coesione che erano riusciti a costruire dopo gli attentati dell'11 settembre. Hanno definito le loro priorità di intervento in modo molto spesso arbitrario e sicuramente unilaterale: ad esempio (io credo che questo sia uno dei più grandi errori), allentando incomprensibilmente la tensione sulla questione israelo-palestinese, che sappiamo bene essere la vera bomba su cui è innescato il terrorismo internazionale da cui questo trae alimento; ad esempio, concentrando gli sforzi sull'Iraq, programmando, almeno in una prima fase, un'azione militare indipendentemente dalle decisioni della coalizione e delle organizzazioni internazionali. Dobbiamo ricordare che le truppe nel Golfo sono arrivate prima della decisione di andare a investire della questione le Nazioni Unite.
Oggi la situazione è migliorata e credo sia migliorata anche perché questa spinta unilaterale non è riuscita a sfondare e perché, anche negli stessi Stati Uniti, hanno prevalso quelle posizioni che invitavano al rispetto della legittimità internazionale, del Consiglio delle Nazioni Unite; e lo stesso segretario di Stato Powell, con un tentativo che magari può essere giudicato anche maldestro, quello delle prove, però ha riconosciuto con quel suo atto la legittimità e la sovranità del Consiglio stesso.
La situazione è anche migliorata (ne prendo atto volentieri e concordo con le affermazioni in questo senso fatte dal Presidente del Consiglio), perché si sono ricucite e si stanno ricucendo le divergenze all'interno della NATO e anche quelle all'interno dei Paesi dell'Unione europea. La dichiarazione adottata dal Consiglio europeo straordinario due giorni fa è un documento estremamente positivo ed equilibrato, potremmo dire un vero e proprio capolavoro di persuasione e di mediazione dell'eccellente lavoro svolto in queste settimane dalla capacità e dallo spessore politico della Presidenza greca di turno.
A questo miglioramento dei rapporti in seno all'Unione europea, spiace dirlo, non ci sembra abbia contribuito in modo rilevante e tanto meno sufficiente il nostro Governo, la cui azione ha oscillato tra l'ostentata solidarietà americana, la necessità di far proseliti e, poi, anche il tentativo di rimettersi in collegamento con l'opinione pubblica interna, che gli ha fatto capire di sentirsi più rappresentata dalle posizioni del blocco franco-tedesco che da quelle del Governo italiano.
Tuttavia c'è da augurarsi che anche grazie agli ultimi eventi, l'adozione unanime del documento europeo possa costituire per il nostro governo l'occasione propizia per quella che saluteremmo come una opportuna correzione di rotta della linea di politica estera del governo. Come dicevo, l'importanza di questo documento è che esso non incarna la posizione iniziale di alcuno dei blocchi che si fronteggiavano prima, ma è piuttosto uno dei primi casi in cui la volontà dei paesi europei si fonde per dar vita ad una nuova voce: quella dell'Europa, che è qualcosa di nuovo e di originale rispetto alle sue componenti.
Attenti a non fare di questo documento un puro e provvisorio compromesso verbale. Dobbiamo invece lavorare affinché esso sia il vero punto di partenza della politica estera europea e di sicurezza comune. Un'Europa forte e coesa è ciò di cui non solo noi europei abbiamo bisogno, ma è qualcosa di cui oggi il mondo avverte la mancanza. L'Europa deve poter giocare un ruolo mondiale, al fianco degli Usa, della Russia, della Cina, per riequilibrare in termini multipolari gli squilibri del dopo guerra fredda, preservare i valori democratici liberali ed occidentali. Tornando dunque alla questione Iraq, la guerra non è inevitabile, qui sta la forza del documento europeo, che punta ad un disarmo effettivo e senza condizioni.
In troppe occasioni si parla di guerra con troppa leggerezza e senza dire o fare capire cosa sia in realtà. La guerra è morte (e si calcola che nel caso dell'Iraq ci saranno 500.000 morti), distruzione, colpisce non i tiranni ma le popolazioni, i civili, i giovani costretti a fare il militare. Nel caso dell'Iraq la guerra colpirebbe un popolo di povera gente, già provata da oltre vent'anni di dittatura sanguinaria, da due guerre devastanti e da oltre dieci armi di miope embargo. Non è questa la strada. Il disarmo di Saddam va perseguito in altro modo. E una grande responsabilità per ottenere questo risultato spetta al nostro Paese ed anche a lei personalmente, signor Presidente.
L'art. 11 della nostra costituzione, che lei ha citato solo parzialmente, non è un semplice rifiuto pregiudiziale della guerra ma richiede un impegno attivo, un'azione costante e determinata per comporre le crisi internazionali senza ricorrere all'uso della forza, che se non si può escludere a priori può essere esercitato solo con la piena legittimazione delle Nazioni Unite.
Solo a loro spetta di definire il compito degli ispettori, la durata della loro ulteriore azione e non solo legittimare ma anche determinare modalità e proporzioni dell'uso estremo della forza. È su questi impegni che attendiamo il Governo alla prova dei fatti, confidando che la correzione di rotta che lei ha impresso sia reale e sincera.
C'è però un passaggio alla fine del suo intervento, signor Presidente, quando lei dice che l'Italia non lascerà gli Usa soli a lottare con chi possiede e usa armi di distruzione di massa, che lascia intravedere una posizione ancora subalterna alle decisioni americane e che rischia di svuotare di contenuto tutte le sue belle parole sul ruolo delle Nazioni Unite e sull'Europa "saldamente unita". Qual è il suo vero obiettivo? Lavorare per la costruzione dell'Europa e il rafforzamento dell'Onu o quello di essere sempre d'accordo con gli Stati Uniti anche a rischio di delegittimare le Nazioni Unite e di indebolire l'Europa? Anche questa sua ambiguità, signor Presidente, non ci consente di accogliere ora il suo invito ad una posizione bipartizan.
Il nostro auspicio è che il Governo, anche sulla spinta delle sollecitazioni del Presidente della Repubblica, apra veramente questi spazi di dialogo e che lo spirito bipartizan possa un giorno essere recuperato e contribuire a rendere più forte e credibile il nostro Paese e l'Europa.
Non rifiutiamo pregiudizialmente l'invito ed una politica bipartizan.
Quando sono in gioco la politica estera e la sicurezza del paese, la costruzione di una linea politica, la più ampia possibile, corrisponde agli interessi generali del paese; più un paese è unito e come tale si presenta sulla scena internazionale, più grandi sono il suo prestigio e la possibilità di vedere difesi i propri interessi.
Ma una politica bipartizan, lo ripeto, non può essere intesa come una semplice ed acritica confluenza dell'opposizione sulle tesi della maggioranza e del Governo, ma come sforzo continuo per costruire un punto di incontro, attraverso un dialogo continuo non solo con la minoranza parlamentare, ma anche (soprattutto in questo caso) con la stragrande maggioranza della opinione pubblica italiana e mondiale.
Le condizioni per una politica di questo tipo non ci sono ancora, e non per responsabilità dell'opposizione. Troppo debole ed altalenante è l'azione a sostegno della pace e debole e contraddittorio finora il nostro ruolo in Europa. Quello di oggi è un primo passo, signor Presidente del Consiglio, non solo verso le forze politiche di opposizione, ma anche verso il suo popolo, che non è un popolo di buontemponi in buona fede e a rischio di strumentalizzazioni, ma un popolo di fedeli interpreti di un bisogno di pace, stabilità, sicurezza e giustizia, che un eventuale guerra in Iraq non solo non potrà garantire, ma che rischia di mettere seriamente in discussione.
Sen. Forcieri
VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA
Disegni di legge, annunzio di presentazione
Sen. CHIRILLI Francesco
Norme per il finanziamento dei lavori di costruzione della nuova area commerciale, nel comune di Maglie (2016)
(presentato in data 18/02/03 )
Disegni di legge, assegnazione
In sede referente
7ª Commissione permanente Pubb. istruz.
Conversione in legge del decreto-legge 18 febbraio 2003, n. 24, recante disposizioni urgenti in materia di contributi in favore delle attività dello spettacolo (2015)
previ pareri delle Commissioni 1° Aff. cost., 5° Bilancio, Commissione parlamentare questioni regionali; E' stato inoltre deferito alla 1° Commissione permanente, ai sensi dell'articolo 78, comma 3, del Regolamento.
(assegnato in data 18/02/03 )
1ª Commissione permanente Aff. cost.
Sen. FLAMMIA Angelo
Istituzione della provincia di Ufita - Baronia - Calore - Alta Irpinia (1822)
previ pareri delle Commissioni 2° Giustizia, 5° Bilancio, Commissione parlamentare questioni regionali
(assegnato in data 19/02/03 )
3ª Commissione permanente Aff. esteri
Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra la Repubblica italiana e la Repubblica di Albania, aggiuntivo alla Convenzione sul trasferimento delle persone condannate del 21 marzo 1983, fatto a Roma il 24 aprile 2002 (1886)
previ pareri delle Commissioni 1° Aff. cost., 2° Giustizia, 5° Bilancio
(assegnato in data 19/02/03 )
3ª Commissione permanente Aff. esteri
Ratifica ed esecuzione dell' Accordo di mutua assistenza amministrativa per la prevenzione, la ricerca e la repressione delle infrazioni doganali tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo della Repubblica d'Albania, con Allegato, fatto a Tirana il 12 marzo 1998 (1923)
previ pareri delle Commissioni 1° Aff. cost., 2° Giustizia, 5° Bilancio, 6° Finanze
(assegnato in data 19/02/03 )
7ª Commissione permanente Pubb. istruz.
Sen. MONTI Cesarino
Norme in materia di assegno straordinario vitalizio per ex pugili (1953)
previ pareri delle Commissioni 1° Aff. cost., 5° Bilancio, 11° Lavoro
(assegnato in data 19/02/03 )
7ª Commissione permanente Pubb. istruz.
Sen. COVIELLO Romualdo
Realizzazione dell' Ecomuseo Scientifico della Valle del Mercure (Museo naturalistico del Parco nazionale del Pollino) (1997)
previ pareri delle Commissioni 1° Aff. cost., 5° Bilancio, 13° Ambiente, Commissione parlamentare questioni regionali
(assegnato in data 19/02/03 )
11ª Commissione permanente Lavoro
Sen. BUCCIERO Ettore
Modifiche urgenti in tema di indennita' di maternita' alle libere professioniste (1895)
previ pareri delle Commissioni 1° Aff. cost., 2° Giustizia, 5° Bilancio, Commissione parlamentare questioni regionali
(assegnato in data 19/02/03 )
11ª Commissione permanente Lavoro
Sen. SCALERA Giuseppe
Disposizioni per estendere il beneficio dell' aumento delle pensioni minime (1921)
previ pareri delle Commissioni 1° Aff. cost., 5° Bilancio
(assegnato in data 19/02/03 )
Governo, trasmissione di documenti
Il Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri, con lettera in data 11 febbraio 2003, ha inviato, ai sensi dell'articolo 11, primo comma, della legge 24 ottobre 1977, n. 801, relativa all'istituzione ed all'ordinamento dei Servizi per le informazioni e la sicurezza ed alla disciplina del segreto di Stato, la relazione sulla politica informativa e della sicurezza, e sui risultati ottenuti, attinente al secondo semestre 2002 (Doc. XXXIII, n. 4).
Detto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1a e alla 4a Commissione permanente.
Parlamento europeo, trasmissione di documenti
Il Presidente del Parlamento europeo, con lettera in data 6 febbraio 2003, ha inviato il testo di otto risoluzioni e di una posizione, approvate dal Parlamento stesso nel corso della tornata dal 13 al 16 gennaio 2003:
una risoluzione sul ruolo dei poteri regionali e locali nella costruzione europea (Doc. XII, n. 221). Detto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 1a e alla 3a Commissione permanente e alla Giunta per gli affari delle Comunità europee;
una risoluzione sulla situazione dei diritti fondamentali nell'Unione europea (Doc. XII, n. 222). Detto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 1a e alla 3a Commissione permanente e alla Giunta per gli affari delle Comunità europee;
una risoluzione sulla comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo "Verso una gestione integrata delle frontiere esterne degli Stati membri dell'Unione europea" (Doc. XII, n. 223). Detto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 1a e alla 3a Commissione permanente e alla Giunta per gli affari delle Comunità europee;
una risoluzione sulla comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo "Compensazione e regolamento nell'Unione europea. Principali questioni politiche e sfide future"(Doc. XII, n. 224). Detto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 3a Commissione permanente e alla Giunta per gli affari delle Comunità europee;
una risoluzione sulla comunicazione della Commissione al Consiglio, al Parlamento europeo, al Comitato economico e sociale e al Comitato delle regioni dal titolo "Il futuro dei servizi sanitari e dell'assistenza agli anziani: garantire accessibilità, qualità e sostenibilità finanziaria" (Doc. XII, n. 225). Detto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 1a, alla 3a e alla 12a Commissione permanente e alla Giunta per gli affari delle Comunità europee;
una risoluzione sulla politica in materia di immigrazione e di asilo (Doc. XII, n. 226). Detto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 1a e alla 3a Commissione permanente e alla Giunta per gli affari delle Comunità europee;
una posizione sulla proposta di decisione del Consiglio relativa alla conclusione di un accordo euromediterraneo di associazione tra la Comunità europea e i suoi Stati membri, da una parte, e la Repubblica libanese, dall'altra (Doc. XII, n. 227).
Detto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 3a Commissione permanente e alla Giunta per gli affari delle Comunità europee;
una risoluzione sulle attività della Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo (Doc. XII, n. 228). Detto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 5a Commissione permanente e alla Giunta per gli affari delle Comunità europee;
una risoluzione sull'acquacoltura nell'Unione europea: presente e futuro (Doc. XII, n. 229). Detto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 143, comma 1, del Regolamento, alla 9a Commissione permanente e alla Giunta per gli affari delle Comunità europee.
BONATESTA - Al Ministro dell'interno - Premesso che:
in data 15/01/2003 i Consiglieri Comunali della Casa delle Libertà del Comune di Montalto di Castro, in provincia di Viterbo, Fabiola Talenti, Francesco Viola, Marco Fedele, Consolata Piras e Marco La Monica hanno presentato una interrogazione in cui si chiede di conoscere se: " a) il Sindaco è a conoscenza che: 1) in data 13/09/02 il legale rappresentante di Mastarna Spa, Dott. Peluso, ha sottoscritto uno schema di accordo con la Soc. Arethusa nel quale è presente una ricognizione del debito nei confronti di Arethusa per euro 4.515.342,00 e che 2) tale accordo, come espressamente indicato, assume tra le parti piena efficacia giuridica; b) in caso di risposta affermativa al punto precedente, si richiede di conoscere 1) in quale data e 2) in quale sede istituzionale o meno il Sindaco ne è venuto a conoscenza…. richiedendo risposta distinta al punto a) sub 1 e sub 2) ed al punto b) sub 1 e sub 2)";
a detta interrogazione il Sindaco, Salvatore Carai, ha risposto in data 10/02/03 facendo presente che "… essendo evidente che la richiesta è espressamente riferita al contenuto di documenti ed atti relativi al rapporto tra Soc. Mastarna e Soc. Arethusa, la stessa richiesta rimane assoggettata ai limiti di ostensibilità e conoscibilità degli stessi rapporti e documenti per i quali il sottoscritto, in data 01/02/03, ha disposto l’esclusione temporanea dal diritto di accesso per tutto il periodo di durata delle cause relative alle controversie fra le succitate Società e fra il Comune e la Società Arethusa".
a monte di detta decisione esiste un’ordinanza del Sindaco stesso nella quale, previo riferimento all’art. 10 del decreto legislativo 18 agosto 2002, n. 267, agli art. 22 e seguenti della legge 07/08/1999, n. 241, e successive modifiche ed integrazioni, agli articoli 13 e seguenti del Regolamento di accesso alle informazioni ed ai documenti amministrativi, adottato con deliberazione del Consiglio Comunale n. 69 del 28/11/97 e atteso che è in atto una controversia giudiziale presso il Tribunale di Civitavecchia, promossa dalla Società Arethusa Srl, che ha citato la Mastarna Spa ed in via surrogatoria il Comune di Montalto di Castro per il pagamento di somme dovute e per il risarcimento dei danni …dispone l’esclusione temporanea, per tutto il periodo di durata della causa relativa alle controversie di cui sopra, dal diritto di accesso agli atti ed alla documentazione amministrativa relativa e/o inerente le controversie fra la Società Mastarna e la Società Arethusa ed il Comune e la Società Arethusa…";
a giudizio dell’interrogante, il richiamo agli articoli di legge ed al regolamento non è assolutamente pertinente al caso di cui trattasi e che, anzi, nell’atteggiamento del Sindaco si potrebbe ravvisare un vero e proprio abuso d’ufficio venendo in tal modo negato ad alcuni Consiglieri Comunali l’esercizio del loro compito di controllo sugli atti amministrativi del Comune, tramite l’esercizio del mandato ispettivo loro riconosciuto dalla normativa vigente;
la mancata risposta all’interrogazione impedisce, pertanto, ai Consiglieri Comunali della Casa delle Libertà di acquisire elementi di eventuale responsabilità da parte del Sindaco o di altri nella vicenda in quanto se il Sindaco rispondesse sì indicando sia la data che la sede nella quale è venuto a conoscenza di quanto richiesto nella stessa interrogazione potrebbe essere chiamato a rispondere di mala amministrazione, insieme al Presidente della Società Mastarna, se rispondesse no la responsabilità graverebbe in misura determinante nei confronti del Presidente della Mastarna, nonché Segretario Comunale, che a quel punto dovrebbe essere rimosso da entrambe le cariche;
la decretazione degli atti, disposta dal Sindaco, preoccupa l’interrogante essendo, in questi giorni, prossimo il trasloco del Comune in altra sede e il trasloco potrebbe comportare l’involontario e temporaneo smarrimento di qualche documento, magari solo perché collocato fuori posto;
proprio in virtù di detta preoccupazione l’interrogante, in data 15/02/03, ha chiesto alla Procura della Repubblica di Civitavecchia il sequestro di tutti gli atti relativi alla vicenda di cui trattasi,
l’interrogante fa propria l’interrogazione dei Consiglieri della Casa delle Libertà di Montalto di Castro e chiede di conoscere:
a) se il Sindaco di Montalto di Castro, Salvatore Carai, sia a conoscenza che: 1) in data 13/09/02 il legale rappresentante di Mastarna Spa, Dott. Peluso, ha sottoscritto uno schema di accordo con la Società Arethusa nel quale è presente una ricognizione del debito nei confronti di Arethusa per euro 4.515.342,00 e che 2) tale accordo, come espressamente indicato, assume tra le parti piena efficacia giuridica;
b) in caso di risposta affermativa al punto precedente: 1) in quale data e 2) in quale sede istituzionale o meno il Sindaco Carai ne sia venuto a conoscenza. Si richiede risposta distinta al punto a) sub 1 ed al punto b) sub 1) e sub 2).
L’interrogante chiede altresì di conoscere l’elenco delle opere pubbliche realizzate per incarico del Comune di Montalto di Castro dalla Mastarna Spa dalla sua costituzione ad oggi, nell’intero territorio comunale, l’elenco completo di data dell’appalto o dell’incarico, della spesa prevista, dell’eventuale saldo a collaudo avvenuto, del costo finale di ogni opera.
(3-00879)
FORCIERI, VIVIANI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro della difesa - (Già 4-03357)
(3-00880)
BONAVITA - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e dell'interno - Premesso che:
Mercatone Uno Services SpA, con sede a Imola (Bologna), Via Molino Rosso 9/c, gestisce attraverso oltre 50 società a responsabilità limitata controllate, quasi tutte con sede a Imola, Via Molino Rosso 9/c, circa 70 magazzini commerciali in numerose regioni italiane;
le Organizzazioni Sindacali Filcams CGIL, Fisascat CISL, Uiltucs UIL denunciano che MercatoneUno Services SpA rifiuta sistematicamente i confronti sindacali nazionali adducendo di non rappresentare le Società a responsabilità limitata delle quali detiene il controllo;
Mercatone Uno Services SpA ha installato, senza darne alcuna informazione alle rappresentanze sindacali, un sistema di controlli visivi a distanza dei magazzini che sono così da tutta Italia collegati ad un'unica centrale operativa con sede a Imola Via Molino Rosso 3/c, violando con tale comportamento l'articolo 4 della legge 300/70 che prevede al riguardo il preventivo accordo con le Organizzazioni sindacali aziendali;
nonostante non sia stata rispettata dall'Azienda la procedura prevista dal richiamato art. 4 della legge 300/70, la Direzione provinciale del lavoro di Forlì ha autorizzato in data 30 ottobre 2002, prot. n.. 39011, l'azienda a poter utilizzare l'impianto di videosorveglianza nel supermercato ubicato a Cesena;
fin dall’ 8 aprile 2002 le organizzazioni sindacali hanno chiesto a Mercatone Uno Services SpA un incontro nazionale perché non sarebbe stato possibile per i sindacalisti dei singoli punti vendita tutelare i lavoratori ai sensi dell’art. 4 della legge 300/70, non avendo essi stessi la possibilità di subordinare, alla loro presenza, la visione delle immagini che sono centralizzate nella centrale operativa ubicata presso Mercatone Uno Services SpA;
Mercatone Uno Services SpA non si é resa disponibile all'incontro;
il 3 giugno 2003 le organizzazioni sindacali hanno effettuato ricorso al Ministero del lavoro - Divisione VII (tale ricorso é stato inviato per conoscenza anche all'amministratore delegato di Mercatone Uno Services) ribadendo altresì la volontà di incontrare l'azienda, anche in sede ministeriale;
a tutt'oggi, nessuna risposta é arrivata né da parte della Divisione VII né da parte dell'azienda;
il 26 giugno 2002 da parte delle organizzazioni sindacali veniva formulata una nuova richiesta di convocazione delle parti, questa volta alla Divisione VIII del Ministero, convocazione che avveniva il 23 luglio 2002; l'azienda non si é presentata a tale convocazione; nella stessa giornata la delegazione sindacale ha illustrato la situazione anche presso la Divisione IV del Ministero, quella competente ad esaminare i ricorsi ex art. 4 della legge 330/70; la Divisione IV risponde in data 26 agosto 2002 comunicando: "il dato normativo non dà spazio alla possibilità di adottare provvedimenti globali a livello nazionale" ed anche: "Quest'ufficio é competente a svolgere, su ricorso degli interessati, il procedimento di riesame dei provvedimenti adottati dalle DPL ai sensi dell' art. 4 legge n. 300/70", ricorsi che sono stati in alcuni casi avanzati, come rileva la stessa nota;.
il Ministero del lavoro (Div. VII) ha inviato alle Direzioni Provinciali del lavoro in data 11 novembre 2002 e a Mercatone Uno Services SpA in data 12 novembre 2002 lettera circolare (della quale le organizzazioni sindacali sono venute a conoscenza casualmente e con oltre due mesi di ritardo) con la quale fornisce indicazioni generali per l'autorizzazione degli impianti di videosorveglianza presso i magazzini MercatoneUno Services SpA;
a tutt'oggi la Divisione IV del Ministero non si é pronunciata sui ricorsi presentati;
il 3 febbraio 2003 le organizzazioni sindacali formulano nuova richiesta al Ministero del lavoro e delle politiche sociali per avere un incontro congiunto con le tutte e tre le Divisioni che si stanno occupando della vicenda in presenza del rappresentante dell'azienda,
si chiede di sapere:
se un simile controllo non costituisca violazione della privacy;
se il Ministero del lavoro non ritenga opportuno convocare l'azienda e le organizzazioni sindacali per giungere ad una soluzione concordata della vertenza;
quali siano le valutazioni sull’intera vicenda da parte del Governo;
se non si ritenga opportuno sospendere l'efficacia della lettera circolare Prot. n.1697 della VII Divisione;
se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti sopra esposti e se non ritengano che un simile controllo costituisca violazione della riservatezza dei dati personali;
se il Ministro del lavoro e delle politiche sociali non ritenga opportuno intervenire convocando l'azienda e le organizzazioni sindacali per giungere ad una soluzione concordata della vertenza;
se lo stesso Ministro, alla luce di quanto esposto, non ritenga opportuno sospendere l'efficacia della lettera circolare n. 1697 del 11 novembre 2002 della VII Divisione del Ministero del lavoro e revocare l'autorizzazione della Direzione provinciale del lavoro di Forlì n. 39011 del 30 ottobre 2002.
(3-00881)
Interrogazioni a risposta scritta
GRUOSSO - Al Ministro per i beni e le attività culturali - Premesso che:
la mancata convocazione delle Commissioni consultive della prosa per la determinazione delle provvidenze da assegnare alle imprese che, in regola con la normativa di legge in vigore, ne hanno fatto richiesta e ne risultano beneficiari e ha determinato uno stato di grave tensione nel mondo dello spettacolo e soprattutto in quello teatrale;
la preoccupazione in tale settore è determinata dal fatto che molte imprese, non vedendo assegnato il finanziamento per l'anno 2003, rischiano di sospendere le attività programmate con gravi conseguenze sul piano delle attività teatrali e dei livelli occupazionali;
tutto questo può accadere nonostante il lavoro che gli uffici del Dipartimento dello spettacolo stanno facendo per liquidare e pagare le provvidenze relative all'anno 2002,
si chiede di sapere quali siano le cause che hanno determinato questi ritardi e come si ritenga di intervenire per superare rapidamente la situazione di precarietà in cui è venuto a trovarsi il mondo teatrale e dello spettacolo.
(4-03913)
SODANO TOMMASO - Al Ministro dell'interno - (Già 2-00234)
(4-03914)
FALCIER, ARCHIUTTI, DE RIGO, TREDESE, MAINARDI, SAMBIN, CARRARA - Al Ministro dell'interno - Premesso che:
dopo alcuni mesi dall'avvio delle procedure per la regolarizzazione, nel Veneto, ai sensi della legge n.222/2002 di oltre 60.000 lavoratori immigrati extracomunitari emergono ancora incertezze nell'applicazione della normativa;
vengono segnalati numerosi casi di immigrati che, in attesa di regolarizzazione, perdono il posto di lavoro;
tale evento, nel caso delle "badanti", accade o per il decesso della persona assistita o per il suo ricovero in istituti;
accertato che:
il Ministro in indirizzo ha chiarito che a questi lavoratori debba essere rilasciato un permesso di soggiorno per "attesa occupazione" solo però, successivamente alla convocazione presso lo sportello polifunzionale;
i tempi di perfezionamento delle domande di regolarizzazione comportano per i lavoratori interessati un periodo senza lavoro e senza alloggio;
tale circostanza dà origine a situazioni di ritorno al lavoro nero e alla criminalità, compromettendo lo sforzo nato per la regolarizzazione dell'immigrazione,
si chiede di sapere:
se sia possibile prevedere che, nei casi di perdita del lavoro per decesso del datore di lavoro, dell'assistito, di chiusura dell'azienda o di parte della sua attività, sia data la possibilità ai lavoratori stranieri interessati di trovare da subito un'altra occupazione in attesa di regolarizzazione;
se non si ritenga che nei casi sopraindicati si possano ravvisare le condizioni per permettere un "subentro" del datore di lavoro regolarizzante.
(4-03915)
DEMASI - Al Ministro della salute - Premesso:
che in provincia di Salerno si è recentemente verificato un nuovo caso di meningite batterica che ha colpito un bambino di pochissimi anni attualmente ricoverato, per mancanza di posti letto, presso un nosocomio napoletano dove è stato giudicato in condizioni abbastanza gravi;
che il caso accertato è stato preceduto da analoghi ricoveri resisi necessari rispettivamente per una donna bergamasca, in vacanza nella costiera amalfitana, e per una casalinga cavese trasportata d'urgenza all'ospedale salernitano;
che tali episodi hanno giustamente allarmato il primario infettivologo dell’ospedale San Giovanni di Dio in Salerno il quale è stato costretto ad affermare che "la soglia di attenzione su questo problema deve salire";
che, di contro, il direttore generale dell’azienda ospedaliera salernitana ha sostenuto che "siamo ancora nella normalità lontano dal rischio epidemia";
che tale affermazione è perfettamente in linea con la politica attuale dell’azienda la quale ha assegnato un numero limitatissimo di posti letto all’infettivologia e versa in una situazione generale di provvisorietà ed incertezza fatta passare per "normale";
che il panorama generale offerto dall’ospedale salernitano evidenzia, invece, la indifferenza della regione Campania la quale, con riferimento al caso di specie, avrebbe promesso 15 miliardi di lire, ex legge n. 135/90 per la costruzione di un padiglione per infettivi ma non avrebbe mai erogato materialmente questo danaro;
che la inadempienza dell’assessorato regionale non risulta sia stata stigmatizzata con la necessaria energia dal direttore generale salernitano il quale comunica tale inadempienza solamente in occasione dei fatti in narrativa con il probabile intento di allontanare da sé ogni responsabilità morale,
si chiede di conoscere:
se si intenda accertare la competenza e i dati epidemiologici sulla base dei quali il direttore generale dell’azienda ospedaliera di Salerno ha dichiarato che la situazione della morbilità è nella normalità;
se si intenda accertare, qualora la regione Campania non avesse provveduto, il livello di pericolosità dei casi registrati in provincia di Salerno;
se si intenda controllare l’attivazione delle misure adottate per la individuazione delle cause di tale malattia;
se si ritenga di controllare, con l’eventuale coinvolgimento della Commissione senatoriale di inchiesta sulla efficacia ed efficienza del Servizio sanitario nazionale, la idoneità e funzionalità del reparto infettivi dell’azienda ospedaliera S. Giovanni di Dio di Salerno;
se si intenda accertare la fondatezza delle affermazioni del direttore generale circa la inadempienza della regione Campania rispetto allo stanziamento di 15 miliardi di lire, ex legge 135/90;
se si intenda accertare la fondatezza delle dichiarazioni del direttore generale dell’azienda ospedaliera di Salerno circa la destinazione di 46 miliardi di lire, da destinare a ristrutturazioni e rifacimenti delle degenze, prevista dal Secondo Piano Regionale di investimento dei Presidi Ospedalieri della Campania.
(4-03916)
IOVENE - Ai Ministri della salute e delle politiche agricole e forestali - Premesso:
che nei comuni dell'altopiano del Monte Poro, Ricadi, Joppolo, Spilinga, Nicotera, Limbadi, San Calogero, Rombiolo, Filandari, Zungri, Zaccanopoli, Drapia, Parghelia, Zambrone, Briatico in Provincia di Vibo Valentia i veterinari non effettuano i controlli nelle stalle;
che la locale A.S.L. sostiene di non poter fare i controlli necessari per mancanza di personale;
che gli allevatori non avendo la dovuta certificazione, a seguito dei controlli, non possono vendere il latte;
che da due anni nella provincia di Vibo Valentia non si possono vendere i capi di bestiame a fine carriera in quanto la zona era stata dichiarata infetta causando ingenti danni economici agli allevatori della zona;
che non vengono effettuati i controlli necessari per accertare se l'epidemia sia ancora in atto;
che il Presidente della Società Cooperativa agricola "Sviluppo" a.r.l., con sede a Caroniti di Joppolo, ha inviato lo scorso mese di ottobre una lettera ai Sindaci dei Comuni di Joppolo e Nicotera ed al Prefetto di Vibo Valentia al fine di sollecitare gli interventi di ripristino della viabilità nelle strade interpoderali;
che ad oggi nessun intervento è stato fatto per cui la Cooperativa Sviluppo e gli allevatori associati stanno subendo gravi perdite economiche;
che le ditte che raccolgono il latte nella zona hanno minacciato di interromperne la raccolta se non verranno effettuati interventi urgenti di ripristino della viabilità nelle strade interpoderali;
considerato:
che la zona in questione è ad alto pregio per la sua forte vocazione alle produzioni tipiche legate all'agricoltura, all'artigianato locale, alle bellezze paesaggistiche e turistiche;
che gli ultimi anni hanno prepotentemente messo in evidenza come un'agricoltura di qualità e produzioni tipiche nonché l’artigianato locale, le bellezze naturali e paesaggistiche possano essere volano di crescita economica, occupazionale e culturale;
che l'approvazione da parte dello scorso Governo del patto territoriale sull'agricoltura nella provincia testimonia le grandi potenzialità che ha il territorio della provincia di Vibo Valentia ed in particolare la zona del Monte Poro,
si chiede di sapere:
se non si ritenga opportuno intervenire presso la locale A.S.L. al fine di far effettuare i dovuti controlli nelle stalle;
se non si ritenga opportuno effettuare anche i controlli per verificare se l'epidemia che ha colpito la provincia di Vibo Valentia circa due anni fa sia ancora in atto o sia stata debellata;
se non si ritenga opportuno, così come richiesto dal Presidente della Cooperativa agricola "Sviluppo", prevedere interventi per il ripristino della viabilità nelle strade interpoderali.
(4-03917)