Comunicazioni del Governo sulle linee della politica estera italiana
PROPOSTE DI RISOLUZIONE
(6-00033) n. 1 (testo 2) (06 febbraio 2003)
Respinta
Il Senato,
premesso che:
il governo degli Stati Uniti d’America ha annunciato che promuoverà una guerra contro l’Iraq, indipendentemente dalle decisioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite;
la guerra annunciata, per esplicita dichiarazione dei governi USA e della Gran Bretagna, avrebbe un carattere «preventivo» e sarebbe finalizzata esplicitamente alla rimozione dell’attuale governo iracheno;
sia la natura «preventiva» sia le finalità dichiarate della guerra proposta dagli Stati Uniti contro l’Iraq sono totalmente incompatibili con lo Statuto dell’ONU, che in nessun caso può promuovere, o autorizzare, un intervento militare che non segua un’invasione di un paese nei confronti di un altro;
il governo iracheno ha accettato, senza porre alcuna condizione, un’ispezione ONU in applicazione delle relative risoluzioni del Consiglio di Sicurezza e tale ispezione è in corso;
l’insistenza dei governi degli Stati Uniti e della Gran Bretagna ha suscitato dubbi ed esplicite contrarietà nella maggioranza dei paesi membri del Consiglio di Sicurezza,
impegna il Governo:
a sostenere, in tutte le sedi internazionali e nei rapporti bilaterali, la propria contrarietà alla guerra contro l’Iraq;
ad annunciare la propria indisponibilità a partecipare direttamente (con truppe italiane) o indirettamente (con aiuti finanziari o concedendo l’uso delle basi NATO e degli Stati Uniti, nonchè dello spazio aereo e delle infrastrutture presenti sul territorio nazionale) a qualsiasi intervento militare, comunque motivato, contro l’Iraq;
a ritirare di conseguenza le autorizzazioni precedentemente concesse;
a sostenere l’inserimento nella Convenzione europea dell’esplicito richiamo ai contenuti dell’art. 11 della Costituzione italiana.
(6-00034) n. 2 (testo 2) (19 febbraio 2003)
Approvata con l'integrazione evidenziata
SCHIFANI, NANIA, D'ONOFRIO, MORO, PROVERA, CONTESTABILE, DEL PENNINO, PIANETTA.
Il Senato della Repubblica,
viste le conclusioni del Consiglio Europeo nella riunione del 17 febbraio 2003 a Bruxelles, approvate all'unanimità con il forte e convinto contributo del Governo italiano;
ascoltate le comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri, le approva ed impegna il Governo a proseguire nell'attività sin qui svolta.
Impegna infine il Governo a non assumere in ogni caso alcuna determinazione circa gli sviluppi futuri della crisi irachena senza la preventiva autorizzazione del Parlamento.
(6-00035) n. 3 (19 febbraio 2003)
ANGIUS, BORDON, BOCO, MARINI, MARINO, FABRIS, DEL TURCO.
Respinta
Il Senato della Repubblica,
nella presente situazione in cui appare possibile pervenire alla definitiva eliminazione delle armi di distruzione di massa eventualmente detenute dall'Iraq senza ricorso alla guerra;
tenendo conto della decisione del Consiglio di sicurezza dell'ONU di proseguire le ispezioni;
valutando positivamente il documento approvato dal Consiglio Europeo il 17 febbraio 2003;
sottolineando il valore straordinario della partecipazione popolare alle manifestazioni per la pace svoltesi in tutto il mondo, che interpretano un larghissimo orientamento delle opinioni pubbliche di tutti i paesi;
condividendo il richiamo del Capo dello Stato ai consolidati capisaldi della politica estera della Repubblica ed alla Costituzione;
riconoscendo il grande valore delle dichiarazioni e iniziative della Santa Sede;
confermando la contrarietà alle dottrine e ipotesi di "guerre preventive";
disapprovando la conduzione politico-diplomatica della crisi nelle scorse settimane da parte del Governo,
impegna il Governo:
a sostenere il rafforzamento delle ispezioni delle Nazioni Unite volte all'effettivo smantellamento degli armamenti proibiti eventualmente identificati dalle ispezioni stesse;
a non dare per scontato uno scenario di guerra che non c'è e che va scongiurato e dunque a non fornire alcun supporto politico, diplomatico, operativo e logistico a qualunque azione che configuri un coinvolgimento dell'Italia in direzione della guerra;
a operare per rendere piena ed efficace l'unità politica e strategia dell'Unione Europea anche alla luce delle indicazioni contenute nel documento conclusivo del Consiglio Europeo del 17 febbraio 2003 e per rendere piena la responsabilità delle Nazioni Unite nella risoluzione della crisi irachena;
ad assumere nuove e concrete iniziative per riprendere il processo di pace in Medio Oriente e risolvere il conflitto israelo-palestinese,
impegna infine il Governo a non assumere in ogni caso alcuna determinazione circa gli sviluppi futuri della crisi irachena senza la preventiva autorizzazione del Parlamento.
MOZIONI
(1-00116) (29 gennaio 2003)
Ritirata
BOCO, CARELLA, CORTIANA, DE PETRIS, DONATI, MARTONE, RIPAMONTI, TURRONI, ZANCAN. – Il Senato,
premesso che:
l’8 gennaio 2003 è stato concesso dal nostro Paese il permesso di sorvolo del territorio italiano ad aerei di forze alleate;
la concessione riguarda il sorvolo dello spazio aereo nazionale da parte di velivoli militari statunitensi ed eventuali scali nelle nostre basi per situazioni di emergenza;
tali velivoli, dopo essersi riforniti in basi spagnole, raggiungono le basi di dislocazione strategica in Medio Oriente, e tali trasferimenti dureranno alcune settimane;
appare evidente che tali velivoli potranno essere utilizzati per un attacco all’Iraq;
in caso di attacco all’Iraq il nostro Paese si troverebbe dunque, seppur indirettamente, coinvolto nel conflitto;
il ministro Martino ha dichiarato che l’autorizzazione al sorvolo e allo scalo non solo è permanente per tutti i Paesi NATO, ma è anche frutto di nuovi accordi siglati dopo l’11 settembre 2001;
non trattandosi di normale attività addestrativa di forze alleate, ma di vera e propria attività prebellica, per tali sorvoli ed eventuale uso delle basi italiane risulta inadeguata la semplice presa d’atto di una comunicazione di sorvolo da parte di un Paese alleato;
la presa d’atto di tale comunicazione degli Stati Uniti e la comunicazione stessa sono stati riferiti al Parlamento con grave ritardo ed in modo assolutamente irrituale, attraverso una lettera del Governo ai Presidenti delle Commissioni Difesa di Camera e Senato, per presunte ragioni legate a classificazioni di segretezza;
il coinvolgimento del nostro Paese in attività militari prebelliche o belliche necessita dell’autorizzazione delle Camere, considerata anche l’attuale delicatissima situazione internazionale,
impegna il Governo a ritirare l’autorizzazione al sorvolo dello spazio aereo nazionale ed all’uso delle nostre basi a velivoli militari che possono essere impiegati in azioni belliche contro l’Iraq e a non concedere l’uso delle nostre basi neanche per attività di scalo tecnico.
(1-00120) (05 febbraio 2003)
Respinta
COSSIGA, BASSANINI, CANTONI, D'AMBROSIO, DE PAOLI, FABRIS, MALABARBA, NESSA, PEDRINI, RUVOLO, CIRAMI, GAGLIONE, GUBERT, TOGNI, FILIPPELLI, VERALDI, SALZANO, SUDANO. – Il Senato,
premesso che ogni direttiva contenuta e ogni impegno richiesto e prescritto nella presente mozione è conforme e trova i suoi presupposti istituzionali nella Costituzione della Repubblica;
considerato che a norma della Costituzione la partecipazione, diretta o indiretta, dell’Italia ad operazioni militari, entro e fuori del territorio nazionale, che implichi o possa implicare o sia finalizzata all’uso della forza è legittima solo in caso di legittima difesa in senso proprio, o quando le operazioni militari siano disposte o autorizzate dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e il Parlamento nazionale deliberi di conseguenza nell’interesse nazionale e per difendere o ristabilire la pace;
in assenza di leggi organiche sul potere di disposizione delle Forze Armate in operazioni militari, anche fuori del territorio nazionale, da parte di Autorità politiche e militari dello Stato nel rispetto della Costituzione della Repubblica, in applicazione dei principi e delle norme del diritto internazionale generale di pace e di guerra generalmente riconosciute e della Carta delle Nazioni Unite, e che contengano disposizioni sulla catena di comando politico-militare: Parlamento nazionale – Governo della Repubblica – Autorità militari, sotto la garanzia costituzionale del Presidente della Repubblica,
impegna il Governo della Repubblica:
a tenere costantemente informato il Capo dello Stato sulle situazioni internazionali che possano porre al nostro Paese il problema di una nostra iniziativa o partecipazione, diretta o indiretta, ad operazioni militari fuori del territorio nazionale o che lo pongano nelle condizioni di veder richiesta l’autorizzazione all’uso di basi militari, logistiche e/o operative: terrestri, aeree, navali, aereo-navali – anche se ad altri scopi e fini concesse con accordi nell’ambito della Nato o anche bilaterali – o all’uso militare del suo spazio aereo o del suo mare territoriale;
a sottoporre preventivamente al Capo dello Stato ogni deliberazione, direttiva o ordine di carattere politico-militare che implichino impegno, diretto o indiretto, del nostro Paese in operazioni militari, anche sotto forma di autorizzazione all’utilizzazione di basi, nel senso sopra indicato, del nostro spazio aereo o del nostro mare territoriale da parte di unità navali o aeromobili stranieri, ancorché appartenenti a Stati alleati ed associati, sia militari che civili impiegati in usi militari, ed in particolare ogni disposizione, direttiva od ordine di impiego o dislocazione fuori del territorio nazionale di unità di terra, di mare o dell’aria delle Forze Armate e delle Forze di Polizia armate dello Stato: e ciò anche al fine di permettere allo stesso Capo dello Stato di esercitare la sua preminente funzione di garanzia dell’uso dello strumento militare che sia conforme ai principi e alle norme della Costituzione della Repubblica e ai principi e alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute, attraverso l’autorizzazione o l’approvazione da parte del Capo dello Stato medesimo dei relativi atti di competenza del Parlamento e del Governo, ed anche mediante l’emanazione da parte sua, nella sua qualità di Comandante delle Forze armate, di direttive od ordini negativi alle Autorità militari, per impedire iniziative e attività in contrasto con detti principi e norme, da qualunque altra autorità anche costituzionale ordinate, disposte o autorizzate;
a sottoporre alla preventiva autorizzazione del Parlamento la dislocazione o l’impiego fuori del territorio nazionale di unità di terra, di mare e dell’aria delle Forze Armate e delle Forze di Polizia armate dello Stato, in vista o per il compimento di operazioni militari, nonché l’indicato uso di basi operative e/o logistiche terrestri, navali, aeree, aereo-navali, anche se ad altri scopi e fini già concesse con accordi nell’ambito della Nato o anche bilaterali, ancorché disposti o autorizzati dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite o in esecuzione di trattati internazionali, salvo che per la prevenzione e la repressione del crimine organizzato quando e nei termini previsti dalle leggi e dai trattati internazionali.
Individua nel Presidente del Consiglio dei Ministri ed, in sott’ordinazione politico-istituzionale ad esso, nel Ministro della difesa, i responsabili nei confronti del Parlamento e della Corte Costituzionale dell’attuazione delle linee di politica militare approvate dal Consiglio dei Ministri, sentito il Consiglio Supremo di Difesa, nonché dell’esercizio del potere di disposizione delle Forze Armate e delle Forze di Polizia armate dello Stato fuori del territorio nazionale, nonché del potere di impartire direttive ed ordini alle Autorità militari competenti .