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Legislatura 14ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 297 del 10/12/2002


TOFANI (AN). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

TOFANI (AN). Signor Presidente, vorrei iniziare questo mio intervento leggendo dei passi tratti dal Resoconto della Camera dei deputati, Allegato A, della 230a seduta del 27 novembre 2002.

In questo documento, del quale alla fine citerò la fonte, si legge quanto segue: "…a bloccare l’attuazione del piano presentato dalla FIAT e la chiusura degli stabilimenti; …adoperarsi per evitare la chiusura degli stabilimenti di Arese e di Termini Imerese; …vanno, perciò, escluse ipotesi di acquisizione statale del capitale dell’azienda, focalizzando gli strumenti a disposizione del potere pubblico per misure finanziarie di sostegno volte a fornire alla FIAT le risorse necessarie al suo rilancio; … a mettere in campo interventi di accompagnamento e garanzie che possano andare a sostegno dei piani di ricerca e sviluppo, di interventi territoriali e di ogni altra misura compatibile con le norme comunitarie; ad attivare da subito, in collaborazione con le Regioni ove è maggiore il rischio di processi di ridimensionamento della presenza industriale della FIAT, le procedure negoziali di sostegno finanziario…; a promuovere attività di ricerca, in collaborazione tra pubblico e privato, finalizzate all’utilizzo di nuove tecnologie e delle energie alternative…; a prevedere gli strumenti necessari per il sostegno dell’occupazione anche nell’indotto". Questo è un estratto della mozione 1-00120, il cui primo firmatario è l’onorevole presidente Violante.

Credo che a questi temi posti dal presidente Violante, e da altri numerosissimi parlamentari che hanno sottoscritto quella mozione, sia stata fornita una risposta; il patto di programma dà una risposta. Ovviamente, fornisce una prima risposta, questo credo sia il punto centrale del ragionamento.

Il patto non è l’atto conclusivo ma l’atto necessario, propedeutico a riaprire il confronto con le parti sociali perché nel Patto stesso, come ognuno di voi avrà avuto modo di leggere, in riferimento ad ogni realtà produttiva viene puntualmente richiamata la presenza e l’esigenza di confronto con i sindacati.

Questa fase deve allora essere gestita e ciò deve essere fatto con grande consenso perché noi, come rappresentanti del popolo, come rappresentanti di questo ramo del Parlamento, così come la Camera dei deputati, abbiamo la necessità di arrivare a forme di ampio consenso.

In questa fattispecie, infatti, l’interlocutore non è il Governo ma la FIAT. Noi spesso dimentichiamo, e purtroppo dobbiamo constatare ciò anche in termini di propaganda, che si punta ad attaccare il Governo quando, di fatto, il problema è stato creato da un gruppo privato: la FIAT; problema al quale il Governo, anche in momenti molto duri del confronto, ha cercato di dare contorni tali da contenere l’impatto sociale, da consentire il rilancio di quell’azienda importante e strategica per l’Italia, tanto che i contenuti del patto sicuramente non prescindono dalle larghissime richieste che venivano anche da parte dei sindacati.

Il patto, quindi, non è qualcosa che è venuto fuori a prescindere dagli incontri bilaterali che hanno avuto luogo. Il patto è il prodotto degli incontri bilaterali che il Governo, assumendosi ogni responsabilità, anche al di là delle proprie funzioni, ha posto in essere continuativamente con la FIAT e con le parti sociali. Si era arrivati a un punto di rottura e non vi era altra cosa da fare se non quella di creare un primo momento che permettesse una costruzione successiva.

Ebbene, colleghi della minoranza, vi invitiamo a lavorare insieme per questa costruzione successiva. Il problema determinato dalla FIAT, che coinvolge migliaia di lavoratori che anche oggi stanno protestando in molte piazze d’Italia, e quelle realtà, soprattutto del Centro e del Sud, che si trovano in condizioni già fortemente disagiate, fa sì che costoro reclamino una volontà politica il più possibile coesa da parte del Parlamento al fine di evitare separazioni di carattere ideologico o di schieramento politico.

L’obbligo è quello di stare vicino a questi lavoratori e alle loro famiglie. Se leggiamo le varie proposte di risoluzione, al di là del diverso taglio ideologico, ci accorgiamo che esistono degli elementi in comune. Non a caso, ho voluto ricordare all’inizio del mio intervento proprio i contenuti di una mozione presentata da un Gruppo sicuramente di minoranza.

Ed allora mi chiedo se sia ancora il caso di fare polemiche e di chiedersi perché la FIAT sia arrivata a determinare anche questa ulteriore situazione di grave disagio. Potremmo anche entrare in questa polemica, ma non credo che i lavoratori vogliano questo. I lavoratori chiedono risposte concrete perché non è possibile che si possa immaginare che questo cataclisma sia nato ieri; esso viene da lontano.

Ho avuto già modo di riferire venerdì scorso, durante il mio intervento in quest’Aula, che il gruppo FIAT negli ultimi ventidue anni ha perso quasi 170.000 lavoratori. In altre parole, si è avuto un dimagrimento abnorme che non può essere chiamato in causa oggi solo per un motivo politico, vale a dire per tentare un assalto ulteriore al Governo, come se ci trovassimo di fronte alla prima circostanza in cui la più grande industria italiana procede verso un dimagrimento. Si tratta di un’industria che purtroppo non ha seguito con attenzione i processi legati ad una possibile ristrutturazione e che è stata continuamente sostenuta attraverso interventi meramente contingenti, che non danno risposte per il futuro.

Ed allora dobbiamo lavorare; dobbiamo impegnarci per trovare una soluzione; e se oggi (o già da ieri) abbiamo notizia che i vertici della FIAT stanno cambiando, dobbiamo prendere atto che è vero quanto da noi tutti affermato, cioè che la gestione dei manager della FIAT non era tale da produrre effetti positivi. Di conseguenza, non dobbiamo ascrivere ciò che è avvenuto ad una parte o all’altra. Dobbiamo, con favore, prendere atto che finalmente questa grande azienda comincia ad adottare cambiamenti che incidono su chi deve guidarla e dirigerla.

Né tanto meno ritengo - onorevoli colleghi - che si debba entrare nello scontro di lobby bancarie perché non vorremmo mai che qualcuno venisse condizionato da fenomeni di carattere finanziario o economico, sottomettendo l’elemento più importante costituito dalla politica.

Non voglio essere retorico, ma desidero ribadire il primato della politica e, se qualcuno si dovesse sentire coinvolto nello scontro tra banche, a noi ciò non interessa. Non dobbiamo sostenere la curva nord o la curva sud. Vogliamo sostenere un dato certo: il rilancio della FIAT, con le sue caratteristiche e il suo marchio per arrivare a dare certezze non solo a coloro che oggi soffrono, ancora una volta, a causa di politiche non valide, ma anche all’indotto enorme che è coinvolto dalla crisi e, soprattutto, all’Italia affinché riprenda vigore una delle aziende più importanti del Paese.

Questi sono i nostri sentimenti. Mi auguro che anche la minoranza voglia rivedere le sue posizioni perché questo non deve essere terreno di scontro politico ma momento di congiunzione di sforzi per il lavoro italiano. (Applausi dai Gruppi AN, FI, LP e UDC:CCD-CDU-DE).