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Legislatura 14ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 297 del 10/12/2002


RIPAMONTI (Verdi-U). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

RIPAMONTI (Verdi-U). Signor Presidente, credo che il senatore Angius abbia posto un problema vero, rilevante, che riguarda i rapporti del Governo in particolare con questo ramo del Parlamento, soprattutto con riferimento alla vicenda della FIAT.

Il nostro Gruppo ha deciso di intervenire perché vi sono almeno due questioni rilevanti che non possiamo rinviare ad una prossima discussione. La prima è la seguente.

Siamo di fronte ad un piano industriale presentato da un gruppo dirigente. Nella proposta di risoluzione che abbiamo presentato - colgo l’occasione per annunciare che ritiriamo la proposta di risoluzione n. 2 e che voteremo a favore della proposta di risoluzione n. 5 - chiediamo che quel piano sia bloccato. Oltre alle motivazioni già elencate in quest’Aula nel corso della discussione delle ultime settimane, riteniamo che oggi ci sia un motivo in più per bloccare quel piano, ed è il fatto che esso è stato presentato da un gruppo dirigente oggi messo in discussione e dimissionato.

Com’è possibile, ministro Marzano, dare ancora credibilità a quel piano, quando il gruppo dirigente che lo ha presentato è stato dimissionato? Questo è l’interrogativo a cui bisogna rispondere. Non possiamo giocare e fingere di non vedere i problemi.

E passo ora alla seconda questione. Il Ministro ha affermato che il Governo non ha alcuna intenzione di interferire sulla scelta da parte della FIAT del nuovo gruppo dirigente, perché la FIAT è una società quotata in borsa e il Governo è liberale e liberista, non statalista. Non sono convinto della validità di queste affermazioni e cercherò di dimostrarne il motivo.

La crisi di questo gruppo dirigente si verifica non su prospettive diverse legate al piano industriale o ad un progetto di rilancio del prodotto, ma all’interno di uno scontro di potere nel mondo bancario e finanziario. Si stanno ridisegnando i rapporti di forza nell’economia complessiva del capitalismo italiano.

Forse si spiegano in questo modo (non si tratta di un’illazione, siamo in un’Aula parlamentare e dobbiamo confrontarci sui fatti veri) le dichiarazioni, che a prima vista erano sembrate irresponsabili, del presidente Berlusconi su come risanare l’azienda FIAT. Evidentemente, il primo Ministro del nostro Governo era già a conoscenza di questo piano, oppure forse il Governo vede con maggior gradimento il cambiamento del gruppo dirigente, perché entra nel gruppo un uomo, un dirigente nuovo, un manager gradito al presidente Berlusconi.

Danno fastidio queste affermazioni? Significa essere statalisti dire queste cose in un’Aula parlamentare? Significa essere statalisti chiedervi di confrontarvi su questi problemi?

Cosa cambia rispetto al piano industriale presentato? Non cambia esattamente nulla, perché c'è una continuità; anzi, se c'è una continuità, è in peggio. Infatti, si riduce drasticamente il personale, si svende alla General Motors o a un altro acquirente quello che resta di FIAT Auto, il famoso "spezzatino", così com'è stato spiegato in quest'Aula dal senatore Malabarba; si mantengono i marchi di lusso Ferrari, Maserati e Alfa.

Così si spiega anche perché il piano era generico: un piano che non conteneva prospettive vere di sviluppo, un piano che non poteva essere competitivo. Oggi si spiega, perché la scelta è quella di svendere il settore auto e di mantenere le cosiddette produzioni di eccellenza: ripeto, Ferrari, Maserati e Alfa.

Questo è il piano vero, che significa una riduzione drastica degli occupati ed è per questo motivo che voteremo a favore della proposta di risoluzione n. 5, perché in essa si dice che quel piano deve essere bloccato. (Applausi dai Gruppi Verdi-U e DS-U e del senatore Crema).