Seguito della discussione sulle comunicazioni del Governo sui più recenti sviluppi della vicenda FIAT
Reiezione della proposta di risoluzione n. 4. Ritiro delle proposte di risoluzione nn. 1, 2, 3 e 5
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione sulle comunicazioni del Governo sui più recenti sviluppi della vicenda FIAT.
Ricordo che nella seduta del 6 dicembre scorso ha avuto luogo la discussione sulle comunicazioni del ministro Marzano.
Comunico all'Assemblea che sono state presentate le proposte di risoluzione nn. 1,2,3 e 4, già stampate e distribuite; pochi minuti fa, è stata presentata la proposta di risoluzione n. 5, il cui testo sarà distribuito.
Ha facoltà di intervenire in replica il ministro Marzano, che invito altresì ad esprimere il parere del Governo sulle proposte di risoluzione presentate. Seguiranno, come di consueto, le dichiarazioni di voto di dieci minuti per ciascun Gruppo, venti minuti per il Gruppo Misto; infine, avranno luogo le votazioni.
Ha pertanto facoltà di parlare l'onorevole Ministro.
MARZANO, ministro delle attività produttive. Signor Presidente, onorevoli senatori, ho ascoltato con grande interesse gli interventi che si sono svolti in quest'Aula nella seduta di venerdì scorso in merito alla vicenda FIAT; interventi tutti responsabilmente partecipi della situazione critica nella quale versa l’industria nazionale dell’auto e delle rilevanti difficoltà delle famiglie degli impiegati e degli operai che di questa situazione sono vittime.
Non credo necessario dovermi soffermare nuovamente sui risultati raggiunti dal Governo negli incontri con l’azienda e con i sindacati, risultati che ho illustrato nella seduta dedicata alle comunicazioni dell’Esecutivo. Faccio a queste rinvio, salvo ricordare e ribadire che, a parere del Governo, si sono ottenuti - rispetto al piano presentato originariamente dalla FIAT - vantaggi per i lavoratori di tutti gli stabilimenti toccati dalla crisi; non solo quindi quelli di Termini Imerese, dove lo stabilimento che doveva essere chiuso riaprirà, ma anche quelli di Mirafiori, Cassino e Arese.
Certo, la gravità della crisi è tale da rendere difficile per le parti individuare punti di convergenza. Il Governo ha dovuto quindi cercare e trovare una soluzione. Si ritiene comunque che le porte del dialogo siano aperte e che possa riprendere quanto prima un confronto sereno e costruttivo tra le parti.
Oggi è agli occhi di tutti che quello della FIAT è un problema di natura industriale, ed io credo che con il piano industriale presentato si sia finalmente di fronte ad un'inversione di rotta. Il nuovo piano va attuato ed accelerato; non è pensabile che l'azienda produca auto per il piazzale e non per il mercato, né servono - io credo - assistenzialismi mascherati. Occorre invece la collaborazione di tutti: azienda, sindacati, Governo. La partita è troppo grande per essere giocata facendo prevalere interessi di parte.
Confermo che il dottor Umberto Agnelli, con il quale avevo già avuto un'importante conversazione telefonica, ha desiderato incontrare il Presidente del Consiglio per comunicargli che dopodomani si terrà un consiglio di amministrazione della FIAT, in occasione del quale ci si propone di realizzare un ricambio al vertice dell'azienda. Questa intenzione segna un nuovo impegno dell'azionista di riferimento nel rilancio del settore auto. I sindacati, che avevano espresso dubbi e perplessità circa questo impegno, penso dovrebbero considerare tale prospettiva in senso favorevole.
Il Governo auspica che il dialogo con i sindacati possa riprendere su basi oggi più significative e che il piano industriale e l'accordo di programma possano trovare attuazione con la collaborazione di tutti, nell'interesse del Paese e dei lavoratori.
Il Presidente mi ha chiesto di esprimere un parere sulle proposte di risoluzione presentate. La proposta di risoluzione n. 1 muove da considerazioni solo in parte condivisibili e chiede al Governo di impegnarsi nella gestione della vicenda FIAT in maniera diversa da quanto il Governo ritiene debba essere fatto per la soluzione di questa grave crisi. Il Governo, quindi, esprime parere non favorevole sulla proposta di risoluzione in oggetto.
Le medesime considerazioni valgono per la proposta di risoluzione n. 2. Anche su questa, per le stesse ragioni, il Governo esprime parere non favorevole.
La proposta di risoluzione n. 3 dà atto al Governo di essersi occupato della questione con concretezza e ricorda che i principali obiettivi cui mirare sono quelli della salvaguardia sia dell'industria nazionale dell'auto che dei livelli occupazionali. L'impegno richiesto al Governo è, naturalmente, condivisibile. Il Governo esprime, pertanto, parere favorevole su tale proposta di risoluzione.
Non mi sembra possibile un accoglimento della proposta di risoluzione n. 4, dato che gli ammortizzatori sono correlati alle fasi di attuazione del piano, di riorganizzazione e ammodernamento delle linee produttive, per il rilancio e la competitività dei nuovi modelli. Pertanto, il parere del Governo è non favorevole.
Infine, il Governo esprime un parere non favorevole sulla proposta di risoluzione n. 5.
ANGIUS (DS-U). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ANGIUS (DS-U). Signor Presidente, noi rinunciamo a intervenire in questa discussione per esprimere qualsiasi opinione perché consideriamo del tutto inadeguate le comunicazioni rese poc'anzi dal ministro Marzano.
Non è pensabile che il ministro Marzano relazioni come se niente fosse accaduto rispetto alla crisi della FIAT, dopo le dimissioni di fatto, già esecutive, dell'attuale management; dopo le affermazioni di autorevoli esponenti dell'Esecutivo e dopo numerosi incontri avuti dal Governo con il management dell'azienda e con il dottor Umberto Agnelli; in presenza di una vera e propria svolta che investe non soltanto il gruppo FIAT, ma una parte importante del capitalismo italiano; in presenza di incontri riservati tra il Governo e i più importanti esponenti del mondo finanziario e bancario del Paese; in presenza insomma di una vera e propria svolta negli assetti dell'economia e del capitalismo italiano.
Pregherei il Governo di ritirarsi in buon ordine per approfondire le questioni e di tornare in questo ramo del Parlamento quando avrà argomenti seri da esporre dinanzi a questo ramo del Parlamento. Ci rifiutiamo di intervenire perché consideriamo la discussione in corso un'autentica presa in giro nei confronti del Senato. (Applausi dai Gruppi DS-U, Mar-DL-U, Verdi-U e del senatore Crema).
E' ora di finirla, signor Presidente; non può essere accettato in alcun modo che, di fronte ad una crisi di cui parlano i più importanti quotidiani europei, il Governo venga a prendere in giro il Senato della Repubblica. Quando il Governo interviene in questa sede deve comunicare informazioni, deve esprimere una posizione, deve dire la verità al Paese.
Questo andazzo è impensabile e noi non parteciperemo ad una discussione che consideriamo inutile e offensiva. Per l'ennesima volta abbiamo chiesto al Governo di riferire a quest'Assemblea in modo rispettoso delle funzioni e delle prerogative del Parlamento, ma questa richiesta viene regolarmente disattesa. E' ora di finirla, signor Presidente.
Invito il Ministro a venire in Senato parlando un linguaggio di serietà e di verità. Noi rappresentiamo l'Italia; non si sta prendendo in giro soltanto il Parlamento, si sta prendendo in giro l'Italia intera e ciò non è accettabile quando decine di migliaia di persone patiscono una situazione di incertezza per il proprio futuro e per il futuro dei propri figli.
Non è in discussione soltanto una nostra prerogativa - voi non ve ne rendete conto - ma è in discussione, signori del Governo, il rapporto tra le istituzioni e il Paese. È ora di dire basta; non parteciperemo più a quella che è diventata una vera e propria sceneggiata. (Applausi dai Gruppi DS-U, Mar-DL-U, Verdi-U, Misto-Com e del senatore Crema).
LAURIA (Mar-DL-U). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LAURIA (Mar-DL-U). Signor Presidente, rinuncio anch'io all'intervento a fronte di questa presenza deludente del Governo. (Commenti del senatore D'Onofrio).
PAGANO (DS-U). D'Onofrio stai zitto, ormai la poltrona di Ministro te la sei giocata!
D'ONOFRIO (UDC:CCD-CDU-DE). Io parlo rimanendo qui, anziché annunciando che non parlerò. (Applausi dal Gruppo FI).
PRESIDENTE. Senatore D'Onofrio, per cortesia, le darò la parola appena il senatore Lauria avrà terminato il suo intervento.
LAURIA (Mar-DL-U). Signor Presidente, voglio denunciare con forza che, mentre sono in corso tentativi di accordo sottobanco alle spalle del Parlamento e del Paese sulla maggiore industria italiana, mentre la finanza internazionale ci osserva e, a seconda dei nostri comportamenti, giudicherà il sistema Paese, si tenta di mettere fuori gioco il Parlamento, dopo aver estromesso i sindacati in occasione dell'accordo siglato a Palazzo Chigi.
È un gioco scorretto tenere il Parlamento all’oscuro di quanto sta accadendo, dei movimenti in atto tra i poteri forti, che vogliono ridisegnare spazi e confini d'influenza nuovi nell’ambito dell’economia del nostro Paese. Non sfugge che sono in gioco anche i maggiori giornali nazionali, quelli più importanti; c’è il legittimo sospetto - questa volta sì - che il premier voglia ridisegnare il proprio spazio di potere, accrescendo così il proprio conflitto di interessi. E intanto i lavoratori vedono effettuare sulla loro pelle questi giochi rischiosi per il Paese.
A fronte di questa situazione, noi protestiamo e chiediamo che il Governo venga in quest’Aula rispettoso del Parlamento e del Paese e riferisca non aria fritta, cioè quello che è scritto sulle agenzie di stampa, ma l’effettivo stato delle cose. Non possiamo essere ridotti a meri passacarte, che traggono maggiori informazioni dalle agenzie di stampa piuttosto che dalla voce del Ministro competente! La partita che si gioca in questo momento nello scenario nazionale ed internazionale è troppo grande. Il Governo, una volta tanto, dimostri senso di responsabilità e tuteli l’interesse pubblico. (Applausi dai Gruppi Mar-DL-U, DS-U e Verdi-U e del senatore Crema).
D'ONOFRIO (UDC:CCD-CDU-DE). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
D'ONOFRIO (UDC:CCD-CDU-DE). Signor Presidente, esprimo la mia sorpresa per il fatto che illustri colleghi annunciano di non parlare parlando. Siccome la novità… (Proteste dai Gruppi DS-U e Mar-DL-U).
PAGANO (DS-U). Basta!
PRESIDENTE. Colleghi, lasciate proseguire il senatore D’Onofrio.
D'ONOFRIO (UDC:CCD-CDU-DE). Lascio che gli ululati di parte dell’opposizione coprano il fatto che rimangono in Aula parti significative del centro-sinistra. Le loro spaccature sono evidenti. Rimangono in quest’Aula a dimostrare che questo è il problema. (Applausi dai Gruppi UDC:CCD-CDU-DE, FI e AN).
PAGANO (DS-U). Prendi esempio dall’onorevole Follini! (Vivaci commenti del senatore Garraffa).
PRESIDENTE. Senatrice Pagano, bentornata in Aula. Senatore Garraffa, per favore. (Il senatore Passigli chiede di intervenire).
E’ già intervenuto il suo Capogruppo, senatore Passigli.
PASSIGLI (DS-U). Intendo intervengo in dissenso, anche perché le argomentazioni che riguardano l’ordine dei lavori sono varie.
PRESIDENTE. Senatore Passigli, mi lasci dire qualcosa, così possiamo - in qualche modo - dare inizio a questo dibattito.
Colleghi, mi sono impegnato più volte per garantire lo svolgimento di un dibattito sulla vicenda FIAT, perché, al pari di tutti voi, l’ho considerata e la considero tuttora molto importante e grave per il Paese. C’è infatti un aspetto sociale, occupazionale, ma c’è anche un aspetto che riguarda il futuro della nostra industria automobilistica.
È stato svolto, una prima volta, un question time con il Ministro delle attività produttive. Credevo che, nel secondo intervento in Aula del Ministro, con le comunicazioni rese venerdì ed il completamento del dibattito di oggi, si potesse svolgere una discussione più ampia.
Ho ascoltato, con molto dispiacere, le parole del senatore Angius, il quale ha dichiarato che non parteciperà al dibattito, perché credo che sia necessaria invece una discussione ampia ed articolata. Avrei auspicato - lo dico con franchezza - un dibattito analitico, così come mi sarei augurato un’esposizione un po’ più articolata da parte del Ministro interessato. Non sta a me giudicare né questo né quell’intervento, posso solo dire quello che avrei auspicato e quello che ho comunque richiesto al Governo, così come ora lo chiedo a voi.
Mi auguro quindi che il dibattito ci sia, che nessuno rinunci ad intervenire e che si espongano le ragioni degli uni e degli altri, poiché esse riguardano un caso molto grave ed angosciante per la nostra vita produttiva e sociale.
TOFANI (AN). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ancora sull'ordine dei lavori dopo la mia replica? Ne ha facoltà.
TOFANI (AN). Voglia scusarmi, signor Presidente, il mio intervento non deve essere assolutamente sentito in termini di scortesia nei suoi confronti, ma credo che probabilmente si è creato un equivoco, nel senso che, facendo riferimento agli interventi che i vari senatori hanno svolto nella scorsa settimana alla presenza del ministro Marzano, non si sono di fatto illustrate le risoluzioni che sono state presentate.
Credo quindi che vi sia stato un fraintendimento; forse allora sarebbe opportuno che almeno un rappresentante per Gruppo, il presentatore o comunque uno dei firmatari, fornisse dei contenuti più specifici ai singoli documenti che i vari Gruppi hanno presentato e sui quali, tra l'altro, dovremo votare. Anche da questo approfondimento potrebbero venire quelle risposte che si auspicano più definite, più dettagliate, e pertanto potrebbe essere superato in questa maniera un incidente di percorso che io ritengo essere dovuto solo ad un fatto formale e non sostanziale.
Concludo ringraziando il ministro Marzano, che credo sia la quarta volta che viene in Senato a riferire quanto è a sua conoscenza. Bisogna poi capire le aspettative di ognuno di noi; alla fine dobbiamo pur chiederci e dire espressamente cosa vogliamo che ci dicano il Ministro e il Governo oppure se quello che dice il Ministro in nome e per conto del Governo è quello che noi vogliamo ascoltare.
Ritengo che questo percorso potrebbe risolvere il problema, signor Presidente.
PASSIGLI (DS-U). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PASSIGLI (DS-U). Signor Presidente, vorrei chiederle di intervenire presso il Governo per sollecitare una risposta più ampia, come già diceva il senatore Angius, perché gli avvenimenti di queste ultime ore hanno spostato i confini della vicenda, che è di grandissima importanza per la FIAT auto, per tutto l'indotto, per il nostro sistema industriale. Infatti, le ultimissime vicende e le stesse cose di cui il ministro Marzano parlava, cioè di accordi intercorsi o in corso di perfezionamento, di intese tra il Governo e gli azionisti di riferimento della FIAT, allargano il campo all'intera serie delle partecipazioni.
Non possiamo nasconderci quanto l'intera stampa e lo stesso direttore del "Corriere della sera", in un suo grido di dolore, in un suo editoriale oggi afferma, e cioè che sono in gioco anche gli assetti di HDP - ossia la controllante del "Corriere della Sera" - e quindi del "Corriere" stesso. Pertanto, vi è una grande questione che, al di là di quella industriale pur rilevantissima, tocca l'aspetto altrettanto rilevante della libertà di informazione, del pluralismo dell'informazione, del conflitto di interessi.
Credo che lei debba invitare il Presidente del Consiglio a venirci a dire qual è la natura degli accordi intercorsi tra il Governo e gli azionisti di riferimento circa il management FIAT, ma anche se vi sono accordi che implicano modifiche nella composizione dell'azionariato HDP o del patto di sindacato HDP e del management HDP, perché la questione è su tutte le agenzie, su tutti i giornali, è intimamente connessa alla questione FIAT ed è estremamente rilevante per la natura degli interessi del Presidente del Consiglio.
PAGLIARULO (Misto-Com). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PAGLIARULO (Misto-Com). Signor Presidente, nonostante l'intervento del senatore D'Onofrio, mi associo, a nome dei Comunisti Italiani, alla dichiarazione del senatore Angius. Non è possibile alcun dibattito sul nulla.
In ogni caso, tutto quello che sta avvenendo, che è avvenuto, che prevedibilmente avverrà, tutto ciò che conta è stato deciso, a quanto pare, dietro le quinte di un gioco di potere che ha volutamente tagliato fuori da qualsiasi possibilità di incidere sugli sviluppi della situazione due protagonisti della vicenda: il movimento sindacale e il Parlamento della Repubblica italiana; il primo espulso da qualsiasi trattativa, il secondo ridotto, fino ad ora, ad un luogo in cui il ministro Marzano è venuto ad ascoltare gli umori e le opinioni dei rappresentanti del popolo senza mai minimamente accennare ad alcunché su questa materia, a cominciare dall'esternazione di sette giorni fa del Presidente del Consiglio, per finire al nulla delle comunicazioni di oggi.
L’accordo separato fra FIAT e Governo è oggi ancora meno credibile, perché salterebbero le due più autorevoli figure del gruppo; questo trasforma clamorosamente in carta straccia gli impegni assunti dalla FIAT e dal Governo.
Il senatore Tofani ha detto che il ministro Marzano viene a riferire ciò che egli sa; se egli non sa, non vedo che senso abbia il dibattito. Chiediamo al Governo - e chiudo - di rispettare il confronto con il Parlamento, con i sindacati, con i lavoratori, cosa che non ha fatto nelle scorse settimane e tanto meno pochi minuti fa.
Signor Ministro, con il rispetto a lei dovuto, la sua comunicazione non è letteralmente esistita. Chiediamo con urgenza un dibattito vero su tutto quello che sta succedendo. (Applausi dal Gruppo Misto-Com).
MORO (LP). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MORO (LP). Signor Presidente, ritengo condivisibile l’atteggiamento assunto dal senatore Tofani. Direi di passare immediatamente al dibattito in quest’Aula, dove i rappresentanti del popolo devono illustrare le loro posizioni al Governo, poiché il Governo non deve soltanto riferire, ma deve anche ascoltare.
Io credo che dal dibattito il Governo possa trarre degli spunti utili per il prosieguo di una trattativa che è in corso. Il Governo probabilmente è venuto a dirci quello che in questo momento sa, ma la situazione si sta evolvendo, ed è quindi giusto che l’Aula si esprima. Ogni parte politica ha presentato le proprie risoluzioni, su questo io credo ci sia terreno di confronto e alla fine verranno fornite tutte le indicazioni utili al Governo affinché le trattative in corso tengano conto anche della voce del Parlamento. (Applausi dal Gruppo LP e del senatore Malan).
DEL TURCO (Misto-SDI). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DEL TURCO (Misto-SDI). Signor Presidente, io penso che sarebbe sbagliato se una vicenda, nata sulla base di un piano industriale della FIAT che ha prodotto lutti e rovine nel Paese, si trasformasse in un piccolo conflitto parlamentare tra noi e il ministro Marzano.
Ciò non è giusto nei confronti degli operai della FIAT in cassa integrazione, non è giusto nei confronti del Paese e forse non è giusto nemmeno nei confronti di quel bon ton parlamentare che ha portato il ministro Marzano per tre volte in quest’Aula a discutere con noi.
Qual è il problema? Vorrei che il Ministro avesse la pazienza di ascoltare e se il senatore Passigli…
PRESIDENTE. Pregherei il senatore Passigli di non disturbare il Ministro, perché, signor Ministro, desidererei che lei ascoltasse con attenzione.
DEL TURCO (Misto-SDI). Approfitto della circostanza per chiedere una piccola riforma del Senato: un recinto per impedire che i Ministri e i Presidenti del Consiglio vengano continuamente assaliti da parlamentari, della maggioranza e dell’opposizione. (Cenni di assenso del presidente Pera). La proposta è accolta: la ringrazio, signor Presidente. Allora, vorrei far osservare al ministro Marzano…
PRESIDENTE. La questione non riguarda le dimensioni del recinto, ma la forza d’urto, perché mi pare che da destra e da sinistra per i Ministri sia difficile resistere.
DEL TURCO (Misto-SDI). La questione che pongo al ministro Marzano è la seguente. Abbiamo notizia, signor Ministro, di un incontro tra il Presidente del Consiglio e Agnelli (parlo dell’ex senatore, non del nostro attuale collega).
MARZANO, ministro delle attività produttive. Ne ho dato notizia io.
DEL TURCO (Misto-SDI). In secondo luogo, corre voce (e non è infondata, è verosimile) che sia in corso una sorta di vertice tra alcune banche, quelle che hanno un’esposizione molto grande con la FIAT, e la Banca d’Italia. È stata annunciata una decisione, per esempio, riguardante il Gruppo finanziario tessile, che produce a Torino un’altra ferita importante nella storia industriale di quella città. Comunica un’agenzia in questo momento (ringrazio il senatore Angius per avermela segnalata) che le banche dissentono sul cambio del vertice, poiché sostengono che questa notizia, che il Ministro conferma così autorevolmente, vìola intese che immagino siano intercorse tra le banche, la FIAT e il Governo come mediatore.
Allora, persino le nostre risoluzioni, signor Presidente, sono diventate vecchie, perché noi ci riferiamo a un piano industriale che palesemente è già altra cosa rispetto al maremoto che sta per scoppiare nel sistema industriale italiano e nel sistema creditizio.
Voi ritenete che la questione si possa chiudere con una discussione parlamentare tra noi e il ministro Marzano? La mia opinione è no. La mia opinione è che occorre riconvocare il Parlamento quando il ministro Marzano o il presidente del Consiglio Berlusconi saranno in grado di venire al Senato a dire che cosa è successo veramente nella storia industriale e finanziaria del nostro Paese. (Applausi dai Gruppi DS-U, Mar-DL-U, Misto-Udeu-PE e del senatore Pagliarulo).
BORDON (Mar-DL-U). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BORDON (Mar-DL-U). Signor Presidente, a differenza di quanto il Ministro in questa sua non comunicazione ci aveva detto, giunge notizia, ormai siamo costretti a ricorrere alle agenzie, che l'amministratore delegato della FIAT avrebbe lasciato il suo incarico. Quindi, anche la piccolissima non notizia che il Ministro ci aveva dato, viene smentita in questo momento dalle agenzie.
Per quel minimo di decenza che noi tutti dobbiamo avere, credo sarebbe il caso, lo dico proprio abbassando i toni, di chiedere una pausa di riflessione e di aggiornarci su quello che sta avvenendo alla FIAT e a Palazzo Chigi, prima di tornare qui e di riaprire la discussione. Infatti, se non disponiamo, caro collega Tofani, neanche degli elementi minimi per poterla affrontare, mi sembra complicato potervisi addentrare.
Pochi minuti fa il Ministro ci aveva detto di aver ricevuto comunicazione telefonica da parte del dottor Agnelli, con la quale si avvertiva che il ricambio al vertice sarebbe avvenuto con una convocazione del consiglio di amministrazione tra 48 ore. Invece, apprendiamo che c'è una sostanziale novità, ossia che Galateri si è dimesso. A questo punto, come lei può capire, signor Presidente, ciò rende davvero surreale un'eventuale discussione che proseguisse su queste basi. (Applausi dal Gruppo Mar-DL-U, dei senatori Del Turco, Pagano e Zancan).
CANTONI (FI). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CANTONI (FI). Signor Presidente, intervengo perché mi sembra che questa discussione sia davvero surreale. Noi dimentichiamo un aspetto fondamentale, ossia che la FIAT è un'azienda quotata in borsa...
DEL TURCO (Misto-SDI). E allora?
CANTONI (FI). Per coloro che hanno un minimo di conoscenza giuridica, non c'è bisogno di aggiungere altro. (Applausi dai Gruppi FI, AN e UDC:CCD-CDU-DE).
Quando eravate al Governo, scrissi in un articolo che a Palazzo Chigi c'era una merchant bank, per tutte le privatizzazioni che avete favorito. Avete preso accordi diretti con i soliti noti, avete preso accordi con la FIAT. La FIAT è sempre stata un vostro preciso punto di riferimento perché controlla i giornali.
ANGIUS (DS-U). Ma non essere ridicolo!
CANTONI (FI). Oggi vi trovate in una situazione di grande imbarazzo, perché, per la prima volta, siete spiazzati, perché la crisi della FIAT investe i poteri forti dei quali voi siete sempre stati soci. (Applausi dai Gruppi FI, LP, UDC:CCD-CDU-DE e AN. Congratulazioni).
PAGANO (DS-U). Sempre meglio che dei venditori di tappeti.
MARZANO, ministro delle attività produttive. Domando di parlare.
PRESIDENTE. Senatrice Pagano, la prego, ha chiesto di parlare il ministro Marzano. Ne ha facoltà.
PASSIGLI (DS-U). Ricordatevi che fine fece il "Corriere" di Albertini.
NOVI (FI). Noi ci ricordiamo il "Corriere" di Tobagi e che fine fece quest'ultimo.
PAGANO (DS-U). Senatore Novi, stai zitto.
PRESIDENTE. Senatore Novi, la prego, lasci intervenire il Ministro.
MARZANO, ministro delle attività produttive. Signor Presidente, volevo ricordare che questa è la terza o quarta volta che io vengo in quest'Aula, adempiendo semplicemente ad un mio dovere istituzionale.
Nel corso delle varie sedute cui ho partecipato, ho avuto modo di informare i colleghi senatori di ciò che stava avvenendo nello svolgimento dei tavoli con le parti sociali, di come, da parte del Governo, si fosse raggiunto un accordo di programma e quale ne fosse il contenuto; di ascoltare gli interventi di venerdì scorso; di prendere atto delle proposte di risoluzione; di esprimere il parere sulle stesse e di riferire all'Aula gli ultimissimi avvenimenti.
Dirmi che il Governo non ha tenuto informato il Senato su questa vicenda mi pare paradossale, veramente paradossale.
PASSIGLI (DS-U). Sono più informate le agenzie di stampa!
MARZANO, ministro delle attività produttive. In secondo luogo, mi pare che alcuni colleghi dell’opposizione partano dal presupposto che il Governo stipuli accordi, stia addirittura nelle menti dei manager che hanno intenzione di dimettersi, che, quindi, il Governo abbia un contatto e una penetrazione…
ANGIUS (DS-U). Non l’ha detto Berlusconi?
MARZANO, ministro delle attività produttive. Niente di tutto ciò. (Commenti del senatore Lauria).
PRESIDENTE. Senatore Lauria, la prego di moderare i toni.
Poco fa ha chiesto al ministro Marzano di essere più articolato; ora, egli lo sarà secondo quanto da lei richiesto.
MARZANO, ministro delle attività produttive. Qui non ci sono accordi. La FIAT è un’impresa privata quotata in borsa. Il Governo non interferisce con le decisioni della FIAT.
VOCI DAI BANCHI DELL’OPPOSIZIONE. No?!
MARZANO, ministro delle attività produttive. Tanto meno interferisce sui cambi dei vertici. Vi pare possibile che il Governo tratti con un’azienda privata su chi debba domani condurrla? Questo è assurdo. Vi pare possibile pensare che il Governo sia informato di eventuali dimissioni (lo apprendo in questo momento)?
Il Governo non è l’ANSA, non è un luogo in cui si ricevono, di volta in volta, le notizie che le parti che hanno titolo per darle divulgano. Il Governo riferisce qui ciò che viene a sapere ufficialmente e di questo ho riferito: di un colloquio che si è svolto questa mattina, nel corso del quale non si sono né raggiunti né proposti impossibili accordi con un’azienda privata quotata in Borsa.
PAGANO (DS-U). Non lo dire Marzano…
MARZANO, ministro delle attività produttive. Voi, colleghi, permettetemi di dirlo, avete un’impostazione di politica economica che contempla addirittura una sorta di Ministero delle partecipazioni statali anche quando le partecipazioni statali non esistono più. (Applausi dai Gruppi FI, AN, UDC:CCD-CDU-DE e LP).
Non è così che il Governo si comporta.
PASSIGLI (DS-U). Peggio!
MARZANO, ministro delle attività produttive. Voi pensate che dovrebbe farlo? Non è la nostra concezione della politica liberale di questo Paese. (Applausi dai Gruppi AN, FI, UDC:CCD-CDU-DE e LP).
Di queste notizie interne all’azienda, quindi, non sappiamo, non le abbiamo concordate, non c’entriamo. Vi ho riferito di quello che è accaduto alcune ore fa.
Quindi, signor Presidente, non solo - a mio avviso - sono stato articolato nel corso di questi incontri, ma sono stato anche estremamente puntuale nel riferire i fatti che accadono. Su questo piano il Governo non accetta critiche. (Applausi dai Gruppi AN, FI, UDC:CCD-CDU-DE e LP).
PRESIDENTE. Passiamo ora alla votazione delle proposte di risoluzione.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il senatore Pagliarulo.
PAGLIARULO (Misto-Com). Signor Presidente, rinuncio ad intervenire.
MALABARBA (Misto-RC). (Si leva in piedi indossando la giacca della tuta dell'Alfa Romeo).Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MALABARBA (Misto-RC). Signor Presidente, signor Ministro, io non rinuncio a parlare, anche se condivido molte delle osservazioni che sono state fatte in primo luogo dal senatore Angius. Non rinuncio a parlare perché ritengo che sicuramente avremo bisogno di tornare sulla vicenda della FIAT, esattamente per le ragioni che sono state esposte da più colleghi, in particolare dai colleghi dell’opposizione.
Credo anche, però, che ci sia il dovere da parte del Governo di pronunciarsi rispetto ad alcune risoluzioni le quali intervengono non solamente sull'indirizzo generale, che pure è una questione importante su cui poi parlerò, ma anche sulle questioni che riguardano l’emergenza, che sono quelle che da ieri mattina, appunto, interessano alcune migliaia di lavoratori e le loro famiglie.
Anch’io da ieri mattina mi sento, sono, virtualmente licenziato dall’Alfa Romeo di Arese, perché la produzione in quello stabilimento non è più prevista ed io, finito il mandato parlamentare, come tutti gli altri operai di produzione, perderò definitivamente il lavoro.
Per quei pochi poi che sono alla progettazione il discorso è tutto da vedere; bisognerà verificare infatti se mai la sinergia tra Ferrari e Maserati, nel quadro del polo delle auto sportive di lusso di cui si parla, avrà bisogno della loro progettazione e non di quella della Wolkswagen che sembra entrare in tale progetto. Però, signor Ministro, ci deve risparmiare - come le ho già detto venerdì scorso - di contare quelli che lavorano nel perimetro industriale e che sono allocati lì attraverso il CRAA (il consorzio regionale) e che non sono mai stati dipendenti della FIAT; alcuni di essi - come lei dovrebbe ben sapere - una volta rilevati gli operai dell’Alfa Romeo, sono stati messi subito in cassa integrazione, come ad esempio i dipendenti dell’azienda Rottamfer. Non faccia, come Gogol, il conto delle "anime morte".
Inoltre, mi chiedo quale sia la serietà di un accordo del Governo con un gruppo di cui non è dato sapere se abbia una direzione consolidata o meno e che, dopo pochi giorni, stante una lotta furibonda al suo interno e con gli altri soggetti interessati (General Motors e le banche in primo luogo), prospetta uno scenario a dir poco confuso, ma sicuramente incidente su quello straccio di accordo di programma che ha concordato. Non c’è più niente adesso che possa riferirsi ad un programma con una prospettiva se le alleanze individuate sono cadute per stessa ammissione del Presidente del Consiglio.
"L’americano" Fresco si è impegnato con General Motors per affidargli entro il 2004 le fabbriche ripulite in modo che scatti la rilevazione totale del capitale, come previsto dall’accordo del 2000, mentre altri lavorano per concentrare i marchi sportivi più prestigiosi in un altro progetto estraneo a General Motors. Straordinario: non è l’intervento del capitale pubblico in FIAT a far scappare gli americani - come qualcuno aveva affermato - ma è la dinamica stessa dello scontro interno alla FIAT, e anche dello scontro tra la FIAT e il Governo e con i creditori che porta al disimpegno anche di General Motors.
La dismissione dell’auto addirittura si accelera perché è in corso un processo a cui stiamo assistendo da anni: lo "spezzatino" delle imprese, con il risultato che nel giro di un anno o poco più - se va bene - le poche migliaia di lavoratori FIAT rimasti diventeranno una succursale della succursale General Motors in Europa, cioè dell'Opel.
Come fa, signor Ministro, a dire che il sindacato dovrebbe prendere in considerazione il nuovo contesto perché sarebbe migliore? Come fa a dire questo? Come fa a dire, dopo le solenni dichiarazioni del Presidente del Consiglio, che il Governo non ha fatto nulla per intromettersi rispetto al management FIAT? Ci prende in giro, signor Ministro? Dovrebbe argomentare di più il fatto che lei non vuole mettere il naso dentro la gestione di questo gruppo industriale privato.
E tutto questo se le cose andranno bene, perché se nello scontro di capitali in corso, particolarmente virulento, che ha implicazioni enormi per l’economia del Paese e anche per la politica - basti pensare alla proprietà del "Corriere della Sera" - uscissero notizie più volte circolate circa irregolarità nella gestione di FIAT Auto e di FIAT S.p.A., ci troveremmo di fronte a qualcosa di molto più rilevante, ad una piccola Enron italiana e forse alla bancarotta dell’azienda FIAT.
Ma al di là delle considerazioni di politica generale che ci confermano le ragioni della nostra impostazione, secondo cui l’intervento pubblico prevalente nel capitale FIAT è la sola condizione per mantenere un’industria automobilistica in Italia, inevitabilmente riconvertita in produzione di trasporto individuale e collettivo ecocompatibile, non capisco le conclusioni del Ministro di venerdì scorso quando ha detto che di ciò non si è parlato. Se ne è parlato. Alcuni sono intervenuti, per esempio il sottoscritto e anche un collega del Gruppo dei Verdi. Si parla di una riconversione ecocompatibile perché di essa parlano tutte le aziende automobilistiche del mondo che hanno voluto fare ricerca in relazione al possibile unico mercato che può garantire un futuro anche di mobilità non solamente nel nostro Paese.
Pertanto, credo che, anche al di là della risoluzione n. 5 di appoggio agli obiettivi sindacali che ho sottoscritto con altri colleghi e che condivido, sia opportuno soffermarsi soprattutto su quell’implicazione dell’accordo di programma grazie al quale - come tutti sappiamo - 5.600 lavoratori sono in cassa integrazione (a zero ore e non a rotazione) da ieri mattina.
Mi hanno spinto, signor Ministro… (Brusìo in Aula).
PRESIDENTE. Senatore D’Ambrosio, come ho già fatto con tutti gli altri, la prego di non disturbare il Ministro.
MALABARBA (Misto-RC). Grazie, signor Presidente. Queste condizioni mi hanno spinto da ieri mattina allo sciopero della fame, come gesto simbolico - peraltro essendo qui non posso scioperare in altro modo - che vuole richiamare l’attenzione di tutti voi senatori dell’opposizione e della maggioranza e, soprattutto, sua signor Ministro. In questa quasi vertenza che ho aperto con il Governo, mi preme arrivare ad un punto possibile di incontro almeno su un aspetto (che è poi quello contenuto nella proposta di risoluzione n. 4 che ho presentato), vale a dire l’emergenza della situazione e non tanto le sue prospettive, su cui vi è una nebulosa.
La lettera che ha posto fuori dell’azienda 8.100 lavoratori in cassa integrazione a zero ore non contiene - questo è ciò che conta - alcuna data di rientro, poiché vi è scritto "fino a nuova comunicazione dell’azienda". Questi sono elementi che valgono anche in sede giudiziaria. Non sono previsti rientri: questi 8.100 sono esuberi ed è già sicuro che almeno la metà di essi non rientrerà in azienda, mentre la rotazione, signor Ministro, riguarderà, anche se non nell’immediato, gli stessi esuberi ed alcune produzioni in via di estinzione; ossia, alla fine saranno fuori anche coloro che lavorano su queste produzioni.
Questo è, in sostanza, l’accordo di programma da voi concluso. Il senso della mia breve proposta di risoluzione è la semplice scrittura di quanto previsto dalla legge; non ne abbiamo un’altra, signor Ministro: lei non sta rispondendo su questo aspetto, così come non risponde il ministro Maroni, e continua a non rispondere!
L’articolo 1, commi 2 e 8, della legge n. 223 del 1991 prescrive, signor Ministro, la cassa integrazione a rotazione dove non lo impediscano esigenze tecniche e produttive. Sono disposto a fare una discussione di dieci ore con lei sulle entità produttive coinvolte per vedere se è possibile o no applicare la cassa integrazione a rotazione.
A queste produzioni la cassa integrazione è stata applicata fino a qualche settimana fa; dove sono allora gli impedimenti tecnici e produttivi? Le ricordo che, in assenza di tali impedimenti, la legge prescrive la cassa integrazione a rotazione: non è un optional, non è discrezionale. Se resterà del tempo, vi racconterò anche un episodio che mi ha coinvolto sul piano della vertenza sindacale al riguardo.
La legge prescrive che il Governo, sentito il CIPI, è l’unico abilitato a concedere la cassa integrazione straordinaria; non ci sono altri soggetti deputati a ciò. Ciò deve realizzarsi con un accordo tra le parti sociali; in mancanza del quale, se il Governo non è convinto delle zero ore, la legge prevede che esso imponga all’azienda la rotazione della cassa integrazione. Per il momento, quindi, solo il vostro benestare ha permesso il ricorso alla cassa integrazione a zero ore. Lei, cioè, ha difeso, insieme al collega Maroni, l’attuazione pratica pretesa dalla FIAT.
Vi chiedo pertanto di rimediare e di concedere alla FIAT la cassa integrazione guadagni straordinaria in tutti gli stabilimenti a rotazione settimanale, con la minore sofferenza possibile tra tutti i lavoratori, e comunque senza fermate e sospensioni dal lavoro superiori a trenta giorni consecutivi.
Signor Ministro, non so se lei si intende di automobili: sa quanto ci vuole per aggiornare l’impianto per il restyling della Punto a Termini Imerese? Spari una cifra a caso; scommetto che non sono necessari più di dieci giorni, e non aggiungo altro. Questa è la situazione. Si chiede un blocco di mesi per portare il restyling di un’auto nello stabilimento di Termini Imerese, i cui impianti già prevedono quel tipo di produzione. L’Alfa-Romeo di Arese - tanto per dimostrare quanto sono fungibili gli stabilimenti tra loro - sulle linee della 164, che molti di voi conoscono, ha prodotto la Y10, di provenienza dall’Autobianchi di Desio. Questo, è avvenuto dopo un lavoro durato un mese, visto che si trattava di modelli enormemente diversi tra loro; figurarsi cosa vuol dire adattare una linea per inserire un restyling.
La cassa integrazione a rotazione non si è voluta esattamente nel quadro della riduzione occupazionale alla quale seguirà altra riduzione occupazionale. Questo è il percorso preteso dalla General Motors, oggi dalle banche e da tanti altri. Questo è il quadro.
Allora, mi chiedo se c'è ancora, in quello straccio di accordo di programma, un percorso che preveda il rilancio produttivo. Chiedo non l'annullamento di quell'accordo, che è ormai in vigore, ma l'introduzione di una forma di rotazione che sia seria e legata alla legge attualmente vigente.
Sono state presentate varie proposte di risoluzione e vorrei far presente ai senatori dell'opposizione, come anche a quelli della maggioranza, che io sono perché vengano poste ai voti. Se tuttavia non lo saranno, chiedo che vi sia un voto sulla proposta di risoluzione recante le misure di emergenza, e cioè quella che parla di rotazione della cassa integrazione. Lo chiedo ai colleghi che tanto hanno insistito per difendere in questa o in quella realtà regionale le produzioni del collegio che in qualche modo rappresentano.
E allora, colleghi anche della maggioranza, vi sentite di dire che la cassa integrazione a rotazione non è praticabile, e quindi il Governo ha fatto quello che doveva fare? Oppure di tentare una modifica migliorativa che impegni il Governo a ricercare una soluzione per la cassa integrazione a rotazione per non lasciare fuori nessuno più di un mese a livello continuativo? Vi sembra di chiedere la luna, o esiste la possibilità di arrivare ad un punto di incontro tra posizioni diverse, su cui dovremo discutere, perché il futuro di questa azienda non è solo il futuro dell'automobile - l'hanno già detto gli altri colleghi - ma è il futuro di un pezzo importante dell'economia italiana, con un'incidenza rilevantissima sulla politica?
Non possiamo dimenticare, proprio in questa discussione, il problema che stanno vivendo i lavoratori che sono in sciopero, che stanno facendo i blocchi stradali, che hanno intenzione di occupare la fabbrica - come ad Arese - perché non vi è nessuna alternativa.
Concludo, signor Ministro, ringraziando il Presidente per lo spazio che ha voluto darmi anche oggi. Voglio solo sottolineare che, nel momento in cui si potrà riaprire seriamente una nuova trattativa (cosa che credo tutti quanti auspichiamo una volta che vengano revocate le misure assunte che impediscono evidentemente una trattativa seria, perché non si può lasciare solo al sindacato la gestione delle conseguenze dentro gli stabilimenti di un accordo fatto senza il loro consenso), andrà tenuto presente che ci sono anche altri sindacati che sono stati esclusi dalla trattativa.
Mi riferisco allo SLAI-COBAS e al FLMU-CUB dello stabilimento di Arese, che sono altrettanto rappresentativi e che, insieme alla FIOM e agli altri sindacati, stanno decidendo iniziative di lotta, o al sindacato SinCobas, presente in tutti gli altri stabilimenti. Ebbene, anche questi sono stati eletti nelle RSU e devono sedere insieme agli altri sindacati al tavolo delle trattative. E' un impegno che le chiedo direttamente, perché al riguardo può incidere; anche questo può servire a portare ad un tavolo tutti i soggetti interessati, perché tutti i sindacati devono essere coinvolti se si vuole trovare un punto d'incontro.
Se invece lei riterrà opportuno non accedere a queste richieste e riconfermare che la proposta di risoluzione n. 4 non è accettabile perché prevede la cassa integrazione a rotazione, il licenziamento che ho avuto io lo darò a lei consegnandole una lettera di licenziamento degli operai della FIAT. La prego di considerare licenziato anche il ministro Maroni, perché anche lui ha grandi responsabilità in questo accordo. (Applausi dai Gruppi Misto-RC, Mar-DL-U, DS-U, Verdi-U e Misto-Com. Congratulazioni. Il senatore Malabarba consegna una lettera al Ministro delle attività produttive).
MUZIO (Verdi-U). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MUZIO (Verdi-U). Signor Presidente, credo che bene abbia fatto il senatore Angius a porre il problema al Governo. Non interverrò sulla proposta di risoluzione n. 5, per le stesse ragioni che il senatore Del Turco ha addotto nel suo intervento. Nel merito, non mi sembra che abbiamo ricevuto informazioni adeguate, perché i fatti - come diceva il collega Del Turco - sono superati dalle novità.
Inoltre, le banche stanno cercando di rappresentare i loro interessi, legati al piano finanziario, e non industriale, presentato e concordato fin dal maggio 2001.
Esponenti del mondo bancario stanno incontrando rappresentanti della Banca d'Italia, per discutere di ciò che la Banca d'Italia non ha discusso al momento dell'accordo del maggio scorso: di management e di nuovo assetto industriale.
Signor Ministro, il problema non è incidere su un'azienda privata, quotata in borsa o quant'altro; il problema è capire che cosa pensa il Governo, quale invito rivolge ad una società privata; il problema è porre l'attenzione sulla questione occupazionale e sugli assetti di carattere industriale e proprietario, perché qui si rischia che, con la discussione dell'opzione put nel 2004 o con il suo rinvio al 2006, la FIAT, che tanta parte ha avuto nella storia del Paese, finisca nelle mani della General Motors oppure dell'industria automobilistica tedesca, cioè nella mani di un settore industriale concorrente.
L'interesse di Mediobanca non è il risultato della discussione di proposte di risoluzione; c'è la dichiarazione di un responsabile del Ministero dell'economia che cita l'interesse di Mediobanca rispetto al quadro di riferimento generale.
Signor Ministro, il problema non riguarda le risoluzioni, bensì gli effetti finali: le garanzie per l'occupazione, per i lavoratori della Fiat e delle imprese dell'indotto, ai quali bisogna dare risposte nelle prossime ore con la legge finanziaria al fine di assicurare loro l'uscita dalla cassa integrazione, il pensionamento oppure soluzioni di rilancio produttivo.
Il problema riguarda il fatto che la prospettiva dell'azienda è americana o tedesca. Si deve allora parlare del sommerso, come fa il Presidente del Consiglio, o si deve parlare della solita CGIL perché bisogna spaventare? Qualche giornalista, alcuni giorni fa, notava che il Governo agita sempre uno spauracchio, invoca qualcos'altro per coprire una serie di interessi.
Questa discussione dovrebbe riscontrare la fiducia dei cittadini nell'istituzione parlamentare, la fiducia negli stessi senatori, perché essa attiene alla politica economica del Governo e non ad un semplice rapporto informativo tra l'Esecutivo e il Parlamento. (Applausi dai Gruppi Misto-Com, DS-U e del senatore Sodano Tommaso).
FILIPPELLI (Misto-Udeur-PE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FILIPPELLI (Misto-Udeur-PE). Signor Presidente, rinuncio all'intervento perché non abbiamo elementi per una valutazione politica serena e completa. È vero che la FIAT è una società privata, è vero che è una società per azioni quotata in borsa, è vero che la concezione liberale cui dice di ispirarsi questo Governo non consente alcun intervento, ma è sotto gli occhi di tutti - ne parlano tutti gli organi di stampa quotidianamente - che il Governo non soltanto interviene, ma condiziona e decide la permanenza o meno degli attuali dirigenti.
In occasione del primo incontro dedicato alla crisi della FIAT, il 12 novembre scorso, i senatori dell'Udeur avevano dichiarato la propria disponibilità a sostenere l'impegno del Governo, a patto che questo fosse adeguato alla gravità della situazione. Ora siamo al secondo appuntamento in condizioni davvero drammatiche. Da ieri migliaia di operai si trovano nell'umiliante situazione della cassa integrazione a zero ore, con metà stipendio e con la certezza di non rientrare più in fabbrica.
L'azienda manda segnali che testimoniano grandissima confusione progettuale, tecnica e finanziaria. Noi vorremmo capire davvero che cosa sta avvenendo, non riusciamo a comprendere gli interessi forti perché manca un'informativa completa da parte del Governo. Rinunciamo a parlare perché non siamo nelle condizioni di esprimere una valutazione politica serena.
RIPAMONTI (Verdi-U). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
RIPAMONTI (Verdi-U). Signor Presidente, credo che il senatore Angius abbia posto un problema vero, rilevante, che riguarda i rapporti del Governo in particolare con questo ramo del Parlamento, soprattutto con riferimento alla vicenda della FIAT.
Il nostro Gruppo ha deciso di intervenire perché vi sono almeno due questioni rilevanti che non possiamo rinviare ad una prossima discussione. La prima è la seguente.
Siamo di fronte ad un piano industriale presentato da un gruppo dirigente. Nella proposta di risoluzione che abbiamo presentato - colgo l’occasione per annunciare che ritiriamo la proposta di risoluzione n. 2 e che voteremo a favore della proposta di risoluzione n. 5 - chiediamo che quel piano sia bloccato. Oltre alle motivazioni già elencate in quest’Aula nel corso della discussione delle ultime settimane, riteniamo che oggi ci sia un motivo in più per bloccare quel piano, ed è il fatto che esso è stato presentato da un gruppo dirigente oggi messo in discussione e dimissionato.
Com’è possibile, ministro Marzano, dare ancora credibilità a quel piano, quando il gruppo dirigente che lo ha presentato è stato dimissionato? Questo è l’interrogativo a cui bisogna rispondere. Non possiamo giocare e fingere di non vedere i problemi.
E passo ora alla seconda questione. Il Ministro ha affermato che il Governo non ha alcuna intenzione di interferire sulla scelta da parte della FIAT del nuovo gruppo dirigente, perché la FIAT è una società quotata in borsa e il Governo è liberale e liberista, non statalista. Non sono convinto della validità di queste affermazioni e cercherò di dimostrarne il motivo.
La crisi di questo gruppo dirigente si verifica non su prospettive diverse legate al piano industriale o ad un progetto di rilancio del prodotto, ma all’interno di uno scontro di potere nel mondo bancario e finanziario. Si stanno ridisegnando i rapporti di forza nell’economia complessiva del capitalismo italiano.
Forse si spiegano in questo modo (non si tratta di un’illazione, siamo in un’Aula parlamentare e dobbiamo confrontarci sui fatti veri) le dichiarazioni, che a prima vista erano sembrate irresponsabili, del presidente Berlusconi su come risanare l’azienda FIAT. Evidentemente, il primo Ministro del nostro Governo era già a conoscenza di questo piano, oppure forse il Governo vede con maggior gradimento il cambiamento del gruppo dirigente, perché entra nel gruppo un uomo, un dirigente nuovo, un manager gradito al presidente Berlusconi.
Danno fastidio queste affermazioni? Significa essere statalisti dire queste cose in un’Aula parlamentare? Significa essere statalisti chiedervi di confrontarvi su questi problemi?
Cosa cambia rispetto al piano industriale presentato? Non cambia esattamente nulla, perché c'è una continuità; anzi, se c'è una continuità, è in peggio. Infatti, si riduce drasticamente il personale, si svende alla General Motors o a un altro acquirente quello che resta di FIAT Auto, il famoso "spezzatino", così com'è stato spiegato in quest'Aula dal senatore Malabarba; si mantengono i marchi di lusso Ferrari, Maserati e Alfa.
Così si spiega anche perché il piano era generico: un piano che non conteneva prospettive vere di sviluppo, un piano che non poteva essere competitivo. Oggi si spiega, perché la scelta è quella di svendere il settore auto e di mantenere le cosiddette produzioni di eccellenza: ripeto, Ferrari, Maserati e Alfa.
Questo è il piano vero, che significa una riduzione drastica degli occupati ed è per questo motivo che voteremo a favore della proposta di risoluzione n. 5, perché in essa si dice che quel piano deve essere bloccato. (Applausi dai Gruppi Verdi-U e DS-U e del senatore Crema).
PIROVANO (LP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PIROVANO (LP). Signor Presidente, signor Ministro, colleghi, vorrei fosse evidente che la gente, quella stessa gente che ci ha delegato e che ci consente di essere qui a rappresentarla in Senato, non vuole la germanizzazione dell'industria automobilistica italiana. Nel 1986 la Ford avrebbe acquistato la sola Alfa Romeo; oggi c'è il rischio che il gruppo Volkswagen diventi il maggior azionista di Alfa e Ferrari, e già possiede la Lamborghini e la Rolls-Royce. La Ford, acquistata la Jaguar, l'ha rivalutata e oggi la casa inglese è tornata sulle strade con successo.
Mi chiedo - come molti si chiedono - dove sia finita la professionalità italiana che ci ha distinti nel mondo; perché la FIAT, ottenuto con troppa facilità il monopolio dell'auto, abbia disintegrato la propria immagine. Mi chiedo ancora - sempre come molti - se questa volta il Governo penserà alla Nazione, alla sua dignità o penserà ai personaggi dei salotti buoni, a coloro che offrono brioches quando è finito il pane. Dalla concatenazione degli avvenimenti, dall'astio dei sindacati e dell'opposizione, emerge e si consolida l'impegno del Governo, che bene ha condotto la mediazione con la FIAT.
Dichiaro quindi il voto favorevole alla proposta di risoluzione n. 3, il cui primo firmatario è il senatore Schifani, ma raccomando al Governo, signor Ministro, di non interpretarla come una preghierina della sera, ma di attivarla nella sua essenza; raccomando al Governo, signor ministro Marzano… Signor Ministro, la prego.
PRESIDENTE. È la terza volta che si rivolgono a lei, signor Ministro. Non stia a civettare con i colleghi, resista e non si faccia avvicinare.
PIROVANO (LP). Raccomando al Governo di non interpretare la proposta di risoluzione n. 3, sulla quale il Gruppo Lega Nord dichiara il proprio voto favorevole, come una preghierina della sera, ma di attivarla nella sua essenza per garantire il meglio sia per la Nazione che per le maestranze Alfa e FIAT. (Applausi dai Gruppi LP e FI).
D'ONOFRIO (UDC:CCD-CDU-DE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
D'ONOFRIO (UDC:CCD-CDU-DE). Signor Presidente, abbiamo una opportunità in questo dibattito che riguarda una questione di fondo e abbiamo ovviamente altre ragioni per non essere soddisfatti o informati del tutto. Questo è normale, lo dico anche ai colleghi della maggioranza.
È una vicenda di enorme rilievo in cui, ovviamente, il nostro interlocutore è il Governo, ma occorre che tutti siamo consapevoli che tale vicenda non nasce per responsabilità di quest'ultimo, per cui non vorrei che si trasformasse all’improvviso in una questione della quale il Governo deve rispondere avendola provocata: non l’ha provocata il Governo. Questa è una consapevolezza essenziale per capire di che cosa ci stiamo occupando.
Perché non l’ha provocata il Governo (e questo è un argomento sul quale possiamo avere opinioni anche dissenzienti)? Per quel complicatissimo passaggio da un’economia fortemente statalizzata o parastatalizzata ad una sostanzialmente basata sull’economia privata, che è sancita dal Trattato istitutivo della Comunità europea, ora Unione europea; per il passaggio dalla FIAT italiana, chiusa nelle barriere italiane, alla FIAT che gira nel mondo, con la competizione che il mondo richiede.
L’insufficienza per noi oggi è avere interlocutore il Governo nazionale e non l’inesistente Governo europeo, perché quella è la sede nella quale si può seriamente capire se ci si sta o meno orientando verso un numero molto limitato di produzioni automobilistiche di ambito europeo, rispetto alla grande area statunitense e alla grande area asiatica, in particolare giapponese.
Di questo stiamo parlando: la FIAT è un gigante italiano, nella logica del protezionismo nazionale; è un soggetto importante, ma non un gigante, nel panorama europeo. Il confronto della FIAT con il resto del mondo l’ha esposta e la espone ad una competizione con il prodotto estero (parlo della FIAT Auto) ed ovviamente l’ha esposta e la espone ad un’idea diversa dell’azionista principale che ha la FIAT Auto nella conglomerata.
Noi non possiamo far finta di non capire che esiste una conglomerata di cui la FIAT Auto è parte, ed è ovviamente l’azionista, soprattutto la famiglia Agnelli, molto largamente intesa, che da questo punto di vista ha valutato la situazione in un modo che noi possiamo ritenere non confacente agli interessi nazionali. Il Senato è il luogo nel quale ogni Gruppo politico ha il diritto di dire la sua, ha il diritto di dire all’azionista Agnelli che il modo in cui la FIAT Auto è vista nell’ambito delle iniziative imprenditoriali, industriali o finanziarie del gruppo Agnelli non è coerente con i nostri asseriti interessi nazionali.
Ed è evidente che, per questo tipo di discorso, il rapporto tra il Governo della Repubblica, il Parlamento della Repubblica, in questo caso il Senato, e l’azionista FIAT è un rapporto complicato; non è quello tra chi dà e chi esegue ordini, ragion per cui il Parlamento può dire al Governo che si deve impegnare a fare qualcosa e il Governo è tenuto a farlo: noi possiamo persino dire che il Governo è tenuto a fare qualcosa che il Governo non può fare o che l’azionista non gli consente di fare.
Che cosa dunque possiamo chiedere al Governo, in quanto parlamentari italiani? Prima il collega Angius ha detto che noi siamo l’Italia: per carità, lo siamo tutti, la maggioranza e l’opposizione, non c’è una riserva di italianità di qualcuno e una mancanza di rappresentanza italiana da parte di altri; lo siamo tutti, non nel senso ideologico, ma nel senso politico, in quanto rappresentiamo senza vincolo di mandato gli interessi nazionali.
Orbene: qual è la nostra valutazione dell’interesse nazionale in questo momento? Io ritengo - il Gruppo dell’UDC, all’interno della maggioranza di Governo, ritiene - che l’interesse nazionale sia innanzitutto quello al mantenimento sul territorio nazionale delle attività di ricerca, di innovazione e di intelligenza che conducono alla produzione di automobili capaci di competere nel mondo, non automobili quali che siano.
Noi riteniamo che l’Italia non possa fare a meno, come sistema economico e sociale, di un’adeguata produzione di automobili. Riteniamo che ciò che fa la FIAT lo possa e lo debba continuare a fare la FIAT e per questo impegniamo il gruppo Agnelli ad affermare che la FIAT Auto è parte del progetto industriale; infatti, se il gruppo Agnelli ritenesse che non è parte del loro interesse l’attività di produzione di auto, noi non avremmo interesse ad interloquire con il gruppo Agnelli per quanto riguarda la FIAT.
Questo è il primo punto fondamentale. Mi sembra un interesse comune, affermato da tutte le parti politiche, la salvaguardia di una capacità tecnologica moderna, avanzata, capace di competitività internazionale nella produzione dell’auto. Questo mi sembra il primo interesse nazionale.
Il secondo, che alcuni sentono in un modo, alcuni in un altro, è la salvaguardia dell'attività di lavoro di tutti i dipendenti oggi FIAT, taluni di noi ritenendo che debbano continuare a lavorare per produrre auto (se questo è possibile, ovviamente sono d'accordo), ma tutti ritenendo che non debbano perdere la possibilità di lavoro.
Possiamo impegnare il Governo a garantire che quelli che possono lavorare nel settore auto continuino a farlo e che quelli che non possono più, come è capitato, senza grandi clamori nazionali da parte dell'opposizione quando era maggioranza, quando si è ridotta massicciamente la forza lavoro nel settore dell'auto italiana, facciano altro. La vicenda non scoppia oggi, va avanti da anni. Da questo punto di vista, l'esigenza della competitività internazionale dell'auto ha concorso a far ritenere ridotta la potenzialità di forza lavoro. Questo è il problema politico che abbiamo di fronte.
Vengo ora al terzo punto, nei confronti del quale noi dell'UDC siamo molto sensibili. Sono lieto che la risoluzione della maggioranza contenga questo aspetto di metodo, che per noi è anche politico, ossia che le decisioni che il Governo ha preso non vanno cancellate (perché le riteniamo complessivamente accettabili), ma che esse sono insufficienti, perché l'evolversi della situazione è tale da far ritenere possibile un nuovo piano industriale, quindi, che il Governo possa sollecitare l'azionista privato ad adottare un nuovo piano industriale.
Il cambiamento del vertice dell'azienda può favorire o contrastare questa esigenza. Lo vedremo, se da parte delle nuove responsabilità (se ci saranno) vi sarà la disponibilità a considerare la FIAT Auto strategica nell'interesse nazionale, anche se non lo è all'interno del gruppo.
Il ministro Marzano, quando ha parlato del maggior impegno dell'azionista della FIAT Auto, ci ha comunicato che questo è il mutamento di qualità che sta avvenendo in queste ore. In questo modo, ha significato dirci, io ho capito in questo senso, che l'impegno dell'azionista FIAT Auto, che poteva essere meno decisivo e rilevante ai fini del mantenimento dell'attività autoveicoli in Italia, diventa più consistente all'interno della sua decisione di azionista di occuparsi di questa vicenda.
Siamo sensibili al fatto che il Governo intrattenga, continui ad intrattenere, faccia di tutto per intrattenere, in vista degli obiettivi che la risoluzione indica, che sono di qualità e quantità, il dialogo con tutte le parti sociali. Questo è essenziale. Non vogliamo che il Governo abbia preso atto della conclusione di una vicenda e da quel momento proceda senza la consultazione delle parti sociali.
Abbiamo detto, chiesto e, senza difficoltà, concorso ad ottenere, che nella nostra risoluzione non si metta in discussione ciò che è stato fatto, desideriamo che altro si faccia e si farà con la consultazione delle parti sociali. Questo è problema di metodo del Governo, che è rispettoso dell'autonomia privata ed è consapevole del mutamento che sta avvenendo nel capitalismo italiano. Ovviamente questo mette in gioco anche il rapporto tra gruppo FIAT, banche, Mediobanca e i giornali, ed è un problema molto delicato.
Siamo sensibilmente interessati a conoscere cosa accade da questo punto di vista, ma una cosa deve essere chiara, ci dobbiamo abituare al fatto che gli intrecci del capitalismo italiano possano modificare gli assetti proprietari delle aziende, dei giornali e delle altre attività. Questa è questione di fondo. Se non ci vogliamo abituare, continueremo a protestare e a dire che non vogliamo parlare, cosa che ritengo, da questo punto di vista, mi consentano i colleghi del centro-sinistra, più bambinesca che reale. Parliamo sapendo che questo parlare è un modo, è un metodo, è un processo e mai un punto di arrivo.(Applausi dai Gruppi UDC:CCD-CDU-DE e AN e del senatore Gubetti).
LAURIA (Mar-DL-U). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LAURIA (Mar-DL-U). Signor Presidente, voglio essere coerente con quanto affermato prima. Non siamo in possesso di elementi sull'evolversi della situazione. Stanno maturando fuori dall'Aula avvenimenti che ancora non riusciamo a decifrare appieno ed il Governo non è venuto a darci alcun elemento sufficiente. Così, la nostra discussione sarebbe surreale.
Proporrei quindi una pausa di riflessione affinché su una questione così importante, strategica, che coinvolge i nuovi assetti del potere economico in Italia, con tutto ciò che ne consegue in termini di ricaduta nel settore della politica, venga posta maggiore attenzione, quell’attenzione che il Governo in queste ore (sbagliando) non sta dimostrando di avere nei confronti del Parlamento e del Paese. (Applausi dal Mar-DL-U).
TOFANI (AN). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
TOFANI (AN). Signor Presidente, vorrei iniziare questo mio intervento leggendo dei passi tratti dal Resoconto della Camera dei deputati, Allegato A, della 230a seduta del 27 novembre 2002.
In questo documento, del quale alla fine citerò la fonte, si legge quanto segue: "…a bloccare l’attuazione del piano presentato dalla FIAT e la chiusura degli stabilimenti; …adoperarsi per evitare la chiusura degli stabilimenti di Arese e di Termini Imerese; …vanno, perciò, escluse ipotesi di acquisizione statale del capitale dell’azienda, focalizzando gli strumenti a disposizione del potere pubblico per misure finanziarie di sostegno volte a fornire alla FIAT le risorse necessarie al suo rilancio; … a mettere in campo interventi di accompagnamento e garanzie che possano andare a sostegno dei piani di ricerca e sviluppo, di interventi territoriali e di ogni altra misura compatibile con le norme comunitarie; ad attivare da subito, in collaborazione con le Regioni ove è maggiore il rischio di processi di ridimensionamento della presenza industriale della FIAT, le procedure negoziali di sostegno finanziario…; a promuovere attività di ricerca, in collaborazione tra pubblico e privato, finalizzate all’utilizzo di nuove tecnologie e delle energie alternative…; a prevedere gli strumenti necessari per il sostegno dell’occupazione anche nell’indotto". Questo è un estratto della mozione 1-00120, il cui primo firmatario è l’onorevole presidente Violante.
Credo che a questi temi posti dal presidente Violante, e da altri numerosissimi parlamentari che hanno sottoscritto quella mozione, sia stata fornita una risposta; il patto di programma dà una risposta. Ovviamente, fornisce una prima risposta, questo credo sia il punto centrale del ragionamento.
Il patto non è l’atto conclusivo ma l’atto necessario, propedeutico a riaprire il confronto con le parti sociali perché nel Patto stesso, come ognuno di voi avrà avuto modo di leggere, in riferimento ad ogni realtà produttiva viene puntualmente richiamata la presenza e l’esigenza di confronto con i sindacati.
Questa fase deve allora essere gestita e ciò deve essere fatto con grande consenso perché noi, come rappresentanti del popolo, come rappresentanti di questo ramo del Parlamento, così come la Camera dei deputati, abbiamo la necessità di arrivare a forme di ampio consenso.
In questa fattispecie, infatti, l’interlocutore non è il Governo ma la FIAT. Noi spesso dimentichiamo, e purtroppo dobbiamo constatare ciò anche in termini di propaganda, che si punta ad attaccare il Governo quando, di fatto, il problema è stato creato da un gruppo privato: la FIAT; problema al quale il Governo, anche in momenti molto duri del confronto, ha cercato di dare contorni tali da contenere l’impatto sociale, da consentire il rilancio di quell’azienda importante e strategica per l’Italia, tanto che i contenuti del patto sicuramente non prescindono dalle larghissime richieste che venivano anche da parte dei sindacati.
Il patto, quindi, non è qualcosa che è venuto fuori a prescindere dagli incontri bilaterali che hanno avuto luogo. Il patto è il prodotto degli incontri bilaterali che il Governo, assumendosi ogni responsabilità, anche al di là delle proprie funzioni, ha posto in essere continuativamente con la FIAT e con le parti sociali. Si era arrivati a un punto di rottura e non vi era altra cosa da fare se non quella di creare un primo momento che permettesse una costruzione successiva.
Ebbene, colleghi della minoranza, vi invitiamo a lavorare insieme per questa costruzione successiva. Il problema determinato dalla FIAT, che coinvolge migliaia di lavoratori che anche oggi stanno protestando in molte piazze d’Italia, e quelle realtà, soprattutto del Centro e del Sud, che si trovano in condizioni già fortemente disagiate, fa sì che costoro reclamino una volontà politica il più possibile coesa da parte del Parlamento al fine di evitare separazioni di carattere ideologico o di schieramento politico.
L’obbligo è quello di stare vicino a questi lavoratori e alle loro famiglie. Se leggiamo le varie proposte di risoluzione, al di là del diverso taglio ideologico, ci accorgiamo che esistono degli elementi in comune. Non a caso, ho voluto ricordare all’inizio del mio intervento proprio i contenuti di una mozione presentata da un Gruppo sicuramente di minoranza.
Ed allora mi chiedo se sia ancora il caso di fare polemiche e di chiedersi perché la FIAT sia arrivata a determinare anche questa ulteriore situazione di grave disagio. Potremmo anche entrare in questa polemica, ma non credo che i lavoratori vogliano questo. I lavoratori chiedono risposte concrete perché non è possibile che si possa immaginare che questo cataclisma sia nato ieri; esso viene da lontano.
Ho avuto già modo di riferire venerdì scorso, durante il mio intervento in quest’Aula, che il gruppo FIAT negli ultimi ventidue anni ha perso quasi 170.000 lavoratori. In altre parole, si è avuto un dimagrimento abnorme che non può essere chiamato in causa oggi solo per un motivo politico, vale a dire per tentare un assalto ulteriore al Governo, come se ci trovassimo di fronte alla prima circostanza in cui la più grande industria italiana procede verso un dimagrimento. Si tratta di un’industria che purtroppo non ha seguito con attenzione i processi legati ad una possibile ristrutturazione e che è stata continuamente sostenuta attraverso interventi meramente contingenti, che non danno risposte per il futuro.
Ed allora dobbiamo lavorare; dobbiamo impegnarci per trovare una soluzione; e se oggi (o già da ieri) abbiamo notizia che i vertici della FIAT stanno cambiando, dobbiamo prendere atto che è vero quanto da noi tutti affermato, cioè che la gestione dei manager della FIAT non era tale da produrre effetti positivi. Di conseguenza, non dobbiamo ascrivere ciò che è avvenuto ad una parte o all’altra. Dobbiamo, con favore, prendere atto che finalmente questa grande azienda comincia ad adottare cambiamenti che incidono su chi deve guidarla e dirigerla.
Né tanto meno ritengo - onorevoli colleghi - che si debba entrare nello scontro di lobby bancarie perché non vorremmo mai che qualcuno venisse condizionato da fenomeni di carattere finanziario o economico, sottomettendo l’elemento più importante costituito dalla politica.
Non voglio essere retorico, ma desidero ribadire il primato della politica e, se qualcuno si dovesse sentire coinvolto nello scontro tra banche, a noi ciò non interessa. Non dobbiamo sostenere la curva nord o la curva sud. Vogliamo sostenere un dato certo: il rilancio della FIAT, con le sue caratteristiche e il suo marchio per arrivare a dare certezze non solo a coloro che oggi soffrono, ancora una volta, a causa di politiche non valide, ma anche all’indotto enorme che è coinvolto dalla crisi e, soprattutto, all’Italia affinché riprenda vigore una delle aziende più importanti del Paese.
Questi sono i nostri sentimenti. Mi auguro che anche la minoranza voglia rivedere le sue posizioni perché questo non deve essere terreno di scontro politico ma momento di congiunzione di sforzi per il lavoro italiano. (Applausi dai Gruppi AN, FI, LP e UDC:CCD-CDU-DE).
SCARABOSIO (FI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SCARABOSIO (FI). Signor Presidente, signor Ministro, onorevoli colleghi, sono molto soddisfatto della notizia di oggi, che il dottor Umberto Agnelli é stato ricevuto dal presidente Berlusconi. Noi parlamentari torinesi sappiamo infatti qual è stata la linea della FIAT degli ultimi anni e chi ha messo il dito nella piaga, chi ha cercato di sviluppare il senso di responsabilità e la critica opportuna. Questo personaggio è proprio il dottor Umberto Agnelli. Durante gli ultimi dieci anni, la FIAT ha fatto delle scelte da grande impresa, da multinazionale qual è, e molte di queste decisioni sono state criticate proprio dal dottor Umberto Agnelli.
Oggi allora dobbiamo pensare che il presidente Berlusconi ha scelto un giusto riferimento, un uomo della famiglia ed un importante azionista che aveva intuito la possibilità di questa crisi. Questa è una scelta giusta, da noi torinesi condivisa in pieno, sicuramente foriera di una precisa linea di diversificazione rispetto al passato.
Guardate, non è facile individuare - non voglio entrare nel modo più assoluto nel merito - gli eventuali elementi negativi che, nel tempo, purtroppo, sono stati tanti. Non voglio ripetermi: nello svilupparsi di tutti questi processi negativi, il dottor Umberto Agnelli ha cercato di porsi come interlocutore naturale nella dialettica familiare senza, purtroppo, essere ascoltato. Oggi, pertanto, mi rallegro profondamente del fatto che il presidente Berlusconi abbia avuto un colloquio con il dottor Umberto Agnelli. Ritengo che questa sia la strada giusta.
Secondo me, la FIAT, con il dottor Umberto Agnelli, potrà riprendere un cammino non intrapreso dalla precedente amministrazione. Già in un primo tempo, il dottor Umberto Agnelli aveva assicurato alla FIAT i suoi migliori manager: tra questi, il dottor Galateri che ha sempre seguito gli interessi dell'IFIL, quindi del dottor Umberto Agnelli.
Sono stati anni utili perché tutte le iniziative seguite dal dottor Galateri, come uomo di Umberto Agnelli, hanno dato esito positivo. A Torino sappiamo quindi che quella era la linea vincente. Oggi bisogna fare un passo indietro e riconoscere che la linea seguita dall’avvocato Agnelli era perdente perché la crisi dell’IFIL viene da lontano e qualcuno, il dottor Umberto Agnelli, l’aveva già prevista. (Commenti dal Gruppo DS-U).
CANTONI (FI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CANTONI (FI). Signor Presidente, onorevoli senatori e senatrici, ho tre osservazioni ed una proposta da sottoporvi. La prima osservazione è che, nel momento in cui il nostro Paese è in un contesto di globalizzazione e la politica si fa diversa, si fa più moderna, tutti i Premier delle nazioni industrializzate seguono il proprio sistema-Paese non entrando nelle angolazioni specifiche, come il Governo Berlusconi non sta facendo, ma preoccupandosi della salvaguardia dei lavoratori, del sistema-Paese e di un'azienda che è un patrimonio del nostro Paese, come la FIAT. La FIAT ha ricevuto 280.000 miliardi di vecchie lire in sovvenzioni, cassa integrazione, stanziamenti a fondo perduto, quindi il Governo, il Senato, i parlamentari hanno il diritto di entrare nello specifico argomento per salvaguardare il sistema-Paese.
La seconda osservazione è che la FIAT è un'azienda quotata in Borsa, è un'azienda che ha un contratto parasociale con una delle più grandi aziende mondiali, la General Motors, quindi noi dobbiamo rispettare innanzitutto le decisioni dei consigli di amministrazione, che in una società libera sono sovrani, e pertanto non possiamo entrare nelle loro specifiche decisioni.
La proposta di risoluzione n. 3 vede favorevoli Forza Italia e l'intera Casa delle libertà, però riteniamo anche che alcune situazioni che si stanno evolvendo con velocità, come del resto sta succedendo nelle moderne economie, rendano necessaria e doverosa una pausa di riflessione. È possibile che in questi giorni si possano verificare alcune situazioni che debbano essere seguite dal Parlamento con la dovuta attenzione, con rispetto e nella massima trasparenza.
Quindi, a nome della Casa delle libertà, della maggioranza di questa Assemblea, la mia proposta è che la pausa di riflessione consenta un'analisi attenta e prudente di tutti gli aspetti che stanno emergendo sulla vicenda. Se siete d'accordo, questa è la proposta della Casa delle libertà. (Applausi dai Gruppi FI, AN, LP e UDC: CCD-CDU-DE e del senatore Carrara).
PRESIDENTE. Senatore Cantoni, vorrei sapere cosa significa tecnicamente la sua proposta.
CANTONI (FI). È una questione sospensiva, signor Presidente. In relazione poi agli effetti delle decisioni che al di fuori di quest'Assemblea avranno a verificarsi, si potrà in un secondo momento, nei tempi concordati, riprendere la discussione e, nel caso, la votazione delle proposte di risoluzione.
PRESIDENTE. Chiedo scusa al senatore Cantoni e magari chiedo anche l'aiuto dei colleghi senatori e dei Capigruppo. La questione che lei ha posto sarebbe una sospensiva ai sensi dell'articolo 93 del nostro Regolamento, che prevede che, esaurita la discussione generale, si proceda ad una sospensione e non si passi alla fase delle votazioni. Mi sorge però qualche dubbio a proposito di una questione sospensiva posta a questo punto della discussione, nell'imminenza del voto.
ANGIUS (DS-U). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ANGIUS (DS-U). Signor Presidente, mi rendo conto che la proposta del senatore Cantoni, che io sostanzialmente condivido, può far sorgere qualche dubbio dal punto di vista dell'ordine dei lavori.
La richiesta che io avanzo, condividendo l'intervento del senatore Cantoni, è molto semplice. Io penso - l'ho motivato, ma l'hanno motivato anche altri colleghi - che noi ci troviamo, signor Presidente, in una situazione veramente imbarazzante ed anche di difficoltà. Siamo infatti chiamati a decidere su una questione così rilevante e così delicata, come è quella della crisi del gruppo FIAT Auto, mentre in questi stessi minuti stanno valutando il da farsi il management della FIAT, i gruppi bancari interessati ed il Governo che sta consultando, ovviamente gli uni e gli altri.
In tal modo, noi rischiamo di procedere a delle votazioni, magari dividendoci, ma impegnando comunque il Senato su qualcosa che poi non servirà a niente.
Al di là di ogni giudizio di merito, questa situazione pone obiettivamente in imbarazzo il Governo, il ministro Marzano, la maggioranza e anche l'opposizione, che vorrebbe disporre di elementi effettivi di confronto con il Governo e con la maggioranza, anziché di valutazioni occasionali. Non vorrei disturbare il ministro Marzano…
PRESIDENTE. Può farlo anche lei, senatore Angius, come lo fanno tutti, nonostante il mio richiamo reiterato e accorato. Ministro Marzano, desidererei che lei possa ascoltare, diversamente non è chiaro che cosa si decide e come si procede.
ANGIUS (DS-U). Prendendo atto delle dichiarazioni del senatore Cantoni, che vanno sostanzialmente incontro, se pure con altri argomenti, alla questione che avevo sollevato all'inizio della seduta, chiederei dunque una sorta di pausa di riflessione prima di procedere al voto.
Propongo che il Governo torni in Senato domani o al più tardi dopodomani per una breve informativa sugli sviluppi della crisi, in modo di consentire a questo ramo del Parlamento di correggere, integrare o riscrivere le proposte di risoluzione e assumere una determinazione precisa. Mi sembra una proposta ragionevole, che coglie tra l'altro lo spirito dell'intervento del collega Tofani.
Chiedo al Governo la disponibilità rispetto ad un supplemento di verifica degli sviluppi della situazione tale da consentire un pronunciamento del Senato su questioni di fatto anziché su questioni presunte.
BORDON (Mar-DL-U). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BORDON (Mar-DL-U). Signor Presidente, sono lieto di constatare che, sia pure in un momento delicato e in una situazione piuttosto concitata, ascoltandoci reciprocamente, giungiamo, seppure per strade diverse, alle medesime conclusioni.
Sono lieto che la proposta che ho avanzato qualche minuto fa di prenderci una pausa di riflessione sia stata adombrata anche dal senatore Cantoni. Alla luce degli elementi nuovi che il Governo auspicabilmente riuscirà ad avere e a riferirci e soprattutto alla luce di una esposizione più dettagliata e articolata che qui non abbiamo avuto, è opportuno che il Governo torni in Senato per esaminare risoluzioni davvero stringenti. Pur nel rispetto del fatto che si tratta di un'azienda privata e quotata in Borsa, questa vicenda coinvolge comunque i destini economici e strategici del Paese. Sono dunque d'accordo con la richiesta del senatore Cantoni.
D'ONOFRIO (UDC:CCD-CDU-DE). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
D'ONOFRIO (UDC:CCD-CDU-DE). Signor Presidente, intervengo su una questione procedurale per evitare equivoci nella decisione da prendere.
Da quanto ho potuto capire, abbiamo respinto l'ipotesi di non discutere le risoluzioni.
Abbiamo discusso sulle proposte di risoluzione e ora decidiamo di non votare. Quindi, il dibattito si è svolto; se è stato completato, bene, altrimenti si concluderà con eventuali altri interventi dei colleghi che devono ancora intervenire.
Possiamo quindi sospendere la votazione sulle proposte di risoluzione, non fino a dopodomani, ma fino a quando il Governo non riterrà di poter fornire elementi nuovi, altrimenti procediamo ora alla votazione.
PRESIDENTE. Colleghi, dal momento che state intervenendo su questioni procedurali, vi pregherei di consultare prima il Regolamento, perché state usando espressioni che non sono da questo previste. "Pausa di riflessione" è una bellissima espressione politica, che però non è contemplata nel Regolamento. Dovete dirmi cosa volete fare; non si può sospendere la discussione per riprenderla chissà quando, se e come. Bisogna verificare se il Regolamento offre o meno questi strumenti.
Non ho ancora compreso, a partire dall’intervento del senatore Cantoni in poi, quale istituto regolamentare si voglia usare, anche perché mi sembra che questo non esista.
TOFANI (AN). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
TOFANI (AN). Signor Presidente, anche durante il mio precedente intervento ho cercato di sottolineare l’esigenza - e mi fa piacere che ci sia una larga condivisione in merito - di trovare un momento di sintesi e di unità, la più ampia possibile, intorno a questo gravissimo problema che ha creato la FIAT.
Siamo d’accordo sulla sospensione: potremmo rinviare la votazione, per dare una veste di carattere regolamentare a questa decisione. Tuttavia, credo debba emergere qual è la volontà politica; penso che la scelta del momento in cui si dovrà completare questa discussione e procedere alla votazione sia legata a fenomeni importanti che continuano a determinarsi, come dimostrano le notizie che si rincorrono.
Allora, mi sembra corretto che questa discussione venga ripresa nel momento in cui il Governo avrà contenuti definiti da riferire, affinché il Parlamento possa prenderne atto con chiarezza e assumere le iniziative opportune. Ricordo tra l’altro che abbiamo a disposizione lo strumento molto importante, e cioè la Conferenza dei Capigruppo, onde evitare che la scelta del termine da rispettare sia soggettiva.
Pertanto, anche noi siamo dell’avviso che sia saggio non spaccare quest’Assemblea di fronte a un tema che ci deve vedere uniti. (Applausi dai Gruppi AN e FI).
MALABARBA (Misto-RC). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MALABARBA (Misto-RC). Signor Presidente, comprendo che sono intervenuti motivi nuovi che dovrebbero convincerci a tornare sull’argomento. Tuttavia, essendo abbastanza aleatorie le proposte di sospensione (in particolare, l’intervento del senatore D’Onofrio ha chiarito che i tempi non sono certi), credo non avrebbe senso rinviare la votazione delle risoluzioni.
In particolare, la proposta di risoluzione n. 4, da me presentata, non ha nulla a che vedere con le questioni di grande importanza che sono sopravvenute e che dovrebbero indurci a riflettere sull’opportunità o meno di aggiornare questa discussione.
Non so se è possibile pensare di votare solo le proposte di risoluzioni che non sono in contrapposizione tra loro, come la n. 4. Dubito che ciò sia possibile, ma se lo fosse si potrebbe intanto intervenire sulle questioni relative all’emergenza, cioè sulla forma di attuazione dei provvedimenti adottati dall'azienda (le cui procedure sono già state attivate ieri), votando la risoluzione relativa alle procedure in corso, e rinviare la discussione sulla strategia e la votazione delle altre risoluzioni (tra l’altro, sono firmatario di alcune di esse). Se questa separazione non è possibile, sono contrario all’idea di una sospensione sine die, poiché di questo si tratterebbe.
Inoltre, non mi garantisce per nulla la Conferenza dei Capigruppo, la quale non ha calendarizzato nei tempi utili la discussione che dovevamo svolgere sulle mozioni. In considerazione di questo, perché mai dovrei fidarmi della Conferenza dei Capigruppo?
MARZANO, ministro delle attività produttive. Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MARZANO, ministro delle attività produttive. Signor Presidente, pur essendo favorevole alla sostanza della proposta, penso di poter dire che se le proposte di risoluzione si ritengono superate dagli eventi che si stanno sviluppando allora bisogna ritirarle e presentarne di nuove. Lasciare, invece, delle proposte di risoluzione - per così dire - appese, quando probabilmente (come si presume, ascoltando gli interventi che sono stati svolti) ci sono eventi che cambiano la situazione, non mi pare francamente un'idea eccellente. Si ritirino le proposte di risoluzione oggi al nostro esame e poi, in base ai fatti che eventualmente accadranno, se sono tali da modificare la situazione, si ripresenteranno.
PRESIDENTE. Colleghi, l'espressione "pausa di riflessione" si è concretizzata invece nell'espressione "sospensione a norma di Regolamento". Ma cosa significa sospensione adesso? Se sospensione significa - ricordo che la discussione si è conclusa - che non si procede al voto e che la Conferenza dei Capigruppo fisserà una nuova data, in quel caso si procederà alla sola fase della votazione. Se invece in quella sede si dovesse riaprire il dibattito, questa non è una sospensione, bensì un altro dibattito o un prolungamento del dibattito, e perciò, ai sensi del nostro Regolamento, non è ammissibile.
Colleghi, comprendo l'importanza della questione - non sto a ripeterlo mille volte - e la gravità della situazione; vedo anche che essa è un work in progress perché ogni giorno cambia qualcosa nella situazione FIAT, nell'azionariato, nel management e così via, però non possiamo ogni volta sospendere i lavori perché vi è un'agenzia che dà alcune notizie e dopo si va avanti uno, due o tre giorni.
A norma di Regolamento tanto varrebbe procedere alla votazione e chiedere alla Conferenza dei Capigruppo di fissare, sulla base di ulteriori novità che già in parte stanno emergendo, un'ulteriore discussione, perché altrimenti lasciamo in sospeso solo il voto e la Conferenza dei Capigruppo dovrà decidere la data del voto, ossia i tre minuti che servono per tale fase.
A norma di Regolamento, forse anche rispetto all'evoluzione della posizione dell'azienda e al dibattito politico (l'ha detto e raccolgo l'invito del senatore Malabarba), sarebbe più corretto votare ora e rinviare alla Conferenza dei Capigruppo la decisione di stabilire la data in cui si possa ritornare sull'intera questione, con nuove comunicazioni del Governo, nuovo dibattito, nuove proposte di risoluzione e così via. In caso contrario, voi capite che gli istituti parlamentari non ci sono e lasciamo appeso soltanto un voto che di per sé non ha alcun significato.
GARRAFFA (DS-U). Decide l'Aula.
PRESIDENTE. Decide l'Aula conformemente al Regolamento, senatore Garraffa, non prescindendo dal Regolamento!
CANTONI (FI). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CANTONI (FI). Signor Presidente, facciamo nostra la sua interpretazione, quindi la Casa delle Libertà segue le sue indicazioni. Noi avevamo posto il problema di un rinvio perché la volatilità delle cose in tale situazione consentiva una maggiore trasparenza nel dibattito nelle prossime settimane, non certamente domani mattina o dopodomani, perché queste crisi si evolvono in una situazione molto lunga nel tempo.
Quando si fanno le lotte di potere, si contano poi alla fine i feriti e i morti che rimangono sul campo. Nel campo specifico del sistema bancario, che si sta lamentando, ciò non crea gravi problemi e non desta un particolare interesse sotto questo profilo. Quindi, accettiamo la sua proposta, signor Presidente, e siamo pronti a votare.
PRESIDENTE. La mia proposta, rispettosa del Regolamento, non intende concludere il dibattito sulla questione FIAT; la Conferenza dei Capigruppo può rimettere in discussione l'intera questione, nei tempi e nei modi che riterrà opportuni, sulla base di ulteriori comunicazioni del Governo, perché personalmente ritengo che il dibattito politico su di essa ancora non si sia esaurito. Dalla discussione odierna dobbiamo però uscire; allora, se questa è la posizione, riassumo le proposte di risoluzione che dobbiamo votare.
La proposta di risoluzione n. 1, presentata dal senatore Salvi e da altri senatori, è ritirata, così come la proposta di risoluzione n. 2, presentata dal senatore Ripamonti ed altri, e i presentatori confluiscono sulla proposta di risoluzione n. 5.
La proposta di risoluzione n. 3, presentata dal senatore Schifani e da altri senatori, non è stata ritirata ed è accolta dal Governo; la proposta di risoluzione n. 4, presentata dal senatore Malabarba, non è accolta dal Governo, nell’attuale formulazione, ma non è stata ritirata. Vi è, infine, la proposta di risoluzione n. 5, presentata dal senatore Angius e da altri senatori, nella quale sono confluite le proposte di risoluzione nn. 1 e 2, così come ho appena ricordato.
ANGIUS (DS-U). Ritiriamo la proposta di risoluzione n. 5, signor Presidente.
PRESIDENTE. Ne prendo atto. Rimangono quindi le proposte di risoluzione nn. 3 e 4.
SALVI (DS-U). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SALVI (DS-U). Signor Presidente, dichiaro di aggiungere la mia firma alla proposta di risoluzione n. 4 e chiedo a tutti i colleghi, in particolare a quelli della maggioranza, di leggerla con attenzione, perché, come il senatore Malabarba ha detto, in essa non è formulato alcun giudizio critico nei confronti di chicchessia.
Si tratta della richiesta al Governo (infatti non ho inteso una motivazione, peraltro, di parere contrario da parte del Governo) di adottare un meccanismo di ammortizzatore sociale effettivamente diverso da quello previsto nell’intesa con la FIAT, ma che non modifica alcun altro punto dell'accordo, se non quello di provvedere alla cassa integrazione a rotazione, che consente di dare maggiori garanzie, maggiori sicurezze ai lavoratori (nei limiti in cui garanzie possono derivare dalla cassa integrazione), che non ci sia una parte di essi destinata all’esubero, al licenziamento.
Quindi, chiedo un momento di riflessione su questo punto, prima di dare un voto contrario. Mi rivolgo in particolare, ma non solo, com’è evidente, ai parlamentari di tutti i Gruppi, di tutte le forze politiche che hanno sul loro territorio queste fabbriche, dai quali questo tema è estremamente avvertito.
SALERNO (AN). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SALERNO (AN). Signor Presidente, aggiungo la mia firma alla proposta di risoluzione n. 3, invitando anch’io i colleghi a leggerla molto attentamente.
RIPAMONTI (Verdi-U). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
RIPAMONTI (Verdi-U). Signor Presidente, intervengo per aggiungere la firma dei senatori del Gruppo Verdi-l’Ulivo alla proposta di risoluzione n. 4, perché essa è certamente condivisibile e per richiamare anche la maggioranza a guardare con attenzione a quanto prevede il dispositivo di tale proposta, ossia la concessione della cassa integrazione a rotazione settimanale, misura che va in direzione di quanto previsto dall’accordo FIAT-Governo presentato nei giorni scorsi alle parti sociali.
PAGLIARULO (Misto-Com). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PAGLIARULO (Misto-Com). Signor Presidente, aggiungo anch’io la mia firma alla proposta di risoluzione n. 4, motivandola in base alle ultime parole della stessa, cioè con la proposta di rotazione che garantisca "il rientro certo a tutti i lavoratori".
Poiché ho sentito, da parte di esponenti della maggioranza, che si auspica tale rientro certo, credo che, a maggior ragione, si potrebbe sottoscrivere una proposta di risoluzione che impegni il Governo, attraverso la rotazione settimanale della CIGS, a garantire un rientro certo a tutti i lavoratori del gruppo.
BONAVITA (DS-U). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BONAVITA (DS-U). Signor Presidente, anch’io vorrei aggiungere la mia firma alla proposta di risoluzione n. 4.
DI SIENA (DS-U). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DI SIENA (DS-U). Signor Presidente, chiedo anch’io di aggiungere la mia firma alla proposta di risoluzione n. 4.
SCHIFANI (FI). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SCHIFANI (FI). Signor Presidente, potrei pregarla, data l’eterogeneità di voci dell’Aula, di riepilogare cortesemente la situazione attuale in cui versano le proposte di risoluzione - quelle ritirate e quelle con aggiunta di firme - al fine di una valutazione complessiva dello stato dei nostri lavori?
(E' pervenuta alla Presidenza la seguente richiesta di aggiunta di firme: alla proposta di risoluzione n. 4 dai senatori Battaglia Antonio, Muzio e Sodano Tommaso).
PRESIDENTE. Senatore Schifani, le proposte di risoluzione nn. 1, 2 e 5 sono state ritirate. Sono rimaste invece le proposte di risoluzione nn. 3, a firma Schifani e altri, e 4, a firma Malabarba e altri.
SCHIFANI (FI). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SCHIFANI (FI). Signor Presidente, ritiriamo la proposta di risoluzione n. 3.
MALABARBA (Misto-RC). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MALABARBA (Misto-RC). Signor Presidente, il sottosegretario Sacconi è entrato in Aula a dibattito iniziato, ma potrebbe essere importante una sua opinione, visto che il ministro Marzano ha argomentato in termini più generici e generali, sulla questione, contenuta nella proposta di risoluzione n. 4, della praticabilità della rotazione della CIGS. Forse il suo parere è conforme a quello del Ministro, ma rimango ancora con un forte dubbio sul fatto che tale tipo di istituto non sia applicabile.
PRESIDENTE. Senatore Malabarba, mi sembra che il sottosegretario Sacconi intenda rimettersi a quello che ha detto il Ministro.
Passiamo alla votazione della proposta di risoluzione n. 4.
MACONI (DS-U). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
PRESIDENTE. Invito il senatore segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Maconi, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.
(La richiesta risulta appoggiata).
Votazione nominale con scrutinio simultaneo
PRESIDENTE. Comunico che da parte del prescritto numero di senatori è stata chiesta la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, della proposta di risoluzione n. 4, presentata dal senatore Malabarba e da altri senatori.
Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.
I senatori favorevoli voteranno sì; i senatori contrari voteranno no; i senatori che intendono astenersi si esprimeranno di conseguenza.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Il Senato non approva. (v. Allegato B).
Ringrazio il Ministro per la sua presenza.
Prima di procedere al successivo e impegnativo punto all'ordine del giorno, ritengo utile sospendere la seduta per alcuni minuti.
(La seduta, sospesa alle ore 17,44, è ripresa alle ore 18,02).