DE PETRIS (Verdi-U). Signor Presidente, chiederei da parte dei colleghi un po' di silenzio nell'abbandonare l'Aula.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, chi intende allontanarsi lo faccia rapidamente, chi rimane in Aula è pregato di consentire alla senatrice De Petris di svolgere il suo intervento con tranquillità.
DE PETRIS (Verdi-U). Signor Presidente, onorevoli colleghi, il disegno di legge finanziaria per il 2003, come chiaramente già illustrato dai nostri relatori di minoranza, che era stato annunciato come provvedimento di rigore e di sviluppo da parte del Governo, alla fine si è rivelato un provvedimento pasticciato, incoerente, senza un profilo di riconoscibile linea politica, economica e di sviluppo. La manovra è apparsa continuamente ripensata, cambiata numerose volte. (Brusio in Aula).
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, ripeto, chi intende restare in Aula lo faccia in modo di consentire alla senatrice De Petris di parlare tranquillamente ed ai colleghi interessati di ascoltare.
DE PETRIS (Verdi-U). Dopo il silenzio un po’ assordante del ministro Tremonti, i colleghi hanno difficoltà a mantenere attenzione.
La manovra è stata continuamente ripensata, cambiata, tant'è che, anche dopo l'esame in Commissione bilancio, siamo ancora nella fatidica attesa di un ulteriore intervento da parte del Governo attraverso un maxiemendamento. Le misure previste in questa finanziaria non sono a nostro avviso idonee a garantire una crescita della domanda interna sufficiente a raggiungere il tasso di sviluppo previsto per il 2003 (+2,3 per cento), tanto più nel quadro del sistema di finanza pubblica delineato dal decreto-legge n. 194 del 2002, il cosiddetto decreto blocca spese.
Non abbiamo alcun timore ad affermare che il disegno di legge finanziaria è ispirato a criteri centralistici e dirigistici, bloccando la già scarsa autonomia impositiva riconosciuta alle Regioni e agli enti locali. Ciò appare ancor più incongruente dopo che il Governo ha voluto accelerare in modo parossistico l'esame del provvedimento di devolution chiamando questa Assemblea a votarlo prima della finanziaria.
Si carica dunque sulle autonomie territoriali l'onere di assumere decisioni impopolari. La finanziaria è fondata su rinvii e su scommesse, non contiene misure strutturali di contenimento della spesa - e, quando le prevede, taglia le spese sociali - sovrastima i risparmi, ricorre a misure una tantum come i condoni o il blocco delle assunzioni.
Si prevede la creazione di due società, la Patrimonio dello Stato S.p.a. e la Infrastrutture S.p.a., che sono l'unica fonte di denaro fresco insieme ai condoni, alla proroga della sanatoria per i capitali esportati illegalmente all'estero e l'emanazione del decreto blocca spese e del decreto fiscale, che costituiscono il vero nocciolo della manovra per il 2003.
Mancano - a nostro avviso - interventi capaci di favorire lo sviluppo in settori strategici per innescare un processo di crescita; mi riferisco all'innovazione di processo, alla scuola, all'università, alla ricerca, settori fondamentali e primari per il nostro Paese. Un Governo che sosteneva di voler rilanciare gli investimenti ha adottato misure che vanno tutte nel senso opposto. Se il Governo intendeva invertire il ciclo negativo, doveva a nostro avviso spingere l'acceleratore sugli investimenti del Mezzogiorno, favorire la crescita del Sud anche come prospettiva strategica. Nulla di tutto ciò è contenuto nella finanziaria; le misure sulla DIT e il credito d'imposta non vanno nel senso della promozione di investimenti, non danno certezze alle imprese.
Quanto al succo della propaganda di questa finanziaria, la riduzione fiscale relativa all'IRPEF per il 2003, pur intervenendo sui redditi bassi la finanziaria presenta diversi aspetti assai problematici. Viene promessa una riduzione di 200 euro l'anno, ma i tagli alle risorse degli enti locali costringeranno i cittadini a pagare comunque in termini di aumento delle tariffe pubbliche e dei servizi sociali. I cittadini pagheranno una cifra molto più alta che, secondo i nostri calcoli, supererà di gran lunga i 200 euro di riduzione.
Oltretutto il primo modulo della riforma fiscale statale, che avrebbe dovuto essere varata dal famoso collegato fiscale, diventato ormai un miraggio e che esamineremo nel merito semmai arriveremo a discuterlo, favorirà per l'80 per cento il 20 per cento dei contribuenti più ricchi e per il 50 per cento favorirà il 2 per cento di contribuenti più ricchi.
Oltretutto, la copertura di tali misure non avviene con una accelerazione della lotta all’elusione e all’evasione fiscale, ma a spese delle risorse a disposizione delle autonomie locali, dei fondi per la scuola, le università, la sanità e delle misure per lo sviluppo. Questo tipo di riduzione e di intervento sull’IRPEF non diminuirà la povertà, in quanto sono esclusi dai benefici i cosiddetti "incapienti", cioè i milioni di cittadini il cui reddito è talmente basso da non poter usufruire di alcun vantaggio fiscale e per i quali sarebbe assolutamente necessario (speriamo di poterne discutere a lungo) prevedere un bonus in questo senso.
Ma vi sono poi (e su questo mi soffermerò particolarmente) alcuni settori che sono stati a dir poco umiliati in questa finanziaria. Infatti, questa proposta di finanziaria, anche dopo l’esame in Commissione (e parlo, ad esempio, del comparto agricolo), di fatto conferma che questo non viene certamente considerato un settore strategico nelle priorità di questo Governo.
Inoltre, in un contesto particolarmente delicato per le imprese agricole e della pesca, alle prese con l’imminente riforma delle politiche comunitarie, con l’ingresso dei Paesi PECO e con la revisione degli accordi commerciali in sede WTO, il Governo si limita ad una finanziaria di proroghe, a correttivi di misure già in vigore e interventi per fronteggiare alcune emergenze sanitarie, in assenza di qualsiasi misura strutturale per sostenere lo sviluppo delle imprese nella difficile competizione internazionale e rispondere alla domanda di qualità che viene dai consumatori.
Le ripetute dichiarazioni del ministro Alemanno, che annunciavano una finanziaria di svolta per l’agroalimentare e, dopo le delusioni della Camera, una finanziaria di svolta al Senato, si sono tradotte, anche dopo l’esame in Commissione bilancio, in un risultato piuttosto deludente.
Sul fronte fiscale, il Governo in questa proposta si limita a prorogare alcune agevolazioni già in vigore, concernenti in particolare il regime speciale IVA, l’aliquota IRAP, l’accisa zero per il gasolio agricolo e i benefici fiscali per la manutenzione delle aree boschive. Non solo, interviene su questo aspetto, sulla manutenzione delle aree boschive, addirittura ponendo il limite di 100.000 euro per quanto riguarda le spese.
L’accesso al credito d’imposta per le aziende del settore agricolo, nonostante alcuni correttivi, appare ancora fortemente limitato da un plafond di risorse assolutamente insufficiente (l’anno scorso, lo vorrei ricordare, si è esaurito in 16 giorni), su cui insiste peraltro anche l’agroindustria; inoltre, una disposizione introdotta dall’articolo 43, comma 1, lettera f), rischia di renderlo pressoché inapplicabile agli investimenti del settore agricolo.
Per quanto concerne, poi, la programmazione negoziata, la legge finanziaria introduce lo strumento dei contratti di filiera (certamente apprezzabile), ma non affronta il nodo della quantificazione delle risorse riservate al settore e della definizione delle priorità in sede CIPE, che vede costantemente penalizzate le iniziative del comparto agroalimentare.
Completamente assente, infine, dalla finanziaria il settore della pesca, in una situazione particolarmente critica, che necessita invece di urgenti iniziative per favorire l’occupazione e la differenziazione multifunzionale delle imprese, in vista della prevedibile riduzione dello sforzo di pesca derivante dalla proposta della Commissione europea. Mancano, in particolare, risorse adeguate per sostenere il Piano triennale.
Ma problemi di altrettanto rilievo si registrano anche in materia di risorse per la gestione ordinaria. L’inserimento nella finanziaria dello stanziamento necessario a fronteggiare ancora le pendenze con l’Unione europea, per quanto riguarda le quote latte (517 milioni di euro), ha determinato una forte contrazione, pari a 188 milioni di euro rispetto al 2002 (meno 18 per cento), delle risorse spendibili a disposizione del Ministero delle politiche agricole, che non potrà non riflettersi negativamente sul settore.
Grave in questo contesto è la carenza di stanziamenti per l’AGEA (mancano almeno 50 milioni, indispensabili per avviare la regionalizzazione degli organismi pagatori), per il fondo di solidarietà nazionale ("sotto" di 100 milioni, in assenza dei quali appare improponibile l’accesso alle assicurazioni multirischio previste dalla recente riforma), e per l’altra questione molto seria che riguarda il settore bieticolo-saccarifero, comparto di particolare rilievo nell’economia agricola del Meridione e che ha visto inspiegabilmente azzerate le risorse a disposizione e rischia oggi il tracollo.
Per impostare una finanziaria in grado di promuovere lo sviluppo, occorre una progettualità che il Governo non è stato in grado di mettere in campo, in primo luogo, sul terreno della sicurezza alimentare e della promozione della qualità. Ancora oggi infatti discutiamo delle vicende di "mucca pazza"; era stato finalmente annunciato, ad esempio, l'avvio dell'anagrafe bovina, ma ieri è emerso che c'è qualcosa che non funziona nell'anagrafe stessa.
Proprio su questo terreno, cioè sul terreno della sicurezza alimentare e della promozione della qualità, con la previsione di risorse idonee all'istituzione dell'Agenzia nazionale per la sicurezza in attuazione del regolamento CE e di agevolazioni fiscali alle imprese che promuovono le certificazioni della qualità di filiera e la tracciabilità dei prodotti, proprio su questi si poteva intervenire. A partire dal 2005, la tracciabilità diviene infatti obbligatoria, ai sensi del suddetto regolamento europeo, ed è urgente avviare iniziative idonee a predisporre il sistema delle imprese ad un cambiamento strutturale di tale portata, anche sostenendole adeguatamente sul fronte dei costi.
A tale proposito, è opportuno sottolineare che le risorse stanziate dalla finanziaria 2002 per la qualità non sono state impegnate in alcun modo dal Governo e questo pone evidenti interrogativi sulle disponibilità inserite per il 2003.
Occorreva ed occorre (speriamo che in qualche modo si possa ancora modificare in Aula) un impegno straordinario per affrontare la crisi idrica, che ha effetti drammatici sulla produzione agricola in vaste aree del Paese; non si può continuare a fronteggiare solo ed unicamente le emergenze.
In primo luogo, bisogna adeguare le risorse per il piano delle infrastrutture irrigue, ma si deve anche promuovere efficacemente l'impiego delle tecnologie innovative a basso consumo e delle acque reflue depurate in agricoltura. Devono essere rilanciati e finanziati adeguatamente gli strumenti della programmazione negoziata in campo agroalimentare, che possono diventare un asse innovativo di sviluppo territoriale, fondato sulle risorse locali, e devono essere assicurate le disponibilità per l'attuazione delle riforme previste dalla legge di orientamento.
La situazione di difficoltà delle imprese agricole, derivante anche dal ripetersi di situazioni climatiche fortemente avverse, richiede una rimodulazione dello stato dei crediti previdenziali e delle relative procedure di cartolarizzazione, un problema questo fortemente sentito in alcune aree del Meridione. Si erano proposti interventi, ma anche su questo, ad oggi, non vi è stato alcun tipo di disponibilità a ragionare.
Per quanto concerne, infine, il comparto della pesca è necessario sostenere adeguatamente con risorse aggiuntive il piano triennale, orientandolo al sostegno della multifunzionalità, agevolare anche fiscalmente lo sviluppo del pescaturismo, destinare risorse aggiuntive alle attività di tutela delle risorse biologiche del mare, estendere infine a questo settore gli sgravi previdenziali e fiscali previsti dalla legge n. 30 del 1998 e le opportunità offerte dalle nuove norme in materia di programmazione negoziata.
In conclusione, l'agricoltura e la pesca italiane attendono da questa legge finanziaria risposte significative, che purtroppo fino ad oggi non ci sono state; queste possono arrivare solo ed unicamente dall'accoglimento, almeno in parte, di significativi emendamenti presentati e chiesti a gran voce da tutte le organizzazioni del settore.
Speriamo che si finisca con le dichiarazioni altisonanti e che arrivino finalmente fatti concreti; speriamo - appunto - che in quest'Aula si possa tentare di "raddrizzare" una proposta per il settore agricolo, almeno in questo campo, che ci è parsa assolutamente inadeguata ed insufficiente ad affrontare i gravi problemi del settore. (Applausi dai Gruppi Verdi-U, Mar-DL-U e DS-U).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Gubert. Ne ha facoltà.