BASTIANONI (Mar-DL-U). Signor Presidente, signori rappresentanti del Governo, colleghi, la legge finanziaria è di fatto l'emblema della politica economica e la realizzazione annuale dell'azione quinquennale di legislatura di un Governo.
Il progetto del centro-destra era caratterizzato da obiettivi ambiziosi; li ricordiamo: forte riduzione del prelievo fiscale, grandiose opere pubbliche, robusta crescita del reddito, prosecuzione del risanamento della finanza pubblica. L'esame della finanziaria 2003 cade invece in un momento di forte preoccupazione per la situazione economica dell'Italia.
Ci troviamo di fronte ad un vero e proprio fallimento delle ricette predisposte da questo Governo. L'ostinazione con cui il Ministro dell'economia ha nei mesi passati mantenuto una valutazione ottimistica sull'evoluzione del ciclo economico e il realizzarsi invece di una fase particolarmente difficile ha contribuito a creare ulteriori problemi per via delle forti attese alimentate. Il Governo per molto tempo ha nascosto al Parlamento e al Paese i dati relativi alla situazione dei conti pubblici e dell'economia.
Ricordo qui un solo dato, il più significativo. Nel Documento di programmazione economico-finanziaria 2002-2006 il ministro Tremonti annunciava con toni trionfalistici il passaggio dal declino allo sviluppo e prevedeva per il 2002 una crescita del 2,3 per cento tra le perplessità dell’Unione europea, del Fondo monetario internazionale e di vari organismi nazionali e internazionali.
A luglio tale crescita veniva ridimensionata all’1,3 per cento; a fine anno ci si accorge che il prodotto interno lordo, cioè l’insieme dei beni e servizi prodotti dall’azienda Italia, si aggira attorno allo 0,3 per cento. Appare ovvio che tale errata previsione di crescita ha comportato disastrosi effetti sul versante delle entrate fiscali causando un gravoso indebitamento. Altro che buco nei conti pubblici lasciato in eredità dal Governo di centro-sinistra, ministro Tremonti! Come appaiono risibili oggi le giustificazioni del Ministro dell’economia di fronte alla sua pessima gestione della politica economica.
Lo stesso reperimento delle risorse necessarie alla manovra è fortemente caratterizzato da elementi di precarietà e da ingiustizia sociale; basti pensare al concordato fiscale - o condono che dir si voglia - che penalizza, ancora una volta, tutte quelle categorie di contribuenti in regola con il fisco e la riproposizione della sanatoria per il rimpatrio (ancora una volta!) dei capitali illegalmente detenuti all’estero.
Si tratta di misure una tantum che richiederanno negli anni a venire ulteriori interventi per compensare il venir meno di queste entrate temporanee ai fini del riequilibrio dei conti pubblici.
In una situazione delicata e complessa, come quella che stiamo attraversando, era logico aspettarsi una finanziaria rigorosa e al tempo stesso coraggiosa, in grado di incidere sia sugli aspetti congiunturali, sia su quelli strutturali della nostra economia; una finanziaria in grado quindi di rilanciare investimenti e occupazione unitamente ai consumi delle famiglie.
Qui, invece, si propone un complesso di interventi, in gran parte legati a proiezioni di ripresa assolutamente realistiche, che niente di tutto questo potranno realizzare. Non sarà rilanciata, ad esempio, la domanda dei consumi, in quanto le timide riduzioni fiscali per i redditi più bassi saranno azzerate, rese nulle dagli incrementi tariffari e dall’introduzione di servizi a pagamento da parte degli enti locali penalizzati dalla riduzione dei trasferimenti da parte dello Stato.
Occorre, inoltre, ricordare che per giungere a questa riduzione fiscale si è abolito il recupero fiscale dell’inflazione, cioè il cosidetto fiscal drag, per il secondo anno consecutivo e si è eliminata la previsione dell’ultima finanziaria del Governo Amato (abbattimento di mezzo punto dell’aliquota fiscale per i redditi fino ai 50 milioni di vecchie lire). E’ stato quindi colpito il ceto medio. Questo Governo ha colpito il ceto medio, cioè quello che avrebbe potuto dare, in termini di ripresa e di consumi, una risposta positiva.
Non dobbiamo inoltre dimenticare che le famiglie italiane continuano a pagare troppo cara la più odiosa delle "tasse": l’inflazione. L’aumento dell’inflazione colpisce infatti il potere d’acquisto delle retribuzioni e delle pensioni. Il progressivo aumento dell’inflazione testimonia quanto questo fenomeno sia stato, anche questo, fin qui sottovalutato.
Negli ultimi mesi vi è stata una contrazione della spesa, lo segnalano sia i commercianti che le associazioni dei consumatori, sia per quanto riguarda l’acquisto di beni durevoli, sia per quanto riguarda quelli non durevoli. Allora, onorevoli colleghi, non è sufficiente invitare gli italiani a spendere e a non risparmiare, come ha predicato il Presidente del Consiglio nei giorni scorsi, ma nell'avere i soldi per farlo.
L’inflazione registrata a novembre è stata del 2,8 per cento, ma la forbice tra l’inflazione rilevata dall’ISTAT e quella percepita dalle famiglie va aumentando e, a fronte di tutto questo, il Governo si intestardisce nel mantenere all’1,4 per cento l’inflazione programmata in finanziaria per il prossimo anno, che sarà presa a riferimento per il rinnovo dei contratti del pubblico impiego, dei metalmeccanici, del commercio e, a seguire, degli altri settori, nonché per l’adeguamento delle pensioni.
Questa misura decreterà, di fatto, una diminuzione del potere d’acquisto per le famiglie italiane decretandone quindi un impoverimento in termini reali.
Questa manovra, inoltre, non agisce sullo sviluppo e la crescita dell’economia; con essa non saranno rilanciati gli investimenti delle imprese, in quanto tutti gli incentivi previsti dalle precedenti finanziarie dell’Ulivo, che - è bene ricordarlo - avevano portato per la prima volta il Mezzogiorno a tassi di sviluppo superiori a quelli del Centro-Nord, sono stati con vari provvedimenti (compresa la finanziaria) cancellati o fortemente ridimensionati.
Il sistema degli incentivi agli investimenti e il sostegno all’occupazione, a nostro avviso, andava confermato riservandolo in via prioritaria alle aree economicamente svantaggiate.
Il brusco cambiamento di direzione in corso d’opera adottato dal Governo con provvedimenti che - dicevo - hanno anticipato questa finanziaria hanno creato alle imprese, sia grandi sia piccole, non poche difficoltà legate a maggiori oneri che si vengono a determinare, ma soprattutto all’incertezza che grava sul loro futuro. Infatti, le imprese nel compiere le loro scelte e i loro investimenti devono avere di fronte un quadro di riferimento normativo, fiscale e di politica economica di cui devono conoscere i caratteri di fondo e la linea di direzione. È di questo che si sente la mancanza, e questo Governo non ha ancora elaborato una seria politica industriale per l’Italia.
Basti pensare alla modifica degli incentivi alle imprese, che da contributi a fondo perduto diventano per metà agevolazioni da restituire con interessi in una prospettiva pluriennale. Lo stesso discorso vale per la drastica riduzione dei crediti di imposta per le nuove assunzioni, che avevano ben funzionato e avevano anzi spinto all’insù i livelli dell’occupazione.
Nel contempo, abbiamo chiesto che siano recuperate le agevolazioni per l’avvio di un’attività imprenditoriale nei settori dell’artigianato e del commercio con le agevolazioni previste fino al 2001, l’ultima finanziaria del centro-sinistra e non prorogate dalla successiva, consistenti nello sgravio nella misura del 50 per cento dei contributi previdenziali per il primo triennio di attività. E questa sarebbe una misura formidabile per creare nuova occupazione anche in una situazione di difficoltà economica che vede espellere dalla grande industria numerosi lavoratori, che potrebbero intraprendere anche un’attività di lavoro autonomo.
Ci siamo battuti per la proroga delle agevolazioni per l’edilizia, cioè per il credito d'imposta del 36 per cento e per l’IVA al 10 per cento, che in Commissione bilancio finalmente è stato riconosciuto, ma sarebbe bene che questa misura entrasse a regime visti i vantaggi che porta sia all’Erario, sia alle imprese che hanno quindi maggiore lavoro, sia ai cittadini che intendono rinnovare la propria abitazione. Direi di più, occorrerebbe estendere questa misura anche al sistema casa, vale a dire per l’arredamento interno; questa sì sarebbe una misura formidabile di sostegno ai consumi!
Tenuto poi conto del ruolo fondamentale dell’Artigiancassa (la Cassa per il credito delle imprese artigiane) per la crescita delle imprese e per la creazione di nuovi posti di lavoro stabili e duraturi, abbiamo chiesto di aumentare il flusso di finanziamenti previsti nella finanziaria, che quest’anno sono inferiori di un terzo rispetto allo scorso anno. Nel 2001 un nuovo occupato tramite finanziamenti dell’Artigiancassa è costato mediamente allo Stato 7.500 euro, mentre con la legge n. 488 del 1992 un nuovo posto di lavoro è costato 20.650 euro, vale a dire tre volte tanto.
Sarebbe inoltre necessario attivare misure per sostenere la competitività del Paese attraverso il sostegno della ricerca, della formazione e dell’innovazione, che invece in questa finanziaria sono state fortemente penalizzate. Senza di esse, il Paese rischia di non essere in grado di agganciare la ripresa, quando essa verrà.
Riteniamo altresì che di fronte ai passaggi difficili che il Paese attraversa sia indispensabile il rilancio della concertazione quale strumento più appropriato per governare l’attuale fase economica in un contesto di coesione e di coinvolgimento di tutte le componenti sociali; ma il Governo, anche qui, sembra sordo a questi inviti come la vicenda FIAT - purtroppo - insegna.
C’è da augurarsi che si prenda atto di questa situazione e che quindi vengano introdotte nella discussione che stiamo sviluppando profonde modifiche, ministro Tremonti permettendo.
Perché non prendete esempio dagli Stati Uniti dove Bush ha mandato a casa il Ministro del tesoro, proprio nel Paese in cui si sono verificate le note vicende legate al terrorismo internazionale e non si sono accampate di fronte a disastri economici le scuse ma si è presa una decisione drastica e l’unica percorribile? Poiché abbiamo mandato a casa il Ministro dell’interno e il Ministro degli affari esteri non vedo perché non possa andare a casa questo fallimentare Ministro dell’economia!
Abbiamo presentato diversi emendamenti come Gruppo della Margherita e come Ulivo per cambiare e migliorare il disegno di legge finanziaria sbagliato che non risana e non incentiva i consumi, non rilancia lo sviluppo. Registriamo, purtroppo, che vi state ostinando a mantenere ciò che sapete essere sbagliato.
Ricordiamo che da parte di nessuna organizzazione economica e imprenditoriale sono venuti assensi dalla legge finanziaria proposta dal Governo. Valgono per voi le parole pronunciate da Miguel de Unamuno che, rivolgendosi ad un arrogante generale spagnolo, disse: "Voi vincerete perché avete le ragioni della forza", così come voi avete la maggioranza in Parlamento ma non convincerete perché non avete dalla vostra parte la forza della ragione, come i cittadini italiani stanno cominciando a capire a loro spese. (Applausi dai Gruppi Mar-DL-U e Verdi-U).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Minardo. Ne ha facoltà.