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Legislatura 14ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 271 del 06/11/2002


TONINI (DS-U). Signor Presidente, signora Ministro, colleghi senatori, nella sua bella relazione di minoranza la senatrice Soliani ha detto che nell’istruzione vi è il tesoro del Paese: lì è il nostro futuro, la sua memoria e la sua coscienza.

Queste parole hanno assunto un significato del tutto particolare nelle nostre menti e nei nostri cuori dopo i tragici fatti di San Giuliano di Puglia. Quel tesoro, cui si riferiva la senatrice Soliani, è rappresentato innanzi tutto dai nostri bambini e dai nostri ragazzi e quel tesoro - come ha detto, a nome di tutti noi, il Capo dello Stato - non abbiamo saputo proteggerlo in quella terribile circostanza.

Di questo tragico scacco credo che portiamo tutti una quota di responsabilità, come classe dirigente del Paese. Questa consapevolezza ci ha fatto tutti apparire inadeguati dinanzi ai nostri stessi occhi e dinanzi alla grande prova, non dirò di eroismo, ma più seriamente di professionalità delle maestre di San Giuliano. Sarebbe bene se questa coscienza di inadeguatezza di fronte a temi tanto grandi e complessi ispirasse il nostro confronto su una questione ardua e impegnativa (ne ha parlato poco fa, con la consueta profondità, il collega Monticone), come quella di riformare l’ordinamento scolastico del Paese.

E' un’impresa che credo tutti dovremmo riconoscere come storica, alla quale dovremmo accingerci con la consapevolezza che la scuola è l’istituzione della nostra vita associata che andrebbe, più di ogni altra, sottratta ad una visione manichea del conflitto politico ed andrebbe curata dalla politica con attenzione e discrezione sulla base di una visione nella quale tutte le parti, le forze politiche, condividano il medesimo senso del limite e il medesimo rispetto per l’autonomia della più importante istituzione educativa e formativa, dopo ed insieme alla famiglia.

Dovrebbe accomunare entrambi gli schieramenti politici la consapevolezza che le decisioni che Governo e Parlamento assumono oggi riguardo alla scuola hanno una durata nel tempo che scavalca il presente per immergersi nel futuro e che gli effetti di quelle decisioni oltrepassano di gran lunga i cicli dell’alternanza politica.

Non sarà un caso - lo ricorda la senatrice Soliani nella sua relazione - se l’amministrazione Bush, proprio sulla riforma della scuola, ha cercato un confronto ravvicinato con il Partito democratico ed ha, alla fine, varato un pacchetto di misure che si discostano non poco dalla linea repubblicana sostenuta in campagna elettorale di una privatizzazione spinta del sistema, facendo proprie invece tante suggestioni che venivano dalla parte democratica.

Ci chiediamo se è possibile sperimentare anche in Italia, nel nostro Paese, in questo passaggio storico così importante, un bipolarismo meno primitivo ed una accezione più matura del principio maggioritario proprio a partire dal tema della scuola.

Se dobbiamo valutare l'esperienza di questo dibattito, non possiamo non dare un giudizio a chiaroscuri. Naturalmente c'è stata la grande disponibilità ed attenzione del presidente Asciutti, che ha garantito un dibattito approfondito in Commissione e tuttavia non possiamo non esprimere la delusione rispetto al contingentamento dei tempi in Aula, che comprime necessariamente il confronto davanti agli occhi del Paese, che pure sarebbe importante, come deludente è il dato di fatto che nessun emendamento dell'opposizione è stato accolto in Commissione.

Fatichiamo a sfuggire all'impressione che il prolungarsi dei tempi del confronto, che pure c'è stato in questi mesi, sia stato dovuto più che altro ad uno strisciante ostruzionismo di maggioranza, alle prese con le sue contraddizioni interne.

La più macroscopica - vorrei ricordarlo - è che la prossima settimana è stata imposta all'ordine del giorno di quest'Aula, con un ricatto interno alla maggioranza, la discussione del disegno di legge sulla devolution, che si muove in una direzione uguale e contraria a quella del provvedimento con cui il Governo oggi chiede una delega sui temi della scuola. Noi voteremo, anzi voterete, questa settimana una delega al Governo, per prepararci la prossima settimana a sostenere invece che è delle Regioni la competenza esclusiva sui temi fondamentali relativi alla scuola.

Siamo preoccupati per la cultura politica che sta dietro questo atteggiamento; è una cultura politica diversa da quella che ci viene dalla tradizione umanistica del nostro Paese, che pure ha accomunato tanti interventi di questa giornata. È piuttosto la cultura della tabula rasa: bisogna ogni volta ricominciare da capo, fare innanzitutto piazza pulita di quanto è stato fatto prima, anche dell'esperienza, positiva e negativa, accumulata.

È una cultura che prende il posto della cultura umanistica che ci viene dalla nostra tradizione, che ci dice che tutti siamo nani sulle spalle di giganti e che ogni maggioranza pro tempore deve farsi carico del portato delle maggioranze pro tempore precedenti, inserendo naturalmente le proprie differenze.

Quello della scuola è sicuramente un tema difficile, che ha al centro una questione di fondo, quella del rapporto fra cultura e lavoro nel nostro Paese, di importanza cruciale per il futuro della scuola e della società italiana. Su questo punto la soluzione proposta dal Governo è sbagliata e regressiva.

Il senatore Bevilacqua sostiene che non vi è nessuna differenza tra obbligo e diritto-dovere. Questa differenza c'è eccome; se non ci fosse, non si capirebbe perché non si è mantenuta la dizione costituzionale dell'obbligo. Purtroppo il poco tempo a mia disposizione non mi consente di approfondire questo argomento.

Il senatore Valditara ha citato il modello trentino, un modello che mi è molto caro perché ci ho lavorato per alcuni anni. C'è anche un altro modello che si sta sperimentando ed elaborando in questi mesi, quello dell'Emilia Romagna, che sta sostenendo un possibile intreccio nel biennio tra scuola e formazione professionale. Lavoriamo su questo terreno; c'è la nostra disponibilità in tal senso, anche a verificare i modelli positivi delle diverse Regioni italiane.

Lavoriamo dunque su questo terreno, ma sgombriamo il campo da una misura regressiva che riporta indietro l'obbligo scolastico nel nostro Paese, ricacciando l'Italia ad essere il fanalino di coda dell'Europa in un campo così strategico e importante. (Applausi dai Gruppi DS-U e Mar-DL-U e dei senatori Manieri e Zavoli. Congratulazioni).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Barelli. Ne ha facoltà.