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Legislatura 14ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 271 del 06/11/2002


MANIERI (Misto-SDI). Signor Presidente, signora Ministro, voglio anzitutto dirle che ho apprezzato l'accento posto nel suo articolo sul valore dell'istruzione. Peccato però che il Governo dimostri su questo punto una stridente contraddizione tra ciò che dice e ciò che fa. Sulle spalle dei docenti italiani oggi si fanno gravare una serie di responsabilità e di compiti, non solo quelli istituzionali di istruire i giovani, dare loro competenze e valori civici di riferimento, ma anche l'educazione alla salute, la prevenzione della droga, l'educazione ambientale, stradale e quant'altro.

Agli insegnanti si chiede anche quello che altri non fanno, che non fa la famiglia, che non fanno le istituzioni locali, che non fa lo Stato. Insegnanti mal pagati, tra i peggio pagati d’Europa, che tuttavia continuano a dimostrare attaccamento al loro lavoro, che vivono come una missione.

Tra le piccole salme di San Giuliano, che hanno stretto il cuore a tutti noi, c’era anche - voglio ricordarlo - quello della loro maestra. Ora, signora Ministro, ella ha indicato nel suo articolo, tra i compiti dell’istruzione, anche quello dell’educazione alla sicurezza e non c’è dubbio che ciò sia importante. Tuttavia, mi perdoni, ho trovato tale affermazione in questo momento impudica, perché lei non può non sapere che il Governo di cui fa parte ha tagliato nella finanziaria risorse preziose per la scuola, tra cui quelle destinate ai mutui per l’edilizia scolastica, i fondi per gli interventi strutturali e per la manutenzione straordinaria.

Non può non sapere che Regioni ed enti locali sono ancora in attesa del terzo piano triennale, previsto dalla legge n. 23 del 1996, a fronte di una percentuale ancora troppo alta, soprattutto nel Mezzogiorno, di edifici scolastici fuori norma o bisognosi di verifiche ed adeguamenti strutturali. Non può non sapere che la finanziaria cancella persino i fondi per l’autoaggiornamento dei docenti, che non sono nati esperti in sicurezza, e non può non sapere che nulla stanzia per l’innovazione, per cui non si sa in base a quale miracolo dovrebbe essere garantita la qualità dell’istruzione.

Ad un Governo, signora Ministro, non si chiedono proclamazioni di principio, né buoni propositi, ma azioni e atti concreti. Anche questo provvedimento ci sembra viziato in partenza, perché non ha le risorse sufficienti per camminare e perché risente di un’impostazione del tutto ideologica.

Il senatore Valditara ci ha spiegato ieri che questa riforma vuole essere nella sostanza l’esatto contrario di quella che era la riforma Berlinguer, a suo dire un concentrato di giacobinismo, di marxismo, di socialismo (e chi più ne ha, più ne metta), confermando con ciò il nostro giudizio, che questo è un provvedimento che ubbidisce più ad esigenze di contrapposizione politica e di schieramento, piuttosto che ricercare le soluzioni migliori e condivise per mettere in condizione la scuola italiana di rispondere al meglio alle sfide del nostro tempo. Risponde più a ragioni di revisione storica e culturale, con un vistoso passo indietro rispetto alla politica scolastica dell’Italia democratica e repubblicana. Per questo non mi hanno sorpreso le prese di distanza del collega Compagna.

Ho letto nei giorni scorsi che lei, signora Ministro, condivide l’iniziativa di cui si è fatto sponsor il "Corriere della sera" per una riforma scolastica bipartisan. Bene, noi siamo d’accordo; vediamo insieme gli obiettivi, gli strumenti, le risorse, ma se questa è la volontà del Governo e se ciò che si dice, ancora una volta, ha un senso, coerenza vuole che il Governo ritiri questo provvedimento ed apra finalmente sulla scuola quel confronto vero che finora non è stato possibile avere (nonostante il garbo istituzionale con cui il presidente Asciutti ha diretto i nostri lavori), e lo apra naturalmente in Parlamento, che è l’organo democratico costituzionalmente titolare della decisione legislativa.

Se il Governo vuole iniziare a fare sul serio, noi siamo d'accordo. Non da ora i Socialisti considerano il rinnovamento ed il rafforzamento della scuola pubblica una priorità della politica del Paese, consapevoli, come siamo, che sul terreno dell'istruzione si giocano partite delicate, che riguardano i diritti e le libertà, l'uguaglianza dei cittadini, lo sviluppo della Nazione, come ha messo bene in luce, nella sua relazione, la senatrice Albertina Soliani.

È per questo che noi riteniamo che sia giunto il momento di valutare in modo più ponderato, anche di quanto non sia stato fatto nel recente passato, il valore della scuola pubblica, la sua centralità e la sua insostituibile funzione, come ha detto il Presidente della Repubblica. Anzitutto, della sua funzione culturale, basata sui principi di laicità e di pluralismo, sulla libertà di insegnamento, che fanno della scuola pubblica il luogo privilegiato perché i giovani abbiano strumenti di conoscenza e di interpretazione critica contro l'insorgere di intolleranze e di integralismi, vecchi e nuovi.

È anche giunto il momento, a nostro avviso, signora Ministro, di dire una parola chiara sulle smanie di devolution che sembrano spingere il sistema scolastico verso la disarticolazione, in ragione di un localismo esasperato e ideologico, quando il problema, di fronte ai cambiamenti in atto, è semmai come rafforzare la nostra identità nazionale, alla cui costruzione ha contribuito non poco la tradizione culturale della scuola statale italiana, senza che questo significhi chiusure fondamentaliste, perché il problema al tempo stesso è come essere a pieno titolo cittadini italiani in uno spazio europeo e internazionale sempre più integrato, sì da migliorare il riconoscimento esterno della preparazione dei nostri giovani e facilitarne la mobilità e le possibilità di lavoro.

Nel merito del provvedimento c'è un punto di grande rilevanza sociale che ci preoccupa. Riguarda la soluzione data all'obbligo scolastico e formativo. Con la nuova formulazione il Governo compie nient'altro che un'operazione di maquillage ideologico per giustificare il fatto che si abbassa l'obbligo scolastico e si consente la canalizzazione precoce verso la formazione professionale a soli tredici anni, se si tiene conto dell'anticipo di accesso alla scuola primaria.

È una soluzione sbagliata, in contrasto con le raccomandazioni dell'Unione europea e con le stesse prese di posizione della Confindustria, che ha più volte sottolineato l'importanza, per tutti, di una solida istruzione di base per come oggi si configurano i processi produttivi. Ci si obietta che in Italia c'è un'alta percentuale di abbandono scolastico. È un grave problema che dobbiamo affrontare, ma la risposta non può essere l'offerta di una formazione indirizzata esclusivamente al lavoro, dove c'è e finché c'è, ossia il ricorso alla vecchia idea di un dirottamento precoce nella formazione professionale, ancora tutta da riformare e riqualificare. È una soluzione che serve solo ad aggravare gli squilibri e le diseguaglianze sociali ed è inefficace in una logica di investimento nella formazione dei giovani.

Per questo, signor Presidente, i Socialisti del Gruppo Misto non possono essere d'accordo con questo provvedimento. (Applausi dai Gruppi Misto-SDI, DS-U e Mar-DL-U. Congratulazioni).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Cortiana. Ne ha facoltà.