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Legislatura 14ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 271 del 06/11/2002


GABURRO (UDC:CCD-CDU-DE). Signor Presidente, signora Ministro, signor Sottosegretario, colleghi, la riforma della scuola è caratterizzata - come già è stato spiegato da altri colleghi nei loro interventi - dal cambiamento del ruolo dello Stato nelle politiche educative, nel senso del passaggio da una funzione di gestione diretta a una funzione di garanzia, controllo e supervisione, e quindi dall’avvio di forme diversificate, ma convergenti, di integrazione, di decentramento e di autonomia.

In questo contesto, la legge di riforma è saldamente ancorata alle motivazioni che stanno alla base dei processi di cambiamento in atto; vi riconosce infatti due elementi di fondo che non vanno separati, ma considerati insieme nelle loro interazioni.

Il primo è costituito dal fatto che rispetto alle sue tradizionali funzioni, la scuola si trova oggi di fronte a una radicale transizione verso una nuova forma di società, la società della conoscenza, caratterizzata dall’avvento delle nuove tecnologie dell’informazione, dallo sviluppo della civiltà scientifica e tecnica, dalla costruzione dell’Unione Europea e dalla mondializzazione dell’economia.

In questa prospettiva, l’esigenza di una riforma del sistema scolastico è data dal difficile compito di portare la totalità dei giovani, soprattutto quelli più svantaggiati, al livello più alto di qualificazione e di competenza; il sistema formativo, integrato in questa cornice, viene adottato come strategia risolutrice in quanto, attraverso la competizione tra scuole, la diversificazione dell’offerta formativa e il confronto qualitativo, la riforma si propone di ottenere una più elevata e generalizzata qualificazione dei livelli di istruzione.

Ma la riforma affronta con coraggio un altro compito delicato e urgente, che attende un’adeguata risposta da parte del sistema di istruzione e di formazione del nostro Paese. La società italiana di oggi si presenta complessa, culturalmente frammentata e policentrica, e fatica ad elaborare e proporre riferimenti valoriali e formativi condivisi.

La riforma della scuola prende in considerazione anche il suo impianto culturale e pedagogico, per poter offrire alle giovani generazioni non solo gli strumenti conoscitivi per trovare posto in una società fortemente caratterizzata dalla scienza e dalla tecnica, ma anche una solida formazione umana nella crescita come persone, soggetti liberi e, al tempo stesso, solidali e responsabili.

Ciò suppone una proposta culturale centrata sulla valenza propriamente educativa dell’istruzione, su valori e orizzonti ricchi di autentici significati secondo un modello umanistico e solidaristico in grado di rinvigorire il tessuto etico del Paese.

Il disegno di legge non separa queste due prospettive della riforma, proprio per non cadere in una concezione utilitaristica dell’educazione, finalizzata esclusivamente alla qualificazione.

L’intrecciarsi di queste due prospettive della riforma, essenziali per lo sviluppo, rende urgente e indispensabile, come si evince dai princìpi base del disegno di legge, l’adozione di una strategia che valorizzi e coordini tutte le diverse risorse educative presenti nella società civile.

L’attivazione di un vero e proprio sistema educativo che si arricchisce dei rapporti di complementarietà tra Stato e società civile significa porre a fondamento della riforma scolastica due importanti princìpi. Innanzitutto, vi è il riconoscimento che l’educazione è una responsabilità della società intera, comunità e singoli, resi attori invece che consumatori passivi, chiamati a gestire democraticamente le iniziative formative. In secondo luogo, vi è il riconoscimento dell’irrinunciabile ruolo di promozione, garanzia e controllo dello Stato rispetto ai diritti della persona di ricevere un’istruzione e un’educazione adeguate e secondo libera scelta.

Un tale rinnovamento può essere sinteticamente rappresentato come il passaggio da una scuola sostanzialmente dello Stato ad una della società civile, certo con un perdurante e irrinunciabile ruolo dello Stato, ma nella linea della sussidiarietà.

Siamo consapevoli che un simile passaggio esige realismo e gradualità, così da tener conto della situazione esistente, dei valori e dei legittimi diritti in essa presenti, della storia concreta e della struttura formativa del Paese; nel contempo, però, sappiamo e vogliamo guardare in avanti e rendere possibile, anche sul piano scolastico e formativo, la valorizzazione di tutte le risorse della nostra società, nella prospettiva di una piena libertà della scelta educativa dei cittadini e delle famiglie e di una sana e costruttiva emulazione.

È questa la via per rendere più agile, dinamico e in definitiva in grado di rispondere all’attuale domanda formativa l’intero sistema scolastico italiano, riconoscendo senza riserve la funzione pubblica che svolgono in esso, unitamente a quelle dello Stato, le istituzioni scolastiche non statali.

Va affermato il riconoscimento reale e pieno della libertà di educazione, che si basa sul diritto di ogni persona, sancito dalla Costituzione, ad educarsi e ad essere educata secondo le proprie convinzioni e sul correlativo diritto-dovere dei genitori di decidere dell’educazione e del tipo di orientamento valoriale da offrire ai propri figli minori.

L’assunzione di questo principio e la rimozione degli ostacoli che ne limitano o che addirittura ne rendono impraticabile l’esercizio sono alla base di un profondo rinnovamento dell’attuale assetto del nostro sistema di educazione e formazione.

In questa luce, va anche ricordato che nel nostro Paese non sono ancora superate le difficoltà che, di fatto, impediscono la libera scelta della scuola. In proposito, è insufficiente quanto previsto dalla legge n. 62 del 2000 sulla parità. Il diritto allo studio e all’istruzione mostra i suoi limiti di incompiutezza.

Infatti, dalle "norme sulla parità" che regolano gli aspetti giuridici delle scuole che la chiedono non si traggono fino in fondo le logiche, naturali conseguenze sotto tutti gli altri aspetti, compresi quelli finanziari. Inoltre, sul tema della parità si inseriscono in modo inaspettato, e per certi versi ambiguo, disposizioni finanziarie che riguardano il diritto allo studio, con l'assegnazione di borse di studio inadeguate a coprire le spese di istruzione derivanti dalla scelta di una scuola paritaria.

Perché la scuola italiana possa raggiungere il traguardo di essere veramente la scuola della società civile, basata sulla libertà di scelta e sul principio di sussidiarietà, si devono porre le stesse condizioni di esercizio per tutte le istituzioni scolastiche, statali e non statali, che adempiono ai requisiti previsti dalle norme generali sull'istruzione, nel rispetto della libera espressione di tutte le aspirazioni che compongono la società civile.

La riforma costituzionale conseguente al referendum del 7 ottobre 2001 ha spostato importanti poteri verso le Regioni e gli enti locali. L'istruzione - è stato ricordato - è diventata materia concorrente. Viene sancita la competenza regionale su istruzione e formazione professionale. La riforma ruota attorno al concetto chiave di sussidiarietà, e cioè attorno al principio che i pubblici poteri vanno esercitati al livello più vicino possibile ai cittadini. Tendono pertanto ad ampliarsi le responsabilità degli enti locali, che già erano state conferite in forza del decreto legislativo di attuazione della legge sull'autonomia scolastica.

Un'altra importante e qualificante parità riconosciuta nel progetto di riforma è quella tra formazione professionale e scuola. Nella prospettiva di un sistema formativo policentrico, si tiene presente l'esigenza di dare una collocazione paritaria e coordinata del sistema di formazione professionale con quello scolastico, in ordine sia alle modalità previste per l'assolvimento del diritto-dovere formativo, sia alla creazione di canali formativi successivi (formazione professionale iniziale e superiore), dove siano presenti percorsi alternativi rispetto a quelli scolastici tali da consentire a ragazzi, giovani e adulti un'effettiva libertà di scelta.

Il lavoro manuale non è solo produttivo di beni economici, ma anche di criteri di giudizio sulla vita e sulla storia, e quindi va considerato un elemento importante nella elaborazione dei curricula formativi. Ecco perché la tradizione della scuola non statale nel nostro Paese ha offerto significative esperienze di formazione professionale, non copia sbiadita della più forte e vera educazione scolastica, ma luogo dove si può costruire un progetto educativo originale, fondato su una cultura che scaturisce dal lavoro e per il lavoro.

L'impegno culturale di fondo consiste nel far sì che sia possibile realizzare e promuovere un'integrazione armonica fra formazione generale, scientifica, tecnica e professionale. Le professioni e il lavoro devono certamente entrare in gioco con il loro peso specifico nella progettazione del percorso scolastico; anzi, essi hanno senz'altro in sé una valenza formativa e culturale, come testimonia anche la ricca e feconda esperienza dei centri di formazione professionale, che costituiscono un'espressione e una componente rilevante della scuola non statale.

Ma se nella società del futuro la conoscenza sarà la principale risorsa personale, emerge con chiarezza che il riferimento alle competenze professionali è insufficiente a costituire una base umanamente ed eticamente valida per l'opera formativa della scuola.

Pertanto, sia negli orizzonti e specificamente nei curricula dell'istruzione scolastica, sia in quelli della formazione professionale non possono essere lasciati in ombra gli aspetti più propriamente umanistici e solidaristici, senza i quali sarebbe impossibile progettare interventi di educazione, formazione e istruzione, mirati allo sviluppo della persona umana.

Il progetto di riforma traccia una visione del sistema scolastico che vede il concorso simultaneo di soggetti istituzionali e riconosce piena responsabilità alle diverse soggettività che si incontrano sul terreno formativo, a cominciare da quella dei genitori, che reclama un reale radicamento delle istituzioni scolastiche nel tessuto vivo della società civile, mediante interazione con i diversi soggetti in essa operanti, e condivide con convinzione l'armonico intreccio fra istruzione e formazione professionale sulla base di una comune attenzione alle dinamiche umaniste.

La questione antropologica costituisce oggi il nodo culturale e formativo con cui siamo chiamati a confrontarci. È una questione che si pone in forma radicale, che pone in questione la centralità del soggetto e la natura delle relazioni interpersonali. L'uomo stesso è messo sempre più profondamente in questione, a livello pratico prima che teorico, nella propria consistenza biologica come nella coscienza di se stesso, mentre l'esaltazione dei sentimenti porta alla crisi dei legami stabili e duraturi.

Sul terreno della questione antropologica si gioca il futuro della società e dell'educazione. È nostro compito portare questi interrogativi all'interno di un progetto educativo che vuole tenere conto del sapere e delle sue esigenze proprie, ma anche della collocazione responsabile della persona e della società.

Il disegno di legge traccia i princìpi generali nell'ambito dei quali dovranno essere precisati, ad opera del Ministero, i contenuti didattici. Tuttavia, il disegno di legge non è una struttura vuota nella quale si potrà poi inserire ciò che si vorrà; è un passo necessario per coniugare nell'offerta didattica e formativa le esigenze della modernità con quella dell'autentica preparazione dei ragazzi.

Il disegno di legge dedica particolare attenzione al personale docente cui in gran parte viene affidata la riforma. Si prevede un importante e innovativo ripensamento del reclutamento e della formazione iniziale e permanente degli insegnanti. La qualità e la qualificazione dei docenti è elemento strategico determinante per la qualità della scuola.

Fondamentali e innovative sono le proposte sul rapporto tra scuola e università; in particolare si prevede la costituzione presso le università delle strutture didattiche di ateneo e di interateneo per la promozione e la gestione di alcuni strumenti nuovi, quali le lauree specialistiche per l'insegnamento e i centri di eccellenza per la formazione degli insegnanti.

Le lauree specialistiche per l'insegnamento rappresentano una proposta avanzata in linea con le migliori esperienze internazionali, sintesi avanzata di equilibrio tra una solida e fondamentale formazione disciplinare, per la quale si deve opportunamente prevedere l'impegno principale, e al contempo una coerente e moderna formazione didattica che riguarda sia la formazione psicopedagogica sia la didattica disciplinare.

Questa proposta mira ad offrire concretamente una scuola qualitativamente più elevata. La qualità della scuola è un messaggio che non si presta a fraintendimenti e mette in mora una politica che, apparentemente ispirata alla solidarietà, ha prodotto appiattimento, sprechi, non qualità.

Basti pensare che nel nostro Paese non esistono alcuna carriera per gli insegnanti e nessun reale premio per il merito didattico. Basti pensare che è un diritto degli studenti quello di avere insegnanti ben preparati e capaci di trasferire loro le conoscenze necessarie per il loro sviluppo di persone e di cittadini. La qualità deve essere l’indirizzo guida della futura politica scolastica del Paese. I centri di eccellenza per la formazione degli insegnanti nascono da un emendamento presentato in Commissione dai senatori dell’UDC.

Il disegno di legge si colloca in un contesto culturale nuovo e coraggioso. Le riforme si realizzano e vivono se sono pervase da forti ragioni ideali e sostenute da persone motivate e preparate. Noi dell’UDC siamo convinti che la sfida dell’avvenire del Paese troverà nella scuola e nella politica del Governo e della Casa delle libertà motivazioni forti e che non mancheranno docenti, dirigenti e personale che affronteranno con convinzione e con passione il compito di istruire e di educare.

Questa riforma, completata quanto prima con la riforma della parità, deve diventare il motore dell’impianto riformatore complessivo, che Governo e Casa delle libertà stanno realizzando, pur tra inevitabili difficoltà, con determinazione ed entusiasmo. (Applausi dai Gruppi UDC:CCD-CDU-DE e FI. Congratulazioni).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Monticone. Ne ha facoltà.