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Legislatura 14ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 271 del 06/11/2002


BEVILACQUA (AN). Signor Presidente, signora Ministro, signora Sottosegretario, colleghi, vorrei partire da un’apertura che mi pare sia stata fatta qui da tutti, compresi i colleghi dell’opposizione, forse anche sulla scorta dei tragici fatti di San Giuliano, dove sono morti diversi bambini, fatti che ci hanno emotivamente coinvolto: mi riferisco alla sollecitazione ad investire in sicurezza, in edilizia scolastica (lo ha sottolineato il collega Cortiana, mi pare anche il senatore D’Andrea). Io credo che questo sia un segnale di apertura del quale il Governo, la maggioranza e l’opposizione, in definitiva tutti quanti noi dobbiamo farci carico: non è un problema ulteriormente rinviabile, signora Ministro.

Non intendo neanche per un attimo aprire una polemica, che peraltro non sarebbe per niente opportuna, neanche riprendendo lo spunto dalle critiche rivolteci da parte di qualche collega che ci ha accusati di aver tagliato i fondi. I fondi sono quelli che sono, la situazione economica mondiale, non solo italiana, è difficile. Forse un suggerimento da cui si potrebbe partire è quello avanzato dal senatore Valditara che ha proposto di coinvolgere i privati nella ricostruzione delle scuole, e nell'investimento in sicurezza dell'edilizia scolastica. Forse questo potrebbe essere un punto dal quale partire tutti insieme. Ciò è possibile e ritengo che non si possa più perdere tempo.

Detto questo, al di là delle polemiche, su due fatti maggioranza e opposizione possono essere assolutamente d’accordo. Innanzitutto sull'urgenza di una riforma della scuola. Non possiamo più andare avanti con la riforma Gentile che ormai ha compiuto settant'anni, non è più in grado di far fronte ai tempi che cambiano e alle esigenze di una società che corre veloce. A parte il fatto, signora Ministro, che mi domando se sia ancora in vigore la riforma Gentile, visto che la scuola è attraversata da ogni serie di sperimentazioni.

Forse non vige più la riforma Gentile e, di conseguenza, si avverte l'esigenza di un cambiamento a seguito della modifica della disciplina previgente. Tale necessità si avverte anche a seguito dell'approvazione della legge n. 18 del 2001 di modifica del Titolo V della Costituzione che attribuisce alle Regioni competenze diverse e quindi modifica le competenze di Stato e Regioni sulla scuola. Non vi è dubbio, dunque, che vi è urgenza di intervenire con una legge di riforma.

La critica dell'opposizione, che è stata di metodo e di merito, si è concentrata molto sul fatto che questa legge di riforma è una legge delega. Ci viene detto che se procediamo alla riforma della scuola attraverso una legge delega affidiamo la modifica della legislazione scolastica al Governo e alla maggioranza, espropriando di fatto l'opposizione del suo ruolo e quindi una parte del Parlamento.

Il ragionamento di per sé potrebbe essere anche esatto però, senatrice Soliani, senatore D'Andrea, voi dimenticate le ragioni per cui oggi non è in vigore la riforma Berlinguer. Quest'ultima non è in vigore perché demandava all'approvazione di regolamenti l'attuazione della legge medesima e quei regolamenti non erano altro che una delega al Governo a riempire di contenuto una cornice e una proposta di base. Ed allora mi chiedo cosa stiamo facendo di più rispetto all'operato di Berlinguer in questo settore. Tra l'altro, abbiamo assunto un impegno con il Paese per cui se avessimo vinto le elezioni avremmo modificato la legge Berlinguer. Le elezioni le abbiamo vinte, forse anche per questo motivo, per cui stiamo dando seguito ad un impegno assunto nel Parlamento e nel Paese.

Qualche collega ha affermato che la maggioranza ha blindato il testo, ma ricordo che accadde lo stesso da parte dei colleghi della sinistra. Il testo giunse in Aula senza relatore e fu approvato a colpi di maggioranza (grazie a tre o quattro voti, perché questi erano i numeri di cui disponeva la maggioranza di sinistra nella precedente legislatura).

Cerchiamo allora di vedere cosa si può fare per migliorare questo testo e riempirlo di contenuti, perché l’aspetto strutturale credo che sia difficilmente criticabile. Sinceramente, non so in cosa trovino sostegno le critiche dei colleghi dell’opposizione.

Una critica che è stata mossa è che, di fatto, staremmo abbassando l’età dell’obbligo scolastico. Ma dove è scritto? Non riesco a leggerlo, senatrice Franco! Cos’è infatti un diritto-dovere, se non un obbligo? O forse non ci intendiamo sull’italiano! Credo che il diritto-dovere non sia altro che un obbligo scolastico e nel disegno di legge si prevede che gli studenti esercitino il loro diritto-dovere fino all’età di diciotto anni o fino al conseguimento di una qualifica. Questa affermazione mi sembra quindi davvero strumentale.

Certo, qualche dubbio lo hanno espresso anche alcuni colleghi della maggioranza per quanto riguarda la possibilità di anticipare di sei mesi l’entrata nel mondo della scuola, sia dell’infanzia che elementare. Io francamente non credo che in merito vi sia da combattere una guerra; del resto, c'è la possibilità di verificare gli effetti che tale previsione avrà, se saranno positivi o meno. Personalmente sono andato a scuola a cinque anni: non sono un genio, ma neppure un cretino; non mi pare che chi è andato a scuola a cinque anni abbia poi avuto ridotte capacità di inserimento nella società (ma per carità!). Comunque si può valutare.

A mio avviso, l’aspetto positivo della riforma è che si arriva a conseguire un diploma a diciotto anni e mezzo, avvicinandosi così ai parametri della maggior parte dei Paesi europei, senza diminuire di un anno il corso degli studi. Un altro aspetto positivo è l’aver mantenuto intatti i tredici anni del corso degli studi (i cinque anni della scuola elementare, i tre anni della scuola media e i cinque anni della scuola superiore).

La scuola superiore - anche questo va sottolineato - viene attivata su due percorsi, quello dei licei e quello della formazione professionale, che hanno pari dignità. Sono percorsi flessibili, nel senso che si può passare benissimo da uno all’altro durante tutto il corso degli studi. Per chi segue il percorso della formazione professionale è consentito accedere all’esame di maturità frequentando un quinto anno che - badate bene, colleghi - non è un anno integrativo, poiché si conclude prima di accedere all’esame di Stato. I percorsi quindi sono assolutamente identici sia nello spazio temporale sia per dignità, tant’è che - lo ripeto - si può passare, fino all’ultimo anno, da un percorso all’altro.

Da parte dei colleghi dell’opposizione è stato sostenuto che per l’alunno decidere a tredici anni quale tipo di percorso intraprendere è una scelta troppo impegnativa, che a quell’età non si è in grado di compiere. Ripeto, la flessibilità già può consentire di correggere qualsiasi tipo di errore, ma mi permetto di ricordare che fino a qualche anno fa il ragazzo a tredici anni era obbligato a scegliere se uscire o meno dalla scuola: quella era una scelta davvero molto più impegnativa rispetto a quella a cui lo si vuole obbligare oggi!

Mi sembra che davvero sul piano dei contenuti ci sia poco da criticare. Si introduce la valutazione del sistema, che mi pare, anche questo, un fatto positivo e si reintroduce il voto di condotta. Mi auguro, Sottosegretario, che il voto di condotta faccia parte dei provvedimenti curriculari, cioè che venga considerato insieme a tutte le altre voci di valutazione, per cui un cattivo voto di condotta possa consentire anche la bocciatura (non dico da solo, ma ritengo che debba essere inserito in questo meccanismo, altrimenti non avrebbe alcun senso reintrodurlo).

Questi sono gli aspetti dell’impostazione complessiva del disegno di legge che credo possano essere condivisi. Vorrei aggiungere qualcosa per quanto riguarda la definizione della delega, perché ora si tratta di riempire di contenuti la cornice dell’intero provvedimento.

A me sembra che, al di là del discorso della formazione, si sia tenuto poco conto degli insegnanti, ai quali dobbiamo restituire dignità anche economica, onorevole Sottosegretario. La situazione è difficile, lo abbiamo già detto, ma un impegno che si può iniziare a prendere è di reinvestire nella scuola tutto ciò che si risparmia nella scuola.

Nella prossima finanziaria sono sicuramente previsti provvedimenti (personalmente non li condivido tutti) con i quali si otterranno dei risparmi. Forse i parametri relativi agli insegnanti di sostegno dovrebbero essere rivisti, perché probabilmente sono sottostimati rispetto alle esigenze della scuola; ritengo pertanto che sia necessaria una riflessione su questo punto. I risparmi che si otterranno vanno comunque utilizzati per ridare dignità, anche economica, agli insegnanti.

Altro argomento sul quale occorre fare una riflessione seria, insieme ai colleghi dell’opposizione, è quello relativo ai progetti e alle funzioni obiettivo, che a mio avviso hanno arrecato solo danni nelle scuole, creando una serie di conflittualità all’interno del corpo docente che dà vita a delle vere e proprie lotte su chi deve gestirli, per pochi soldi. Si generano soltanto conflitti, senza raggiungere (almeno per le esperienze personali maturate all’interno del mondo della scuola e per quanto ascoltato dai colleghi) obiettivi significativi.

Forse allora si può pensare di destinare tali risorse ad interventi curriculari non obbligatori quali l’insegnamento del diritto, dell’economia, del teatro, della musica e della sociologia. In particolare, l’introduzione della figura del sociologo nelle scuole credo non sia ulteriormente rinviabile, onorevole Sottosegretario. Il sociologo è necessario in ogni scuola per dare la possibilità agli studenti di comunicare con i professori e ai professori di dialogare tra di loro; nella scuola vi è un problema di comunicazione che a mio parere deve essere seriamente affrontato.

Ritengo poi che si debba stabilire il part time obbligatorio per i colleghi che svolgono un secondo lavoro, che esercitano la libera attività, o altrimenti prevederne l’uscita dal mondo della scuola. Non credo sia un fatto secondario.

Mi avvio alla conclusione con un brevissimo riferimento all’esame di Stato. E qui debbo fare una sorta di autocritica, perché anch’io ho votato quella riforma: così com'è, non va bene, onorevole Sottosegretario. L’esame di Stato va rivisto perché le commissioni interne non servono assolutamente a nulla, come credo sia necessario riflettere sulla figura del presidente che all’interno delle commissioni svolge solo funzioni di notaio. Credo infatti che i ragazzi debbano abituarsi a sostenere prove d’esame anche con persone che non conoscono perché la vita stessa poi li porterà a riflettere, a discutere, ad affrontare esami e colloqui con persone non di loro conoscenza.

È opportuno dunque che venga reintrodotta una commissione esterna, seguendo meccanismi che saranno poi studiati. Si potrebbe pensare, ad esempio, ad un equilibrio dei componenti, metà interni metà esterni, come era una volta. Non ho una soluzione, però senza dubbio l'esame di Stato com'è oggi configurato deve essere rivisto.

Deve essere rivisto anche il fatto che insegnanti senza alcun titolo specifico vadano a fare i presidenti nelle commissioni per gli esami di Stato. E' una situazione che va approfondita opportunamente e una riforma che non può essere ulteriormente rinviata.

Credo che su questi aspetti dovremo ridiscutere, fermo restando che condividiamo totalmente l’impianto complessivo della legge di riforma, siamo ad esso pienamente favorevole ed esprimeremo quindi il nostro voto con assoluta convinzione e con assoluta certezza di fare il bene del Paese, oltre che della scuola italiana. (Applausi dai Gruppi AN, FI e UDC:CCD-CDU-DE).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Tonini. Ne ha facoltà.