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Legislatura 14ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 271 del 06/11/2002


*ASCIUTTI, relatore. Signor Presidente, signora Ministro, onorevoli colleghi, la mia replica non occuperà grandi spazi temporali. Tuttavia, mi sento in dovere di fare alcune precisazioni. Procederò seguendo l’ordine degli interventi svolti.

Innanzitutto, ringrazio tutti coloro che sono intervenuti, a partire dalla senatrice Soliani, che ha illustrato la relazione di minoranza, anche se - non me ne voglia! - non la condivido, almeno in gran parte. Il dibattito è stato ampio e, a mio avviso, importante, significativo, poiché ha toccato molti degli aspetti che il disegno di legge va a normare.

Apprezzo l’intervento del senatore Compagna nella parte in cui afferma che, ubbidiente, voterà a favore. Nessuno, però, chiede di essere ubbidienti; si chiede invece, anche a coloro che fanno parte della Casa delle libertà, di votare per convinzione. Mi auguro che tutti noi - e non solo noi - votiamo a favore di un provvedimento perché siamo convinti della sua bontà.

Condivido gran parte dell’intervento della senatrice Franco, soprattutto quando afferma che bisogna "imparare ad imparare". Del resto, questa riforma è indispensabile per il nostro Paese. Alcuni colleghi lo hanno già accennato, ma voglio ribadirlo con forza: non è importante varare questa legge solo perché nel Paese c’è il problema dell’istruzione, di non essere in ritardo rispetto ai Paesi più progrediti (tra i quali l’OCSE oggi ci colloca), ma soprattutto è indifferibile portare avanti questa riforma a seguito della modifica del Titolo V della Costituzione.

Non vorrei infatti che domani, senza che questo Parlamento abbia fissato criteri e princìpi generali, specie per quanto attiene alla formazione professionale, alcune Regioni più forti, dal punto di vista economico o culturale, legiferino su questo aspetto, come è loro consentito dal nuovo Titolo V della Costituzione. Avremmo un’Italia divisa culturalmente, a macchia di leopardo, e sarebbe difficile poi tornare indietro con leggi che affermino criteri e princìpi generali.

La mia preoccupazione, che credo sia un po’ di tutti, è quella di vedere l’Italia divisa. Temo veramente che si porti avanti una divisione culturale del Paese; dobbiamo tutti lavorare affinché ciò non avvenga. A tal fine, dobbiamo legiferare quanto prima per fissare i criteri e i princìpi di carattere generale. Non voglio far polemica, me ne guardo bene, ma desidero ricordare a tutti che la legge n. 30 fu varata all’inizio del 2000 dal Parlamento e che le elezioni si sono tenute nel maggio 2001.

Spesso mi domando, e tutti quanti dobbiamo domandarci, come mai non fu attuata. Forse perché il nuovo Titolo V della Costituzione la stoppò? Perché l'onda anomala creava problemi economici? Quali i motivi? Oggi non saremmo qui a discutere di questo, ma di altro. Quindi un esame di coscienza ce lo dobbiamo fare un po' tutti e lo dico senza polemiche di sorta.

Quando poi si dice, e molti vi hanno fatto riferimento, che con questa legge si vuole tornare ad una divisione sociale, io farei un po' d'attenzione. Di divisione sociale nel Paese ce n'è tanta, così come sono tanti i ragazzi che abbandonano, e per svariati motivi, gli studi. Inadeguatezza dell'istruzione? Forse. Inadeguatezza delle strutture? Forse. Una cultura non adeguata? Forse. Allora dobbiamo tutti cercare il modo affinché queste divisioni non ci siano.

Non pensiamo che la divisione nasca o nascerà dal fatto che finalmente mettiamo mano ad un'istruzione professionale seria. Parliamo della formazione professionale di oggi. Ne abbiamo il coraggio? Dovremmo averlo! Esiste nel Paese una vera formazione professionale? Tranne poche eccezioni, la risposta è no. E non dobbiamo vergognarci di dirlo.

Quando parliamo di dignità dell'istruzione e della formazione professionale non lo facciamo così, tanto per riempire una nota in un disegno di legge, ma perché ci crediamo e ci deve credere il Paese. E' un modo, a mio avviso corretto, perché anche con quella cultura del saper fare che oggi molti disdegnano o della quale si preoccupano, ma che è cultura, si possa permettere ai giovani di avvicinarsi a quel mondo per poter essere inseriti nella società a pieno diritto, piuttosto che vederli tutti dentro lo stesso calderone delle scuole superiori, a vari livelli, come accade oggi, per poi perdersi a metà degli studi per abbandono e non avere niente in mano da poter spendere per sé e per il Paese.

Ho apprezzato l'intervento del senatore Valditara. Ringrazio la senatrice Bianconi per le sue parole, perché nell'analisi che ritengo non di parte e nemmeno demagogica è stata puntuale. Non solo lei, ma anche altri rappresentanti della maggioranza e dell'opposizione hanno parlato a difesa del corpo docente.

Tutti dobbiamo prendere coscienza che senza il corpo docente rivalutato e riqualificato nessuna riforma è percorribile, ripeto, nessuna riforma è percorribile. Il ministro Moratti può produrre la più bella riforma del mondo, ma se essa non ha le gambe per camminare, non camminerà mai.

Dobbiamo mettere il corpo docente nelle condizioni di tornare alla dignità che un tempo aveva e non è solo un problema di natura economica. È anche quello, ma non solo quello. La dignità gliel'abbiamo tolta. Qualcuno ha parlato di docente come ormai di un impiegato dello Stato. Sarà anche un impiegato dello Stato, ma dobbiamo restituirgli la funzione di docente, che oggi non ha.

Senatore D'Andrea, sono d'accordo con lei. Anche noi conveniamo che non va bene un centralismo esasperato, come da lei definito. Siamo anche noi per l'autonomia, vera, non di parola o di facciata, con dei criteri e dei principi ben fissi, stabiliti. E speriamo che la delega che noi diamo al Governo sia portata avanti in questa direzione.

Alla senatrice Manieri, quando parlava degli insegnanti mal pagati, ho già risposto: non c’è niente al riguardo in questa riforma, come non c’era niente nella legge n. 30 del 2000, è un problema che esula dalle leggi che stiamo dibattendo.

Lei ha fortemente difeso la scuola pubblica: ma anche noi difendiamo fortemente la funzione della scuola pubblica; ma non solo questo: difendiamo anche le altre possibilità. Del resto, non potete smentirvi oggi, colleghi dell’opposizione: è vostra la legge sulla parità scolastica. Quindi, a maggior ragione il servizio pubblico nella sua interezza va salvaguardato.

Sono d’accordo anche con il senatore Tessitore quando chiede di investire sia nella professionalità dei docenti, sia in una nuova qualità dell’istruzione, che sono princìpi che dovrebbero essere cari a tutti.

Ringrazio in particolare il senatore Favaro per il suo intervento più che condivisibile, perché ha riportato il dibattito in quest’Aula del Parlamento nella direzione corretta, giusta.

Spesso si fanno affermazioni fuori le righe, come sulla salvaguardia del pubblico rispetto al privato o, come ho sentito nell’ultimo sciopero dei sindacati, dalla voce di Panini, sul fatto che questo Governo nella finanziaria ha tolto alla scuola pubblica per dare alle private; le private quest’anno avranno meno da questo Governo (purtroppo, io aggiungo): infatti, sono aumentate le scuole paritarie e il budget è rimasto lo stesso, quindi avranno meno. Dunque, diciamo le cose per quelle che sono e poi critichiamole, ma, appunto, per quello che sono.

Sono ugualmente d’accordo con il senatore Monticone quando dice che bisogna guardare a un progetto della società: ma tutta la riforma, la legge delega del ministro Moratti è tesa, a mio avviso, a questo; possiamo dibattere, possiamo ragionarci intorno.

Lui chiede una cosa che condivido: dice che si può ragionare anche successivamente, non solo nelle sedi istituzionali, ma anche in tutte le sedi possibili, per far sì che questa riforma sia il più possibile di tutti, sia cioè una riforma del Paese. Mi sembra di capire dalle tante volte in cui si è espressa, che il ministro Moratti - non voglio anticipare la sua replica - sia propensa a questo atteggiamento, perché la cultura per un Paese come il nostro non può essere di parte. E, per far sì che l’istruzione sia di tutti, dobbiamo condividerla tutti.

Del resto, erano le stesse cose che io dichiaravo dai banchi dell’opposizione nella XIII legislatura, quando non ci fu consentito qui in Senato un dibattito serio. Ricordo il "povero" senatore Donise, avvilito, in un certo senso, dalla interruzione della discussione in Commissione. E gli emendamenti al disegno di legge di allora erano in numero di gran lunga inferiore a quello degli emendamenti presentati in questa legislatura sia in Commissione che in Aula. Non avemmo allora la possibilità di discuterne.

Vado alla conclusione, signor Presidente. Ringrazio ancora il senatore Brignone e il senatore Gaburro, che hanno svolto interventi più che condivisibili. Senatore Tonini, le chiedo scusa, ma non è vero quello che lei ha affermato, cioè che in Commissione non è stato approvato nessun emendamento dell’opposizione. Forse non saranno stati approvati emendamenti di qualità e significativi, ma questo è un altro fatto. Sono stati sei gli emendamenti approvati: due vedono come primo firmatario il senatore Cortiana e quattro il senatore Berlinguer.

ACCIARINI (DS-U). E' sempre lo stesso.

ASCIUTTI (FI). Poi si potrà discutere sulla qualità degli emendamenti approvati, ma non possiamo dire che non sia stato approvato nessun emendamento.

Ringrazio, infine, il senatore Barelli per il suo intervento. (Applausi dai Gruppi FI e AN. Congratulazioni).