Seguito della discussione dei disegni di legge:
(1306) Delega al Governo per la definizione delle norme generali sull’istruzione e dei livelli essenziali delle prestazioni in materia di istruzione e formazione professionale
(1251) CORTIANA ed altri. – Legge-quadro in materia di riordino dei cicli dell’istruzionePRESIDENTE. Ricorda che nella seduta pomeridiana di ieri ha avuto inizio la discussione generale.
Presidenza del vice presidente DINI
D'ANDREA (Mar-DL-U). La tragedia dei San Giuliano di Puglia ha posto in evidenza, tra altro, lo spirito di sacrificio e la straordinaria professionalità delle insegnanti, che costituiscono la vera risorsa della scuola italiana sulla quale sarebbe necessario puntare, invece di parlare con eccessiva disinvoltura di tagli di personale e di classi. Preso atto con soddisfazione degli impegni del Ministro per un rapido ritorno alla normalità nelle aree terremotate, appare tuttavia necessario andare oltre lo stanziamento di risorse nella legge finanziaria e varare un’iniziativa straordinaria, come proposto in un disegno di legge della Margherita, per garantire, di concerto con le Regioni, la sicurezza e l'idoneità delle aule scolastiche. Il problema appare anche più urgente alla luce della previsione dell'ingresso anticipato dei bambini nella scuola, sia pure dopo il declassamento da opzione strategica a mera sperimentazione facoltativa che tale previsione ha subito a seguito dell'emendamento del relatore. L'esito incerto di questa sperimentazione riferita al primo passo del percorso scolastico degli alunni dà il senso della provvisorietà dell'intero impianto proposto dal Governo. Il congelamento della legge n. 30 del 2000, l'individuazione di un percorso formativo non adeguato alle esigenze della società moderna, la svalutazione della scuola pubblica, l'introduzione di elementi di selezione per censo e soprattutto l'approccio ragionieristico, di contenimento della spesa, ai problemi della scuola stanno determinando incertezze, insoddisfazione e critiche tanto tra gli studenti e le famiglie, quanto tra gli operatori scolastici. Il Governo propone una delega indifferenziata e priva di contenuti, che invade le competenze delle Regioni e che non gode di adeguata copertura finanziaria. Viene indicata un’articolazione interna al primo ciclo eccessivamente rigida, così come criticabili appaiono le norme relative al doppio canale, alla formazione degli insegnanti e alla formazione continua, nonché il rapporto individuato tra esperienza scolastica e formazione al lavoro. Malgrado ciò, il Governo ha respinto le proposte di modifica avanzate non solo dal centrosinistra ma anche dalla stessa maggioranza, vanificando così il ruolo del Parlamento in una materia così delicata per il futuro del Paese, rispetto alla quale andrebbe invece ribadita la centralità della scuola dell'autonomia come volano per lo sviluppo della società. (Applausi dai Gruppi Mar-DL-U, DS-U e Verdi-U e dei senatori Crema e Michelini. Congratulazioni).
GUBERT (UDC:CCD-CDU-DE). Nell'intento di offrire un intervento costruttivo, evidenzia alcuni aspetti di criticità, sui quali peraltro ha presentato appositi emendamenti. In primo luogo, non è condivisibile l'accesso anticipato alla scuola elementare - su cui peraltro si è raggiunto un parziale compromesso – nell'ottica di uniformarsi agli standard europei; infatti i livelli di istruzione degli altri Paesi non sono certo migliori di quelli italiani e la misura, rispondente ad una domanda sempre più pressante proveniente dalle famiglie piuttosto che ad un'esigenza condivisa nel mondo pedagogico, rischia di creare una profonda disparità tra bambini nati nello stesso anno. In secondo luogo, non è comprensibile il motivo per cui tra le finalità che devono ispirare la scuola dell'infanzia non si fa alcun riferimento a quelle attinenti la formazione della coscienza civile e religiosa, di cui proprio in tale fascia di età si cominciano a porre le basi. Per quanto riguarda infine i principi direttivi che debbono ispirare i successivi decreti delegati, seppure è apprezzabile il richiamo all'appartenenza alla comunità locale, nazionale e alla civiltà europea, si omette di considerare in primo luogo l'appartenenza alla comunità regionale e, soprattutto, alla più ampia comunità globale. (Applausi dal Gruppo UDC:CCD-CDU-DE).
SODANO Tommaso (Misto-RC). La proposta di riforma del sistema educativo, che si colloca in un quadro di destrutturazione del sistema delle tutele portata avanti dal governo di centrodestra, è caratterizzata da un forte segno autoritario e classista teso a minare profondamente il sistema pubblico della scuola con le sue caratteristiche di pluralismo, democrazia e laicità. Ciò traspare in particolare, oltre che dalle enunciazioni generali circa le finalità che deve perseguire il sistema dell'istruzione, dalla soppressione dell'obbligo scolastico nonché dall'anticipazione a 13 anni della scelta tra il proseguimento nell'ambito dell'istruzione o l'accesso alla formazione professionale, procedendo di fatto ad una rottura del sistema di istruzione nazionale per dare vita a due settori distinti tra loro anche per quanto riguarda i soggetti che sono chiamati a gestirli, lasciando immaginare un inevitabile accesso al sistema della formazione da parte degli strati sociali meno abbienti. Nella logica pseudoefficientista che ispira l'azione di Governo si colloca anche la previsione dell'alternanza scuola-lavoro che non sono regala alle imprese manodopera gratuita ma assegna loro anche incentivi qualora si rendano disponibili a tali percorsi. (Applausi dai Gruppi Misto-RC e DS-U e della senatrice Manieri).
MANIERI (Misto-SDI). Giudica eccessivamente onerosi i compiti che si intendono porre sulle spalle dei docenti in direzione non soltanto dell'educazione ma anche della formazione civile dei giovani e - in ultimo - dell'educazione alla sicurezza, senza tener conto del penoso trattamento economico loro corrisposto e soprattutto senza considerare i tagli operati dal Governo nella finanziaria alle risorse destinate all'edilizia scolastica nonché ai fondi destinati all'autoaggiornamento dei docenti. La proposta di riforma del sistema educativo risponde a un'impostazione ideologica che tende a contemperare le esigenze contrapposte provenienti dalle forze politiche di maggioranza anziché ricercare le strade per un effettivo miglioramento della scuola italiana. Pertanto, se il reale intendimento del ministro Moratti è quello di procedere ad una riforma scolastica bipartisan, dovrebbe in primo luogo ritirare il provvedimento. Base di partenza infatti di un reale rinnovamento del sistema dell'istruzione – cui i socialisti si rendono disponibili – è il rafforzamento della scuola pubblica, basata sui principi di pluralismo, laicità e libertà di insegnamento. Ma a tali caratteristiche non sembra rispondere la riforma in esame che preoccupa in particolare per l'abbassamento dell'obbligo scolastico e la canalizzazione precoce verso la formazione professionale, in contrasto non solo con gli indirizzi europei ma anche con la posizione di Confindustria che ritiene preferibile una solida formazione di base prima dell'accesso al mondo del lavoro. (Applausi dai Gruppi Misto-SDI, DS-U e Mar-DL-U. Congratulazioni).
CORTIANA (Verdi-U). Ponendo in primo luogo l'accento sulla sicurezza degli edifici scolastici, i Verdi sono disponibili ad un confronto con la maggioranza a condizione che vengano ripristinati i finanziamenti ad essa destinati dai Governi dell'Ulivo. Nel merito del provvedimento, la scelta della delega ha di fatto espropriato il Parlamento della possibilità di intervenire preferendo rinviare al Governo le decisioni in ordine ai contenuti della riforma e quindi, di fatto, ad una fase di negoziazione politica tra le diverse spinte culturali delle forze politiche del centrodestra, come sembra già intravedersi dalle prese di posizione assunte recentemente dal Ministro nonché dagli interventi dei senatori di Alleanza Nazionale e della Lega. Particolarmente critico appare l'aspetto relativo alla canalizzazione precoce in direzione della formazione-lavoro in quanto proprio la crescente complessità dello stesso mondo del lavoro impone un livello culturale di base elevato realizzabile solo attraverso l'elevamento dell'obbligo scolastico. I senatori Verdi fin dall'esame in Commissione hanno manifestato un atteggiamento costruttivo e sono disponibili al confronto qualora si intendano dare segni in direzione di rafforzare la scuola pubblica nonché di passare da una politica di tagli ad una di valorizzazione della funzione dei docenti, alla luce anche degli errori al riguardo compiuti dai precedenti Governi di centrosinistra. (Applausi dai Gruppi Verdi-U, DS-U, Mar-DL-U e Misto-SDI).
TESSITORE (DS-U). Lamentando il contingentamento dei tempi per la discussione e augurandosi che il Governo e la maggioranza evitino di blindare il provvedimento, considera ineludibile la necessità di investire sugli studenti e sulle strutture, tendendo all'obiettivo di garantire a tutti la realizzazione compiuta delle proprie capacità personali e superando eccessive parcellizzazioni; invece il disegno di legge, andando in senso inverso, affievolisce il principio dell'obbligo scolastico e formativo e spezza il rapporto tra istruzione e formazione, in una visione antiquata di subordinazione della seconda alla prima. Inoltre, accanto ad un approccio panpedagogista di formazione univoca dei docenti a prescindere dalla materia di insegnamento, viene proposto un modello di formazione degli studenti volto all’immediato produttivismo, contrario ad un’armonizzazione delle scuole laiche e confessionali all'interno di un sistema pubblico omogeneo. Per tali ragioni esprime un giudizio negativo sulla delega al Governo in materia di istruzione e formazione professionale. (Applausi dai Gruppi DS-U, Mar-DL-U, Verdi-U e Misto-SDI. Congratulazioni).
FAVARO (FI). Il disegno di legge giunge in Aula dopo il lungo dibattito in Commissione sugli aspetti sia tecnici sia di principio, che ha riecheggiato quello svoltosi nel Paese, soprattutto nelle scuole. Anche all’interno della maggioranza sono emersi riferimenti culturali non coincidenti, che hanno trovato il giusto equilibrio nel testo in esame, sul quale anche al Conferenza Stato-Regioni ha espresso parere favorevole. La precedente riforma, varata frettolosamente al termine della scorsa legislatura dal Governo di centrosinistra, avrebbe determinato alcuni problemi di attuazione, come quello della cosiddetta onda anomala nel passaggio dai due cicli scolastici delle elementari e delle medie al ciclo di base unico, nonché per un assetto edilizio già consolidato nel territorio e per le incertezze di collocazione del personale docente. La proposta dell'attuale Governo ribadisce il principio della centralità della scuola e del consolidamento della cultura come fattore di sviluppo della società, riaffermati anche nel Patto per l'Italia e nel DPEF per il triennio 2003-2006, partendo dalla presa d'atto che a fronte di un sistema di riferimento ormai superato il mondo scolastico ha prodotto una sperimentazione selvaggia e una forte dispersione. E’ stata riaffermata quindi l’articolazione del percorso nell'istruzione elementare e media da un lato ed in quella superiore dall’altro, attribuendo pari dignità a licei e istituti professionali, perché non vi può essere autentica cultura del fare che non sia basata su quella del sapere, a meno di condividere il pregiudizio che considera solo quella umanistica come vera cultura e relega quella professionale in una posizione subordinata; viene ribadito il diritto all'istruzione e alla formazione per almeno dodici anni, e comunque sino al conseguimento di una qualifica entro il diciottesimo anno di età, per cui sono infondate le critiche di una riduzione dell'obbligo scolastico. Viene inoltre curata la formazione degli insegnanti, per motivare ulteriormente tale personale e avvicinare l’offerta formativa agli standard europei, mentre viene smentita la critica di una riduzione delle risorse e degli organici, soprattutto dopo la presentazione del disegno di legge finanziaria da parte del Governo. Auspica pertanto che su una riforma di tale importanza vengano superate le divisioni che hanno contrassegnato fino a questo momento l'iter del disegno di legge. (Applausi dai Gruppi FI, UDC:CCD-CDU-DE e AN e del senatore Carrara. Congratulazioni).
Presidenza del vice presidente FISICHELLA
BRIGNONE (LP). Ritiene ancora possibile un confronto tra maggioranza e opposizione per consegnare al Paese una riforma utile per il futuro, all'interno di un sistema scolastico le cui qualità e i cui limiti sono noti da tempo, al di là delle polemiche di natura politica. Se la scuola postunitaria aveva teso soprattutto all'alfabetizzazione della popolazione e al rafforzamento della coscienza nazionale, accettando grandi differenziazioni nelle diverse aree del Paese, si tratta ora, dopo decenni di riforme e di sperimentazioni, di armonizzare i percorsi scolastici all'interno di una scuola contrassegnata da autonomia, anche a seguito della riforma del Titolo V della Costituzione; ciò richiede nel personale docente un aumento del senso di responsabilità e forse anche il tramonto della sicurezza del posto di lavoro e dell’identità di retribuzione. Fermo restando che l’Italia non spende meno rispetto agli altri Paesi europei, ma che occorre qualificare l'utilizzo di tali risorse, occorre garantire standard professionali omogenei all’interno di strutture adeguate, superando l'autoreferenzialità e l’autovalutazione del corpo docente, consolidando l’edilizia scolastica e attenuando la divaricazione tra mondo scolastico e mondo del lavoro, secondo soluzioni già esperite in altri Paesi, per assicurare la formazione permanente che accompagni l'uomo lungo l’intero arco della vita. Pur nel rispetto dei differenti ruoli, si augura che tutte le forze politiche convergano sull’obiettivo di varare una riforma efficace. (Applausi dai Gruppi LP, FI e UDC:CCD-CDU-DE e dei senatori Carrara, Monticone e Acciarini).
GABURRO (UDC:CCD-CDU-DE). Il sistema educativo che viene proposto con il disegno di legge in discussione è finalizzato a realizzare in prospettiva una scuola il cui riferimento non sia più lo Stato ma la società civile (rispetto alla quale lo Stato svolga funzioni di garanzia e di controllo), che realizzi una effettiva libertà educativa da parte dei cittadini e delle famiglie riconoscendo pienamente la funzione delle scuole non statali. La riforma pone la scuola nelle condizioni da un lato di garantire alla totalità dei giovani il più alto livello di istruzione, indispensabile per inserirsi in una società caratterizzata dalla preminenza della conoscenza e dalla mondializzazione dell'economia, dall'altro di proporre riferimenti etici e formativi condivisi, di cui ha estrema necessità una società complessa e culturalmente frammentata. Tali obiettivi richiedono la piena attuazione dei principi della parità scolastica e il rafforzamento delle competenze in materia scolastica da parte delle Regioni e degli enti locali sulla base del principio di sussidiarietà. Altro elemento caratterizzante della riforma è l'integrazione tra la formazione generale e quella tecnica e professionale, che si realizza attraverso il riconoscimento di una pari dignità tra il sistema scolastico e quello di formazione professionale, rispondendo quest’ultimo ad un progetto educativo fondato su una cultura che scaturisce dal lavoro. E' inoltre innovativo il rapporto che viene ad instaurarsi tra scuola ed università, imperniato in particolare sulle lauree specialistiche per l'insegnamento e sui centri di eccellenza, che devono garantire agli insegnanti oltre ad una solida formazione disciplinare anche una moderna formazione didattica. Pertanto, il Gruppo sostiene convintamente il disegno di legge, che insieme alla riforma della parità scolastica porrà la scuola italiana all'altezza delle sfide del futuro. (Applausi dai Gruppi UDC:CCD-CDU-DE e FI. Congratulazioni).
MONTICONE (Mar-DL-U). Il provvedimento in discussione è imperniato su aspetti organizzativi e pertanto non costituisce una vera riforma, né un passaggio epocale della storia della scuola italiana, in quanto non contribuisce ad affermare la sua centralità sociale, che si misura sulla base della capacità di rispecchiare e al tempo stesso governare i mutamenti sociali e culturali. La delega richiesta, infatti, appare allo stesso tempo eccessiva ed indeterminata, ma anche inadeguata in quanto carente dell'indispensabile analisi delle richieste formative della società, che riguardano le sfide della globalizzazione, l'educazione ad un apprendimento critico e ad una formazione flessibile, un nuovo e più profondo rapporto tra conoscenza e tecnologia. Il progetto del Governo si dimostra incapace di scegliere tra centralismo e decentramento, non offre una soddisfacente soluzione circa la formazione dei docenti ed è pertanto auspicabile che in Assemblea, proseguendo nel clima di collaborazione che ha contrassegnato la discussione in Commissione, la maggioranza rinunci a conseguire una vittoria esclusivamente politica e recepisca i suggerimenti dell'opposizione, volti a garantire una maggiore libertà per gli studenti, le famiglie e i docenti ma anche ad introdurre un maggior respiro culturale e sociale affinché questa riforma sia nell'interesse di tutto il Paese. (Applausi dai Gruppi Mar-DL-U e DS-U e del senatore Brignone).
BEVILACQUA (AN). Le critiche dell'opposizione al disegno di legge non appaiono convincenti, né circa l'uso della delega che pare strumento appropriato tant'è vero che fu utilizzato dal ministro Berlinguer per la riforma dei cicli, né circa il presunto abbassamento dell'obbligo scolastico, visto che la riforma prevede il diritto-dovere della formazione fino ai 18 anni. Anzi, appaiono condivisibili sia l'ingresso anticipato nel sistema formativo, che permette di conseguire il diploma a 18 anni senza abbreviare il ciclo degli studi, sia la pari dignità prevista per la formazione scolastica e quella professionale (riconoscendosi addirittura la possibilità del passaggio da un percorso al un altro), così come la reintroduzione del voto di condotta. Appare invece insufficiente l'attenzione nei confronti degli insegnanti, il cui impegno dovrebbe essere maggiormente riconosciuto anche dal punto di vista economico, prevedendo ad esempio che i risparmi realizzati nella scuola vengano in essa reinvestiti; è altresì necessario ripensare la recente riforma dell'esame di Stato, poiché gli studenti dovrebbero abituarsi al confronto con realtà diverse rispetto a quelle in cui sono formati. L'impianto complessivo della riforma è tuttavia condivisibile e rispecchia gli interessi del Paese e della scuola; la sua approvazione è anzi urgente vista la velocità dei processi sociali e la necessità di adeguare l'ordinamento scolastico alla recente riforma costituzionale, per cui annuncia il sostegno convinto del proprio Gruppo, sottolineando che l'Assemblea del Senato, dopo la sciagura di San Giuliano di Puglia, dovrebbe approvare norme che garantiscano la sicurezza delle strutture scolastiche, prevedendo eventualmente il concorso di capitali privati. (Applausi dai Gruppi AN, FI e UDC:CCD-CDU-DE).
TONINI (DS-U). Nell'approccio alla riforma del sistema scolastico, tutte le forze politiche dovrebbero essere animate dal rispetto dell'autonomia della scuola e dalla consapevolezza che la materia deve essere sottratta a visioni manichee, in quanto le decisioni contingenti avranno una durata tale da oltrepassare di gran lunga i cicli dell'alternanza politica. Pertanto, anche l'esame della proposta di delega avanzata dal ministro Moratti avrebbe dovuto sottostare ad un'applicazione meno primitiva della logica del bipolarismo e ad un’accezione più matura del principio maggioritario: invece, il contingentamento dei tempi per la discussione in Aula e la bocciatura in Commissione di tutte le proposte di modifica dell’opposizione hanno evidenziato la volontà politica del Governo di fare tabula rasa delle norme adottate nella precedente legislatura, per affermare una visione completamente alternativa anche se non del tutto chiara, visto che, a seguito del ricatto di una delle componenti della maggioranza, sta per essere avviato l’esame del disegno di legge sulla cosiddetta devoluzione, che contraddice parzialmente quanto previsto nella delega. Nonostante ciò, i Democratici di sinistra ribadiscono la disponibilità a lavorare sul terreno della verifica dei modelli positivi attuati anche in alcune realtà regionali, invitando però il Governo a ripensare le scelte regressive in materia di riduzione dell'obbligo scolastico e di rapporto tra cultura e lavoro. (Applausi dai Gruppi DS-U e Mar-DL-U e dei senatori Manieri e Zavoli. Congratulazioni).
BARELLI (FI). Il Governo, con atto di grande responsabilità, si assume il compito di procedere alla riforma complessiva della scuola di cui l'Italia ha bisogno per adeguare il sistema formativo ai mutamenti continui della società. Nell'ambito di tale processo, le linee indicate hanno lo scopo di evitare forme di centralismo e di burocratismo, esaltando al contrario l'autonomia della scuola ed indicando criteri fortemente innovativi per l'avvicinamento degli studenti al mondo del lavoro, attraverso due cicli di istruzione, il secondo dei quali caratterizzato dalle novità in tema di valorizzazione del sistema di formazione professionale e dei meccanismi di alternanza tra scuola e lavoro. Esprime infine soddisfazione per l'approvazione in Commissione di un emendamento che inserisce tra gli obiettivi generali del disegno di legge delega anche lo sviluppo dell’attività motoria e delle competenze ludico-sportive degli studenti, assegnando finalmente piena dignità alla cura dello sviluppo psicofisico e all'insegnamento delle discipline sportive in ambito scolastico. (Applausi dal Gruppo FI).
PRESIDENTE. Dichiara chiusa la discussione generale.
ASCIUTTI, relatore. La riforma in esame è indispensabile per il Paese non solo per non accentuare il ritardo nei confronti dei sistemi di istruzione e formativi dell’Europa, ma anche per scongiurare il pericolo che, a seguito della modifica del Titolo V della Costituzione ed in assenza dei principi generali fissati dallo Stato, alcune Regioni possano legiferare, soprattutto in materia di formazione professionale, determinando rischiose divisioni culturali sul territorio. Proprio la corretta visione di questo pericolo induce a respingere anche le accuse secondo cui la normativa sulla formazione professionale reintrodurrebbe gerarchie sociali: in realtà è l'attuale sistema di istruzione che porta ad un alto numero di abbandoni, determinando differenze tra i giovani, mentre una formazione professionale seria potrà avere l'effetto benefico di inserire i giovani a pieno titolo nel mondo del lavoro e nella società. Condividendo le indicazioni emerse nel corso del dibattito circa la necessità di rivalutare e riqualificare il corpo docente, vero motore della riforma, attraverso misure non solo di natura economica ma anche tali da restituire dignità alla funzione, ribadisce l'impegno a difendere l'autonomia scolastica ed il ruolo della scuola pubblica. Pur convenendo sull’opportunità di varare una riforma largamente condivisa, ricorda tuttavia che nella precedente legislatura l’allora opposizione non ebbe la possibilità di discutere e di modificare la legge n. 30 del 2000. Precisa infine che nel corso della discussione in Commissione sono stati approvati sei emendamenti dell'opposizione. (Applausi dai Gruppi FI e AN. Congratulazioni).
PRESIDENTE. Rinvia il seguito della discussione ad altra seduta e ricorda che la votazione finale del disegno di legge n. 1271, collegato alla manovra finanziaria, avrà luogo nel corso dell’odierna seduta pomeridiana, alle ore 18. Dà infine annunzio dell’interpellanza e delle interrogazioni pervenute alla Presidenza (v. Allegato B) e toglie la seduta.
La seduta termina alle ore 13,08.