i drammatici accadimenti di San Giuliano di Puglia (Campobasso) del 2 novembre scorso, assieme al dolore e al cordoglio del Paese per un’inaccettabile tragedia umana, hanno anche suscitato angosciosi interrogativi circa l’effettivo grado di sicurezza delle strutture scolastiche pubbliche presenti su tutto il territorio nazionale;
infatti, il terremoto che ha colpito il Molise assieme ad un’estesa area dell’Italia centrale, causando crolli e gravissime lesioni a numerose abitazioni private, ha di fatto provocato il maggior numero di vittime in un unico crollo, quello di un edificio pubblico che per la sua funzione istituzionale avrebbe dovuto essere il luogo più protetto e sicuro per i suoi frequentatori: la scuola pubblica;
tuttavia, non si può dire che concreti segnali della condizione quanto meno preoccupante dell’edilizia scolastica pubblica non fossero da tempo pervenuti, anche da fonti istituzionali, evidenziando una situazione di persistente violazione della disciplina di prevenzione dettata dal decreto legislativo n. 626 del 1994;
in particolare, nel febbraio 2002, il Ministero dell’istruzione ha pubblicato, in un apposito rapporto, i dati di un sondaggio sullo stato dell’edilizia scolastica effettuato su 10.800 istituzioni scolastiche, frequentate da oltre 8 milioni di alunni ed un milione di operatori del settore;
dal citato rapporto risulta che circa il 57 per cento degli istituti scolastici nazionali è tuttora privo del certificato di agibilità statica; tale percentuale di regolarità scende al 37,5 per cento nella regione Molise, restando largamente al di sotto del 30 per cento nelle regioni Umbria, Calabria e Sardegna;
ancora più gravi appaiono i riscontri circa l’effettiva predisposizione di scale di sicurezza e di sistemi di prevenzione incendi: circa il 35 per cento degli edifici scolastici è risultato privo del prescritto numero di vie di fuga e addirittura quasi il 70 per cento non sarebbe in regola con la disciplina anti-incendi;
a fronte di carenze, ritardi e inefficienze nella gestione dell’edilizia scolastica pubblica che sono indubbiamente croniche e molto risalenti nel tempo, la situazione appare oggi ulteriormente compromessa a causa del vistoso taglio delle risorse destinate all’edilizia scolastica operato in questa legislatura e confermato nel disegno di legge finanziaria per il 2003;
in particolare, come già nella scorsa legge finanziaria, anche nel testo tuttora in discussione alla Camera non è previsto per il 2003 alcun rifinanziamento per i Piani triennali di edilizia scolastica avviati con la legge n. 23 del 1996; semmai per lo stesso anno risulta ridotta - di 63,78 milioni di euro - la dotazione del "Fondo speciale in conto capitale" destinato alla copertura delle future leggi di spesa per investimenti nel settore scolastico,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno intervenire, nell’esercizio delle sue prerogative e competenze, per sollecitare la piena applicazione al settore scolastico delle disposizioni contemplate dal decreto legislativo n. 626 del 1994 in materia di salute e sicurezza sul lavoro, anche con riferimento all’accertamento dell’effettiva agibilità statica di tutti gli edifici scolastici presenti sul territorio nazionale e, in particolare, di quelli ubicati nelle aree a più elevato rischio sismico e idrogeologico;
in generale, se non ritenga che l’attuale situazione del sistema scolastico nazionale, sotto i profili sia infrastrutturale sia di gestione e organizzazione delle risorse umane e professionali, necessiti di un più consistente impegno finanziario da parte del Governo, al fine di contrastare la profonda destrutturazione del modello di istruzione pubblica, tuttora in atto, cui corrisponde un impoverimento dell’Istituzione sia in termini materiali, come effetto della contrazione delle risorse, sia in termini valoriali, incidendo sulla dignità e sicurezza degli alunni e degli operatori e, in definitiva, sulla affidabilità e credibilità del sistema pubblico d’istruzione.
(4-03280)