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Legislatura 14ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 271 del 06/11/2002


Interrogazioni a risposta scritta

FABRIS - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Considerato:

che con sempre maggiore frequenza gli utenti del trasporto aereo si trovano coinvolti in situazioni di grave disagio a causa di ritardi, guasti tecnici e disservizi imputabili alle società che gestiscono i principali aeroporti italiani o alle compagnie aeree;

che, con inquietante frequenza, i ritardi sono causati da problemi inerenti i servizi a terra di assistenza al volo, l'agibilità delle piste, il tutto evidenziando una situazione precaria in materia di sicurezza dovuta ad una gestione superficiale, se non di colpevole negligenza, da parte delle società che gestiscono direttamente in base a convenzioni pubbliche detti aeroporti o che esercitano, in base ad autorizzazioni rilasciate dalle competenti Autorità aeronautiche, tratte aeree nazionali o internazionali;

che tali disservizi, che si ripercuotono con gravi danni su migliaia di passeggeri ogni anno, si sostanziano in ore di segregazione sugli aeromobili in attesa che le cause del ritardo vengano eliminate, senza che venga fornita adeguata assistenza e debite spiegazioni ai passeggeri, e comunque determinano ritardi macroscopici rispetto agli orari di volo, con tutte le conseguenze, i danni economici e le difficoltà facilmente immaginabili;

che deve considerarsi inaccettabile che siano gli utenti a pagare, con pesanti disagi, i ritardi organizzativi e gestionali delle società che gestiscono gli aeroporti e le compagnie aeree, le quali non compiono adeguati volumi di investimenti nella sicurezza, nella funzionalità delle strutture aeroportuali e nella gestione delle proprie flotte aeree, come accaduto sui voli AP 6358 del 12 ottobre 2002, partito con 2 ore e 25 minuti di ritardo, e AZ 1463 del 25 ottobre, decollato con 2 ore di ritardo;

si chiede di sapere se il Ministro non ritenga opportuno avviare una indagine conoscitiva a carico di dette società, al fine di verificare la corretta gestione degli aeroporti italiani e delle compagnie aeree ed, eventualmente, procedere ad adottare tutte quelle misure necessarie a garantire i massimi livelli possibili di sicurezza ed efficienza nell'interesse degli utenti.

(4-03274)

FABRIS - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che la vigente normativa che regola l'accesso di passeggeri e bagagli sugli aeromobili di linea disciplina anche l'introduzione del cosiddetto bagaglio a mano in cabina;

considerato:

che tuttavia tali norme, che stabiliscono peso e misure complessive dei bagagli di cui è consentito il trasporto in cabina da parte dei passeggeri, sono soggette, nella loro concreta applicazione, ad ampi margini di discrezionalità da parte del personale di sicurezza in servizio presso i gate di accesso agli aeromobili e degli assistenti di volo in servizio presso le varie compagnie aeree;

che tale prassi, nel contribuire a rendere dette norme generalmente inapplicate, spinge i passeggeri a riconsiderare i limiti di peso e volume dei bagagli che possono ritenersi a mano in base alla propria esperienza, organizzando di conseguenza il proprio bagaglio e i propri tempi;

che, però, tale stato di cose dà frequentemente luogo a disguidi ed inconvenienti a danno dei passeggeri, sottoposti alle valutazioni imprevedibili e personali degli addetti ai gate o degli assistenti al volo, con discriminazioni ingiustificabili tra passeggeri dello stesso volo, taluni ammessi ed altri no alla possibilità di portare con sé bagagli a mano giudicati dagli addetti ai gate fuori misura ma poi successivamente selezionati con ampi margini di discrezionalità soggettiva da un assistente di volo, come è capitato sul volo AP 6358 del 1° novembre 2002 in partenza dall'Aeroporto di Fiumicino e diretto al "Marco Polo" di Venezia,

si chiede di sapere se il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti non intenda intervenire presso compagnie aeree, segnatamente Air One, e società che gestiscono gli aeroporti per un chiarimento definitivo sull'interpretazione ed applicazione delle norme riguardanti il cosiddetto bagaglio a mano, a vantaggio non solo della sicurezza del trasporto aereo ma anche per garantire una equità di trattamento tra i passeggeri.

(4-03275)

GASBARRI - Al Ministro della giustizia - Premesso:

che il 1° ottobre 2001 entrava in funzione il Tribunale di Tivoli;

che nel decreto istitutivo si stabiliva che l'organico della sede doveva essere formato da 20 giudici distribuiti su 2 sezioni. Altri 10 sostituti sarebbero dovuti andare a comporre l'organico della Procura;

che, alla data odierna, il Tribunale di Tivoli conta su un organico lordo di 10 giudici, che, al netto effettivo, sono esattamente la metà, a causa di ferie, malattie, gravidanza e puerperio;

che a fronte, stando alla documentazione ufficiale, dalla inaugurazione della sede e fino al 30 giugno del 2002, presso il Settore Civile sono stati protocollati 6.866 procedimenti, dal Settore Penale 7.890, complessivamente 1.505 dalla sezione distaccata di Palestrina e 1.591 da quella di Castelnuovo di Porto;

che le carenze di organico comportano gravissime disfunzioni nell'attività del Tribunale, che – per quanto supplite dall'abnegazione degli addetti "superstiti" e nonostante le sollecitazioni pressoché quotidiane rivolte al Ministero e alla Corte d'Appello del presidente Raffaello Ciardi – si concretizzano nell'allungamento a dismisura dei tempi e nella conseguente fissazione delle date di udienza. Particolarmente negativi i settori della controversie di lavoro (sono state 2.500 in un anno, con l'attuale organico al massimo se ne possono evadere 800) e delle separazioni giudiziali (al momento le udienze si fissano per febbraio 2003). L'emergenza è tale che lo stesso Presidente del Tribunale deve intervenire nelle cause di separazione;

che per completezza va aggiunto che il Tribunale di Tivoli è privo del cancelliere dirigente; si segnalano vuoti tra il personale tecnico e amministrativo, carenze quanto a strumenti e mezzi (una sola è l'auto di servizio disponibile, e si pensi alle quotidiane relazioni con le sedi distaccate di Castelnuovo di Porto e Palestrina),

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga necessario intervenire con estrema urgenza perché, per la parte di sua competenza, venga rapidamente accolta la richiesta di provvedere a completare l'organico in termini di persone, professionalità, mezzi e strutture del Tribunale di Tivoli e, per la parte di competenza del Consiglio Superiore della Magistratura, ci si adoperi affinché il medesimo provveda sollecitamente alla integrale copertura dell'organico dei magistrati.

(4-03276)

GENTILE - Al Ministro dell'interno - Premesso che :

- da tempo il comune di Cassano allo Jonio è teatro di continue manifestazioni

delinquenziali, che culminano sovente con omicidi efferati tra esponenti criminali che si contendono il controllo delle attività illecite della zona;

- recentemente, un ragazzino di appena 15 anni, ritenuto "colpevole"

di affiliazione parentale con un boss della zona, e' stato crudelmente assassinato, confermando l'escalation di morte che interessa tutta l'aria della Sibaritide da almeno un quinquennio;

- gli episodi di recrudescenza mafiosa si manifestano con

ripetitività tautologica in questi mesi, mettendo a grave rischio

la stessa incolumità di quanti vivono nel centro abitato;

- le operazioni di repressione sono tuttora affidate esclusivamente alla locale stazione dei Carabinieri, che non riesce ad avere, per cause oggettive, un controllo capillare del vasto territorio della Sibaritide,

si chiede di sapere quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda adottare per arginare il crescente fenomeno mafioso presente a Cassano allo Jonio e se non ritenga opportuno istituire da subito un commissariato di pubblica sicurezza della polizia di Stato o l'ancor più celere posto fisso di polizia.

(4-03277)

LABELLARTE - Al Ministro della giustizia - Premesso che:

l'art. 14 del decreto legislativo luogotenenziale 23 novembre 1944, n. 382, dispone che il Consiglio Nazionale di ogni categoria professionale, sovranamente, quanto inammissibilmente, con potestà hegeliana "determina annualmente il contributo dovuto dagli iscritti nell'albo";

peraltro l'art. 23 della Costituzione riserva alla legge l'imponibilità di prestazioni patrimoniali, ma – come è pacifico in dottrina e come ha ribadito la giurisprudenza (tra le altre : Corte Cost., sentenza n. 88 del 1986) – affinché la riserva di legge sia pienamente efficace, è necessario (come già sommariamente accennato) che la legge contenga tutti gli elementi necessari all'individuazione e all'applicazione del tributo o contributo: in particolare la legge deve indicare – tra l'altro – gli importi esigibili o, almeno, gli importi massimi pretendibili o –quantomeno- i principi per la determinazione oggettiva delle aliquote da applicarsi, oppure l'aliquota massima consentita; in pratica la legge deve individuare tutti gli elementi essenziali, affinché non vi sia la possibilità di arbitrii da parte dell'ente impositore;

in mancanza di una predeterminazione legale, oggettiva dell'importo, occorrerebbe almeno una determinazione negoziale, assembleare di approvazione preventiva da parte degli onerandi, come nell'assemblea annuale di ogni Ordine territoriale, dei costi e della diversa contribuzione eventualmente tra diverse categorie di contribuenti, come nel caso della pretesa del Consiglio Nazionale Forense a carico sia degli avvocati nell'albo tenuto da tale ente, sia –in misura diversa- degli avvocati non iscritti in tale albo;

il detto Consiglio Nazionale Forense, senza rendere noto preventivamente ai propri contribuenti il proprio bilancio sul quale basare la previsione e poi il consuntivo delle spese necessarie al proprio funzionamento e così senza che i contribuenti cassazionisti approvino un tale bilancio, pretende potestativamente, sovranamente (e così incostituzionalmente) il contributo annuo di 51,6 euro da esso stesso Consiglio Nazionale Forense unilateralmente determinato a carico di circa 30.000 avvocati iscritti nel predetto albo dei cassazionisti tenuto dallo stesso Consiglio Nazionale Forense;

la pretesa di pagamento è stata così finora basata su una disposizione superata dall'entrata in vigore della Costituzione, appunto nel menzionato art. 14, secondo comma, del detto decreto legislativo luogotenenziale 23 novembre 1944, n. 382, mentre la Costituzione impone il principio della riserva di legalità nell'imposizione di tributi o contributi, con indispensabile predeterminazione di importi o aliquote massime, elementi che la detta disposizione non prevede. Il Consiglio Nazionale Forense, per di più, pretende anche un contributo annuale di 25,83 euro (anche esso da sé, solitariamente determinato) dai circa 110.000 iscritti negli albi degli avvocati formati e custoditi dai Consigli degli Ordini (territoriali) degli avvocati, non anche iscritti nell'albo dei cassazionisti da esso Consiglio Nazionale tenuto;

lo stesso Consiglio Nazionale Forense, pur pretendendo i contributi annuali a carico degli avvocati cassazionisti e perfino dei non cassazionisti, si è sempre ben guardato dal perseguire con riscossione coattiva i tanti avvocati-cassazionisti e non di fori cronicamente "morosi" (come quello di Velletri ed altri anche di maggiori dimensioni) sull'ingiusta gabella, limitandosi – dove ha potuto – ad accettare dai Consigli dei relativi Ordini importi potestativamente assai ridotti a saldo e stralcio (Napoli, Locri, ecc.), evidentemente non osando affrontare il problema dell'incostituzionalità della pretesa, ma così ingiustamente favorendo gli appartenenti a tali ultimi Ordini, e – ancor più – i cronicamente morosi, a tutto danno degli iscritti negli albi tenuti da Consigli degli Ordini non consapevoli del problema, i quali hanno così per anni ripianato le carenze contributive altrui:

preso infine atto di tale situazione il Consiglio dell'Ordine degli Avvocati di Roma (che è il più importante in Europa) che finora acriticamente aveva provveduto (pur senza alcun obbligo legale) a raccogliere tra i propri iscritti il contributo preteso dal Consiglio Nazionale Forense, ha deciso di non farsi grazioso strumento della illegittima e comunque incostituzionale ed antistorica pretesa del Consiglio Nazionale Forense, ripugnando una esazione del contributo ingiusto a carico degli avvocati romani sotto gravissima minaccia della sospensione dall'esercizio professionale per morosità, rinunciando a raccogliere il contributo per il Consiglio Nazionale Forense dagli avvocati romani non cassazionisti, non iscritti nell'albo tenuto dal detto Consiglio Nazionale;

dopo eloquentemente lunga inerzia (certamente dovuta alla insicurezza per la insostenibilità giuridica della pretesa) nel mese di agosto 2002 l'allora Presidente del Consiglio Nazionale Forense ha scritto individualmente agli avvocati non cassazionisti romani, invitandoli al pagamento di 25.83 euro, tentando ingiustamente così di debellare la più autorevole (e unica apertamente e motivatamente dichiarata) retenza di un Consiglio a raccogliere un contributo ridetto, onde tentare esso Consiglio Nazionale Forense di evitare la diffusione della argomentata consapevolezza della non debenza, ponendo vessatoriamente ciascun avvocato romano non cassazionista nella penosa condizione di dover pagare i 25.83 euro, per non affrontare l'alternativa di un più costoso giudizio per contestare l'ingiusta pretesa,

si chiede di sapere quali iniziative il Ministro interrogato intenda adottare con la massima urgenza per finanziare il detto Consiglio Nazionale Forense con soluzioni e metodi costituzionalmente legittimi, stroncando intanto la persecuzione iniziata nei confronti dei circa 12.000 avvocati non cassazionisti.

(4-03278)

LAVAGNINI - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:

nella prospettiva dell'avvio di una nuova fase di opere pubbliche per il rilancio dell'economia e la modernizzazione delle infrastrutture del Paese particolare importanza rivestono le reti di trasporto autostradali, quali nodi fondamentali di collegamento soprattutto in considerazione del sempre elevato livello di traffico automobilistico;

sono di prossima apertura nella Regione Lazio due caselli autostradali, uno in prossimità della Capitale e un altro nei pressi del Comune di Guidonia, per favorire il movimento autoveicolare del centro ortofrutticolo;

in quest'ottica sarebbe necessario valutare l'opportunità dell'apertura di un terzo casello all'altezza dei comuni di Labico e Carchitti, al fine di risolvere il problema dell'ingorgo sul raccordo anulare e di favorire un percorso diretto verso la Capitale;

la realizzazione di un casello nella zona di Palestrina si collocherebbe perfettamente nel quadro dei lavori che già si stanno realizzando non lontano dalla bretella, quali l'opera dello Spirito Santo sulla provinciale Via degli Olmi e il Piano di insediamenti produttivi sulla strada statale 155;

si chiede di sapere se non si ritenga opportuno assumere iniziative per valutare l'impatto della realizzazione dell'opera in oggetto in considerazione delle sue positive ricadute sul piano della mobilità ma anche sul tessuto economico locale, sollecitando se del caso l'intervento delle competenti autorità per l'adeguamento dei progetti delle opere.

(4-03279)

SOLIANI - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che:

i drammatici accadimenti di San Giuliano di Puglia (Campobasso) del 2 novembre scorso, assieme al dolore e al cordoglio del Paese per un’inaccettabile tragedia umana, hanno anche suscitato angosciosi interrogativi circa l’effettivo grado di sicurezza delle strutture scolastiche pubbliche presenti su tutto il territorio nazionale;

infatti, il terremoto che ha colpito il Molise assieme ad un’estesa area dell’Italia centrale, causando crolli e gravissime lesioni a numerose abitazioni private, ha di fatto provocato il maggior numero di vittime in un unico crollo, quello di un edificio pubblico che per la sua funzione istituzionale avrebbe dovuto essere il luogo più protetto e sicuro per i suoi frequentatori: la scuola pubblica;

tuttavia, non si può dire che concreti segnali della condizione quanto meno preoccupante dell’edilizia scolastica pubblica non fossero da tempo pervenuti, anche da fonti istituzionali, evidenziando una situazione di persistente violazione della disciplina di prevenzione dettata dal decreto legislativo n. 626 del 1994;

in particolare, nel febbraio 2002, il Ministero dell’istruzione ha pubblicato, in un apposito rapporto, i dati di un sondaggio sullo stato dell’edilizia scolastica effettuato su 10.800 istituzioni scolastiche, frequentate da oltre 8 milioni di alunni ed un milione di operatori del settore;

dal citato rapporto risulta che circa il 57 per cento degli istituti scolastici nazionali è tuttora privo del certificato di agibilità statica; tale percentuale di regolarità scende al 37,5 per cento nella regione Molise, restando largamente al di sotto del 30 per cento nelle regioni Umbria, Calabria e Sardegna;

ancora più gravi appaiono i riscontri circa l’effettiva predisposizione di scale di sicurezza e di sistemi di prevenzione incendi: circa il 35 per cento degli edifici scolastici è risultato privo del prescritto numero di vie di fuga e addirittura quasi il 70 per cento non sarebbe in regola con la disciplina anti-incendi;

a fronte di carenze, ritardi e inefficienze nella gestione dell’edilizia scolastica pubblica che sono indubbiamente croniche e molto risalenti nel tempo, la situazione appare oggi ulteriormente compromessa a causa del vistoso taglio delle risorse destinate all’edilizia scolastica operato in questa legislatura e confermato nel disegno di legge finanziaria per il 2003;

in particolare, come già nella scorsa legge finanziaria, anche nel testo tuttora in discussione alla Camera non è previsto per il 2003 alcun rifinanziamento per i Piani triennali di edilizia scolastica avviati con la legge n. 23 del 1996; semmai per lo stesso anno risulta ridotta - di 63,78 milioni di euro - la dotazione del "Fondo speciale in conto capitale" destinato alla copertura delle future leggi di spesa per investimenti nel settore scolastico,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno intervenire, nell’esercizio delle sue prerogative e competenze, per sollecitare la piena applicazione al settore scolastico delle disposizioni contemplate dal decreto legislativo n. 626 del 1994 in materia di salute e sicurezza sul lavoro, anche con riferimento all’accertamento dell’effettiva agibilità statica di tutti gli edifici scolastici presenti sul territorio nazionale e, in particolare, di quelli ubicati nelle aree a più elevato rischio sismico e idrogeologico;

in generale, se non ritenga che l’attuale situazione del sistema scolastico nazionale, sotto i profili sia infrastrutturale sia di gestione e organizzazione delle risorse umane e professionali, necessiti di un più consistente impegno finanziario da parte del Governo, al fine di contrastare la profonda destrutturazione del modello di istruzione pubblica, tuttora in atto, cui corrisponde un impoverimento dell’Istituzione sia in termini materiali, come effetto della contrazione delle risorse, sia in termini valoriali, incidendo sulla dignità e sicurezza degli alunni e degli operatori e, in definitiva, sulla affidabilità e credibilità del sistema pubblico d’istruzione.

(4-03280)

LONGHI - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio - Premesso che:

la provincia di Genova, nel luglio del 2001, ha adottato il "Piano provinciale dei rifiuti";

detto "Piano" individuava, in particolare, due siti per lo smaltimento – con termo-utilizzatore – dei rifiuti: un’area industriale nel comune di Lumarzo e l’area portuale di Genova;

la Regione Liguria approvava una variante del Piano Regolatore di Lumarzo, che trasformava la destinazione dell’area individuata dalla Provincia da "produttiva" a "conservativa", con il palese intendimento che non dovesse ospitare un eventuale termo-utilizzatore;

in conseguenza, la Regione ha chiesto alla Provincia di modificare le proprie decisioni in merito all’individuazione dei siti per lo smaltimento dei rifiuti, visto che essa stessa aveva affossato la scelta fatta per il sito di Lumarzo;

saputo:

che l’Assessore regionale all’ambiente della Regione Liguria, Franco Orsi, ha minacciato la Provincia di nominare un "commissario" se la Provincia non ottempererà entro il 30 novembre all’individuazione di nuovi siti;

che nel contempo corre voce che la Regione non intenda finanziare la strada passante dallo svincolo autostradale di Genova Aeroporto fino alla strada che porta alla discarica metropolitana di Scarpino se la Provincia non individuerà Scarpino quale sito per la realizzazione di un termo-utilizzatore,

si chiede di sapere:

se non si ritenga che la Regione attui una forma di boicottaggio nei confronti della Provincia, invece di collaborare con essa per la soluzione del problema;

se non si ritenga che la Regione Liguria abbia un atteggiamento contraddittorio, in quanto da un lato ha approvato la variante al piano regolatore di Lumarzo e dall’altro vorrebbe che il comune di Ceranesi trasformasse l’area di "Fossa Luëa" da "conservativa" a "produttiva", per poter installare il termo-utilizzatore di Scarpino, a fianco dell’attuale discarica;

se non si ritenga ricattatorio e lesivo del principio di sussidiarietà l’atteggiamento della Regione nei confronti della Provincia nel momento in cui, di fatto, si condizionasse il finanziamento della strada per la discarica alla scelta del sito per il termo-utilizzatore nel territorio di Scarpino.

(4-03281)

CORTIANA - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio - Premesso che:

la città di Milano ha vissuto in epoca recente una grave emergenza legata al ciclo dei rifiuti per la chiusura della discarica di Cerro Maggiore (Milano);

tale emergenza venne superata grazie a un radicale mutamento nella gestione del ciclo dei rifiuti, con un piano che prevedeva la separazione a monte del rifiuto umido, con una riduzione nella produzione di circa il 30% dei rifiuti urbani, e la raccolta porta a porta di diverse tipologie di rifiuti riciclabili;

nonostante tale piano sia stato ripreso da diverse città europee per la sua validità, negli ultimi anni si è assistito a un progressivo allontanamento della città di Milano da quel programma, come risulta evidente dagli ultimi rapporti ambientali che segnalano una riduzione della raccolta differenziata e un conseguente aumento nella produzione dei rifiuti urbani;

Milano ha dunque sospeso la raccolta differenziata dell'umido porta a porta, nonostante continui a trattare l'umido raccolto nelle case dei comuni limitrofi, con i quali sono state attivate convenzioni;

l’Amsa, la società che gestisce i rifiuti di Milano, pubblica continui bandi di gara per lo smaltimento fuori ambito di rifiuti urbani fittiziamente classificati come speciali;

risulta che sono in fase avanzata contatti tra la società tedesca RWE Ambiente e l’Amsa di Milano per lo smaltimento in Germania di circa 100.000 tonnellate di rifiuti urbani non trattati;

consta che allo scopo sarebbe utilizzato lo scalo di Rho per il carico di detti rifiuti su carri ferroviari, nonostante la vicinanza di tale scalo al centro abitato, e dunque con ricadute di impatto ambientale elevatissime;

risulta che la società RWE Ambiente ha nei mesi scorsi assorbito la società Trienekens AG, il cui titolare – Helmut Trienekens – è stato arrestato e detenuto su ordine della magistratura di Colonia per il versamento di tangenti per la realizzazione dell’impianto di incenerimento dei rifiuti di quella città;

risulta che uno dei più stretti collaboratori del Trienekens – tra i pochi componenti del management ad essere stato assorbito dalla RWE Ambiente – sia stato nelle scorse settimane a Milano per una serie di incontri per lo smaltimento dei rifiuti milanesi in Germania,

si chiede di sapere quali iniziative intenda adottare il Ministro affinché Milano, già unica metropoli in Europa a non essere dotata di impianto di depurazione dell’acqua, non abbandoni un piano di gestione dei rifiuti all’avanguardia, affidando lo smaltimento dei propri rifiuti non già alle soluzioni interne bensì a società e personaggi di scarsa trasparenza, con ulteriori rischi di infiltrazione criminale e illiceità in un settore già fortemente inquinato.

(4-03282)

MEDURI - Al Ministro della giustizia - Premesso:

che nell’ agosto 1995 lo scrivente presentava, presso la Procura della Repubblica di Messina, una querela per diffamazione a mezzo stampa nei confronti dei signori Pollichieni Paolo e Mallamaci Antonino e che tale atto veniva registrato al RGNR al n° 1451/95;

che su richiesta di rinvio a giudizio, da parte della Procura, degli indagati Pollichieni e Mallamaci, il GUP fissava l'udienza preliminare per il 23/4/1999;

che la detta udienza veniva differita, per problemi legati a motivi procedurali, al giorno 25/6/99, data in cui il GUP presso il Tribunale di Messina disponeva il rinvio degli indagati davanti il Tribunale di Messina per l'udienza del 1/6/2000;

che da tale data si sono susseguiti, con monotona e defatigante cadenza, una serie di rinvii, il primo dei quali disposto dall'Organo Giudicante per meglio esaminare le prove in dibattimento e, quindi, gli altri a motivo del trasferimento del magistrato togato in altra sede;

che, in particolare, i rinvii sono stati rispettivamente nelle seguenti date: 13-12-2000, 26-3-2001, 2-7-2001, 12-11-2001, 6-3-2002, 25-9-2002;

che, infine, con un'ultima strenna offerta a chi richiede giustizia alla giustizia dal settembre 2002, assente lo scrivente querelante, la causa è stata ancora una volta rinviata addirittura all'udienza del 12-2-2003;

che a quella data molto probabilmente saranno trascorsi i termini di prescrizione del reato commesso;

che in altre occasioni e nello stesso periodo lo stesso Tribunale di Messina ha deliberato con sollecitudine in occasioni in cui querelanti erano Magistrati in servizio;

che tutto ciò farebbe pensare con preoccupazione che a Messina - come in altri siti del territorio nazionale - la legge è sempre uguale ma … quasi per tutti ed è più facile ottenere sospette franchigie per chi è reo, anziché giustizia vera per chi viene ingiustamente vilipeso, specie se Parlamentare di AN,

l’interrogante chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo non ritenga doveroso, importante e non procrastinabile un personale intervento al fine di porre fine ad una situazione di oscurantismo giudiziario nella quale annaspa il Tribunale di Messina;

se il Ministro non intenda disporre una visita ispettiva per verificare se sia o meno possibile pensare che le situazioni che stanno portando i presunti rei Pollichieni e Mallamaci al proscioglimento per prescrizione possano essere sospettabili di non casualità e, infine, se non ci sia modo di indurre il Tribunale di Messina, al fine di tentare di rendere veramente la legge uguale per tutti, ad anticipare l'udienza fissata per il giorno 12.2.2003 ad una data utile a prevenire la prescrizione del reato.

(4-03283)

MARINO, MUZIO, PAGLIARULO - Ai Ministri dell'interno e dell'economia e delle finanze - Premesso che:

- Il Corpo dei Vigili del Fuoco continua in ogni occasione a fornire prove di straordinaria abnegazione e di dedizione totale al sostegno delle popolazioni colpite dai disastri davanti a cause naturali;

- gli stessi lavoratori del Corpo attendono da anni la conclusione della loro vertenza sul contratto di lavoro;

- troppo spesso, in occasione di tragici eventi che in passato e ancora oggi hanno colpito le popolazioni e gli stessi operatori dei Vigili del Fuoco, si dichiara la necessità di valorizzare il lavoro dei Vigili del Fuoco, di riconoscere loro una retribuzione che tenga conto del pericolo e delle difficoltà della loro attività;

- molti rappresentanti del Governo hanno convenuto sulla necessità di inserire la categoria nel comparto sicurezza ed allineare i loro trattamenti a quelli delle forze dell'ordine, salvo a non dar seguito a tali considerazioni,

si chiede di sapere:

- come il Governo intenda risolvere i problemi posti dai Vigili del Fuoco in ordine al potenziamento dei mezzi e degli organici, oltre ai necessari adeguamenti contrattuali;

- quali interventi siano previsti nella manovra finanziaria a favore del Corpo dei Vigili del Fuoco e a sostegno del diritto dei cittadini alla sicurezza.

(4-03284)

MARINO, MUZIO, PAGLIARULO - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:

- le lavoratrici e i lavoratori della CUC s.r.l. di Rieti sono in lotta per difendere il loro posto di lavoro ponendo in atto diverse iniziative tra cui l'assemblea permanente presso i locali della stessa società;

- l'azienda, che si occupa di assistenza e vendita di prodotti informativi comprese consulenza, servizi e formazione, rappresenta un punto di forza, in termini di lavoro di qualità, per Rieti e il suo tessuto produttivo già gravemente colpito sul piano dell'occupazione;

- l'azienda CUC s.r.l. è di totale proprietà della società API che ha deciso la liquidazione dell'azienda licenziando la totalità delle maestranze,

si chiede di conoscere quali iniziative si intenda porre in essere per evitare il continuo degrado del tessuto produttivo, occupazionale e sociale della realtà reatina e, in particolare, quali iniziative si intenda adottare nel caso specifico della vicenda CUC E API Petroli, che riguarda i destini di 21 lavoratrici e lavoratori licenziati e delle loro famiglie.

(4-03285)

RONCONI - Ai Ministri dell'interno e dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Atteso:

che a causa degli eventi sismici che nel corso del mese di settembre 1997 interessarono alcune parti della regione dell'Umbria alcuni edifici scolastici risultarono danneggiati ed inagibili;

che tra gli edifici scolastici inagibili risultarono esserci anche quello di Spello adibito a Scuola elementare e quello di Sellano, anch'esso sede di Scuola elementare;

che a tutt'oggi, ad oltre cinque anni dal sisma che rese inagibili i suddetti edifici, ancora non risultano essere iniziati i lavori di ristrutturazione e riedificazione degli stessi;

che da oltre cinque anni gli allievi delle Scuole elementari di Spello e Sellano sono obbligati a frequentare le lezioni in container montati all'indomani delle scosse sismiche;

che tale situazione che si prolunga abnormemente negli anni determina disagi ai giovani alunni;

che anche a seguito del gravissimo evento che ha colpito luttuosamente gli allievi di San Giuliano ci si interroga giustamente sull'adeguatezza degli edifici scolastici;

che nel Natale del 1998 l'allora Presidente del Consiglio dei ministri On. D'Alema assicurò che nel corso del successivo anno tutti i terremotati avrebbero avuto un alloggio più dignitoso rispetto ai container;

che oggi la Presidente della Giunta Regionale a quattro anni dalle assicurazioni dell'On. D'Alema rassicura che il prossimo sarà l'ultimo anno nei container;

che la Presidente della Giunta regionale dell'Umbria in più occasioni pubbliche ha elogiato la fase della ricostruzione in Umbria,

si chiede di sapere:

perché gli edifici scolastici di Spello e Sellano ancora non siano stati né ricostruiti né ristrutturati;

come verranno rispettate le recentissime assicurazioni della Presidente della Giunta regionale dell'Umbria che in tempi brevissimi tutti abbandoneranno i container mentre giovanissimi saranno costretti a rimanere proprio nei container per molte ore al giorno;

quando tali edifici scolastici saranno nuovamente utilizzabili;

se tale situazione che perdura da molti anni e che ha obbligato molti giovani a frequentare sempre scuole nei container non abbia determinato danni all'apprendimento o peggio fisici o psichici agli stessi allievi;

se tali container che accolgono le scuole elementari di Spello e Sellano siano adeguati alle misure di sicurezza richieste dalla legge nazionale;

quali iniziative abbiano assunto in merito le rispettive amministrazioni comunali e la regione dell'Umbria;

quali iniziative intenda assumere il Governo nazionale per definire una questione di obiettiva gravità;

se ci siano responsabilità che hanno determinato tali gravissimi ritardi e a chi siano ascrivibili.

(4-03286)

DEMASI - Al Ministro della salute - Premesso che:

un qualificato esponente della sanità pubblica ha dichiarato che, sulla base delle registrazioni interne, i ricoveri ospedalieri per neoplasie dell’apparato uro-genitale sarebbero aumentati nell’Agro nocerino;

tale incremento si sarebbe registrato sia nella ASL competente per territorio sia nelle ASL vicine;

secondo il professionista tali patologie del rene e della vescica potrebbero essere causate da fattori ambientali e dallo stile di vita;

il fenomeno avrebbe assunto tale rilevanza da indurre i responsabili delle ASL SA/1 ad offrire all’utenza, in aggiunta a terapie d’avanguardia, un servizio di diagnosi precoce;

tali interventi potrebbero non esser sufficienti a debellare il male in assenza di dati epidemiologici e di studi approfonditi da parte dell’Assessorato alla Sanità della Regione Campania,

l'interrogante chiede di conoscere:

se si intenda accertare presso la Regione Campania l’esistenza di una analisi accurata dei fattori (umani e/o ambientali) che influenzano la diffusione delle patologie neoplastiche dell’apparato uro-genitale e dell’apparato respiratorio nell’Agro nocerino;

in difetto di tale documento, se si intenda intervenire – per i poteri sostitutivi - per attrezzare un monitoraggio ed una mappatura del rischio salute generato dalle condizioni ambientali nell’Agro nocerino sarnese;

se si ritenga di fornire le relazioni finali delle indagini alle autorità competenti per gli interventi necessari e conseguenti.

(4-03287)

DE PAOLI - Al Ministro della salute - Premesso:

che la nostra Costituzione, nel tutelare la salute di ogni individuo, garantisce cure gratuite agli indigenti;

che negli Istituti penitenziari di Brescia (Canton Monbello e Verziano) da qualche tempo non vengono somministrati farmaci antiretrovirali ai detenuti in seguito all'esaurirsi delle risorse finanziarie a disposizione della Direzione penitenziaria;

che negli Istituti di pena in generale è presente un rilevante numero di tossicodipendenti sieropositivi al virus HIV per i quali le conseguenze di una interruzione nella somministrazione dei farmaci suddetti potrebbero essere gravissime, forse anche letali;

che nei suddetti Istituti penitenziari di Brescia sono ospitati circa 600 detenuti che, nei prossimi mesi, potrebbero correre il rischio di non vedersi somministrare nemmeno i più comuni antibiotici, antinfiammatori ed analgesici;

che tale situazione verrebbe sicuramente aggravata dai tagli alla sanità penitenziaria operati dal Governo in sede di programmazione economica;

che ulteriore aggravio è causato dalla mancata attuazione del progetto di devoluzione al Servizio sanitario nazionale della medicina penitenziaria, progetto previsto dal decreto legislativo 230/99, pienamente in vigore in fase sperimentale su tutto il territorio nazionale ma osteggiato dal Ministro della giustizia e non ancora realizzato in Lombardia,

si chiede di conoscere se il Governo non ritenga opportuno rivedere i tagli operati alla legge finanziaria 2003 in materia di sanità penitenziaria e dare piena attuazione alla devoluzione dei servizi per i detenuti tossicodipendenti anche nella regione Lombardia, al fine di garantire le cure e le terapie necessarie ai detenuti degli Istituti di pena di Brescia (Canton Monbello e Verziano).

(4-03288)