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Legislatura 14ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 271 del 06/11/2002




Allegato B

Testo integrale dell'intervento del senatore Tessitore nella discussione generale sui disegni di legge nn. 1306 e 1251

Signor Presidente, signora Ministro, la tirannia del tempo non consente di svolgere adeguatamente, come il tema meriterebbe, l'articolata argomentazione delle linee portanti di questo disegno di legge di riforma della scuola italiana. Per questo fin da ora chiedo al Presidente l'autorizzazione a depositare, per gli atti, il testo integrale e pur esso essenziale del mio intervento.

Inizio con osservazioni di carattere generale. La prima è l'apprezzamento per la relazione del senatore Asciutti, che ha tentato di inquadrare il disegno di legge nel lungo, travaglioso e travagliato processo di determinazione strutturale della scuola italiana. I1 suo impegno sistematico si è, però, scontrato con l'altro della relazione di minoranza, che ha visto il disegno di legge in contrasto con quel lungo processo al quale or ora accennavo, che, sia pur faticosamente, era approdato ad alcuni princìpi direttivi, prima di ogni altro quello dell'autonomia, non a caso affievolito, a non voler dir altro, dal disegno di legge governativo.

La seconda osservazione preliminare è l'apprezzamento per la decisione del Governo di chiedere, finalmente in termini espliciti l'abrogazione della legge n. 30 del 2000, e dico questo non perché io sia contrario a questa legge, che, al contrario, avrei voluto vedere applicata, sia pure con le necessarie modificazioni e correzioni, non fosse altro che per evitare alla nostra scuola la condizione di caos in cui vive, tra una legge approvata e non attuata e una legge non approvata e della quale, tuttavia, si tenta surrettiziamente l'attuazione.

Il mio apprezzamento è dovuto al fatto che, con l'abrogazione richiesta, si presenta questo disegno di legge come l'idea che il Governo ha della scuola italiana. E qui, ahimè, cominciano i problemi, i guai, perché un qualsivoglia disegno di riforma della scuola dovrebbe cercare di rispondere alla domanda: qual è la scuola che serve al nostro Paese ? Non mi nascondo che rispondere a questa domanda è difficile, perché significa aver chiarito, in primo luogo a sé, qual è la strutturazione sociale del nostro Paese e non basta dire che essa è diversa da quella del 1923, epoca della riforma Gentile, e da quella del 1962, quando fu avviata la scuola media unica.

Ma c'è dell'altro e di più. Per rispondere a quella domanda bisogna, bisognerebbe aver chiaro qual è la cultura prevalente del Paese su cui la scuola deve intervenire per favorirne l'evoluzione e lo sviluppo progressivo. Ebbene, a mio credere il disegno di legge che abbiamo dinanzi non solo non dà risposte soddisfacenti a questi interrogativi, ma lascia perfino dubitare che essi siano stati effettivamente proposti all'attenzione del riformatore.

Non è questa la sede per andar oltre in questa direzione e mi limito a ripetere che ho consapevolezza di quale sia la difficoltà della risposta alla domanda essenziale sopra formulata, quando la strutturazione sociale del Paese è in fase di accelerata trasformazione e non è possibile identificare una cultura dominante. Su questo punto, però, va detto che questa mancanza non è necessariamente un male, anzi è un bene se significa acquisita consapevolezza della pluralità dei fatti culturali, precisando che non sto parlando della pluralità delle culture, ma dell'intrinseca, essenziale pluralità della cultura come tale. Il che, però, per essere giocato positivamente, dovrebbe essere tenuto presente da un legislatore che voglia essere riformatore della scuola, come purtroppo non emerge dal disegno di legge in discussione. Orbene, riconosciuto tutto ciò, due questioni restano ineludibili per un disegno di legge riformatore degno di questo nome e si tratta di questioni necessariamente percorribili, quali che siano le difficoltà poste.

Le due questioni sono: a) la necessità che la nuova scuola investa sulla professionalità dei docenti ; b) la necessità che la nuova scuola individui un nuovo tipo di studente.

Sono due questioni che possono superare le difficoltà o, addirittura, l'impossibilità di rispondere convenientemente alla domanda fondamentale: quale scuola serve al nostro Paese? Ma, purtroppo, a mio credere, neppure queste questioni il disegno di legge governativo affronta in modo convincente, perché appare arretrato rispetto ad un dato indiscutibile che caratterizza l'attuale momento del nostro vivere e, di conseguenza, della funzione della nostra scuola. Ossia, da un lato, una sempre più accentuata frammentazione e parcellizzazione sociale (basti guardare al mondo del lavoro) e, dall'altra parte una tendenza alla globalizzazione, che rischia di risolvere frammentazione e parcellizzazione nell'anonimato di una mostruosa struttura senza soggetto.

Una scuola nuova non dovrebbe affrontare queste questioni. E se non lo fa, che scuola è? Ebbene, a tutto ciò, sia pure in forme problematiche, un progetto di riforma deve tentare di dare risposte e può farlo affrontando due questioni che ho sopra proposto, perché esse, entrambe, si risolvono nel prendere atto che oggi cultura significa rivendicare la possibilità, meglio il diritto, che tutti e ciascuno affermino completamente le proprie capacità, però, ecco il punto, in forme non agonistiche, ma alteristiche, non commercialmente concorrenziali ma come rivendicazione ed affermazione di uno status di cittadinanza libero, tollerante, rispettoso delle diversità, democratico effettivamente, non formalmente. Ebbene, mi dispiace dirlo ma in proposito il disegno di legge governativo non va in questa direzione.

Non va in questa direzione quando affievolisce il principio dell'obbligo formativo e scolastico in favore di un richiamo alla coppia diritti-doveri, che è cosa diversa e più debole dell'obbligo, il quale significa l'impegno dello Stato a garantire a tutti, dico a tutti le condizioni per l'affermazione delle proprie capacità e finalità.

Non va in questa direzione quando spacca il rapporto tra istruzione e formazione, rischiando di riproporre un antiquato e discriminatore rapporto di subordinazione della formazione professionale alla formazione culturale (anticipando l'età della scelta tra l'uno e l'altro canale della scuola, in forme non superabili con il paravento dell'alternanza scuola-lavoro).

Non va in questa direzione quando affida il tema centrale della formazione degli insegnati ad un criterio pampedagogico, che presume, stupidamente, di distinguere il che cosa si insegni dal come si insegni. E non riesco a capire come l'articolo 5 del disegno di legge che sancisce la laurea specialistica per gli insegnanti, si accordi con l'ordine del giorno della maggioranza che impegna il Governo a non attivare un'apposita laurea specialistica finalizzata all'insegnamento, quando proprio questo dice il ricordato articolo 5. Si tratta di una questione centrale, che ho già cercato di illustrare in Commissione, come rifarò in Aula con la illustrazione di due emendamenti da me solitariamente presentati, anche perché questo punto dimostra come il disegno di legge sia erroneo e arretrato rispetto al livello attuale della ricerca scientifica caratterizzato dall'interazione dei saperi positivi. Il che, se considerato e adeguatamente normato in sede di scuola secondaria, dovrebbe favorire anche il rapporto tra scuola e università, da troppi anni interrotto, o quasi.

Non va in questa direzione per quanto attiene alla questione che ho chiamato del nuovo tipo di studente, perché propone una dimensione non dirò privatistica (che è già un errore) ma aziendalistica e produttivistica, che è precisamente l'opposto di quanto serve alla nostra società e alla nostra scuola, perché qui si tratta di assicurare una scuola pubblica, l'unica in grado di garantire la pluralità dei fatti culturali, anche al fine di superare l'antica querelle tra scuola laica e scuola confessionale, consentendo un armonico convivere di scuole dello Stato e scuole paritarie, come si dice. Su altro piano la libertà degli accessi, che dovrebbe essere garantita a tutti, nella scuola e nell'università, dovrebbe (e non lo fa questo disegno di legge, basti vedere l'articolo 3) trovare corrispondenza in un rigoroso sistema di valutazione in grado di garantire la certificazione del valore della scuola e del merito degli studenti, specie quando si voglia, come surrettiziamente fa anche questo disegno di legge, superare il principio del valore legale del titolo di studio.

Per tutte queste ragioni il mio giudizio non può essere positivo e me ne dispiaccio sinceramente. Non abbiamo di fronte un modello di scuola soltanto alternativo a quello che può essere concepito da un pensiero liberal-democratico (quale è il mio). Abbiamo di fronte un disegno arretrato rispetto alle necessità del nostro Paese. Concludo lamentando, ancora una volta, l'assurdo contingentamento dei tempi in una materia che dovrebbe vedere la discussione articolata e approfondita da parte di tutti e di tutte le parti culturali e politiche. E voglio augurarmi che la scelta indecorosa del contingentamento dei tempi non sia l'indizio di una blindatura del disegno di legge, come è già stato in Commissione. In tal caso il Governo si assume una grande e grave responsabilità non solo rispetto al Parlamento ma al Paese ed io, per quel che posso e può valere il mio dire, lo denuncerò con forza, in tutte le sedi in cui posso trovare ascolto, ad iniziare dall'Aula del Senato della Repubblica. Grazie, signor Presidente.

Sen. Tessitore

 

 

 

 

 

Disegni di legge, annunzio di presentazione

Sen. NOCCO Giuseppe Onorato Benito

Disposizioni in materia di inquadramento dei lettori del Governo italiano, presso Università straniere (1813)

(presentato in data 05/11/2002 )

Sen. SCALERA Giuseppe, VERALDI Donato Tommaso, COLETTI Tommaso, MONTICONE Alberto

Adalgisio, D'ANDREA Giampaolo Vittorio, CASTELLANI Pierluigi, CAMBURSANO Renato, LIGUORI

Ettore, TOIA Patrizia, LAURIA Michele, BASTIANONI Stefano, COVIELLO Romualdo, D'AMICO Natale

Maria Alfonso

Piano straordinario per la messa in sicurezza antisismica dell'edilizia scolastica (1814)

(presentato in data 05/11/2002 )

 

 

Interpellanze

PERUZZOTTI, VANZO, MORO - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro degli affari esteri - Premesso che :

secondo quanto risulta agli interpellanti un Gruppo sindacale, probabilmente di area politica di sinistra, accreditato al Ministero degli affari esteri, avrebbe tappezzato le bacheche del Dicastero con volantini che informavano sull’iniziativa organizzata da un "Comitato parlamentare" aderente ai "Girotondi per la democrazia di Roma" che in data 23 ottobre 2002 avrebbe organizzato una "Lezione Popolare " sulla legge Cirami;

il contenuto dei volantini (lasciati in bacheca per circa una settimana) faceva riferimento alla distribuzione di ulteriori volantini sulla "legge della vergogna", che "i parlamentari" avrebbero distribuito durante la manifestazione;

considerato che:

il sindacato ha il solo compito di difendere i diritti del lavoratore ad esso associato;

le bacheche poste all’interno delle Pubbliche Amministrazioni (così come previsto dalla legge 20 maggio 1970, n. 300, recante "Norme sulla tutela della libertà e dignità dei lavoratori, della libertà sindacale e dell’attività sindacale nei luoghi di lavoro e norme sul collocamento) possono essere utilizzate esclusivamente per comunicazioni interne e, in ogni caso per questioni relative al personale,

si chiede di sapere:

se non si intenda accertare la veridicità dei fatti espressi in premessa e, nel caso, se non si ritenga opportuno stigmatizzare l’inconsueto ruolo assunto da un sindacato all’interno di un’amministrazione statale, poiché, senza esserne legittimato, avrebbe svolto attività propagandistica a favore di una parte politica, ledendo persino la dignità di due Assemblee legislative che, con la partecipazione di tutte le componenti politiche, di maggioranza e di opposizione, hanno "discusso, modificato e votato la famigerata legge Cirami";

se non si intenda verificare il ruolo svolto, in questa vicenda, dal Capo Unità Relazioni Sindacali che, nella sua veste di coordinatore "super partes", avrebbe dovuto quantomeno vigilare, procedendo alla rimozione dei volantini in parola dalle bacheche.

(2-00261)

Interrogazioni

PELLICINI - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:

la strada n. 394 del Verbano (provincia di Varese) nel tratto Luino- Zenna e la linea ferroviaria Luino- Bellinzona in Svizzera venivano investite in data 22 febbraio 2002 da una frana di ingente entità che ostruiva sia l’area stradale, sia la sede ferroviaria in prossimità del Comune di Maccagno.

alla fine di marzo, dopo che i Comuni di Maccagno, Pino Lago Maggiore, Veddasca, Tronzano erano rimasti isolati, veniva riaperta la viabilità, ma purtroppo il successivo 3 maggio un’altra frena cadeva nel medesimo punto, interrompendo tanto la strada quanto la ferrovia; ingenti i disagi delle popolazioni del Nord Verbano, collegate al Comune di Luino solo attraverso i battelli della Navigazione Lago Maggiore, mentre il traffico ferroviario con la Svizzera subiva una gravosa interruzione;

il 30 maggio veniva ripristinato il traffico automobilistico a senso unico alternato e veniva anche riaperta la ferrovia, sino a quando ai primi di agosto finalmente la viabilità veniva totalmente ripristinata;

a seguito di una serie di sopralluoghi il capo compartimento Anas della Lombardia redigeva un progetto esecutivo che prevedeva il collegamento delle gallerie esistenti con una galleria paramassi, a copertura della strada e delle linea ferroviaria, nonché l’allargamento della sede stradale in prossimità di Maccagno, come da anni promesso, garantendo l’esistenza dei fondi necessari e l’inizio dei lavori nel mese di ottobre previa scelta in via d’urgenza della ditta che avrebbe dovuto effettuare le opere progettate;

a tutt’oggi i lavori non sono ancora iniziati e l’imminente inverno rischia di mettere nuovamente in pericolo la parete sovrastante, la strada e la ferrovia,

si chiede di conoscere quando i lavori progettati avranno inizio, segnalandosi l’urgenza estrema dell’intervento che non può essere ulteriormente procrastinato sia per ragioni di viabilità, sia per assicurare il traffico ferroviario e su gomma tra l’Italia e la Svizzera, sia infine per ragioni di pubblica incolumità.

(3-00697)

TESSITORE - Al Ministro per i beni e le attività culturali - Premesso che:

in data 28 maggio 2002 dinanzi alla 7ª Commissione del Senato il Sottosegretario di Stato per i beni e le attività culturali Pescante, in replica all'interrogazione 3-00410 presentata dallo scrivente, sosteneva che la cancellazione del ruolo dirigenziale per il responsabile della Biblioteca universitaria di Napoli era motivata dall'avvio della procedura per l'aggregazione della suddetta Biblioteca all'Università degli studi di Napoli "Federico II";

tale affermazione risulta destituita di ogni fondamento, dato che nessuna procedura di aggregazione è in corso o sarà promossa dal momento che l'Università di Napoli "Federico II", in proposito interpellata, ha dichiarato di non essere interessata a siffatta aggregazione;

pertanto il sottosegretario Pescante è stato indotto a riferire al Parlamento fatti non rispondenti al vero;

successivamente a tale episodio, da considerare assai grave, lo scrivente rivolgeva una nuova interrogazione (3-00507) nella quale chiedeva di sapere:

a) se fosse stato adottato il provvedimento di revoca della disposizione del Direttore generale competente, che su erroneo presupposto aveva cancellato il ruolo dirigenziale al responsabile della Biblioteca universitaria di Napoli;

b) quali iniziative si intendesse adottare a carico di chi aveva fornito al sottosegretario Pescante le erronee informazioni sul caso, al fine di tutelare i corretti rapporti istituzionali tra Esecutivo e Parlamento;

in data 24 ottobre 2002, dinanzi alla 7ª Commissione del Senato, il Sottosegretario di Stato Bono replicava in forme inadeguate in quanto:

a) non giustificava la mancata revoca della ricordata disposizione del Direttore generale competente, in quanto adottata su erroneo presupposto, come per altro risulta anche da una ordinanza del TAR della Campania a ciò sollecitato dal direttore della Biblioteca universitaria di Napoli;

b) era indotto a presentare una imbarazzata motivazione del perché il ruolo dirigenziale era stato attribuito ai responsabili delle Biblioteche nazionali di Potenza e Cosenza, sotto ogni profilo incomparabili con la Biblioteca universitaria di Napoli, uscendo dal tema dell'interrogazione, che non riguardava le suddette Biblioteche nazionali ma quella universitaria di Napoli;

c) la risposta fornita, "interpellata la Direzione generale per i beni librari e gli istituti culturali", risultava sostanzialmente identica ad una nota trasmessa all'interrogante in data 11 giugno 2002 (protocollo n. 186/BACC/18) dal sottosegretario Pescante nel tentativo di superare la incresciosa situazione verificatasi il 28 maggio 2002;

rilevato che l'atteggiamento del Ministero è da ritenersi non solo lesivo dei corretti rapporti istituzionali tra Esecutivo e Parlamento, ma addirittura offensivo perché orientato a non fornire risposte precise a precise interrogazioni;

ritenuto che ammettere un errore e scusarsi per esso non è prova di debolezza ma di doveroso rispetto della propria ed altrui dignità;

considerato che il fatto assume caratteri di progressiva maggiore gravità, intervenendo in fase di esercizio della funzione ispettiva del parlamentare che, giustamente, il 24 ottobre 2002, il sottosegretario Bono ha definito "la più nobile funzione" di un parlamentare,

l’interrogante chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo intenda adottare il provvedimento di revoca della disposizione del Direttore generale competente circa la cancellazione del ruolo dirigenziale della Biblioteca universitaria di Napoli in quanto assunto su erroneo presupposto;

se il Ministro intenda riconoscere la propria responsabilità oggettiva pur se non soggettiva in relazione a quanto verificatosi e dettagliatamente ricordato in premessa;

se il Ministro intenda tutelare la dignità del Parlamento e dell'Esecutivo adottando idonee iniziative di censura a carico di chi pervicacemente mette a rischio i corretti rapporti tra Esecutivo e Parlamento, inducendo due Sottosegretari di Stato a fornire erronee o divaganti repliche a precise interrogazioni rivolte da un parlamentare nell'esercizio della funzione ispettiva.

(3-00698)

TESSITORE - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che:

nella Gazzetta Ufficiale del 4 maggio 2002 è stato pubblicato il decreto del Ministro dell’economia e delle finanze n. 80/2002, concernente modifiche al regolamento ministeriale 28.9.2001, n. 301, relativo al riordino della Scuola superiore dell’economia e delle finanze;

in particolare, tale decreto:

a) definisce la Scuola superiore dell’economia e delle finanze come "istituzione di alta cultura e formazione posta alle dirette dipendenze del Ministro", con autonomia amministrativa, contabile e di bilancio, assoggettata alle disposizioni contenute nella legge 29 ottobre 1984, n.720, relativa al sistema di tesoreria degli enti e organismi pubblici (articolo 1, primo comma);

b) precisa che la Scuola, con la sua struttura didattica, il personale docente e l’indicazione dei relativi corsi, è iscritta nelle apposite banche dati previste per gli organismi universitari, gestite dal Ministero competente in collaborazione con l’apposito consorzio interuniversitario denominato CINECA, e che la stessa Scuola può, in collaborazione con università italiane ed estere, promuovere e istituire dottorati di ricerca "e nuovi corsi di studio o altre iniziative riservate alla competenza degli atenei" (articolo 1, terzo comma);

c) stabilisce che il personale docente della Scuola sia scelto tra "professori universitari in posizione di aspettativa senza assegni, vincitori di concorso a professore universitario in attesa di chiamata, magistrati, avvocati dello Stato e dirigenti di amministrazioni pubbliche", e che essi acquisiscono, "a ogni effetto, lo stato giuridico e le funzioni di professori ordinari con salvezza delle procedure di avanzamento di carriera", il cui trattamento economico "può essere posto a carico, in misura convenzionalmente ripartita, della Scuola e delle università interessate, nei limiti degli ordinari stanziamenti di bilancio" (articolo 5);

d) istituisce un apposito ruolo per i ricercatori incaricati ai sensi dell’art. 19, comma 15, della legge 28 dicembre 2001, n. 448 (articolo 5);

e) attribuisce alla Scuola una pluralità di fondi di finanziamento, giacchè, oltre alla dotazione finanziaria minima fissata annualmente in sede di bilancio "in misura adeguata ad attuare i compiti istituzionali", la Scuola può utilizzare una "dotazione finanziaria ulteriore e diversa da quella minima prevista nel bilancio dello Stato, anche attraverso l’accesso a fondi nazionali, comunitari ed internazionali", nonché usufruire di ulteriori risorse "a carico del bilancio delle Stato per le spese di funzionamento relativamente agli oneri finanziari per le spese di funzionamento e di mantenimento della sede, per il personale non docente della Scuola e per il rettore e i professori" (articolo 8);

tale decreto ha evidentemente inteso costituire un nuovo Istituto universitario ad ordinamento speciale, per lo svolgimento di attività di istruzione superiore nelle materie di competenza del Ministro dell’economia e delle finanze;

anche il Consiglio Universitario Nazionale con il parere del 27 giugno 2002 ha stigmatizzato il contenuto del decreto, definendo "del tutto anomala" la qualificazione della Scuola come "istituzione di alta cultura, qualificazione che non è prevista né attribuita da nessuna norma concernente la riforma della Scuola", qualificando come "impropria" l’attribuzione alla Scuola della facoltà "non solo di promuovere, ma di istituire dottorati di ricerca e nuovi corsi di studio o altre iniziative riservate alla competenza degli atenei", e biasimando le modalità di inquadramento e di nomina dei professori chiamati a insegnare presso la Scuola mediante "una procedura anomala caratterizzata da discrezionalità attraverso la quale il personale docente della Scuola inquadrato con incarico non temporaneo dovrebbe addirittura acquisire ad ogni effetto lo stato giuridico e le funzioni di professore ordinario qualunque sia la posizione giuridica di partenza";

ritenendo che l’iniziativa del Ministro dell’economia appare non solo anomala, ma contrastante con precise disposizioni di legge in tema di autonomia universitaria e con le configurazioni istituzionali così come definite dall'ordinamento didattico nazionale,

si chiede di sapere:

quale eventuale coinvolgimento abbia riguardato il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca nell’iniziativa sopra ricordata e quale valutazione, in ogni caso, il Ministro dell’istruzione dia del provvedimento adottato dal Ministro dell’economia chiaramente lesivo di specifiche, esclusive competenze del Ministero dell’università;

se il Ministro non ritenga che la suddetta iniziativa sia pericolosamente avviata verso l’apertura di un canale nuovo ed alternativo di accesso al ruolo della docenza universitaria, con lesione dell’autonomia universitaria e dello stato giuridico dei docenti universitari conseguito attraverso regolari concorsi nazionali.

(3-00699)

CURTO - Al Ministro dell'interno - Premesso che:

con la tragica morte del giovane finanziere scelto Fabio Perissinotto ancora una volta la Guardia di Finanza di Brindisi ha contribuito con un tragico tributo di sangue all'azione di contrasto alla criminalità locale;

tale fatto, oltre a richiamare l'attenzione sulla necessità di non abbassare la guardia sulle attività delle organizzazioni criminose, impone sicuramente puntuali analisi sulla scottante materia dei collaboratori di giustizia atteso che l'incidente in cui ha perso la vita il finanziere è stato causato da tale Salvatore Massaro, già esponente di spicco della Sacra corona unita e attualmente collaboratore di giustizia destinatario di apposito programma di protezione,

l'interrogante chiede di sapere se il Governo non ritenga di riferire tempestivamente in Parlamento sull'accaduto e specificamente:

sulla dinamica che ha determinato il tragico evento;

sullo status di collaboratore di giustizia del predetto Salvatore Massaro;

sulla puntuale applicazione del programma di protezione a cui era stato sottoposto il Massaro e sulle cause che hanno favorito l'inosservanza degli obblighi a cui lo stesso era vincolato;

sulle iniziative immediate che si intendano assumere, ove non siano già state assunte, al riguardo (revoca programma di protezione ).

L'interrogante chiede infine di conoscere le valutazioni del Governo sulla qualità della collaborazione offerta dal Massaro che pare non si discosti molto dall'ormai noto clichè secondo il quale le collaborazioni sono utili non solo per poter prima o poi usufruire di benefici vari ma anche, o forse soprattutto, per eliminare la concorrenza (criminale, s'intende! ), senza mai dire alcuna parola sulla consorteria di appartenenza.

(3-00700)

SPECCHIA, FLORINO - Ai Ministri dell'interno e dell'economia e delle finanze - Premesso:

che nella serata del 4 novembre 2002 sulla statale n. 379, in prossimità della località "Specchiolla", nel comune di Carovigno (Br), dopo l’inseguimento di una Lancia Thema che non si era fermata ad un posto di blocco, due Alfa della Guardia di Finanza sono state coinvolte in un incidente nel corso del quale sono rimasti feriti 4 finanzieri in forza presso la Compagnia della Guardia di Finanza di Ostuni;

che la mattina del 5 novembre uno dei 4 militari, il finanziere scelto Fabio Perissinotto, è deceduto a seguito delle gravi ferite riportate;

che è stato poi arrestato il conducente della Lancia Thema;

che si tratta del collaboratore di giustizia Salvatore Massaro, già elemento di rilievo della Sacra corona unita, che ha dichiarato di aver rapinato la sera del 4 novembre la Lancia Thema nel piazzale del santuario della Madonna di Iaddico, a pochi chilometri da Brindisi;

che il Massaro si era allontanato da qualche giorno dalla residenza "protetta" nella quale era agli arresti domiciliari da due anni;

che lo stesso nel luglio 1998 era stato già latitante dopo un permesso di tre giorni dal carcere di Brindisi;

rilevato:

che va espresso un sentito cordoglio per la morte del finanziere Perissinotto e una forte solidarietà agli altri tre finanzieri feriti, nonché ai loro famigliari e alla Guardia di Finanza impegnata quotidianamente nell’assicurare legalità e sicurezza;

che si ripropone il problema della gestione dei collaboratori di giustizia, della loro affidabilità e delle misure di controllo,

gli interroganti chiedono di conoscere maggiori particolari su quanto accaduto al fine di evitare il ripetersi di fatti così gravi.

(3-00701)

Interrogazioni a risposta scritta

FABRIS - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Considerato:

che con sempre maggiore frequenza gli utenti del trasporto aereo si trovano coinvolti in situazioni di grave disagio a causa di ritardi, guasti tecnici e disservizi imputabili alle società che gestiscono i principali aeroporti italiani o alle compagnie aeree;

che, con inquietante frequenza, i ritardi sono causati da problemi inerenti i servizi a terra di assistenza al volo, l'agibilità delle piste, il tutto evidenziando una situazione precaria in materia di sicurezza dovuta ad una gestione superficiale, se non di colpevole negligenza, da parte delle società che gestiscono direttamente in base a convenzioni pubbliche detti aeroporti o che esercitano, in base ad autorizzazioni rilasciate dalle competenti Autorità aeronautiche, tratte aeree nazionali o internazionali;

che tali disservizi, che si ripercuotono con gravi danni su migliaia di passeggeri ogni anno, si sostanziano in ore di segregazione sugli aeromobili in attesa che le cause del ritardo vengano eliminate, senza che venga fornita adeguata assistenza e debite spiegazioni ai passeggeri, e comunque determinano ritardi macroscopici rispetto agli orari di volo, con tutte le conseguenze, i danni economici e le difficoltà facilmente immaginabili;

che deve considerarsi inaccettabile che siano gli utenti a pagare, con pesanti disagi, i ritardi organizzativi e gestionali delle società che gestiscono gli aeroporti e le compagnie aeree, le quali non compiono adeguati volumi di investimenti nella sicurezza, nella funzionalità delle strutture aeroportuali e nella gestione delle proprie flotte aeree, come accaduto sui voli AP 6358 del 12 ottobre 2002, partito con 2 ore e 25 minuti di ritardo, e AZ 1463 del 25 ottobre, decollato con 2 ore di ritardo;

si chiede di sapere se il Ministro non ritenga opportuno avviare una indagine conoscitiva a carico di dette società, al fine di verificare la corretta gestione degli aeroporti italiani e delle compagnie aeree ed, eventualmente, procedere ad adottare tutte quelle misure necessarie a garantire i massimi livelli possibili di sicurezza ed efficienza nell'interesse degli utenti.

(4-03274)

FABRIS - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che la vigente normativa che regola l'accesso di passeggeri e bagagli sugli aeromobili di linea disciplina anche l'introduzione del cosiddetto bagaglio a mano in cabina;

considerato:

che tuttavia tali norme, che stabiliscono peso e misure complessive dei bagagli di cui è consentito il trasporto in cabina da parte dei passeggeri, sono soggette, nella loro concreta applicazione, ad ampi margini di discrezionalità da parte del personale di sicurezza in servizio presso i gate di accesso agli aeromobili e degli assistenti di volo in servizio presso le varie compagnie aeree;

che tale prassi, nel contribuire a rendere dette norme generalmente inapplicate, spinge i passeggeri a riconsiderare i limiti di peso e volume dei bagagli che possono ritenersi a mano in base alla propria esperienza, organizzando di conseguenza il proprio bagaglio e i propri tempi;

che, però, tale stato di cose dà frequentemente luogo a disguidi ed inconvenienti a danno dei passeggeri, sottoposti alle valutazioni imprevedibili e personali degli addetti ai gate o degli assistenti al volo, con discriminazioni ingiustificabili tra passeggeri dello stesso volo, taluni ammessi ed altri no alla possibilità di portare con sé bagagli a mano giudicati dagli addetti ai gate fuori misura ma poi successivamente selezionati con ampi margini di discrezionalità soggettiva da un assistente di volo, come è capitato sul volo AP 6358 del 1° novembre 2002 in partenza dall'Aeroporto di Fiumicino e diretto al "Marco Polo" di Venezia,

si chiede di sapere se il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti non intenda intervenire presso compagnie aeree, segnatamente Air One, e società che gestiscono gli aeroporti per un chiarimento definitivo sull'interpretazione ed applicazione delle norme riguardanti il cosiddetto bagaglio a mano, a vantaggio non solo della sicurezza del trasporto aereo ma anche per garantire una equità di trattamento tra i passeggeri.

(4-03275)

GASBARRI - Al Ministro della giustizia - Premesso:

che il 1° ottobre 2001 entrava in funzione il Tribunale di Tivoli;

che nel decreto istitutivo si stabiliva che l'organico della sede doveva essere formato da 20 giudici distribuiti su 2 sezioni. Altri 10 sostituti sarebbero dovuti andare a comporre l'organico della Procura;

che, alla data odierna, il Tribunale di Tivoli conta su un organico lordo di 10 giudici, che, al netto effettivo, sono esattamente la metà, a causa di ferie, malattie, gravidanza e puerperio;

che a fronte, stando alla documentazione ufficiale, dalla inaugurazione della sede e fino al 30 giugno del 2002, presso il Settore Civile sono stati protocollati 6.866 procedimenti, dal Settore Penale 7.890, complessivamente 1.505 dalla sezione distaccata di Palestrina e 1.591 da quella di Castelnuovo di Porto;

che le carenze di organico comportano gravissime disfunzioni nell'attività del Tribunale, che – per quanto supplite dall'abnegazione degli addetti "superstiti" e nonostante le sollecitazioni pressoché quotidiane rivolte al Ministero e alla Corte d'Appello del presidente Raffaello Ciardi – si concretizzano nell'allungamento a dismisura dei tempi e nella conseguente fissazione delle date di udienza. Particolarmente negativi i settori della controversie di lavoro (sono state 2.500 in un anno, con l'attuale organico al massimo se ne possono evadere 800) e delle separazioni giudiziali (al momento le udienze si fissano per febbraio 2003). L'emergenza è tale che lo stesso Presidente del Tribunale deve intervenire nelle cause di separazione;

che per completezza va aggiunto che il Tribunale di Tivoli è privo del cancelliere dirigente; si segnalano vuoti tra il personale tecnico e amministrativo, carenze quanto a strumenti e mezzi (una sola è l'auto di servizio disponibile, e si pensi alle quotidiane relazioni con le sedi distaccate di Castelnuovo di Porto e Palestrina),

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga necessario intervenire con estrema urgenza perché, per la parte di sua competenza, venga rapidamente accolta la richiesta di provvedere a completare l'organico in termini di persone, professionalità, mezzi e strutture del Tribunale di Tivoli e, per la parte di competenza del Consiglio Superiore della Magistratura, ci si adoperi affinché il medesimo provveda sollecitamente alla integrale copertura dell'organico dei magistrati.

(4-03276)

GENTILE - Al Ministro dell'interno - Premesso che :

- da tempo il comune di Cassano allo Jonio è teatro di continue manifestazioni

delinquenziali, che culminano sovente con omicidi efferati tra esponenti criminali che si contendono il controllo delle attività illecite della zona;

- recentemente, un ragazzino di appena 15 anni, ritenuto "colpevole"

di affiliazione parentale con un boss della zona, e' stato crudelmente assassinato, confermando l'escalation di morte che interessa tutta l'aria della Sibaritide da almeno un quinquennio;

- gli episodi di recrudescenza mafiosa si manifestano con

ripetitività tautologica in questi mesi, mettendo a grave rischio

la stessa incolumità di quanti vivono nel centro abitato;

- le operazioni di repressione sono tuttora affidate esclusivamente alla locale stazione dei Carabinieri, che non riesce ad avere, per cause oggettive, un controllo capillare del vasto territorio della Sibaritide,

si chiede di sapere quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda adottare per arginare il crescente fenomeno mafioso presente a Cassano allo Jonio e se non ritenga opportuno istituire da subito un commissariato di pubblica sicurezza della polizia di Stato o l'ancor più celere posto fisso di polizia.

(4-03277)

LABELLARTE - Al Ministro della giustizia - Premesso che:

l'art. 14 del decreto legislativo luogotenenziale 23 novembre 1944, n. 382, dispone che il Consiglio Nazionale di ogni categoria professionale, sovranamente, quanto inammissibilmente, con potestà hegeliana "determina annualmente il contributo dovuto dagli iscritti nell'albo";

peraltro l'art. 23 della Costituzione riserva alla legge l'imponibilità di prestazioni patrimoniali, ma – come è pacifico in dottrina e come ha ribadito la giurisprudenza (tra le altre : Corte Cost., sentenza n. 88 del 1986) – affinché la riserva di legge sia pienamente efficace, è necessario (come già sommariamente accennato) che la legge contenga tutti gli elementi necessari all'individuazione e all'applicazione del tributo o contributo: in particolare la legge deve indicare – tra l'altro – gli importi esigibili o, almeno, gli importi massimi pretendibili o –quantomeno- i principi per la determinazione oggettiva delle aliquote da applicarsi, oppure l'aliquota massima consentita; in pratica la legge deve individuare tutti gli elementi essenziali, affinché non vi sia la possibilità di arbitrii da parte dell'ente impositore;

in mancanza di una predeterminazione legale, oggettiva dell'importo, occorrerebbe almeno una determinazione negoziale, assembleare di approvazione preventiva da parte degli onerandi, come nell'assemblea annuale di ogni Ordine territoriale, dei costi e della diversa contribuzione eventualmente tra diverse categorie di contribuenti, come nel caso della pretesa del Consiglio Nazionale Forense a carico sia degli avvocati nell'albo tenuto da tale ente, sia –in misura diversa- degli avvocati non iscritti in tale albo;

il detto Consiglio Nazionale Forense, senza rendere noto preventivamente ai propri contribuenti il proprio bilancio sul quale basare la previsione e poi il consuntivo delle spese necessarie al proprio funzionamento e così senza che i contribuenti cassazionisti approvino un tale bilancio, pretende potestativamente, sovranamente (e così incostituzionalmente) il contributo annuo di 51,6 euro da esso stesso Consiglio Nazionale Forense unilateralmente determinato a carico di circa 30.000 avvocati iscritti nel predetto albo dei cassazionisti tenuto dallo stesso Consiglio Nazionale Forense;

la pretesa di pagamento è stata così finora basata su una disposizione superata dall'entrata in vigore della Costituzione, appunto nel menzionato art. 14, secondo comma, del detto decreto legislativo luogotenenziale 23 novembre 1944, n. 382, mentre la Costituzione impone il principio della riserva di legalità nell'imposizione di tributi o contributi, con indispensabile predeterminazione di importi o aliquote massime, elementi che la detta disposizione non prevede. Il Consiglio Nazionale Forense, per di più, pretende anche un contributo annuale di 25,83 euro (anche esso da sé, solitariamente determinato) dai circa 110.000 iscritti negli albi degli avvocati formati e custoditi dai Consigli degli Ordini (territoriali) degli avvocati, non anche iscritti nell'albo dei cassazionisti da esso Consiglio Nazionale tenuto;

lo stesso Consiglio Nazionale Forense, pur pretendendo i contributi annuali a carico degli avvocati cassazionisti e perfino dei non cassazionisti, si è sempre ben guardato dal perseguire con riscossione coattiva i tanti avvocati-cassazionisti e non di fori cronicamente "morosi" (come quello di Velletri ed altri anche di maggiori dimensioni) sull'ingiusta gabella, limitandosi – dove ha potuto – ad accettare dai Consigli dei relativi Ordini importi potestativamente assai ridotti a saldo e stralcio (Napoli, Locri, ecc.), evidentemente non osando affrontare il problema dell'incostituzionalità della pretesa, ma così ingiustamente favorendo gli appartenenti a tali ultimi Ordini, e – ancor più – i cronicamente morosi, a tutto danno degli iscritti negli albi tenuti da Consigli degli Ordini non consapevoli del problema, i quali hanno così per anni ripianato le carenze contributive altrui:

preso infine atto di tale situazione il Consiglio dell'Ordine degli Avvocati di Roma (che è il più importante in Europa) che finora acriticamente aveva provveduto (pur senza alcun obbligo legale) a raccogliere tra i propri iscritti il contributo preteso dal Consiglio Nazionale Forense, ha deciso di non farsi grazioso strumento della illegittima e comunque incostituzionale ed antistorica pretesa del Consiglio Nazionale Forense, ripugnando una esazione del contributo ingiusto a carico degli avvocati romani sotto gravissima minaccia della sospensione dall'esercizio professionale per morosità, rinunciando a raccogliere il contributo per il Consiglio Nazionale Forense dagli avvocati romani non cassazionisti, non iscritti nell'albo tenuto dal detto Consiglio Nazionale;

dopo eloquentemente lunga inerzia (certamente dovuta alla insicurezza per la insostenibilità giuridica della pretesa) nel mese di agosto 2002 l'allora Presidente del Consiglio Nazionale Forense ha scritto individualmente agli avvocati non cassazionisti romani, invitandoli al pagamento di 25.83 euro, tentando ingiustamente così di debellare la più autorevole (e unica apertamente e motivatamente dichiarata) retenza di un Consiglio a raccogliere un contributo ridetto, onde tentare esso Consiglio Nazionale Forense di evitare la diffusione della argomentata consapevolezza della non debenza, ponendo vessatoriamente ciascun avvocato romano non cassazionista nella penosa condizione di dover pagare i 25.83 euro, per non affrontare l'alternativa di un più costoso giudizio per contestare l'ingiusta pretesa,

si chiede di sapere quali iniziative il Ministro interrogato intenda adottare con la massima urgenza per finanziare il detto Consiglio Nazionale Forense con soluzioni e metodi costituzionalmente legittimi, stroncando intanto la persecuzione iniziata nei confronti dei circa 12.000 avvocati non cassazionisti.

(4-03278)

LAVAGNINI - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:

nella prospettiva dell'avvio di una nuova fase di opere pubbliche per il rilancio dell'economia e la modernizzazione delle infrastrutture del Paese particolare importanza rivestono le reti di trasporto autostradali, quali nodi fondamentali di collegamento soprattutto in considerazione del sempre elevato livello di traffico automobilistico;

sono di prossima apertura nella Regione Lazio due caselli autostradali, uno in prossimità della Capitale e un altro nei pressi del Comune di Guidonia, per favorire il movimento autoveicolare del centro ortofrutticolo;

in quest'ottica sarebbe necessario valutare l'opportunità dell'apertura di un terzo casello all'altezza dei comuni di Labico e Carchitti, al fine di risolvere il problema dell'ingorgo sul raccordo anulare e di favorire un percorso diretto verso la Capitale;

la realizzazione di un casello nella zona di Palestrina si collocherebbe perfettamente nel quadro dei lavori che già si stanno realizzando non lontano dalla bretella, quali l'opera dello Spirito Santo sulla provinciale Via degli Olmi e il Piano di insediamenti produttivi sulla strada statale 155;

si chiede di sapere se non si ritenga opportuno assumere iniziative per valutare l'impatto della realizzazione dell'opera in oggetto in considerazione delle sue positive ricadute sul piano della mobilità ma anche sul tessuto economico locale, sollecitando se del caso l'intervento delle competenti autorità per l'adeguamento dei progetti delle opere.

(4-03279)

SOLIANI - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che:

i drammatici accadimenti di San Giuliano di Puglia (Campobasso) del 2 novembre scorso, assieme al dolore e al cordoglio del Paese per un’inaccettabile tragedia umana, hanno anche suscitato angosciosi interrogativi circa l’effettivo grado di sicurezza delle strutture scolastiche pubbliche presenti su tutto il territorio nazionale;

infatti, il terremoto che ha colpito il Molise assieme ad un’estesa area dell’Italia centrale, causando crolli e gravissime lesioni a numerose abitazioni private, ha di fatto provocato il maggior numero di vittime in un unico crollo, quello di un edificio pubblico che per la sua funzione istituzionale avrebbe dovuto essere il luogo più protetto e sicuro per i suoi frequentatori: la scuola pubblica;

tuttavia, non si può dire che concreti segnali della condizione quanto meno preoccupante dell’edilizia scolastica pubblica non fossero da tempo pervenuti, anche da fonti istituzionali, evidenziando una situazione di persistente violazione della disciplina di prevenzione dettata dal decreto legislativo n. 626 del 1994;

in particolare, nel febbraio 2002, il Ministero dell’istruzione ha pubblicato, in un apposito rapporto, i dati di un sondaggio sullo stato dell’edilizia scolastica effettuato su 10.800 istituzioni scolastiche, frequentate da oltre 8 milioni di alunni ed un milione di operatori del settore;

dal citato rapporto risulta che circa il 57 per cento degli istituti scolastici nazionali è tuttora privo del certificato di agibilità statica; tale percentuale di regolarità scende al 37,5 per cento nella regione Molise, restando largamente al di sotto del 30 per cento nelle regioni Umbria, Calabria e Sardegna;

ancora più gravi appaiono i riscontri circa l’effettiva predisposizione di scale di sicurezza e di sistemi di prevenzione incendi: circa il 35 per cento degli edifici scolastici è risultato privo del prescritto numero di vie di fuga e addirittura quasi il 70 per cento non sarebbe in regola con la disciplina anti-incendi;

a fronte di carenze, ritardi e inefficienze nella gestione dell’edilizia scolastica pubblica che sono indubbiamente croniche e molto risalenti nel tempo, la situazione appare oggi ulteriormente compromessa a causa del vistoso taglio delle risorse destinate all’edilizia scolastica operato in questa legislatura e confermato nel disegno di legge finanziaria per il 2003;

in particolare, come già nella scorsa legge finanziaria, anche nel testo tuttora in discussione alla Camera non è previsto per il 2003 alcun rifinanziamento per i Piani triennali di edilizia scolastica avviati con la legge n. 23 del 1996; semmai per lo stesso anno risulta ridotta - di 63,78 milioni di euro - la dotazione del "Fondo speciale in conto capitale" destinato alla copertura delle future leggi di spesa per investimenti nel settore scolastico,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno intervenire, nell’esercizio delle sue prerogative e competenze, per sollecitare la piena applicazione al settore scolastico delle disposizioni contemplate dal decreto legislativo n. 626 del 1994 in materia di salute e sicurezza sul lavoro, anche con riferimento all’accertamento dell’effettiva agibilità statica di tutti gli edifici scolastici presenti sul territorio nazionale e, in particolare, di quelli ubicati nelle aree a più elevato rischio sismico e idrogeologico;

in generale, se non ritenga che l’attuale situazione del sistema scolastico nazionale, sotto i profili sia infrastrutturale sia di gestione e organizzazione delle risorse umane e professionali, necessiti di un più consistente impegno finanziario da parte del Governo, al fine di contrastare la profonda destrutturazione del modello di istruzione pubblica, tuttora in atto, cui corrisponde un impoverimento dell’Istituzione sia in termini materiali, come effetto della contrazione delle risorse, sia in termini valoriali, incidendo sulla dignità e sicurezza degli alunni e degli operatori e, in definitiva, sulla affidabilità e credibilità del sistema pubblico d’istruzione.

(4-03280)

LONGHI - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio - Premesso che:

la provincia di Genova, nel luglio del 2001, ha adottato il "Piano provinciale dei rifiuti";

detto "Piano" individuava, in particolare, due siti per lo smaltimento – con termo-utilizzatore – dei rifiuti: un’area industriale nel comune di Lumarzo e l’area portuale di Genova;

la Regione Liguria approvava una variante del Piano Regolatore di Lumarzo, che trasformava la destinazione dell’area individuata dalla Provincia da "produttiva" a "conservativa", con il palese intendimento che non dovesse ospitare un eventuale termo-utilizzatore;

in conseguenza, la Regione ha chiesto alla Provincia di modificare le proprie decisioni in merito all’individuazione dei siti per lo smaltimento dei rifiuti, visto che essa stessa aveva affossato la scelta fatta per il sito di Lumarzo;

saputo:

che l’Assessore regionale all’ambiente della Regione Liguria, Franco Orsi, ha minacciato la Provincia di nominare un "commissario" se la Provincia non ottempererà entro il 30 novembre all’individuazione di nuovi siti;

che nel contempo corre voce che la Regione non intenda finanziare la strada passante dallo svincolo autostradale di Genova Aeroporto fino alla strada che porta alla discarica metropolitana di Scarpino se la Provincia non individuerà Scarpino quale sito per la realizzazione di un termo-utilizzatore,

si chiede di sapere:

se non si ritenga che la Regione attui una forma di boicottaggio nei confronti della Provincia, invece di collaborare con essa per la soluzione del problema;

se non si ritenga che la Regione Liguria abbia un atteggiamento contraddittorio, in quanto da un lato ha approvato la variante al piano regolatore di Lumarzo e dall’altro vorrebbe che il comune di Ceranesi trasformasse l’area di "Fossa Luëa" da "conservativa" a "produttiva", per poter installare il termo-utilizzatore di Scarpino, a fianco dell’attuale discarica;

se non si ritenga ricattatorio e lesivo del principio di sussidiarietà l’atteggiamento della Regione nei confronti della Provincia nel momento in cui, di fatto, si condizionasse il finanziamento della strada per la discarica alla scelta del sito per il termo-utilizzatore nel territorio di Scarpino.

(4-03281)

CORTIANA - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio - Premesso che:

la città di Milano ha vissuto in epoca recente una grave emergenza legata al ciclo dei rifiuti per la chiusura della discarica di Cerro Maggiore (Milano);

tale emergenza venne superata grazie a un radicale mutamento nella gestione del ciclo dei rifiuti, con un piano che prevedeva la separazione a monte del rifiuto umido, con una riduzione nella produzione di circa il 30% dei rifiuti urbani, e la raccolta porta a porta di diverse tipologie di rifiuti riciclabili;

nonostante tale piano sia stato ripreso da diverse città europee per la sua validità, negli ultimi anni si è assistito a un progressivo allontanamento della città di Milano da quel programma, come risulta evidente dagli ultimi rapporti ambientali che segnalano una riduzione della raccolta differenziata e un conseguente aumento nella produzione dei rifiuti urbani;

Milano ha dunque sospeso la raccolta differenziata dell'umido porta a porta, nonostante continui a trattare l'umido raccolto nelle case dei comuni limitrofi, con i quali sono state attivate convenzioni;

l’Amsa, la società che gestisce i rifiuti di Milano, pubblica continui bandi di gara per lo smaltimento fuori ambito di rifiuti urbani fittiziamente classificati come speciali;

risulta che sono in fase avanzata contatti tra la società tedesca RWE Ambiente e l’Amsa di Milano per lo smaltimento in Germania di circa 100.000 tonnellate di rifiuti urbani non trattati;

consta che allo scopo sarebbe utilizzato lo scalo di Rho per il carico di detti rifiuti su carri ferroviari, nonostante la vicinanza di tale scalo al centro abitato, e dunque con ricadute di impatto ambientale elevatissime;

risulta che la società RWE Ambiente ha nei mesi scorsi assorbito la società Trienekens AG, il cui titolare – Helmut Trienekens – è stato arrestato e detenuto su ordine della magistratura di Colonia per il versamento di tangenti per la realizzazione dell’impianto di incenerimento dei rifiuti di quella città;

risulta che uno dei più stretti collaboratori del Trienekens – tra i pochi componenti del management ad essere stato assorbito dalla RWE Ambiente – sia stato nelle scorse settimane a Milano per una serie di incontri per lo smaltimento dei rifiuti milanesi in Germania,

si chiede di sapere quali iniziative intenda adottare il Ministro affinché Milano, già unica metropoli in Europa a non essere dotata di impianto di depurazione dell’acqua, non abbandoni un piano di gestione dei rifiuti all’avanguardia, affidando lo smaltimento dei propri rifiuti non già alle soluzioni interne bensì a società e personaggi di scarsa trasparenza, con ulteriori rischi di infiltrazione criminale e illiceità in un settore già fortemente inquinato.

(4-03282)

MEDURI - Al Ministro della giustizia - Premesso:

che nell’ agosto 1995 lo scrivente presentava, presso la Procura della Repubblica di Messina, una querela per diffamazione a mezzo stampa nei confronti dei signori Pollichieni Paolo e Mallamaci Antonino e che tale atto veniva registrato al RGNR al n° 1451/95;

che su richiesta di rinvio a giudizio, da parte della Procura, degli indagati Pollichieni e Mallamaci, il GUP fissava l'udienza preliminare per il 23/4/1999;

che la detta udienza veniva differita, per problemi legati a motivi procedurali, al giorno 25/6/99, data in cui il GUP presso il Tribunale di Messina disponeva il rinvio degli indagati davanti il Tribunale di Messina per l'udienza del 1/6/2000;

che da tale data si sono susseguiti, con monotona e defatigante cadenza, una serie di rinvii, il primo dei quali disposto dall'Organo Giudicante per meglio esaminare le prove in dibattimento e, quindi, gli altri a motivo del trasferimento del magistrato togato in altra sede;

che, in particolare, i rinvii sono stati rispettivamente nelle seguenti date: 13-12-2000, 26-3-2001, 2-7-2001, 12-11-2001, 6-3-2002, 25-9-2002;

che, infine, con un'ultima strenna offerta a chi richiede giustizia alla giustizia dal settembre 2002, assente lo scrivente querelante, la causa è stata ancora una volta rinviata addirittura all'udienza del 12-2-2003;

che a quella data molto probabilmente saranno trascorsi i termini di prescrizione del reato commesso;

che in altre occasioni e nello stesso periodo lo stesso Tribunale di Messina ha deliberato con sollecitudine in occasioni in cui querelanti erano Magistrati in servizio;

che tutto ciò farebbe pensare con preoccupazione che a Messina - come in altri siti del territorio nazionale - la legge è sempre uguale ma … quasi per tutti ed è più facile ottenere sospette franchigie per chi è reo, anziché giustizia vera per chi viene ingiustamente vilipeso, specie se Parlamentare di AN,

l’interrogante chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo non ritenga doveroso, importante e non procrastinabile un personale intervento al fine di porre fine ad una situazione di oscurantismo giudiziario nella quale annaspa il Tribunale di Messina;

se il Ministro non intenda disporre una visita ispettiva per verificare se sia o meno possibile pensare che le situazioni che stanno portando i presunti rei Pollichieni e Mallamaci al proscioglimento per prescrizione possano essere sospettabili di non casualità e, infine, se non ci sia modo di indurre il Tribunale di Messina, al fine di tentare di rendere veramente la legge uguale per tutti, ad anticipare l'udienza fissata per il giorno 12.2.2003 ad una data utile a prevenire la prescrizione del reato.

(4-03283)

MARINO, MUZIO, PAGLIARULO - Ai Ministri dell'interno e dell'economia e delle finanze - Premesso che:

- Il Corpo dei Vigili del Fuoco continua in ogni occasione a fornire prove di straordinaria abnegazione e di dedizione totale al sostegno delle popolazioni colpite dai disastri davanti a cause naturali;

- gli stessi lavoratori del Corpo attendono da anni la conclusione della loro vertenza sul contratto di lavoro;

- troppo spesso, in occasione di tragici eventi che in passato e ancora oggi hanno colpito le popolazioni e gli stessi operatori dei Vigili del Fuoco, si dichiara la necessità di valorizzare il lavoro dei Vigili del Fuoco, di riconoscere loro una retribuzione che tenga conto del pericolo e delle difficoltà della loro attività;

- molti rappresentanti del Governo hanno convenuto sulla necessità di inserire la categoria nel comparto sicurezza ed allineare i loro trattamenti a quelli delle forze dell'ordine, salvo a non dar seguito a tali considerazioni,

si chiede di sapere:

- come il Governo intenda risolvere i problemi posti dai Vigili del Fuoco in ordine al potenziamento dei mezzi e degli organici, oltre ai necessari adeguamenti contrattuali;

- quali interventi siano previsti nella manovra finanziaria a favore del Corpo dei Vigili del Fuoco e a sostegno del diritto dei cittadini alla sicurezza.

(4-03284)

MARINO, MUZIO, PAGLIARULO - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:

- le lavoratrici e i lavoratori della CUC s.r.l. di Rieti sono in lotta per difendere il loro posto di lavoro ponendo in atto diverse iniziative tra cui l'assemblea permanente presso i locali della stessa società;

- l'azienda, che si occupa di assistenza e vendita di prodotti informativi comprese consulenza, servizi e formazione, rappresenta un punto di forza, in termini di lavoro di qualità, per Rieti e il suo tessuto produttivo già gravemente colpito sul piano dell'occupazione;

- l'azienda CUC s.r.l. è di totale proprietà della società API che ha deciso la liquidazione dell'azienda licenziando la totalità delle maestranze,

si chiede di conoscere quali iniziative si intenda porre in essere per evitare il continuo degrado del tessuto produttivo, occupazionale e sociale della realtà reatina e, in particolare, quali iniziative si intenda adottare nel caso specifico della vicenda CUC E API Petroli, che riguarda i destini di 21 lavoratrici e lavoratori licenziati e delle loro famiglie.

(4-03285)

RONCONI - Ai Ministri dell'interno e dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Atteso:

che a causa degli eventi sismici che nel corso del mese di settembre 1997 interessarono alcune parti della regione dell'Umbria alcuni edifici scolastici risultarono danneggiati ed inagibili;

che tra gli edifici scolastici inagibili risultarono esserci anche quello di Spello adibito a Scuola elementare e quello di Sellano, anch'esso sede di Scuola elementare;

che a tutt'oggi, ad oltre cinque anni dal sisma che rese inagibili i suddetti edifici, ancora non risultano essere iniziati i lavori di ristrutturazione e riedificazione degli stessi;

che da oltre cinque anni gli allievi delle Scuole elementari di Spello e Sellano sono obbligati a frequentare le lezioni in container montati all'indomani delle scosse sismiche;

che tale situazione che si prolunga abnormemente negli anni determina disagi ai giovani alunni;

che anche a seguito del gravissimo evento che ha colpito luttuosamente gli allievi di San Giuliano ci si interroga giustamente sull'adeguatezza degli edifici scolastici;

che nel Natale del 1998 l'allora Presidente del Consiglio dei ministri On. D'Alema assicurò che nel corso del successivo anno tutti i terremotati avrebbero avuto un alloggio più dignitoso rispetto ai container;

che oggi la Presidente della Giunta Regionale a quattro anni dalle assicurazioni dell'On. D'Alema rassicura che il prossimo sarà l'ultimo anno nei container;

che la Presidente della Giunta regionale dell'Umbria in più occasioni pubbliche ha elogiato la fase della ricostruzione in Umbria,

si chiede di sapere:

perché gli edifici scolastici di Spello e Sellano ancora non siano stati né ricostruiti né ristrutturati;

come verranno rispettate le recentissime assicurazioni della Presidente della Giunta regionale dell'Umbria che in tempi brevissimi tutti abbandoneranno i container mentre giovanissimi saranno costretti a rimanere proprio nei container per molte ore al giorno;

quando tali edifici scolastici saranno nuovamente utilizzabili;

se tale situazione che perdura da molti anni e che ha obbligato molti giovani a frequentare sempre scuole nei container non abbia determinato danni all'apprendimento o peggio fisici o psichici agli stessi allievi;

se tali container che accolgono le scuole elementari di Spello e Sellano siano adeguati alle misure di sicurezza richieste dalla legge nazionale;

quali iniziative abbiano assunto in merito le rispettive amministrazioni comunali e la regione dell'Umbria;

quali iniziative intenda assumere il Governo nazionale per definire una questione di obiettiva gravità;

se ci siano responsabilità che hanno determinato tali gravissimi ritardi e a chi siano ascrivibili.

(4-03286)

DEMASI - Al Ministro della salute - Premesso che:

un qualificato esponente della sanità pubblica ha dichiarato che, sulla base delle registrazioni interne, i ricoveri ospedalieri per neoplasie dell’apparato uro-genitale sarebbero aumentati nell’Agro nocerino;

tale incremento si sarebbe registrato sia nella ASL competente per territorio sia nelle ASL vicine;

secondo il professionista tali patologie del rene e della vescica potrebbero essere causate da fattori ambientali e dallo stile di vita;

il fenomeno avrebbe assunto tale rilevanza da indurre i responsabili delle ASL SA/1 ad offrire all’utenza, in aggiunta a terapie d’avanguardia, un servizio di diagnosi precoce;

tali interventi potrebbero non esser sufficienti a debellare il male in assenza di dati epidemiologici e di studi approfonditi da parte dell’Assessorato alla Sanità della Regione Campania,

l'interrogante chiede di conoscere:

se si intenda accertare presso la Regione Campania l’esistenza di una analisi accurata dei fattori (umani e/o ambientali) che influenzano la diffusione delle patologie neoplastiche dell’apparato uro-genitale e dell’apparato respiratorio nell’Agro nocerino;

in difetto di tale documento, se si intenda intervenire – per i poteri sostitutivi - per attrezzare un monitoraggio ed una mappatura del rischio salute generato dalle condizioni ambientali nell’Agro nocerino sarnese;

se si ritenga di fornire le relazioni finali delle indagini alle autorità competenti per gli interventi necessari e conseguenti.

(4-03287)

DE PAOLI - Al Ministro della salute - Premesso:

che la nostra Costituzione, nel tutelare la salute di ogni individuo, garantisce cure gratuite agli indigenti;

che negli Istituti penitenziari di Brescia (Canton Monbello e Verziano) da qualche tempo non vengono somministrati farmaci antiretrovirali ai detenuti in seguito all'esaurirsi delle risorse finanziarie a disposizione della Direzione penitenziaria;

che negli Istituti di pena in generale è presente un rilevante numero di tossicodipendenti sieropositivi al virus HIV per i quali le conseguenze di una interruzione nella somministrazione dei farmaci suddetti potrebbero essere gravissime, forse anche letali;

che nei suddetti Istituti penitenziari di Brescia sono ospitati circa 600 detenuti che, nei prossimi mesi, potrebbero correre il rischio di non vedersi somministrare nemmeno i più comuni antibiotici, antinfiammatori ed analgesici;

che tale situazione verrebbe sicuramente aggravata dai tagli alla sanità penitenziaria operati dal Governo in sede di programmazione economica;

che ulteriore aggravio è causato dalla mancata attuazione del progetto di devoluzione al Servizio sanitario nazionale della medicina penitenziaria, progetto previsto dal decreto legislativo 230/99, pienamente in vigore in fase sperimentale su tutto il territorio nazionale ma osteggiato dal Ministro della giustizia e non ancora realizzato in Lombardia,

si chiede di conoscere se il Governo non ritenga opportuno rivedere i tagli operati alla legge finanziaria 2003 in materia di sanità penitenziaria e dare piena attuazione alla devoluzione dei servizi per i detenuti tossicodipendenti anche nella regione Lombardia, al fine di garantire le cure e le terapie necessarie ai detenuti degli Istituti di pena di Brescia (Canton Monbello e Verziano).

(4-03288)