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Legislatura 14ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 242 del 25/09/2002


NANIA (AN). Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, onorevoli colleghi, noi non siamo chiamati a decidere e ad esprimere la nostra volontà politica - come pure è stato detto dall’ex presidente della Repubblica, senatore Scalfaro - sull’intervento armato. Sono rimasto veramente colpito dalla circostanza che un ex Presidente della Repubblica, un ex Ministro dell’interno, abbia potuto nel suo intervento di fronte al Paese, dire che in questo momento siamo chiamati ad esprimerci sull’opportunità o meno di un intervento armato.

Capisco che un errore del genere lo possa commettere il leader di un partito politico, ma non c’è dubbio che colui il quale ha esercitato un incarico di così alto profilo istituzionale debba per lo meno, dal nostro punto di vista, avere l’accortezza di comprendere che in questo momento siamo qui per discutere se è giusto o meno (come ha osservato poc’anzi il senatore D’Onofrio) disarmare una nazione, un Governo, l’Iraq, che rappresenta un elemento di pericolosità (questo sì!) per la pace, la sicurezza, la vita dei nostri figli.

Ecco, il problema è questo e di ciò dobbiamo discutere. Noi questo chiediamo alla sinistra; questo chiedo esplicitamente al senatore Massimo Brutti che interverrà dopo di me. Siete d’accordo sulla necessità, sull’indispensabile necessità di disarmare il Governo iracheno? Siete d’accordo o no? E se siete d’accordo, come ritenete che debba essere disarmato?

Il Parlamento discuterà dopo, nel caso in cui si dovesse prendere atto che il Governo iracheno non ha provveduto all’eventuale disarmo, se è il caso o meno di utilizzare l’intervento della forza. Questo significa che l’eventuale uso della forza è un posterius, non l’argomento principale. Questo problema si porrà soltanto quando si verificherà se Saddam Hussein accetterà gli ispettori dell’ONU e, nel caso in cui li accetti e si "scopra" un disarmo, se quest'ultimo sarà posto in atto o no. Mi pare che questo è il tema di cui stiamo parlando. Eppure, come dicevo, l’ex Presidente della Repubblica ha pronunciato il suo "no" forte alla guerra, come se ci fosse un italiano, un europeo, un cittadino del mondo che interviene e dice il suo "sì" alla guerra! (Applausi dai Gruppi AN e FI).

La maggioranza del popolo italiano è contro la guerra, ha dichiarato l’onorevole D’Alema: noi possiamo dire che è contro il terrorismo, che è contro la droga. Potremmo dire che se la maggioranza, onorevole Presidente del Consiglio, è contro la guerra, la minoranza sulla base di questo teorema vetero-comunista e molto colorato di ideologie sorpassate saremmo noi; e poi sulla droga o sul terrorismo la maggioranza saremmo noi e la minoranza sarebbero loro. La verità è che tutto il popolo italiano è contro la guerra! (Applausi dai Gruppi AN e FI). La guerra è un problema di costi che inerisce alla democrazia e che appartiene a tutti noi: è la cultura, è la storia della civiltà occidentale, di questa parte della civiltà, che è per la democrazia e contro la guerra.

Ma qui il problema non è di scegliere la guerra, perché mi è sembrato di capire che non siamo di fronte alla scelta della guerra, semmai di fronte alla necessità dell’intervento armato. Se non facciamo noi, che apparteniamo alla cultura della democrazia, una prima - per così dire - scelta di fondo tra la guerra come scelta e la guerra come necessità, praticamente non potremmo più, neppure noi, da destra, neppure noi che proveniamo da una parte politica, mettere in discussione i riferimenti che per tanti anni hanno animato, quando ghettizzati, il nostro impegno in politica. Infatti, quasi quasi la sinistra qui ci dice che aveva ragione quel tizio quando diceva che questa era la guerra dei popoli poveri e numerosi di braccia, contro i detentori di tutte le ricchezze e di tutto l’oro della terra.

Mi pare che riecheggi, nell’intervento del senatore Boco o di qualche altro senatore, un qualche accenno di questo tipo. Quindi Bush, il petrolio e non gli Stati Uniti d’America, non solidarietà agli Stati Uniti d’America, non difesa degli Stati Uniti d’America, ma di Bush. Perché lui, Bush, è una cosa e gli Stati Uniti d’America sono un’altra cosa!

Il tornare su questi argomenti fa veramente male, soprattutto se si considera che questa sinistra ha dimenticato la posizione di Tony Blair. (Commenti del senatore Angius). Ma scusate, Tony Blair è un "appiattito"? Guida la sinistra europea? La Gran Bretagna fa parte dell’Europa? Oppure, se la Gran Bretagna si differenzia dalla Francia, fa i suoi interessi, è comunque socialista Blair o no? Questo è il dato su cui dobbiamo e intendiamo dire una parola chiara.

Allora, come disarmare l'Iraq? Rendendoci conto che la nostra posizione deve essere chiara, da concordare con l'Europa - ci mancherebbe, un'unica voce tra noi e l'Europa - e noi lavoriamo in questa direzione. Certamente, vorremmo ogni tanto sentire un po’ più di Italia in Europa e il discorso di Pratica di Mare a questo è servito: a sentire un po’ più di Italia. So che questo può dispiacere a qualcuno, ma è stato bello per tutti noi, come italiani, vedere che il Governo di questo Paese si è dato da fare per recuperare la posizione della Federazione Russa nel quadro delle alleanze occidentali. (Applausi dai Gruppi AN, FI e UDC:CCD-CDU-DE).

Bisogna rendersi conto che il soggetto in questione non sono gli Stati Uniti d'America. Voglio rileggere con attenzione quanto ha detto il Presidente del Consiglio su questo aspetto. Perché nominate continuamente gli Stati Uniti d'America?

Berlusconi ha affermato che il Consiglio di Sicurezza dell'ONU - quindi il soggetto è questo - è al lavoro per trovare una soluzione accettabile, che non determini veti o distinguo troppo marcati per le democrazie del mondo. Quindi, si lavora, nell'ambito del Consiglio di Sicurezza dell'ONU, per una posizione comune, ma soprattutto - come ha affermato - unica, chiara, che non si presti ad equivoci, attraverso una risoluzione dell'ONU, definendo - appunto - se e come fare eventualmente ricorso all'uso della forza. Il Consiglio di Sicurezza dell'ONU deve stabilire questo.

Detto ciò, mi avvio alla conclusione affermando con forza che noi dobbiamo sentire il dovere di lavorare tutti quanti non soltanto per il disarmo dell'Iraq, ma anche per consentire l'apertura di questo come di altri Paesi alla democrazia. Si tratta di un passaggio fondamentale che non deve sfuggire, perché già con la sola realizzazione di un sistema democratico in un Paese si lavora per allontanare il pericolo del terrorismo.

In questo senso, il rientro a pieno titolo della Federazione russa tra i Paesi dell'Occidente e, giorno dopo giorno, tra quelle democrazie che funzionano rappresenta la migliore garanzia, nella consapevolezza che tutti dobbiamo procedere verso un governo globale che porti sicurezza per tutti i cittadini.

Concludo dicendo che sappiamo benissimo che la democrazia ha un costo. Sicuramente noi siamo con l'Europa, con la libertà, con gli Stati Uniti d'America, con la democrazia. È stato ribadito con forza che il Governo italiano è con l'Europa, opera per la libertà, per lo Stato di diritto, per la democrazia, per la sicurezza dei cittadini.

Tutto questo ha un costo. Noi dobbiamo tutti insieme essere pronti a sopportare, da questo punto di vista, anche i costi di una democrazia che si difende, non che attacca, che lotta giorno dopo giorno per garantire la pace, la sicurezza, la libertà, costi quel che costi, perché sa che il benessere passa attraverso la democrazia. (Applausi dai Gruppi AN, FI, UDC:CCD-CDU-DE e LP. Congratulazioni)

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Brutti Massimo. Ne ha facoltà.