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Legislatura 14ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 242 del 25/09/2002


MORO (LP). Signor Presidente, onorevoli colleghi, gli sviluppi della situazione internazionale sui quali il Governo ha appena riferito impongono a tutte le forze politiche una riflessione. Sono infatti in gioco valori e interessi fondamentali di fronte ai quali non è possibile rimanere inerti; si tratta della nostra sicurezza e del nostro diritto a vivere tranquilli, nel rispetto della nostra identità e della libertà di esprimere la nostra cultura.

Ancora una volta spirano venti di guerra e la regione interessata è di vitale importanza per l’Europa, provenendo dal Golfo Persico la gran parte delle risorse energetiche di cui abbiamo bisogno per sostenere le nostre economie e il nostro modo di vita.

Occorre intendersi, non è l’Occidente a volere un confronto; è vero invece il contrario: è in atto una sfida che l’Occidente non può non raccogliere. Gli attacchi dell’11 settembre 2001 hanno infatti dimostrato che esistono uomini, organizzazioni e Stati che desiderano colpire in profondità ciò che noi siamo.

Abbiamo dichiarato e dimostrato, in quei giorni, solidarietà all’America anche se, inizialmente, c’è stato qualche malinteso. Non si trattava e non si tratta semplicemente di attestare la nostra simpatia umana per le vittime. Stringendoci intorno agli Stati Uniti ed accettando di partecipare con gli americani alla grande campagna contro il terrorismo internazionale che ci ha portati in Afghanistan, noi non abbiamo fatto una scelta di campo funzionale ai nostri interessi.

Vogliamo vivere sicuri, non prevaricare. Vogliamo che venga riconosciuto il nostro diritto alla prosperità conquistata con il lavoro, non derubare. Vogliamo che a tutti sia consentito di preservare la propria libertà e la propria indennità, non imporre un pensiero e una civiltà unica.

La nostra Costituzione ci ricorda che l’Italia ripudia la guerra quale strumento per la risoluzione di controversie internazionali. La Lega Nord ha esattamente la stessa posizione. E’ quindi giusto che il nostro Paese sostenga ogni ragionevole sforzo che possa essere fatto nella direzione della composizione diplomatica della crisi in atto, che oppone gli Stati Uniti e parte della comunità internazionale al sanguinario regime di Saddam Hussein.

Tuttavia, nessuna norma dell’ordinamento italiano preclude al nostro Paese la possibilità di difendersi in presenza di una minaccia. Ciò che dobbiamo valutare, anche alla luce di quanto ci ha appena detto il Presidente del Consiglio, è la sussistenza e la gravità della minaccia che l’Iraq rappresenta.

Quello che accade in Iraq in realtà non è noto, abbiamo però il ragionevole sospetto che il regime di Saddam intenda dotarsi di armi di distruzione di massa. Si parla di armi chimiche e batteriologiche, persino di armi nucleari. Vogliamo vedere e sapere. Si esiga quindi il ritorno degli ispettori dell’ONU in Iraq e si assicuri loro la massima libertà di azione, sia nei tempi che nei modi di procedere alle verifiche.

L’Italia proprio in questi giorni sta discutendo un disegno di legge che renderà penalmente perseguibile chiunque ostacoli le ispezioni decise da team internazionali incaricati di verificare il rispetto degli obblighi assunti. Sto parlando della ratifica del Trattato per la messa al bando delle armi chimiche e del Trattato per la messa al bando di tutti gli esperimenti nucleari.

Per noi è stato ed è semplice. La stessa cosa la pretendiamo dall’Iraq, tanto più che il comportamento internazionale del regime di Saddam è tutt’altro che rassicurante. Saddam, lo ricordiamo oggi a chi lo avesse dimenticato, ha aggredito senza giustificazione alcuna ben tre Stati sovrani negli ultimi 22 anni: l’Iran (provocando un conflitto costato la vita a centinaia di migliaia di persone), il Kuwait e Israele. Ed ora ha fatto ricorso ad armi chimiche, sia contro gli iraniani che contro i separatisti curdi residenti sul proprio territorio. Va quindi disarmato prima che sia troppo tardi. L’uomo non è affidabile.

L’acquisizione di armi di distruzione di massa, inoltre, è - a nostro avviso - una forma di terrorismo, posto che mira a intimidire altri Paesi. E noi desideriamo che sul nostro futuro non pesino minacce ed intimidazioni.

Se l’Iraq non accetterà le ispezioni o le eluderà, dovremo a nostro avviso essere pronti a trarne le conseguenze, schierandoci con l’Occidente contro chi l’Occidente vuole attaccare o intimidire. Lo abbiamo fatto dopo l’11 settembre. Riteniamo di dover confermare questo orientamento. La lotta contro chi promuove o fa del terrore non può aver tregua, in Afghanistan come altrove.

Siamo certi che il Governo, che la Lega sostiene, osserverà in questo caso le procedure costituzionalmente previste, come è già accaduto per tutti gli impegni militari assunti dall’Italia dopo il maggio 2001, cosa che non posso dire per quelli che li hanno preceduti. Il Parlamento dovrà essere ascoltato, anche per dar maggior forza alle decisioni che il Governo ritenesse di dover assumere.

Mi avvio alle conclusioni. Il mondo nel quale viviamo non è ancora il luogo sicuro che vorremmo, anche se cambiamenti spettacolari e insperati stanno avendo luogo. La Russia è diventato un partner per la sicurezza dell’Occidente e l’Europa Centro-Orientale sta per essere integrata nell’Unione europea e nella NATO. In parte, questi sviluppi riflettono nuove necessità e in particolare il bisogno di spostare in avanti la linea di difesa della nostra civiltà e della nostra cultura basata sulla libertà.

Un’ultima considerazione (e mi rivolgo, in questo caso, al Ministro degli esteri). Questi mesi di intensissima attività come Ministro degli esteri le avranno sicuramente fatto capire quale sia il ruolo che il nostro Paese è chiamato a svolgere e quali debbano essere le caratteristiche della nuova diplomazia. Sicuramente in questo periodo avrà avuto modo di conoscere anche taluni limiti non più tollerabili in un contesto che impone confronti, preparazione e determinazione. La politica estera rappresenta ormai elemento determinante per gli interessi nazionali, non solo come promozione dell’immagine ma anche quale tutela di specificità.

Ci attendiamo continuità su questa linea, così come sul versante del rinnovamento degli uomini chiamati a rappresentare e promuovere all’estero gli interessi del nostro Paese. Anche a me è capitato purtroppo di ascoltare, in Europa e nel resto del mondo, da parte di taluni diplomatici, critiche o anche atteggiamenti di supponenza rispetto alle novità introdotte da questo Governo sul nuovo modo di intendere la rappresentanza italiana all’estero e il nuovo ruolo che ad essa viene attribuito. Ciò deve finire e il nuovo corso voluto da questo Governo deve quantomeno fare chiarezza sulle nuove funzioni affidate alla diplomazia.

I tempi difficili che attraversiamo esigono l’impiego delle migliori risorse a nostra disposizione. Lei, onorevole Berlusconi, lo ha capito e, quando deciderà il suo successore alla Farnesina, lasci pure consegne rigide perché così impone il nuovo corso della politica estera del nostro Paese. (Applausi dai Gruppi LP e FI e del senatore Grillotti. Congratulazioni).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore D’Onofrio. Ne ha facoltà.